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GASTONE SOZZI

Nato nella romagnola Cesena, nel 1903, da un operaio del forno municipale e dalla figlia di un bracciante agricolo (entrambi impegnati nella frazione della sinistra rivoluzionaria del Psi), Gastone Sozzi aderì nel 1919 alla Federazione giovanile socialista, lavorando alla redazione della rivista “Lotta di Classe” di Forlì e collaborando anche su “Spartaco”, organo della sezione socialista cesenate.

Ma con la formazione del Pci, ben presto, insieme a tutta la sezione giovanile, passerà nelle file del nuovo partito, in cui si segnalerà come organizzatore di gruppi di difesa proletaria contro lo squadrismo fascista.

Nel 1922, Sozzi dovette lasciare la Romagna per sottrarsi a un mandato di cattura e si rifugiò presso l'”Ordine Nuovo” di Torino, ove fece parte del gruppo armato di difesa del quotidiano comunista. Nello stesso anno la direzione del partito lo inviò, con altri militanti, a Mosca e Leningrado, per seguire corsi di studio di preparazione politica (soprattutto all'Istituto politico-militare “Tolmaciov”, dove fu nominato “capo del gruppo degli studenti italiani”).

Durante la permanenza in Unione Sovietica, Sozzi scrisse alcune lettere molto importanti al fratello Sigfrido, nelle quali trovano un riflesso le lotte all'interno della dirigenza del Pcus contro i trotzchisti, il contenuto teorico-politico dei corsi da lui frequentati, i giudizi critici della propaganda sovietica e internazionalista contro i bordighiani e altre cose ancora non meno importanti (cfr Gastone Sozzi, Lettere dalla Russia, edito a cura del circolo di cultura “Rodolfo Morandi”, Corte Dandini, 14 - Cesena).

Nel 1925 tornò in Italia, dopo che gli era stato revocato il mandato di cattura, e nel 1926 entrò a far parte dell'apparato del Pci, quale membro dell'ufficio militare del Centro interno. Ma la libertà durò ben poco. Nella primavera del 1927 venne incarcerato a Basilea con Togliatti e pochi mesi dopo sarà di nuovo arrestato a Milano (insieme a tutti i componenti del Comitato centrale), su denuncia di un membro dello stesso Centro interno. I 32 dirigenti comunisti vennero trasferiti nel carcere di Perugia per l'istruttoria del processo al tribunale speciale, colpevoli di aver cercato di rovesciare le basi dello Stato fascista.

Durante la prigionia morì sotto tortura. Ufficialmente si parlò di “suicidio per impiccagione”, ma la direzione del carcere, spalleggiata dal maggiore Macis del tribunale militare di Milano, rifiutò di concedere ai parenti il permesso per l'autopsia. Analoga richiesta fatta dal Comitato di difesa delle vittime del fascismo, presieduto da Henri Barbusse, venne respinta dallo stesso governo.

Gastone Sozzi uscì dal Psi non solo per una “passione politica” rivoluzionaria, quella che coltivò “nella vita quotidiana, nella lotta cruenta e malsana, nella società putrida e tumultuosa” dei suo tempo, come ebbe a dire all'amico Fidia Sassano; ma anche per aver fatto un'analisi obiettiva di questo partito. “Se il partito di Nenni”, scrisse al fratello Sigfrido in una lettera, “che à con sé molti lavoratori sta con la borghesia piuttosto che con il proletariato rivoluzionario, è perché [ ... ] è diventato riformista, non ha più niente di comune con il proletariato e la rivoluzione; è un'appendice della borghesia la quale se ne servirà quando sarà al potere per ingannare con false parole di collaborazione e con promesse il proletariato”.

Il partito socialista - a suo giudizio - non riusciva più a “essere davanti alla massa ad incoraggiarla, a portarla alla battaglia”, ma si accodava “ai carri della borghesia democratica”.

Non che, con questo, il rivoluzionario Sozzi parteggiasse per la corrente radicaleggiante di Bordiga. Egli anzi condivideva l'opinione terzinternazionalista, espressa ufficialmente da Zinoviev, secondo cui la linea di Gramsci e Togliatti mirante a fondare l'alleanza degli operai con i contadini fosse l'unica da seguire.

Tuttavia, benché le sue idee risultassero estranee alla maggioranza degli aderenti, Bordiga - dice Sozzi - era “molto stimato da tutti i capi dei partiti comunisti”. “In Italia”, dirà ancora, “la lotta contro il trotzchismo deve coincidere con la lotta contro il bordighismo”.

Riflessioni stimolanti per noi contemporanei sono anche quelle fatte intorno all'ideologia piccolo-borghese, quella che “penetra facilmente anche fra gli operai” - come dice in un'altra lettera, perché “confusa, fatta apposta per confondersi con le altre ideologie” (riformismo, massimalismo, repubblicanismo e anarchismo). “Mezzi per difendersi da essa sono: lo studio profondo del marxismo-leninismo, l'appartenenza alla classe operaia e la partecipazione attiva all'interno del partito comunista”.

Nonostante la sua giovanissima età, Gastone Sozzi aveva già chiari gli elementi fondamentali di una corretta interpretazione marxista della realtà. La lettera n. 11 è un piccolo capolavoro di sintesi economico-sociale e politica sul rapporto che la classe dei contadini ha in genere e ha avuto in Russia in particolare, con gli operai, la borghesia e i latifondisti.

Nella lettera n. 7 egli enunciava in poche righe alcuni punti basilari per leggere in modo ateo-scientifico il fenomeno religioso e mitologico. E siamo soltanto alla metà degli anni venti! Diceva, a proposito della Bibbia: “Indubbiamente, per i fatti generali, essa è un valore storico. Quando ci parla di migrazione dei popoli, di guerre, di regni, qualcosa di vero esiste. Ma poi nei particolari è un'opera puramente fantastica. Essa forse può essere considerata come un poco l'Iliade del popolo ebraico. Scrisse Omero l'Iliade? Chi lo sa? Certamente essa è frutto dell'opera collettiva di tutto il popolo greco, è l'insieme di tutti i racconti popolari sulla vita e l'opera di eroi leggendari che in un'epoca passata e in forme e condizioni differenti avevano forse realmente vissuto. Così è della Bibbia. E' l'opera collettiva di un popolo che si è creato un Dio a sua immagine, come i greci se ne erano creati parecchi a loro somiglianza, come gli indiani, come i persiani ecc. In quanto alla morale che scaturisce dai Vangeli, non forzarti troppo ad accettarla completamente e cambiare il tuo carattere su quella falsariga. Dalla lettura dei classici greci ti sentirai sempre più trascinato a misconoscere la grandezza dei principi cristiani [ ... ] lo, senza avere avuta un'educazione religiosa, per il mio carattere, per le mie letture ecc. sono venuto al socialismo attraverso le idee cristiane. Ebbene io sento che se tu ne sei profondamente penetrato, esse sono un grave impaccio per il tuo sviluppo intellettuale verso la vera scienza, verso la vera ed unica fede: il socialismo scientifico”.

Pagine interessanti vi sono anche sul futurismo italiano, sul poeta sovietico A. Blok, sulla storia del Risorgimento, del capitalismo europeo, della rivoluzione russa. Sarebbe impossibile riportare in questa breve presentazione i brani più significativi. Basterà ricordare il fatto che Gastone Sozzi rappresenta - come viene detto nell'Avvertenza dell'editore - “la più gloriosa figura di combattente e di martire che l'antifascismo cesenate abbia espresso”.

* * *

L'Istituto storico della Resistenza di Forlì ha permesso la pubblicazione delle lettere che il martire antifascista Gastone Sozzi, di Cesena aveva scritto alla fidanzata, divenuta poi consorte, Norma Balelli e che questa aveva gentilmente donato al medesimo Istituto. Le Lettere a Norma, sono state curate da L. Casali e V. Flamigni (Coop. Libraria di Romagna), avvalendosi della preziosa collaborazione della stessa vedova Sozzi (morta di recente).

A esse dovrà presto far seguito la raccolta di tutti gli Scritti di Gastone. Della fittissima corrispondenza intercorsa fra Gastone e Norma, dal luglio 1920 al febbraio 1928, sono stati conservati 180 scritti, fra lettere e cartoline. Due mesi di corrispondenza sono andati perduti a causa delle perquisizioni della polizia; mancano inoltre alcune lettere (forse una decina) spedite dall'Urss e mai giunte a destinazione. Tutte queste furono scritte fra il 17° e il 25° anno d'età.

L'epistolario presenta caratteristiche che lo avvicinano alle Lettere dal carcere di Gramsci. Il rapporto d'amore fra Gastone e Norma appare in tutta la sua valenza esistenziale, all'interno della visione politica che Sozzi aveva. La raccolta presenta una rara sintesi di pubblico e privato, di politico e personale, e ci offre un'immagine quanto mai antieroica e profondamente umana di questo giovane militante che per l'ideale comunista fu pronto a dare tutto se stesso.

La corrispondenza risulta particolarmente interessante anche per il fatto che fra i due esisteva un notevole divario dal punto di vista esperienziale, culturale e soprattutto politico. Cresciuta in un ambiente arretrato e conservatore, Norma era stata educata secondo la mentalità allora tradizionale, assai radicata in Romagna, che vedeva la donna lontana dalla politica e dedita esclusivamente alla famiglia.

Del tutto consapevole di tale diversità, il giovane Sozzi ne sapeva trarre spunto per dare un tono pedagogico alle sue lettere. Egli cercava di far partecipare la sua innamorata a quella nuova concezione della società e della vita che si era costruito attraverso la militanza nel partito, a contatto con la classe operaia di Torino e nella permanenza in Russia.

Nelle lettere spesso viene affrontato il tema della famiglia e del rapporto uomo-donna. Gastone rifiutava energicamente il modello tradizionale di famiglia e metteva soprattutto in evidenza la necessità che la donna, lavorando, si emancipasse e divenisse più libera.

Sollecitando la fidanzata a confrontarsi e a discutere su queste idee, egli mirava a porre le premesse del loro futuro matrimonio. Norma però - a giudizio di Gastone - non doveva considerare tutti i lavori “uguali”. Quando infatti essa iniziò a impiegarsi come ragioniera presso una banca, subito venne messa in guardia dal rischio di entrare a far parte di quel ceto medio piccolo-borghese che stava appoggiando la dittatura. “Per un pezzo di pane”, le scriveva Gastone “non val la pena, non si deve perdere la propria libertà, indipendenza” (n. 106).

E' significativo riportare quanto Norma Balelli, nell'intervista rilasciata a V. Flamigni e M. T. Tramonti, ha detto: “Per me quelle lettere non avevano solo un valore affettivo; attraverso di esse io avevo scoperto un mondo nuovo, un modo di concepire la vita tutto diverso...”.

Gastone Sozzi e la propaganda comunista nelle forze armate

E’ entrata di recente (1987) in circolazione la seconda raccolta di Lettere scritte dall'illustre vittima dei fascismo italiano, Gastone Sozzi.

La prima riguardava le Lettere dalla Russia, scritte al fratello Sigfrido; la seconda è intitolata Lettere a Norma. Norma era allora la fidanzata, diventata poi moglie per un anno circa, dopodiché Gastone, arrestato dalla polizia, perì nel carcere di Perugia.

Qui si vuole semplicemente dare alcune informazioni sull'importantissimo lavoro politico militare che Gastone Sozzi svolse fino al momento dell'arresto. A tale proposito presto saranno editi tutti gli Scritti, a cura di L. Casali e S. Flamigni. Si possono comunque già consultare, per una comprensione più ampia della vita e dei pensiero di Sozzi, gli Atti del convegno tenuto a Cesena nel 1978, una parte dei quali è stata pubblicata dagli Ed. Riuniti (1980), mentre l'altra dal circolo Gramsci di Cesena. Altri testi di Sozzi possono essere acquistati presso il Circolo Morandi o presso la Cooperativa libraria di Romagna, Corte Dandini, 14 - Cesena.

Non crediamo di sbagliare dicendo che l'attività e il pensiero più interessanti e per certi aspetti assolutamente originali di Gastone Sozzi, uno dei fondatori del PCd'l, riguardano le questioni di carattere militare. Sin da quando, giovanissimo, dirigeva la FGSI, Gastone considerava i rapporti fra proletariato e resistenza armata come uno dei fondamentali pilastri del comunismo rivoluzionario. Di qui la decisione di costituire dei "gruppi di azione comunista" e la commissione delle Guardie rosse contro il crescente squadrismo delle camicie nere.

Quanto, in questo, abbiano influito gli avvenimenti della Repubblica dei Soviet è facile immaginarlo. Si può anzi dire che Gastone non abbia mai creduto nella storica posizione antimilitarista dei socialisti, per i quali bisogna incitare alla ribellione e alla diserzione, ma senza trasformare la guerra imperialista in "guerra civile". Gastone sosteneva addirittura che proprio nelle caserme andava fatta la massima propaganda possibile, affinché con l'alleanza dei "proletari in divisa grigioverde" e dei "fratelli d'officina", e con l'appropriazione dei mezzi tecnici in dotazione dell'esercito, si rendesse possibile il "trionfo della rivoluzione".

Per sfuggire a un mandato di cattura, Gastone dovette passare alla clandestinità: dapprima facendo parte del gruppo armato di difesa dell'Ordine Nuovo di Torino, poi, inviato dal partito, frequentando un corso di lezioni politico militari all'Accademia Tolmaciov di Leningrado. Era l'anno 1922. Gastone non aveva ancora compiuto 20 anni e già aveva alle spalle una formazione teorica e politica di tutto rispetto. Molti dei quadri italiani del Tolmaciov ebbero in seguito un ruolo di primo piano nella politica militare del PCI.

Gastone, quando tornò in Italia, dopo il proscioglimento dall'accusa di omicidio del fascista C. Montanari (era il 1925), si arruolò come soldato semplice nell'esercito per adempiere agli obblighi di leva. A Gradisca d'Isonzo, nel I^ reggimento fanteria, ebbe modo di conoscere più da vicino i problemi delle forze armate italiane.

Fu proprio per la sua esperienza e competenza che la direzione del partito lo incaricò di coordinare e dirigere, insieme con C. Ravera, nel 1926, l'ufficio V (cioè la sezione militare) del Centro Interno del partito.

Egli fu il primo dirigente del movimento operaio italiano che cercò di affrontare i problemi della propaganda ideologica e dell'agitazione politica nell'ambito delle forze armate, nonché della preparazione dell'insurrezione sulla base di studi scientifici di carattere militare. Aveva ben presente l'insegnamento di Lenin in questo campo specifico, per il quale "non è il caso di parlare di una lotta seria finché la rivoluzione non è diventata un movimento di massa e non abbraccia anche l'esercito".

Di particolare interesse sono gli ultimi due articoli che scrisse prima di essere arrestato: "Le forze armate italiane" e "La leva a 21 anni". In essi giungeva alla conclusione che, essendo trascurato dallo Stato, che preferisce i corpi speciali di polizia, l'esercito regolare, se solo il proletariato e i suoi partiti politici fossero passati decisamente all'offensiva (durante e immediatamente dopo la prima guerra mondiale), avrebbe potuto costituire "un fattore attivo della rivoluzione", in quanto prevalentemente composto, almeno nei quadri inferiori, di elementi provenienti dal mondo operaio e contadino. Severo è inoltre il giudizio storico che Sozzi esprime sull'arma dei carabinieri.

Collaborò anche alla redazione di due giornali nazionali del partito rivolti alle forze armate: "La caserma" e "La recluta". Nell'aprile del 1927 creò clandestinamente un giornaletto illustrato: "Il fanciullo proletario", unico esempio di giornale antifascista a diffusione nazìonale rivolto ai bambini. Egli infatti era convinto che il fascismo andasse combattuto anche là dove si forgiava la mentalità "militaristica" della gioventù: la scuola.

Tutto il lavoro dell'Ufficio militare diretto da Sozzi si svolse nella prospettiva e nella preparazione dell'insurrezione di massa: in tal senso non vi fu un solo episodio di terrorismo o di violenza isolata promossa od organizzata dal partito.

Senonché proprio questo suo speciale interesse per le questioni militari lo rese particolarmente inviso alla polizia fascista. Tradito da alcuni suoi stessi collaboratori in un momento di gravi persecuzioni (le leggi eccezionali del regime erano state appena promulgate), Gastone venne arrestato alla fine del 1927.

Sottoposto a ripetute torture perché rivelasse i nomi dei militari coinvolti nella propaganda comunista, mori nel febbraio del 1928, a soli 25 anni.

Nessun compagno venne arrestato per causa sua e l'Ufficio V poté continuare a funzionare. Alla seconda conferenza organizzativa del PCd'I finalmente il problema del lavoro propagandistico e organizzativo nell'ambito delle forze armate veniva considerato in un modo del tutto nuovo.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015