L'ANTIPSICHIATRIA
La psichiatria come falso scientifico


ALLE RADICI DELLA VIOLENZA PSICHIATRICA: L’ESPERIENZA NEGATA

La negazione dell’esperienza personale

Quando poi contesti a uno psichiatra o ad un’altra persona l’esistenza della malattia mentale puntualmente ti senti dire cose del tipo “e come ti spieghi una persona a cui d’improvviso, senza alcun motivo, vengono delle crisi” oppure “come definisci una persona che dice di sentire delle voci o di vedere la Madonna?”. Nessuna delle due obiezioni ha un fondamento serio, ma confutarle serve a spiegare un po’ meglio quello che è la psichiatria.

Per quanto riguarda le crisi (di qualsiasi tipo esse siano, crisi di pianto, di rabbia, di violenza ...) bisogna stare attenti a non confondere il sintomo con la malattia.

Si sa bene infatti in medicina che lo stesso sintomo può derivare da diverse patologie, ma in psichiatria questo aspetto è amplificato dal fatto che le malattie che essa pretende di diagnosticare e di curare sono definite solo in base ad una serie di sintomi ai quali non fa riscontro nessuna menomazione o malformazione patologica del corpo o del sistema nervoso.

Del resto nessuno può negare che certi comportamenti “strani” possano essere comprensibili per una persona che soffre per amore, per la morte di una persona cara, per una grave situazione familiare, perché ha perso il posto di lavoro o per altri motivi derivanti dalla sua esperienza personale e che probabilmente lei stessa conosce meglio di noi.

Per chi crede nella psichiatria invece la cosa più semplice è dire che quella persona che si agita e che è in preda ad una crisi di nervi è un “malato di mente”, e rifiutarsi così di comprendere la sua storia e la sua esperienza, senza fare lo sforzo di dare una reale spiegazione al suo comportamento. Com’è possibile per altro asserire che certe crisi avvengono “senza alcun motivo”? Come si fa a peccare talmente di presunzione da erigere questa valutazione puramente soggettiva a diagnosi clinica, a referto scientifico.

Chi crede di essere lo psichiatra per permettersi di valutare se un comportamento è privo o meno di motivazioni? Crede forse di poter conoscere tutto il vissuto, tutta l’esperienza personale interiore di un individuo, crede forse lo psichiatra di essere simile a un dio onnisciente?.

La realtà è che quando si fa una diagnosi in termini psichiatrici di una persona non si cerca di comprendere bensì si giudica, si dà un’etichetta che lo stesso medico non sa definire con precisione: schizofrenico, timocinico, maniaco-malinconico...

E poi si “cura” quella persona con farmaci che sono in realtà delle droghe chimiche che alterano il funzionamento cerebrale inibendo o deprimendo alcune funzioni, addormentando insomma e rintontendo il cosiddetto “malato” che non è quindi aiutato ad affrontare e risolvere il suo problema ma anzi invogliato a dimenticarsene fin quando non gli si fa credere che il suo vero problema è una mente “malata” (non il corpo, non il cervello, non i nervi, ma quell’inafferrabile entità chiamata mente, provate voi a definire una malformazione della mente, oppure un virus, un batterio che attacchi e deformi i pensieri), una mente che gli causa “disturbi del comportamento e dell’ideazione” per via di una malattia misteriosa, inafferrabile e soprattutto inguaribile (il fatto che le persone non riescano a “guarire” dalle loro “malattie mentali” dovrebbe gettare un’ombra inquietante sul valore delle “terapie” che la psichiatria ha esercitato in questi ultimi duecento anni).

Se quella persona aveva poi da risolvere dei problemi con una madre apprensiva, con un difficile rapporto di coppia o con qualsiasi altra cosa nei suoi rapporti con la società, la famiglia, il posto di lavoro, non ne verrà mai a galla, verrà per sempre rinchiusa nella sua gabbia chimica fatta di tranquillanti, calmanti e antidepressivi che gli impediscono in realtà di pensare ai suoi veri problemi (per non parlare dei dannosi effetti collaterali di queste medicine su organi come il fegato o il cuore).

Confondere il sintomo con la malattia, la causa con l’effetto, sembra d’altronde una caratteristica peculiare della psichiatria. Prendiamo ad esempio le modificazioni biologiche che si verificano in relazione agli stati depressivi, paranoici o ansiosi (quali ad esempio la diminuzione o l’aumento nel sistema nervoso delle quantità di certe sostanze), modificazioni che gli psichiatri reputano essere la conferma dell’esistenza della malattia mentale.

A parte il fatto che esse caso mai dovrebbero indicare la presenza di un problema biologico, neurologico e non di carattere “mentale” e psichiatrico, è ben noto che il sistema immunitario varia fortemente a seconda dell’umore, che le gastriti e le ulcere dipendono dallo stress nervoso; cosa c’è di strano a pensare che anche la secrezione di certi enzimi e di altre sostanze importanti per il funzionamento del sistema nervoso possa variare a seconda dell’umore e più in generale della situazione psichica di una certa persona?

Ancora più simpatico è il caso di chi sente delle voci o ha delle visioni, perché ci sono persone che dicono di vedere la Madonna e sono onorate come persone sante, rispettate e riverite per quel privilegio concesso loro dal cielo, mentre altre per gli stessi motivi vengono rinchiuse nelle cliniche psichiatriche; non so che ne penserebbero a questo punto tutti i credenti se i santi che loro venerano venissero definiti schizofrenici (come succede appunto in tali casi) per le loro visioni e per i miracoli cui dicono di avere assistito.

Non si possono avere due pesi e due misure: o sono tutti santi o sono tutti pazzi, a meno che non ci si affidi ad un criterio del tutto soggettivo (che non ha niente a che vedere quindi con una diagnosi scientifica) per decidere se un visionario è “folle” oppure “santo” (etichette, sempre e solo etichette che non tengono minimamente conto di un contesto globale ma puntano l’attenzione solo su alcuni aspetti del comportamento di una persona, trascurando o meglio ignorando tutto il suo vissuto interiore).

Il problema è sempre lo stesso, la cosiddetta “diagnosi” dello psichiatra è solo un giudizio che dipende dall’uomo che lo formula, dalle sue idee (in questo caso magari il giudizio potrebbe dipendere dal fatto che lo psichiatra creda o no in Dio e nei miracoli) e dal contesto sociale in cui opera.

Ed ancora una volta la psichiatria nega l’esperienza: vedi la Madonna? Allora “soffri di allucinazioni”. Senti delle voci? Stessa cosa, “soffri di allucinazioni uditive”; per la psichiatria ciò che senti non ha nessuna connessione col reale, è frutto di una mente malata, è sintomo della malattia e non bisogna quindi preoccuparsi se queste voci dicono cose importanti per te o se hanno un preciso rapporto col tuo vissuto: vanno semplicemente ignorate, “curate” tramite il loro annientamento (ossia con l’annientamento chimico-farmacologico-repressivo di quello strumento che le ha generate, il cervello). Immagino che a questo punto molti penseranno che ben poche sono le persone che sentono delle voci e che in verità non è molto normale sentirle. Bene, a queste persone chiederei di fare un bell’esame di coscienza e di chiedersi se non è mai capitato loro in alcune situazioni di particolare tensione, esaurimento o stress nervoso di sentirsi circolare per la testa dei pensieri, delle frasi ricorrenti “come se fossero delle voci dentro la testa”; siete sicuri che non vi sia mai capitato niente di simile? Siete proprio sicuri?

Lo schema di intervento della psichiatria è sempre quello, se il tuo comportamento non rientra nei canoni della normalità viene considerato deviante e pertanto sintomo di una malattia; le ragioni di questa “stranezza”, di questa “anormalità” non vengono mai indagate, perché ci si rifiuta di credere che ad ogni azione umana corrisponda sempre una motivazione: ci sono azioni, seconda la psichiatria, che sono completamente immotivate perché generate da una mente “malata”, malata di una malattia mai individuata, mai localizzata, mai definita, mai dimostrata.

Ancora un piccolo esempio molto indicativo visto che siamo in argomento; quando Francesco d’Assisi si spogliò di tutti i suoi beni per vivere in povertà secondo il vangelo, i suoi concittadini (tutti cristiani praticanti s’intende) lo considerarono un pazzo, deridendolo e insultandolo, il padre lo diseredò e neanche il fratello lo considerò più sangue del suo sangue.

Il padre poi, nella speranza di farlo “rinsavire”, lo portò di forza a casa bastonandolo e rinchiudendolo in un angusto stanzino. Se nel 1200 fosse esistita la psichiatria questo padre avrebbe forse trovato un modo più allegante di affrontare la questione: avrebbe chiamato uno psichiatra che avrebbe diagnosticato Francesco “schizofrenico”, malato di “altruismo morboso”, affetto da “estasi religiosa” (no, non è uno scherzo, sono veramente terminologie della psichiatria) o chissà che altro e in nome della scienza e della medicina lo avrebbe trattato anche peggio del padre, rinchiudendolo, picchiandolo, drogandolo con psicofarmaci nel tentativo di fargli cambiare idea.

Per sua fortuna nel Medio Evo la psichiatria non esisteva ancora e Francesco poté riuscire alla fine a vincere i pregiudizi degli uomini del suo tempo e diventare persino un uomo rispettato e benvoluto. Non altrettanto bene andò al geniale pittore Van Gogh che morì suicida dopo essere entrato e uscito più volte dagli ospedali psichiatrici del suo tempo; nell’800 il buon senso e la morale borghese si erano già dotati di quel terribile strumento di repressione chiamato psichiatria.


a cura di Corrado Penna
www.fortunecity.com/victorian/holbein/75/corrado.html

foto di Claire Fasulo
devillechabrolle.club-blog.fr/photos/nb/armature.html
www.clairefasulo.com

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Uomo-Donna
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Aggiornamento: 26/04/2015