LENIN E L'ITALIA
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1910-12 Lenin giunge a Capri per la seconda volta il 1° luglio 1910, per incontrarsi con Gorky, con cui ebbe molte conversazioni a proposito dei machisti che formavano l'entourage dello scrittore. Nella terrazza di Villa Blesus fu scattata la famosa fotografia che lo ritrae mentre gioca a scacchi con Bogdanov. Dal 28 agosto al 3 settembre del 1910 Lenin partecipa al congresso di Copenaghen della II Internazionale, la cui risoluzione conferma quella del congresso di Stoccarda del 1907, precisando che tutti i parlamentari socialisti doveva difendere nei parlamenti dei rispettivi paesi: 1. l'arbitrato internazionale obbligatorio per tutti i conflitti interstatali, 2. disarmo generale, 3. l'abolizione della diplomazia segreta, 4. l'autonomia e la garanzia di tutti i popoli contro le aggressioni militari e le persecuzioni. L'attenzione di Lenin, in questo periodo, si concentra anche sulla lotta politica e ideologica del movimento socialista italiano alla vigilia della prima guerra mondiale. Seguiva da vicino il XIII congresso dei socialisti italiani, tenuto a Reggio Emilia nel 1912, parteggiando per i rivoluzionari, contrari ai riformisti, che sostenevano alleanze con la borghesia e, con Bonomi e Bissolati, ne difendevano persino la politica coloniale (p.es. la guerra contro la Turchia). Quest'ultimi verranno poi espulsi. Le correnti del partito erano quattro: una rivoluzionaria, una riformista e due estremiste (di queste, una massimalista e l'altra anarcosindacalista). I sindacalisti indulgevano alla demagogia rivoluzionaria, distruggevano la disciplina della classe operaia, respingevano l'uso della lotta parlamentare, propendevano insomma per l'anarchismo. Quando furono espulsi dal partito, molti estremisti confluirono nel fascismo. Nel periodo che va dall'inizio del conflitto mondiale all'entrata in guerra dell'Italia, il Psi aveva avanzato la parola d'ordine: "Contro la guerra, per la neutralità". Lenin stava costatando la trasformazione dell'Italia da paese contadino a paese borghese aggressivo. La relativa debolezza della borghesia italiana non la rendeva meno avida né meno feroce contro la Turchia e l'Austria. In particolare egli aveva analizzato il fatto che un paese con il 40% di analfabeti, con un colera che suscitava rivolte, con una miseria disperata che aveva fatto passare il numero degli emigranti da un milione nel 1881 a 5,5 milioni nel 1910, non contribuiva affatto a fermare la borghesia nel suo proposito di porre le basi di un impero coloniale. Lenin sosteneva che dopo aver occupato la Turchia, l'Italia si apprestava a occupare l'Albania, scontrandosi con gli interessi dell'Austria. Il 24-25/11/1912 si tiene a Basilea un congresso socialista internazionale (straordinario della II Internazionale) la cui risoluzione finale è una protesta contro la guerra balcanica già iniziata e contro quella imperialistica in via di preparazione. |