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BERNARDINO TELESIO

I - II

L'anti-aristotelismo di Telesio apparentemente sembra avere un certo valore non solo perché entrava in opposizione (non esplicita però) al tomismo, ma anche perché cercava di fondare (in realtà senza molto successo) una filosofia della natura juxta propria principia, cioè senza riferimenti alla metafisica.

Tuttavia egli era in errore laddove credeva di poter sostituire i concetti astratti della metafisica aristotelico-scolastica con l'osservazione diretta della natura attraverso l'esperienza, poiché l'osservazione stessa non è mai "pura", "innocente", ma sempre condizionata da una determinata concezione della realtà (che è propria o che è dominante nella società). Anche Galilei avrà a che fare con questo problema e cercherà di risolverlo limitandosi a precisare le differenze di metodo e di contenuto tra scienza e religione.

La contrapposizione di filosofia e scienza (che ai tempi di Telesio era ancora tra una metafisica più o meno religiosa e una filosofia più o meno laica) non può mai avere alcuno sbocco positivo, se si parte dal presupposto che la speculazione astratta sia per di sé anti-scientifica o che non sia fondato quel discorso che non abbia un riscontro concreto nella realtà. La contrapposizione tra scienza e filosofia non ha mai senso, poiché l'una senza l'altra non può sussistere.

Sono proprio i fatti a dimostrare che quanto più una teoria trova dei riscontri immediati, effettivi, nella realtà, che siano cioè immediatamente percepibili, tanto meno questa teoria sarà ricca di contenuti dialettici. Per Telesio, ad es., il nesso tra causa ed effetto andava misurato sulla base della semplice analogia fra le qualità!

In tal senso si può tranquillamente affermare che uno scienziato privo di cognizioni filosofiche non è più affidabile di un filosofo privo di cognizioni scientifiche. Si veda ad es. il fatto che Telesio, basandosi sulle sensazioni, arrivò a dire che la Terra era ferma perché era la sede del freddo (principio di inerzia)!

L'estremismo di Telesio, che pur aspirava al sensismo e all'esperienza diretta delle cose, era peraltro tanto poco giustificato in quanto al suo tempo i progressi scientifici (dopo il buio Medioevo, in questo aspetto cognitivo) erano piuttosto scarsi, per cui sarebbe stato meglio avere una certa circospezione (che lui ebbe solo nei confronti degli avversari clericali che lo volevano condannare).

Squalificare l'aristotelismo in nome di una scienza ancora inesistente (o da secoli dimenticata), non è cosa intelligente, anche perché si finisce col cadere negli stessi limiti della filosofia che si vuole combattere, come quando ad es. egli parla di "spirito vitale" prodotto dal caldo, che dovrebbe essere presente in tutti gli organi del corpo umano.

Non a caso Telesio, riscoprendo il primato della materia sulla forma, nonché l'importanza della coppia caldo/freddo, non ha fatto altro che riprendere delle idee pre-sofistiche.

Paradossalmente il contributo più significativo che Telesio ha dato alla filosofia della natura fu quello meno scientifico, cioè la sua etica naturalistica basata sul principio dell'autoconservazione. Per quanto, anche in questo campo, egli, legando strettamente l'autoconservazione al piacere, non sia stato capace di elaborare una forma di materialismo sociale, in grado cioè di andare al di là del mero sensismo.

Probabilmente è stato il limite dell'individualismo che ha indotto Telesio a recuperare il rapporto della filosofia della natura con la religione, anche se poi questo rapporto, essendo egli sostanzialmente ateo, non è mai stato approfondito. Telesio comunque ha dato un certo impulso a quello studio della natura che porterà al galileismo.

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Bernardino Telesio (Cosenza 1509-1588), umanista e poeta, si formò a Milano (1518-1523), a Roma (1523-1527), dove visse l'esperienza del sacco del 1527 e fu anche fatto prigioniero, e a Padova (1527-1535), dove compì i suoi studi.

Subito dopo si ritirò nel monastero benedettino di Seminara, in Calabria, per concentrarsi nelle sue meditazioni. Dal 1552 alla morte visse fra Napoli e Cosenza, dove dette impulso all'Accademia cosentina (più tardi Accademia telesiana).

I primi due libri della sua opera maggiore, Della natura secondo i propri princìpi (De rerum natura iuxta propria principia), uscirono a Roma nel 1565. L'edizione definitiva, comprendente nove libri e un proemio, fu pubblicata a Napoli nel 1586. Il trattato fu incluso nell'Indice dei libri proibiti a partire dal 1596.

Il programma anti-aristotelico di Telesio è evidente già nella metodologia: la natura va studiata "secondo propri princìpi", senza apriorismi metafisici e con atteggiamento critico verso le dottrine del passato.

Per tale via si conseguirà - secondo Telesio - la conoscenza di tutte le cose e si creeranno le premesse per l'instaurazione del "regnum hominis", perché il vero sapere include in prospettiva il dominio e lo sfruttamento delle forze naturali.

Il risultato cui Telesio perviene è un naturalismo ilozoistico, al quale si connettono strettamente una gnoseologia sensistica e un'etica edonistica.

La natura è costituita da una massa materiale inerte e indistruttibile, pervasa da due forze animatrici, il caldo che dilata e il freddo che restringe. Dalla tensione polare di queste due forze si genera la vita dell'universo. La sede del caldo è il sole e quella del freddo la terra. L'anima, o spirito, non è che il calore interno ai corpi organici. Ogni forma materiale è in qualche misura animata e il privilegio dell'uomo rispetto agli altri esseri è solo di ordine quantitativo.

L'organo di tutte le conoscenze umane sono i sensi, i quali si riducono a manifestazioni diverse dell'unico senso fondamentale, che è il tatto. L'intelligenza è solo memoria del già sentito e comparazione e combinazione di questo con ciò che è sentito nel presente.

L'uomo, come tutti gli esseri, è guidato nelle sue azioni dalla tendenza all'autoconservazione e il piacere e il dolore sono le sole forze motrici della sua condotta.

Il fatto poi che Telesio abbia aggiunto a una costruzione così materialistica un dio personale trascendente, sapientissimo ordinatore del mondo, e un'"anima spirituale", sovrapposta nell'uomo allo spirito-calore, è spiegato da alcuni interpreti come tentativo di compromesso diplomatico con le autorità ecclesiastiche vigenti, che comunque non gli risparmiarono la censura.

Il naturalismo di Telesio rappresenta il tentativo di capovolgere le concezioni dell'uomo e del mondo tipiche dell'aristotelismo e del platonismo cristiani. Bruno, Campanella, Bacone, Hobbes e l'immanentismo moderno in genere hanno in lui uno degli anticipatori più interessanti.

Fonti

La critica


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015