Premessa -
Antecedenti -
Concezione dello Stato
- L'alternativa della Comune -
Estinzione dello Stato -
Democrazia
- Socialismo
- Questione operaia - Questione ecologica - Questione femminile
Fonti
Democrazia e socialismo devono essere compatibili con l'ambientalismo, perché le esigenze di giustizia e di libertà degli uomini non sempre coincidono con quelle riproduttive della natura. Questo aspetto è del tutto assente in Stato e rivoluzione, come lo è nei classici del marxismo.
Occorre rivedere profondamente l'idea di poter utilizzare, sic et simpliciter, le conquiste tecno-scientifiche dell'occidente in un contesto di socialismo democratico. La stessa idea di comunismo non necessariamente si deve sposare con quella del macchinismo, dell'automazione e quant'altro.
Un'autentica democrazia non può ereditare le conseguenze della rivoluzione industriale, delle scoperte tecnico-scientifiche realizzate in occidente, come se si trattassero di cose neutrali, la cui ricaduta sulle condizioni umane e naturali dipende dall'uso che se ne fa.
L'idea di voler competere col capitalismo sul piano tecnico-scientifico e quindi produttivo, cercando di realizzare un'industrializzazione a tappe inevitabilmente forzate, che fosse analoga e anzi superiore a quella occidentale, non ha prodotto che guasti nell'ambito dell'ex "socialismo reale". Non solo perché si è devastata la natura, non meno d'altra parte che in occidente, salvo che qui gli imprenditori possono utilizzare anche i lontani paesi del Terzo Mondo per le loro industrie più nocive e pericolose; ma anche perché un'industria statalizzata non ha fatto che produrre inefficienze a non finire.
Non ci si è voluti rendere conto che la rivoluzione industriale dell'occidente e la stessa rivoluzione tecnico-scientifica sono state il risultato di un percorso culturale molto individualistico, fortemente antagonistico nei confronti delle risorse umane e naturali, che non può essere ereditato così com'è, semplicemente socializzando la produzione e la proprietà dei mezzi produttivi.
L'industrializzazione ha fatto progressivamente scomparire l'artigianato e la piccola azienda contadina, ha persino mandato in rovina o ridotto di molto l'autonomia delle piccole e medie aziende capitalistiche (soprattutto nella fase monopolistica), ha ridotto di tantissimo il lavoro disponibile, facendo arricchire un numero infimo di persone sulle spalle di una grande maggioranza. E' stato un errore voler collegare il concetto di "forze produttive" col primato dell'industria.
Il lavoro come "prima esigenza vitale" vuol semplicemente dire che occorre lavorare spontaneamente, per una gratificazione personale, valorizzando le proprie abilità, attitudini, interessi, inclinazioni..., nella convinzione di compiere una mansione per il bene comune, ma ciò lascia impregiudicati i mezzi e i modi con cui lo si può fare. Solo il tempo potrà deciderli, anche se sin da adesso noi sappiamo che tali mezzi e modi devono essere compatibili con le esigenze riproduttive della natura, le quali sono non meno vitali della nostra esigenza di lavorare spontaneamente, senza una costrizione imposta dall'esterno.
E' molto probabile che in questa riscoperta delle priorità della natura, le antiche culture di origine africana, asiatica o americana abbiano da insegnarci qualcosa di più significativo che non la cultura scientista e tecnopratica dei paesi capitalisti avanzati.
L'economia che deve vivere la società deve essere la più naturale possibile, non solo per agevolare i processi riproduttivi della natura, ma anche perché la società deve assicurare a se stessa che l'intervento dell'uomo sulla natura e sullo stesso uomo non si trasformi in qualcosa di artificiale, che pregiudichi appunto la naturalezza dei rapporti umani.
Il progresso di un collettivo non può essere misurato sulla base del livello tecnologico e questo livello non raggiunge il massimo quando i processi lavorativi sono del tutto automatizzati. Una meccanizzazione integrale del lavoro e della vita in generale comporterebbe rischi colossali anche in una società socialista, poiché si formerebbe uno strato di professionisti, nei campi più avanzati della scienza, che, a fronte di ingenti stipendi, potrebbe permettere alle leve del potere politico un controllo pressoché totale sulla popolazione.
Un perfezionamento eccessivo degli strumenti di lavoro porta l'uomo comune a non saperli padroneggiare minimamente. Più la tecnica si perfeziona (per esigenze che in fondo sono estranee alla riproduzione naturale) e più dipendente diventa l'uomo da cose artificiali.
Ridurre al minimo il lavoro fisico, concentrandosi su quello intellettuale e creativo, è un errore madornale, che già oggi si cerca di compensare con molto tempo da dedicare all'attività ginnica.
Ipotizzare una società futura in cui si ha molto tempo libero da dedicare ai propri interessi, perché i lavori più pesanti, più nocivi o pericolosi vengano fatti da robot del tutto automatizzati, in un contesto di benessere assicurato per tutti, superiore alle normali esigenze, significa immaginarsi uno scenario da film di fantascienza.
Capitalismo e socialismo, sotto questo aspetto, si sono comportati in maniera analoga, anche se in forme diverse: nel capitalismo l'economia domina la politica, nel socialismo si vorrebbe fare il contrario.
Desiderare un progresso che liberi dai limiti imposti dalle risorse naturali, creando addirittura nuovi materiali, inesistenti in natura (si pensi solo alle materie plastiche e alle resine sintetiche, che sono le più comuni) è cosa contraria a ogni forma di progresso che sia veramente "umano" e "naturale". E il futuro non promette niente di buono, perché con le biotecnologie e l'ingegneria genetica si creeranno problemi tali per la cui soluzione occorreranno tempi astronomici, come già ne occorrono adesso con le conseguenze relative al nucleare.
www.homolaicus.com/teoria/ecologismo/trasformazioni.htm
- Stampa pagina Aggiornamento: 17-06-2005 |