



Friedrich Engels 
(1885)





Per la storia della Lega dei Comunisti
  



Il seguente scritto apparve come prefazione alle Rivelazioni sul processo dei 
Comunisti di Colonia, nel 1885. 
E' stato tradotto dalla edizione tedesca degli scritti scelti di Marx e di 
Engels, Karl Marx, Ausgewhlte Schriften, II Mosca, 1934, pp. 1-26. 




  
Con la condanna dei comunisti di Colonia nel 1852 cala il sipario sul primo 
periodo del movimento autonomo degli operai tedeschi. Questo periodo  oggi 
quasi dimenticato. Eppure esso si estese dal 1836 al 1852, e poich gli operai 
tedeschi erano largamente disseminati all'estero oper in quasi tutti i paesi 
civili. E non basta. L'odierno movimento operaio internazionale  in lontananza 
una continuazione diretta di quello tedesco di allora, che fu in generale il 
primo movimento operaio internazionale e da cui uscirono molti degli uomini che 
assunsero parti direttive dell'Associazione Internazionale degli Operai. E i 
principi teorici che la Lega dei Comunisti scrisse sulla propria bandiera nel 
Manifesto comunista del 1847 formano oggi il pi forte vincolo internazionale di 
tutto il movimento proletario d'Europa e d'America. 
Per una storia organica di quel movimento esiste finora una sola fonte 
principale. E' il cosiddetto libro nero: Le cospirazioni comuniste del secolo 
XIX, di Wermuth e Stieber, Berlino, 2 parti, 1853 e 1854. Questo lavoraccio, 
compilato a furia di menzogne da due delle pi miserabili canaglie poliziesche, 
ridondante di coscienti falsificazioni, serve ancora oggi a tutti gli scrittori 
non comunisti come suprema fonte circa quell'epoca. 
Quello che qui posso dare  solo un abbozzo, e anch'esso limitato a ci che 
riguarda la Lega stessa; e a quanto  assolutamente necessario per comprendere 
le "Rivelazioni". Spero che mi sar ancora concesso di elaborare un giorno il 
ricco materiale raccolto da Marx e da me intorno alla storia di quei gloriosi 
anni giovanili del movimento operaio internazionale. 
Dalla Lega segreta democratica repubblicana dei "Proscritti", fondata a Parigi 
nel 1834 da profughi tedeschi, si scissero gli elementi estremisti, per lo pi 
proletari e fondarono la nuova "Lega dei Giusti", anch'essa segreta. La 
lega-madre, in cui erano rimasti solo gli elementi pi sonnolenti del tipo di 
Jakobus Venedey presto si addorment del tutto: allorch la polizia nel 1840 ne 
venne a scoprire alcune sezioni in Germania, essa era appena appena un'ombra. La 
nuova Lega invece si svilupp con relativa rapidit. In origine essa era una 
propaggine tedesca del comunismo operaio francese legato a ricordi babuvisti che 
si stava formando in quello stesso tempo a Parigi; la comunanza dei beni veniva 
chiesta come "conseguenza necessaria dell'uguaglianza". I fini erano quelli 
delle societ segrete esistenti in quell'epoca a Parigi. Era per met 
un'associazione di propaganda, per met cospirazione; e si considerava pur 
sempre Parigi centro dell'azione rivoluzionaria, bench non fosse affatto 
esclusa la preparazione di eventuali colpi di mano in Germania. Ma, siccome 
Parigi restava il campo di battaglia decisivo, la Lega in quell'epoca non era in 
realt molto pi di un ramo tedesco delle societ segrete francesi, specialmente 
della "Socit des Saisons", diretta da Blanqui e Barbs, cui era unita da 
stretti legami. I francesi insorsero il 12 maggio 1839; le sezioni della Lega 
marciarono al loro fianco e quindi furono coinvolte nella comune sconfitta. 
Dei tedeschi erano stati arrestati specialmente Karl Schapper e Heinrich Bauer; 
il governo di Luigi Filippo si accontent di espellerli dopo una prigionia 
piuttosto lunga. Entrambi si recarono a Londra. Schapper, oriundo di Weilburg 
nel Nassau, nel 1832 studente di scienze forestali a Giessen e membro della 
congiura diretta da Georg Bchner, aveva preso parte all'assalto al posto di 
polizia di Francoforte del 3 aprile 1833, e, riparato all'estero, aveva 
partecipato nel febbraio 1834 alla spedizione in Savoia di Mazzini. Gigante 
nell'aspetto, risoluto ed energico, sempre pronto a mettere a repentaglio 
l'esistenza borghese e la vita, Schapper era il modello del rivoluzionario di 
professione che ebbe una certa funzione tra il 1830 e il 1840. Pur non avendo 
una grande elasticit mentale, non era incapace di migliorare la propria 
concezione teorica, come  gi dimostrato dalla sua evoluzione da "demagogo" a 
"comunista", e tanto pi rigidamente rimaneva poi fermo alle cose riconosciute e 
comprese. Appunto per questo talvolta la sua passione rivoluzionaria prendeva il 
sopravvento sulla ragione; ma sempre egli comprendeva in seguito il suo errore e 
lo confessava apertamente. Era veramente un uomo e quanto egli ha fatto per la 
fondazione del movimento operaio tedesco, rimarr indimenticabile. 
Heinrich Bauer, nativo della Franconia, era calzolaio; un ometto vivace, 
sveglio, spiritoso, nel cui corpicino si celavano per anche molta astuzia e 
risolutezza. 
 
Arrivato a Londra, dove Schapper, che a Parigi era stato tipografo, cercava ora 
di vivere dando lezioni di lingua, i due riannodarono le fila lacerate della 
Lega e in quell'epoca fecero di Londra il centro della Lega. Ad essi quivi si 
un, se non gi prima a Parigi, Joseph Moll, orologiaio di Colonia, un ercole di 
media statura - quante volte lui e Schapper difesero vittoriosamente l'ingresso 
di una sala contro la pressione di centinaia di avversari! - uomo che, uguale 
per lo meno ai suoi due compagni per energia e risolutezza, li superava per 
entrambi intellettualmente. Non solo era un diplomatico nato, come dimostrarono 
i successi delle sue numerose missioni; era anche pi accessibile alla 
comprensione teorica. Li conobbi tutti e tre a Londra nel 1843. Erano i primi 
rivoluzionari che vedevo; e per quanto allora le nostre vedute divergessero nei 
particolari - giacch io opponevo allora al loro limitato comunismo egualitario 
ancora una buona dose di alterigia filosofica altrettanto limitata - non 
dimenticher mai l'imponente impressione che fecero quei tre veri uomini, su di 
me che allora cominciavo appena a voler diventare uomo. 
 
A Londra, come in minor misura in Svizzera, essi si avvantaggiarono della 
libert di associazione e di riunione. Fin dal 7 febbraio 1840 fu fondata 
l'Associazione educativa degli operai tedeschi che esiste ancora oggi. 
Quest'associazione serviva alla Lega quale base di arruolamento di nuovi membri, 
e poich, come sempre, i comunisti ne erano i soci pi attivi e pi 
intelligenti, andava da s che la direzione dell'Associazione fosse 
completamente in mano alla Lega. La Lega ebbe presto a Londra parecchie 
comunit, come si chiamavano ancora a quel tempo "fucine". La medesima tattica 
ovvia fu seguita in Svizzera e altrove. Dove si potevano fondare associazioni 
operaie, queste venivano usate nella stessa maniera. L dove le leggi vi si 
opponevano, si entrava nelle societ corali, nelle societ ginnastiche e simili. 
Il collegamento veniva mantenuto in gran parte per mezzo dei membri in continuo 
arrivo e in continua partenza, i quali, in caso di necessit fungevano anche da 
emissari. Sotto entrambi gli aspetti la Lega fu vivamente appoggiata dalla 
saggezza dei governi i quali con l'espulsione trasformavano ogni operaio 
indesiderabile in un emissario, e nove volte su dieci si trattava di un membro 
della Lega. 
La diffusione della Lega ricostituita era notevole. In Svizzera, 
particolarmente, Weitling, August Beeker (uomo di notevolissima intelligenza, 
che si perdette per, come tanti tedeschi, per mancanza di consistenza 
interiore) e altri avevano creato una forte organizzazione legata pi o meno 
strettamente al comunismo di Weitling. Non  questo il luogo per criticare il 
comunismo di Weitling. Ma per la sua importanza come prima manifestazione 
teorica autonoma del proletariato tedesco, sottoscrivo ancor oggi le parole di 
Marx nel "Vorwrts" parigino del 1844: "Dove potrebbe la borghesia (tedesca) - 
compresi i suoi filosofi e i suoi esegeti delle sacre scritture - in rapporto 
all'emancipazione della borghesia - all'emancipazione politica - vantare 
un'opera simile alle Garanzie dell'armonia e della libert di Weitling? Se si 
confronta l'arida e timida mediocrit della letteratura politica tedesca con 
questo smisurato e brillante esordio degli operai tedeschi; se si confrontano 
queste gigantesche scarpe da bambino del proletariato con la misura da nano 
delle consumate scarpe politiche della borghesia, si dovr predire una statura 
da atleta a questa cenerentola". Questa figura da atleta ci sta oggi dinanzi, 
bench sia ancor ben lungi dall'aver finito la sua crescita. 
Anche in Germania esistevano molte sezioni, per necessit di cose di carattere 
precario; ma le sezioni che sorgevano compensavano largamente quelle che 
scomparivano. Solo dopo sette anni, alla fine del 1846, la polizia scoperse a 
Berlino (Mentel) e a Magdeburgo (Beck) una traccia della Lega, senza essere in 
grado di seguirla ulteriormente. 
A Parigi Weitling che nel 1840 vi si trovava ancora, prima di passare in 
Svizzera, aveva egualmente di nuovo raccolto gli elementi dispersi. 
Il gruppo nucleare della Lega erano i sarti. Sarti tedeschi vi erano 
dappertutto, nella Svizzera, a Londra, a Parigi. In quest'ultima citt il 
tedesco era a tal punto la lingua dominante in questo ramo d'affari, che nel 
1846 conobbi a Parigi un Sarto norvegese venuto in Francia direttamente per via 
di mare, il quale in 18 mesi non aveva imparato quasi neanche una parola di 
francese, ma alla perfezione il tedesco. Fra le comunit parigine della Lega, 
nel 1846 due erano composte in prevalenza da sarti, una da stipettai. 
Da quando il centro di gravit era spostato da Parigi a Londra, un nuovo 
elemento pass in primo piano: la Lega da tedesca divenne a poco a poco 
internazionale. Nell'associazione operaia venivano a trovarsi, oltre a tedeschi 
e svizzeri, anche membri di tutte quelle nazionalit, a cui la lingua tedesca 
serviva prevalentemente come mezzo di comunicazione con gli stranieri, 
specialmente dunque scandinavi, olandesi, ungheresi, cechi, slavi del sud e 
anche russi ed alsaziani. Nel 1847 fra gli altri partecipava regolarmente alle 
riunioni anche un granatiere della guardia in uniforme. L'Associazione ben 
presto si chiam: Associazione comunista di educazione operaia, e sulle tessere 
dei soci era scritto il motto: "Tutti gli uomini sono fratelli" per lo meno in 
venti lingue, anche se qua e l non senza errori. Come l'associazione pubblica, 
anche la Lega segreta assunse presto un carattere pi internazionale; in un 
primo tempo ancora in senso limitato, praticamente per la diversa nazionalit 
dei suoi membri, teoricamente per la comprensione che ogni rivoluzione, per 
essere vittoriosa, dovesse essere europea. Pi in l ancora non si andava; ma la 
base era data. 
Con i rivoluzionari francesi si manteneva uno stretto collegamento attraverso i 
profughi londinesi, compagni di lotta del 12 maggio 1839. Lo stesso con i 
Polacchi, che erano pi radicali. L'emigrazione polacca ufficiale, come pure 
Mazzini, era naturalmente piuttosto avversaria che alleata. I cartisti inglesi 
venivano lasciati in disparte come non-rivoluzionari a causa del carattere 
specificamente inglese del loro movimento. Solo pi tardi i dirigenti londinesi 
della Lega entrarono, per mezzo mio, in rapporto con essi. 
Nel corso degli avvenimenti il carattere della Lega si era modificato anche 
sotto altri aspetti. Bench si continuasse sempre - e in quel tempo molto 
giustamente - a considerare Parigi la citt madre della rivoluzione, ci si era 
per emancipati dalla dipendenza dai cospiratori parigini. La diffusione della 
Lega accrebbe la sua autocoscienza. Si sentiva di radicarsi sempre pi nella 
classe operaia tedesca, e che questi operai tedeschi erano storicamente chiamati 
ad essere gli araldi degli operai del nord e dell'est europei. In Weitling si 
aveva un teorico comunista che si poteva osare di mettere a fianco dei suoi 
concorrenti francesi di allora. Infine l'esperienza del 12 maggio aveva 
insegnato che per il momento non era pi il caso di pensare a tentativi di colpi 
di mano. E per quanto si continuasse a interpretare ogni avvenimento come 
indizio dell'imminente tempesta, se nell'insieme si mantenevano in vigore i 
vecchi statuti semi-cospirativi, era pi colpa della vecchia ostinatezza 
rivoluzionaria, che gi cominciava a entrare in conflitto con una concezione 
migliore che si andava imponendo. 
La dottrina sociale della Lega, invece, per quanto indeterminata, manifestava un 
grandissimo difetto, dovuto per alla stessa situazione. I membri, in quanto in 
genere operai, erano in realt quasi esclusivamente artigiani. L'uomo che li 
sfruttava era, anche nelle grandi metropoli, nella maggior parte dei casi 
soltanto un piccolo maestro artigiano. Nella sartoria stessa, lo sfruttamento su 
grande scala, la cosiddetta confezione, basata sulla trasformazione della 
sartoria artigiana in industria a domicilio per conto di un grande capitalista, 
era allora perfino a Londra appena agli inizi. Da un lato lo sfruttatore di 
questi artigiani era un piccolo maestro artigiano, dall'altro essi stessi 
speravano di diventare infine piccoli maestri artigiani. Oltre a ci gli 
artigiani tedeschi di quell'epoca erano ancora affetti da una quantit di idee 
corporative tradizionali. Torna sommamente a loro onore il fatto che - mentre 
non erano nemmeno ancora dei proletari nel vero senso della parola, ma solo 
un'appendice della piccola borghesia in via di trasformarsi nel moderno 
proletariato, appendice che non era ancora in contrasto diretto con la 
borghesia, cio col grande capitale, - questi artigiani fossero in grado di 
anticipare istintivamente la loro evoluzione futura e di costituirsi, seppure 
non con piena coscienza, in partito del proletariato. Ma era anche inevitabile 
che i loro vecchi pregiudizi artigianeschi li facessero inciampare ogni volta 
che si trattava di criticare nei suoi particolari la societ esistente, cio di 
analizzare fatti economici. E non credo che ci fosse allora in tutta la Lega un 
solo uomo che avesse mai letto un libro di economia. Ma ci poco importava; 
l'"eguaglianza", la "fraternit" e la "giustizia" aiutavano per il momento a 
superare qualsiasi vetta teorica. 
Frattanto si era venuto formando accanto al comunismo della Lega e di Weitling 
un secondo comunismo, essenzialmente diverso. A Manchester avevo toccato con 
mano che i fatti economici i quali nella storiografia sinora non hanno alcuna 
parte oppure solo una parte disprezzata, sono, per lo meno nel mondo moderno, 
una potenza storica decisiva; che essi costituiscono la base per l'origine degli 
odierni contrasti di classe; che questi contrasti di classe a loro volta, l 
dove, grazie alla grande industria, si sono pienamente sviluppati, specialmente 
in Inghilterra dunque, costituiscono la base della formazione dei partiti 
politici, delle lotte fra i partiti e quindi di tutta la storia politica. Marx 
non solo era giunto alla stessa opinione, ma l'aveva gi generalizzata nei 
"Deutsch-franzsische Jahrbcher" (1844), nel senso che in generale non  lo 
stato che condiziona e regola la societ civile, ma la societ civile condiziona 
e regola lo stato, che dunque la politica e la sua storia devono essere spiegate 
sulla base dei rapporti economici e del loro sviluppo, e non viceversa. Quando 
nell'estate del 1844 andai a trovare Marx a Parigi, risult il nostro completo 
accordo in tutti i campi teorici, e da allora dato il nostro lavoro in comune. 
Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles, Marx dai principi 
fondamentali sopra indicati aveva gi sviluppato in pieno nelle linee 
fondamentali la sua concezione materialistica della storia e ci accingemmo 
allora a elaborare la nuova concezione particolarmente nelle direzioni pi 
diverse. 
Ma questa scoperta che rivoluzionava la scienza storica e che come si vede  
essenzialmente opera di Marx e di cui non posso attribuire a me che una minima 
parte, fu di un'importanza immediata per il movimento operaio del tempo. Il 
comunismo dei francesi e dei tedeschi, il cartismo degli inglesi ora non 
apparivano pi come qualcosa di casuale, che avrebbe anche potuto non esservi. 
Questi movimenti apparivano ora come un movimento della moderna classe oppressa, 
del proletariato, come forme pi o meno sviluppate della lotta storicamente 
necessaria di questa classe contro la classe dominante, la borghesia; come forme 
di lotta di classe, ma diverse da tutte le lotte di classe precedenti per questo 
fatto: che la classe oppressa d'oggi, il proletariato, non pu compiere la 
propria emancipazione senza emancipare in pari tempo tutta la societ dalla 
divisione in classi e quindi dalle lotte fra le classi. E il comunismo ora non 
significava pi: escogitazione, per opera della fantasia, di un ideale di 
societ il pi perfetto possibile, ma: comprensione della natura, delle 
condizioni e dei fini generali che ne derivano alla lotta condotta dal 
proletariato. 
Non pensavamo per affatto di sussurrare in grossi volumi i nuovi risultati 
scientifici esclusivamente al mondo dei "dotti". Al contrario. Entrambi eravamo 
gi profondamente impegnati nel movimento politico, avevamo un certo seguito nel 
mondo colto, specialmente della Germania occidentale, e ampi contatti col 
proletariato organizzato. Avevamo il dovere di motivare scientificamente la 
nostra concezione; ma era altrettanto importante per noi, di conquistare alle 
nostre convinzioni il proletariato europeo e in un primo tempo quello tedesco. 
Non appena chiarite a noi stessi le nostre idee, ci mettemmo al lavoro. A 
Bruxelles fondammo un'associazione operaia tedesca e ci impadronimmo della 
"Deutsche Brsseler Zeitung", in cui avemmo un nostro organo fino alla 
rivoluzione di febbraio. Con la corrente rivoluzionaria dei cartisti inglesi 
eravamo in contatto attraverso Julian Harney, direttore dell'organo centrale del 
movimento, "The Northern Star", di cui ero collaboratore. Eravamo pure legati da 
una specie di blocco con democratici di Bruxelles (Marx era vicepresidente 
dell'associazione democratica) e con i socialdemocratici francesi della 
"Rforme", alla quale fornivo notizie sul movimento inglese e tedesco. In breve, 
i nostri collegamenti con le organizzazioni e con la stampa radicali e 
proletarie erano del tutto conformi ai nostri desideri. 
I nostri rapporti con la Lega dei Giusti erano i seguenti. L'esistenza della 
Lega ci era naturalmente nota; nel 1843 Schapper mi aveva offerto di entrarvi, 
ma io allora naturalmente non accettai. Rimanemmo per in corrispondenza 
continua non solo con i londinesi, ma anche in rapporti pi stretti col dott. 
Ewerbeck, l'attuale dirigente delle comunit parigine. Senza curarsi delle 
faccende interne della Lega, eravamo per informati di ogni avvenimento 
importante. D'altra parte si agiva a voce, per lettera e attraverso la stampa 
sulle vedute teoriche dei membri pi influenti della Lega. A questo scopo 
servirono anche diverse circolari litografate, che mandavano ai nostri amici e 
corrispondenti nei diversi paesi in occasioni particolari in cui si trattava di 
cose interne del partito comunista che si stava formando. In questi casi 
talvolta si trattava della Lega stessa. Cos, per esempio, un giovane studente 
della Vestfalia, Hermann Kriege, recatosi in America, vi si era presentato come 
un emissario della Lega, si era legato con il pazzo Harro Harring per scardinare 
a mezzo della Lega l'America meridionale, e aveva fondato un giornale in cui 
predicava un comunismo basato sull'"amore", traboccante d'amore e 
ultrasentimentale. A questo ci opponemmo violentemente in una circolare che non 
manc di effetto. Kriege scomparve dalla scena della Lega. 
Pi tardi venne a Bruxelles Weitling. Ma non era pi l'ingenuo garzone di sarto 
che, stupito delle proprie capacit, cerca di rendersi ragione dell'aspetto che 
potrebbe avere una societ comunista. Egli era il grand'uomo perseguitato per la 
sua superiorit dagli invidiosi, che dappertutto vedeva rivali, nemici segreti e 
insidie; era il profeta cacciato di paese in paese, che aveva in tasca bell'e 
pronta la ricetta per l'avvento del cielo in terra e si immaginava che ognuno 
volesse rubargliela. A Londra era gi venuto in contrasto con la gente della 
Lega e anche a Bruxelles dove specialmente Marx e sua moglie gli vennero 
incontro con una pazienza quasi sovrumana, non riusc ad andar d'accordo con 
nessuno. Perci poco dopo part per l'America per tentare col di fare il 
profeta. 
Tutte queste circostanze contribuirono alla rivoluzione che si compiva 
silenziosamente nella Lega e specialmente tra i dirigenti londinesi. 
L'insufficienza della concezione del comunismo avuta sino allora, sia del 
semplice comunismo egualitario francese quanto di quello di Weitling, divenne 
loro sempre pi evidente. Il far risalire il comunismo al cristianesimo 
primitivo, come aveva ideato Weitling, - per quanto nel suo "vangelo dei poveri 
peccatori" si trovino dei particolari geniali - aveva fatto s che in Svizzera 
il movimento cadesse in gran parte in mano prima di pazzi come Albrecht e poi di 
profeti imbroglioni e sfruttatori come Kuhlmann. Il "vero socialismo" diffuso da 
alcuni letterati, che era una traduzione in un corrotto tedesco hegeliano di 
frasi socialiste francesi, e uno sdolcinato sentimentalismo (vedi nel Manifesto 
comunista il capitolo sul vero socialismo), che Kriege e la lettura dei relativi 
scritti avevano introdotto nella Lega, doveva gi per la sua bavosa debolezza 
nauseare i vecchi rivoluzionari della Lega. Di fronte alle idee teoriche fino ad 
allora dominanti, di fronte alle aberrazioni pratiche che ne derivavano, si 
comprendeva sempre meglio a Londra che Marx ed io eravamo nel giusto con la 
nostra nuova teoria. Questa comprensione venne indubbiamente favorita dal fatto 
che tra i dirigenti londinesi si trovavano allora due uomini di gran lunga 
superiori a quelli gi accennati per la capacit di conoscenza teorica: il 
miniaturista Karl Pfnder di Heilbronn e il sarto Georg Eccarius della Turingia. 

In breve, nella primavera del 1847 Moll si present a Marx a Bruxelles e subito 
dopo a me a Parigi per invitarci ripetutamente, a nome dei suoi compagni, a 
entrare nella Lega. Disse che essi erano altrettanto convinti della giustezza 
generale della nostra concezione quanto della necessit di liberare la Lega 
dalle vecchie tradizioni e forme cospirative. Se consentivamo di entrarvi, ci 
sarebbe stata data la possibilit di esporre in un congresso della Lega il 
nostro comunismo critico in un manifesto che sarebbe poi stato pubblicato come 
manifesto della Lega; e allo stesso modo avremmo potuto dare il nostro 
contributo affinch l'organizzazione invecchiata della Lega venisse sostituita 
da una organizzazione nuova corrispondente ai tempi e ai fini. 
Noi non avevamo alcun dubbio che in seno alla classe operaia tedesca fosse 
necessaria un'organizzazione, anche per la sola attuazione della propaganda, e 
che questa organizzazione, a meno di non essere puramente locale, anche fuori 
della Germania potesse essere solamente segreta. Ma un'organizazzione di tale 
natura esisteva per l'appunto gi nella Lega. Quello che noi avevamo fino allora 
trovato da criticare in questa Lega, veniva ora abbandonato dai rappresentanti 
della Lega stessa come difettoso; noi stessi venivamo invitati a collaborare 
alla riorganizzazione. Potevamo rifiutarci? No, certo. Entrammo dunque nella 
Lega; Marx form a Bruxelles una comunit della Lega composta dei nostri amici 
pi stretti, mentre io andai a visitare le tre comunit parigine. 
Nell'estate del 1847 ebbe luogo a Londra il primo congresso della Lega, nel 
quale W. Wolff rappresent le comunit di Bruxelles e io le comunit parigine. 
In questo congresso fu attuata in un primo tempo la riorganizzazione della Lega. 
Ci che ancora rimaneva dei vecchi termini mistici dell'epoca cospirativa fu 
pure soppresso; la Lega si organizz in comunit, circoli, circoli dirigenti, 
organo centrale e congresso e si chiam da quel momento: "Lega dei comunisti". 
"Fine della Lega  l'abbattimento della borghesia, il dominio del proletariato, 
l'abolizione della vecchia societ basata sugli antagonismi di classe e la 
creazione di una nuova societ senza classi e senza propriet privata", cos 
suona il primo articolo. L'organizzazione stessa era del tutto democratica, con 
organi eletti e sempre destituibili, il che di per s sbarrava il passo a tutte 
le voglie cospirative, che richiedono la dittatura e bastava per trasformare la 
Lega - almeno per tempi pacifici ordinari - in una semplice societ di 
propaganda. Questi nuovi statuti - si procedeva in maniera cos democratica ora 
- furono sottoposti alle comunit per la discussione quindi riesaminati al 
secondo congresso e da esso approvati definitivamente l'8 dicembre 1847. Essi 
sono pubblicati in Wermuth e Stieber, I, p. 239, appendice X. 
Il secondo congresso ebbe luogo alla fine di novembre e ai primi di dicembre 
dello stesso anno. Fu presente anche Marx che difese in un dibattito prolungato 
- il congresso dur almeno dieci giorni - la nuova teoria. Ogni opposizione e 
ogni dubbio furono infine eliminati, i nuovi principi furono approvati 
all'unanimit e Marx ed io fummo incaricati di elaborare il Manifesto. Lo 
facemmo immediatamente dopo. Poche settimane prima della rivoluzione di febbraio 
fu spedito a Londra per la stampa. Da allora esso ha fatto il giro del mondo,  
stato tradotto in quasi tutte le lingue e serve ancor oggi di filo conduttore 
del movimento proletario nei paesi pi diversi. Al posto del vecchio motto della 
Lega: "Tutti gli uomini sono fratelli" subentr il nuovo grido di battaglia: 
"Proletari di tutti i paesi, Unitevi!", che proclamava apertamente il carattere 
internazionale della lotta. Diciassette anni pi tardi questo grido di battaglia 
echeggi per tutto il mondo come grido di lotta dell'Associazione Internazionale 
degli Operai, e oggi il proletariato militante di tutti i paesi lo porta scritto 
sulla propria bandiera. 
Scoppi la rivoluzione di febbraio. Immediatamente il Consiglio centrale che 
fino ad allora era stato a Londra, trasmise i suoi poteri al circolo dirigente 
di Bruxelles. Ma questa deliberazione sopraggiunse in un momento in cui a 
Bruxelles regnava gi di fatto lo stato d'assedio e specialmente i tedeschi non 
potevano pi riunirsi in nessun luogo. Stavamo per l'appunto tutti per andare a 
Parigi e quindi anche il nuovo Consiglio centrale deliber di sciogliersi e di 
trasmettere tutti i suoi poteri a Marx e di autorizzarlo a costituire a Parigi 
immediatamente un nuovo Consiglio centrale. Le cinque persone che avevano preso 
questa deliberazione (3 marzo 1848) si erano appena separate quando la polizia 
fece irruzione nella casa di Marx, lo arrest e lo costrinse a partire il giorno 
seguente per la Francia dove egli intendeva appunto recarsi. 
A Parigi ci ritrovammo presto tutti insieme. Ivi fu redatto anche il documento 
seguente, firmato dai membri del nuovo Consiglio centrale, che fu diffuso in 
tutta la Germania e dal quale ancor oggi parecchi possono imparare qualche cosa: 

Rivendicazioni del Partito Comunista in Germania 
1. Tutta la Germania  proclamata repubblica una e indivisibile. 
3. I rappresentanti del popolo sono stipendiati, affinch anche l'operaio possa 
sedere nel parlamento del popolo tedesco. 
4. Armamento generale del popolo. 
7. Le terre dei principi e le altre propriet terriere feudali, tutte le 
miniere, cave ecc. vengono trasformate in propriet dello stato. Su queste terre 
l'agricoltura sar esercitata su larga scala e con l'aiuto dei mezzi pi moderni 
della scienza, nell'interesse della collettivit. 
8. Le ipoteche sui fondi dei contadini sono dichiarate propriet dello stato: 
gli interessi di queste ipoteche saranno pagati dai contadini allo stato. 
9. Nelle regioni in cui  diffuso il sistema dell'affitto, i tributi agricoli o 
l'affitto saranno pagati allo stato come imposta. 
11. Tutti i mezzi di trasporto, ferrovie, canali, battelli a vapore, strade, 
poste ecc. sono assunti dallo stato. Sono trasformati in propriet dello stato e 
posti a disposizione della classe priva di mezzi. 
14. Limitazione del diritto di successione. 
15. Introduzione di imposte fortemente progressive e abolizione delle imposte di 
consumo. 
16. Istituzioni di laboratori nazionali. Lo stato garantisce a tutti gli operai 
la loro esistenza e provvede agli inabili al lavoro. 
17. Istruzione popolare generale e gratuita. 
E' nell'interesse del proletario tedesco, della piccola borghesia e dei piccoli 
contadini di adoprarsi con ogni energia per ottenere l'attuazione delle misure 
sopra enumerate. Soltanto con la loro attuazione, infatti, i milioni di uomini 
che fino ad oggi sono sfruttati in Germania da una piccola minoranza e che si 
cercher di mantenere oppressi ancora, potranno ottenere il loro diritto e 
quella potenza che spetta loro quali produttori di ogni ricchezza. 
Il Comitato: Karl Marx - Karl Schapper - H. Bauer - F. Engels - J. Moll - W. 
Wolff 
A Parigi regnava allora la mania delle legioni rivoluzionarie. Spagnuoli, 
italiani, belgi, olandesi, polacchi, tedeschi si raccoglievano in schiere per 
liberare le loro rispettive patrie. La legione tedesca era diretta da Herwegh, 
Bornstedt, Brnstein. Poich subito dopo la rivoluzione tutti gli operai 
stranieri non solo erano senza lavoro ma venivano anche vessati dal pubblico, 
queste legioni trovarono molti aderenti. Il nuovo governo vedeva in esse un 
mezzo per liberarsi degli operai stranieri e concesse loro l'tape du soldat, 
cio alloggio e l'aggiunta di marcia della misura di 50 centesimi al giorno sino 
alla frontiera, dove poi il ministro degli Esteri, il retore Lamartine, sempre 
commosso fino alle lacrime, trovava il modo di tradirli ai loro rispettivi 
governi. 
Ci opponemmo nel modo pi deciso a questo giocare alla rivoluzione. Portare 
entro la Germania, che era in fermento, una invasione che avrebbe dovuto imporre 
la rivoluzione dal di fuori, significava mettere in pericolo la rivoluzione 
della Germania stessa, rafforzare i governi e consegnare i legionari stessi - di 
questo si rendeva garante Lamartine - senza difesa alcuna alle truppe tedesche. 
Quando poi la rivoluzione vinse a Vienna e a Berlino, la legione veniva ad avere 
anche meno scopo di prima; ma ormai ci si era messi e quindi il giuoco fu 
continuato. 
Noi fondammo un circolo comunista tedesco nel quale si consigliava agli operai 
di tenersi lontani dalla legione e di ritornare invece in patria individualmente 
e di agirvi per il movimento. Il nostro vecchio amico Flocon, membro del governo 
provvisorio, ottenne per gli operai da noi inviati le stesse facilitazioni di 
viaggio che erano concesse ai legionari. In questa maniera rispedimmo in 
Germania tre o quattrocento operai, fra cui la grande maggioranza dei membri 
della Lega. 
Com'era facilmente prevedibile, la Lega, di fronte al movimento delle masse 
popolari ora scatenatosi, risult essere una leva di gran lunga troppo debole. 
Tre quarti dei membri della Lega che prima risiedevano all'estero, tornando in 
patria avevano cambiato domicilio; le comunit cui avevano appartenuto sino 
allora venivano con ci sciolte in gran parte, e ogni contatto con la Lega 
andava perduto per essi. Una parte dei pi ambiziosi fra di loro non cerc 
nemmeno di ristabilirlo, ma ognuno cominci a creare nella propria localit un 
piccolo movimento separato per proprio conto. E infine, le condizioni di ogni 
singolo staterello, di ogni provincia, di ogni citt, erano cos diverse che la 
Lega non sarebbe stata in grado di dare altro che direttive del tutto generali; 
ma queste si potevano diffondere molto meglio per mezzo della stampa. In breve, 
dal momento in cui cessarono le cause che avevano reso necessaria la Lega 
segreta, cess anche la Lega segreta stessa di avere come tale un qualsiasi 
significato. Ma questo meno di tutti poteva sorprendere coloro che pochissimo 
tempo prima avevano tolto a questa Lega segreta l'ultima ombra di un carattere 
cospirativo. 
Che la Lega per fosse stata una eccellente scuola di attivit rivoluzionaria, 
se ne ebbe la prova ora. Sul Reno, dove la "Neue Rheinische Zeitung" offriva un 
stabile centro, nel Nassau, nell'Assia renana ecc. dappertutto erano a capo del 
movimento democratico estremo membri della Lega. Lo stesso ad Amburgo. Nella 
Germania meridionale vi era l'ostacolo del predominio della democrazia 
piccolo-borghese. A Breslavia Wilhelm Wolff svolse la sua attivit con grande 
successo fino ad estate avanzata nel 1848; ebbe anche un mandato della Slesia 
come sostituto deputato al parlamento di Francoforte. A Berlino, infine, il 
tipografo Stephan Born, che aveva lavorato come membro attivo della Lega a 
Bruxelles e a Parigi, fond una "Fratellanza operaia" che ebbe discreta 
diffusione e rimase in vita fino al 1850. Born, giovane di grande talento, ma 
che aveva un po' troppa fretta di trasformarsi in un astro politico, 
"fraternizzava" con i pi diversi Tizi e Cai pur di metter insieme un mucchio di 
gente, e non era affatto l'uomo che potesse portare l'unit nelle tendenze 
opposte e la luce nel caos. E infatti nelle pubblicazioni ufficiali della 
associazione si mescolano alla rinfusa le vedute rappresentate nel Manifesto con 
reminiscenze e aspirazioni corporative, con rimasugli di Louis Blanc e di 
Proudhon, idee di sapore protezionistico, ecc., a dirla in breve, si voleva 
essere tutto per tutti. Furono attuati specialmente scioperi, cooperative 
sindacali, cooperative di produzione e si dimenticava che si trattava 
soprattutto di conquistare prima con vittorie politiche il terreno su cui 
soltanto tali cose potevano essere attuate per sempre. Quando poi le vittorie 
della reazione fecero sentire ai dirigenti della Fratellanza la necessit di 
entrare direttamente nella lotta rivoluzionaria, furono naturalmente piantati in 
asso dalla massa confusa che avevano raggruppato intorno a s. Born prese parte 
all'insurrezione di Dresda del maggio 1849 ed ebbe la fortuna di sfuggire. La 
Fratellanza operaia per, dinanzi al grande movimento rivoluzionario del 
proletariato, si era manifestata come una semplice societ a parte, che per lo 
pi esisteva solo sulla carta e aveva una funzione cos subordinata che la 
reazione ritenne necessario sopprimerla solo nel 1850 e sopprimere i suoi 
germogli sopravvissuti solo alcuni anni dopo. Born, il quale si chiama veramente 
Buttermilch, non  diventato un astro politico, ma un piccolo professore 
svizzero che non traduce pi Marx in un linguaggio di tipo corporativo, ma 
traduce invece il mite Renan nel suo proprio tedesco dolciastro. 
Col 13 giugno 1849 a Parigi, con la sconfitta delle insurrezioni tedesche di 
maggio e con la repressione della rivoluzione ungherese per opera dei russi, si 
chiuse un grande periodo della rivoluzione del 1848. Ma la vittoria della 
reazione non era ancora affatto definitiva. S'imponeva una nuova organizzazione 
delle forze rivoluzionarie disperse e con ci anche della Lega. Le condizioni 
vietavano di nuovo, come prima del 1848, ogni organizzazione pubblica del 
proletariato; bisognava dunque organizzarsi di nuovo segretamente. 
Nell'autunno del 1849 la maggior parte dei membri dei precedenti comitati 
centrali e dei congressi si ritrovarono insieme a Londra. Mancavano il solo 
Schapper, detenuto in prigione a Wiesbaden, il quale dopo la sua assoluzione 
nella primavera del 1850 arriv anche lui, e Moll, che dopo aver compiuto una 
serie di pericolosissimi viaggi di missione e di agitazione - in ultimo 
reclutava nell'armata prussiana della provincia renana dei cannonieri a cavallo 
per l'artiglieria del Palatinato -, entr nella compagnia operaia del corpo di 
Willich e fu ucciso da una fucilata alla testa nel combattimento sulla Murg, 
verso il ponte di Rotenfels. Invece entr allora nella Lega, Willich. Willich 
era uno di quei comunisti sentimentali che a partire dal 1845 erano cos 
numerosi nella Germania occidentale, e quindi gi per questo in contrasto 
istintivo, segreto con la nostra tendenza critica. Ma egli era qualcosa di pi, 
egli era un profeta completo, convinto della sua missione personale di 
liberatore predestinato del proletariato tedesco, e come tale, pretendente 
diretto alla dittatura politica non meno che a quella militare. Al comunismo 
cristiano-primitivo predicato prima da Weitling si aggiunse in tal modo una 
specie di Islm comunistico. Ma la propaganda di questa nuova religione rimase 
limitata in un primo tempo alla caserma di profughi sottoposta al comando di 
Willich. 
La Lega fu dunque riorganizzata, venne emanato l'indirizzo del marzo 1850 
riprodotto in appendice, e Heinrich Bauer fu inviato in Germania quale 
emissario. L'indirizzo, redatto da Marx e da me, presenta ancor oggi un 
interesse, perch la democrazia piccolo-borghese  tuttora il partito che nel 
prossimo sconvolgimento europeo che dovr prodursi fra poco (il periodo di 
scadenza delle rivoluzioni europee, 1815, 1830, 1848-52, 1870 va nel nostro 
secolo dai 15 ai 18 anni), dovr certamente, in un primo tempo, andar al potere 
in Germania per salvare la societ dagli operai comunisti. Perci, parecchie 
delle cose ivi dette valgono ancor oggi. La missione di Heinrich Bauer fu 
coronata da completo successo. Il piccolo e allegro calzolaio era diplomatico 
nato. Riport in seno all'organizzazione attiva i vecchi membri della Lega, in 
parte impigriti, in parte operanti per proprio conto, specialmente anche gli 
attuali dirigenti della Fratellanza Operaia. La Lega cominci ad avere una parte 
dominante nelle associazioni operaie, contadine e ginnastiche in misura ,molto 
maggiore che non prima del 1848, cosicch gi il successivo indirizzo 
trimestrale del 1850 alle comunit poteva constatare che lo studente Schurz di 
Bonn (il futuro ex-ministro americano), il quale aveva visitato la Germania 
nell'interesse della democrazia piccolo-borghese "aveva trovato che tutte le 
forze utilizzabili erano gi nelle mani della Lega". La Lega era assolutamente 
l'unica organizzazione rivoluzionaria che avesse importanza in Germania. 
Ma lo scopo cui doveva servire questa organizzazione dipendeva essenzialmente 
dal fatto che le prospettive di un rinnovato slancio della rivoluzione si 
avverassero. E questa cosa nel corso del 1850 divenne sempre pi inverosimile, 
anzi, impossibile. La crisi industriale del 1847 che aveva preparato la 
rivoluzione del 1848, era superata; un nuovo periodo, fino allora inaudito, di 
prosperit industriale si era iniziato; chi aveva occhi per vedere e ne faceva 
uso, doveva veder chiaramente che l'uragano rivoluzionario del 1848 a poco a 
poco si esauriva. 
"Con questa prosperit generale, in cui le forze produttive della societ 
borghese si sviluppano con tutto il rigoglio che entro i limiti dei rapporti 
borghesi  in genere consentito, non si pu pensare a una vera rivoluzione. Una 
tale rivoluzione  possibile solo nei periodi in cui questi due fattori, le 
forze produttive moderne e le forme di produzione borghesi, vengono a conflitto 
fra di loro. I diversi litigi a cui si abbandonano ora e si compromettono 
reciprocamente i rappresentanti delle singole frazioni del partito dell'ordine 
sul continente, lungi dal fornire l'occasione a nuove rivoluzioni, sono al 
contrario possibili soltanto perch la base dei rapporti  al momento cos 
sicura e, ci che non sa la reazione, cos borghese. Contro di essa tutti i 
tentativi della reazione di frenare l'evoluzione borghese s'infrangeranno tanto 
sicuramente quando tutta la indignazione morale e tutti i proclami entusiastici 
dei democratici". Cos scrivevamo Marx ed io nella "Rassegna dal maggio 
all'ottobre 1850" della "Neue Rheinische Zeitung" politisch-konomische Revue, 
fascicoli V e VI, Amburgo, 1850, p. 153. 
Questa fredda valutazione della situazione era per per molti un'eresia, in un 
momento in cui Ledru-Rollin, Louis Blanc, Mazzini, Kossuth e, fra i luminari 
tedeschi minori, Ruge, Kinkel, Goegg e tutti quanti gli altri, si riunivano in 
mucchi a Londra per costituirsi in governi provvisori dell'avvenire, non solo 
per le loro rispettive patrie, ma anche per tutta l'Europa, e in cui non si 
trattava pi che di raccogliere in America i fondi necessari sotto forma di 
prestito della rivoluzione, per attuare immediatamente la rivoluzione europea e 
insieme naturalmente le diverse repubbliche. Che un uomo come Willich ci cadesse 
e che anche Schapper nel suo vecchio impeto rivoluzionario si lasciasse 
abbagliare, che la maggioranza degli operai londinesi, in gran parte essi stessi 
profughi, li seguisse nel campo dei facitori di rivoluzioni democratiche 
borghesi, chi pu meravigliarsene? In breve, l'astensione da noi difesa non 
andava a genio a questa gente, che voleva che si entrasse a far parte di questa 
fabbricazione della rivoluzione; noi ci rifiutammo nel modo pi deciso. Si venne 
alla scissione; e il resto si pu leggere nelle Rivelazioni. Poi sopraggiunse 
l'arresto prima di Nothjung, poi Haupt ad Amburgo, che trad dando i nomi dei 
membri del Comitato centrale di Colonia e che avrebbe dovuto servire da 
testimone principale al processo. Ma i suoi parenti non vollero subire 
quest'onta e lo fecero andare a Rio de Janeiro, dove egli si domicili dandosi 
al commercio e, in riconoscimento dei suoi servigi, divenne prima console 
generale prussiano e poi tedesco. Ora egli  di nuovo in Europa. 
Per migliore comprensione di quanto segue do la lista degli accusati di Colonia: 
l. P. G. Rser, operaio sigaraio; 2. Heinrich Brgers, morto pi tardi deputato 
progressista alla dieta provinciale; 3. Peter Nothjung, sarto, morto pochi anni 
fa fotografo a Breslavia; 4. W. I. Reiff; 5. Dott. Hermann Becker, attualmente 
primo borgomastro di Colonia e membro della Camera dei Signori; 6. Dott. Roland 
Daniels, medico, morto pochi anni dopo il processo di tisi contratta in carcere; 
7. Karl Otto, chimico; 8. Dott. Abraham Jacobi, attualmente medico a New York; 
9. Dott. I. I. Klein, attualmente medico e consigliere comunale di Colonia; 10. 
Ferdinand Freiligrath, che allora per si trovava gi a Londra; 11. I. L. 
Ehrhard, commesso; 12. Friedrich Lessner, sarto, ora a Londra. Di questi, dopo 
un pubblico dibattito dinanzi ai giuristi durato dal 4 ottobre al 12 novembre 
1852, furono condannati per tentato alto tradimento: Rser, Brgers e Nothjung a 
6 anni di fortezza, Reiff, Otto, Becker a 5, Lessner a 3; Daniels, Klein, Jacobi 
ed Ehrhard furono assolti. 
Col processo di Colonia si chiude questo primo periodo del movimento operaio 
comunista tedesco. Subito dopo la condanna sciogliemmo la nostra Lega; pochi 
mesi dopo anche la Lega scissionista Willich-Schapper pass nella pace eterna. 
Una generazione separa quel tempo dal nostro. Allora la Germania era il paese 
dell'artigianato e dell'industria a domicilio basata sul lavoro manuale; ora  
un grande paese industriale in cui  ancora continuo il rivolgimento 
industriale. Allora bisognava cercare a uno a uno gli operai che capissero la 
loro posizione come operai e il loro antagonismo storico-economico col capitale, 
perch questo antagonismo stesso stava appena sorgendo. Oggi si deve sottoporre 
tutto il proletariato tedesco a leggi eccezionali, solo per allentare un po' il 
processo della sua evoluzione verso la piena consapevolezza della sua situazione 
di classe oppressa. Allora i pochi che erano riusciti a penetrare nella 
comprensione della funzione storica del proletariato, dovevano riunirsi in 
segreto, adunarsi alla chetichella in piccole comunit di 3 fino a 20 persone. 
Oggi il proletariato tedesco non ha pi bisogno di alcuna organizzazione 
ufficiale, n pubblica n segreta; il semplice, naturale legame fra compagni di 
una stessa classe basta, senza statuti, organi direttivi, deliberazioni di 
nessun genere, senza altre forme tangibili, per scuotere tutto l'impero tedesco. 
Bismarck  arbitro in Europa, al di fuori, al di l delle frontiere; ma 
all'interno cresce ogni giorno pi minacciosa quella figura atletica del 
proletariato tedesco, che Marx prevedeva gi nel 1844, il gigante cui lo stretto 
edificio dell'impero, fatto su misura per il filisteo, diventa gi troppo 
angusto, e la cui potente statura e le cui larghe spalle seguitano a crescere in 
attesa del momento in cui, solo levandosi in piedi ridurr in macerie tutto 
l'edificio della costituzione dell'impero. E non basta. Il movimento 
internazionale del proletariato europeo ed americano  ora talmente rafforzato 
che non soltanto la sua prima forma angusta - la Lega segreta - ma anche la sua 
seconda forma, infinitamente pi ampia - l'Associazione Internazionale degli 
Operai -  diventata per esso un ceppo e che il semplice sentimento di 
solidariet basato sulla comprensione dell'identit della situazione di classe, 
basta a creare e a mantenere fra gli operai di tutti i paesi e di tutte le 
lingue uno stesso grande partito del proletariato. Le teorie che la Lega 
sosteneva dal 1847 al 1852 e che allora potevano essere trattate dai sapienti 
filistei con una scrollatina di spalle, come fantasticherie di pazzi estremisti, 
come dottrina segreta di alcuni capi di sette dispersi, hanno seguaci 
innumerevoli in tutti i paesi civili del mondo, fra i condannati nelle miniere 
siberiane, come fra i cercatori d'oro in California; e il creatore di questa 
dottrina, l'uomo pi odiato e pi calunniato del suo tempo, Karl Marx, era, 
quando mor, il consigliere sempre cercato e sempre pronto del proletariato dei 
due mondi. 
Londra, 8 ottobre 1885. 
F. Engels 
  
 
