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COSA SIGNIFICA EDUCARSI A ESSERE
"MASCHI E FEMMINE"?

Trenta o quarant'anni fa l'ideale del corpo femminile implicava, p.es., avere seni
materni, abbondanti, e glutei evidenti. Oggi da molti queste caratteristiche
sono considerate persino un difetto. Allora il modello standard di mascolinità era quello che evidenziava la
muscolatura; oggi le donne apprezzano anche l'efebo, cioè l'individuo fragile,
che stimola il loro senso di protezione.
Nella pittura e nella scultura la stessa cosa: ai tempi di Michelangelo la
mascolinità non poteva prescindere da un consistente pene e da grossi testicoli
(vedi il David a Firenze). Un secolo dopo era il contrario: gli attributi
sessuali maschili o erano piccoli o addirittura coperti.
Abbiamo visto che sul piano fisiologico i concetti di "maschio" e "femmina" sono
relativi, poiché l'uno presuppone l'altro. Sul piano psicologico questo è ancora
più vero. Oggi non ha più senso dire che per essere "uomini" bisogna essere
attivi, forti, decisi, astuti, aggressivi, ecc. Queste qualità devono averle
anche le donne se vogliono farsi strada in una società basata sulla
competizione. Sempre che queste caratteristiche siano necessarie per costruire
una società democratica.
Semmai è sempre meno vero che gli uomini debbano avere le caratteristiche
tradizionalmente attribuite alle donne: dolcezza, pazienza, comprensione,
emotività ecc. In una società competitiva infatti queste qualità aiutano a fare
ben poca strada, anche se poi la loro mancanza si fa sentire in maniera decisiva
nei rapporti interpersonali. Non a caso i maschi risultano sempre in netta
prevalenza nelle statistiche che si riferiscono a droga, alcol, criminalità,
incidenti stradali ecc.
Gli stessi concetti di "maternità" e "paternità" non si riferiscono più a un sesso
particolare. La possibilità di accedere al lavoro ha trasformato il ruolo della
donna, obbligando l'uomo a rivedere il proprio. Lo stesso fatto che in una
società come la nostra non si abbia più bisogno della forza fisica per farla
funzionare, ha inevitabilmente reso più flessibili i tradizionali ruoli
attribuiti ai due sessi.
QUANDO SI COMINCIANO A FARE LE DISTINZIONI BASATE SUL SESSO?

Le distinzioni basate sul sesso sono sempre state una prerogativa più degli
adulti che dei bambini. Cioè è più una caratteristica culturale del mondo degli
adulti che un aspetto istintivo dei bambini.
All'età di un anno è impossibile distinguere un maschio da una femmina: i gesti,
il pianto, il ridere sono identici.
Solo all'età di 18 mesi il bambino comincia a distinguere una persona sulla base
del sesso. Ma non vedrebbe una differenza "culturale" se non gliela
imponessero i genitori. Uno psicologo francese, da un'indagine fatta su
100 bambini maschi, ha mostrato che nessuno di loro preferiva essere una femmina,
mentre su 100 femmine ben 15 volevano essere un maschio. Perché? Perché era
stato insegnato loro che la caratteristica principale del maschio è la forza,
con la quale possono imporsi nella società. Non molto tempo fa i figli maschi
venivano criticati di più se piangevano o esprimevano i loro sentimenti. E
comunque ancora oggi sono più indotti dagli adulti alla competizione, rispetto
alle femmine.
E pensare che fino a 4-5 anni sia i maschi che le femmine giocano con qualsiasi
giocattolo: un maschio, p.es., può tranquillamente giocare con le bambole se ha
una sorella maggiore.
Sono gli adulti che, differenziando i giocattoli a seconda del sesso,
incoraggiano quei comportamenti che ritengono più adatti.
Un esempio: una ditta straniera di giocattoli fece un esperimento. In una stanza
lasciò liberi di giocare maschi e femmine, permettendo loro di scegliere i
giocattoli che volevano. La loro attenzione si concentrò soprattutto su un
estintore, con cui era possibile giocare ai pompieri. La ditta, nella sua
pubblicità, considerò il giocattolo del tipo "unisex", ma i genitori lo
comprarono solo per i maschi. La ditta così fu costretta a cambiare pubblicità.
A proposito di pubblicità: è molto facile notare come essa sia convenzionale e
stereotipata riguardo alle differenze di sesso.
Dunque, ecco perché a 5-6-7 anni i bambini assumono gli stereotipi di
"genere" (maschile e femminile) a loro imposti dall'ambiente, sociale e
familiare. Si pensi p.es. alla scelta dello sport: già all'età di 12-13 anni le
differenze sono piuttosto nette. Al massimo i genitori possono accettare di più
una figlia che partecipa a giochi maschili, che non un figlio cui piacciono giochi
tradizionalmente femminili.
I BAMBINI DEVONO ESSERE LASCIATI STARE QUANDO GIOCANO AL "DOTTORE"?

Fra i 4 e i 9 anni i bambini, in genere, fanno le loro prime esperienze
eterosessuali, cioè fra maschio e femmina, imitando, in questo, gli adulti.
Normalmente i giochi sessuali mettono in evidenza i ruoli tradizionali di coppie
come quelle di padre e madre, di dottore e malato, di malato e infermiere. E qui
si può andare dallo spogliarello alla visione ed esplorazione reciproca, sino
alla simulazione del coito.
Queste attività diventano pericolose solo quando vi è la partecipazione di un
adolescente o di un adulto. Esse servono per dare un'identità al proprio sesso.
E' FACILE DARE UN'IDENTITA' AL PROPRIO SESSO?

Oggi i giovani ci mettono più tempo a identificarsi col loro sesso, perché
hanno nei genitori dei modelli più flessibili in cui riconoscersi (ruoli redistribuiti). Ecco perché il gioco della "bisessualità" adolescenziale si
prolunga nel tempo, al punto che spesso scandalizza gli adulti, che possono
richiedere assunzioni di identità più precise.
Non a caso si verificano sempre più spesso casi di omosessualità tra gli
adolescenti.
Tuttavia la maturità non sta tanto nell'acquisire il più velocemente possibile
un ruolo determinato a priori, imposto dagli adulti, sulla base della differenza
sessuale. La maturità sta piuttosto nella capacità di assumersi responsabilità
sempre maggiori, a prescindere in un certo senso dal proprio sesso. Un ruolo
imposto dagli adulti non è meno frustrante dell'assenza di un ruolo specifico.
IN CHE SENSO GLI UOMINI E LE DONNE SONO VERAMENTE DIVERSI?

Gli scienziati dell'Ottocento notarono che il cervello dell'uomo è più grande
di quello della donna e, pur sapendo che il corpo dell'uomo è generalmente più
pesante, si lasciarono vincere dai loro pregiudizi, sostenendo che l'uomo era
più intelligente della donna. Solo col tempo ci si rese conto che potevano
esistere degli uomini geniali con un cervello piccolo.
Una differenza reale invece riguarda i due emisferi cerebrali. Oggi si sa che in
entrambi i sessi la metà di sinistra è specializzata nel linguaggio e nelle
funzioni logiche, mentre quella di destra è specializzata nelle funzioni
emotive, affettive e percettive. I due emisferi sono collegati da un ponte di
fibre nervose, che consente ai due emisferi di scambiarsi le informazioni.
Oggi molte ricerche hanno dimostrato che questo ponte è nella donna più
voluminoso: il che comporta una maggiore integrazione tra le funzioni dei due
emisferi e quindi una loro minore reciproca autonomia. La donna cioè tende a
mutare più facilmente i propri punti di vista e a interagire meglio con
l'ambiente.
ESISTE IL SESSO DEBOLE?

Volendo parlare di "differenze" tra i due sessi, quali possiamo
definire probabili, possibili o del tutto false?
DIFFERENZE PROBABILI

- Peso e altezza: in media gli uomini sono più alti e pesano di più.
- Muscolatura: l'uomo ha una maggiore massa muscolare rispetto al peso totale.
- Resistenza: l'uomo è più vulnerabile della donna nei confronti delle malattie
e delle carenze nutrizionali.
- Aggressività: la donna è più adattabile alle circostanze.
- Apprendimento: i maschi imparano a parlare, leggere e scrivere più lentamente
delle femmine e hanno maggiori problemi nella vita scolastica.
- Emotività: per l'uomo è più difficile risolvere i problemi emozionali.
DIFFERENZE POSSIBILI

- Dinamismo: l'uomo, in genere, svolge maggiore attività fisica.
- Dipendenza: le donne ritengono, di solito, d'essere meno indipendenti degli
uomini.
- Fiducia: le femmine mostrano più prudenza dei maschi.
- Curiosità: il maschio ha più curiosità e spirito d'avventura.
- Ansietà: il maschio affronta con minore sicurezza i conflitti familiari e
interpersonali.
- Intelligenza: i maschi hanno, in genere, maggiori capacità matematiche e di
sintesi; le femmine più capacità linguistiche, più intuività e creatività.
DIFFERENZE FALSE

- Apprendimento: i maschi hanno più capacità di apprendimento visivo e le
femmine uditivo.
- Autostima: le donne hanno minor stima di sé.
- Socievolezza: gli uomini sono meno socievoli delle donne.
- Influenzabilità: le donne sono più influenzabili dell'uomo.
MASCHILE E FEMMINILE

Maschile e femminile sono due categorie naturali dell'universo. Infatti là
dove esiste attrazione (per l'unità) e repulsione (per la diversità), lì esiste
il maschile e il femminile, e quindi possibilità di riproduzione, fisica e
spirituale.
Nell'essere umano la sessualità ha acquisito una profondità per così dire
metafisica, poiché connessa non solo alla biologia ma anche alla cultura, ai
valori della coscienza. Come ciò sia potuto avvenire resta un mistero.
Freud, mettendo a nudo, non senza esagerazioni, le contraddizioni della
vita privata nella società borghese, è stato uno dei massimi teorizzatori del
rapporto che lega l'etica alla sessualità.
Bisognerebbe proseguire le sue ricerche in maniera più filosofica e
propositiva, allargando il campo d'indagine dalla vita privata alla dimensione
dell'universo.
Nella donna p.es., rispetto all'uomo, vi è una sorta di accentuazione
della terrestrità della vita, cioè di un legame più stretto o più visibile della
sua natura alla natura dell'universo. In lei la naturalità ha bisogno di
estrinsecarsi quasi in maniera fisica, con ritmi, cicli e biologie ben precisi,
che caratterizzano chiaramente tutta la sua persona. Le donne senza ciclo (p.es.
le anoressiche, le astronaute, le speleologhe, le detenute nei lager nazisti...)
non sono più "vicine" all'uomo: semplicemente sono "meno donne". Il concetto di
"fertilità" sembra avere una caratterizzazione molto più femminile che maschile,
tanto che nelle antiche religioni una donna infertile veniva considerata al pari
di una maledizione vera e propria.
La donna sembra che rappresenti l'esigenza di concretezza di un uomo che,
ad un certo punto, per difetto, tende alla vuota astrazione. In tal senso essa
sembra favorire una sorta di compensazione a un vuoto che l'uomo, da solo, non
riesce a colmare.
Conseguentemente la donna tende molto meno dell'uomo alla speculazione
astratta, concettuale. Per natura la donna soffre meno alienazione e quella che
soffre o è strettamente legata alla terrestrità della vita (p.es. la
riproduzione), oppure alla violenza che l'uomo le impone (l'uso prevalente della
forza è tipico delle civiltà basate sull'antagonismo sociale).
Nell'Antico Testamento la donna mestruata veniva considerata dall'uomo
impura sotto ogni punto di vista. C'è voluto il racconto fantastico
dell'emorroissa per dimostrare l'assurdità di quella discriminazione. In una
società naturale un disagio non è sofferenza se non viene avvertito come peso,
come fonte di diversità.
La donna è più condizionata dell'uomo dai limiti dell'ambiente naturale:
lo si vede dagli indici di malattia del suo apparato riproduttivo. Ecco perché
essa rappresenta un'efficace spia delle modificazioni ecosistemiche, esattamente
come i bambini e gli anziani.
Uomo e donna sono due lati dello stesso homo humanus. L'essere
umano è nel contempo maschile e femminile. Un uomo che non si rapporta al genere
femminile, cioè che non fa i conti con questa realtà, che è poi una necessità
(visto che non c'è uomo che non nasca da una donna), non è ancora
sufficientemente maturo oppure è un deviato.
L'identità di genere, infatti, è data anche dal rapportarsi al genere
opposto, proprio perché il bisogno di avere un opposto o, se si vuole, un
complemento, è intrinseco alla natura umana, maschile o femminile che sia. In
origine non vi è l'uno ma il due, ovvero l'uno che si sdoppia in elementi
opposti e, nello stesso tempo, equivalenti, complementari.
Una storia in mano ai soli uomini porterebbe l'umanità alla catastrofe,
proprio perché un uomo che si concepisce autosufficiente, rispetto alla donna, è
sempre pericoloso. La presenza della donna responsabilizza l'uomo che vuole
superare i propri limiti e che nel farlo vorrebbe relegare la donna a un ruolo
marginale. La donna è una necessità di cui l'uomo deve assolutamente tener
conto, se vuole diventare "umano".
Nel momento in cui si pone l'essere femminile, sorge una diversa identità
rispetto a quella maschile, che l'uomo non può comprendere, servendosi
unicamente del proprio intuito. Per conoscere la donna occorre rapportarsi
concretamente alla sua persona. Ciò significa che la donna va al di là di ciò
che l'uomo può pensare di lei.
La donna è un mistero, in ultima istanza, non meno profondo di quello che
caratterizza l'uomo, e la sua natura non si svela neppure quando essa accetta di
concepirsi come "complemento dell'uomo".
L'acquisizione dell'identità è un lento processo di maturazione personale,
in cui l'aspetto della complementarità (che peraltro è reciproco tra i sessi) è
soltanto uno dei tanti aspetti della vita sociale. |