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JEAN MESLIER

JEAN MESLIER

Jean Meslier fu un esempio clamoroso di doppiezza nell'ambito del cattolicesimo francese del Settecento: perfetto credente, anzi ottimo sacerdote di due parrocchie sperdute nella Champagne (Etrepigny e But), e nel contempo ufficioso caposcuola (l'unica cosa scritta, il monumentale Testamento, fu pubblicato solo dopo la sua morte) della corrente ateistica del XVIII secolo.

Il curato non voleva fastidi di alcun genere e per tutta la vita odiò profondamente gli abusi del potere laico ed ecclesiastico. Il suo modello di eroismo rivoluzionario era François Ravaillac. Di ciò non bisogna fargli una colpa: tanto il Parlamento parigino quanto l'Assemblea generale dell'episcopato francese, negli anni 1739-63, ufficializzando precedenti condanne da parte di singoli vescovi, misero al bando, con tanto di roghi pubblici, moltissime opere di Bayle, Rousseau, Voltaire, Helvétius ecc.

Può apparire paradossale ch'egli sia stato uno dei tre abati (gli altri due furono Gassendi e Condillac) della tendenza sensista e materialista del moderno pensiero francese, ma non bisogna stupirsene più di tanto, in quanto la religione cattolica, in Francia, è sempre stata concepita più che altro in termini politici, come strumento dei poteri costituiti. Al tempo della Riforma la Francia non divenne protestante proprio perché non aveva bisogno di credere in un'altra religione quando già non credeva nella propria; peraltro i calvinisti ugonotti non mostravano quella acquiescenza alla strumentalizzazione politica che han sempre dimostrato i cattolici. I francesi infatti, durante la rivoluzione del 1789, passarono abbastanza tranquillamente dalla fede religiosa all'ateismo.

D'altra parte a questo sdoppiamento della personalità da tempo il papato aveva abituato tutti i credenti europei: il fenomeno è rilevabile per tutto il Medioevo, per non parlare dell'epoca umanistico-rinascimentale (secondo Meslier anche i papi Giulio II e Leone X erano intimamente atei). Il cattolicesimo è una religione strettamente legata al potere politico ed economico: gli aspetti più propriamente etico-religiosi riguardano solo le masse inconsapevoli dei fedeli, certamente non il clero che amministra rilevanti beni patrimoniali.

L'abbé Meslier lasciò, nel 1729, le sue Memorie in triplice copia manoscritta e grazie ad alcuni famosi filosofi francesi (Voltaire, D'Alembert, D'Holbach, Helvétius) poté essere conosciuto in tutta Europa, riscuotendo enorme successo. L'opera veniva venduta clandestinamente a peso d'oro: la pubblicazione integrale, in tre volumi, apparve nel 1864 ad Amsterdam. La stessa città in cui apparve, anonima, in otto tomi, tra il 1684 e il 1696, un'opera in francese del genovese Gian Paolo Marana (un cartesiano di sinistra), che, criticando aspramente il cristianesimo, si suppone sia stato una delle fonti di Meslier, insieme a Montaigne, Cartesio e altri ancora.

Per la sua serrata critica dei presupposti evangelici del cristianesimo, Meslier può essere considerato l'equivalente francese del capostipite dell'ateismo tedesco: Hermann S. Reimarus, vissuto anche lui nel Settecento e anche lui destinato a diventar famoso solo dopo morto.

Nel suo Testamento le principali analisi riguardano l'origine politica della religione in generale: dio è stato inventato - questa la sua tesi - per conservare meglio un potere acquisito abusivamente.

Interessante è anche la spiegazione del passaggio dal politeismo al monoteismo, in cui non bisogna vedere un progresso della fede, in quanto l'assoluta smaterializzazione della divinità, ridotta di numero a una o, come nel cristianesimo, a tre, e l'attribuzione ad essa di qualità incredibilmente sovrumane, ha reso la divinità qualcosa di ancor più chimerico e immaginifico, molto più facilmente contestabile dagli atei.

Meslier critica ampiamente gli ontologisti Fénelon e Malebranche, sostenendo che la materia è sempre esistita e che non ha mai avuto bisogno di un dio per essere creata. Semmai è alla materia che si possono attribuire tutte le qualità che gli uomini attribuiscono a dio. Essa infatti è eterna, infinita e indipendente dagli esseri umani, e ha in se stessa il proprio significato, che non è certo quello di far vivere eternamente gli uomini.

Meslier non è mai arrivato a credere che la perenne trasformazione della materia riguardasse anche gli esseri umani, che hanno le stesse caratteristiche di eternità e infinità della materia di cui sono composti. Temeva che considerazioni del genere potessero far rientrare dalla finestra quel dio ch'egli aveva cacciato dalla porta.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015