QUALE SOCIALISMO?
Commento a Stato e rivoluzione di Lenin

Premessa - Antecedenti - Concezione dello Stato
- L'alternativa della Comune - Estinzione dello Stato - Democrazia
- Socialismo - Questione operaia - Questione ecologica - Questione femminile
Fonti


Per Lenin la Comune di Parigi del 1871 fu l'esperienza più significativa per un'alternativa praticabile allo Stato borghese, al punto ch'egli considerava le rivoluzioni russe del 1905 e la prima del 1917 una diretta continuazione di quella esperienza (il testo cui egli fa riferimento è quello di Marx, La guerra civile in Francia). Solo dopo il fallimento di questo tentativo insurrezionale, Marx -dice Lenin- si rese conto che lo Stato borghese non andava semplicemente conquistato dal proletariato, ma addirittura distrutto. La Comune fallì perché non seppe organizzarsi attorno a precisi partiti politici, fu in sostanza un moto spontaneo di plebi urbane e non seppe difendersi con la necessaria risolutezza. Inoltre non riuscì mai a coinvolgere i contadini, che allora erano la grande maggioranza dei lavoratori francesi, anche perché gli operai venivano considerati come "naturali tutori" dei loro interessi.

Tuttavia, da quell'esperienza si ricavò la validità dei seguenti principi:

  1. l'esercito permanente (come ambito di professionisti separato dalla popolazione) va sostituito col proletariato armato;
  2. i consiglieri municipali vanno eletti a suffragio universale, sono responsabili del proprio mandato (cioè devono renderne conto ai loro elettori, controllando personalmente l'esecuzione delle leggi: quindi fine del regime di divisione dei poteri legislativo ed esecutivo) e sono revocabili in qualunque momento; anche tutti i funzionari amministrativi, i magistrati, la polizia, gli insegnanti ecc. devono sottostare a medesime regole elettive (quindi fine del carrierismo, dei privilegi, delle gerarchie);
  3. lo stipendio di un funzionario amministrativo o di un parlamentare deve basarsi, come criterio, sui salari operai;
  4. le mansioni del servizio pubblico devono essere operazioni di controllo e di registrazione talmente semplici da essere alla portata della maggioranza della popolazione;
  5. la religione va considerata come fatto privato di coscienza, quindi entra in vigore il regime di separazione tra Stato e chiesa (Lenin qui ha sempre precisato che la religione non può essere un affare privato anche nei confronti del partito, poiché questo ha il dovere di combattere l'oscurantismo e il clericalismo);
  6. l'organizzazione dell'unità nazionale va garantita da funzionari comunali, in quanto al governo centrale devono rimanere poche importanti funzioni. Le varie Comuni avrebbero eletto la delegazione nazionale di Parigi.

Quest'ultimo punto restò praticamente solo sulla carta nella breve esperienza della Comune, ma anche nell'analisi di Marx e di Lenin non viene trattato più di tanto. Eppure non è di secondaria importanza.

Lenin ribadisce che la Comune era contraria al fatto che la nazione fosse rappresentata dal potere statale centrale, ch'era di fatto indipendente e persino superiore alla nazione stessa.

Però Lenin era contrario al federalismo, perché Proudhon e Bakunin usavano questa ideologia come forma di alternativa allo Stato centralista, senza rendersi conto che di fronte al capitale "centralismo" e "federalismo" sono concetti del tutto relativi. Inoltre nella fase iniziale del socialismo sarebbe stata necessaria una forza centralizzata per reprimere i tentativi controrivoluzionari.

Anche Marx ed Engels erano contrari all'idea di ricreare qualcosa di analogo ai Comuni medievali o di istituire una sorta di federazione di piccoli Stati. La repubblica federale era considerata come una forma di transizione dalla monarchia alla repubblica centralizzata. La repubblica doveva essere unitaria, democratica e centralizzata, perché questa è la forma di governo borghese che più si avvicina a quella socialista. Storicamente anzi è stata la repubblica centralizzata e non quella federale a dare maggiore libertà alle autonomie locali. E comunque nessun sistema democratico, neppure quello federale, darà mai il socialismo, senza una rivoluzione politica che ponga la minoranza degli sfruttatori alle dipendenze della maggioranza degli sfruttati.

Lenin non riusciva a capire il motivo per cui andasse salvaguardata la libera municipalità locale come contrappeso a uno Stato centralista che non avrebbe avuto più ragione di sussistere, una volta assicurato il successo della rivoluzione. Se gli operai e i contadini si sanno organizzare nelle Comuni, che sono locali (in Russia erano i Soviet), la proprietà diventa automaticamente di tutta la nazione: si tratta quindi di una "unione volontaria delle Comuni in nazione". E' quindi sufficiente che il centralismo preveda una larga autonomia amministrativa locale, previa la soppressione della burocrazia e dello Stato politico che comanda dall'alto.

Inutile dire che su questo tema le analisi del marxismo-leninismo sono ancora lontane dall'essere esaurienti. Anche perché se c'è stata una cosa che la rivoluzione d'Ottobre, dopo la morte di Lenin, non è riuscita a garantire è stata propria la prosecuzione dell'esperienza dei Soviet.


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
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Aggiornamento: 17-06-2005