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DIALETTICA MARXIANAI - II Nel Poscritto alla seconda edizione del Capitale, Marx se la prende con coloro che avevano equiparato il suo metodo dialettico a quello hegeliano. In effetti, laddove al cap. XXIV egli afferma che "la produzione capitalistica partorisce dal suo seno, con la necessità d'un processo della natura, la propria negazione" (e cioè il proletariato), era facile scorgere un riferimento al modo d'esprimersi hegeliano. Nel Poscritto Marx reagisce all'accusa di aver plagiato Hegel dicendo, a chiare lettere, che "per Hegel il processo del pensiero... è il demiurgo della realtà, mentre la realtà è solo il suo fenomeno esteriore. Invece per me il fattore ideale è solamente il fattore materiale trasferito e tradotto nella mente degli uomini". Fin qui la differenza di metodo, tra i due, è evidente. Anzi, Marx, riconoscendo il valore del suo antico maestro, si vanta di aver adottato la dialettica hegeliana (ovviamente senza il "rivestimento mistico") per dimostrare che il capitalismo è solo una formazione sociale destinata -come tutte le formazioni sociali- ad essere storicamente superata. Il che dovrebbe mostrare -lascia intendere Marx- che l'uso della dialettica è più conseguente nel Capitale che non nella Scienza della logica. In realtà, se c'è un testo marxiano in cui l'uso della dialettica assomiglia di più a quello hegeliano, questo è proprio il Capitale. Non è infatti sufficiente, per essere antidealisti, sostenere che "il fattore ideale non è che il fattore materiale trasferito e tradotto nella mente degli uomini". Un'affermazione del genere non esclude di per sé il rischio di cadere nel materialismo metafisico. Se ad essa non si aggiunge che il "fattore ideale" può essere usato dagli uomini per opporsi al riflesso negativo sulla loro mente, prodotto dalla realtà antagonistica del capitalismo; se in luogo di questo si preferisce sostenere che il superamento del capitalismo avverrà in maniera "naturale", cioè spontanea, necessaria, inevitabile, a causa delle contraddizioni interne al sistema e non tanto a causa della lotta politica contro tali contraddizioni - allora il rischio di cadere nell'idealismo (rivestito questa volta dell'analisi economica) diventa non meno inevitabile. Per uscire veramente dai limiti dell'idealismo non è sufficiente criticare l'economia politica borghese: occorre un diverso atteggiamento nella prassi, quello politico-rivoluzionario. Il tempo impiegato nel cercare di analizzare le contraddizioni economiche del capitalismo è meglio impiegarlo per cercare di superarle politicamente, facendo leva sugli effetti ch'esse producono nella vita dei lavoratori. L'analisi economica di quelle contraddizioni potrà essere fatta dopo la rivoluzione socialista, se ve ne sarà ancora il bisogno. In questo sta la differenza tra Marx e Lenin e chiunque abbia la pretesa di dire che Lenin non ha mai avuto la profondità analitica di Marx, dimostrerebbe soltanto di non aver capito nulla del marxismo. |
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