QUALE SOCIALISMO?
Commento a Stato e rivoluzione di Lenin

Premessa - Antecedenti - Concezione dello Stato
- L'alternativa della Comune - Estinzione dello Stato - Democrazia
- Socialismo - Questione operaia - Questione ecologica - Questione femminile
Fonti


In Stato e rivoluzione non appare la questione femminile, anche se Lenin, citando il passo di Marx relativo alla necessità di elaborare un diritto disuguale, che tenga conto delle diversità reali dell'esistenza, delle condizioni di vita ecc., ha in un certo senso posto le basi per l'affronto di una questione del genere.

La famiglia borghese, che ha sostituito quella patriarcale, oggi è al capolinea. Per almeno due ragioni:

  1. è troppo debole nel confronto con le contraddizioni della società;
  2. non è in grado di garantire la riproduzione fisica della società.

I valori dominanti oggi sono quelli veicolati dai mass-media, non più quelli trasmessi dalla famiglia. Famiglia e scuola hanno interagito sul piano dei valori sino agli anni della contestazione, poi è nata una generazione (quella degli anni 1968-76) i cui valori erano distanti sia da quelli della famiglia che da quelli della scuola.

Questi valori hanno prodotto leggi come quelle sul divorzio, sull'aborto ecc., hanno garantito maggiore uguaglianza dei sessi, ma non hanno cambiato le regole fondamentali del sistema, il quale, infatti, agli inizi degli anni Ottanta ha ripreso a imporsi, considerando come un dato acquisito l'aumento del tasso di laicizzazione e di emancipazione sessuale conseguente a quelle battaglie.

Il risultato finale è stato che, mentre prima del '68 scuola e famiglia vivevano su valori ereditati dal fascismo e da un certo cattolicesimo conservatore, oggi vivono prevalentemente su valori dettati dal consumismo. Tra gli anni della contestazione e quelli del riflusso c'è stata un'esperienza che ha illuso un'intera generazione, la quale aveva creduto possibile una società più democratica, più socialista.

Oggi la società borghese tende sempre più a rapportarsi a individui singoli, isolati, inoffensivi, incapaci di reagire alle contraddizioni del sistema, disposti a interagire solo con le sollecitazioni del consumismo.

E questo isolamento viene sbandierato come una forma più avanzata di libertà individuale, il cui presupposto per esercitarla è, ovviamente, il possesso di un certo livello di benessere.

In tale situazione l'identità e il ruolo della donna risultano essere i più penalizzati. In una società dominata dai rapporti di forza, la donna, per sopravvivere, deve negarsi come tale e cercare di essere il più possibile simile all'uomo.

La maternità è diventata un peso insopportabile; la scelta del partner e la stessa fedeltà coniugale sono ormai strettamente dipendenti dalla realizzazione sociale e professionale. La sicurezza economica è il presupposto per stabilire una qualunque relazione d'amore.

Come può una donna sentirsi libera quando non lo è neppure l'uomo che vorrebbe imitare? La libertà di divorziare, di abortire, di controllare artificialmente la procreazione... non sono forse tutte libertà al negativo?

E' possibile ipotizzare la creazione di "unità collettive" di famiglie, in cui sia praticabile una gestione condivisa dei beni comuni: dagli strumenti di lavoro alle forme di proprietà, sino all'educazione dei figli... ? E' possibile recuperare il concetto di "famiglia allargata" senza dover sottostare alle superate forme di gerarchia, di paternalismo, di clericalismo, salvaguardando la monogamia e la libera scelta del partner?


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici - Lenin
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 17-06-2005