



Vladimir Lenin 
(1917)



Lettere sulla Tattica

  



Scritta tra l'8 e il 13 (21 e 26) aprile 1917
Pubblicata in opuscolo per le edizioni "Pribol", Pietrogrado, nell'aprile 1917



  
Prefazione
  
Sul tema indicato nel titolo, ho dovuto tenere a Pietrogrado un rapporto, il 4 
aprile 1917, dapprima in una riunione di bolscevichi, delegati alla Conferenza 
panrussa dei Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, che, dovendo 
ripartire, non potevano concedermi alcuna dilazione. Alla fine della riunione il 
compagno G. Zinov'ev, che presiedeva, mi ha proposto a nome dell'assemblea di 
ripetere subito il mio rapporto in una riunione di delegati bolscevichi e 
menscevichi che desideravano discutere la questione dell'unificazione del 
Partito operaio socialdemocratico di Russia. 
Bench mi fosse difficile ripetere subito il mio rapporto, non ho ritenuto di 
avere il diritto di rifiutare ci che mi chiedevano i miei compagni e i 
menscevichi che, a causa dell'imminente partenza, non potevano concedermi 
rinvii. 
Nel corso della relazione ho riletto le mie tesi [1], pubblicate nel n 26 della 
Pravda, il 17 aprile 1917 [*1]. 
Le tesi e il rapporto hanno suscitato dissensi tra gli stessi bolscevichi e 
persino nella redazione della Pravda. Dopo varie riunioni siamo pervenuti 
all'unanime conclusione che era pi opportuno discutere apertamente questi 
dissensi, fornendo cos elementi per la conferenza panrussa del nostro partito 
(Partito operaio socialdemocratico di Russia, unificato dal Comitato centrale), 
convocata per il 20 aprile 1917 a Pietrogrado. 
In conformit con questa decisione pubblico le lettere che seguono, senza 
pretendere di esaminare la questione in tutti i suoi aspetti, ma segnalando 
unicamente gli argomenti principali, che hanno particolare importanza sotto il 
profilo dei compiti pratici del movimento della classe operaia. 
 
  
Lettera Prima
Valutazione del momento attuale
  
Il marxismo esige da noi una valutazione esatta e oggettivamente controllabile 
dei rapporti tra le classi e delle particolarit specifiche di ogni momento 
storico. Noi bolscevichi ci siamo sempre sforzati di rimanere fedeli a questa 
istanza che  assolutamente indispensabile per ogni politica scientificamente 
fondata. 
"La nostra dottrina non  un dogma, ma una guida per l'azione" [2], hanno sempre 
sostenuto Marx ed Engels, burlandosi a ragione delle "formule" imparate a 
memoria e ripetute meccanicamente, le quali, nel migliore dei casi, possono 
tutt'al pi indicare i compiti generali che vengono di necessit modificati 
dalla situazione economica e politica concreta di ciascuna fase particolare del 
processo storico. 
Quali sono dunque i fatti oggettivi, rigorosamente accertati, sulla cui base il 
partito del proletariato rivoluzionario deve oggi orientarsi per determinare gli 
obiettivi e le forme della sua azione? 
Nella mia prima Lettera da lontano (La prima fase della prima rivoluzione), 
pubblicata nella Pravda, nn. 14 e 15 del 21 e del 22 marzo 1917 e nelle mie tesi 
ho definito "L'originalit del momento attuale in Russia" come una fase di 
transizione dalla prima alla seconda tappa della rivoluzione. Ho ritenuto 
pertanto che la parola d'ordine fondamentale, il "compito del giorno", dovesse 
essere cos formulata in quel momento: "Operai, avete compiuto miracoli di 
eroismo proletario, popolare, nella guerra civile contro lo zarismo; dovete 
adesso compiere miracoli nell'organizzazione del proletariato e di tutto il 
popolo per preparare la vostra vittoria nella seconda fase della rivoluzione" 
(Pravda, n 15) 
In che cosa consiste la prima fase? 
Nel passaggio del potere statale alla borghesia. 
Prima della rivoluzione del febbraio-marzo 1917, il potere dello Stato 
apparteneva in Russia ad una vecchia classe, alla nobilt terriera feudale 
capeggiata da Nicola Romanov. 
Dopo questa rivoluzione il potere  passato ad un'altra classe, a una classe 
nuova, alla borghesia. 
Il passaggio del potere statale, da una classe ad un'altra  il primo segno, il 
carattere principale, fondamentale, di una rivoluzione, sia nel senso 
rigorosamente scientifico che nel senso pratico-politico del termine. 
Pertanto la rivoluzione borghese o democratico-borghese  gi terminata in 
Russia. 
Sentiamo levarsi qui la protesta dei contraddittori ai quali piace chiamarsi 
"vecchi bolscevichi": non abbiamo sempre detto che la rivoluzione democratica 
borghese pu essere portata a termine solo dalla "dittatura democratica 
rivoluzionaria del proletariato e dei contadini"? e la rivoluzione agraria, che 
 anch'essa democratica borghese,  forse terminata? non  invece un fatto che 
essa non  ancora cominciata? 
Rispondo: le idee e le parole d'ordine dei bolscevichi sono state interamente 
confermate dalla storia nel loro insieme, ma in concreto le cose sono andate in 
maniera diversa da quanto io (o qualunque altro) potevo prevedere, si sono cio 
svolte in modo pi originale, peculiare e vario. 
Ignorare, dimenticare questo fatto significherebbe porsi sul piano di quei 
"vecchi bolscevichi" che pi d'una volta hanno avuto una triste funzione nella 
storia del nostro partito, ripetendo stolidamente una formula imparata a memoria 
invece di studiare quanto vi era di originale nella nuova e vivente realt. 
La "dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini"  gi 
un fatto [*2] nella rivoluzione russa, poich questa "formula" prevede soltanto 
un rapporto tra le classi, e non un'istituzione politica concreta che realizzi 
questo rapporto e questa collaborazione. Il "Soviet dei deputati degli operai e 
dei soldati"  la "dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei 
contadini" gi realizzata dalla vita. 
Questa formula  ormai invecchiata. La vita l'ha trasferita dal regno delle 
formule in quello della realt, le ha dato carne e sangue, l'ha concretata e per 
ci stesso modificata. 
All'ordine del giorno si pone adesso un compito diverso, un compito nuovo: la 
scissione, all'interno di questa dittatura, tra gli elementi proletari 
(antidifensisti, internazionalisti, "comunisti", fautori del passaggio alla 
Comune) e gli elementi piccolo proletari o piccolo-borghesi (Ckheidze, 
Tsereteli, Steklov, i socialisti-rivoluzionari e tutti gli altri difensisti 
rivoluzionari che avversano il movimento verso la Comune e propugnano l' 
"appoggio" alla borghesia e al governo borghese). 
Chi parla oggi soltanto della "dittatura democratica rivoluzionaria del 
proletariato e dei contadini"  in ritardo sulla vita e di conseguenza  passato 
di fatto nel campo della piccola borghesia, contro la lotta di classe 
proletaria, e merita di essere relegato nell'archivio delle curiosit 
"bolsceviche" prerivoluzionarie (si potrebbe dire, nell'archivio dei "vecchi 
bolscevichi"). 
La dittatura democratica del proletariato e dei contadini  gi realizzata, ma 
in modo molto originale, con una serie di modificazioni della massima 
importanza. Ne parler specificamente in una delle mie prossime lettere. Per il 
momento baster assimilare l'innegabile verit che il marxista deve tener conto 
della vita concreta, dei fatti precisi della realt, e non abbarbicarsi alla 
teoria di ieri, che, come ogni teoria, indica nel migliore dei casi soltanto il 
fondamentale, il generale, si approssima soltanto a cogliere la complessit 
della vita. 
"Grigia  la teoria, amico mio, ma verde  l'albero eterno della vita" [3]. 
Chi pone il problema del "compimento" della rivoluzione borghese alla vecchia 
maniera, sacrifica il marxismo vivente alla lettera morta. 
La vecchia formula era: al dominio della borghesia pu e deve seguire il dominio 
del proletariato e dei contadini, la loro dittatura. 
Ma nella vita reale  gi andata diversamente: si  avuto un intreccio 
estremamente originale, nuovo, senza precedenti dell'uno e dell'altro dominio. 
Infatti esistono, l'uno accanto all'altro, insieme, simulataneamente, e il 
dominio della borghesia (governo Lvov-Guckov) e la dittatura democratica 
rivoluzionaria del proletariato e dei contadini, che cede volontariamente il 
potere alla borghesia e si trasforma volontariamente in una sua appendice. 
Non bisogna infatti dimenticare che nella pratica a Pietrogrado il potere  
nelle mani degli operai e dei soldati e che contro di essi il nuovo governo non 
ricorre e non pu ricorrere alla violenza, perch non esistono n una polizia n 
un esercito distinti dal popolo e neanche una burocrazia onnipotente al di sopra 
del popolo. Questo  un fatto. Un fatto che caratterizza appunto uno Stato del 
tipo della Comune di Parigi. Un fatto che non s'inquadra nei vecchi schemi. 
Bisogna saper adattare gli schemi alla vita e non ripetere parole prive ormai di 
senso sulla "dittatura del proletariato e dei contadini" in generale. 
Esaminiamo la questione da un altro lato, per chiarirla meglio. 
Il marxista non deve mai abbandonare il solido terreno dell'analisi dei rapporti 
di classe. Al potere c' la borghesia. Ma i contadini non sono anch'essi una 
borghesia d'un altro strato, d'un altro genere, d'un altro carattere? Da che 
cosa si deduce che questo strato non pu arrivare al potere "portando a termine" 
la rivoluzione democratica borghese? Perch questo sarebbe impossibile? 
Cos ragionano spesso i vecchi bolscevichi. 
Rispondo che questo  perfettamente possibile. Ma il marxista, per valutare una 
situazione, deve procedere dal reale e non dal possibile. 
Ora, la realt ci addita il fatto che i deputati dei contadini e dei soldati, 
liberamente eletti, entrano liberamente nel secondo governo, nel governo 
collaterale, lo integrano, lo sviluppano e lo perfezionano liberamente, e, non 
meno liberamente, cedono il potere alla borghesia: fatto che non "contrasta" in 
alcun modo con la teoria marxista, perch noi abbiamo sempre saputo e indicato 
pi volte che la borghesia rimane al potere non soltanto con la violenza, ma 
anche in virt dell'incoscienza, dell'abitudinarismo, della passivit e della 
disorganizzazione delle masse. 
Ed  davvero ridicolo, dinanzi alla realt di oggi, lasciar da parte i fatti e 
parlare delle "possibilit". 
 possibile che i contadini prendano tutte le terre e tutto il potere. Non solo 
non dimentico questa eventualit e non circoscrivo all'oggi il mio orizzonte, ma 
formulo esattamente e con chiarezza il programma agrario, tenendo conto di un 
nuovo fenomeno: l'approfondirsi della scissione tra gli operai agricoli e i 
contadini poveri, da una parte, e i contadini-proprietari, dall'altra. 
Ma esiste anche una diversa possibilit: i contadini possono dare ascolto ai 
consigli del partito socialista-rivoluzionario, partito piccolo-borghese 
soggetto all'influenza dei borghesi e schierato nel campo dei difensisti, il 
quale raccomanda ai contadini di aspettare fino all'Assemblea costituente, 
bench sino ad oggi non sia stata fissata ancora nemmeno la data della sua 
convocazione! [*3] 
 possibile che i contadini mantengano e prolunghino il compromesso con la 
borghesia, compromesso che hanno ora concluso non solo formalmente, ma anche di 
fatto attraverso i Soviet dei deputati degli operai e dei soldati. 
Le possibilit sono diverse. Sarebbe un gravissimo errore dimenticare il 
movimento e il programma agrario. Ma sarebbe un errore non meno grave 
dimenticare la realt, che ci addita l'esistenza di un accordo o, per usare 
un'espressione pi esatta, meno giuridica, pi economico-classista, l'esistenza 
di una collaborazione di classe tra la borghesia e i contadini. 
Quando questo fatto cesser di essere un fatto, quando i contadini si 
separeranno dalla borghesia, s'impadroniranno della terra contro di essa e 
prenderanno il potere contro di essa, allora avr inizio una nuova fase della 
rivoluzione democratica borghese, della quale tratteremo a parte. 
Il marxista che, di fronte all'eventualit di questa fase futura, dimentichi i 
suoi doveri di oggi, del momento in cui i contadini si accordano con la 
borghesia, diventerebbe un piccolo borghese. Di fatto predicherebbe al 
proletariato la fiducia nella piccola borghesia ("questa piccola borghesia, 
questa popolazione contadina, deve separarsi dalla borghesia nel quadro stesso 
della rivoluzione democratica borghese"). La "possibilit" di un avvenire dolce 
e gradevole, in cui i contadini non saranno pi a rimorchio della borghesia e in 
cui i socialisti-rivoluzionari, Ckheidze, Tsereteli, Steklov, non saranno pi 
un'appendice del governo borghese, la "possibilit" di questo gradevole avvenire 
gli farebbe dimenticare lo sgradevole presente, in cui i contadini sono ancora a 
rimorchio della borghesia e in cui i socialisti-rivoluzionari e i 
socialdemocratici sono ancora un'appendice del governo borghese, l'opposizione 
di "sua maest" [4] Lvov. 
Questo ipotetico personaggio rassomiglierebbe ad un mellifluo Louis Blanc, a un 
dolciastro kautskiano, ma in nessun caso ad un marxista rivoluzionario. 
Non si rischia per di cadere nel soggettivismo quando si desidera "saltare" 
dalla rivoluzione democratica borghese ancora incompiuta - che non ha superato 
il movimento contadino - alla rivoluzione socialista? 
Se dicessi: "Niente zar, ma un governo operaio" [5], incorrerei in questo 
pericolo. Ma io non dico questo, dico tutt'altra cosa, dico che non vi pu 
essere in Russia altro governo (escluso il governo borghese) se non i Soviet dei 
deputati degli operai, dei salariati agricoli, dei soldati e dei contadini. Dico 
che oggi in Russia il potere pu passare da Guckov e Lvov soltanto a questi 
Soviet, nei quali predominano appunto i contadini, i soldati, predomina la 
piccola borghesia, per usare un termine marxista, scientifico, per usare una 
definizione di classe e non un'espressione corrente, filistea e puramente 
professionale. 
Nelle mie tesi mi sono ben premunito contro ogni tentativo di saltare al di 
sopra del movimento contadino o piccolo-borghese in generale, che non ha ancora 
esaurito tutte le sue possibilit, contro ogni tentativo di giocare alla "presa 
del potere" da parte di un governo operaio, contro ogni avventura blanquista, 
perch mi sono richiamato espressamente all'esperienza della Comune di Parigi. E 
quell'esperienza, come  noto e come Marx ha esaurientemente dimostrato nel 1871 
e Engels nel 1891 [6], escluse del tutto il blanquismo, garant il dominio 
diretto, immediato e incondizionato della maggioranza e l'iniziativa delle masse 
soltanto nella misura in cui questa massa intervenne coscientemente. 
Nelle mie tesi ho ricondotto tutto, nel modo pi esplicito, alla lotta per 
l'influenza all'interno dei Soviet dei deputati degli operai, dei salariati 
agricoli, dei contadini e dei soldati. E, per non lasciare in proposito nemmeno 
l'ombra di un dubbio, nelle tesi ho sottolineato due volte la necessit di un 
lavoro di "spiegazione", paziente e tenace, che "si conformi ai bisogni pratici 
delle masse". 
Gli ignoranti o i rinnegati del marxismo, come il signor Plekhanov e i suoi 
simili, possono gridare all'anarchia, al blanquismo, ecc. Chi vuole invece 
riflettere e imparare non pu non capire che il blanquismo  la presa del potere 
da parte di una minoranza, mentre i Soviet dei deputati operai, ecc., sono 
notoriamente l'organizzazione diretta e immediata della maggioranza del popolo. 
Un'azione ricondotta alla lotta per assicurare la propria influenza all'interno 
dei Soviet non pu, non pu assolutamente, portare nel pantano del blanquismo. E 
non pu condurre neanche sul pantano dell'anarchismo, poich l'anarchismo  la 
negazione della necessit dello Stato e del potere statale nel periodo di 
transizione dal dominio della borghesia al dominio del proletariato. Io sostengo 
invece, con una chiarezza che esclude qualsiasi possibilit di malinteso, la 
necessit dello Stato in questo periodo, per, d'accordo con Marx e con 
l'esperienza della Comune di Parigi, non di uno Stato parlamentare borghese 
ordinario, ma di uno Stato senza esercito permanente, senza una polizia opposta 
al popolo, senza una burocrazia posta al di sopra del popolo. 
Se il signor Plekhanov, nel suo Edinstvo, grida con tutte le sue forze 
all'anarchia, non fa che dare ancora una prova della sua rottura con il 
marxismo. Alla mia sfida, pubblicata nella Pravda, a dirci che cosa Marx ed 
Engels hanno insegnato riguardo allo Stato, nel 1871, nel 1872 e nel 1875, il 
signor Plekhanov  e sar sempre costretto a replicare col silenzio 
sull'importanza della questione e con strepiti degni di un borghese esasperato. 
L'ex marxista signor Plekhanov non ha compreso affatto la teoria marxista dello 
Stato. I germi di questa incomprensione sono visibili del resto nella sua 
incomprensione sono, del resto, visibili nel suo opuscolo in tedesco 
sull'anarchismo [7]. 
  
* * * * *
  
Vediamo ora come il compagno Iu. Kamenev, in una nota pubblicata nel n 27 della 
Pravda, formuli i suoi dissensi dalle mie tesi e dalle opinioni espresse sopra. 
Questo ci aiuter a chiarirle ulteriormente. 
    "Quanto allo schema generale del compagno Lenin - scrive il compagno Kamenev 
    - lo riteniamo inaccettabile, perch muove dalle premesse che la rivoluzione 
    democratica borghese  conclusa e fa assegnamento sull'immediata 
    trasformazione di questa rivoluzione in rivoluzione socialista..." 
Vi sono qui due errori gravi. 
Primo. Il problema della "conclusione" della rivoluzione democratica borghese  
mal posto. Se ne d infatti un'impostazione astratta, semplicistica e, se cos 
si pu dire, monocromatica, che non corrisponde alla realt oggettiva. Chiunque 
imposti cos la questione, chiunque si domandi oggi se la rivoluzione 
democratica borghese  "conclusa" e si limiti soltanto a questo, si priva della 
possibilit stessa di capire una realt eccezionalmente complessa e, quanto 
meno, "bicromatica". Questo nella teoria. Nella pratica, poi, egli capitola 
miserevolmente dinanzi al rivoluzionarismo piccolo-borghese. 
In effetti, la realt ci mostra tanto il passaggio del potere alla borghesia 
("conclusione" di una rivoluzione democratica borghese di tipo abituale) quanto 
l'esistenza, accanto al governo effettivo, di un governo collaterale, che  la 
"dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini". Questo 
"secondo governo" ha ceduto esso stesso il potere alla borghesia e si  legato 
da s al governo borghese. 
La formula vetero-bolscevica del compagno Kamenev, "la rivoluzione democratica 
borghese non  conclusa", abbraccia forse questa realt? 
No, questa formula  invecchiata. Non serve pi a niente.  morta. E invano si 
cercher di resuscitarla. 
Secondo. Una questione pratica. Non sappiamo se oggi in Russia pu ancora 
esistere una forma particolare di "dittatura democratica rivoluzionaria del 
proletariato e dei contadini" distaccata dal governo borghese. Ma non si pu 
fondare la tattica marxista sull'ignoto. 
Del resto, se questa forma pu ancora esistere, non c' che una via, e una sola, 
per giungervi: gli elementi proletari, comunisti, devono separarsi, 
immediatamente, in modo risoluto e irrevocabile, dagli elementi 
piccolo-borghesi. 
Perch? 
Perch tutta la piccola borghesia si orienta necessariamente, e non per caso, 
verso lo sciovinismo (= difensismo), verso l' "appoggio" alla borghesia, verso 
la sottomissione alla borghesia, per timore di smarrirsi senza di essa, ecc., 
ecc. 
Come "spingere" la piccola borghesia al potere, se essa oggi, pur avendone la 
possibilit, non vuole prenderlo? 
Soltanto con la separazione del partito proletario, comunista, soltanto con la 
lotta di classe proletaria, libera dalla timidezza di questi piccoli borghesi. 
Soltanto la coesione dei proletari, che sono liberi nei fatti e non a parole 
dall'influenza della piccola borghesia, potr rendere cos "scottante" il 
terreno sotto i piedi della piccola borghesia che essa, in date circostanze, 
sar costretta a prendere il potere. Non  da escludere che Guckov e Miliukov - 
sia pure in date circostanze - siano favorevoli al potere totale e unico di 
Ckheidze, di Tsereteli, dei socialisti-rivoluzionari, di Steklov, poich costoro 
sono, dopo tutto, dei "difensisti"! 
Chi separa sin da oggi, in modo immediato e irrevocabile gli elementi proletari 
dei Soviet (cio il partito proletario, comunista) dagli elementi 
piccolo-borghesi esprime giustamente gli interessi del movimento nei due casi 
possibili: cio sia nel caso in cui la Russia giunga ancora ad una "dittatura 
del proletariato e dei contadini" peculiare, autonoma, non subordinata alla 
borghesia; sia nel caso in cui la piccola borghesia non riesca a staccarsi dalla 
borghesia e rimanga eternamente (cio sino al socialismo) esitante tra essa e 
noi. 
Chiunque si ispiri nella sua azione alla semplice formula secondo cui "la 
rivoluzione democratica borghese non  conclusa" si rende in qualche modo 
garante che la piccola borghesia  forse capace di rendersi indipendente dalla 
borghesia. E per ci stesso capitola miserevolmente, nel momento attuale, 
dinanzi alla piccola borghesia. 
A tal proposito, non sar inutile ricordare che, riguardo alla "formula" della 
dittatura del proletariato e dei contadini, gi nelle Due tattiche (1905) 
sottolineavo specificatamente (cfr. p. 435 di Dodici anni): 
    "La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini, 
    come tutto ci che esiste nel mondo, ha un passato ed un avvenire. Il suo 
    passato  l'autocrazia, la servit della gleba, la monarchia, il privilegio 
    [...] Il suo avvenire  la lotta contro la propriet privata,  la lotta del 
    salariato contro il padrone,  la lotta per il socialismo". 
Il compagno Kamenev commette l'errore di considerare, ancora nel 1917, soltanto 
il passato della dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei 
contadini. Ma, in realt, per essa  gi cominciato l'avvenire, perch gli 
interessi e la politica dell'operaio salariato e del piccolo proprietario sono 
di fatto divergenti e divergono, per giunta, su una questione capitale come 
quella del "difensismo" e dell'atteggiamento verso la guerra imperialistica. 
Vengo cos al secondo errore contenuto nella citata argomentazione del compagno 
Kamenev. Egli mi rimprovera di "far assegnamento" nel mio schema "sull'immediata 
trasformazione di questa rivoluzione (democratica borghese) in rivoluzione 
socialista". 
 falso. Non solo non "faccio assegnamento" sulla "immediata trasformazione" 
della nostra rivoluzione in rivoluzione socialista, ma, anzi, metto in guardia 
esplicitamente contro di essa e nella tesi n 8 affermo espressamente: "... il 
nostro compito immediato non  l' "instaurazione" del socialismo..." 
Non  forse evidente che chi faccia assegnamento sulla trasformazione immediata 
della nostra rivoluzione in rivoluzione socialista non potrebbe insorgere contro 
il compito immediato dell'instaurazione del socialismo? 
Ma non  tutto. In Russia  impossibile instaurare "immediatamente" anche uno 
"Stato-Comune" (cio uno Stato organizzato secondo il tipo della Comune di 
Parigi), perch a tal fine  necessario che la maggioranza dei deputati di tutti 
i Soviet (o della maggior parte di essi) prenda chiara coscienza del carattere 
profondamente erroneo e dannoso della politica e della tattica dei 
socialisti-rivoluzionari, di Ckheidze, Tsereteli, Steklov, ecc.. E io ho 
dichiarato nel modo pi preciso che in questo campo "faccio assegnamento" 
soltanto su un lavoro "paziente" (ma bisogna essere pazienti per giungere ad un 
mutamento che si pu realizzare "immediatamente"?) di chiarificazione! 
Il compagno Kamenev si  agitato con una certa "impazienza" e ha ripetuto il 
pregiudizio borghese che la Comune di Parigi intendeva instaurare 
"immediatamente" il socialismo. No, non  cos. Purtroppo, la Comune  stata 
troppo lenta nell'instaurare il socialismo. La reale sostanza della Comune non  
l dove la cercano di solito i borghesi, ma  nella creazione di un tipo 
speciale di Stato. Uno Stato di questo tipo  gi nato in Russia ed  nato con i 
Soviet dei deputati degli operai e dei soldati! 
Il compagno Kamenev non ha riflettuto sul fatto che i Soviet esistono, sul loro 
significato, sulla loro identit, per tipo e carattere politico-sociale, con lo 
Stato della Comune, e, invece di studiare questo fatto, si  messo a parlare di 
ci su cui io farei "assegnamento" come sull'avvenire "immediato". Cos, 
sfortunatamente, ha finito per riprendere un metodo usato da molti borghesi 
invece di domandarsi che cosa sono i Soviet dei deputati degli operai e dei 
soldati, se sono un tipo superiore rispetto alla repubblica parlamentare, se 
sono pi utili al popolo, pi democratici, pi adatti alla lotta, per esempio, 
contro la carestia, ecc., invece di porsi questa questione essenziale, reale, 
che la vita mette all'ordine del giorno, ha deviato l'attenzione su una 
questione vuota, pseudoscientifica, senza un contenuto concreto, aridamente 
professorale, sulla questione del "fare assegnamento sulla trasformazione 
immediata". 
Questione vuota e mal posta. Io faccio "assegnamento" solo ed esclusivamente sul 
fatto che gli operai, i soldati e i contadini risolveranno meglio dei funzionari 
e della polizia i difficili problemi pratici dell'aumento della produzione del 
grano, della sua migliore ripartizione, del migliore approvvigionamento dei 
soldati, ecc., ecc. 
Sono profondamente convinto che i Soviet dei deputati degli operai e dei soldati 
meglio e pi rapidamente della repubblica parlamentare (ad una prossima lettera 
un confronto pi minuzioso tra questi due tipi di Stato) applicheranno nella 
vita l'iniziativa autonoma delle masse popolari. Essi decideranno meglio, in 
modo pi pratico e giusto, come e quali passi si possono compiere verso il 
socialismo. Il controllo delle banche, la fusione di tutte le banche in una 
banca unica non sono ancora il socialismo, ma un passo verso il socialismo. Gli 
junker e i borghesi stanno oggi compiendo in Germania passi di questo genere 
contro il popolo. Li far molto meglio domani, in favore del popolo, il Soviet 
dei deputati degli operai e dei soldati, se avr nelle sue mani tutto il potere 
dello Stato. 
Che cosa costringe a compiere questi passi? 
La fame. Il dissesto dell'economia. La catastrofe imminente. Gli orrori della 
guerra. Le terribili ferite inferte dalla guerra all'umanit. 
Il compagno Kamenev conclude la sua nota affermando che "spera di far prevalere 
in un'ampia discussione il suo punto di vista come il solo accettabile per la 
socialdemocrazia rivoluzionaria, se essa vuole e deve restare sino in fondo il 
partito delle masse rivoluzionarie del proletariato e non trasformarsi in un 
gruppo di propagandisti comunisti". 
Mi sembra che queste parole rivelino una valutazione profondamente sbagliata 
della situazione attuale. Il compagno Kamenev oppone il "partito delle masse" al 
"gruppo dei propagandisti". Ma proprio oggi le "masse" sono intossicate dal 
difensismo "rivoluzionario". Non sarebbe allora meglio per gli internazionalisti 
sapersi opporre in questo momento all'intossicazione "di massa" invece di "voler 
restare" con le masse, cedendo al contagio generale? Non abbiamo visto gli 
sciovinisti, in tutti i paesi belligeranti d'Europa, giustificarsi con il 
desiderio di "restare con le masse"? Non  nostro dovere saper rimanere per un 
certo tempo in minoranza contro l'intossicazione "di massa"? E il lavoro di 
propaganda non  proprio nel momento attuale il fattore pi importante per 
depurare la linea proletaria dall'intossicazione difensistica e piccolo-borghese 
delle "masse"? Proprio la fusione delle masse proletarie e non proletarie, senza 
distinzione di classe nel loro seno,  stata una delle condizioni dell'epidemia 
del difensismo. Parlare con disprezzo del "gruppo di propagandisti" della linea 
proletaria , forse, poco opportuno. 
 
Note
1. Le "Tesi d'Aprile". 
*1. Ripubblico queste tesi, con brevi note esplicative, dal n 26 della Pravda 
in appendice alla presente lettera. 
2. Si veda la lettera di F. Engels a F. Sorge del 29 novembre 1886. 
*2. In una certa forma e fino ad un certo punto. 
3. Sono parole di Mefistofele dal Faust di Goethe. 
*3. Per evitare che le mie parole siano fraintese, dir subito, anticipando un 
po', che sono senza riserve favorevole che i Soviet dei salariati agricoli e dei 
contadini si impadroniscano immediatamente di tutta la terra, mantenendo per 
rigorosamente essi stessi l'ordine e la disciplina, impedendo il bench minimo 
deterioramento delle macchine, degli stabili, del bestiame, senza disorganizzare 
in nessun caso la coltivazione e produzione dei cereali, che devono essere 
intensificate, perch ai soldati occorre il doppio di pane e la popolazione non 
deve soffrire la fame. 
4. L'espressione "l'opposizione di sua maest" appartiene a P. Miliukov, capo 
del partito cadetto, il quale dichiar il 9 giungo (2 luglio) 1909 a colazione 
dal sindaco di Londra: "... finch in Russia esiste la camera legislativa che 
controlla il bilancio, l'opposizione russa rimarr un'opposizione di sua maest 
e non a sua maest". 
5. "Niente zar, ma un governo operaio", una parola d'ordine antibolscevica 
lanciata per la prima volta dal Parvus nel 1905. Questa parola d'ordine era una 
delle tesi principali della "teoria" della rivoluzione permanente di Trotsky: 
rivoluzione senza contadini. La teoria di Trotsky si contrapponeva alla teoria 
leninista della trasformazione della rivoluzione democratico-borghese in 
rivoluzione socialista con il proletariato quale egemone del movimento di tutto 
il popolo. 
6. Si veda K. Marx, La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio 
generale dell'associazione Internazionale degli operai e F. Engels, Introduzione 
all'opera di K. Marx La guerra civile in Francia. 
7. Lenin fa allusione allo scritto di G. Plekhanov Anarchismus und Sozialismus, 
pubblicato per la prima volta a Berlino nel 1894. 
  

