NIETZSCHE Classicità e Rinascimento

FRIEDRICH NIETZSCHE
Dall'ateismo all'irrazionalismo


IN MARGINE ALL'ANTICRISTO DI NIETZSCHE

(Si fa riferimento al volume edito da Newton, Roma 1992)

Classicità e Rinascimento

Odiando mortalmente la sua epoca, Nietzsche, come spesso succede agli idealisti, era tutto proiettato verso il futuro, ma, poiché in una tensione così estrema alla lunga non si può reggere, egli, di tanto in tanto, con spirito nostalgico, amava rievocare quelli che per lui erano stati i momenti aurei del passato: il mondo greco-romano e soprattutto il rinascimento. Da un lato quindi bramava di poter superare il presente in un futuro immediato, dall'altro, conscio di questa grande difficoltà, si limitava a idealizzare alcuni periodi storici del passato, o alcune individualità da lui ritenute eccezionali. In tal modo stravolgeva completamente il significato dei fatti storici.

Nietzsche aveva senza dubbio ragione quando sosteneva che il concetto borghese di "progresso" è un'"idea sbagliata", in quanto contiene degli automatismi ingiustificati, ma poi, quando si trattava di dare un contenuto (soprattutto "sociale") alla sua idea di progresso, egli non faceva altro che pensare al "superuomo", dotato di qualità superiori, di virtù eccezionali, ecc.

In tal modo non si rendeva conto che:

a) nel rinascimento individui del genere non sono mai esistiti, soprattutto in considerazione del fatto che gli intellettuali hanno sempre rifiutato di organizzare una rivoluzione politica contro il potere clerico-feudale (gli intellettuali erano eccezionali sul piano artistico, ma in politica essi accettarono ogni sorta di compromessi; tra l'altro il concetto di "virtù" che avevano i rinascimentali era stato elaborato da una cultura laico-borghese che voleva emanciparsi da quella cattolico-aristocratica. Non solo quindi era un concetto più "teorico" che "pratico" o, se vogliamo, più "individuale" che "sociale", ma apparteneva anche a una classe sociale odiata profondamente da Nietzsche: la borghesia, che se ne serviva per affermare dei valori tutt'altro che spirituali o ideali);

b) Nietzsche inoltre non s'è mai reso conto che nel mondo greco e soprattutto romano il "superuomo" altro non era che il frutto maturo di una società interamente basata sullo schiavismo, cioè sulla "sotto-umanità" della maggior parte dei lavoratori. Non è molto difficile per chi detiene i mezzi produttivi sentirsi "superuomini" e non c'è bisogno di dimostrare alcuna vera "virtù", a meno che non si debbano considerare tali quelle che occorrono nel momento in cui bisogna reprimere i rivoltosi (non fu forse considerato "virtuoso" il Crasso che sterminò i 50.000 seguaci di Spartaco, facendone crocifiggere altri 6.000 lungo la via da Capua a Roma?).


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26/04/2015