



Friedrich Engels 
(1872)



Dell'autorit

  



Scritto: 1872
Fonte: Marxismo e anarchismo, editori riuniti
Prima pubblicazione: Almanacco repubblicano per l'anno 1874, Lodi, Pubblicazione 
della Plebe, dicembre 1873
La prima edizione dello scritto  quella italiana, non essendo stato reperito il 
manoscritto originale. Questo breve ma illuminante articolo fu elaborato da 
Engels su richiesta di Enrico Bignami, direttore de La Plebe ed inviato per la 
prima volta nell'ottobre 1872. In quest'occasione lo scritto venne 
presumibilmente perduto, a causa dell'arresto di Bignami; Engels fu costretto a 
spedirne una nuova copia nel marzo dell'anno successivo.
Trascritto per Internet da Dario Romeo, Dicembre 1999 



  
Alcuni socialisti hanno da qualche tempo aperto una regolare crociata contro ci 
che essi chiamano principio d'autorit. Basta loro dire che questo o quell'atto 
 autoritario, per condannarlo. Si abusa a tal punto di questo sommario modo di 
procedere che  necessario esaminare la cosa un po' pi da vicino. Autorit, nel 
senso della parola di cui si tratta, vuol dire: imposizione della volont altrui 
alla nostra; autorit suppone, d'altra parte, subordinazione. Ora, per quanto 
queste due parole suonino male e sia sgradevole per parte subordinata la 
relazione che esse rappresentano, si tratta di saper se vi  mezzo per farne a 
meno, se - date le condizioni attuali della societ - noi potremo dar vita ad un 
altro stato sociale in cui questa autorit non avr pi scopo, e dove per 
conseguenza dovr scomparire. Esaminando le condizioni economiche, industriali e 
agricole che sono alla base dell'attuale societ borghese, troviamo che esse 
tendono a rimpiazzare sempre pi l'azione isolata con quella combinata degli 
individui. L'industria moderna ha preso il posto delle piccole officine dei 
produttori isolati, con grandi fabbriche e officine dove centinaia di operai 
sorvegliano macchine complicate mosse dal vapore; le vetture e i carri delle 
grandi vie vengono sostituiti dai treni delle vie ferrate, come le piccole 
golette e feluche a vela dai battelli a vapore. L'agricoltura stessa cade a mano 
a mano nel dominio della macchina e del vapore, che rimpiazzano lentamente, ma 
inesorabilmente, i piccoli proprietari coi grandi capitalisti, che coltivano con 
l'aiuto di operai salariati grandi superfici di terreno. Dovunque, l'azione 
combinata, la complicazione dei procedimenti, dipendenti gli uni dagli altri, si 
mette al posto dell'azione indipendente degli individui. Ma chi dice azione 
combinata, dice organizzazione; ora,  possibile avere azione combinata senza 
autorit? 
Supponiamo che una rivoluzione sociale abbia detronizzato i capitalisti, onde 
l'autorit presiede ora alla produzione e alla circolazione delle ricchezze. 
Supponiamo, per collocarci interamente dal punto di vista degli anti-autoritari, 
che la terra e gli strumenti di lavoro siano divenuti propriet collettiva degli 
operai che li impiegano. L'autorit sar scomparsa, o non avr essa fatto che 
cambiar di forma? Vediamo. 
Prendiamo a mo' d'esempio una filatura di cotone. Il cotone deve passare almeno 
per sei operazioni successive prima di esser ridotto allo stato di filo, 
operazioni che si fanno - per la pi parte - in sale differenti. Inoltre, per 
tenere le macchine in movimento vi  bisogno di un ingegnere che sorvegli le 
macchine a vapore, di meccanici per le riparazioni giornaliere e di molti altri 
braccianti destinati a trasportare i prodotti da una sala all'altra ecc. Tutti 
questi operai, uomini, donne e fanciulli, sono obbligati a cominciare e a finire 
il loro lavoro a ore determinate dall'autorit del vapore, che si beffa 
dell'autonomia individuale. Bisogna dunque, dapprima, che gli operai si 
intendano sulle ore di lavoro; a queste ore, una volta fissate, sono tutti 
sottomessi senza alcuna eccezione. Poi sorgono in ciascuna sala e ad ogni 
istante questioni di dettaglio sul modo di produzione, sulla distribuzione dei 
materiali ecc., che bisogna risolvere subito, sotto pena di veder arrestarsi 
immediatamente tutta la produzione; che si risolvano con la decisione di un 
delegato preposto a ciascuna branca di lavoro o da un voto di maggioranza, se 
ci fosse possibile, la volont di qualcuno dovr sempre subordinarsi; vale a 
dire che le questioni saranno risolte autoritariamente. L'automata meccanico di 
una grande fabbrica  molto pi tiranno, come non lo sono mai stati i piccoli 
capitalisti che impiegano operai. Almeno per le ore di lavoro si pu scrivere 
sulla porta di queste fabbriche: Lasciate ogni autonomia, voi ch'entrate! Se 
l'uomo con la scienza e il genio inventivo sottomise le forze della natura, 
queste si vendicarono su di lui sottomettendolo, mentre egli le impiega, ad un 
vero dispotismo, indipendente da ogni organizzazione sociale. Voler abolire 
l'autorit nella grande industria,  voler abolire l'industria 
stessa,distruggere la filatura a vapore per ritornare alla conocchia. 
Prendiamo, per un altro esempio, una via ferrata. Qui pure la cooperazione d'una 
infinit d'individui  assolutamente necessaria; cooperazione che deve aver 
luogo a ore ben precise, perch non ne seguano disastri. Qui pure, la prima 
condizione dell'impiego  una volont dominante, che tronca ogni questione 
subordinata, sia questa volont rappresentata da un solo delegato o da un 
comitato incaricato di eseguire le risoluzioni d'una maggioranza d'individui. 
Nell'uno o nell'altro caso vi  autorit molto pronunciata. Ma v' di pi: che 
diverrebbe del primo treno in partenza, se si abolisse l'autorit degli 
impiegati della via ferrata sui signori viaggiatori? 
Ma la necessit d'una autorit, e di un'autorit imperiosa, non si pu trovare 
pi evidente che sopra un naviglio in alto mare. L, al momento del pericolo, la 
vita di tutti dipende dall'obbedienza istantanea e assoluta di tutti alla 
volont di un solo. 
Allorch io sottoposi simili argomenti ai pi furiosi anti-autoritari, essi non 
seppero rispondermi che questo: "Ah! Ci  vero, ma qui non si tratta di 
un'autorit che noi diamo ai delegati, ma di un incarico!". Questi signori 
credono d'aver cambiato le cose quando ne hanno cambiato i nomi. Ecco come 
questi profondi pensatori si beffano del mondo. 
Noi abbiamo dunque veduto che da una parte certa autorit, delegata non importa 
come, e dall'altra certa subordinazione, sono cose che, indipendentemente da 
ogni organizzazione sociale, s'impongono a noi come condizioni materiali, nelle 
quali noi produciamo e facciamo circolare i prodotti. 
E abbiamo veduto, inoltre, che le condizioni materiali di produzione e di 
circolazione s'accrescono inevitabilmente dalla grande industria e dalla grande 
agricoltura, e tendono sempre pi a estendere il campo di questa autorit.  
dunque assurdo parlare del principio d'autorit come d'un principio 
assolutamente cattivo, e del principio d'autonomia come d'un principio 
assolutamente buono. L'autorit e l'autonomia sono cose relative, di cui le 
sfere variano nelle differenti fasi dello sviluppo sociale. Se gli autonomisti 
si limitassero a dire che l'organizzazione sociale dell'avvenire restringer 
l'autorit ai soli limiti ai quali le condizioni della produzione la rendono 
inevitabile, si potrebbe intendersi; invece essi sono ciechi per tutti i fatti 
che rendono necessaria la cosa, e si avventano contro la parola. 
Perch gli anti-autoritari non si limitano a gridare contro l'autorit politica, 
lo Stato? Tutti i socialisti son d'accordo in ci, che lo Stato politico e con 
lui l'autorit politica scompariranno in conseguenza della prossima rivoluzione 
sociale, e cio che le funzioni pubbliche perderanno il loro carattere politico, 
e si cangeranno in semplici funzioni amministrative, veglianti ai veri interessi 
sociali. Ma gli anti-autoritari domandano che lo Stato politico autoritario sia 
abolito d'un tratto, prima ancora che si abbiano distrutte le condizioni sociali 
che l'hanno fatto nascere. Essi pretendono che il primo atto della rivoluzione 
sociale sia l'abolizione della societ. Non hanno mai visto questi signori una 
rivoluzione? Una rivoluzione  certamente la cosa pi autoritaria che ci sia:  
l'atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volont all'altra 
parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni; mezzi autoritari, se ce ne sono; 
e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare 
questo dominio col terrore che le sue armi inspirano ai reazionari. La Comune di 
Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorit 
del popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si pu, al contrario, 
rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente? 
Dunque, delle due cose l'una: o gli anti-autoritari non sanno ci che dicono, e 
in questo caso non seminano che confusione; o essi lo sanno, e in questo caso 
tradiscono il movimento del proletariato. Nell'un caso e nell'altro essi servono 
la reazione 
  


 
