


Friedrich Engels 
(1847)




Principi del Comunismo

  



Il seguente scritto di Engels non  altro che un abbozzo che corrisponde alla 
fase preparatoria del Manifesto.
E' stato pubblicato per la prima volta nel 1914. 



  
1. Che cos' il comunismo? 
Il comunismo  la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato. 
  
2. Che cos' il proletariato? 
Il proletariato  quella classe della societ, che trae il suo sostentamento 
soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro e non dal profitto di un 
capitale qualsiasi; benessere e guai, vita e morte, l'esistenza intera della 
quale dipende dalla domanda di lavoro, cio dall'alternarsi dei periodi d'affari 
buoni e cattivi, dalle oscillazioni d'una concorrenza sfrenata, il proletariato 
o classe dei proletari  in una parola la classe lavoratrice del secolo 
decimonono. 
  
3. Non sempre, dunque, ci sono stati dei proletari? 
No. Ci sono sempre state classi povere e lavoratrici; e le classi lavoratrici 
sono state per lo pi povere. Ma non ci sono stati sempre poveri, lavoratori che 
vivessero nelle condizioni ora indicate, cos come la concorrenza non  stata 
sempre libera e sfrenata. 
  
4. Com' sorto il proletariato? 
Il proletariato  sorto in seguito alla rivoluzione industriale che si  
verificata in Inghilterra nella seconda met del secolo scorso, e che da allora 
in poi si  ripetuta in tutti i paesi civili del mondo. Questa rivoluzione 
industriale venne prodotta dall'invenzione della macchina a vapore, dalle varie 
macchine tessili, dal telaio meccanico e da tutt'una serie di altri congegni 
meccanici. Queste macchine, che erano molto costose e quindi potevano essere 
acquistate solo da grandi capitalisti, trasformarono tutto il modo di produzione 
esistente e soppiantarono i lavoratori che c'erano stati fino ad allora, giacch 
le macchine fornivano le merci a pi basso prezzo e migliori di quanto potessero 
produrle i lavoratori con i loro filatoi e telai imperfetti. Cos quelle 
macchine diedero l'industria completamente in mano ai grandi capitalisti e 
tolsero ogni valore alla poca propriet degli operai (strumenti da lavoro, telai 
ecc.), cosicch i capitalisti ebbero ben presto tutto nelle loro mani, e ai 
lavoratori non rimase nulla. In tal modo era introdotto il sistema della 
fabbrica nella produzione delle stoffe da vestiario. Una volta dato l'impulso 
iniziale all'introduzione delle macchine e del sistema della fabbrica, questo 
sistema fu applicato prestissimo anche a tutte le altre branche dell'industria, 
specialmente alla stampa delle stoffe e alla tipografia, all'arte vasaria e 
all'industria della lavorazione dei metalli. Il lavoro venne diviso sempre pi 
fra i singoli operai, cosicch il singolo operaio, che prima aveva fatto tutto 
un pezzo di lavoro, ora faceva solo una parte di questo pezzo. Questa divisione 
del lavoro rese possibile che i prodotti potessero essere forniti pi 
rapidamente e quindi a minor prezzo. Essa ridusse l'attivit di ogni singolo 
operaio a un movimento meccanico semplicissimo, ripetuto ogni momento, che 
poteva essere compiuto non solo altrettanto bene ma anche molto meglio da una 
macchina. In questo modo tutte quelle branche dell'industria caddero, una dopo 
l'altra, sotto il dominio della forza-vapore, delle macchine e del sistema della 
fabbrica, proprio come la filatura e la tessitura. Con questo per caddero allo 
stesso tempo completamente nelle mani dei grandi capitalisti, e anche qui venne 
sottratto ai lavoratori l'ultimo avanzo di autonomia. A poco a poco, oltre la 
manifattura vera e propria, anche l'artigianato cadde sempre pi sotto il 
dominio del sistema della fabbrica, poich anche i grandi capitalisti 
soppiantarono sempre pi i piccoli mastri capi d'arte impiantando grandi 
laboratori i quali permettono il risparmio su molte spese e danno altres la 
possibilit di una grande divisione del lavoro. Cos oggi siamo arrivati al 
punto che nei paesi civili quasi tutte le branche di lavoro funzionano col 
sistema della fabbrica, e che in quasi tutte le branche di lavoro l'artigianato 
e la manifattura sono stati soppiantati dalla grande industria. A questo modo il 
ceto medio esistente finora, specialmente i piccoli maestri artigiani, si sono 
sempre pi rovinati, le condizioni passate dei lavoratori si sono completamente 
rovesciate, e sono state create due classi nuove, che a poco per volta 
inghiottono tutte le altre, cio: 
I. La classe dei grandi capitalisti, che in tutti i paesi civili gi ora hanno 
il possesso quasi esclusivo di tutti i mezzi di sussistenza e delle materie 
prime e degli strumenti (macchine, fabbriche) necessari per la produzione dei 
mezzi di sussistenza. Questa  la classe dei borghesi o borghesia. 
II. La classe di coloro che non hanno possesso alcuno, che sono costretti a 
vendere ai borghesi il proprio lavoro per averne in cambio i mezzi di 
sussistenza necessari per il loro sostentamento. Questa classe si chiama dei 
proletari o proletariato. 
  
5. A quali condizioni si attua questa vendita del lavoro dei proletari ai 
borghesi? 
Il lavoro  una merce come tutte le altre e il suo prezzo sar perci 
determinato proprio secondo le stesse leggi del prezzo di ogni altra merce. Ma 
il prezzo di una merce sotto il dominio della grande industria o della libera 
concorrenza - il che, come vedremo,  poi tutt'uno -  in media sempre uguale ai 
costi di produzione della merce stessa. Dunque. anche il prezzo del lavoro  
uguale al costo di produzione della merce stessa. Ma il costo di produzione del 
lavoro consiste esattamente nella quantit di mezzi di sussistenza necessaria a 
mettere l'operaio in condizione di rimanere atto al lavoro e a impedire 
l'estinzione della classe operaia. L'operaio non ricever dunque per il suo 
lavoro pi di quanto sia necessario a questo scopo; il prezzo del lavoro o 
salario sar dunque il minimo necessario per il sostentamento della vita. Ma 
poich i periodi degli affari sono ora peggiori ora migliori, egli ricever ora 
di pi ora di meno proprio come il fabbricante riceve ora pi ora meno per la 
sua merce. Tuttavia, come il fabbricante nella media dei periodi buoni e cattivi 
non riceve per la sua merce pi o meno dei costi di produzione, cos l'operaio 
in media non ricever n pi n meno di questo stesso minimo. Ma questa legge 
economica del salario sar attuata tanto pi rigorosamente quanto pi la grande 
industria s'impadronir di tutte le branche del lavoro. 
  
6. Quali erano le classi lavoratrici prima della rivoluzione industriale? 
Le classi lavoratrici hanno vissuto in condizioni differenti e hanno avuto 
posizioni differenti di fronte alle classi possidenti e dominanti a seconda dei 
differenti gradi di sviluppo della societ. Nell'antichit coloro che lavoravano 
erano gli schiavi dei proprietari, come ancora in molti paesi retrogradi e 
perfino nella parte meridionale degli Stati Uniti. Nel medioevo erano i servi 
della gleba della nobilt proprietaria terriera, come sono ancora oggi in 
Ungheria, Polonia e Russia. Inoltre, nel medioevo e fino alla rivoluzione 
industriale vi erano nelle citt garzoni artigiani che lavoravano al servizio di 
maestri d'arte piccoli borghesi, e a poco a poco sorsero, con lo sviluppo della 
manifattura, anche operai manifatturieri che venivano occupati da capitalisti di 
una certa entit. 
  
7. In che cosa il proletario si distingue dallo schiavo? 
Lo schiavo  venduto una volta per sempre; il proletario deve vendere se stesso 
giorno per giorno, ora per ora. Il singolo schiavo, propriet di un solo 
padrone, ha l'esistenza - per miserabile che possa essere - assicurata gi 
dall'interesse di questo padrone; il singolo proletario, propriet per cos dire 
dell'intera classe dei borghesi, il quale il lavoro viene acquistato solo se 
qualcuno ne ha bisogno, non ha l'esistenza assicurata. Questa esistenza  
assicurata soltanto alla classe dei proletari nel suo insieme. Lo schiavo si 
trova al di fuori della concorrenza, il proletario si trova nel suo mezzo e ne 
risente tutte le oscillazioni. Lo schiavo  considerato un oggetto, non membro 
della societ borghese; il proletario  riconosciuto come persona, come membro 
della societ borghese. Lo schiavo pu quindi avere un'esistenza migliore del 
proletario, ma il proletario appartiene a uno stadio di sviluppo superiore della 
societ, e si trova egli stesso su di un grado superiore a quello dello schiavo. 
Lo schiavo si emancipa abolendo fra tutti i rapporti di propriet privata solo 
il rapporto della schiavit e divenendo solo in tal maniera egli stesso 
proletario; il proletario si pu emancipare solo abolendo la propriet privata 
in genere. 
  
8. In che cosa il proletario si distingue dal servo della gleba? 
Il servo della gleba ha il possesso e l'uso di uno strumento di produzione, di 
un appezzamento di terra, verso cessione di parte del provento o verso 
prestazione di lavoro. Il proletario lavora con strumenti di produzione altrui, 
per conto altrui, e riceve in cambio parte del provento. Il servo della gleba 
cede, il proletario viene ceduto. Il servo della gleba ha l'esistenza 
assicurata, il proletario non l'ha. Il servo della gleba  al di fuori della 
concorrenza, il proletario vi si trova in mezzo. Il servo della gleba si 
emancipa o fuggendo nelle citt per divenirvi artigiano o dando al suo signore 
del fondo denaro invece di lavoro e prodotti divenendo libero fittavolo, o 
cacciando il suo signore feudale e diventando proprietario egli stesso, in 
breve, entrando in un modo o nell'altro nella classe possidente e nella 
concorrenza. Il proletario si emancipa eliminando la concorrenza, la propriet 
privata e tutte le differenze di classe. 
  
9. In che cosa il proletario si distingue dall'artigiano? 
  
10. In che cosa il proletario si distingue dall'operaio manifatturiero? 
L'operaio manifatturiero dal secolo decimosesto fino al secolo decimottavo ha 
avuto ancora quasi dappertutto uno strumento di produzione in proprio possesso: 
il suo telaio, i filatoi per la sua famiglia, un campicello che coltivava nelle 
ore libere. Il proletario non ha nulla di tutto questo. L'operaio manifatturiero 
vive quasi sempre in campagna, in rapporti pi o meno patriarcali col suo 
signore del fondo o datore di lavoro; il proletario vive per lo pi in grandi 
citt e i suoi rapporti col datore di lavoro sono esclusivamente di denaro. 
L'operaio manifatturiero viene strappato alle sue condizioni di vita patriarcali 
dalla grande industria, perde quel poco che ancora possedeva e diviene in tal 
modo egli stesso proletario. 
  
11. Quali furono le conseguenze immediate della rivoluzione industriale e della 
scissione della societ in borghesi e proletari? 
In primo luogo, l'antico sistema della manifattura o dell'industria fondata sul 
lavoro manuale venne completamente distrutto in tutti i paesi del mondo dai 
prezzi dei prodotti industriali che si facevano sempre pi bassi in seguito al 
lavoro fatto con le macchine. Con ci tutti i paesi semibarbarici che fino ad 
allora erano rimasti pi o meno estranei allo svolgimento storico, e la cui 
industria fino a quel momento si era fondata sulla manifattura, furono strappati 
con la forza alla loro segregazione. Comprarono le merci pi a buon mercato 
dagli inglesi e lasciarono andare in rovina i propri operai manifatturieri. 
Cos, paesi che da millenni non avevano fatto alcun progresso, p. es. l'India, 
sono stati rivoluzionati in pieno, e perfino la Cina si avvia ora ad una 
rivoluzione. Si  giunti al punto che una nuova macchina, inventata oggi in 
Inghilterra, nel corso di un anno priva del pane milioni di operai cinesi. A 
questo modo la grande industria ha collegato tutti i popoli della terra, ha 
agglomerato in un mercato mondiale tutti i piccoli mercati locali, ha preparato 
ovunque la civilt e il progresso, ed  arrivato a far s che tutto ci che 
avviene nei paesi civili deve ripercuotersi su tutti gli altri paesi. Cosicch, 
se oggi gli operai si emancipano in Francia e in Inghilterra, questo fatto deve 
trarre con s in tutti gli altri paesi rivoluzioni che prima o poi condurranno a 
loro volta all'emancipazione dei rispettivi operai. 
In secondo luogo, dovunque la grande industria  subentrata alla manifattura, la 
rivoluzione industriale ha sviluppato al massimo grado la borghesia, la sua 
ricchezza e la sua potenza, facendone la prima classe del paese. Ne  stata 
conseguenza che dovunque ci accadeva, la borghesia riusc ad avere in mano il 
potere politico e soppiant le classi fino ad allora dominanti, l'aristocrazia, 
i borghesi facenti parte delle corporazioni di mestiere e la monarchia assoluta 
che rappresentava l'una e gli altri. La borghesia annient la potenza 
dell'aristocrazia, della nobilt abolendo i maggiorascati, cio la 
inalienabilit della propriet fondiaria, e tutti i privilegi nobiliari; 
distrusse la potenza dei borghesi membri delle corporazioni abolendo tutte le 
corporazioni di arti e mestieri e tutti i privilegi dell'artigianato. Al posto 
dell'una e dell'altra pose la libera concorrenza, cio quello stato della 
societ in cui ognuno ha il diritto di esercitare qualsiasi ramo dell'industria 
e da nulla gli pu essere impedito tale esercizio se non dalla mancanza del 
capitale occorrente. L'introduzione della libera concorrenza  dunque la 
pubblica dichiarazione che da quel momento in poi i membri della societ sono 
ormai ineguali fra di loro solo nella misura in cui sono ineguali i loro 
capitali, che il capitale  divenuto la potenza decisiva e che con ci i 
capitalisti, i borghesi, sono diventati la prima classe della societ. Ma la 
libera concorrenza  necessaria all'inizio della grande industria, perche  
l'unico stato della societ nel quale possa sorgere la grande industria. Dopo 
aver cos distrutto la potenza sociale della nobilt e dei borghesi delle 
corporazioni, la borghesia distrusse anche la loro potenza politica. Come nella 
societ si era elevata a prima classe, cos si proclam prima classe anche in 
forma politica. Lo fece mediante l'introduzione del sistema rappresentativo, che 
 fondato sulla eguaglianza civile dinanzi alla legge, sul riconoscimento 
giuridico della libera concorrenza e fu introdotto nei paesi europei nella forma 
delle monarchie costituzionali. In queste monarchie costituzionali sono elettori 
soltanto coloro che posseggono un certo capitale, quindi soltanto i borghesi; 
elettori-borghesi eleggono i deputati, e questi deputati-borghesi eleggono, 
mediante il diritto di rifiuto del pagamento delle imposte, un governo di 
borghesi. 
In terzo luogo, la rivoluzione industriale ha sviluppato ovunque il proletariato 
nella stessa misura in cui sviluppa la borghesia. Nella stessa proporzione in 
cui i borghesi divenivano pi ricchi, i proletari diventavano pi numerosi. 
Poich, non potendo i proletari essere impiegati se non dal capitale e il 
capitale non potendo aumentare se non mediante l'impiego del lavoro, l'aumento 
del proletariato procede di pari passo con l'aumento del capitale. Allo stesso 
tempo la rivoluzione industriale concentra tanto la borghesia come i proletari 
in grandi citt nelle quali l'industria pu essere esercitata col maggiore 
vantaggio, e con questo agglomeramento di grandi masse in un solo punto d ai 
proletari la coscienza della loro forza. Inoltre, quanto pi la rivoluzione 
industriale si sviluppa, quanto pi si inventano nuove macchine che soppiantano 
il lavoro manuale, tanto pi la grande industria riduce al suo minimo il 
salario, come gi si  detto, rendendo con ci sempre pi insopportabile la 
situazione del proletariato. Cos la rivoluzione industriale prepara una 
rivoluzione della societ da parte del proletariato, da un lato per il crescente 
malcontento, dall'altro per la crescente potenza del proletariato. 
  
12. Quali sono state le ulteriori conseguenze della rivoluzione industriale? 
La grande industria ha creato, con la macchina a vapore e con le altre macchine, 
i mezzi per aumentare all'infinito in breve tempo e con poca spesa la produzione 
industriale. La libera concorrenza che deriva necessariamente da questa grande 
industria assunse prestissimo un carattere estremamente violento, data quella 
facilit di produzione; una moltitudine di capitalisti si gett sull'industria e 
in breve tempo si produsse pi di quanto potesse abbisognare. Conseguenza ne fu 
che le merci fabbricate non potevano esser vendute, e che sopravvenne una 
cosiddetta crisi commerciale. Le fabbriche dovettero fermar le macchine, i 
fabbricanti fallirono e gli operai vennero a trovarsi senza pane. Dappertutto si 
ebbe la pi grande miseria. Dopo qualche tempo i prodotti eccedenti furono 
venduti, le fabbriche ricominciarono a lavorare, il salario sal e a poco a poco 
gli affari andarono di nuovo meglio che mai. Ma non pass molto tempo, che si 
riebbe una produzione eccessiva di merci e che sopravvenne una nuova crisi, che 
torn a seguire lo stesso preciso corso della prima. Cos, dall'inizio di questo 
secolo lo stato dell'industria ha oscillato continuamente fra epoche di 
prosperit e epoche di crisi, e tali crisi sono sopravvenute quasi regolarmente 
ogni cinque o sette anni, collegate ogni volta con una grandissima miseria degli 
operai, con una eccitazione rivoluzionaria generale, e con il pi grande 
pericolo per l'intera situazione esistente. 
  
13. Che cosa consegue da queste crisi commerciali che si ripetono regolarmente? 
In primo luogo, la grande industria, bench sia stata proprio essa a generare, 
durante il suo primo periodo di sviluppo, la libera concorrenza, tuttavia ora si 
 troppo sviluppata per trovarsi ancora bene con la libera concorrenza; per la 
grande industria, la concorrenza e in genere l'esercizio della produzione 
industriale da parte di singoli individui sono diventati per essa un vincolo che 
deve spezzare e spezzer; la grande industria, finch sar gestita sulla base 
attuale, pu reggersi solo tornando a ricadere di sette in sette anni in una 
confusione generale periodica, che ogni volta mette in pericolo la civilt 
intera e non solo precipita nella miseria i proletari, ma manda anche in rovina 
un gran numero di borghesi; dunque, o bisogna rinunciare del tutto alla grande 
industria, il che  assolutamente impossibile, o la grande industria rende 
assolutamente necessaria una organizzazione del tutto nuova della societ, nella 
quale la produzione industriale sia guidata non pi da singoli fabbricanti in 
reciproca concorrenza, ma da tutta la societ secondo un piano determinato e 
secondo il fabbisogno di tutti. 
In secondo luogo, la grande industria e l'estensione della produzione 
all'infinito che essa permette, rendono possibile uno stato della societ nel 
quale di ogni fabbisogno per la esistenza venga prodotto quel tanto che ogni 
membro della societ ne sia posto in grado di sviluppare e di mettere in azione 
tutte le sue forze e i suoi talenti in perfetta libert. Cosicch insomma 
proprio quel carattere della grande industria che nella societ odierna genera 
ogni miseria e tutte le crisi commerciali, sar proprio quello che in un'altra 
organizzazione della societ distrugger quella miseria e quelle oscillazioni 
apportatrici di sciagura. Di modo che  dimostrato con la maggior evidenza 
possibile: 
1) che d'ora in poi tutti questi mali sono da ascriversi soltanto 
all'ordinamento della societ, che non  pi adatto alla situazione; 
2) che ci sono i mezzi per eliminare questi mali completamente mediante un nuovo 
ordinamento della societ. 
  
14. Questo nuovo ordinamento della societ, di che tipo dovr essere? 
Prima di tutto dovr sottrarre l'esercizio dell'industria e in generale di tutti 
i rami della produzione ai singoli individui in concorrenza tra di loro, e dovr 
invece far gestire tutti quei rami della produzione dall'intera societ, cio in 
conto comune, secondo un piano comune, e con la partecipazione di tutti i membri 
della societ. Dunque abolir la concorrenza e le sostituir l'associazione. Ma, 
poich l'esercizio dell'industria da parte dei singoli aveva per conseguenza 
necessaria la propriet privata - e la concorrenza non  altro che il tipo di 
esercizio dell'industria da parte di singoli proprietari privati - ne consegue 
che la propriet privata non  scindibile dalla gestione singola e individuale 
dell'industria e dalla concorrenza. Quindi anche la propriet privata dovr 
essere abolita, e ad essa subentrer l'utilizzazione in comune di tutti i mezzi 
di produzione e la distribuzione di tutti i prodotti in base a un comune 
accordo, cio la cosiddetta comunanza dei beni. Anzi, l'abolizione della 
propriet privata  la sintesi pi concisa e pi caratteristica della 
trasformazione dell'ordinamento della societ che deriva necessariamente dallo 
sviluppo dell'industria, e a ragione quindi i comunisti la accentuano come 
rivendicazione principale. 
  
15. Dunque, prima d'ora la abolizione della propriet privata non era possibile? 

No. Ogni cambiamento dell'ordinamento sociale, ogni rivoluzione dei rapporti di 
propriet,  stata conseguenza necessaria della generazione di nuove forze 
produttive, che non si volevano pi piegare ai vecchi rapporti di propriet. La 
stessa propriet privata non  esistita sempre; ma, quando verso la fine del 
medioevo fu creata con la manifattura una nuova maniera di produzione che non si 
lasciava subordinare alla propriet feudale e corporativa allora vigente, questa 
manifattura, troppo cresciuta per trovarsi bene sotto i vecchi rapporti di 
propriet, gener una nuova forma di propriet, la propriet privata. Ma per la 
manifattura e per il primo stadio di sviluppo della grande industria non era 
possibile nessun'altra forma di propriet all'infuori della propriet privata, 
n nessun altro ordinamento della societ all'infuori di quello basato sulla 
propriet privata. Finch non si pu produrre tanto che non solo ci sia a 
sufficienza per tutti, ma rimanga inoltre un'eccedenza di prodotti da usare per 
l'aumento del capitale sociale e per l'ulteriore perfezionamento delle forze 
produttive, fino a questo momento non possono non esserci una classe dominante 
che dispone delle forze produttive della societ e una classe povera ed 
oppressa. Dal grado di sviluppo della produzione dipender la conformazione di 
queste classi. Il medioevo, che dipende dall'agricoltura, ci d il signore 
feudale e il servo della gleba, le citt del pi tardo medioevo ci mostrano il 
maestro d'arte e il garzone e il giornaliero, il secolo decimosettimo ha 
l'industria manifatturiera e gli operai della manifattura, il decimonono il 
grande fabbricante e il proletario. 
E' evidente che fino ad ora le forze produttive non erano ancora tanto 
sviluppate che si potesse produrre a sufficienza per tutti, e che per queste 
forze produttive la propriet privata era diventata un vincolo, un limite. Ma 
ora, per effetto dello sviluppo della grande industria: in primo luogo capitali 
e forze produttive sono prodotti in misura mai conosciuta prima; ed esistono i 
mezzi per aumentare all'infinito in breve tempo tali forze produttive; in 
secondo luogo, queste forze produttive sono concentrate nelle mani di pochi 
borghesi, mentre la grande massa del popolo si proletarizza sempre pi, mentre 
le sue condizioni diventano sempre pi miserabili e intollerabili a misura che 
crescono le ricchezze dei borghesi; in terzo luogo, queste forze produttive cos 
imponenti e facili ad essere aumentate, hanno preso un tale sopravvento sulla 
propriet privata e sui borghesi da provocare ad ogni momento violentissime 
perturbazioni nell'ordine della societ. Perci solo ora l'abolizione della 
propriet privata non solo  diventata possibile, ma addirittura assolutamente 
necessaria. 
  
16. L'abolizione della propriet sar possibile in via pacifica? 
Sarebbe desiderabile che ci potesse avvenire, e i comunisti sarebbero certo gli 
ultimi a opporvisi. I comunisti sanno troppo bene che tutte le cospirazioni non 
sono soltanto inutili ma, anzi, addirittura dannose. Sanno troppo bene che le 
rivoluzioni non si fanno deliberatamente e a capriccio, ma che sono state, 
sempre e ovunque, conseguenza necessaria di circostanze assolutamente 
indipendenti dalla volont e dalla direzione di singoli partiti e di classi 
intere. Ma vedono anche che lo sviluppo del proletariato viene represso con la 
violenza in quasi tutti i paesi civili e che a questa maniera gli avversari dei 
comunisti lavorano a tutta forza per una rivoluzione. Se a questo modo il 
proletariato oppresso finir per essere sospinto a una rivoluzione, noi 
comunisti difenderemo la causa dei proletari con l'azione come adesso la 
sosteniamo con la parola. 
  
17. L'abolizione della propriet privata sar possibile d'un sol tratto? 
No, proprio come nemmeno le forze produttive gi esistenti non si possono 
moltiplicare d'un sol tratto nella misura necessaria all'istituzione della 
comunanza dei beni. Dunque, la rivoluzione del proletariato che con ogni 
probabilit sta per avverarsi, potr trasformare la societ attuale solo a poco 
a poco, e potr abolire la propriet privata solo quando sar creata la massa 
dei mezzi di produzione a ci necessaria. 
  
18. Quale sar lo svolgimento di questa rivoluzione nel suo corso? 
Prima di tutto la rivoluzione del proletariato instaurer una costituzione 
democratica, e con ci il dominio politico diretto o indiretto del proletariato. 
Diretto, in Inghilterra, dove i proletari costituiscono gi la maggioranza del 
popolo. Indiretto, in Francia e in Germania, dove la maggioranza del popolo  
costituita non soltanto di proletari, ma anche di piccoli contadini e di piccoli 
borghesi, che solo ora per l'appunto si trovano nello stadio di transizione al 
proletariato e diventano sempre pi dipendenti dal proletariato in tutti i loro 
interessi politici, e quindi dovranno presto adattarsi alle rivendicazioni del 
proletariato. Ci coster forse una seconda battaglia, che per pu finire solo 
con la vittoria del proletariato. 
La democrazia sarebbe del tutto inutile al proletariato se non venisse subito 
usata quale mezzo per ottenere ulteriori misure che intacchino direttamente la 
propriet privata e garantiscano l'esistenza al proletariato. Di queste misure, 
le principali come risultano gi ora quali conseguenze necessarie della 
situazione esistente, sono le seguenti: 
1. Limitazione della propriet privata mediante imposte progressive, forti 
imposte di successione, abolizione della successione per via collaterale 
(fratelli, figli di fratelli ecc.), prestiti forzosi, ecc. 
2. Espropriazione graduale dei proprietari fondiari, dei fabbricanti, dei 
proprietari di ferrovie e degli armatori navali, in parte mediante la 
concorrenza dell'industria di stato, in parte direttamente, verso indennizzo in 
assegnati. 
3. Confisca dei beni di tutti gli emigrati e ribelli contro la maggioranza del 
popolo. 
4. Organizzazione del lavoro, cio impiego dei proletari nelle terre nazionali, 
nelle fabbriche e nelle officine, col che verr eliminata la reciproca 
concorrenza degli operai, e i fabbricanti, finch esisteranno, saranno costretti 
a pagare lo stesso salario aumentato dello stato. 
5. Eguale obbligo di lavoro per tutti i membri della societ fino all'abolizione 
completa della propriet privata. Formazione di eserciti industriali, 
specialmente per l'agricoltura. 
6. Accentramento del sistema di credito e della finanza nelle mani dello stato 
mediante una banca nazionale con capitale dello stato e soppressione di tutte le 
banche private e dei banchieri privati. 
7. Aumento delle fabbriche nazionali, delle officine, delle ferrovie e delle 
navi, dissodamento di tutti i terreni incolti e miglioramento di quelli gi 
dissodati, nella stessa proporzione con la quale aumentano i capitali e gli 
operai a disposizione della nazione. 
8. Educazione di tutti i fanciulli a cominciare, dal momento in cui possono fare 
a meno delle prime cure materne, in istituti nazionali e a spese della nazione. 
Educazione e lavoro di fabbrica insieme. 
9. Costruzione di grandi palazzi sui terreni nazionali, come abitazioni in 
comune per comunit di cittadini, le quali esercitino tanto l'industria quanto 
l'agricoltura, riunendo cos i vantaggi tanto della vita cittadina che di quella 
rurale, senza condividere la unilateralit e gli svantaggi dell'una e dell'altra 
maniera di vivere. 
10. Demolizione di tutte le abitazioni e di tutti i quartieri malsani e 
malcostruiti. 
11. Uguali diritti di successione tanto per i figli legittimi che per i figli 
illegittimi. 
12. Accentramento di tutti i trasporti nelle mani della nazione. 
Tutte queste misure non possono naturalmente essere messe in atto d'un sol 
colpo. Ma una qualsiasi di esse trarr sempre con s l'altra. Una volta compiuto 
il primo assalto radicale contro la propriet privata, il proletariato sar 
costretto ad andare sempre pi avanti, a concentrare sempre pi nelle mani dello 
stato tutto il capitale, tutta l'agricoltura, tutta l'industria, tutti i 
trasporti, tutti gli scambi. In questo senso operano tutte queste misure; ed 
esse diverranno attuabili e svilupperanno le loro conseguenze centralizzatrici 
nell'identica proporzione in cui il lavoro del proletariato moltiplicher le 
forze produttive del paese. Infine, quando tutto il capitale, tutta la 
produzione, tutti gli scambi saranno concentrati nelle mani della nazione, la 
propriet privata sar scomparsa da sola, il denaro sar divenuto superfluo, e 
la produzione sar tanto aumentata e gli uomini saranno tanto cambiati che 
potranno cadere anche le ultime forme di rapporto della vecchia societ. 
  
19. Questa rivoluzione potr verificarsi soltanto in un singolo paese? 
No. La grande industria, gi per il fatto di aver creato il mercato mondiale, ha 
collegato tutti i popoli della terra, e specialmente quelli civili, a tal punto 
che ogni popolo dipende da quello che accade presso un altro. Inoltre, essa ha 
livellato lo svolgimento della societ in tutti i paesi civili al punto che in 
tutti questi paesi borghesia e proletariato sono diventati le due classi 
decisive della societ, e la lotta fra queste due classi  diventata la lotta 
principale dei nostri giorni. La rivoluzione comunista non sar quindi una 
rivoluzione soltanto nazionale, sar una rivoluzione che avverr 
contemporaneamente in tutti i paesi civili, cio per lo meno in Inghilterra, 
America, Francia e Germania. Si svilupper pi rapidamente o pi lentamente in 
ognuno di questi paesi, a seconda che l'uno o l'altro di essi possiede una 
industria pi o meno perfezionata, una ricchezza maggiore o minore, una massa di 
forze produttive pi o meno importante. In Germania quindi l'attuazione della 
rivoluzione  lentissima e difficilissima, in Inghilterra rapidissima e 
facilissima. E anche negli altri paesi del mondo essa far sentire un'importante 
ripercussione, e trasformer completamente il tipo seguito fino ad ora dal loro 
svolgimento e lo accelerer di molto. E' una rivoluzione universale e avr 
perci anche un terreno universale. 
  
20. Quali saranno le conseguenze della eliminazione finale della propriet 
privata? 
Anzitutto, per il fatto che la societ sottrae alle mani dei capitalisti privati 
l'uso di tutte le forze produttive e di tutti i mezzi di scambio come pure lo 
scambio e la distribuzione dei prodotti, e li amministra secondo un piano 
risultante dai mezzi che si hanno a disposizione e dai bisogni della societ 
intera, - vengono eliminate le cattive conseguenze che oggi sono ancora connesse 
all'esercizio della grande industria. Le crisi scompaiono; la produzione estesa 
che per l'ordinamento attuale della societ  sovrapproduzione e causa tanto 
potente di miseria, non potr dopo la rivoluzione raggiungere neppure la 
sufficienza, e dovr essere ancora molto pi estesa. Invece di essere 
apportatrice di miseria, la sovrapproduzione garantir, ben pi che il 
fabbisogno immediato della societ, la soddisfazione dei bisogni di tutti, e 
generer nuovi bisogni e insieme i mezzi per soddisfarli. Essa sar condizione e 
occasione di nuovi progressi, ed attuer questi progressi senza che perci, come 
 accaduto ogni volta fino ad ora, l'ordinamento della societ sia messo in 
scompiglio. La grande industria, liberata dalla pressione della propriet 
privata, si svilupper in dimensioni di fronte alle quali il suo perfezionamento 
attuale apparir meschino quanto appare la manifattura nei confronti della 
grande industria dei nostri giorni. Questo sviluppo dell'industria metter a 
disposizione della societ una massa di prodotti sufficiente a soddisfare i 
bisogni di tutti. Cos anche l'agricoltura alla quale pure la pressione della 
propriet privata e del parcellamento impedisce di appropriarsi i miglioramenti 
gi compiuti e gli sviluppi scientifici, prender uno slancio assolutamente 
nuovo, e metter a disposizione della societ una quantit di prodotti del tutto 
sufficiente. A questo modo la societ dar prodotti sufficienti perch si possa 
organizzare la distribuzione in modo che siano soddisfatti i bisogni di tutti i 
suoi membri. Cos diventa superflua la divisione della societ in differenti 
classi contrapposte le une alle altre. E non solo superflua, ma addirittura 
incompatibile con il nuovo ordinamento sociale. L'esistenza delle classi ha 
origine nella divisione del lavoro, e nella nuova societ la divisione del 
lavoro del tipo che s' avuto finora, scomparir totalmente. Poich per portare 
la produzione industriale ed agricola all'altezza suesposta, non bastano da soli 
gli ausili meccanici e chimici; debbono essere sviluppate in misura 
corrispondente anche le capacit degli uomini che fanno funzionare quegli 
ausili. Come i contadini e gli operai manifatturieri del secolo passato hanno 
mutato tutto il loro tipo di vita e sono diventati essi stessi uomini del tutto 
nuovi quando furono trascinati nella grande industria, cos l'esercizio comune 
della produzione da parte dell'intera societ e il conseguente sviluppo nuovo 
della produzione abbisogner di uomini del tutto nuovi e li generer anche. 
L'esercizio comune della produzione non pu essere attuato da uomini come quelli 
di oggi, ognuno dei quali  subordinato a un unico ramo della produzione, 
incatenato ad esso, da esso sfruttato, ognuno dei quali ha sviluppato una sola 
delle sue attitudini a spese di tutte le altre, e conosce soltanto un ramo, o 
soltanto un ramo di un ramo della produzione complessiva. Gi l'industria 
attuale ha sempre minor uso per tali uomini. L'industria esercitata in comune e 
secondo un piano da tutta la societ presuppone assolutamente uomini le cui 
attitudini siano sviluppate in tutti i sensi, che siano in grado di abbracciare 
tutto il sistema della produzione. La divisione del lavoro gi ora minata dalle 
macchine, la quale fa di uno un contadino, dell'altro un calzolaio, d'un terzo 
un operaio di fabbrica, d'un quarto uno speculatore in borsa, scomparir dunque 
del tutto. L'educazione potr far seguire ai giovani rapidamente l'intero 
sistema della produzione, li metter in grado di passare a turno da uno 
all'altro ramo della produzione, a seconda dei motivi offerti dai bisogni della 
societ o dalle loro proprie inclinazioni. Toglier ai giovani il carattere 
unilaterale impresso ad ogni individuo dall'attuale divisione del lavoro. A 
questo modo la societ organizzata comunisticamente offrir ai suoi membri 
l'occasione di applicare in tutti i sensi le loro attitudini sviluppate in tutti 
i sensi. Ma con ci scompaiono necessariamente anche le differenti classi. 
Cosicch da una parte la societ organizzata comunisticamente  incompatibile 
coll'esistenza delle classi, e dall'altra parte l'instaurazione di questa 
societ offre essa stessa i mezzi per abolire queste differenze tra le classi. 
Risulta da ci che scomparir anche l'antagonismo fra citt e campagna. 
L'esercizio dell'agricoltura e dell'industria per opera degli stessi uomini, 
invece che per opera di due classi differenti,  condizione necessaria 
dell'associazione comunista gi per cause del tutto materiali. La dispersione 
della popolazione dedita all'agricoltura nelle campagne, accanto al 
conglomeramento della popolazione industriale nelle grandi citt  una 
situazione che corrisponde solo a uno stadio ancora poco sviluppato 
dell'agricoltura e dell'industria, un ostacolo ad ogni ulteriore sviluppo che  
gi ora molto sensibile. 
L'associazione generale dei membri della societ per lo sfruttamento comune e 
pianificato delle forze produttive, l'estensione della produzione a un grado 
tale che essa soddisfer i bisogni di tutti, la cessazione di una situazione 
nella quale i bisogni dell'uno vengono soddisfatti a spese dell'altro, la 
distruzione completa delle classi e dei loro antagonismi, lo sviluppo universale 
delle capacit di tutti i membri della societ mediante l'eliminazione della 
divisione del lavoro esistente finora, mediante l'educazione industriale, 
mediante l'alternarsi delle attivit, mediante la partecipazione di tutti ai 
godimenti prodotti da tutti, mediante la fusione di citt e campagna - ecco i 
risultati principali dell'abolizione della propriet privata. 
  
21. Che influenza eserciter l'ordinamento comunistico sulla famiglia? 
L'ordinamento comunistico della societ far del rapporto fra i due sessi un 
semplice rapporto privato che riguarder solo le persone che vi partecipano, e 
nel quale la societ non ha da ingerirsi. Potr farlo perch elimina la 
propriet privata ed educa in comune i bambini, distruggendo cos le due 
fondamenta del matrimonio come si  avuto finora; la dipendenza della donna 
dall'uomo e dei figli dai genitori dovuta alla propriet privata. Qui sta anche 
la risposta alle strida dei filistei moralisti contro la comunanza comunista 
delle donne. La comunanza delle donne  una situazione legata totalmente alla 
societ borghese e che oggigiorno esiste in pieno nella prostituzione. Ma la 
prostituzione poggia sulla propriet privata e cade con essa. Dunque, 
l'organizzazione comunista, anzich introdurre la comunanza delle donne, la 
abolisce invece. 
  
22. Come si comporter l'organizzazione comunista nei riguardi delle nazionalit 
esistenti? 
- rimane. 
  
23. Come si comporter nei riguardi delle religioni esistenti? 
- rimane. 
  
24. Come si distinguono i comunisti dai socialisti? 
I cosiddetti socialisti si dividono in tre classi. 
La prima classe consiste di seguaci della societ feudale e patriarcale che  
stata distrutta e continua ancora ad essere distrutta giorno per giorno dalla 
grande industria, dal commercio mondiale e dalla societ borghese creata 
dall'una e dall'altro. Questa classe trae dai mali della societ attuale la 
conseguenza che si dovrebbe restaurare la societ feudale e patriarcale, perch 
questa era immune da quei mali. Tutte le sue proposte conducono, per vie dritte 
o traverse, a questa meta. Questa classe di socialisti reazionari sar sempre 
attaccata energicamente dai comunisti, nonostante la sua pretesa simpatia e le 
sue calde lacrime per la miseria del proletariato, perch: 
1) tende a qualcosa di semplicemente impossibile; 
2) cerca di instaurare il dominio dell'aristocrazia, dei maestri d'arte e dei 
manifatturieri col loro seguito di re assoluti o feudali, di funzionari, di 
soldati e di preti, - societ che, certo, era immune dagli inconvenienti della 
societ attuale, ma in cambio portava con s per lo meno altrettanti altri mali 
e non offriva neppure la prospettiva della liberazione degli operai oppressi 
mediante una organizzazione comunista; 
3) manifesta le sue vere intenzioni ogni volta che il proletariato diventa 
rivoluzionario e comunista, nel quale caso essa si allea immediatamente con la 
borghesia contro i proletari. 
La seconda classe consiste di seguaci della societ attuale, nei quali i mali 
che ne provengono necessariamente hanno destato timori per l'esistenza di questa 
societ stessa. Essi tendono dunque a conservare la societ attuale, ma ad 
eliminare i mali ad essa connessi. A questo scopo gli uni propongono pure e 
semplici misure di beneficenza, gli altri grandiosi sistemi di riforma, che 
vogliono conservare le basi della societ attuale e con ci la societ attuale, 
sotto il pretesto di riorganizzare la societ. Questi socialisti borghesi 
dovranno essere anch'essi continuamente combattuti dai comunisti, poich 
lavorano per i nemici dei comunisti e difendono proprio quella societ che i 
comunisti vogliono abbattere. 
La terza classe infine consiste di socialisti democratici, i quali vogliono, 
sulla stessa strada dei comunisti, una parte delle misure indicate nella domanda 
18, ma non come mezzi di transizione al comunismo, bens come misure sufficienti 
ad abolire la miseria e a far scomparire i mali della societ attuale. Questi 
socialisti democratici sono o proletari non ancora sufficientemente illuminati 
sulle condizioni della liberazione della loro classe, oppure sono i 
rappresentanti dei piccoli borghesi, classe che sotto molti aspetti ha lo stesso 
interesse dei proletari, fino al momento in cui si ottengono la democrazia e le 
misure socialiste che dalla democrazia derivano. I comunisti dovranno quindi 
raggiungere un'intesa con questi socialisti democratici e dovranno in genere 
seguire pel momento una politica il pi possibile comune con essi, a meno che 
questi socialisti non entrino al servizio della borghesia dominante e non 
attacchino i comunisti. E' evidente che tale tipo di azione comune non esclude 
la discussione con essi delle differenze. 
  
25. Come si comportano i comunisti di fronte agli altri partiti politici della 
nostra epoca? 
Questo rapporto varia secondo i vari paesi. In Inghilterra, Francia e Belgio, 
dove domina la borghesia, i comunisti hanno ancora, pel momento, un interesse 
comune coi vari partiti democratici, interesse tanto maggiore quanto pi i 
democratici, con le misure socialiste da essi attualmente sostenute dappertutto, 
si avvicinano al fine dei comunisti, cio quanto pi chiaramente e decisamente 
questi partiti sostengono gli interessi del proletariato e quanto pi al 
proletariato si appoggiano. In Inghilterra, p. es., il movimento cartista, 
composto di operai,  infinitamente pi vicino ai comunisti che non i piccoli 
borghesi democratici o i cosiddetti radicali. 
In America, dove  introdotta la costituzione democratica, i comunisti staranno 
col partito che vuole rivolgere questa costituzione contro la borghesia e usarla 
nell'interesse del proletariato. 
In Svizzera, i radicali, bench siano ancora un partito assai misto, sono 
tuttavia gli unici coi quali i comunisti possano stringere rapporti, e fra 
questi radicali a loro volta quelli del cantone di Vaud e i ginevrini sono i pi 
progrediti. 
In Germania, infine, la lotta decisiva fra borghesia e monarchia assoluta deve 
ancora aver luogo. Ma, siccome i comunisti non possono contare sulla lotta 
decisiva fra loro stessi e la borghesia prima che quest'ultima abbia il potere, 
 dunque interesse dei comunisti di aiutare a portare al potere i borghesi al 
pi presto possibile, per riabbatterli al pi presto possibile. I comunisti 
debbono dunque prender sempre partito per i borghesi liberali di fronte ai 
governi, e guardarsi soltanto dal condividere le illusioni dei borghesi o dal 
prestar fede alle loro seducenti assicurazioni sulle salutari conseguenze della 
vittoria della borghesia per il proletariato. Gli unici vantaggi che la vittoria 
della borghesia offrir ai comunisti consisteranno: l) in varie concessioni che 
faciliteranno ai comunisti la difesa, la discussione e la diffusione dei loro 
principi e quindi l'unificazione del proletariato in una classe strettamente 
unita, pronta alla lotta e organizzata; e 2) nella certezza che, dal giorno che 
vedr la caduta dei governi assoluti, sar venuto il turno della lotta fra 
borghesi e proletari. Da questo giorno la politica di partito dei comunisti sar 
la stessa che nei paesi dove gi ora la borghesia domina. 
  

