LENIN E L'ITALIA
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1922 Agli inizi del 1922 Lenin considera assurda la concezione di Serrati e di Turati, secondo cui occorre aspettare che tutti i contadini vengano espropriati della terra, a vantaggio degli operai e del capitalismo industriale, prima che si possa pensare di compiere la rivoluzione. Alla fine di febbraio è durissimo con Serrati, il quale considera la Nep una sconfitta del bolscevismo e non s'avvede del pericolo del fascismo in casa propria. Considera vergognoso l'atteggiamento di Serrati che dopo aver detto di approvare le decisioni del III congresso dell'Internazionale (21/02-04/03/1922), ha deciso di inviarvi come rappresentante il vecchio Lazzari. In tal modo ha ingannato gli operai. La delegazione del Pci a quel congresso (Terracini, Ambrogi, Roberto) fu contraria alla tattica del fronte unico coi socialisti, indebolendo così tutto il movimento operaio nazionale. Nella primavera del 1922 Francesco Misiano, a nome degli operai italiani, consegnò agli operai delle industrie statali di Tsaritsyn, 27 vagoni di viveri che i lavoratori italiani avevano raccolto rispondendo a una richiesta d'aiuto di Lenin. Nel novembre 1922 Lenin ha l'impressione che i socialisti e i comunisti euro-occidentali non abbiano capito nulla della rivoluzione bolscevica, cioè del modo come si deve condurre una rivoluzione proletaria, per cui comincia a pensare che sarà il fascismo, indirettamente, ad aiutare la sinistra italiana a capire la propria immaturità politico-organizzativa. Nella primavera del 1923 si formerà all'interno del Psi una corrente di sinistra, guidata da Serrati, Maffi e altri, che nell'agosto del 1924 si fonderà col Pci. |