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TALETE

Talete, tra i filosofi di tutto il mondo, può essere considerato un grande "non-filosofo", più grande dello stesso Socrate, poiché era concreto, ottimista, legato alla natura e alla scienza, interessato a ogni cosa che potesse aiutarlo a vivere meglio la vita. Non era certo un filosofo di professione. Le sue conoscenze andavano dall'ingegneria idraulica alla scienza della navigazione, dall'astronomia alla meteorologia, dalla matematica alla geometria.

Ebbe l'intuizione fondamentale di capire che la vita è dappertutto, per cui anche la materia possiede forza ed energia. Capì per primo la differenza tra sostanza e fenomeno, e attribuì all'acqua la caratteristica di archetipo universale, a base di tutte le cose. Seppe prevedere un'eclissi, misurò l'altezza delle piramidi, calcolò la distanza delle navi dalla costa, divise l'anno in 365 giorni e scoprì per primo l'importanza dell'Orsa Minore. E tutto ciò conservando modestia e umiltà.

L'ORIGINE MATERIALISTICA DELLA FILOSOFIA GRECA

La concezione che Talete aveva della natura era semplicemente straordinaria rispetto a tutte le speculazioni sofistiche e metafisiche che si faranno dopo di lui. Non solo con essa era riuscito a sostituire qualunque divinità, attribuendo alla natura poteri tradizionalmente religiosi (come p.es. l'eternità e l'infinità), ma aveva anche considerato l'uomo un ente in possesso delle medesime qualità della natura.

I filosofi ionici dell'antica Grecia sono i più interessanti di tutti, pur essendoci arrivati pochi frammenti dei loro scritti. Il fatto che abbiano cercato nella natura il principio delle cose (salvo Anassimandro, che ha elaborato il concetto di "illimitato") non va considerato come un difetto della loro filosofia, ma piuttosto come un grandissimo merito, poiché, in tale maniera, hanno dato alla filosofia uno statuto epistemologico di tipo materialistico o naturalistico, senza sconfinare in astratte metafisiche o teologie o mitologie.

Talete doveva avere una concezione della natura abbastanza vicina a quella dell'uomo preistorico. La differenza stava nel fatto che, siccome egli aveva a che fare con una società antagonistica, fortemente lacerata da conflitti di classe, e siccome voleva combattere l'ideologia dominante del ceto aristocratico, profondamente imbevuta di mitologia, si sentiva indotto ad attribuire alla natura delle caratteristiche filosofiche, come nessun uomo preistorico, pago di sé, avrebbe mai fatto, non avvertendone la necessità.

Il merito di Talete, in altre parole, stava nell'aver posto nella natura (in particolare nell'acqua) l'arché di ogni cosa (incluso l'essere umano), cioè il principio assoluto dell'intero universo; il suo limite nell'aver avuto bisogno di dire che la natura, per definirsi "arché", deve darsi una veste filosofica, come se fosse qualcosa di non immediatamente esperibile dall'uomo, cioè come se fosse qualcosa che gli sta "di fronte" e non "dentro".

Se si fosse limitato a dire che la natura è un arché e che l'essere umano è la consapevolezza di questo arché, la cui origine non è immediatamente o completamente naturale, in quanto nessun altro essere vivente può pretendere di possedere la medesima consapevolezza, avremmo dovuto dire che non solo si faceva bene a considerarlo uno dei sette savi dell'antichità (il primo dei filosofi greci), ma anche il più grande di tutti tempi.

Questo per dire che già nel momento della sua nascita, la filosofia presenta alcuni aspetti intellettualistici che col tempo si sarebbero rivelati del tutto inutili ai fini del recupero delle tradizioni egualitarie del mondo preistorico.

Dei tre ionici (Talete, Anassimandro e Anassimene) sicuramente il secondo, col suo concetto di "apeiron" (l'illimitato), è il più metafisico, ma si guardò bene dall'identificarlo con qualche divinità. Semplicemente intendeva dire che in origine doveva esistere qualcosa di indeterminato, in cui gli opposti coesistevano pacificamente, finché dalla loro divisione nacquero i mondi, incluso il nostro. Anassimene, suo discepolo non fece che dare una concretezza materiale a questo principio astratto, parlando di "pneuma", cioè di "soffio vitale", un termine ripreso dai redattori giudaici per descrivere la creazione dell'uomo. E se pensiamo che l'acqua è un composto di due elementi gassosi, tra loro opposti, dobbiamo dire che Anassimene era riuscito a vedere, materialisticamente, anche più in là di Talete.

Che Anassimandro fosse un metafisico in erba è dimostrato anche dal fatto che si lasciò influenzare da una concezione religiosa dell'esistenza, l'orfismo, proveniente dall'India. Il suo principio indeterminato presenta caratteristiche dialettiche molto interessanti, in quanto viene da lui definito come unità primordiale degli opposti. Tuttavia questo principio ha anche una connotazione marcatamente etica, che lo svilisce, in quanto la scissione degli opposti che dà origine a tutte le cose, viene percepita in maniera negativa, come una sorta di "colpa morale", per cui la fine materiale delle cose (che è in fondo un ritorno all'unità originaria) è considerata non in sé, ma in rapporto a una colpa ancestrale, per la quale è inevitabile meritarsi una punizione. Si noti, en passant, che questo modo di ragionare lo si ritrova anche nel mondo ebraico-cristiano, a testimonianza delle sue origini antichissime.

Tale collegamento tra mondo fisico e mondo etico è un difetto della sua filosofia. Infatti se esiste una "colpa originaria", essa riguarda esclusivamente il mondo umano ed è unicamente di tipo etico, senza alcun rapporto con la realtà materiale dell'universo. Questo per dire che l'arché non è affatto qualcosa di indeterminato: piuttosto è l'uomo che diventa indeterminato proprio nel momento in cui smette d'essere se stesso e, tramite la colpa originaria, sceglie un percorso storico che rischia di portarlo sempre più lontano da quella determinatezza che in origine l'aveva caratterizzato.

Talete 2 - Scuola di Mileto


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 22-09-2016