SUN YAT-SEN E LA STORIOGRAFIA OCCIDENTALE

Lo studio più significativo intorno alla grande personalità democratico-rivoluzionaria di Sun Yat-sen (1866 1925), resta ancora oggi, nell'area occidentale, quello dell'americano C. M. Wilbur, Sun Yat-sen. Frustrated patriot (New York, 1976). L'opera è la più dettagliata e la meglio documentata, poiché l'autore ha potuto consultare gli archivi del Kuomintang a Taiwan, nonché quelli britannici, americani e francesi, utilizzando ampiamente numerosi saggi e articoli sovietici, americani, europei, giapponesi e taiwanesi.

Malgrado però uno stile apparentemente imparziale e visibilmente accademico, anche dal titolo si capisce che l'autore non ha saputo essere obiettivo. Nella prefazione, che segnala brevemente i meriti di Sun nella lotta per rovesciare la dinastia Manchu, le sue iniziative contro i militaristi cinesi e anche la sua posizione antimperialista negli ultimi anni della sua vita, l'autore dà l'immagine di un uomo poco equilibrato, incoerente, deluso. Anche nell'introduzione, che riprende la tesi della prefazione, Wilbur lascia capire che Sun confondeva i sogni con la realtà ed era ossessionato dall'idea di voler dirigere il corso degli avvenimenti politici fino all'obiettivo prefissato. Fra le "anomalie" del suo carattere, l'autore include il desiderio di cercare un'alleanza con l'Urss e con il partito comunista cinese.

I primi quattro capitoli del libro descrivono l'attività rivoluzionaria di Sun durante la sua lotta contro la monarchia Manchu e la dittatura di Yang Shukan, mettendo l'accento sulla ricerca delle fonti per finanziare i rivoluzionari. Tuttavia, la maggior parte del libro (dal quinto al nono capitolo) è dedicata all'analisi dell'atteggiamento di Sun verso l'Unione Sovietica.

Già nell'estate del 1918, Sun, a nome del parlamento sudcinese e del suo partito rivoluzionario, aveva telegrafato a Lenin per complimentarsi della riuscita rivoluzione e per esprimere l'augurio che i due partiti potessero un giorno unire le loro forze in una lotta comune. Sun cioè si era subito reso conto che la rivoluzione d'ottobre avrebbe potuto avere sui paesi colonizzati un impatto molto favorevole.

In effetti, l'opinione pubblica cinese (incluso ovviamente il giornale politico di Sun, "Minguo ribao"), accoglierà molto favorevolmente l'appello del governo sovietico del 25 luglio 1919 rivolto ai due governi cinesi, del nord e del sud, a non tener conto delle decisioni della Conferenza di pace di Versailles, secondo cui gli antichi domini coloniali della Germania in Cina dovevano essere concessi al Giappone.

Nei suddetti capitoli, Wilbur, non avendo potuto trovare altro, cita testi e documenti molto poco attendibili, se non addirittura falsi, per gettare discredito sull'onestà dell'atteggiamento di Sun verso l'Urss e sulle motivazioni della politica sovietica nei riguardi della Cina e dello stesso Sun. Wilbur sostiene che i sovietici consideravano Sun come un militarista "vecchio stampo", fiducioso solo nella forza delle armi; che gli stessi avevano intenzione di servirsi di Sun per controllare la linea ferroviaria della Cina orientale e la zona d'influenza nella Manciuria del nord, e naturalmente per imporre il socialismo in Cina.

Di assurdità del genere il libro è letteralmente pieno. L'autore, d'altra parte, non nasconde il suo viscerale anticomunismo. Questo è anche uno dei motivi per cui egli minimizza assai volentieri la portata dell'ultimo periodo, il più brillante, della vita di Sun. La conclusione è simile alla prefazione: Sun Yat-sen fu un patriota "frustrato", la sua è una storia di sogni infranti.

Nonostante questo, il libro offre anche notizie molto interessanti sulla vita del rivoluzionario cinese. Per esempio, egli cita un verbale dell'incontro di Sun a Guangzhou, il 9 agosto 1922, con i suoi compagni di lotta, sul tema della politica estera cinese. Sun avrebbe spiegato loro che in Urss c'era un governo legale e non una situazione anarchica, che la Nep non vietava la proprietà privata, che l'occidente conduceva una propaganda ostile nei confronti dell'Urss e che la Cina aveva assolutamente bisogno di stringere un'alleanza con quel paese.

Wilbur riporta anche l'intervista concessa da Sun al corrispondente giapponese dell'agenzia Jiji nel novembre 1922, con la quale egli si appella all'opinione pubblica nipponica affinché il Giappone allacci relazioni diplomatiche con l'Urss e insieme lottino contro l'aggressione "anglo-sassone".

Interessante è anche la conversazione di Sun col giornalista americano F. Brockman, a Hong Kong, nel marzo 1923. Qui Sun criticò duramente la politìca degli Usa, dell'Inghilterra, della Francia e di altre potenze straniere nei confronti della Cina, ed affermò che solo dall'Urss avevano ricevuto concreti aiuti. Lo stesso Sun dichiarò in una discussione con i veterani del Kuomintang al 1° Congresso del partito, che l'intenzione dell'Urss di approfittare del Kuomintang per fini imperialistici era una tesi della propaganda anticomunista che taluni membri del partito, vissuti per molto tempo in occidente, avevano ereditato.

L'autore riporta persino il divieto del 1921, del Dipartimento di Stato americano, di stabilire con Sun contatti ufficiali o privati.

Wilbur ha pure collaborato a un'opera collettiva dedicata a Sun, apparsa nella ex Repubblica federale tedesca, sotto la direzione di H. Kindermann: Sun Yat-sen: Founder and Symbol of China's Revolutionary Nation Building (Monaco-Vienna 1982). Il professore americano ribadisce le sue principali tesi, aggiungendo che Sun cercava di cooperare con la Russia perché temeva che questa avrebbe potuto aiutare gruppi rivali di militaristi come quelli capeggiati da Chen Jungsming, Wu Peifu e altri.

Inoltre sostiene che Sun era scontento del suo consigliere politico sovietico, Mikhail Borodin, e che appena poté ruppe i contatti con l'Urss. Su questo però neppure il curatore della suddetta opera, Kindermann, che pur non nasconde il suo anticomunismo, è d'accordo. Egli infatti sostiene che Sun fino alla fine dei suoi giorni si sentì riconoscente verso il primo Stato straniero che l'aveva materialmente aiutato e consigliato politicamente per il meglio.

Kindermann inoltre sottolinea la priorità che Sun concedeva alla questione della solidarietà antimperialista dei paesi dipendenti e l'utilizzo, da parte di quest'ultimi, dei capitali stranieri per il loro sviluppo economico. Decenni prima che apparisse il movimento non allineato, Sun in pratica faceva appello alla solidarietà internazionale delle nazioni oppresse contro tutte le forme d'imperialismo e proponeva forme concrete di neutralizzazione politica nei confronti dei cosiddetti "aiuti" che i paesi industrializzati concedevano a quelli in via di sviluppo, come ad esempio la Cina. Per Kindermann il "sunyatsenismo" è un prototipo d'ideologia sincretica del Terzo mondo.

Altri autori dell'antologia, fra cui D. Heinzig, sostengono che Lenin, all'inizio, non era interessato né alla Cina né al Terzo mondo. Questa però è una svista considerevole, poiché sin dal primo numero dell'Iskra Lenin aveva vigorosamente criticato, in un articolo intitolato La guerra in Cina, l'intervento di otto potenze straniere per reprimere la rivolta dei Boxer. Per non parlare del particolare interesse che Lenin aveva manifestato nei confronti dello stesso Sun e degli avvenimenti cinesi del 1912-13.

M. Net è addirittura convinto che Sun favorisse un'alleanza col Giappone e una stretta collaborazione con gli Usa (anticipando così di 60 anni quello che poi è diventato l'orientamento della Cina in politica estera!).

Dal canto suo H. Z. Schiffrin afferma che Sun, se fosse esistito più a lungo, avrebbe certamente rotto i rapporti con i comunisti cinesi filosovietici, in virtù del fatto che la Cina avrebbe potuto uscire dall'arretratezza, edificando un socialismo moderno con l'apporto dei capitali stranieri. Cosa questa che, secondo i sinologi borghesi, comincerà a realizzarsi solo dopo Mao.

In definitiva, Sun avrebbe accettato l'aiuto sovietico per pura tattica, per ragioni pragmatiche ed anche per la politica di corto respiro degli Usa, del Giappone e dell'Inghilterra (vedi ad esempio il concentramento nel 1924 di 16 navi da guerra presso Guangzhou).

Schiffrin, in un altro testo apparso negli Usa, presenta sotto una falsa luce la posizione dell'Urss, che a suo parere avrebbe voluto "comprare" l'appoggio di Sun concedendogli generosi aiuti finanziari e militari. Sun - afferma Schiffrin - non avrebbe mai accettato un'alleanza con il Pcc senza le pressioni di Mosca. Ciononostante - prosegue lo studioso israeliano - egli rimase indipendente nel suo spirito e le sue ultime decisioni si scontravano con la strategia del diplomatico Borodin.

L'autore poi termina il suo libro (Sun Yat-sen. Reluctant Revolutionary, Boston Toronto 1980) sostenendo che la Cina nel prossimo futuro "proverà un bisogno crescente di glorificare Sun Yat-sen come il profeta del nazionalismo cinese. Egli infatti è l'unico eroe contemporaneo riconosciuto sia nella Cina continentale che a Taiwan. La loro comune celebrazione della memoria di Sun potrebbe gettare un utile ponte psicologico per la loro futura unione pacifica".

I sinologi francesi L. Bianco e Y. Chevrier danno una valutazione più obiettiva della vita rivoluzionaria di Sun e del suo atteggiamento verso la Russia. Nel loro Dizionario biografico del movimento operaio cinese (Parigi 1985), gli autori evidenziano due tappe fondamentali: la lotta di Sun per l'abolizione della monarchia Manchu e la lotta contro gli usurpatori di Pechino, cioè i militaristi impadronitisi del potere dopo l'abolizione della dinastia Manchu. Gli autori ritengono Sun un pragmatico, intenzionato a rendere la Cina ricca e potente.

Egli infatti elaborò un piano dettagliato di sviluppo economico del paese, incluso un grandioso progetto di rete ferroviaria, giudicato dagli autori alquanto utopico. Per raggiungere i suoi scopi -essi scrivono- Sun pensava che l'unico modo possibile fosse quello di unificare la Cina per via militare. Ma solo durante gli ultimi due anni della sua vita (dopo l'alleanza con l'Urss e l'arrivo a Guangzhou dei consiglieri politici e militari sovietici) egli riuscì a mettere in piedi un partito politico influente, il Kuomintang, e un esercito ben armato.

Gli autori sono stati costretti a riconoscere la grande influenza delle idee di Lenin su Sun Yat-sen, ma con questa riserva: ciò che interessava Sun era il fatto stesso della vittoria della rivoluzione russa, non tanto le sue origini storico politiche.

Per il resto, essi sostengono le tesi anticomuniste di Wilbur, affermando che la morte di Sun ha lasciato integro l'enigma del suo atteggiamento verso il comunismo.

Un altro orientamento della storiografia occidentale viene offerto da M. C. Bergère, specialista in storia economica della Cina moderna e contemporanea. In una relazione tenuta al simposio internazionale organizzato dall'Università Sun Yat-sen a Guangzhou nel 1984, la Bergère ha apprezzato notevolmente il libro di Sun, Lo sviluppo internazionale della Cina, dapprima pubblicato in inglese a Shanghai nel 1920.

Effettivamente in questo libro si anticipa di almeno mezzo secolo la problematica relativa alla cooperazione economica mondiale fra paesi industrializzati e in via di sviluppo, ovvero l'idea dei reciproci vantaggi economici fra Cina e potenze occidentali, l'idea che la Cina è più interessata alla cooperazione che non all'aiuto materiale unilaterale, l'idea che la Cina deve ricevere dalle potenze occidentali una scienza e una tecnologia avanzate, l'idea che il capitale investito da tali potenze sarà rimborsato dalla Cina con gli interessi, l'idea che il socialismo e il capitalismo devono coesistere nel sistema economico cinese, ecc.

Come si può vedere, tutte idee che caratterizzano l'attuale corso cinese (salvo le smentite in occasione delle rivendicazioni giovanili e popolari di democrazia represse sulla piazza Tienanmen).

Quanto alla storiografia cinese contemporanea, il tema più trattato è quello dell'attività di Sun organizzatore della prima cooperazione fra Kuomintang e Pcc. Ovviamente non ci si nasconde, facendo questo, il desiderio di veder un giorno riunificati Taiwan e Cina popolare.

Grande comunque è stato il contributo di Sun alla realizzazione del fronte comune per la rivoluzione democratica antifeudale e antimperialista. Nel gennaio 1924 Sun inaugurò i lavori del primo Congresso pancinese del Kuomintang, il quale adottò una risoluzione suddivisa in tre punti politici fondamentali: alleanza con l'Urss, alleanza con i comunisti, appoggio ai contadini e agli operai. A tutt'oggi le relazioni fra i due partiti esistono a livello ufficiale e il Pcc non impedisce ai suoi membri di iscriversi, a titolo personale, al Kuomintang, ma senza dubbio ancora molto resta da fare.

Ai tempi di Sun, il Kuomintang, riorganizzato in virtù della partecipazione dei comunisti, era in sostanza diventato una unione rivoluzionaria democratica degli operai, dei contadini e della piccola borghesia nazionale. I due partiti conobbero importanti relazioni sia durante la lotta contro le forze reazionarie di Guandong, che vennero sconfitte, sia nella campagna del Nord, sia infine contro l'imperialismo nipponico, al quale si strappò l'isola di Taiwan, che esso aveva dominato per circa mezzo secolo.

Nel gennaio 1984 la Repubblica popolare cinese ha festeggiato solennemente il 60° anniversario del 1° Congresso del Kuomintang. I rappresentanti del Pcc, consapevoli che l'imperialismo è una delle fonti principali dei problemi della Cina, si sono rivolti alle personalità più in vista del Kuomintang di Taiwan invitandole a porre in primo piano il dovere nazionale di risolvere una situazione in cui i cinesi sono divisi a causa di una scissione fra i due partiti.

L'agenzia Xinhua ha comunicato nel gennaio 1985 che uno degli obiettivi della neo-istituita Società per lo studio di Sun Yat-sen è quello di contribuire attivamente agli scambi scientifico-culturali con organizzazioni, enti e persone che studiano appunto l'opera di Sun nella provincia di Taiwan, nelle regioni di Hong Kong e Macao e fra i cinesi all'estero. Presidente della nuova società è stato eletto il direttore dell'Istituto di storia del partito presso il CC del Pcc, Hu Sheng.

Durante l'anniversario suddetto nessun intervento ha messo in luce il tema della cooperazione di Sun con l'Urss, né quello del ruolo dei consiglieri politico militari sovietici. L'unico accenno ha riguardato l'attività dell'Internazionale comunista diretta da Lenin, la quale, avendo a cuore le sorti della rivoluzione cinese, inviò in diversi momenti i suoi rappresentanti per aiutare il Pcc, cercando altresì di stabilire relazioni di cooperazione con il partito del Kuomintang diretto da Sun.

Negli anni 1984-85 si sono tenute in Cina molte conferenze scientifiche sull'attività pratico-teorica di questo rivoluzionario. Fra le tante relazioni, una merita d'essere ricordata, quella di Jin Chungji, secondo cui la rivoluzione diretta da Sun fu un avvenimento che ebbe una portata internazionale: si trattò infatti di una rivoluzione democratico-borghese in un paese semi-feudale e semi-coloniale. In un certo senso, essa presenta numerosi tratti di somiglianza con le rivoluzioni nazionali di numerosi paesi del Terzo mondo.

Questo aspetto è stato piuttosto ignorato dalle biografie occidentali di Sun apparse negli anni '60. Temendo di propagandare la natura antimperialista e di liberazione nazionale della politica di Sun, gli scrittori borghesi hanno sempre cercato di fare di lui un sostenitore di questa o quella potenza imperialista (a seconda della nazionalità dell'autore), e di considerare la sua politica di amicizia e alleanza con l'Urss come una manovra puramente tattica, forzata e di breve durata (al pari - si sostiene - della sua politica di "fronte comune" fra Kuomintang e Pcc).

Infine si è cercato di limitare la portata storica dell'attività di Sun alla preparazione e al compimento della rivoluzione antimanchu del 1911, della quale si preferisce non sottolineare gli aspetti antimperialisti e antifeudali. Tali orientamenti pseudo-scientifici si sono conservati in occidente per tutti gli anni '70 e ancora oggi non sembra che qualcuno abbia serie intenzioni di invertire la rotta.