LENIN E L'ITALIA
Il rapporto di Lenin col socialismo italiano

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Zinoviev

1917

Nel gennaio 1917 Lenin prende a criticare Turati, che in un discorso parlamentare tenuto il 17/12/1916 aveva paventato la possibilità di un accordo tra le potenze belligeranti per porre fine alla guerra, tramite la mediazione degli Usa e dei paesi neutrali, invece di limitarsi a condannare la guerra imperialista come una guerra di rapina.

Il suo discorso, difeso peraltro da tutto il Psi, era stato immediatamente strumentalizzato dalla stampa borghese e Turati fu costretto a riprecisare ciò che aveva detto, tanto più ch'egli aveva addirittura ammesso che nei confronti dell'Austria era giusto che l'Italia rivendicasse "una rettifica del confine italico per ciò che è indiscutibilmente italiano e risponde a garanzie di carattere strategico".

Col che in pratica Turati riportava la questione della guerra imperialistica (che era di rapina) alla questione della guerra nazionale, patriottica, a difesa del diritto all'unità nazionale.

Contro le sue stesse migliori intenzioni, Turati - osserva Lenin - era finito su posizioni guerrafondaie, in quanto la cosiddetta "liberazione" delle terre italiane appartenenti all'Austria sarebbe stata di fatto una ricompensa concessa alla borghesia italiana per aver partecipato alla guerra imperialistica, a fianco dell'Intesa (e questo senza considerare che l'Italia aveva già occupato la Libia e nel giugno 1917 l'Albania, imponendole il proprio protettorato, dopo averla resa indipendente dai turchi).

Lenin se la prende con Turati perché, invece di dire quelle cose in parlamento sarebbe stato meglio che avesse creato un'organizzazione illegale e una stampa clandestina, libera dal controllo degli enti governativi.

E se la prende anche con l'Avanti!, poiché lo vede del tutto contrario alla costituzione di una nuova Internazionale.

L'alternativa per Lenin non era quella pacifista secondo cui o si fa una campagna politica riformista o si deve rinunciare alle riforme, ovvero o si rinuncia alla rivoluzione e allora si hanno le riforme, oppure niente riforme, ma era piuttosto quella radicale, secondo cui o si fa una lotta rivoluzionaria per abbattere la borghesia al governo (e nel caso di un parziale successo si sarebbero comunque ottenute delle riforme), oppure si fa una vuota fraseologia. La rivoluzione russa del 1905, seppur fallita, indicava chiaramente la via da seguire.

Lenin insomma è convinto che i socialpacifisti aspirino a concludere al più presto la guerra proprio perché hanno paura di dover fronteggiare l'esigenza di una rivoluzione proletaria.

Gli è facile pertanto paragonare i socialpacifisti ai preti cristiani, che parlavano di pace e di amore e intanto giustificavano lo schiavismo, mirando a conciliare gli oppressi con gli oppressori.

E per questa ragione Lenin non nasconde il proprio scetticismo nei confronti delle capacità rivoluzionarie del Psi, che praticamente ora (con Turati, Treves e Modigliani) fa parte della destra di Zimmerwald, opponendosi alla creazione della III Internazionale. Uniche eccezioni sono a suo parere il segretario del partito, Lazzari, e il direttore dell'Avanti! Serrati.

Quest'ultimo, in particolare, accusava i sindacati italiani d'aver demoralizzato il partito, in quanto si dichiaravano contro ogni azione antimilitarista, e si lamentava del fatto che il Psi avesse seguito per troppo tempo i metodi legali-parlamentari, trascurando del tutto quelli rivoluzionari. L'unità interna, tanto decantata, aveva portato i socialisti su posizioni mensceviche. E' vero che i deputati socialisti si erano rifiutati di votare i crediti di guerra, le leggi eccezionali e i pieni poteri, ma è anche vero che si rifiutavano di compiere azioni extra-parlamentari.

La stessa formula adottata dal Psi ("non aderire né sabotare") s'era rivelata troppo ambigua e non ispirava intuizioni politiche particolari: aveva tenuto unite le masse prima che l'Italia entrasse in guerra, ma a livello internazionale non aveva prodotto alcunché di positivo contro la guerra. Anzi essa allontanò progressivamente le masse dal partito proprio durante lo svolgimento della guerra.

In realtà Lenin avvertiva che tutto il socialismo euro-occidentale, ad eccezione della corrente di Liebknecht (Spartachisti), condannato ai lavori forzati e successivamente assassinato con la Luxemburg, era ancora lontano dal voler preparare un'insurrezione armata.

Quando vede che Turati e Kautsky vorrebbero sapere in anticipo il momento in cui scoppierà la rivoluzione e quali saranno le probabilità di successo, si chiede come faccia questa gente a militare nel socialismo senza sapere che rivoluzioni del genere non sono mai esistite nella storia.

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Nel corso della guerra Lenin aveva potuto costatare una progressiva concentrazione del capitale e la trasformazione del capitale monopolistico da privato a statale. Aveva inoltre capito che i veri vincitori del conflitto sarebbero stati gli Usa, modernamente armati e arricchitisi a spese dell'Europa.

Si preoccupa anche di sottolineare che l'Italia, come Olanda, Portogallo, Svezia e Norvegia, ha il 99% della popolazione appartenente a una medesima nazionalità. In Francia l'1,3% della popolazione è italiana, in forza della politica annessionista di Napoleone III, mentre in Svizzera gli italiani solo l'1,8% del totale.

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Nel marzo 1917 dichiara che intende rivelare, appena possibile, tutti i trattati segreti firmati dallo zar Nicola II con le nazioni belligeranti per la spartizione consensuale dei territori oggetto di controversia.

Il trattato segreto stipulato all'inizio del 1915 con l'Italia viene alla luce nel maggio 1917 (e fino a questa data sarà l'unico che si conosca: gli altri trattati verranno pubblicati nel dicembre 1917, a rivoluzione compiuta).

In esso viene detto che gli alleati avrebbero garantito all'Italia il Tirolo meridionale con Trento, tutto il litorale adriatico, la zona settentrionale della Dalmazia con le città di Zara e Spalato, la zona centrale dell'Albania con la città di Valona, le isole dell'Egeo presso le coste dell'Asia Minore, una concessione ferroviaria nella Turchia asiatica.

Oltre alle regioni con una popolazione italiana (Tirolo meridionale e Trieste) di circa 600.000 unità, l'Italia avrebbe ricevuto territori con una popolazione di oltre un milione di abitanti, del tutto estranei etnograficamente e anche sul piano religioso (p.es. in Dalmazia, ove il 97% è di origine serba, mentre solo poco più del 2% è di origine italiana).

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Dopo aver registrato i moti scoppiati a Torino nell'agosto 1917, caratterizzati da scioperi economici contro la fame e politici contro la guerra, e da barricate (23 sobborghi erano in mano agli insorti) e dopo aver visto che il governo aveva fatto ricorso alle truppe dichiarando lo stato d'assedio, Lenin, all'inizio di settembre, chiede esplicitamente a tutti i rivoluzionari internazionalisti (soprattutto a Liebknecht in Germania, Adler in Austria e MacLean in Inghilterra) di uscire da Zimmerwald e di fondare una volta per tutte la III Internazionale.

Nell'ottobre successivo registra l'arresto di numerosi capi socialisti in Italia. Ha la netta impressione che la rivoluzione sia più facile nei paesi che non appartengono alla cerchia di quelli che in forza dello sfruttamento coloniale sono in grado di corrompere la propria classe operaia.


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
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Aggiornamento: 09/10/2005