LENIN E L'ITALIA
Il rapporto di Lenin col socialismo italiano

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Balabanoff

1916

L'opportunismo, per Lenin, durante la I guerra mondiale non era più soltanto un fenomeno interno ai partiti socialisti, ma si era trasformato in sciovinismo, cioè in un tradimento vero e proprio di tutti gli ideali del socialismo.

Si poteva transigere, relativamente, con gli opportunisti durante la fase pacifica del capitalismo, ma non si poteva nella fase bellica, poiché questi opportunisti si erano esplicitamente schierati dalla parte di una borghesia guerrafondaia, che in nome dei propri profitti mandava a morire il proprio proletariato.

Gli opportunisti, trasformatisi in sciovinisti, rifiutavano soprattutto di scendere nella clandestinità al fine di organizzare l'insurrezione armata contro la borghesia al potere nei loro paesi.

Altra loro caratteristica era quella di contestare le annessioni fatte dagli Stati "nemici" del proprio paese, ma non quelle fatte dal proprio stesso paese o dai suoi alleati.

Agli inizi del 1916 Lenin paragona il tradimento di Kautsky a quello del socialista italiano Treves (giudicato "riformista possibilista" dal giornale Avanti!). I primi "possibilisti" erano stati i francesi broussisti (da P. Brousse) che proponevano di limitare la lotta degli operai a quanto era "possibile".

E difende invece Oddino Morgari, il quale aveva intenzione di appoggiare l'idea leniniana di una III Internazionale.

Il 13/05/1916 l'Avanti! pubblica le foto dei bolscevichi che alla Duma si sono rifiutati di approvare i crediti di guerra e che per questo sono stati deportati in Siberia.

Nell'ottobre 1916 Lenin invia un saluto al congresso del Psi che si teneva a Zurigo, complimentandosi del fatto di aver scelto una città estera, per sottrarsi alle influenze borghesi e ai condizionamenti governativi del proprio paese. Il Psi era stato il primo a comportarsi così.

Nel saluto si congratula anche che il socialismo italiano abbia difeso la posizione rivoluzionaria di Liebknecht e precisa che l'unico disaccordo serio tra i socialisti italiani e i bolscevichi (emerso nelle conferenze di Zimmerwald del 1915 e di Kienthal del 1916) verteva sul fatto che secondo i bolscevichi andavano espulsi dal partito tutti i socialisti a parole e sciovinisti nei fatti.

La conferenza di Kienthal (24-29/04/1916) aveva praticamente segnato il passaggio del movimento di Zimmerwald dalla fase dell'enunciazione dei principi a quella dei metodi di lotta per realizzarli, al fine di affrettare la conclusione della guerra.

I socialisti italiani con Modigliani si distaccarono completamente dal bolscevismo di Kienthal, mentre Serrati e la Balabanoff accettarono le tesi di Lenin, per quanto fossero convinti che si poteva fare la rivoluzione proletaria anche senza rompere definitivamente i rapporti coi socialsciovinisti. Modigliani infatti, essendo una delle principali menti politiche del partito, era in grado di condizionare Serrati.

Lenin, alla fine del 1916, scrive che in Italia, dopo Kienthal, il Psi si è adattato alla fraseologia pacifista del gruppo parlamentare guidato da Turati.

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Nel libro sull'Imperialismo Lenin cita un Bollettino dell'Istituto Statistico Internazionale del 1912, in cui risulta che l'Italia è al settimo posto, dietro Inghilterra, Usa, Francia, Germania, Russia, Austria-Ungheria, come quota di titoli creditizi di ogni specie, emessi a livello mondiale, a dimostrazione che anche in Italia si stava verificando la supremazia del capitale finanziario su quello industriale. I primi quattro paesi possedevano l'80% del capitale finanziario mondiale.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
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Aggiornamento: 09/10/2005