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Le prime quattro lettere furono scritte da Lenin tra il 7 e il 12
(20 e 25) marzo; la quinta, rimasta incompiuta e non inserita in questo scritto,
fu iniziata alla vigilia della partenza dalla Svizzera il 26 marzo (6 aprile)
1917.
Le lettere furono spedite a Pietrogrado, ma soltanto la prima lettera
fu pubblicata sulla Pravda del marzo 1917, le altre lettere furono
pubblicate solo dopo la Rivoluzione socialista d'ottobre. Le idee della quinta
lettera incompiuta furono poi sviluppate da Lenin nelle Lettere sulla
tattica e nei Compiti del proletariato nella nostra
rivoluzione.
Trascritto da Dario Romeo, maggio 2001
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1. La prima fase della prima rivoluzione
2. Il nuovo governo e il proletariato
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Scritta il 7 (20) marzo 1917.
La prima rivoluzione, generata dalla guerra mondiale imperialistica, è
scoppiata. Questa prima rivoluzione non sarà certamente l'ultima.
La prima fase di questa prima rivoluzione, cioè della rivoluzione
russa del 1° marzo 1917, si è conclusa, a giudicare dai pochissimi dati
di cui si dispone in Svizzera. Questa prima fase della nostra rivoluzione non
sarà certamente l'ultima.
Com'è potuto accadere questo "miracolo": che in soli otto giorni - cioè entro
il termine indicato dal signor Miliukov nel suo presunto telegramma a tutti i
rappresentanti della Russia all'estero - sia crollata una monarchia che si era
mantenuta per secoli e che, nonostante tutto, aveva resistito per tre anni, dal
1905 al 1907, alle grandiose battaglie di classe di tutto il popolo?
Nella natura e nella storia non accadono miracoli, ma ogni svolta storica
repentina, e quindi ogni rivoluzione, offre una tale ricchezza di contenuto,
offre combinazioni così inattese e originali delle forme di lotta e tra le forze
in lotta che molti fatti devono sembrare miracolosi ad una mentalità filistea.
Perché la monarchia zarista potesse crollare in pochi giorni, è stato
necessario il concorso di tutta una serie di condizioni di portata storica
mondiale. Ne indichiamo qui le principali.
Senza le grandiose battaglie di classe del 1905-1907, senza l'energia
rivoluzionaria di cui diede prova il proletariato russo in quei tre anni, una
seconda rivoluzione tanto rapida, nel senso che la sua fase iniziale è
stata portata a termine in pochi giorni, sarebbe stata impossibile. La prima
rivoluzione (1905) aveva dissodato profondamente il terreno, sradicato
pregiudizi secolari, ridestato alla vita e alla lotta politica milioni di operai
e decine di milioni di contadini, rivelato le une alle altre e al mondo intero
tutte le classi (e tutti i principali partiti) della società russa
nella loro vera natura, nella connessione reale dei loro interessi, delle loro
forze, dei loro scopi immediati e dei loro scopi futuri. La prima rivoluzione e
il successivo periodo di controrivoluzione (1907-1914) hanno messo a nudo
l'essenza della monarchia zarista, l'hanno spinta al "limite estremo", hanno
svelato tutta la sua putredine e infamia, tutto il cinismo e la corruzione della
banda zarista capeggiata dal mostruoso Rasputin, tutta la ferocia della famiglia
dei Romanov, di questi massacratori che hanno inondato la Russia del sangue
degli ebrei, degli operai e dei rivoluzionari, di questi grandi proprietari
fondiari, "primi fra uguali", che possiedono milioni di
desiatine di terra e sono pronti a commettere tutte le atrocità, tutti
i delitti, a rovinare e strangolare un numero qualsiasi di cittadini, pur di
conservare questa "sacra proprietà" loro e della loro classe.
Senza la rivoluzione del 1905-1907, senza la controrivoluzione del 1907-1914,
sarebbe stata impossibile una così netta "autodeterminazione" di tutte le classi
del popolo russo e dei popoli che abitano la Russia, sarebbe stata impossibile
una precisazione dell'atteggiamento di queste classi le une verso le altre e
verso la monarchia zarista quale si è avuta negli otto giorni della rivoluzione
del febbraio-marzo 1917. Questa rivoluzione di otto giorni è stata "recitata",
se è consentita la metafora, dopo una decina di prove parziali e generali; gli
"attori" si conoscevano tra loro, conoscevano la loro parte, il loro posto e il
palcoscenico in lungo e in largo, conoscevano fin nelle minime sfumature le
tendenze politiche e i metodi d'azione.
Ma, se la prima grande rivoluzione del 1905, condannata come una "grande
ribellione" dai signori Guckov e Miliukov e dai loro accoliti, ha condotto
dodici anni dopo la "brillante" e "gloriosa" rivoluzione del 1917, che i Guckov
e i Miliukov proclamano "gloriosa" perché (per il momento) ha dato loro
il potere, ad essa è stato necessario un grande, forte e onnipotente "regista",
capace, da un lato, di accelerare al massimo il corso della storia universale e,
dall'altro, di generare crisi mondiali di incomparabile intensità, crisi
economiche, politiche, nazionali e internazionali. Oltre alla straordinaria
accelerazione della storia universale, sono state necessarie alcune svolte
particolarmente brusche perché il carro insanguinato e infangato della monarchia
dei Romanov potesse rovesciarsi di colpo.
Questo "regista" onnipotente, questo grandioso acceleratore si è avuto nella
guerra mondiale imperialistica.
Ormai è indiscutibile che questa guerra è mondiale, dal momento che anche gli
Stati Uniti e la Cina sono già oggi per metà coinvolti nel conflitto e lo
saranno interamente domani.
Ormai è indiscutibile che questa guerra è imperialistica per
entrambe le parti. Soltanto i capitalisti e i loro accoliti, i
socialpatrioti e i socialsciovinisti, o - per sostituire le definizioni critiche
generali con nomi politici ben noti in Russia - Guckov e i Lvov, i Miliukov e
gli Scingarev, da un lato, e solo i Gvozdev, i Potresov, Ckhenkeli, i Kerenski e
i Ckheidze dall'altro, possono negare o velare questo fatto. Sia la
borghesia tedesca che quella anglo-francese conducono la guerra per
depredare altri paesi, soffocare i piccoli popoli, dominare finanziariamente il
mondo, dividere e ripartire le colonie, salvare l'agonizzante regime
capitalistico, ingannando e scindendo gli operai dei diversi paesi.
La guerra imperialistica doveva, per oggettiva necessità, accelerare in modo
eccezionale e inasprire al massimo la lotta di classe del proletariato contro la
borghesia, doveva trasformarsi in guerra civile tra classi nemiche.
Questa trasformazione si è iniziata con la rivoluzione del
febbraio-marzo 1917, la cui prima fase ci ha mostrato anzitutto che lo zarismo è
stato colpito simultaneamente da due forze: dai capitalisti anglo-francesi e da
tutta la Russia della borghesia e dei grandi proprietari fondiari, con tutti i
suoi inconsapevoli sostenitori e con i suoi consapevoli dirigenti e
ambasciatori, da una parte; dal Soviet dei deputati operai, che ha
cominciato ad attirare a sé i contadini, dall'altra parte [1].
Questi tre campi, queste tre forze politiche fondamentali: 1) la monarchia
zarista, alla testa dei grandi proprietari feudali e dei vecchi funzionari e
generali; 2) la Russia ottobrista e cadetta della borghesia e dei grandi
proprietari fondiari, dietro la quale si trascina la piccola borghesia (i cui
principali esponenti sono Kerenski e Ckheidze); 3) il Soviet dei deputati
operai, che cerca i suoi alleati in tutto il proletariato e in tutta la massa
della popolazione povera: queste tre forze politiche fondamentali si
sono già rivelate con la massima chiarezza durante gli otto giorni della "prima
fase", tanto che può riconoscerle persino un osservatore così lontano dagli
avvenimenti, e costretto ad accontentarsi dei laconici telegrammi dei giornali
esteri, come l'autore di queste righe.
Ma, prima di esaminare più minuziosamente questo punto, desidero ritornare
alla prima parte della mia lettera dedicata ad un fattore di prima grandezza,
alla guerra imperialistica mondiale.
La guerra ha legato tra loro, con catene di ferro, le potenze
belligeranti, i gruppi contendenti di capitalisti, i "padroni" del regime
capitalistico, gli schiavisti della schiavitù capitalistica. Un grosso grumo
di sangue: ecco che cos'è la vita sociale e politica dell'attuale momento
storico.
I socialisti passati alla borghesia all'inizio della guerra, tutti questi
David e Scheidemann in Germania, Plekhanov, Potresov, Gvodzev e soci in Russia,
hanno urlato a lungo e a squarciagola contro le "illusioni" dei rivoluzionari,
contro le "illusioni" del Manifesto di Basilea, contro la "ridicola chimera"
della trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile. Essi hanno
decantato in tutti i toni la forza, la vitalità, la capacità di adattamento di
cui il capitalismo avrebbe dato prova: essi, che hanno aiutato i
capitalisti ad "adattare", addomesticare, ingannare e dividere la classe operaia
dei diversi paesi.
Ma "riderà bene chi riderà ultimo". La borghesia non è riuscita a rinviare di
molto la crisi rivoluzionaria generata dalla guerra. Questa crisi si sviluppa
con forza irresistibile in tutti i paesi, dalla Germania, la quale, secondo
l'espressione di un osservatore che l'ha visitata di recente, vive in uno stato
di "fame genialmente organizzata", fino all'Inghilterra e alla Francia, dove la
fame si avvicina egualmente e l'organizzazione è molto meno
"geniale".
È naturale che la crisi rivoluzionaria sia esplosa, prima di tutto,
nella Russia zarista, dove la disorganizzazione era la più mostruosa e il
proletariato il più rivoluzionario (non in virtù delle sue qualità particolari,
ma per effetto delle vive tradizioni del 1905). Questa crisi è stata accelerata
da una serie di gravissime sconfitte inferte alla Russia e ai suoi alleati.
Queste sconfitte hanno sconvolto tutta la vecchia macchina governativa e tutto
il vecchio regime, hanno inasprito contro di esso tutte le classi della
popolazione, hanno esasperato l'esercito, hanno distrutto in larghissima parte
il vecchio corpo degli ufficiali, costituito da una nobiltà fossilizzata e da
una burocrazia particolarmente imputridita, e lo hanno sostituito con elementi
giovani, freschi, prevalentemente borghesi, plebei e piccolo-borghesi. I
dichiarati servitori della borghesia o semplicemente gli uomini senza carattere,
che strepitavano e urlavano contro il "disfattismo", sono stati posti oggi
dinanzi al fatto del nesso storico che costringe la disfatta della monarchia
zarista più arretrata e più barbara con l'inizio dell'incendio
rivoluzionario.
Ma, se le sconfitte del periodo iniziale della guerra sono state un fattore
negativo, che ha accelerato l'esplosione, il nesso tra il capitale
finanziario anglo-francese, l'imperialismo anglo-francese e il capitale russo
ottobrista e cadetto è stato il fattore che ha accelerato questa crisi
addirittura mediante l'organizzazione del complotto contro Nicola
Romanov.
Su questo aspetto eccezionalmente importante della questione la stampa
anglo-francese mantiene, per ragioni comprensibili, il silenzio più completo,
mentre la stampa tedesca lo mette malignamente in rilievo. Noi marxisti dobbiamo
guardare in faccia la verità, seriamente senza lasciarci impressionare né dalle
menzogne ufficiali e melliflue dei diplomatici e dei ministri del primo gruppo
di imperialisti belligeranti né dalle strizzatine d'occhio e dai risolini dei
loro concorrenti finanziari e militari del secondo gruppo. Tutto il corso degli
avvenimenti rivoluzionari del febbraio-marzo dimostra chiaramente che le
ambasciate inglese e francese, le quali da molto tempo compivano, con i loro
agenti e con le loro "aderenze", gli sforzi più disperati per impedire un
accordo "separato" o una pace separata tra Nicola II (e ultimo, lo speriamo e
faremo di tutto perché lo sia) e Guglielmo II, stavano organizzando direttamente
un complotto insieme con gli ottobristi e i cadetti, insieme con una parte dei
generali e degli ufficiali dell'esercito e della guarnigione di Pietroburgo
soprattutto per destituire Nicola Romanov.
Non ci facciamo illusioni. Non cadremo nell'errore di coloro che, come certi
fautori del "Comitato d'organizzazione" o "menscevichi" ondeggianti tra la
tendenza di Gvozdev-Potresov e l'internazionalismo, impantanandosi troppo spesso
nel pacifismo piccolo-borghese, sono pronti a esaltare l' "accordo" del partito
operaio con i cadetti, l' "appoggio" del primo ai secondi, ecc. Costoro, in
ossequio alla loro vecchia dottrina imparata a memoria (e tutt'altro che
marxista), gettano un velo sul complotto ordito dagli imperialisti
anglo-francesi con i Guckov e i Miliukov allo scopo di destituire il "guerriero
capo" Nicola Romanov e di mettere al suo posto guerrieri più energici,
più giovani, più capaci.
Se la rivoluzione ha trionfato così velocemente e in modo - apparentemente,
al primo sguardo superficiale - così radicale, è soltanto perché la condizione
storica singolarmente originale ha fuso insieme, e con un notevole
grado di "coesione", correnti del tutto diverse, interessi di classe
eterogenei, aspirazioni politiche e sociali del tutto opposte.
Cioè, da una parte, il complotto degli imperialisti anglo-francesi, che
spingevano Miliukov, Guckov e soci a conquistare il potere per proseguire la
guerra imperialistica, per condurla con accanimento e ostinazione ancora
maggiori, per massacrare altri milioni di operai e contadini di Russia
allo scopo di assicurare Costantinopoli... ai Guckov, la Siria... ai capitalisti
francesi, la Mesopotamia... ai capitalisti inglesi, ecc. Dall'altra parte, un
profondo movimento rivoluzionario del proletariato e delle masse popolari (di
tutta la popolazione più povera delle città e delle campagne) per il
pane, la pace, l'effettiva libertà.
Sarebbe semplicemente sciocco parlare di "appoggio" del proletariato
rivoluzionario di Russia all'imperialismo cadetto-ottobrista, "imbastito" col
denaro inglese e altrettanto detestabile dell'imperialismo zarista. Gli operai
rivoluzionari hanno già demolito in gran parte e demoliranno dalle fondamenta
l'infame monarchia zarista, senza entusiasmarsi o indignarsi se in
certi momenti storici, brevi e dovuti a una congiuntura eccezionale, interviene
in loro aiuto la lotta di Buchanan, di Guckov, di Miliukov e dei loro
soci per sostituire un monarca con un altro e, di preferenza,
con un Romanov!
Questa e soltanto questa è la situazione. Così e soltanto così può
considerarla un politico che non tema la verità, che esamini sobriamente il
rapporto delle forze sociali nella rivoluzione, che valuti ogni "momento
concreto" non solo dal punto di vista della sua originalità contingente, ma
anche da quello dei moventi più profondi, dei più profondi rapporti tra gli
interessi del proletariato e della borghesia, sia in Russia che in tutto il
mondo.
Gli operai di Pietroburgo, come quelli di tutta la Russia, hanno combattuto
con abnegazione contro la monarchia zarista, per la libertà, per la terra ai
contadini, per la pace, contro la carneficina imperialistica. Il
capitale imperialistico anglo-francesi, per continuare e intensificare la
carneficina, ha ordito intrighi di palazzo, tramato un complotto con gli
ufficiali della guardia, spinto e incoraggiato i Guckov e i Miliukov, tenuto in
serbo, già pronto, un nuovo governo, che ha infatti preso
il potere dopo i primi colpi assestati allo zarismo dalla lotta proletaria.
Questo nuovo governo in cui gli ottobristi e i "pacifici rinnovatori" Lvov e
Guckov, ieri complici di Stolypin l'Impiccatore, si sono impadroniti dei posti
realmente importanti, dei posti di battaglia, dei posti decisivi,
dell'esercito, della burocrazia, questo governo in cui Miliukov e gli altri
cadetti seggono a puro scopo ornamentale, per far mostra di sé e pronunciare
melliflui discorsi professorali, mentre il "trudovik" Kerenski funge da
balalaika per ingannare gli operai e i contadini, questo governo non è
un'accolta casuale di persone [2].
Esso è costituito dai rappresentanti di una nuova classe, assurta al potere
politico in Russia: la classe dei grandi proprietari fondiari capitalisti e
della borghesia, che da molto tempo dirige economicamente il nostro
paese e che, sia durante la rivoluzione del 1905-1907, sia, nel periodo della
controrivoluzione, tra il 1907 e il 1914, sia infine, e con particolare
rapidità, durante la guerra del 1914-1917, si è ben presto organizzata
politicamente, impadronendosi delle amministrazioni locali, dell'istruzione
pubblica, dei congressi d'ogni specie, della Duma, dei comitati dell'industria
di guerra, ecc. Questa nuova classe era già "quasi completamente" al potere
all'inizio del 1917; e sono quindi bastati i primi colpi perché lo zarismo
crollasse, cedendo il posto alla borghesia. La guerra imperialistica, imponendo
un'estrema tensione di forze, ha accelerato a tal punto lo sviluppo della Russia
arretrata che noi abbiamo raggiunto "di colpo" (in realtà come se
fosse di colpo) l'Italia, l'Inghilterra, quasi la Francia, e ottenuto un
governo "di coalizione", "nazionale" (adatto cioè a condurre la carneficina
imperialistica e ad ingannare il popolo), "parlamentare".
Accanto a questo governo, - che, sotto il profilo della guerra in
corso, è nella sostanza un semplice commesso della "ditta" miliardaria
"Inghilterra e Francia", - è sorto un governo operaio, che è il governo
principale, non ufficiale, ancora poco sviluppato e relativamente debole, che
rappresenta gli interessi del proletariato e di tutta la parte più povera della
popolazione urbana e rurale. Questo governo è il Soviet dei deputati
operai di Pietroburgo che cerca legami con i soldati e i contadini, nonché
con gli operai agricoli, e naturalmente con questi ultimi in particolare, in
primo luogo, più che con i contadini.
È questa la reale situazione politica che dobbiamo anzitutto
sforzarci di definire con la massima precisione e obiettività, allo scopo di
fondare la tattica marxista sull'unica base solida su cui deve poggiare, sulla
base dei fatti.
La monarchia zarista è stata battuta, ma non ha ancora ricevuto il colpo di
grazia.
Il governo borghese degli ottobristi e dei cadetti, che vuol condurre "fino
in fondo" la guerra imperialistica e che è di fatto un commesso della ditta
finanziaria "Inghilterra e Francia", è costretto a promettere al popolo
il massimo delle libertà e concessioni compatibili con la conservazione del suo
potere sul popolo e con la possibilità di continuare il massacro imperialistico.
Il Soviet dei deputati operai è un'organizzazione di operai, l'embrione di un
governo operaio, il rappresentante degli interessi di tutte le masse più
povere, cioè dei nove decimi della popolazione, il quale si adopera ad
ottenere la pace, il pane, la libertà.
La lotta tra queste determina la situazione odierna, che segna il
passaggio dalla prima alla seconda fase della rivoluzione.
La contraddizione tra la prima e la seconda forza non è profonda, ma
momentanea, provocata soltanto dalla presente congiuntura, dalla
repentina svolta delle vicende della guerra imperialistica. Tutto il
nuovo governo è fatto di monarchici, perché il repubblicanesimo verbale
di Kerenski non è affatto serio, è indegno di un uomo politico ed è,
oggettivamente, politicantismo. Il nuovo governo non aveva ancora
colpito a fondo la monarchia zarista e già cominciava a fare
transazioni con la dinastia dei grandi proprietari terrieri Romanov. La
borghesia di tipo ottobrista-cadetto ha bisogno della monarchia qual
dirigente della burocrazia e dell'esercito, perché siano difesi i privilegi del
capitale contro i lavoratori.
Chi afferma (come fanno, evidentemente, i Protesov, i Gvodzdev, i Ckhenkeli,
ma anche Ckheidze, a dispetto della sua ambiguità) che gli
operai devono appoggiare il nuovo governo, nell'interesse della lotta
contro la reazione zarista, è un traditore degli operai, un traditore della
causa del proletariato, della causa della pace e della libertà. In effetti
proprio questo governo è già legato mani e piedi al capitale
imperialistico, alla politica imperialistica di guerra e di rapina, ha
già cominciato ad accordarsi con la dinastia (senza interpellare il
popolo!), sta già lavorando per restaurare la monarchia zarista,
propone come candidato al nuovo trono Michele Romanov, già si preoccupa di
rafforzare questo trono, di sostituire alla monarchia legittima (poggiante sulla
vecchia legge) una monarchia bonapartista, plebiscitaria (poggiante sul
suffragio universale contraffatto).
No, per combattere efficacemente la monarchia zarista, per assicurarsi
realmente la libertà, non solo a parole, non solo nelle promesse dei ciarlatani
Miliukov e Kerenski, non sono gli operai che devono sostenere il nuovo
governo, ma è invece il governo che deve "sostenere" gli operai! Giacché l'unica
garanzia della libertà e la completa distruzione dello zarismo consiste
nell'armare il proletariato, nel consolidare, estendere e sviluppare la
funzione, l'importanza e la forza del Soviet dei deputati operai.
Tutto il resto è frase vuota e menzogna, autoinganno dei politicanti del
campo liberale e radicale, manovra truffaldina.
Aiutate gli operai ad armarsi o almeno non ostacolateli, e la libertà sarà in
Russia invincibile, la monarchia non potrà essere restaurata e la repubblica
sarà garantita.
Altrimenti i Guckov e i Miliukov restaureranno la monarchia e non
realizzeranno una sola, nemmeno una, delle "libertà" promesse. In
tutte le rivoluzioni borghesi i politicanti della borghesia hanno
"nutrito" il popolo e ingannato gli operai con le sole promesse.
La nostra è una rivoluzione borghese, e quindi gli operai devono
sostenere la borghesia: dicono i Protesov, i Gvodzev, i Ckheidze, come ieri
diceva Plekhanov.
La nostra è una rivoluzione borghese, diciamo noi marxisti, e quindi
gli operai devono aprire gli occhi al popolo dinanzi alla mistificazione dei
politicanti borghesi, insegnargli a non credere alle parole, a contare soltanto
sulle proprie forze, sulla propria organizzazione, sulla
propria unità, sul proprio armamento.
Il governo degli ottobristi e dei cadetti, dei Guckov e dei Miliukov, anche
se volesse sinceramente (ma solo dei bambini possono credere alla sincerità di
Guckov e di Lvov), non potrebbe dare al popolo né la pace né il
pane né la libertà.
Non la pace, perché è un governo di guerra, un governo di continuazione del
massacro imperialistico, un governo di rapina, che vuole saccheggiare
l'Armenia, la Galizia, la Turchia, occupare Costantinopoli, riconquistare la
Polonia, la Curlandia, la regione Lituana, ecc. Questo governo è legato mani e
piedi all'imperialismo anglo-francese. Il capitale russo è solo una succursale
della "ditta" mondiale che maneggia centinaia di miliardi di rubli e
reca l'insegna "Inghilterra e Francia".
Non il pane, perché è un governo borghese. Nel migliore dei casi
darà al popolo, come ha già fatto la Germania una "fame genialmente
organizzata". Ma il popolo non sopporterà la fame, il popolo saprà, e
probabilmente presto, che il pane c'è, ma che per averlo bisognerà prendere
misure che non s'arrestino dinanzi alla santità del capitale e della
proprietà fondiaria.
Non la libertà, perché è il governo dei grandi proprietari fondiari e dei
capitalisti, un governo che teme il popolo e che ha già cominciato a
stipular compromessi con la dinastia dei Romanov.
Parleremo in un altro articolo dei compiti tattici della nostra politica
immediata nei confronti di questo governo. Mostreremo in che cosa consista
l'originalità della situazione odierna - del passaggio dalla prima alla
seconda fase della rivoluzione - e diremo perché la parola d'ordine di
questo momento, il "compito del giorno", debba essere: "Operai,
avete compiuto miracoli di eroismo proletario, popolare, nella guerra civile
contro lo zarismo; dovete adesso compiere miracoli nell'organizzazione del
proletariato e di tutto il popolo per preparare la vostra vittoria nella seconda
fase della rivoluzione".
Limitandoci per il momento ad analizzare la lotta delle classi e i
rapporti di forza delle classi nella presente fase della rivoluzione, dobbiamo
ancora porre un problema: chi sono gli alleati del proletariato nella
rivoluzione in atto?
Il proletariato ha due alleati: anzitutto, in Russia, la grande
massa dei semiproletari e, in parte, dei piccoli contadini, che ammonta a decine
di milioni e comprende la stragrande maggioranza della popolazione. Questa massa
ha bisogno di pace, pane, terra e libertà. Essa subirà inevitabilmente
una certa influenza della borghesia e soprattutto della piccola borghesia, a cui
si avvicina di più per le sue condizioni di esistenza, oscillando tra la
borghesia e il proletariato. Le crudeli lezioni della guerra, che saranno tanto
più atroci quanto più energicamente Guckov, Lvov, Miliukov e soci
condurranno la guerra, spingendo inevitabilmente questa massa verso il
proletariato, costringendola a seguirlo. Noi dobbiamo approfittare ora della
relativa libertà del nuovo regime e dei Soviet dei deputati operai, cercando
prima e più di tutto di illuminare e organizzare questa massa. I Soviet
dei deputati contadini, i Soviet degli operai agricoli: ecco uno dei nostri
compiti più seri. I nostri sforzi dovranno tendere non solo a far sì che gli
operai agricoli costituiscano i propri Soviet, ma anche a far sì che i contadini
più poveri e non abbienti si organizzino separatamente dai contadini
agiati. Dei compiti e delle forme particolari del lavoro di organizzazione, la
cui necessità è oggi imperiosa, parleremo nella prossima lettera.
Il secondo alleato del proletariato russo è il proletariato di tutti i paesi
belligeranti e di tutti i paesi in generale. Esso è oggi in gran parte
schiacciato sotto il peso della guerra, e troppo spesso parlano in suo nome i
socialsciovinisti, che anche in Europa, come in Russia Plekhanov, Gvodzev e
Potresov, sono passati dalla parte della borghesia. Ma ogni mese di guerra
imperialistica è venuto emancipando il proletariato dalla loro influenza, e la
rivoluzione russa accelererà inevitabilmente e su larga scala tale
processo.
Con questi due alleati il proletariato può marciare e, sfruttando le
peculiarità dell'attuale periodo di transizione, marcerà prima verso la
conquista della repubblica democratica e la completa vittoria dei contadini sui
grandi proprietari fondiari, in sostituzione della semimonarchia di Guckov e
Miliukov, e poi verso il socialismo, che solo darà ai popoli martoriati dalla
guerra il pane, la pace e la libertà.
N. Lenin
Scritta il 9 (22) marzo del 1917.
Il principale documento di cui dispongo fino ad oggi (8 (21) marzo) è un
numero del più conservatore e borghese dei giornali britannici, il
Times del 16 marzo, che contiene un riassunto delle notizie relative
alla rivoluzione in Russia. È chiaro che sarebbe difficile trovare una fonte
meglio disposta - per dirla estremisticamente - verso il governo di Guckov e di
Miliukov.
Ecco che cosa il corrispondente di questo giornale comunica da Pietroburgo,
in data 1 (14) marzo, quando era in carica solo il primo Governo
provvisorio, cioè il Comitato esecutivo della Duma, che era composto di tredici
membri, con a capo Rodzianko, e che contava tra gli altri due "socialisti", per
usare l'espressione del giornale, cioè Kerenski e Ckheidze [4]:
"Un gruppo di 22 deputai, membri del Consiglio di Stato, Guckov,
Stakhovic, Trubetskoi, il professor Vasiliev, Grimm, Vernadski, ecc., ha
indirizzato ieri un telegramma allo "zar", supplicandolo, per la salvezza
della "dinastia", ecc. ecc., di convocare la Duma e di designare un capo di
governo che goda della "fiducia della nazione"". "Si ignora fino a questo
momento - scrive il corrispondente - quale sarà la decisione dell'imperatore,
che è attesa per oggi. Ma una cosa è assolutamente certa. Se sua maestà non
darà immediata soddisfazione alle richieste degli elementi più moderati tra i
suoi sudditi più fedeli, l'influenza di cui gode oggi il Comitato provvisorio
della Duma passerà interamente ai socialisti, i quali vogliono instaurare la
repubblica ma sono incapaci di costituire un qualsiasi governo ordinato e
condannerebbero inevitabilmente il paese all'anarchia interna e alla
catastrofe esterna..." Quanta saggezza politica, quanta chiarezza, non è vero? Fino a che
punto il complice inglese (se non il dirigente) dei Guckov e dei Miliukov si
rende conto del rapporto tra le forze e gli interessi di classe! "gli elementi
più moderati tra i sudditi più fedeli", cioè i grandi proprietari fondiari e i
capitalisti monarchici, vogliono avere in pugno il potere, poiché sanno molto
bene che altrimenti l' "influenza" passerebbe ai "socialisti". Ma perché proprio
ai "socialisti" e non ad alcun altro? Perché il guckoviano inglese capisce alla
perfezione che nell'arena politica non c'è e non può esserci
nessun'altra forza sociale. La rivoluzione l'ha fatta il proletariato, che ha
dato prova di eroismo, che ha versato il proprio sangue, che ha trascinato con
sé le grandi masse della popolazione lavoratrice e più povera. Esso rivendica il
pane, la pace e la libertà, vuole la repubblica, simpatizza per il socialismo. E
intanto un pugno di grandi proprietari fondiari e capitalisti, capeggiato dai
Guckov e dai Miliukov, cerca di eludere le aspirazioni e la volontà della
stragrande maggioranza, stipulando un compromesso con la monarchia
agonizzante, sostenendola e salvandola: sua maestà designi Lvov e Guckov, e
noi saremo con la monarchia contro il popolo. Sta qui tutto il significato,
l'essenza stessa della politica del nuovo governo!
Ma come giustificare questa politica che tende a ingannare il popolo, ad
abbindolarlo, a violare la volontà dell'immensa maggioranza della popolazione?
Per far questo bisogna calunniare il popolo: un metodo vecchio, ma
eternamente nuovo, per la borghesia. E il guckoviano inglese calunnia, ingiuria,
sputa e sbava: "Anarchia interna e catastrofe esterna", nessun "governo
ordinato"!!
È falso, nostro rispettabile guckoviano! Gli operai vogliono la repubblica, e
la repubblica è una forma di governo assai più "ordinata" della monarchia. Quale
garanzia può avere il popolo che un secondo Romanov non assolderà un secondo
Rasputin? Alla catastrofe può condurre soltanto la continuazione della guerra,
cioè il nuovo governo. Solo una repubblica proletaria sostenuta dagli operai
agricoli e dalla parte più povera dei contadini e della popolazione urbana, può
garantire la pace, dare il pane, l'ordine, la libertà.
Gli strepiti contro l'anarchia servono solo a mascherare gli interessi
egoistici dei capitalisti, che bramano di arricchirsi con la guerra e con i
prestiti di guerra, che bramano di restaurare la monarchia contro il
popolo.
"... il Partito socialdemocratico - prosegue il corrispondente -
ha pubblicato ieri un appello di tono fortemente sovversivo, che è stato
diffuso in tutta la città. Essi (cioè il partito socialdemocratico) sono dei
puri dottrinari, ma la loro capacità di nuocere è enorme in un periodo come
l'attuale. Il signor Kerenski e il signor Ckheidze, i quali comprendono come
non possono sperare di sfuggire all'anarchia senza il sostegno degli ufficiali
e degli elementi moderati della popolazione, sono costretti a fare i conti con
i loro compagni meno ragionevoli e senz'avvedersene li spingono ad assumere
posizioni che complicano l'opera del Comitato provvisorio..." O grande diplomatico guckoviano inglese! Con quanta
"irragionevolezza" vi siete fatto sfuggire la verità!
Il "partito socialdemocratico" e i "compagni meno ragionevoli", con cui
"Kerenski e Ckheidze sono costretti a fare i conti", sono senza dubbio il
Comitato centrale o il Comitato pietroburghese del nostro partito, che è stato
ricostituito con la conferenza del gennaio 1912, sono gli stessi "bolscevichi"
che i borghesi ingiuriano sempre come "dottrinari" per la loro fedeltà alla
"dottrina", cioè ai principi, alla teoria, agli scopi del socialismo.
Ciò che il guckoviano inglese biasima come sovversivo e dottrinario è senza
dubbio l'appello [3] e
l'orientamento del nostro partito, che incita a lottare per la repubblica, per
la pace, per la completa distruzione della monarchia zarista, per dare pane al
popolo.
Il pane per il popolo e la pace sono sovversivismo, mentre gli incarichi
ministeriali per Guckov e Miliukov sono l' "ordine". Discorsi vecchi, risaputi!
Ma qual è la tattica di Kerenski e Ckheidze, secondo la definizione del
guckoviano inglese?
È una tattica oscillante: da un lato il guckoviano li esalta, perché
"comprendono" (che ragazzi saggi! e intelligenti!) che, senza il "sostegno"
degli ufficiali e degli elementi più moderati, è impossibile sfuggire
all'anarchia (e dire che noi, in accordo con la nostra dottrina, con la nostra
teoria del socialismo, pensavamo e continuiamo a pensare che siano proprio i
capitalisti a introdurre nella società umana l'anarchia e le guerre, che solo il
passaggio di tutto il potere politico al proletariato e alla
popolazione più povera possa salvarci dalle guerre, dall'anarchia, dalla fame!)
- dall'altro lato, essi "sono costretti a fare i conti con i loro compagni meno
ragionevoli", cioè con i bolscevichi, con il Partito operaio socialdemocratico
di Russia, ricostituito e unificato dal suo Comitato centrale.
Ma quale forza "costringe" Kerenski e Ckheidze a "fare i conti" con il
partito bolscevico, al quale non hanno mai aderito e che essi stessi o
i loro rappresentanti letterari (i "socialisti-rivoluzionari", i "socialisti
populisti", i "menscevichi del Comitato di organizzazione", ecc.) hanno sempre
ingiuriato, condannato, qualificato come un inconsistente circoletto
clandestino, come una setta di dottrinari, ecc.? dove e quando mai si è visto in
un periodo rivoluzionario, allorché l'azione delle masse è prevalente,
che dei politici sani di mente "facciano i conti" con i "dottrinari"??
Il nostro povero guckoviano inglese si è confuso, ha perduto il filo del
discorso, non ha saputo mentire fino in fondo o dire tutta la verità e ha finito
per tradirsi.
Ciò che ha costretto Kerenski e Ckheidze a fare i conti con il partito
socialdemocratico unificato dal Comitato centrale è la sua influenza sul
proletariato, sulle masse. Il nostro partito è seguito dalle masse e dal
proletariato rivoluzionario, nonostante l'arresto e la deportazione in
Siberia dei nostri deputati fin dal 1914 [5],
nonostante le accanite persecuzioni e gli arresti a cui è stato sottoposto il
Comitato di Pietroburgo per l'attività illegale contro la guerra e lo
zarismo svolta durante la guerra.
"I fatti sono testardi", dice un proverbio inglese. Consentitemi di
ricordarvelo, rispettabile guckoviano inglese! Voi "stesso" avete
dovuto riconoscere che il nostro partito ha diretto o perlomeno
appoggiato senza riserve gli operai pietroburghesi nelle grandi giornate della
rivoluzione. E avete dovuto allo steso tempo riconoscere che Kerenski e Ckheidze
oscillano tra la borghesia e il proletariato. I seguaci di Gvodzev, i
"difensisti", i socialsciovinisti, cioè i fautori della brigantesca guerra
imperialistica, vanno oggi a rimorchio della borghesia; anche Kerenski, entrando
nel ministero, cioè nel secondo Governo provvisorio, è passato interamente alla
borghesia; Ckheidze non è entrato nel governo ed è rimasto ad oscillare
tra il Governo provvisorio della borghesia, i Guckov e i Miliukov, e il "governo
provvisorio" del proletariato e delle masse indigenti del popolo, il Soviet dei
deputati operai e il Partito socialdemocratico operaio di Russia, unificato dal
suo Comitato centrale.
La rivoluzione ha quindi confermato le cose su cui noi insistevamo, incitando
gli operai a prendere chiara coscienza delle differenze di classe tra i
principali partiti e le principali correnti del movimento operaio e della
piccola borghesia, le cose che scrivevamo, ad esempio, nel n° 47 del ginevrino
Sotsial-Demokrat, circa un anno e mezzo fa, il 13 ottobre 1915:
"Oggi, come prima, consideriamo ammissibile la partecipazione dei
socialdemocratici al governo rivoluzionario provvisorio insieme alla piccola
borghesia democratica, ma non insieme con i rivoluzionari
sciovinisti. Consideriamo rivoluzionari sciovinisti coloro che vogliono
vincere lo zarismo per vincere la Germania, per depredare altri paesi, per
consolidare il dominio dei grandi-russi sugli altri popoli della Russia e così
via. La base dello sciovinismo rivoluzionario è la condizione di classe della
piccola borghesia. Essa oscilla sempre fra la borghesia e il proletariato.
Oggi oscilla tra lo sciovinismo (che impedisce alla piccola borghesia di
essere coerentemente rivoluzionaria anche dal punto di vista della rivoluzione
democratica borghese) e l'internazionalismo proletario. I rappresentanti
politici di questa piccola borghesia russa sono nel momento presente i
trudoviki, i socialisti-rivoluzionari, la Noscia Zaria
(attualmente il Dielo), il gruppo Ckheidze, il comitato di
organizzazione, il signor Plekhanov e simili. Se in Russia trionfassero i
rivoluzionari sciovinisti, noi saremmo contro la difesa della loro
"patria" in questa guerra. La nostra parola d'ordine è: contro gli
sciovinisti, anche se rivoluzionari e repubblicani; contro di essi e
per l'unione del proletariato internazionale per la rivoluzione
socialista" [*1].
Ma torniamo al guckoviano inglese.
"...Il Comitato provvisorio della Duma di Stato - egli continua -
valutando i pericoli che lo minacciano, si è astenuto di proposito dal
realizzare il suo primitivo progetto circa l'arresto dei ministri, perché ieri
lo si sia potuto attuare con assai minori difficoltà. La porta è quindi aperta
a trattative, mediante le quali noi ["noi" - il capitale finanziario e
l'imperialismo inglese] potremo assicurarci tutti i vantaggi del nuovo regime,
senza passare attraverso la terribile prova della Comune e attraverso
l'anarchia della guerra civile..." I guckoviani sono favorevoli alla guerra civile quando è
nel loro interesse, sono contrari quando la guerra civile va a
vantaggio del popolo, cioè della maggioranza dei lavoratori.
"...i rapporti tra il Comitato provvisorio della Duma, che
rappresenta tutta la nazione [è il comitato della IV Duma che è la Duma dei
grandi proprietari fondiari e dei capitalisti], e il Soviet dei deputati
operai, che rappresenta interessi puramente classisti" (così parla un
diplomatico che con un orecchio ha sentito dei termini dotti e che aspira a
nascondere il fatto che il Soviet dei deputati operai rappresenta il
proletariato e i poveri, cioè i nove decimi della popolazione) "ma che in un
periodo di crisi come l'attuale gode di un immenso potere, hanno suscitato non
poche apprensioni tra le persone ragionevoli, le quali prevedono tra queste
forze l'eventualità di una collisione, i cui effetti potrebbero essere davvero
spaventosi." "Per fortuna, questo pericolo è stato allontanato, almeno per il
momento" (si noti questo "almeno"!) "per il prestigio del signor Kerenski, un
giovane avvocato dotato di grande talento oratorio, il quale comprende
chiaramente" (a differenza di Ckheidze, che "comprende" anche lui, ma forse meno
chiaramente a giudizio del guckoviano?) "la necessità di agire insieme con il
Comitato nell'interesse dei suoi elettori operai" (cioè la necessità di fare
promesse agli operai per assicurarsene i voti. "Oggi [mercoledì 1° (14) marzo] è
stato concluso un accordo soddisfacente [6],
che permetterà di evitare ogni attrito superfluo".
Non sappiamo di che accordo si tratti, se sia stato concluso da
tutto il Soviet dei deputati operai e quali siano le sue clausole.
Questa volta il guckoviano inglese non parla affatto dell'essenziale.
Sfido io! Alla borghesia non conviene che le clausole siano chiare, precise,
conosciute da tutti, perché in quel caso le sarebbe più difficile violarle!
Avevo già scritto le righe che precedono, quando ho letto due testi molto
importanti. Anzitutto, nel parigino Le Temps, giornale
borghese e conservatore per antonomasia, del 20 marzo, il testo di un appello
del Soviet dei deputati operai che invita a "sostenere" il nuovo governo [7];
inoltre, alcuni passi del discorso pronunciato da Skobelev alla Duma di Stato il
1° (14) marzo, nella versione fornita da un giornale di Zurigo (Neue Zürcher
Zeitung, 1 Mit.-bl. 21.3) che cita da un giornale di Berlino
(National-Zeitung [8]).
L'appello del Soviet dei deputati operai, se il testo non è stato alterato
dagli imperialisti francesi, è un documento di grande rilievo, da cui risulta
che il proletariato pietroburghese, almeno nel momento in cui è stato pubblicato
l'appello, si trovava sotto la prevalente influenza dei politici
piccolo-borghesi. Ricordo che tra i politici di questo tipo, come si è già visto
più sopra, annovero uomini come Kerenski e Ckheidze.
L'appello contiene due idee politiche e, rispettivamente, due parole
d'ordine.
Esso dice anzitutto che il (nuovo) governo è composto da "elementi moderati".
Definizione curiosa, tutt'altro che completa, di carattere puramente liberale,
nient'affatto marxista. Sono disposto a convenire che in un certo senso - dirò
in una prossima lettera in che senso precisamente - ogni governo deve essere
oggi, dopo il compimento della prima fase della rivoluzione, un governo
"moderato". Ma non si può assolutamente ammettere di nascondere a se stessi e al
popolo che l'attuale governo vuole continuare la guerra imperialistica, è un
agente del capitale inglese, mira a restaurare la monarchia e a consolidare il
potere dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti.
L'appello dichiara che tutti i democratici debbono "sostenere" il nuovo
governo e che il Soviet dei deputati operai chiede e dà mandato a Kerenski di
far parte del Governo provvisorio. Le condizioni sono: l'attuazione delle
riforme promesse nel corso stesso della guerra, la garanzia del "libero sviluppo
culturale" (soltanto?) per le nazionalità (programma puramente cadetto, d'una
ristrettezza tutta liberale) e la costituzione di un Comitato speciale, composto
di membri del Soviet dei deputati operai e di "militari", che controlli
l'attività del Governo provvisorio.
Di questo comitato di sorveglianza, che riguarda le idee e le parole d'ordine
della seconda categoria, parleremo specificamente più avanti.
La designazione del Louis Blanc russo, Kerenski, e l'incitamento a sostenere
il nuovo governo sono, per così dire, un esempio classico di tradimento della
causa rivoluzionaria e proletaria: un tradimento del tutto simile a quelli che
fecero fallire tante rivoluzioni del secolo XIX, a prescindere dal grado di
sincerità e di dedizione al socialismo degli ispiratori e dei sostenitori di una
tale politica.
Il proletariato non può e non deve sostenere un governo di guerra, un governo
di restaurazione. Per lottare contro la reazione, per sventare gli eventuali e
probabili tentativi dei Romanov e dei loro amici di restaurare la monarchia e
reclutare un esercito controrivoluzionario, non è affatto necessario appoggiare
Guckov e soci, ma bisogna organizzare, estendere e consolidare la
milizia proletaria, armare il popolo sotto la direzione degli operai.
Senza questa misura essenziale, fondamentale, radicale, non si può nemmeno
pensare di opporre seria resistenza alla restaurazione della monarchia e ai
tentativi di sopprimere o restringere le libertà promesse, non si può nemmeno
pensare di avviarsi con dedizione sulla strada che conduce alla conquista del
pane, della pace e della libertà.
Se Ckheidze, che insieme con Kerenski ha fatto parte del primo Governo
provvisorio (il Comitato dei tredici della Duma), non è entrato nel secondo
Governo provvisorio per le considerazioni di principio che si sono esposte più
sopra o per ragioni analoghe, questo gesto non può che fargli onore. Bisogna
dirlo con tutta franchezza. Purtroppo, quest'interpretazione è in contrasto con
altri fatti e prima di tutto con il discorso di Skobelev, che ha sempre marciato
al fianco di Ckheidze.
Skobelev, se si deve prestar fede alla fonte ricordata più sopra, ha detto
che "il gruppo sociale" (? socialdemocratico, evidentemente) "e gli operai hanno
solo un lieve contatto con i fini del Governo provvisorio", che gli operai
rivendicano la pace e che, se la guerra continuerà, una catastrofe dovrà
comunque prodursi in primavera; che "gli operai hanno stipulato con la società
(liberale) un accordo temporaneo (eine varlaüfige Waffenfreunschaft),
sebbene i loro obiettivi politici siano lontani, come il cielo dalla terra,
dagli obiettivi della società", che "i liberali devono rinunciare agli assurdi
(unsinnige) scopi della guerra", ecc.
Questo discorso è un esempio dell'atteggiamento che abbiamo definito più
sopra, nella citazione tolta dal Sotsial-Demokrat, come una
"oscillazione" tra il proletariato e la borghesia. I liberali non
possono, fino a che restano liberali, "rinunciare agli assurdi" scopi della
guerra, che, oltretutto, non sono determinati da essi soltanto, ma dal capitale
finanziario anglo-francese, la cui potenza mondiale è valutabile in centinaia di
miliardi. Non si tratta di "persuadere" i liberali, ma di spiegare agli
operai perché i liberali siano finiti in un vicolo cieco, perché essi
siano legati mani e piedi, perché occultino i trattati conclusi dallo
zarismo con l'Inghilterra, ecc., le transazioni tra il capitale russo e quello
anglo-francese, ecc.
Se Skobelev dice che gli operai hanno stipulato con la società liberale un
certo accordo e non protesta contro di esso, non spiega dalla tribuna della Duma
quanto sia dannoso per gli operai, vuol dire che egli lo approva. Ma
proprio questo non bisogna fare.
L'approvazione aperta o indiretta, tacita o chiaramente espressa,
dell'accordo tra il Soviet dei deputati operai e il Governo provvisorio rivela
l'oscillazione di Skobelev verso la borghesia. La dichiarazione che gli operai
vogliono la pace, che i loro obiettivi sono lontani, come il cielo dalla terra,
dagli obiettivi dei liberali, rivela l'oscillazione di Skobelev verso il
proletariato.
Puramente proletaria, realmente rivoluzionaria e profondamente giusta per il
suo significato è invece la seconda idea politica contenuta nell'appello del
Soviet dei deputati operai che stiamo qui esaminando, cioè l'idea di istituire
un "Comitato di sorveglianza" (non so come si chiami in russo, traduco
liberamente dal francese), attraverso il quale i proletari e i soldati
controllino il Governo provvisorio.
Ecco una cosa ben fatta! Ecco un'iniziativa degna degli operai che hanno
versato il loro sangue per la libertà, la pace, il pane per il popolo! Ecco un
concreto passo in avanti verso le garanzie reali contro lo
zarismo, contro la monarchia, contro i monarchici Guckov, Lvov e soci! Ecco un
segno del fatto che il proletariato russo, nonostante tutto, è già in vantaggio
sul proletariato francese del 1848, che aveva "delegato i suoi poteri" a Louis
Blanc! Ecco la prova che l'istinto e l'intelligenza delle masse proletarie non
si appagano di declamazioni, esclamazioni, promesse di riforme e di libertà, del
titolo di "ministro delegato degli operai" e di altri simili orpelli, ma cercano
un sostegno solo là dove esiste, nelle masse popolari in armi,
organizzate e dirette dal proletariato, dagli operai coscienti.
È un passo sulla buona strada, ma è soltanto un primo passo.
Se il "Comitato di sorveglianza" sarà un istituto di tipo puramente
parlamentare, esclusivamente politico, cioè una commissione che "porrà quesiti"
al Governo provvisorio e riceverà le relative risposte, allora si tratterà di un
gioco e non servirà a niente.
Ma, se esso condurrà a creare subito e ad ogni costo una milizia
operaia, a cui partecipi effettivamente tutto il popolo, di cui facciano
parte tutti gli uomini e tutte le donne, una milizia che non si limiti a
sostituire la vecchia polizia dispersa e distrutta e a rendere
impossibile la sua ricostituzione da parte d'un qualsiasi
governo, monarchico-costituzionale o democratico-repubblicano, a Pietrogrado e
altrove in Russia, allora gli operai avanzati della Russia muoveranno realmente
verso nuove grandi vittorie, verso la vittoria sulla guerra, verso la
realizzazione pratica della parola d'ordine che, come riferiscono i giornali, è
apparsa sulla bandiera dei reggimenti di cavalleria, durante la manifestazione
avvenuta a Pietrogrado sulla piazza antistante la Duma:
"Viva la repubblica socialista in tutti i paesi!"
Esporrò nella prossima lettera le mie idee su questa milizia proletaria.
In essa cercherò di mostrare, da un lato, che la costituzione di una milizia
di tutto il popolo, diretta dagli operai, è la giusta parola d'ordine dell'ora
attuale, rispondente ai compiti tattici dell'originale periodo di transizione in
cui si trova oggi la rivoluzione russa (e la rivoluzione mondiale); e,
dall'altro lato, che per riportare successo questa milizia operaia deve essere,
anzitutto, popolare, di massa, fino a divenire generale, abbracciando
realmente tutta la popolazione valida dei due sessi, e deve, inoltre,
associare via via non solo le funzioni puramente poliziesche, ma anche quelle
relative allo funzioni allo Stato in genere, alle funzioni militari e al
controllo sulla produzione sociale e sulla distribuzione.
N. Lenin Zurigo, 22 (9) marzo 1917.
Scritta l'11 (24) marzo 1917.
La conclusione a cui sono pervenuto ieri riguardo alla tattica esitante di
Ckheidze è stata pienamente confermata oggi, 10 (23) marzo, da due documenti. Il
primo è un estratto, trasmesso telegraficamente da Stoccolma alla
Frankfurter Zeitung, del manifesto pubblicato a Pietroburgo dal CC del
nostro partito, il Partito operaio socialdemocratico di Russia. Nel documento
non si parla affatto né dell'appoggio al governo di Guckov né del suo
rovesciamento; gli operai e i soldati vengono chiamati ad organizzarsi intorno
al Soviet dei deputati operai e ad eleggervi i propri rappresentanti, al fine di
lottare contro lo zarismo, per la repubblica, per la giornata lavorativa di otto
ore, per la confisca delle grandi proprietà fondiarie e delle scorte di grano e,
soprattutto, per la cessazione della guerra di rapina. A questo proposito appare
particolarmente importante e attuale la nostra idea del nostro CC che, per
ottenere la pace, bisogna entrare i contatto con i proletari di tutti i
paesi belligeranti.
Aspettarsi la pace dai contatti e dalle trattative tra i governi borghesi
significherebbe illudersi e ingannare il popolo.
Il secondo documento è una nota informativa, trasmessa telegraficamente da
Stoccolma ad un altro giornale tedesco (Vossische Zeitung), sul
convegno tenuto il 2 (15) marzo dal gruppo Ckheidze alla Duma, dal gruppo dei
trudoviki (? Arbeiterfraktion), dai rappresentanti dei 15
sindacati operai e sull'appello pubblicato il giorno dopo. Degli undici punti
dell'appello il dispaccio ne riporta solo tre: il primo, cioè la rivendicazione
della repubblica; il settimo, cioè la richiesta della pace e dell'immediata
apertura di trattative di pace; il terzo cioè la richiesta di un' "adeguata
partecipazione dei rappresentanti della classe operaia russa al governo".
Se l'ultimo punto è stato riferito esattamente, capisco bene perché la
borghesia esalti Ckheidze. Capisco perché alle lodi, ricordate più sopra, dei
guckoviani inglesi sul Times si siano aggiunti gli elogi dei guckoviani
francesi nel Temps. Il giornale dei milionari e degli imperialisti
francesi scrive in data 22 marzo: "I capi dei partiti operai, e in particolare
il signor Ckheidze, usano tutta la loro influenza per moderare le aspirazioni
delle classi lavoratrici".
In effetti, la richiesta della "partecipazione" degli operai al governo
Guckov-Miliukov è un'assurdità teorica e politica: partecipare a questo governo
in minoranza sarebbe come diventare una semplice pedina; parteciparvi "alla
pari" è puramente impossibile, perché non si può conciliare l'esigenza di
continuare la guerra con quella di firmare un armistizio e aprire trattative di
pace; per "parteciparvi" in maggioranza, bisogna avere la forza di
rovesciare il governo Guckov-Miliukov. In pratica rivendicare la
"partecipazione" a questo governo significa assumere un atteggiamento alla Luois
Blanc, nel senso peggiore, significa dimenticare la lotta di classe e le sue
condizioni reali, sedurre e illudere con vuote frasi altisonanti gli operai,
perdendo nelle trattative con Miliukov o Kerenski del tempo prezioso,
che bisogna impiegare per creare una forza realmente classista e
rivoluzionaria, una milizia proletaria, capace di ispirare fiducia a
tutti gli strati più poveri della popolazione, cioè alla stragrande
maggioranza, e di aiutarli ad organizzarsi, di aiutarli a battersi per
il pane, la pace e la libertà.
Quest'errore dell'appello di Ckheidze e del suo gruppo (non accenno al
partito del Comitato d'organizzazione, perché nelle fonti di cui posso
disporre non se ne fa parola) è ancor più curioso proprio perché Skobelev, che
più d'ogni altro condivide le posizioni di Ckheidze, intervenendo al convegno
del 2 (15) marzo, avrebbe dichiarato, secondo i giornali, che "la Russia è alla
vigilia d'una seconda (wirklich, letteralmente reale) rivoluzione".
Ecco la verità da cui Skobelev e Ckheidze hanno dimenticato di trarre le
conclusioni pratiche. Non posso giudicare di qui, da questa maledetta
lontananza, quanto sia vicina questa seconda rivoluzione. Skobelev, essendo sul
posto, può vederlo meglio. Non mi pongo pertanto dei problemi per la cui
soluzione non dispongo e non posso disporre di dati concreti. Sottolineo però
che Skobelev, "testimone imparziale", non appartiene cioè al nostro partito,
conferma la conclusione di fatto a cui sono pervenuto nella prima mia
lettera: la rivoluzione di febbraio-marzo è stata solo la prima fase
della rivoluzione. La Russia sta oggi vivendo il momento storico originale
del passaggio alla fase successiva della rivoluzione o, come dice
Skobelev, alla "seconda rivoluzione".
Se vogliamo esser marxisti e far tesoro dell'esperienza delle rivoluzioni di
tutto il mondo, dobbiamo sforzarci di comprendere in che cosa consista
l'originalità di questo periodo transitorio e quale tattica
derivi dalle sue caratteristiche oggettive.
L'originalità della situazione è nel fatto che il governo Guckov-Miliukov ha
riportato la sua prima vittoria con insolita facilità, in forza di tre
circostanze principali: 1) l'aiuto del capitale finanziario anglo-francese e dei
suoi agenti; 2) l'aiuto di una parte dei quadri superiori dell'esercito; 3)
l'organizzazione già pronta di tutta la borghesia russa negli zemstvo,
nelle istituzioni municipali, nella Duma di Stato, nei comitati dell'industria
di guerra, ecc.
Il governo Guckov è preso in una morsa: legato agli interessi del capitale, è
costretto a tentare di proseguire la guerra di rapina e brigantaggio, di
difendere i mostruosi profitti del capitale e dei grandi proprietari fondiari,
di restaurare la monarchia. Legato alla sua origine rivoluzionaria e dalla
necessità di un passaggio repentino dallo zarismo alla democrazia, premuto dalle
masse affamate e desiderose di pace, il governo è costretto a mentire, a
tergiversare, a prender tempo, a "proclamare", a promettere quanto più può (le
promesse sono la sola cosa che si venda a buon mercato persino in un periodo di
vertiginoso rincaro della vita), e a realizzare quanto meno può, a dare con una
mano e a riprendere con l'altra.
In certe condizioni, nell'ipotesi per esso migliore, il nuovo governo può
ritardare alquanto il crac, poggiando sulle capacità organizzative di tutta la
borghesia e degli intellettuali borghesi russi. Ma tuttavia, nemmeno in questo
caso, riuscirà ad evitare il fallimento, perché è impossibile
sfuggire agli artigli del mostro della guerra imperialistica e della fame,
partorito dal capitalismo mondiale, senza uscire dall'ambito dei rapporti
borghesi, senza realizzare misure rivoluzionarie, senza appellarsi al grande
storico eroismo del proletariato russo e internazionale.
Deriva di qui che non potremo rovesciare di colpo il nuovo governo o che, se
potremo farlo (perché nei periodi rivoluzionari i limiti del possibile sono
mille volte più ampi), non riusciremo a conservare il potere, senza
opporre all'eccellente organizzazione di tutta la borghesia russa e di
tutti gli intellettuali borghesi una non meno eccellente organizzazione del
proletariato, alla testa dell'immensa massa dei poveri delle città e delle
campagne, del semiproletariato e dei piccoli produttori.
Poco importa che la "seconda rivoluzione" sia già esplosa a Pietrogrado (ho
detto che sarebbe del tutto assurdo voler valutare, dall'estero, il ritmo
concreto della sua maturazione) o che sia differita di qualche tempo o che abbia
già avuto inizio in alcune zone della Russia (come sembrano mostrare alcuni
indizi): in ogni caso, la parola d'ordine del momento, alla vigilia,
nel corso e all'indomani della nuova rivoluzione, deve essere la parola d'ordine
dell'organizzazione proletaria.
Compagni operai, ieri avete compiuto miracoli di eroismo proletario
rovesciando la monarchia zarista! In un futuro più o meno vicino (e forse nel
momento stesso in cui scrivo queste righe) dovrete compiere analoghi miracoli di
eroismo per rovesciare il potere dei grandi proprietari fondiari e dei
capitalisti che conducono la guerra imperialistica. Non potrete riportare
una vittoria durevole in questa seconda e "autentica" rivoluzione senza
compiere miracoli di organizzazione proletaria!
La parola d'ordine del momento è l'organizzazione. Ma limitarsi a questo non
significa ancora niente, perché, da un lato, l'organizzazione è sempre
necessaria, e quindi indicare la necessità di "organizzare le masse" non spiega
ancora un bel niente; dall'altro lato, chi si limitasse a questa indicazione
farebbe solo eco ai liberali, giacché proprio i liberali, allo scopo di
consolidare il loro potere, vogliono che gli operai non vadano più in là
delle consuete organizzazioni "legali" (dal punto di vista della "normale"
società borghese), cioè che gli operai si iscrivano soltanto al loro
partito, al loro sindacato, alla loro cooperativa, ecc.
Gli operai hanno invece capito, con il loro istinto di classe, che in un
periodo rivoluzionario hanno necessità di un'organizzazione radicalmente
diversa, non solo consueta, e si sono messi giustamente sulla via
indicata dall'esperienza della nostra rivoluzione del 1905 e della Comune del
1871: hanno creato il Soviet dei deputati operai, hanno cominciato a
svilupparlo, estenderlo, consolidarlo, attirando i deputati dei soldati
e, senza dubbio, i deputati degli operai salariati agricoli, nonché (in
questa o in quella forma) i deputati di tutti i contadini poveri.
La costituzione di questi organismi in tutte le località della Russia senza
eccezione, per tutte le categorie e per tutti gli strati della popolazione
proletaria e semiproletaria senza eccezione, cioè per tutti i lavoratori e gli
sfruttati, se si vuole usare un'espressione economicamente meno precisa ma più
popolare, è un compito urgente e di primaria importanza. Anticipando sottolineo
che il nostro partito (dalla sua particolare funzione nelle
organizzazioni proletarie di nuovo tipo, spero di parlare in una delle prossime
lettere) deve raccomandare in modo particolare la costituzione dei Soviet dei
salariati agricoli, nonché dei piccoli agricoltori, che non vendono il loro
grano, separatamente dai contadini agiati: in mancanza di questa
condizione, non si può realizzare una vera politica proletaria, in genere [*2],
e non si può affrontare correttamente la principale questione pratica, quella da
cui dipende la vita o la morte di milioni di uomini: la razionale distribuzione
del grano, l'aumento della sua produzione, ecc.
Ma, si chiederà, che cosa devono fare i Soviet dei deputati operai? "devono
essere considerati come organi per l'insurrezione, come organi del potere
rivoluzionario", scrivevamo nel n° 47 del ginevrino Sotsial-Demokrat
del 13 ottobre 1915.
Questa esperienza teorica, desunta dall'esperienza della Comune del 1871 e
della rivoluzione russa del 1905, deve essere chiarita e svolta più
concretamente, in base alle indicazioni pratiche che scaturiscono dalla presente
fase della rivoluzione in Russia.
Noi abbiamo necessità di un potere rivoluzionario, abbiamo necessità
(per un determinato periodo di transizione) di uno Stato. Questo ci
distingue dagli anarchici. La differenza tra i marxisti rivoluzionari e gli
anarchici non sta solo nel fatto che i primi sono per la grande produzione
comunista centralizzata e i secondi per la piccola produzione spezzettata. No,
la differenza, proprio nella questione del potere, dello Stato, sta nel fatto
che noi siamo favorevoli e gli anarchici sono contrari
all'utilizzazione rivoluzionaria delle forme rivoluzionarie dello Stato nella
lotta per il socialismo.
Noi abbiamo necessità di uno Stato. Ma non tale quale lo ha creato
dappertutto la borghesia, dalle monarchie costituzionali fino alle repubbliche
più democratiche. Sta qui la differenza tra noi e gli opportunisti e i
kautskiani dei vecchi putrescenti partiti socialisti, che hanno snaturato o
dimenticato gli insegnamenti della Comune di Parigi e l'analisi che ne hanno
fatto Marx ed Engels [*3].
Abbiamo necessità di uno Stato, ma non di quello di cui ha bisogno
la borghesia e in cui gli organi del potere, la polizia, l'esercito, la
burocrazia, sono separati dal popolo e opposti al popolo. Tutte le rivoluzioni
borghesi hanno solo perfezionato questa macchina statale e l'hanno
trasferita dalle mani di un partito alle mani di un altro partito.
Il proletariato invece, se vuole salvaguardare le conquiste della presente
rivoluzione e andare avanti, conquistare la pace, il pane e la libertà, deve
"spezzare", per usare i termini di Marx, questa macchina statale "già
pronta" e sostituirla con una nuova, fondendo la polizia, l'esercito e
la burocrazia con l'intero popolo in armi. Seguendo la strada indicata
dall'esperienza della Comune di Parigi del 1871 e della prima rivoluzione russa
del 1905, il proletariato deve organizzare e armare tutti gli strati
più poveri e sfruttati della popolazione, affinché essi stessi prendano
direttamente nelle loro mani gli organi del potere statale e formino essi
stessi le istituzioni di questo potere.
Gli operai di Russia si sono avviati per questa strada già nella
prima fase della prima rivoluzione, nel febbraio-marzo 1917. Il problema è
adesso di comprendere con chiarezza che cosa sia questa strada nuova e di
percorrerla con audacia, fermezza e ostinazione.
I capitalisti anglo-francesi e russi volevano "soltanto" deporre o forse
"intimorire" Nicola II, lasciando intatta la vecchia monarchia statale, la
polizia, l'esercito, la burocrazia.
Gli operai sono andati avanti e l'hanno spezzata. E oggi non solo i
capitalisti anglo-francesi ma anche quelli tedeschi urlano di collera e
di paura, vedendo che, ad esempio, i sodati russi fucilano i loro ufficiali,
come l'ammiraglio Nepelin, seguace di Guckov e di Miliukov.
Ho detto che gli operai hanno spezzato la vecchia macchina statale. Più
esattamente: hanno cominciato a spezzarla.
Facciamo un esempio concreto.
La polizia è in parte decimata, in parte disciolta a Pietrogrado e in molte
altre località. Il governo Guckov-Miliukov non potrà restaurare la
monarchia e, in generale, rimanere al potere, senza ricostituire la
polizia come speciale organizzazione di uomini armati, diretta dalla borghesia,
separata dal popolo e ad esso opposta. Questo è chiaro come la luce del sole.
D'altra parte, il nuovo governo deve fare i conti con il popolo
rivoluzionario, deve nutrirlo di mezze concessioni e di promesse, deve guadagnar
tempo. Escogita così una mezza misura: istituisce una "milizia popolare" con
cariche elettive (cosa terribilmente conveniente! e democratica, rivoluzionaria,
splendida!), ma... ma, per un verso, la pone sotto il controllo, sotto
l'egida degli zemstvo e degli organi municipali, cioè dei grandi
proprietari fondiari e dei capitalisti eletti sotto le leggi di Nicola II il
Sanguinario e di Stolypin l'Impiccatore!! E, per l'altro verso, chiamando
"popolare" questa milizia per gettar polvere negli occhi del "popolo", in
concreto non sollecita l'intero popolo a farne parte e non
costringe i padroni e i capitalisti a pagare agli operai e agli
impiegati il loro salario normale per le ore e i giorni dedicati al
servizio civile, cioè alla milizia.
Ecco il punto. Con questi mezzi il governo agrario e capitalistico dei Guckov
e dei Miliukov ottiene che la "milizia popolare" rimanga sulla carta, mentre di
fatto si venga ricostituendo pian piano e di nascosto la milizia
borghese, antipopolare, che comprende all'inizio "ottomila studenti e
professori" (come dicono i giornali stranieri, descrivendo l'attuale milizia di
Pietrogrado) - ma si tratta palesemente di una cosa poco seria! - e che
comprenderà in seguito la vecchia e la nuova polizia.
Impedire che si ricostituisca la polizia! Tenere ben saldi in pugno gli
organi locali del potere! Istituire una milizia realmente popolare, che
comprenda tutto il popolo e sia diretta dal proletariato! È questo il compito
del giorno, la parola d'ordine dell'ora. Essa risponde in egual misura agli
interessi nettamente intesi dell'ulteriore lotta di classe, dello sviluppo del
movimento rivoluzionario, e all'istinto democratico di ogni operaio e di ogni
contadino, di ogni lavoratore e di ogni sfruttato, che non può non detestare la
polizia, le guardie, il sistema di comando dei grandi proprietari fondiari e dei
capitalisti nei confronti di questi uomini in armi, i quali esercitano la loro
autorità sul popolo.
Di quale polizia hanno bisogno essi, i Guckov e i Miliukov, i grandi
proprietari fondiari e i capitalisti? Della stessa polizia che esisteva sotto la
monarchia zarista. Tutte le repubbliche borghesi e democratico-borghesi
del mondo, dopo brevissimi periodi rivoluzionari, hanno sempre istituito o
restaurato proprio questa polizia, un'organizzazione speciale di uomini
armati, separati dal popolo, opposti ad esso, subordinati, in un modo o
nell'altro, alla borghesia.
Di quale milizia abbiamo bisogno noi, il proletariato, tutti i lavoratori? Di
una milizia realmente popolare, che sia cioè anzitutto composta di
tutta la popolazione, di tutti i cittadini adulti dei due
sessi, e che inoltre riunisca in sé le funzioni dell'esercito popolare e quelle
della polizia, quelle dell'organo principale e fondamentale per mantenere
l'ordine pubblico e amministrare lo Stato.
Per rendere più chiare queste tesi, farò un esempio puramente schematico. Non
occorre dire che sarebbe assurda l'idea di redigere un "piano" per la milizia
proletaria: quando gli operai e tutte le masse del popolo si metteranno al
lavoro sul piano pratico, sapranno elaborarlo e realizzarlo cento volte meglio
di qualsiasi teorico. Non propongo nessun "piano", voglio solo illustrare il mio
pensiero.
Pietrogrado conta circa due milioni di abitanti. Oltre la metà di essi ha
un'età che varia da 15 a 65 anni. Prendiamo la metà: un milione. Sottraiamone la
quarta parte, cioè i malati, ecc., che attualmente non prendono parte al
servizio civile per motivi plausibili. Restano 750.000 cittadini che, lavorando
nella milizia, poniamo, un giorno su quindici (e continuando a ricevere il
salario dai padroni), costituirebbero un esercito di 50.000 uomini.
Di uno "Stato" di questo tipo abbiamo bisogno!
Di una milizia che sia "popolare" nei fatti e non solo a parole!
È questa la strada che dobbiamo percorrere perché sia impossibile
ricostituire una polizia e un esercito separati dal popolo.
Questa milizia sarebbe composta, per il novantacinque per cento di operai e
di contadini ed esprimerebbe realmente la ragione e la volontà, la
forza e il potere della stragrande maggioranza della popolazione. Questa milizia
armerebbe realmente e addestrerebbe all'arte militare tutto il popolo,
garantendoci così, non alla maniera di Guckov e di Miliukov, contro
ogni tentativo di restaurazione reazionaria, contro ogni intrigo degli agenti
zaristi. Questa milizia sarebbe l'organo esecutivo dei "Soviet dei deputati
degli operai e dei sodati", godrebbe della fiducia e del rispetto
assoluti della popolazione, perché sarebbe essa stessa l'organizzazione
di tutto il popolo. Questa milizia trasformerebbe la democrazia da una bella
insegna, dietro la quale si maschera l'asservimento del popolo ai capitalisti e
l'irrisione dei capitalisti nei confronti del popolo, in una vera scuola per
le masse, che verrebbero educate a partecipare a tutti gli affari
pubblici. Questa milizia introdurrebbe i giovani alla vita politica, educandoli
non solo con la parola, ma anche con l'azione, con il lavoro. Questa
milizia svilupperebbe quelle funzioni che, per dirla in linguaggio erudito,
riguardano la "polizia del benessere", l'igiene pubblica, ecc., impegnando in
questa attività tutte le donne adulte. E non è possibile garantire la
vera libertà, non è possibile nemmeno costruire la democrazia, per non
dire il socialismo, se le donne non partecipano al servizio civile, alla
milizia, alla vita politica, se non vengono strappate all'ambiente della casa e
della cucina che le abbrutisce.
Questa milizia sarebbe una milizia proletaria perché gli operai industriali
delle città vi assumerebbero un'influenza determinante sulla massa dei poveri
con la stessa naturalezza e inevitabilità con cui hanno assunto una funzione
dirigente in tutta la lotta rivoluzionaria del popolo sia nel 1905-1907 che nel
1917.
Questa milizia assicurerebbe un ordine assoluto e una disciplina fraterna
accettata senza riserve. E al tempo stesso consentirebbe di combattere la grave
crisi che travaglia tutti i paesi belligeranti con mezzi realmente democratici,
di realizzare giustamente e rapidamente i prelevamenti delle eccedenze di grano
e di altre scorte, di attuare il "servizio obbligatorio del lavoro", che i
francesi chiamano oggi "mobilitazione civile" e i tedeschi "obbligo del servizio
civile" e senza il quale è impossibile - si è accertato che è impossibile -
curare le ferite inferte dalla terribile guerra di rapina.
Il proletariato di Russia ha forse versato il suo sangue solo per sentirsi
ripetere altisonanti promesse di riforme democratiche esclusivamente politiche?
Non vuole esso rivendicare e ottenere che ogni lavoratore si renda
conto subito di un certo miglioramento della propria vita? Che ogni
famiglia riceva il pane? Che ogni bambino abbia una bottiglia di buon latte e
che nessun membro adulto d'una famiglia ricca osi prendere più della sua razione
di latte fino a che non sia stato garantito a tutti i bambini? Che i palazzi e i
ricchi appartamenti abbandonati dallo zar e dall'aristocrazia non rimangano
vuoti ma servano di riparo ai senzatetto e ai nullatenenti? E chi può applicare
queste misure, se non una milizia popolare a cui le donne partecipino allo
stesso titolo degli uomini?
Queste misure non sono ancora il socialismo. Riguardano la
distribuzione dei beni di consumo, ma non toccano la riorganizzazione della
produzione. Esse non sarebbero ancora la "dittatura del proletariato", ma solo
la "dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini
poveri". Non si tratta ora di classificarle sul piano teorico. Commetteremmo un
grave errore, se ci accingessimo a stendere i compiti pratici complessi, urgenti
e in rapido sviluppo della rivoluzione nel letto di Procuste una "teoria"
angustamente intesa, invece di vedere nella teoria anzitutto e soprattutto una
guida per l'azione.
Avrà la massa degli operai russi tanta consapevolezza, energia ed eroismo da
compiere "miracoli di organizzazione proletaria", dopo aver compiuto nella lotta
rivoluzionaria immediata miracoli di audacia, iniziativa e abnegazione? Non lo
sappiamo, e sarebbe ozioso perdersi in congetture, perché soltanto la
pratica potrà darci una risposta.
Quel che noi sappiamo bene e che, in quanto partito, dobbiamo spiegare alle
masse, è che esiste un motore storico di grande potenza, che genera una crisi
senza precedenti, la fame e innumerevoli calamità. Questo motore è la guerra che
i capitalisti di entrambi i campi belligeranti combattono per scopi di
rapina. Questo "motore" ha condotto sull'orlo dell'abisso molte delle nazioni
più ricche, più libere e civili. Esso costringe i popoli a tendere al
massimo tutte le forze, li riduce in una condizione insostenibile, pone
all'ordine del giorno non l'applicazione di certe "teorie" (non di questo si
tratta, e contro tali illusioni Marx ha sempre messo in guardia i socialisti),
ma l'attuazione delle estreme misure praticamente realizzabili, perché
senza misure estreme c'è la morte per fame, la morte repentina e
inevitabile, di milioni di uomini.
Non occorre dimostrare che l'entusiasmo rivoluzionario della classe
d'avanguardia può molto, quando la situazione oggettiva
imponga a tutto il popolo misure estreme. Questo aspetto della
questione è in Russia visibile a occhio nudo e tangibile per tutti.
L'importante è di capire che nei periodi rivoluzionari la situazione
oggettiva cambia con la stessa rapidità e repentinità della vita in generale. E
noi dobbiamo saper adattare la nostra tattica e i nostri obiettivi
immediati alla peculiarità di ogni situazione concreta. Prima del
febbraio 1917 erano all'ordine del giorno l'audace propaganda rivoluzionaria
internazionalistica, l'appello e il risveglio delle masse alla lotta. In
febbraio-marzo sono stati necessari l'eroismo e l'abnegazione nella lotta per
schiacciare immediatamente il nemico più diretto, lo zarismo. Oggi stiamo
vivendo il periodo di transizione dalla prima alla seconda fase della
rivoluzione, dall' "a corpo a corpo" con lo zarismo all' "a corpo a corpo" con
l'imperialismo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, dei Guckov e
dei Miliukov. All'ordine del giorno si pone oggi il problema
organizzativo, non già nel logoro senso del lavorare esclusivamente
nelle consuete forme organizzative, ma nel senso di mobilitare le grandi masse
delle classi oppresse in un'organizzazione che assolva funzioni militari,
statali ed economiche.
Il proletariato si è accostato e continuerà ad accostarsi per vie diverse a
questa sua originale funzione. In alcune località della Russia la rivoluzione di
febbraio-marzo gli sta già consegnando quasi tutto il potere; in altre esso si
metterà forse a creare con la forza ed estendendo la milizia proletaria; in
altre ancora farà indire probabilmente elezioni immediate, a suffragio
universale, ecc., per le Dume municipali e gli zemstvo, allo scopo di
trasformarli in centri rivoluzionari, ecc., fino al momento in cui lo sviluppo
dello spirito organizzativo proletario, il ravvicinamento tra gli operai e i
soldati, il movimento dei contadini, le delusioni di molti cittadini nei
confronti del governo di Guckov e Miliukov, che è il governo della guerra
imperialistica, faranno suonare l'ora della sua sostituzione con il "governo"
del Soviet dei deputati operai.
Non dimentichiamo, inoltre, di avere in prossimità di Pietrogrado uno dei
paesi effettivamente repubblicani più progrediti, la Finlandia, che dal 1905 al
1907, sotto la copertura delle battaglie rivoluzionarie combattute in Russia, ha
sviluppato in modo relativamente pacifico la sua democrazia e conquistato al
socialismo la maggioranza del popolo. Il proletariato della Russia
assicurerà alla repubblica finlandese la completa libertà, il diritto di
separarsi (non c'è forse un solo socialdemocratico che possa oggi esitare su
questo punto, mentre il cadetto Rodicev ha indegnamente mercanteggiato a
Helsinglors su qualche mozione di privilegio per i grandi-russi [9])
e conquisterà in questo modo la piena fiducia e il fraterno appoggio
degli operai finlandesi alla causa del proletariato di tutta la Russia. In una
grande e difficile impresa gli errori sono inevitabili, e noi non li eviteremo,
ma gli operai finlandesi sono eccellenti organizzatori e ci aiuteranno in questo
campo, spingendo avanti a loro modo l'instaurazione della repubblica
socialista.
Le vittorie rivoluzionarie in Russia, i pacifici successi organizzativi
riportati in Finlandia al riparo di queste vittorie, l'assunzione di compiti
rivoluzionari organizzativi da parte degli operai russi su una nuova scala, la
conquista del potere da parte del proletariato e degli strati più poveri della
popolazione, l'incoraggiamento e lo sviluppo della rivoluzione socialista in
Occidente: è questa la via che ci condurrà alla pace e al
socialismo.
N. Lenin Zurigo, 11 (24) marzo 1917
Scritta il 12 (25) marzo 1917.
Ho appena finito di leggere (12 (25) marzo), nella Neue Zürcher Zietung
(n° 517 del 24 marzo), il seguente telegramma da Berlino:
"Si comunica dalla Svezia che Maxim Gorki ha indirizzato al
governo e al Comitato esecutivo un entusiastico messaggio di saluto. Egli
saluta la vittoria del popolo sui signori della reazione e incita tutti i
figli della Russia a contribuire alla costruzione del nuovo edificio statale
russo. Al tempo stesso invita il governo a coronare la sua opera emancipatrice
mediante la conclusione della pace. Questa non dovrà essere una pace a
qualsiasi costo; la Russia oggi ha meno che mai motivo per volere la pace a
qualsiasi prezzo. La pace deve essere tale da garantire alla Russia la
possibilità di tenere con onore il suo posto tra i popoli della terra.
L'umanità ha versato troppo sangue; e il nuovo governo acquisterebbe grandi
meriti, non solo davanti alla Russia, ma davanti a tutta l'umanità, se
riuscisse a concludere rapidamente la pace". In questi termini viene riferito il messaggio di Gorki.
Si prova un senso d'amarezza a leggere questo scritto, tutto imbevuto di
pregiudizi filistei molto diffusi. L'autore di queste righe, durante i suoi
incontri con Gorki nell'isola di Capri, ha avuto modo di metterlo sull'avviso e
di rimproverargli i suoi errori politici. A questi rimproveri Gorki ha opposto
il suo affascinante sorriso e una dichiarazione molto sincera: "So di essere un
cattivo marxista. Del resto, noi artisti siamo tutti un po' irresponsabili". Non
facile obiettare qualcosa.
Gorki ha senza dubbio un talento artistico prodigioso, con cui si è già reso
e si renderà ancora molto utile al movimento proletario internazionale.
Ma per quale motivo deve intromettersi nella politica?
A mio modo di vedere, la sua lettera dà espressione a pregiudizi che sono
eccezionalmente diffusi non solo in seno alla piccola borghesia, ma anche in una
parte di operai che ne subiscono l'influenza. Tutte le forze del nostro
partito, tutti gli sforzi degli operai coscienti devono essere diretti a una
lotta tenace, ostinata e globale contro questi pregiudizi.
Il governo zarista ha iniziato e continuato la guerra attuale, che è una
guerra imperialistica, di rapina e brigantaggio, per schiacciare e
strangolare i popoli deboli. Il governo dei Guckov e dei Miliukov è un governo
di grandi proprietari fondiari e di capitalisti che deve e vuole proseguire
proprio questa guerra. Proporre a questo governo la stipulazione di una
pace democratica è come predicare la virtù ai tenutari delle case di tolleranza.
Chiariamo il nostro pensiero.
Che cos'è l'imperialismo?
Nel mio opuscolo: L'imperialismo, fase suprema del capitalismo,
inviato alle edizioni Parus prima della rivoluzione, da esse accettato e
annunciato nella rivista Lietopis, ho risposto a questa domanda come
segue:
"L'imperialismo... è il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo in cui
si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l'esportazione
del capitale ha acquistato grande importanza, è iniziata la ripartizione del
mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell'intera
superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici" (c. VII dell'opuscolo
citato, annunciato in Lietopis, quando esisteva ancora la censura, con
il titolo: V. Ilin, Il capitalismo contemporaneo).
Tutto si riduce al fatto che il capitale ha assunto dimensioni gigantesche.
Le associazioni di un esiguo numero dei maggiori capitalisti (cartelli,
sindacati, trust) maneggiano miliardi e si spartiscono tra loro tutto
il mondo. Tutta la superficie terrestre è stata divisa. La guerra è
provocata dal conflitto tra due gruppi potentissimi di miliardari, il gruppo
anglo-francese e il gruppo tedesco, per una nuova spartizione del
mondo.
Il gruppo capitalistico anglo-francese vuole depredare anzitutto la Germania,
sottraendole le colonie (che le sono già state tolte quasi per intero), e poi la
Turchia.
Il gruppo capitalistico tedesco vuole arraffare per sé la Turchia e
ripagarsi della perdita delle colonie con la conquista dei piccoli Stati vicini
(Belgio, Serbia, Romania).
È questa la verità genuina, velata con ogni sorta di menzogne borghesi sulla
guerra "di liberazione", sulla guerra "nazionale", sulla "guerra per il diritto
e la giustizia", e con altri orpelli di cui i capitalisti si sono
sempre serviti per ingannare il popolo.
La Russia non sta facendo la guerra con i propri soldi. Il capitale russo
partecipa al capitale anglo-francese. La Russia fa la guerra per
saccheggiare l'Armenia, la Turchia e la Galizia.
Guckov, Lvov, Miliukov, i nostri attuali ministri, non sono ministri per
caso. Essi rappresentano e dirigono tutta la classe dei grandi proprietari
fondiari e dei capitalisti. E sono legati agli interessi del capitale.
I capitalisti non possono rinunciare ai propri interessi più di quanto un uomo
possa sollevarsi da terra tirandosi per i capelli.
Inoltre, Guckov, Miliukov e soci sono legati al capitale
anglo-francese. Hanno fatto e fanno la guerra con soldi altrui. Si sono
impegnati a pagare annualmente per i miliardi presi in prestito
interessi ammontanti a centinaia di milioni e a spremere questo
tributo dagli operai e dai contadini russi.
Ancora, Guckov, Miliukov e soci sono vincolati direttamente, con
trattati sugli scopi predoneschi della guerra in corso,
all'Inghilterra, alla Francia, all'Italia, al Giappone e agli altri gruppi di
briganti imperialisti. Questi trattati sono stati conclusi dallo zar Nicola
II. Guckov, Miliukov e soci hanno sfruttato la lotta degli operai contro la
monarchia zarista per impadronirsi del potere, ma hanno convalidato i
trattati conclusi dallo zar.
Lo ha fatto il governo Guckov-Miliukov nel manifesto che l'agenzia
telegrafica pietroburghese ha trasmesso all'estero il 7 (20) marzo: "Il governo
(di Guckov e Miliukov) sarà fedele a tutti i trattati che ci legano alle altre
potenze", è detto nel manifesto. E il nuovo ministro degli esteri, Miliukov, ha
fatto una dichiarazione identica nel suo telegramma del 5 (18) marzo
1917 a tutti i rappresentanti della Russia all'estero.
Questi trattati sono tutti segreti, e Miliukov e soci non
vogliono renderli pubblici per due ragioni: 1) perché temono il popolo, che
non vuole saperne di guerra di rapina, 2) perché sono legati al capitale
anglo-francese, che impone di tenere il segreto sui trattati. Ma chi legge i
giornali e ha studiato la questione sa bene che questi trattati prevedono il
saccheggio della Cina da parte del Giappone, della Persia, dell'Armenia, della
Turchia (soprattutto Costantinopoli) e della Galizia da parte della Russia,
dell'Albania da parte dell'Italia, della Turchia e delle colonie tedesche da
parte della Francia e dell'Inghilterra, ecc.
Questa è la situazione.
E quindi proporre al governo di Guckov e di Miliukov la rapida stipulazione
di una pace onesta, democratica, di buon vicinato, significa imitare il "buon
curato" di campagna, che invita i grandi proprietari fondiari e i mercanti a
vivere "secondo la legge divina", ad amare il prossimo e a porgere la guancia
destra a chi li avrà schiaffeggiati sulla sinistra. I grandi proprietari
fondiari e i mercanti ascoltano la predica, continuano a opprimere e a rapinare
il popolo e si entusiasmano per l'abilità del "buon curato" che sa consolare e
tener buoni i "mugiki".
Una parte assolutamente identica, ne abbiano o no coscienza, recitano tutti
coloro che nel corso della presente guerra imperialistica rivolgono ai governi
borghesi pii discorsi di pace. A volte i governi borghesi si rifiutano di
ascoltare questi discorsi e arrivano a proibirli; a volte, invece, li
autorizzano, assicurando a destra e a manca che fanno la guerra solo per
concludere al più presto la pace "più equa" e rigettando tutta la colpa sul loro
nemico. I discorsi di pace rivolti ai governi borghesi sono di fatto
una turlupinatura del popolo.
I gruppi capitalistici, che hanno inondato di sangue la terra per spartirsi i
mercati, i territori, le concessioni, non possono addivenire ad una
pace "onorevole". La loro può essere soltanto una pace infame, una pace
per la spartizione del bottino, per la spartizione della Turchia e delle
colonie.
Oltre a ciò, il governo Guckov-Miliukov è contrario a stipulare la pace in
questo momento, perché ora otterrebbe come "bottino"
"soltanto" l'Armenia e una parte della Galizia, mentre vuole
impadronirsi anche di Costantinopoli e riprendere ai tedeschi
anche quella Polonia che lo zarismo ha sempre oppresso con tanta
inumanità e cinismo. Inoltre, il governo Guckov-Miliukov è in fondo solo il
commesso del capitale anglo-francese, che intende conservare le colonie
strappate alla Germania e, per giunta, costringere questo paese a
restituire il Belgio e una parte della Francia. Il capitale anglo-francese ha
aiutato i Guckov e i Miliukov a destituire Nicola II perché lo aiutino a
"sconfiggere" la Germania.
Che fare?
Per ottenere la pace (e, tanto più, una pace realmente democratica, realmente
onorevole) è necessario che il potere statale non appartenga ai grandi
proprietari fondiari e ai capitalisti, ma agli operai e ai contadini
poveri. I grandi proprietari fondiari e i capitalisti sono un'esigua
minoranza della popolazione; e ognuno sa che i capitalisti si arricchiscono
vertiginosamente con la guerra.
Gli operai e i contadini poveri costituiscono l'immensa maggioranza
della popolazione. Non si arricchiscono con la guerra, ma vanno in rovina e
patiscono la fame. Non sono vincolati né dal capitale né dai trattati conclusi
tra i gruppi predoneschi del capitalismo. Possono e vogliono
sinceramente mettere fine alla guerra.
Se il potere statale appartenesse in Russia ai Soviet dei deputai
degli operai, dei soldati e dei contadini, e al Soviet di tutta la
Russia da essi eletto, sarebbero in condizione e, probabilmente,
accetterebbero di realizzare il programma di pace che il nostro partito (il
Partito operaio socialdemocratico di Russia) ha tracciato fin dal 13 ottobre
1915, nel n° 47 del suo organo centrale, il Sotsial-Demokrat
(pubblicato allora, a causa della censura zarista, a Ginevra).
Questo programma di pace sarebbe, probabilmente, del seguente tenore:
1) Il Soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di tutta
la Russia (o il Soviet di Pietroburgo che lo sostituisce provvisoriamente)
dichiarerebbe all'istante di non ritenersi vincolato ad alcun trattato
sia della monarchia zarista sia dei governi borghesi.
2) Pubblicherebbe senza indugio tutti questi trattati per denunciare
all'opinione pubblica gli scopi briganteschi della monarchia zarista e di
tutti i governi borghesi senza eccezione.
3) Proporrebbe immediatamente e apertamente a tutte le potenze
belligeranti di firmare subito un armistizio.
4) Renderebbe subito di pubblica ragione, per informare tutto il popolo, le
nostre condizioni di pace, cioè le condizioni di pace degli operai e
dei contadini:
liberazione di tutte le colonie;
liberazione di tutti i popoli dipendenti, oppressi e lesi nei propri
diritti.
5) Dichiarerebbe che non si aspetta niente di buono dai governi borghesi e
inciterebbe gli operai di tutti i paesi a rovesciare i loro governi e a
trasferire tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai.
6) Dichiarerebbe che solo i signori capitalisti possono risarcire i
miliardi di debiti contratti dai governi borghesi per condurre questa guerra
criminale e brigantesca, ma che gli operai e i contadini non
riconoscono questi debiti. Pagare gli interessi di tali prestiti
significherebbe pagare per lunghi anni un tributo ai capitalisti per
aver essi benignamente autorizzato gli operai a sterminarsi tra loro per la
spartizione del bottino capitalistico.
Operai e contadini! - direbbe il Soviet dei deputati operai - accettate voi
di pagare annualmente centinaia di milioni di rubli ai signori
capitalisti per ricompensarli di una guerra combattuta per spartirsi le colonie
africane, la Turchia, ecc.?
Per queste condizioni di pace il Soviet dei deputati operai
consentirebbe, secondo me, a fare la guerra a qualsiasi governo
borghese e a tutti i governi borghesi del mondo, perché sarebbe una
guerra realmente giusta, perché tutti gli operai e i lavoratori di
tutti i paesi contribuirebbero a garantirne il successo.
L'operaio tedesco vede oggi che ad una monarchia bellicista è subentrata in
Russia una repubblica bellicista, una repubblica di capitalisti che
vogliono continuare la guerra imperialistica e che sanciscono i trattati
predoneschi della monarchia zarista.
Giudicate voi stessi: può l'operaio tedesco aver fiducia in una
simile repubblica?
Giudicate voi stessi: potrà la guerra continuare, potrà perpetuarsi sulla
terra il dominio dei capitalisti, se il popolo russo, sorretto oggi come ieri
dal ricordo sempre più vivo della grande rivoluzione del 1905, conquisterà la
sua completa libertà e darà tutto il potere statale al Soviet dei deputati
operai e contadini?
N. Lenin
1.
Lenin allude al Soviet dei deputati operai di Pietrogrado, costituito
nei primi giorni della Rivoluzione di febbraio. Le elezioni per il Soviet si
svolsero dapprima in alcune fabbriche, ma si estesero rapidamente a tutte le
imprese. Il 27 febbraio (12 marzo), prima che il Soviet si riunisse, i
menscevichi-liquidatori di Gvodzev, Bogdanov e i membri della Duma di Ckheidze,
Skobelev, ecc., tentando di assicurarsi la direzione del Soviet, si proclamarono
Comitato esecutivo provvisorio del Soviet. Alla prima seduta, svoltasi alla sera
dello stesso giorno, venne eletta la presidenza (Ckheidze, Kerenski, Skobelev).
Del Comitato esecutivo entrarono a farne parte, oltre ai membri della
presidenza, Scliapnikov, Sukhanov, Steklov, nonché rappresentanti dei comitati
centrali e pietrogradesi dei partiti socialisti. Il partito dei
socialisti-rivoluzionari che in un primo tempo si era schierato contro la
costituzione del Soviet di Stato, vi delegò poi i propri rappresentanti.
Il Soviet si dichiarò organo dei deputati operai e soldati di tutta la
Russia, e di fatto tale rimase fino al giugno del 1917, quando si riunì il I
Congresso del Soviet. Il 1° (14) marzo il Comitato esecutivo fu completato con
rappresentanti dei soldati.
Nonostante il fatto che la direzione del Soviet si trovasse nelle mani dei
conciliatori, esso, sotto la pressione degli operai e dei soldati rivoluzionari,
attuò una serie di iniziative rivoluzionarie: l'arresto dei rappresentanti del
vecchio potere e la liberazione di detenuti politici.
Il 1° (14) marzo il Soviet emise l'"Ordine n° 1 alla guarnigione del
distretto militare di Pietrogrado", che ebbe un immenso ruolo nell'aumento degli
stati d'animo rivoluzionari nell'esercito. Con questo ordine le unità militari
venivano subordinate nelle loro prese di posizione politiche al Soviet, le armi
venivano messe a disposizione e sotto il controllo dei comitati di compagnia e
di battaglione, gli ordini del Comitato provvisorio della Duma di Stato dovevano
essere eseguiti solo nel caso in cui non erano in contrasto con gli ordini del
Soviet, ecc.
Però nel momento decisivo, la notte tra il 1° e il 2 (14 e 15) marzo, i
conciliatori del Comitato esecutivo del Soviet rinunciarono volontariamente al
potere a favore della borghesia, sanzionando la formazione di un Governo
provvisorio costituito dai rappresentanti della borghesia e dei grandi
proprietari terrieri. Di questo atto di capitolazione davanti alla borghesia non
si sapeva nulla all'estero, poiché i giornali più a sinistra di quelli dei
cadetti non venivano fatti passare attraverso la frontiera. Lenin ne ebbe
notizia soltanto al suo arrivo in Russia.
2.
Riferimento al Governo Provvisorio.
3.
Lenin chiama "appello" il Manifesto del partito operaio social-democratico
di Russia, pubblicato nel supplemento delle Izvestia petrogradskogo
sovieta il 28 febbraio (13 marzo) 1917. Lenin venne a conoscere il testo
leggendone un riassunto sul Frankfurter Zeitung del 9 (22) marzo 1917.
4.
Riferimento ai socialdemocratici bolscevichi, di cui il centro direttivo fu il
CC eletto alla VI Conferenza (di Praga) del POSDR dopo l'espulsione dal partito
dei menscevichi-liquidatori e degli altri gruppi opportunisti.
5. Si
tratta dei bolscevichi deputati alla IV Duma di Stato: A. Badeiev, M. Muranov,
E. Petrovski, F. Samoilov, N. Sciagov. Il 26 luglio (8 agosto) 1914 alla
riunione della Duma, alla quale i rappresentanti di tutti i gruppi della
borghesia e dei grandi proprietari fondiari approvarono l'entrata della Russia
zarista nella guerra imperialistica, la frazione dei bolscevichi rifiutò di
votare i crediti di guerra e svolse la propaganda rivoluzionaria tra le masse.
Nel novembre 1914 i bolscevichi, deputati alla Duma, furono arrestati e poi, nel
febbraio 1915, deferiti al tribunale e deportati a vita in Siberia.
*1.
Lenin, Alcune tesi.
6.
Riferimento all'accordo per la formazione del Governo provvisorio, stipulato la
notte tra il 1° e il 2 (14 e 15) marzo 1917 dal Comitato provvisorio della Duma
di Stato e dai capi s.-r. e menscevichi del Comitato esecutivo del Soviet di
Pietrogrado. Al Comitato provvisorio della Duma di Stato fu riconosciuto il
diritto di dar vita ad un nuovo governo.
7.
L'appello "del Comitato esecutivo del Soviet dei deputati operai e soldati",
pubblicato il 3 (16) marzo 1917 nel n° 4 del giornale Izvestia
simultaneamente all'annuncio del Governo provvisorio sulla formazione del primo
gabinetto dei ministri con alla testa il principe G. Lvov, fu stato elaborato
dal Comitato esecutivo di Pietrogrado costituito da conciliatori. Nell'appello
era detto che la democrazia avrebbe appoggiato il nuovo potere "nella misura in
cui il potere che sta per nascere, opererà in direzione dell'adempimento...
degli impegni e della lotta risoluta contro il vecchio potere".
L'appello non informava che il Soviet incaricava Kerenski di prendere parte
al Governo provvisorio, poiché il 1° (14) aprile il Comitato esecutivo prese la
decisione di non delegare al governo i "rappresentanti della democrazia". Le
Temps ne scrisse in base a un dispaccio di un suo inviato. Il 2 (15) marzo
il Soviet, "nonostante le proteste della minoranza" approvò l'ingresso per conto
proprio di Kerenski nel governo in qualità di ministro della giustizia.
8. In
base alle informazioni della stampa estera sulla costituzione di un organo di
controllo del Governo provvisorio ad opera del Soviet dei deputati operai di
Pietroburgo, Lenin dapprima si pronunciò favorevolmente circa questo fatto
rilevando al tempo stesso che soltanto l'esperienza avrebbe dimostrato se tale
passo era giustificato. In realtà, la "commissione di contatto", istituita l'8
(21) marzo dal Comitato esecutivo conciliatore del Soviet per "influire" e
"controllare" il Governo provvisorio, finì per aiutare questo governo a servirsi
dell'autorità del Soviet per mascherare la propria politica
controrivoluzionaria. La "commissione di contatto" serviva a tenere lontane le
masse dall'attiva lotta rivoluzionaria per il passaggio effettivo del potere al
Soviet; essa fu sciolta alla metà dell'aprile 1917 e le sue funzioni passarono
all'Ufficio del Comitato esecutivo.
*2.
Nelle campagne si svolgerà adesso la lotta per conquistare i piccoli contadini
e, in parte, i contadini medi. I grandi proprietari fondiari, poggiando sui
contadini agiati, cercheranno di subordinare i contadini piccoli e medi alla
borghesia. Noi dovremo condurli, poggiando sugli operai salariati agricoli e sui
contadini poveri, all'alleanza più stretta con il proletariato urbano.
*3.
In una delle mie prossime lettere o in un articolo a sé, mi soffermerò
minuziosamente su questa analisi - che si trova in particolare nella Guerra
civile in Francia di Marx, nella prefazione di Engels alla terza edizione
di quest'opera, nelle lettere di Marx del 12 aprile 1871 e di Engels del 18 e
del 28 marzo 1875 - e sul completo travisamento del marxismo compiuto da Kautsky
nella sua polemica del 1912 contro Pannekoek a proposito della cosiddetta
"distruzione dello Stato".
9. Nei
primi giorni della sua esistenza il Governo provvisorio nominò l'ottobrista M.
Stakhovic governatore generale della Finlandia. Quale ministro (o Commissario)
per gli affari finlandesi fu nominato il cadetto F. Rodicev.
Ultima modifica 14.5.2001
1. La prima fase della prima rivoluzione
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Il testo, non integrale, apparve sulla
Pravda del 21 e 22 marzo 1917, nn. 14 e 15.
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2. Il nuovo governo e il proletariato
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Pubblicata per la prima volta in
Bolscevik, 1924, n° 3-4.
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P.S. Ho dimenticato di datare la mia precedente
lettera del 20 (7) marzo.
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3. Sulla milizia proletaria
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Pubblicata per la prima volta in
Kommunisticeski Internatsional, 1924, n° 3-4.
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4. Come ottenere la pace
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Pubblicata per la prima volta in
Kommunisticeski Internatsional, 1924, n° 3-4.
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Note
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