QUALE SOCIALISMO?
Commento a Stato e rivoluzione di Lenin

Premessa - Antecedenti - Concezione dello Stato
- L'alternativa della Comune - Estinzione dello Stato - Democrazia
- Socialismo - Questione operaia - Questione ecologica - Questione femminile
Fonti


Stato e rivoluzione è stato terminato da Lenin nel settembre 1917 e stampato a Mosca in novembre, un mese dopo la rivoluzione. In tutta Europa, dopo uno sviluppo relativamente tranquillo dal 1870 al 1910, imperversava la Grande Guerra e in Russia era fallita la rivoluzione di febbraio dello stesso 1917. Lenin aveva già scritto L'imperialismo fase suprema del capitalismo, in cui aveva dimostrato che la guerra mondiale altro non era che una guerra imperialistica tra Stati protagonisti della trasformazione del capitalismo dalla fase concorrenziale a quella monopolistica, e aveva scritto anche le Tesi di Aprile, in cui diceva che tutto il potere politico doveva essere trasferito ai Soviet, la terra confiscata ai latifondisti e redistribuita ai contadini e la guerra mondiale trasformata in guerra civile.

L'idea di Stato e rivoluzione era quella di ovviare alla mancanza totale d'aiuto che la sinistra (la socialdemocrazia) occidentale stava dando non solo alla fine immediata della guerra mondiale, ma anche alla trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile, all'interno di ogni singolo paese belligerante. Entrambe le condizioni avrebbero aiutato moltissimo lo svolgimento della rivoluzione in Russia.

Alla socialdemocrazia euroccidentale era sfuggito del tutto il fatto che il capitalismo, trasformandosi da sistema concorrenziale a sistema monopolistico, avrebbe acutizzato i conflitti di classe e soprattutto i conflitti tra paesi capitalisti con differenti gradi di sviluppo, portando a guerre internazionali per la ripartizione del mondo. Viceversa, il miglioramento delle condizioni della classe operaia, anche in seguito allo sfruttamento coloniale, aveva fatto credere in uno sviluppo progressivo, inevitabile, della società capitalistica.

Kautsky, il più grande teorico della II Internazionale (1889-1914), era addirittura convinto che l'imperialismo altro non era che una semplice conquista di territori agricoli extraeuropei, compiuta per di più da un cartello di aziende internazionali che avrebbe non acuito ma attenuato i contrasti nazionali.

Lenin da tempo s'era convinto che la Russia avrebbe dovuto realizzare la rivoluzione socialista da sola, senza l'aiuto di alcun movimento progressista europeo, in quel momento guidato da leader opportunisti. Il libro doveva servire proprio per dimostrare che non si poteva sperare in questo aiuto, contrariamente a quanto pensava la maggioranza dei bolscevichi, fermi sulle posizioni classiche del marxismo, secondo cui senza una preventiva o almeno contestuale rivoluzione socialista in Europa occidentale sarebbe stato impossibile per la Russia, il paese più feudale d'Europa, poter realizzare una transizione al socialismo, saltando la fase del capitalismo. Il socialismo realizzato sarebbe stato debolissimo nel momento del contrattacco dei paesi capitalisti, che sicuramente avrebbero appoggiato (come poi in effetti avverrà) un'interna controrivoluzione. In fondo l'esperienza della Comune parigina, abbattuta dall'esercito del Thiers, con l'appoggio di Bismarck, era stata molto eloquente.

D'altra parte le condizioni di un paese travagliato come la Russia, appena uscito dal servaggio, in guerra col Giappone nel 1904-5, privo di una vita politicamente democratica, sconvolto da due rivoluzioni: del 1905 e del febbraio 1917, in mezzo alle quali vi sarà la guerra contro Austria e Germania, stremato da una situazione socio-economica disastrosa, lasciavano poche speranze sulla possibilità di un'evoluzione pacifica dal capitalismo al socialismo.

Già nel primo capitolo di Stato e rivoluzione Lenin si lamenta che la sinistra europea è "marxista" o "socialista" solo sul piano teorico, mentre resta "borghese" o "sciovinista" su quello pratico. E' una sinistra che in nome della difesa della propria nazione, ha tradito se stessa, i propri ideali e non ha saputo impedire lo scoppio della guerra.

Detto questo, egli cerca di capire le ragioni di fondo di questo tradimento e del fallimento della II Internazionale e pensa di averle individuate nella diversa concezione che dello Stato hanno i marxisti a lui contemporanei, rispetto a quella che avevano i due fondatori del marxismo.

E di tutti i teorici marxisti europei, Kautsky è secondo Lenin il più pericoloso, poiché egli, pur avendo capito la vera natura dello Stato, si sarebbe rifiutato di trarne la conseguenza pratica più logica, e cioè che uno Stato del genere non può che essere abbattuto con la forza.


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
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Aggiornamento: 17-06-2005