LENIN E L'ITALIA
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1914 Lenin visse nel periodo in cui l'Italia democratico-rivoluzionaria (quella di Garibaldi), che lottava contro la reazionaria Austria per la propria indipendenza, si stava trasformando in una nazione imperialista, intenzionata a depredare la Turchia, l'Albania e la stessa Austria. Nel 1914 egli chiede (è il primo e il solo a farlo) a tutti i socialisti europei di tenersi pronti a trasformare la guerra imperialistica (che scoppierà a luglio) in guerra civile nei loro paesi. Questo perché egli ritiene sia del tutto irrilevante sapere chi attaccherà per primo: tutti gli Stati borghesi vi si sono preparati. Su questo polemizza anche con Turati che, pur non avendo votato i crediti di guerra, si dichiara favorevole alla difesa della patria. Questo significa che non ha senso parlare di "guerra nazionale" in difesa della patria contro un oppressore esterno, politicamente reazionario: l'imperialismo vuole spadroneggiare ovunque. L'unica eccezione era, secondo Lenin, la lotta della Serbia contro l'Austria. E ribadisce che il proletariato non ha patria. Il non aver capito la differenza tra "guerra di liberazione nazionale" (o patriottica) e "guerra imperialistica" (di conquista e ripartizione dei territori delle nazioni più deboli da parte di quelle più forti) è alla radice del tradimento della II Internazionale, chiaramente espresso dal rifiuto di applicare le risoluzioni di Stoccarda (1907) e di Basilea (1912), in cui si chiedeva o di ostacolare con tutti i mezzi la guerra o di approfittarne per fare cadere la borghesia al governo. Lenin sosteneva che dopo il 1914 occorreva una decisa separazione dei partiti operai dai partiti opportunisti: prima si poteva tollerare, dopo no. E considerava l'Italia, col partito socialista, un'eccezione positiva rispetto agli altri paesi europei, in quanto il Psi aveva avuto il coraggio di espellere i riformisti. In effetti la crisi riformista del Psi s'era trascinata dal 1908 al 1912, finché il congresso di Reggio Emilia aveva affidato la direzione del partito alla sinistra. La corrente di Bissolati e soci - dice Lenin - da opportunista era diventata socialsciovinista, in quanto a parole difendeva l'idea di "nazione" e nei fatti appoggiava la linea di conquista imperialistica della propria borghesia al potere. Questo era stato possibile perché tale corrente aveva avuto l'appoggio della cosiddetta "aristocrazia operaia", che, in virtù di taluni privilegi ottenuti dalla borghesia, s'era staccata dal proletariato. Anche Mussolini viene considerato un socialsciovinista (era stato espulso dal Psi nel dicembre 1914). Il 27 settembre 1914 si tenne a Lugano una conferenza socialista italo-svizzera (la prima conferenza socialista dei paesi neutrali, dopo l'inizio della guerra), la cui risoluzione finale in parte accoglie le tesi leniniane sulla guerra imperialista di rapina, rinunciando però a quelle, molto importanti, sulla trasformazione di tale guerra in guerra civile e senza pronunciarsi in maniera esplicita a favore di una decisa rottura con i socialsciovinisti, denunciando quindi il tradimento della II Internazionale. Tale conferenza fu in un certo senso l'inizio del movimento di Zimmerwald. Era stata promossa dai socialisti svizzeri, che temevano che un ingresso dell'Italia in guerra avrebbe potuto minacciare la neutralità del loro paese. Gli obiettivi ch'essa si poneva, di fronte al totale fallimento della II Internazionale che non riesce neppure a tenere il suo X congresso, erano piuttosto limitati, in quanto i partiti socialisti avrebbero dovuto fare pressioni sui governi borghesi per accelerare la fine del conflitto. |