LENIN E L'ITALIA
Il rapporto di Lenin col socialismo italiano

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Radek

1915

Nel 1915 Lenin scriveva che l'Italia, per densità di popolazione e intensità di emigrazione, avrebbe dovuto essere la seconda potenza coloniale, dopo l'Inghilterra. Gli studi che fa sull'Italia gli servono per stendere il libro sull'Imperialismo.

Egli constata il fatto che questo paese aveva ancora il 40% di analfabeti e che prima della guerra di Tripoli (1911-12) non aveva depredato altri popoli.

L'emigrazione italiana - e su questo argomento Lenin si concentra più volte - ammontava a circa 100.000 persone l'anno verso il 1870, ma nel 1915 variava da 500.000 a un milione, ed erano tutti profughi economici.

Il numero degli italiani che viveva all'estero era salito da un milione nel 1881 a 5,5 milioni nel 1910, all'incirca suddivisi secondo questa tabella:
  1881 1910
Francia 240.000 400.000
Svizzera 41.000 135.000
Austria 40.000 80.000
Germania 7.000 180.000
Usa 170.000 1.779.000
Brasile 82.000 1.500.000
Argentina 254.000 1.000.000
Oltre a questi paesi, Lenin sottolinea il fatto che a Tunisi vivono 105.000 italiani, accanto a 35.000 francesi; dei primi, solo 1.167 sono proprietari terrieri, con 83.000 ettari, mentre dei secondi, ben 2.395 sono proprietari con 700.000 ettari. Da questi dati - osserva Lenin - Labriola aveva tratto la deduzione che l'Italia avesse diritto alla sua colonia a Tripoli, cui ovviamente dovevasi aggiungere il diritto a opprimere gli slavi nella Dalmazia e a partecipare alla spartizione in Asia Minore.

Lenin cita R. Michels (L'imperialismo italiano) e T. Barboni (Internazionalismo o nazionalismo di classe?), sostenendo che in Italia esiste uno stretto legame tra imperialismo e suffragio universale, in quanto il governo Giolitti si era deciso a concedere il suffragio (facendo passare gli elettori da 3.219.000 a 8.562.000) solo dopo aver visto che gli operai industriali avevano accettato di combattere contro i turchi con molta disciplina e sottomissione. Il suffragio cioè era stato una sorta di "premio" per il comportamento "patriottico" manifestato in Libia.

In particolare Lenin critica Barboni perché questi preferiva l'imperialismo inglese a quello austro-tedesco, invece d'essere contrario a qualunque imperialismo, incluso quello italiano, che lo stesso Barboni giustificava.

* * *

Nel giugno 1915 Lenin invita Serrati a collaborare alla rivista "Comunista", che i bolscevichi volevano pubblicare in Svizzera, a titolo di riconoscimento per la decisione di aver espulso i riformisti di destra al congresso di Reggio Emilia del 1912.

Spera di veder pubblicato in Svizzera un giornale politico organizzato dagli italiani ivi residenti, ma è convinto che la Balabanoff non sia in grado di aiutarli.

Durante la fase preparatoria della conferenza internazionale socialista di Zimmerwald (5-8/09/1915) Lenin, Radek e Zinoviev si scontrano col socialista Morgari sul fatto che gli inviti secondo loro andavano spediti solo ai partiti chiaramente ostili alla guerra.

E nel corso della conferenza Lenin polemizza apertamente con Serrati quando questi aveva detto che la tattica dei bolscevichi di trasformare la guerra imperialistica in guerra civile era arrivata o troppo tardi (perché la guerra era già cominciata) o troppo presto (perché la guerra non aveva ancora generato le condizioni di una rivoluzione).

Lenin gli obietta che di guerre (soprattutto coloniali) ve ne sarebbero state altre e che senza propaganda rivoluzionaria, dimostrazioni di massa, scioperi..., da farsi continuamente, non ci sarebbe mai stata alcuna rivoluzione.

Serrati insomma non aveva capito la differenza tra l'inizio di una rivoluzione e la sua preparazione (propaganda e agitazione aperte e dirette).

Inoltre Serrati era contrario non solo allo scioglimento della II Internazionale, ma anche all'uso della violenza e in ciò non si rendeva conto che nessuno all'interno della II Internazionale - gli faceva notare Lenin - aveva mai messo in discussione l'intreccio tra lotta legale, parlamentarismo e insurrezione armata.

La posizione centrista del Psi diventerà nel maggio 1915, dopo l'entrata in guerra dell'Italia a fianco dell'Intesa, una posizione rinunciataria, basata sulla formula di compromesso: "né sabotare né aderire", che in pratica fu un appoggio alla guerra.

Da notare che a Zimmerwald ci fu il primo vero incontro tra socialisti italiani e bolscevichi, poiché dopo la rivoluzione russa del 1905 il movimento socialista italiano s'era interessato relativamente poco dei fatti della Russia, anche perché l'internazionalismo del Psi ruotava quasi esclusivamente attorno alla Francia e alla Germania e ci si aspettava lo scoppio della rivoluzione non in Russia, ma in Germania.

La prima volta che appare il nome di Lenin sull'Avanti! fu proprio in occasione della conferenza di Zimmerwald, e la prima notizia riportata dall'Avanti! sul movimento operaio russo porta la data dell'8 febbraio 1915. La stessa pagina del giornale che doveva riassumere le tesi di Zimmerwald uscì quasi completamente imbiancata dalla censura. L'Avanti! riuscì semplicemente a dire che per Lenin la cosa più importante era abbattere lo zarismo e non fare la guerra contro la Germania.

Il primo socialista che prese sul serio Lenin a Zimmerwald fu Terracini, che con Gramsci nel 1921 creerà il partito comunista.

Senonché l'inizio della guerra mondiale aveva di nuovo bloccato le informazioni dalla Russia. Quando nel 1916 l'Avanti! pubblicò le foto dei protagonisti dell'Internazionale Comunista, nessun russo era presente.

Dopo la conferenza di Zimmerwald il peso internazionale del Psi andò scemando progressivamente, in quanto non fu più capace di portare l'analisi politica sulle posizioni risolute del bolscevismo.

Peraltro i socialisti italiani in quell'occasione mostrarono d'essere più capaci sul piano parlamentare che di conoscere le tendenze del socialismo internazionale.


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
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Aggiornamento: 09/10/2005