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Gotthold Ephraim Lessing (1729-81)
il suo rapporto con la religione

Lessing Kunstsammlung Uni Leipzig

La passione per le teorie di Spinoza, proibitissime negli ambienti clericali di tutta Europa, diede fastidio a Lessing sin dagli esordi della sua attività intellettuale: la sorella gli bruciò tutte le poesie (che per fortuna, a suo parere, valevano molto poco, sentendosi più portato per il teatro, in campo artistico). Tale ostracismo familiare si poteva facilmente capire: era figlio di due convinti protestanti (suo padre era pastore e teologo).

Particolarmente fastidio gli diedero le Lettere (1785) che F. H. Jacobi, teologo tedesco, scrisse a Moses Mendelssohn (grande amico di Lessing), in cui per la prima volta si denunciava pubblicamente tutta la moderna filosofia speculativa d'essere inficiata di "spinozismo", cioè in sostanza di ateismo, in quanto il panteismo di Spinoza (Deus sive Natura) veniva considerato alla stregua di un ateismo implicito. Nel suo pentolone Jacobi metteva a bollire come eretici non solo Spinoza e Lessing, ma anche Goethe, Herder, Schiller, Fichte, Schelling e persino Schleiermacher.

D'altra parte essere "espliciti" quella volta era troppo rischioso: a T. Wolff, che elogiava Confucio e la moralità dei cinesi, era stata tolta la cattedra universitaria nel 1721. E anche Kant rischiò parecchio quando scrisse La religione entro i limiti della semplice ragione (1793): il governo prussiano, pentitosi d'aver sottovalutato Lessing, gli intimò di non occuparsi mai più di religione. Per non parlare della vicenda occorsa a Fichte (1798), sempre per colpa di Jacobi. Il quale, in campo filosofico, era tassativo: quando c'è di mezzo il problema se credere o non credere in un dio personale, qualunque ragionamento è fuorviante - diceva; per arrivare a credere ci vuole il salto mortale della fede, che è "coscienza immediata", non speculativa; quindi per credere ci vuol già la fede e senza la fede non c'è neppure la morale.

Lessing s'era chiaramente esposto pubblicando, negli anni 1752-74, una serie di scritti volti a riabilitare taluni intellettuali del passato (p.es. il poeta romano Orazio e l'umanista rinascimentale Cardano) accusati o di eresia o di immoralità. Voleva assolutamente liberare la religione dai vincoli dell'autoritarismo politico ed ecclesiastico, cercando di promuovere una letteratura nazionale tedesca rappresentante dei valori della borghesia illuminista. Per questa ragione Federico II di Prussia, detto il "monarca illuminato", si rifiutò di accoglierlo nella sua Accademia di Potsdam.

In uno scritto giovanile del 1755, Sulla genesi della religione rivelata, aveva addirittura anticipato una tesi che farà propria il fondatore del moderno ateismo nella lettura del Nuovo Testamento, H. S. Reimarus, anche lui ovviamente spinozista. Lessing sosteneva che tutte le religioni sono ugualmente vere e false: vere perché, sul piano sociologico, si pongono come riflesso di determinati rapporti sociali, per cui fu giusto sostituire il politeismo col monoteismo, che offriva maggiori garanzie di coesione sociale; ma sono anche false quando pretendono di rifarsi a trascendenze assolute e, in tal senso, è un bene ch'esse vengano sostituite dalla filosofia, dalla scienza e da una morale umanistica e universale.

Secondo E. Cassirer era stato proprio Lessing ad aver capito per primo l'importanza ateistica di Spinoza, diffondendone in Germania le tesi eversive, la cui singolare coerenza verrà poi riconosciuta da Hegel, che pur si professava teista.

In realtà tra Spinoza e Lessing, pur essendo unanimi nel credere indimostrabili i miracoli della fede e intrinseca la divinità alla naturalità, vi era una certa differenza, in quanto per il primo l'individuo non contava nulla rispetto all'universo, mentre per il secondo l'individuo (unico e irripetibile) andava considerato come una parte contenente il tutto (di qui le sue critiche anche a Voltaire).

Inoltre, mentre Spinoza risolveva tutta la religione nell'etica e nella filosofia, per Lessing invece si doveva parteggiare per una sorta di "religione naturale", anteriore a tutte le religioni positive e rivelate, anzi in grado di includerle tutte. Religione naturale voleva dire non poter passare per via logica dalla constatazione di un fenomeno razionalmente inspiegabile (come p.es. un miracolo) a una conclusione di tipo metafisico sulla sua causa. Se una religione è davvero "naturale", allora può anche diventare "universale", unendo l'intera umanità a una comune legge morale (così scriveva nell'Educazione del genere umano, 1780).

Quando Lessing diceva a Mendelssohn che sarebbe stata la storia a decidere della verità di una religione, quest'ultimo scuoteva la testa, non perché fosse più ateo di lui, ma proprio perché riteneva la storia, così irrazionale nel proprio svolgimento, il luogo meno adatto per dimostrare la fondatezza di qualcosa. Per questo motivo preferiva collaborare con lui sul piano delle teorie estetiche, dove Lessing diede ottimi contributi, molto apprezzati da Goethe.

S. Kierkegaard fu affascinato dal problema posto da Lessing: se una religione è credibile non per quello che è ma per quello che fa, cosa bisogna fare per renderla tale? Il che, in termini filosofici, voleva dire: si può mai fondare la salvezza eterna su un fatto storico?

Kierkegaard arrivò alla conclusione che l'unico modo storico per dimostrare la fondatezza della fede è quello di viverla come testimone della verità, cioè come martire. E fece in modo, nella sua follia, di far ricadere sulla chiesa di stato danese la responsabilità della crisi esistenziale che lo porterà a un decesso prematuro. Una conclusione che Lessing, fedele a Diderot, non poteva certo accettare.

Lontanissimo da ogni forma di superstizione e di clericalismo, nel suo famoso dramma Nathan il saggio (la cui rappresentazione fu proibita dalla chiesa mentre lui era vivo), Lessing poneva le tre religioni monoteiste sullo stesso piano, promuovendo ampia tolleranza. Questa e l'altra sua opera, Gli ebrei, furono bandite anche sotto il regime nazista.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015