TEORICI |
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IN MARGINE ALL'ANTICRISTO DI NIETZSCHE (Si fa riferimento al volume edito da Newton, Roma 1992) Il ruolo della Prussia e la critica dell'idealismo Nella Prussia ottocentesca, dall'idealismo assoluto di Hegel all'assoluto irrazionalismo di Nietzsche, fu avvertita con una coscienza molto acuta, drammatica, l'esigenza di superare i limiti della società aristocratico-feudale in decadenza, senza però voler rischiare di cadere in quelli della borghesia capitalistica (i cui effetti si erano già visti in Francia e in altri paesi europei). La Prussia avvertì più di ogni altro paese europeo questo problema sul piano teorico, ma non ebbe la capacità di risolverlo sul piano pratico, cioè i governi preferirono continuare sulla strada dell'egemonia politica aristocratica, mentre la società si stava irreversibilmente sviluppando secondo l'economia borghese (che ovviamente restava più commerciale che industriale). Il risultato fu che quando le forze produttive vennero a scontrarsi coi rapporti produttivi sempre più inadeguati, la Prussia sarà costretta a far scoppiare due guerre mondiali per poter recuperare, al cospetto delle altre potenze capitalistiche, il tempo perduto. La Germania infatti sarà l'ultima in Europa occidentale a resistere al capitalismo (insieme all'Italia, se di questa si esclude il regno sabaudo), e sarà anche la prima a scatenare i due conflitti mondiali, al fine di diventare più "capitalista" delle altre nazioni borghesi. E' curioso il fatto che la rinuncia ai valori pre-capitalistici abbia seguito in Europa occidentale una direzione da ovest verso est, nel senso che la prima a rinunciarvi fu l'Inghilterra, poi l'Olanda, la Francia, la Germania e l'Italia, infine la Russia. La direzione seguì anche un percorso da nord a sud, conformemente alla separazione dell'Europa in protestantesimo e cattolicesimo. La Polonia costituisce un'eccezione e comunque essa, al pari dei paesi Baltici, è interamente spiegabile col concetto di "colonialismo religioso medievale". Andrebbe però precisato che nessun paese cattolico europeo fu alieno dall'usare la modalità di prassi borghese. I Comuni italiani erano borghesi prima ancora di qualunque altra città europea; Spagna e Portogallo, alla fine del XV sec., erano due grandi nazioni marittime e commerciali. E' indubbio tuttavia che solo là dove si era intrapresa con decisione la strada della riforma protestante, la società civile era divenuta profondamente capitalistica. La Germania, in tal senso, costituì un'eccezione (e sino alla fine dell'800), ma proprio perché essa credeva, illudendosi, che per poter superare il Medioevo fosse sufficiente una rivoluzione intellettuale (prima nella coscienza religiosa, secondo la Riforma, poi nel pensiero filosofico, secondo l'idealismo assoluto). La cosa più stupefacente della Germania è che ha sempre avuto un forte idealismo come "nazione", non solo come "individualità singole". Essa, in tal senso, assomiglia molto alla Grecia classica. Viceversa, l'Italia, intesa come "nazione", ha avuto solo pochi momenti idealistici: il Risorgimento, il Fascismo e la Resistenza (si può aggiungere anche la contestazione operaia-studentesca iniziata nel 1968-69 e, ma non per tutta la nazione, il Biennio rosso degli anni '20). Probabilmente questa differenza è dipesa dal fatto che mentre in Germania la religione è sempre stata subordinata allo Stato, in Italia invece essa ha sempre preteso un certo ruolo politico, ostacolando la formazione del senso dell'unità nazionale, dello Stato e della patria. |
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Enrico Galavotti
- Homolaicus -
Sezione Teorici |