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HOMEPAGE | LE OPINIONI | BLOG | IL GIORNALE IN EDICOLA | NEWS | VOTA | NEWSLETTER Tramonti anche simbolici L'uscita del nuovo libro del papa, 'Memoria e identità', avrebbe dovuto essere l'occasione per un grande rilancio del pensiero di Wojtyla. E, quindi, della Chiesa e del suo tentativo di non restare troppo indietro rispetto i tempi. Un tentativo anche di riguadagnare lo spazio perduto con la sconfitta del mancato inserimento nella Costituzione europea di un esplicito richiamo alle 'radici cristiane'. Radici che certamente ci sono, ma che in realtà si sovrappongono ad altre e ben più antiche, delle quali è stata perseguita per lungo tempo la cancellazione e/o l'inglobamento. Radici che però sopravvivono. E che a volte riemergono nei modi più imprevisti, come con la festa di Halloween che tende a riprendersi lo spazio sottrattole quando è stata sostituita con la festa dei morti del 2 novembre. O come con 'il giorno del sole', dedicato al dio solare Mitra e fatto diventare per decisione di Costantino il Grande il 'giorno di Domeniddio', cioè la nostra domenica, ma che è restato però 'sunday' in inglese e 'sonntag' in tedesco: parole che significano entrambe, appunto, il 'giorno del sole'. La lettura dell'ultima fatica letteraria di Wojtyla lascia delusi, a onta del battage pubblicitario 'epocale'. Alla delusione si affiancano le immagini di un papa sempre più spossato, immagini a loro volta aggravate dal malcelato smarrimento dell'universo cattolico a fronte della difficoltà di trovare un successore altrettanto grande. Il mondo è cambiato, non è più possibile esportare la croce per mezzo della spada come è stato fatto nel Sud America, nell'Africa e in estremo Oriente. Le crociate non sono più possibili se non a costi anche umani insostenibili. E c'è anzi il concreto pericolo di una risacca. Se alle fin troppo esibite immagini del papa vecchio e malato sommiamo le immagini della scomparsa di don Giussani, anche lui stremato dall'età e dal morbo, abbiamo il ritratto simbolico di ciò che il teologo Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, chiama 'la fine dell'era costantiniana della Chiesa'. A dire il vero sono finite anche l'epoca teodosiana e quella carolingia, che con gli imperatori Teodosio I e Carlo Magno fecero la grande fortuna della Chiesa in Europa. Non sono pochi quelli che andando ben oltre Bianchi parlano della nostra era non solo come post moderna, ma anche come postcristana. Di sicuro siamo a un altro periglioso giro di boa. Veniamo al libro 'Memoria e identità'. Pur ricco di molti spunti di riflessione utili, presenta contraddizioni e punti di insuperabile debolezza. Wojtyla accusa l'ex regime polacco di avere ostacolato nelle università 'ogni forma di pensiero filosofico che non corrispondesse al modello marxista. E ciò fu fatto con il sistema più semplice e radicale: agendo sulle persone che rappresentavano quel modo di fare filosofia'. Cioè licenziandole. Ma non è proprio questo che, con molto peggio, ha sempre fatto la Chiesa nei confronti di chi portava avanti un pensiero diverso dal suo? Non si tratta di rivangare 'vecchie' ferite, ma di fatti accaduti anche in tempi recenti e attuali. Per esempio, con illustri allontanamenti da cattedre nelle università cattoliche di Milano e nelle scuole medie anche statali italiane quando si tratta di insegnanti di religione conviventi senza matrimonio. Un punto debole lo si coglie in frasi come questa: 'il Signore Dio ha concesso al nazismo dodici anni di esistenza. Si vede che quello era il limite imposto dalla Divina Provvidenza ad una simile follia'. Affermare che il Padreterno se ne possa stare alla finestra per 12 anni di fila mentre il nazismo distrugge milioni e milioni di vite umane è una affermazione chockante, e non si vede come la si possa accettare. Affermare, come fa Wojtyla nel suo libro, che Dio permette il male perché si reagisca col bene, finisce con il ridurre il bene a una variabile secondaria, dipendente dal male assurto così a protagonista principale. Non vorremmo che a qualche politico potente e molto religioso venisse in mente di scatenare un nuovo conflitto mondiale, magari a base di armi atomiche, in modo che poi da tanto male nasca e trionfi il bene. I comuni mortali preferiscono decisamente un bene di origini più modeste, meno devastanti. Certe catarsi non è meglio lasciarle al pensiero binladiano? Un altro punto debole è forse il più cruciale. Wojtyla, fecendo tesoro delle critiche spesso feroci alla Chiesa, ha finito col rivalutare finalmente l'Illuminismo, tanto vituperato anche dal suo teologo preferito, Ratzinger, oltre che da volenterosi accompagnatori come Vittorio Messori. Però nel tentativo di superare Cartesio Wojtyla fa una affermazione filosofica sconcertante: 'Il cogito, ergo sum - penso, dunque sono - portò con sé un capovolgimento nel modo di fare filosofia. Nel periodo precartesiano la filosofia, e dunque il cogito, o piuttosto il cognosco, era subordinato all'esse, che era considerato qualcosa di primordiale. A Cartesio invece l'esse apparve secondario, mentre il cogito fu da lui considerato primordiale'. In definitiva, Wojtyla rende l’essere autonomo ed altro rispetto il pensare. Considera pertanto un grave errore l'asserito capovolgimento operato da Cartesio. Se ne deve dunque dedurre che secondo Wojtyla gli esseri umani potrebbero essere anche senza il dono dell'intelletto e della capacità di pensare. Cioè anche se fossero animali, alberi o pietre. Una affermazione difficilmente condivisibile. |
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Enrico Galavotti
- Homolaicus -
Sezione Teorici |