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BLAISE PASCAL (1623-1662)

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BLAISE PASCAL

QUADRO STORICO

Diversamente da quanto avveniva in Olanda e in Inghilterra, dove la nuova borghesia si affermava come classe dirigente e dominante, in Francia fu l'antica aristocrazia di origine feudale a opporsi, nella prima metà del secolo, all'assolutismo regio. Mentre l'obiettivo più immediato dei ceti borghesi fu quello di fiaccare la forza politico-militare della grande nobiltà sostenendo la politica assolutistica e antifeudale della Corona. La repressione delle rivolte aristocratiche e il ritorno all'ordine si attuò dunque in Francia attraverso la rinnovata alleanza tra potere regio e borghesia.

QUADRO CULTURALE

La Francia degli albori del XVII sec. conosce il diffondersi del "libertinismo", e soprattutto del "libertinismo" intellettuale, che oscilla tra lo scetticismo e il razionalismo, spesso deistico, trovando un comune denominatore nel distacco da ogni religione positiva, e anzitutto da quella cristiana. Per comprendere a fondo il pensiero di Pascal e la sua apologetica, risulta indispensabile, quindi, la delineazione delle correnti "libertine" nella Francia del primo Seicento.

Attraverso il Vanini, è anzitutto la filosofia naturalistica italiana dell'ambiente padovano che si diffonde il Francia: sensibile è l'influsso del Pomponazzi, che presentava un Aristotele negatore dell'autonomia e della sussistenza dell'anima oltre il corpo, che affermava tutto sottoposto al destino, che negava il miracolo (l'uomo, microcosmo, ha in sé la potenza necessaria anche per i cosiddetti miracoli).

Contemporaneamente, si diffonde però un orientamento scetticheggiante, il quale, se non rifiuta sempre e in toto la religione, ne circoscrive la portata, confina l'accesso ad essa nella pura fede.

Esemplare per questo atteggiamento è l'Heptaplomeres ("Dei sette interlocutori) di Jean Bodin (giurista e scrittore politico francese), pubblicato integralmente solo nel 1857, in cui sono introdotti a parlare 5 rappresentanti di confessioni religiose, un pagano e un sostenitore della religione naturale. Quest'ultimo è il personaggio principale e sostiene che tutte le religioni positive hanno un comune fondamento che è puramente naturale, cioè razionale. A questo comune fondamento esse aggiungono le cerimonie e i riti che procurano l'assenso del volgo. Ma se le religioni badano al loro comune fondamento naturale e razionali perdono i motivi del loro contrasto e può essere garantita agli uomini la pace religiosa.

Questo orientamento si afferma in Montaigne, uno degli autori i cui scritti sono più frequentati da Pascal, e conquista in parte Pierre Charron, amico di Montaigne e, prima, apologista della religione cristiana, il quale con la sua opera su La sagesse (1601), denuncia, passando attraverso il pirronismo, la fiducia cieca nella tradizione, in ciò che non può essere provato, relega in un canto la religione, e propone una morale in cui il rapporto con Dio sbiadisce notevolmente. Con Charron, sotto l'influsso della critica pirroniana, si giunge quindi all'abbandono di ogni interesse per il soprannaturale e alla chiusura in un razionalismo che nega le pretese della ragione oltre lo sperimentabile. In quest'epoca, sono tre, fondamentalmente, le tendenze filosofiche con cui si confronta Pascal:

1) lo scetticismo di stampo pirroniano;

2) lo stoicismo classico rimeditato, ancora fiducioso nelle capacità della ragione, sostenitore dell'autosufficienza dell'uomo;

2) un razionalismo moderato (quello di Charron).

E' provato che Pascal conobbe senz'altro Montaigne e Charron, che cita esplicitamente ed è verosimile pensare che le prospettive dei libertini- arrivarono a Pascal, se non direttamente, attraverso le opere degli apologisti che allora criticavano il libertinismo dilagante.

Sarà di fronte a queste prospettive che Pascal prenderà posizione, nella sua apologetica cristiana. Egli giocherà la miseria dell'uomo contro la grandezza, e la grandezza contro la miseria, tentando per tale via il superamento dello stoicismo e del pirronismo. Cercherà di far fronte al razionalismo moderato, riconoscendo sì che l'uomo può conoscere qualcosa nella zona delle realtà quotidiane, medie, ma facendo vedere che l'uomo aspira ad una infinità che nessun bene finito può adeguare.

Si trattava di restituire all'uomo soddisfatto del finito (o rassegnato ad esso) il senso delle possibilità infinite cui l'aspirazione -pur frustrata- alla grandezza allude, e di destare la coscienza del rischio di perdere un bene infinito, trascurando di preoccuparsi di esso (ecco il pari, la celebre scommessa).

Un altro elemento essenziale per inquadrare l'ambito culturale in cui si sviluppa il pensiero di Pascal è la vicenda giansenista, con le sue implicazioni teologiche e politiche.

Il giansenismo era una movimento religioso, -inteso a restaurare nella società cattolica, insieme con la dottrina agostiniana del peccato originale, della grazia e della predestinazione (qual era stat esposta, e per così dire codificata, nei tre tomi del suo Augustinus (1640) dal teologo fiammingo Cornelis Jansen, vescovo di Ypres), l'intimità della fede e la severa disciplina morale e penitenziale del cristianesimo dei primi secoli, - affermatosi in Francia soprattutto per opera di un prete basco, Jean Du Verger de Hauranne, abate di Saint-Cyran, compagno di studi e amico del Jansen.

Suo centro ideale era l'antico monastero femminile cistercense di Port-Royal, vicino a Versailles, riformato sul principio del secolo da una giovane badessa di ardente pietà e inflessibile energia, Jaqueline Arnauld (la madre Angélique), sorella di Antoine Arnauld, il rappresentante più autorevole di quella che sarà la scuola di Port-Royal e uno dei maestri del giansenismo.

Il giansenismo fu combattuto dai gesuiti, avversato dalla Corte, guardato con sospetto dal papato, ma trovò tuttavia seguito in non pochi elementi del clero e del laicato francesi, tra coloro che aspiravano a praticare "la perfezione della morale cristiana".

Rappresentava in sostanza una reazione alle nuove tendenze dottrinali e pratiche manifestatesi nel cattolicesimo dopo la crisi del sec. XVI, specialmente per opera delle Compagnia di Gesù e dell'"umanesimo devoto"; e un tentativo per ricondurre il cattolicesimo a quelle posizioni ideali che avevano il loro fondamento e presidio nella tradizione agostiniana.

Insegnava che, in conseguenza del peccato di Adamo, l'uomo è divenuto incapace di conoscere e compiere il bene, ove non lo soccorra, infallibile, la grazia del Cristo: grazia sovranamente efficace, che Dio non concede nella sua pienezza salvifica a tutti, ma soltanto a chi è predestinato all'eterna salvezza. Considerava come unica via di redenzione la via perfetta; e condannava ogni tentativo di mitigare la legge divina per renderla meno gravosa alla fragilità umana e per inserirla nella vita comune. Subordinava le pratiche di devozione e l'efficacia dei sacramenti, cause strumentali della grazia, al rinnovamento interiore, all'azione della carità: unico principio e fondamento di tutti i valori morali e religiosi. E aspirava, infine, a restaurare nella chiesa l'autorità apostolica dei vescovi, minacciata dal crescente centralismo papale e dall'azione die gesuiti, e a ridare ai sacerdoti il senso della loro eminente dignità e della loro missione evangelica.

ITER BIOGRAFICO E INTELLETTUALE

+ 1623 Blaise Pascal nasce a Clermont-Ferrand. Suo padre Etienne, alto magistrato, era uomo di vasti interessi culturali, particolarmente inclinato verso gli studi scientifici, matematici e fisici. Apparteneva alla nobiltà di toga (noblesse de robe), cioè a quella ricca borghesia che s'era procurata un titolo nobiliare e gli annessi privilegi sociali acquistando gli alti uffici delle funzioni pubbliche, che la Corona era solita appaltare al migliore offerente per procurare denaro all'erario statale. Rimasto vedovo nel 1626, decise di abbandonare ogni attività pubblica e di dedicarsi interamente agli studi e all'educazione del figlio Blaise e delle due figlie.

+ 1624-42 Richelieu, primo ministro in Francia.

+ 1631 La famiglia si trasferisce a Parigi, entrando in rapporto con i più illustri scienziati. Nel 1635 fu tra i primi membri dell'accademia fondata da padre Mersenne (amico di Descartes, allora in Olanda). Si legò in stretta amicizia con scienziati di indirizzo anticartesiano, come il Desargues e il Roberval. Accompagnando il padre alle riunioni di questo circolo, il figlio Blaise ebbe modo di entrare in contatto con tutti i fermenti culturali del tempo e inoltre con i più famosi matematici di allora (Desargues, Roberval, Fermat).

+ 1632 G. Galilei, Dialogo dei massimi sistemi del mondo.

+ 1633 Abiura di Galileo Galilei.

+ 1636 Si forma la comunità maschile di Port-Royal ("i solitari di Port-Royal"), ad opera dell'abate di Saint-Cyran, amico dello Jansen, con cui era stato studente a Lovanio e sul quale esercitò un influsso decisivo e duraturo. A lungo i due discussero sui mezzi per riportare la Chiesa al rigore evangelico, dopo il lassismo morale e la tiepidezza spirituale a loro avviso indotta dalla teologia antropocentrica della Controriforma.

La comunità di Port-Royal accolse un gruppo di studiosi laici ed ecclesiastici, che, oltre a condurre vita ascetica e di studio, insegnavano nelle petites écoles. Fra gli studiosi eminenti lì ospitati esercitarono notevole influenza i fratelli Arnauld.

+ 1637 R. Cartesio, Discorso sul metodo

+ 1640 La famiglia si sposta a Rouen (Normandia). In quest'anno Blaise Pascal pubblica un breve Saggio sulle coniche; nel 1642 inventa una macchina calcolatrice.

+ 1640 Viene pubblica postuma l'opera Augustinus del vescovo belga C. Jansen (1585-1638). In essa era propugnato un ritorno alle tesi agostiniane sulla grazia e sul libero arbitrio, sottolineando fortemente l'iniziativa divina e la sua gratuità nell'opera di salvezza degli uomini, il cui stato di corruzione impedirebbe loro qualsiasi autonoma possibilità e merito in ordine alla salvezza stessa. Queste tesi implicavano anche un severo impegno morale proprio nella misura in cui sottolineavano la difficoltà della salvezza e il suo trascendere il semplice uomo naturale.

+ 1643-1715 Luigi XIV, re di Francia. Mazarino, primo ministro in Francia.

+ 1646 La cosiddetta "prima conversione" di Pascal. Due chirurghi si trasferiscono in casa Pascal per curare una frattura occorsa al padre Etienne. Sono nobiluomini convertitisi all'ideale spirituale dell'abate di Saint-Cyran. Essi eserciteranno una forte influenza su Blaise. Egli, con l'intera famiglia, matura un più intenso impegno religioso, con inflessioni giansenistiche.

+ 1646- Conduce esperimenti sul vuoto, in analogia con quelli compiuti da Torricelli. Torna a Parigi e frequenta Port-Royal.

+ 1652 La sorella di Blaise, Jaqueline, entra nel monastero di Port-Royal.

+ 1653 Pascal ha un'intensa vita mondana che lo porta a frequentare i circoli intellettuali di Parigi.

Una bolla di Innocenzo X condanna 5 proposizioni dell'Augustinus.

+ 1654 Inizia gli studi dai quali prenderà l'avvio il calcolo delle probabilità. Avviene la cosiddetta "seconda conversione" (testimoniata dal "Memoriale"). Frequenta sempre più intensamente

Port-Royal (a Versailles), dove trova una guida spirituale (De Sacy).

+ 1656 Pascal era in ritiro a Port-Royal, quando la situazione dell'Arnauld, minacciato di imminente censura dalla Sorbona (la Facoltà di teologia di Parigi, della quale era membro) a conclusione di protratte dispute sull'Augustinus, incitò gli amici del teologo a pregare la loro recente recluta di prestare il suo aiuto. Ne risultò la serie delle 18 Lettere provinciali (1656-7).

+ 1657 La congregazione dell'Indice condanna le Provinciali. Una volta coinvolto nella lotta dei giansenisti, il Pascal continua a pubblicare lavori teologici e polemici (contro i gesuiti) e comincia a pensare ad una Apologia della religione cristiana, della quale ebbe tempo di scrivere solo i Pensieri. Continua ad occuparsi attivamente di problemi matematici.

+ 1661 Un editto del parlamento impone agli ecclesiastici di firmare un formulario contenente l'esplicita condanna di 5 proposizioni (secondo la bolla del 1657 di Alessandro VII). Pascal, pur non essendo obbligato alla firma (era laico), ritenne che occorresse un netto rifiuto di firmare e questo lo pose in conflitto con Arnauld e Nicole. Si ritira definitivamente a vita privata, ammalato ed isolato.

+ 1662 Muore con i sacramenti, ma senza rinnegare le sue posizioni gianseniste.

ASPETTO SISTEMATICO ED ANALITICO

Gli scritti minori

Tra gli scritti minori merita di essere preso in considerazione il saggio De l'esprit géométrique (1657-8). Esso costituisce quanto è rimasto del lavoro fatto da Pascal in vista degli Éléments de géométrie che dovevano servire per le Petites Ecoles di Port-royal; gli Éléments furono giudicati non sufficientemente chiari da Arnauld, e, quindi, da questi rifatti. De l'esprit géométrique - una specie di introduzione agli Élements, rimase inedito e venne pubblicato nel XVIII sec.

Lo scritto si divide in due parti, De la méthode des démonstrations géométriques, e De l'art de persuader.

La prima parte sembra segnare una certa affinità di Pascal con Descartes (Cartesio): solo la geometria osserva il vero metodo; quasi solo essa produce dimostrazioni infallibili; è guardando alle geometria che si può intendere cosa sia una dimostrazione. L'ideale processo cognitivo sarebbe quello che definisse tutti i termini, e provasse tutte le proposizioni; ma essendo questo impossibile (per un inevitabile regresso all'infinito), si deve ricorrere ad un altro metodo, quello, appunto, geometrico, il quale, riconoscendo che si arriva a dei termini primitivi che non si possono più definire, a dei principi così chiari che non se trovano altri che possano servire a loro prova, non pretende né rinuncia definire e provare tutto, ma prova e definisce solo ciò che deriva da quel che è chiaro ed evidente a tutti. La geometria così procede: non definisce Nè spazio né tempo né movimento né numero né uguaglianza, perché questi termini designano naturalmente le cose che significano. In rapporto a queste considerazioni, nella seconda parte, Sull'arte di persuadere, Pascal enuncerà le regole da seguire, per poter ottenere che gli uomini "consentano a ciò che loro si propone".

Il ridimensionamento della ragione

Alla luce di quanto si è visto nei primi scritti di Pascal, si potrebbe dire che egli è un cartesiano che cerca di mettere in crisi il cartesianesimo. Se infatti i suoi passi iniziali sono in qualche modo vicini a Cartesio, le sue conclusioni sono diametralmente opposte. Ciò appare evidente dalla sua concezione della ragione. Il potere della ragione, infatti, può essere considerato valido, efficace e indiscutibile quando esso si riferisce alle discipline matematiche; ma è invece sterile quando lo si applichi a problemi dell'esistenza umana. Ne deriva la necessità di un ridimensionamento dei poteri della ragione.

La ragione, onnipotente per Cartesio, incontra per Pascal almeno tre limiti:

- L'esperienza. Non la ragione che detta legge all'esperienza (apriorismo) ma il contrario (aposteriorismo).

- I primi principi. Essi non sono deducibili dalla ragione, non sono dimostrabili, sono piuttosto il fondamento della ragione stessa. Ci sono dati dall'intuito, dal "cuore", con cui la ragione non ha niente a che vedere.

- Il mondo umano. La ragione, nella conoscenza della natura, è arbitra ed indipendente. Ma essa è praticamente estranea al mondo propriamente umano: all'esperienza morale, sociale e religiosa dell'uomo.

"Esprit de géometrie" ed "esprit de finesse"

E' chiaro, da quanto detto, che Pascal ha un concetto suo proprio e restrittivo della ragione. Ciò può essere pienamente percepito dalla famosa distinzione che egli pose fra "spirito di geometria" e "spirito di finezza": anzi è proprio con questa distinzione che si aprono i suoi Pensieri.

"Spirito di geometria" è il ragionare astratto, logico, arido, che procede con chiarezza e forza, ma non penetra all'interno delle cose.

"Spirito di finezza" è, al contrario, l'intuito, fatto di sentimento e di fantasia, di contatto con la vita e capace di penetrare l'intimo della realtà.

Il primo "ragiona", il secondo "comprende". Quello si rivolge alla realtà fisica, questo alla realtà umana.

I PENSIERI

La duplicità dell'uomo

L'apologia del cristianesimo progettata da Pascal ci è rimasta sotto forma di un migliaio di frammenti, taluni appena abbozzati, altri sotto forma di un discorso compiuto ed elaborato. Di qui le difficoltà incontrate dai filologi e dai filosofi per classificarli e stabilire il loro ordine.

Per cercare di abbozzare brevemente lo schema ideale del processo dei pensieri, conviene partire dal parallelo rifiuto pascaliano del deismo e dell'ateismo (556).

L'originalità di Pascal rispetto ai suoi compagni di Port-Royal e più in generale rispetto a tutti i filosofi religiosi del Seicento sta nella coincidenza, realizzata nei Pensieri, tra la critica dello stato di natura pura di matrice molinista e quello delle prove razionali dell'esistenza di Dio e della metafisica speculativa in genere. Pascal avverte che la metafisica speculativa, inseparabile da una almeno implicita ammissione dello stato di pura natura (in quanto essa prescinde dallo stato attuale dell'uomo, stato naturae lapsae) di cui vuol fare la descrizione, non dirige l'attenzione verso la soluzione cristiana come comportante una scelta fra tutto e nulla, ma la ferma invece nel deismo, inteso come conoscenza di Dio senza conoscenza della miseria, o come garanzia, attraverso l'asserzione dell'origine divina, della fondamentale bontà della mia situazione naturale. Il deismo (conoscenza di Dio senza conoscenza della nostra miseria) non è cioè un rimedio parziale all'ateismo (conoscenza della nostra miseria senza conoscenza di Dio); deismo ed ateismo sono invece errori opposti destinati a rovesciarsi uno nell'altro. I loro aspetti in apparenza contrari di verità sono uniti e conciliati nel cristianesimo, che non è preparato dal deismo (dal Dio "dei filosofi"), perché non è il deismo "più qualcosa".

Questa critica della metafisica speculativa non è affatto sinonimo di fideismo o scetticismo. Al contrario Pascal pensa che lo spirito critico portato alle sue conseguenze più estreme debba giungere al riconoscimento non di un Dio filosofico, che non sarebbe Dio, ma dello stesso Dio della religione. Per Pascal, quindi, la religione ha prove strettamente rigorose e il problema dell'apologista è quello di portare l'attenzione su di esse, non per esigenze sentimentali, ma per un moto dello stesso spirito critico.

Si può rintracciare il disegno dell'opera apologetica di Pascal nel frammento 187 (ed. Brunschvicg): "Gli uomini disprezzano la religione, l'hanno in odio e temono che sia vera. Per guarirli di ciò, bisogna cominciare col mostrare che la religione non è contraria alla ragione, che è degna di venerazione, e suscitarne il rispetto; poi renderla degna d'amore, fare in modo che i buoni desiderino che sia vera; e, infine, dimostrare che è vera. Degna di venerazione, perché ha conosciuto pienamente l'uomo; degna di amore, perché promette il vero bene". Perché la religione ha conosciuto bene l'uomo? perché è la sola che rende conto dei suoi aspetti contraddittori, la miseria - dunque l'incapacità di attingere naturalmente la verità e la felicità - e la grandezza. L'analisi della miseria dell'uomo svolge, per quel che riguarda la verità, il tema della sua prigionia da parte delle "potenze ingannatrici": attraverso il loro gioco si sostituisce alla natura ragionevole un'altra tutta rivolta verso l'errore. L'uomo ha la stessa incapacità per quel che riguarda il bene. La ricerca del divertissement spiega la sua azione. Ma d'altra parte, in esso, non può essere la vera felicità, perché è fondato sull'illusione.

L'uomo però non è solo miseria, in quanto è anche coscienza della propria miseria. Pur essendo tale contraddizione essenziale all'uomo, le varie scuole filosofiche la perdono di vista. Soltanto la religione cristiana è in grado di spiegare la duplicità dell'uomo attraverso il dogma del peccato originale, che ci parla di uno stato di grandezza primitiva, da cui l'uomo è decaduto per sua colpa. Per quata caduta egli è misero; per le tracce della grandezza originaria ha ancora l'idea della verità e della beatitudine.

La scommessa

Pascal quindi arriva quindi alla parziale conclusione che la religione cristiana è la sola che convenga all'uomo. Questa convenienza non è però ancora una prova decisiva della sua verità. Siamo giunti così al punto in cui le possibilità sono uguali per la religione cristiana e contro di essa. La religione non può dimostrare invincibilmente l'esistenza di Dio; la filosofia non può irrefutabilmente dimostrare il contrario. La vita impone infatti la scelta: occorre "scommettere"; astenersi sarebbe "scommettere" contro Dio. Ecco allora il famoso argomento della "scommessa": la scelta non può ancora essere determinata dalla visione della verità. Da che cosa, dunque, la coscienza del libertino potrà essere indotta a muoversi? Unicamente dal suo interesse utilitario. Ma questo interesse porta a "scommettere" per Dio. Infatti, se Dio è guadagniamo l'infinito, se non è perdiamo solo il finito.

Angelo Papi

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015