Premessa -
Antecedenti -
Concezione dello Stato
- L'alternativa della Comune -
Estinzione dello Stato -
Democrazia
- Socialismo -
Questione operaia -
Questione ecologica - Questione femminile
Fonti
Chiosando Engels, Lenin è convinto che lo Stato vada sì conquistato per servirsi degli strumenti a sua disposizione contro la resistenza dei capitalisti e degli agrari, i quali devono rinunciare definitivamente all'idea di poter campare di rendita sfruttando il lavoro altrui, ma è necessario far questo avendo come obiettivo finale la progressiva "estinzione" dello Stato.
Cioè il problema non è quello di come sostituire lo Stato borghese con quello proletario, ma quello di porre le condizioni affinché venga meno la necessità di avere un'organizzazione statale. Infatti se la società coincide con lo Stato, questo diventa superfluo: la società si autogoverna. Una volta statalizzata la proprietà dei mezzi produttivi, lo Stato subisce un processo di inevitabile esautoramento di funzioni.
L'estinzione è progressiva e non immediata (come vorrebbero gli anarchici), in quanto la società deve imparare ad autogestirsi, cioè a rinunciare progressivamente alle indicazioni che possono venirle dall'alto. Anche perché prima di abolire lo Stato politico, bisogna abolire le condizioni sociali e culturali che l'hanno generato: l'effetto scomparirà quando scompariranno le cause.
Con la scomparsa progressiva dello Stato, scompare la democrazia formale che lo rappresenta, quella tipicamente parlamentare. Qualunque Stato infatti non può mai essere libero o popolare: sarebbe una contraddizione in termini (1). L'organizzazione dello Stato va sostituita con quella dei Soviet (delegazioni di operai, contadini, soldati). Le funzioni politiche dello Stato dovranno trasformarsi, all'inizio, in semplici funzioni amministrative, per poi scomparire anche queste, in quanto l'autogoverno dei Soviet dovrà includere ogni funzione.
Lenin chiarisce bene, contro i riformisti e gli opportunisti, che se si parlasse solo di "estinzione dello Stato", la rivoluzione, che dev'essere compiuta con la forza, in quanto nessuno rinuncia spontaneamente ai propri privilegi, benché non sia esclusa a priori la via pacifica, non si farebbe mai.
Inutile qui ricordare che proprio su questo tema s'è giocato il destino dell'ex "socialismo reale" nell'Europa dell'est. L'identità di Stato e Società non è affatto così sicura o inevitabile dopo la socializzazione dei mezzi produttivi. Esiste sempre il rischio che una classe politica si sostituisca ai capitalisti e che usi lo Stato in luogo delle aziende private.
Sotto lo stalinismo lo Stato sovietico si trasformò in un immenso apparato burocratico-poliziesco, una sorta di unico capitalista nazionale, il cui plusvalore andava direttamente nelle casse del partito comunista, che usava lo Stato come un proprio strumento di controllo e di potere. In cambio di questo sfruttamento di massa, in cui la coercizione extra-economica, cioè il ruolo dell'ideologia e il primato assoluto della politica su tutto erano fondamentali, lo Stato garantiva il minimo vitale quanto a servizi sociali, sanitari, scolastici ecc.
S'è continuato a dire che lo Stato era necessario e anzi andava rafforzato anche dopo la fine della controrivoluzione interna e dell'interventismo straniero; sotto il pretesto che il "socialismo reale" veniva costantemente minacciato da un accerchiamento dei paesi capitalisti, si sono ristrette le fondamentali libertà umane e civili, dando il via a un'escalation militare nucleare priva di sbocchi.
A questo punto ci si può chiedere: esistevano già in Lenin alcune premesse fondamentali che avrebbero potuto portare a un'involuzione staliniana, oppure questa s'è sviluppata in maniera autonoma, tradendo il leninismo?
La domanda è importante, perché noi dobbiamo chiederci se le idee di Lenin possono essere continuate in maniera creativa, adeguando il suo pensiero alle mutate condizioni storiche, oppure se le basi teoriche del futuro socialismo democratico debbono essere poste in maniera indipendente dal suo pensiero.
Ebbene, anzitutto qui va detto che gran parte delle tesi di Lenin erano già state elaborate da Marx ed Engels, e che Lenin non fece altro che precisare la corretta interpretazione da darne, per cui, nell'eventualità che si volesse fare a meno di lui, bisognerebbe rinunciare anche all'apporto teorico degli altri due.
In secondo luogo sarebbe assurdo sostenere che un'alternativa alle tesi originali di Lenin debba essere ricercata nei teorici della II Internazionale, poiché in Europa occidentale il socialismo non s'è mai realizzato, non vi è mai stata alcuna rivoluzione che abbia portato alla socializzazione dei mezzi produttivi, della terra ecc. La II Internazionale è fallita nell'imminenza della I guerra mondiale, non avendo saputo far nulla per impedirla, né, una volta scoppiata, per trasformarla in guerra civile, come chiesero i bolscevichi alla Conferenza socialista di Zimmerwald nel 1915.
Dunque non resta che vedere in quali punti le tesi di Lenin potevano avere uno svolgimento stalinista o se questo svolgimento è avvenuto in maniera del tutto autonoma, poiché è indubbio che Lenin ebbe paura che l'arretratezza socioculturale, tecnico-scientifica del suo paese avrebbe potuto pregiudicare gli esiti di una rivoluzione che per fronteggiare la concorrenza, la propaganda, il boicottaggio e persino l'intervento armato straniero avrebbe avuto bisogno di ben altre risorse.
(1) Da notare che ai tempi di Breznev, Cernenko, Andropov... si parlava ancora di "Stato di tutto il popolo".
- Stampa pagina Aggiornamento: 17-06-2005 |