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SAVONAROLA ERETICO
E RIVOLUZIONARIO |

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- Il partito degli
"arrabbiati" comincia ad accusare Savonarola di essersi chiuso nel convento con
40 religiosi per evitare la peste, invece di assistere i malati. La vicenda divide in due
la città.

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- Spinto dalle circostanze, perde la
calma e durante un sermone si dichiara pronto a fare appello al "giudizio di
Dio", la prova del fuoco (ordalia). La sfida è prontamente raccolta dagli
"arrabbiati", per i quali si offre un frate francescano, Francesco da Puglia,
ch'era stato inviato da papa Alessandro VI perché predicasse contro Savonarola.
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- Entrambe le parti ben presto
cominciano a pentirsi d'essersi compromesse, ma ormai non era più possibile tornare
indietro. Savonarola accetta, facendosi rappresentare da fra Buonvicini, mentre per il
frate francescano s'era offerto Andrea Rondinelli (del clan degli "arrabbiati").
- Senonché un'improvvisa tempesta di
pioggia e grandine spense i carboni ardenti ponendo fine alla folle gara. La fama di cui
godeva Savonarola ne uscì però a pezzi.
- La sera del giorno successivo una
spedizione armata di "compagnacci" assalta il convento di s. Marco. Ci lasciano
la pelle cinque esagitati, colpiti dalle archibugiate dei religiosi assediati. Savonarola
viene arrestato insieme a due fedelissimi: fra' Buonvicini e fra' Maruffi.
In
genere si legavano le braccia dell'imputato dietro la schiena, poi gli si legavano i polsi
con una carrucola fissata sul soffitto. Tirando la fune si sospendeva l'imputato per aria
e lo si lasciava in quella posizione per circa mezz'ora. |

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- Rinchiusi nella Torre comunale
vengono processati da Commissari pontifici guidati da Francesco Romolino: sono costretti
per tre volte con la tortura a fare parziale ammissione di colpa (al Savonarola ruppero un
braccio). La sentenza comunque è scontata: condanna a morte dei tre imputati per
"eresia e scisma" (benché Savonarola non avesse mai messo in discussione i
dogmi della chiesa).
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- Il 23 maggio 1498 i tre domenicani
vengono condotti in Piazza della Signoria, impiccati e bruciati in una catasta di legno:
le ceneri furono gettate in Arno.
- Cinque anni più tardi papa Giulio
II esprimerà l'intenzione di farlo beato, ma i suoi successori, della famiglia dei
Medici, bloccarono tutto.
- Nel 1558, con la solenne
dichiarazione di s. Filippo Neri, verrà scagionato completamente dall'accusa di eresia.
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