IL PESCIOLINO D'ORO

Sul mare-oceano, sull'isola di Bujan, c'era una volta una piccola casetta, un' izba decrepita. In questa izba vivevano un vecchio con la sua vecchietta. Vivevano in grande povert: il vecchio fabbricava le reti e andava al mare per prendere i pesci. Ne prendeva solo quanto ne bastava per il vitto quotidiano.
Una volta, chiss come, il vecchio gett la sua rete, cominci a tirare e si accorse che era molto pesante, come mai gli era capitato.
Tira e tira, riusc a tirar fuori la rete. Guard: la rete era vuota; cera in tutto un pesciolino, ma non un semplice pesciolino: era un pesciolino tutto doro.
Il pesciolino preg il vecchio con voce umana: Non prendermi, vecchietto! E meglio se mi lasci andare nel mare azzurro; io ti sar riconoscente: far quello che vorrai.
Il vecchio pens e ripens, poi disse:  Che bisogno ho di te? Va pure a passeggio nel tuo mare!.
Gett il pesciolino doro nel mare e torn a casa. 
La vecchia gli chiese:  Hai preso molti pesci, vecchio?
In tutto ho preso solo un pesciolino doro, ma l'ho ributtato in mare. Mi preg con insistenza. Lasciami andare, mi disse, nellazzurro mare ed io ti ricompenser, far tutto quello che vorrai! Ho avuto compassione del pesce, non ho voluto da lui un riscatto ma lho lasciato libero a sua volont
 Vecchio demonio! Ti era capitata tra le mani una vera fortuna e tu non hai saputo prenderla. 
La vecchia si incattiv, insult il vecchio da mattina a sera, non lo lasci in pace: 
Dovevi chiedergli almeno un po di pane. Qui abbiamo solo delle croste secche: che mangerai?.
Il vecchio non si trattenne, and dal pesciolino d'oro per chiedergli del pane. 
Arriv alla riva, e grid con voce forte: 
 Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.
Il pesciolino nuot a riva: Di che cosa hai bisogno, vecchio? .
La vecchia si  arrabbiata, mi ha mandato a chiedere del pane. 
Torna a casa: ci sar del pane fin che ne vuoi. 
Il vecchio torn a casa: E allora, vecchia, c'e il pane?. 
Di pane ce n'e finch vuoi. Ma ecco il guaio. Il mastello si  rotto, e non so dove lavare la biancheria. Va' dal pesciolino e chiedigli un nuovo mastello. 
 Il vecchio and al mare: Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.
Il pesciolino arriv: Che vuoi vecchio? . 
La vecchia mi ha mandato per chiedere un nuovo mastello.
Bene, avrai il mastello.
Il vecchio torn a casa, stava ancora sulla porta, che la vecchia di nuovo si gett contro di lui, lo invest gridando Va dal pesce d'oro, chiedigli di costruirci una nuova izba, non si pu pi vivere nella nostra, appena la guardi va in pezzi! 
E il vecchio torn sul mare: Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me!.
Il pesciolino arriv nuotando, si mise con la testa verso di lui e la coda in mare. Che cosa vuoi, vecchio?. 
Costruisci per noi una nuova izba; la vecchia si lamenta e grida, non mi lascia in pace; non voglio, dice, vivere pi in questa izba vecchia, appena la guardi, va in pezzi! 
Non rattristarti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sar fatto.
 Torn il vecchio. Nel suo cortile c una izba nuova, di legno di quercia, tutta con trafori e ornamenti.
Gli corre incontro la vecchia, arrabbiata pi di prima, impreca e litiga pi di prima:
Ah tu, vecchio cane, imbecille! Non sei capace di servirti della fortuna. Ti ho chiesto un'izba, e tu, ecco, sar fatto! No, invece! Va' di nuovo dal pesce d'oro e digli che io non voglio pi essere contadina, ma moglie del governatore, in modo che la gente mi obbedisca, e quando le persone mi incontrano mi facciano linchino fino alla cintola!.
And il vecchio al mare e grid con grossa voce: Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.
Nuot a riva il pesciolino, si mise con la coda in mare e la testa verso il vecchio: Che cosa vuoi, vecchio? . 
Rispose il vecchio: La vecchia non mi d pace,  del tutto impazzita. Non vuole essere pi contadina, ma moglie del governatore!.
Bene, non affliggerti! Torna a casa, prega Dio, tutto sar fatto! 
Torn a casa il vecchio, e invece dell'izba adesso c' una casa di pietra, una casa di tre piani.Nel cortile i servitori corrono di qua e di l, in cucina i cuochi battono e lavorano, la vecchia in un prezioso abito di broccato sta seduta su un'alta poltrona e d ordini. 
Salute, moglie!, disse il vecchio.
Ah tu, rozzo ignorante ! Come osi chiamar me tua moglie, me, la moglie del governatore? Ehi, gente, portate questo contadinaccio nella scuderia e frustatelo quanto pi potete. 
Subito i servitori accorsero, presero il vecchio per la collottola e lo trascinarono nella scuderia. Cominciarono gli scudieri a frustarlo, e lo frustarono a tal punto che egli a mala pena poteva reggersi sulle gambe.
Dopo di che la vecchia gli diede l' incarico di portinaio, ordin che gli fosse data una scopa, e che pulisse il cortile. Ordin anche che gli fosse dato da mangiare a da bere in cucina.
Mala vita per il vecchietto! Per tutto il giorno deve scopare il cortile, e non appena trovano che c qualche punto non pulito bene, subito nella scuderia, e gi frustate! 
Che strega! pensa il Vecchio. "Ha avuto una fortuna, e adesso si mette a grufolare come un porco, e non mi considera pi neppure suo marito!" 
Pass molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoi di essere moglie del governatore e, fece chiamare il vecchio, e gli ordin:
Va', vecchio demonio, dal pesciolino d'oro, e digli che non voglio pi essere moglie di governatore, ma zarina! 
And il vecchio al mare: Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.
Arriv il pesciolino d'oro nuotando: Di che cosa hai bisogno, vecchio?
 Ecco, mia moglie  del tutto impazzita, pi di prima. Non si contenta pi di essere la moglie del governatore, adesso vuole essere zarina.
Non affliggerti, vecchio! Va' a casa, e prega Dio. Tutto sar fatto.
Il vecchio torn a casa e invece del palazzo di prima trov un alto palazzo dal tetto d' oro, con intorno le sentinelle che fanno il presentat'arm. Davanti al palazzo c' un verde prato. Nel prato ci sono i soldati, in fila. La vecchia  vestita da zarina, viene fuori sul balcone con i generali e i boiari, e fa la rassegna delle truppe, sta attenta al cambio delle sentinelle. Rullano i tamburi, suona la musica, i soldati gridano Hurr.
Pass molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoi di essere zarina e ordin di chiamare il vecchio, che si presentasse davanti ai suoi occhi luminosi.
Ci fu una grande confusione, i generali si danno da fare, i boiari corrono, non sanno dove sbattere la testa: Quale vecchio?.
A gran fatica riuscirono a trovarlo nel cortile delle immondizie, e lo portarono dalla regina.
Ascolta, vecchio demonio! gli dice la vecchia. Va' dal pesciolino d'oro a digli: non voglio pi essere zarina, ma voglio essere la signora dei mari, in modo che tutti i mari e tutti i pesci mi ubbidiscano.
Il vecchio tent di rifiutarsi, ma che vuoi farci? La zarina ti fa staccar la testa! Con il cuore stretto, and al mare, e disse:
Pesciolino, pesciolino, mettiti con la coda in mare e la testa verso di me.
Ma il pesciolino d'oro non si vede, proprio non si vede! Il vecchio lo chiama una seconda volta. Di nuovo, niente! Lo chiama una terza volta, e a un tratto il mare si gonfia e muggisce; prima era tutto sereno, pulito, e ora tutto nero.
I1 pesciolino nuot a riva: Che vuoi, vecchio? .
 La vecchia  diventata ancora pi pazza; non vuole pi essere zarina, vuole essere la signora del mare, dominare su tutte le acque, comandare a tutti i pesci. 
Il pesciolino d'oro non disse nulla al vecchio, si volt e sprofond nel mare.
Il vecchio torn a casa, guard e non credette ai suoi occhi: il palazzo era come se non ci fosse mai stato, al suo posto stava la vecchia izba decrepita, e nell'izba stava seduta la vecchia, con il suo vecchio sarafan' stracciato e la testa tra le mani.
Ritornarono a vivere come prima, il vecchio ritorn alla sua pesca in mare; solo che, per quante volte gettasse le reti in acqua, non riusc pi a prendere il pesciolino d'oro.
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LA PRINCIPESSA E I SETTE CAVALIERI

Un tempo, molto anni fa, in un angolo solitario della steppa russa, vivevano lo zar e la sua giovane sposa. Abitavano in un castello rosso con tante torri, circondato da un fiume che scorreva mormorando tra i prati coperti di fiori. Dinverno il fiume, gelato, scintillava al sole, e gli alberi si drizzavano verso il cielo, irrigiditi dal gelo.
Lo zar e la zarina erano molto felici perch si volevano bene. Ma un brutto giorno, un messaggero venne ad annunciare allo zar che era scoppiata la guerra ed egli dovette balzare a cavallo e partire a gran galoppo verso la lontana capitale. Cos la giovane sposa rimase sola nel grande castello.
Trascorsero giorni e giorni e mesi, le stagioni mutarono lentamente: lerba si color di fiori primaverili, i grandi girasoli volsero il capo verso il sole destate, il vento dautunno fece cadere le foglie e ne copr tutta la terra; e infine, sugli alberi, gli aghi di ghiaccio rifulsero al pallido sole dinverno. 
Fu proprio in una limpida notte dinverno, in cui tante stelle scintillavano in cielo e tutta la natura taceva come se attendesse qualcosa, che il silenzio del castello fu rotto da un vagito di un bimbo.
Alla zarina era nata una bimba bellissima, dagli occhi turchini come il cielo di quella notte e dalla pelle candida come i cristalli di neve che si posarono sul davanzale della finestra. La zarina si chin teneramente sulla culla e cant una dolce ninnananna: ma la gioia era stata troppo grande per il suo cuore di mamma e, quando i primi raggi del sole del mattino illuminarono la sua stanza, ella si addorment per sempre.
Le campane del castello sonarono a morto, e un messo venne inviato subito nelle lontane terre dove lo zar stava combattendo contro i nemici, per avvisarlo della sciagura che laveva cos duramente colpito.
Lo zar corse e corse nella notte sul suo nero cavallo; corse senza mai concedersi riposo, pi veloce del vento e del fulmine, ma, quando arriv, la giovane zarina riposava gi sotto la neve e la bambina piangeva agitando le manine nella culla di trine.
Cos lo zar e la principessa restarono soli nel grande castello in mezzo alla steppa.
Trascorsero gli anni e la bimba cresceva buona e gioiosa e riempiva il castello dei suoi canti. La sera, attorno al fuoco scoppiettante nel cammino, lo zar le raccontava storie fantastiche di maghi, guerrieri ed eroi, e la bimba stava ad ascoltare assorta, sgranando gli occhi e tenendosi il volto tra le mani. Passarono ancora alcuni anni: la bimba crebbe e divenne una fanciulla bella come una Rosellina appena sbocciata, e tutti i principi dei dintorni vennero a chiedere la sua mano. Ella li accoglieva con gentilezza, ma rifiutava di sposarli. Solo il principe Elisseo, il pi prode e generoso di tutti, ottenne il suo amore.
Intanto lo zar si sentiva sempre pi solo e pi triste e un giorno decise di scegliere unaltra sposa. La nuova zarina era una donna molto bella, ma fredda e altera; ella non amava la giovane principessa e cercava ogni mezzo per farla soffrire. A volte, la notte, quando gi tutti dormivano, si udiva schiudersi piano piano una porta e si vedeva unombra furtiva uscire dalla stanza. Era la zarina! Tutta avvolta nella sua veste da camera, ella camminava con passi felpati fino a una stanzetta isolata in cima alla torre pi alta e, qui giunta, accostava silenziosamente luscio dietro di s e ne tirava il catenaccio.
Che faceva mai la malvagia zarina, a quellora di notte, in quella parte del castello? Seguitemi in punta di piedi e guardiamo dallo spiraglio della porta. Ecco, la zarina tira una tenda di velluto nero e mette allo scoperto uno specchio grande quando lei, poi fa una solenne riverenza e comincia a cantare questa nenia:
- Dimmi, specchio fatato: al mondo c qualcuno che sia bello al par di me?
Guardate! Appena la zarina ha terminato la sua nenia, lo specchio si mette a scintillare come se fosse colpito dai raggi del sole, e una voce, simile al vento nella foresta, risponde cantando:
- Bella tu sei, zarina, bella come una rosa, e del reame intero tu sei la pi graziosa.
Allora lambiziosa zarina ha un sorriso soddisfatto, fa unaltra riverenza profonda fino ai piedi, ricopre lo specchio con la tenda e riapre la porta della stanza. Silenzio, scappiamo! Avvolta nel rosso mantello, la zarina torna nella sua camera. La tenue luce della candela chella regge in mano scompare dietro la porta e tutto ritorna nel buio. 
Tutto era pronto per la festa di nozze tra la principessa ed Elisseo. Lo zar aveva concesso in dote alla figlia cinquanta citt e centosessanta castelli. Nelle cucine del maniero, i cuochi erano affaccendati a scovare nuovi manicaretti, nella grande sala i sarti davano gli ultimi ritocchi allabito da sposa, i messi correvano a briglia sciolta verso i castelli dei dintorni per recare gli inviti ai principi. Tutti aspettavano il gran giorno.
Ma una triste mattina in cui il cielo era coperto di nubi scure e minacciose nessun uccello cantava sugli alberi, la zarina sal ancora nella stanza in cima alla torre, scoperse lo specchio e ripet la domanda.
- Dimmi, specchio fatato: al mondo c qualcuno che sia bello al par di me?
Lo specchio si appann, un lampo lo attravers, illuminando per un attimo di una livida luce, poi, in mezzo a uno scroscio di tuoni che squarciavano laria, esso cant cos: 
- Bella tu sei, zarina, bella come una rosa, ma la principessina  ormai la pi graziosa. 
A queste parole la zarina divenne verde di rabbia, i suoi occhi mandarono scintille e un urlo cos stridulo le usc dalla bocca che la sua cameriera, Dorina, che attendeva nella camera accanto, si precipit da lei tutta spaventata. Vi assicuro che non era affatto bella in quel momento la zarina! 
- Dorina, - ella grid  porta immediatamente la principessa nel pi folto del bosco, legala a un albero e abbandonala; cos questa notte, i lupi verranno e la sbraneranno. 
La povera ancella si butt in ginocchio e pianse e supplic finch il pavimento fu inondato di lacrime; ma la zarina fu irremovibile. Dorina dovette recarsi dalla principessa, che stava provandosi il suo meraviglioso abito da sposa.
- Principessa, - le disse, trattenendo a stento le lacrime  vuoi venire con me nel bosco a cogliere un mazzolino di fiori per adornare domani i tuoi capelli biondi?
La fanciulla acconsent con entusiasmo, discese le scale del castello e sinoltr nel prato cantando gaiamente. Percorse danzando un lungo tratto di strada, senza accorgersi del tempo che passava. Ma, a un tratto, savvide che il sole era scomparso allorizzonte e che lunghe ombre scure sannidavano ai piedi degli alberi e pi nessun uccello cantava tra i cespugli. Allora si volse per interrogare la fedele ancella e vide che lacrime silenziose le rigavano il volto. Stretta da unangoscia improvvisa, la principessa si getto tra le braccia della donna, supplicando:
- Dimmi, Dorina, ti prego, che vuoi fare di me? Perch piangi cos? Che hai?
- La malvagia zarina mi ha dato ordine di legarti a un albero e di farti sbranare dai lupi, principessa  singhiozz la donna .  ma il mio cuore si spezza a questo pensiero.
- Non farlo, Dorina, non farlo! Abbi piet di me!
- Come posso disubbidire alla zarina, principessa? Senza dubbio mi ucciderebbe!
- Lasciami andare libera per il bosco. Ti prometto che non torner mai pi al castello. Nessuno mi vedr pi, Dorinapotresti raccontare che un lupo mi ha sbranata sulla via del ritorno.
- Si, far cos, principessa. E tu vai e che il cielo ti assista! 
- Grazie, Dorina. Addio! 
E la fanciulla sinoltr sola, per il sentiero del bosco. Gi da tempo le ombre della sera erano scese sul castello. 
- Che cos successo alla principessa?  si sussurravano gli invitati.
Lo zar e il principe si guardavano smarriti. La zarina volgeva lo sguardo inquieto verso il ponte levatoio. A un tratto echeggi un urlo e una donna avanz correndo dal bosco. Era Dorina! 
- E scomparsa! E scomparsa!  ella grid.  La mia povera principessa  scomparsa nella foresta! A questora ormai i lupi lavranno divorata! 
Un mormorio dorrore si lev tra gli invitati; poi mille e mille fiaccole si sparsero tra gli alberi alla ricerca della principessa. Una scura figura balz a cavallo e scomparve nelloscurit della notte. Era il principe Elisseo che andava a cercare la sua dolce fidanzata. 
La principessa err senza meta finch tutto il bosco fu immerso nel buio: solo un piccolo raggio di luna continu a illuminare il sentiero ed ella corse e corse, mentre gli alberi sembravano stringersi attorno a lei in un groviglio di braccia tese e minacciose. Una paura terribile le mozz il respiro. Dove mai avrebbe trovato rifugio per la notte? Chi lavrebbe difesa dagli assalti delle belve?
 Ma ecco, laggi in fondo in fondo, un lumino brillare nelloscurit della notte. Che cosa sar mai? Forse la fiaccola di qualche buon eremita che vive assorto in preghiera? La principessa riprese animo e si incammin verso quella tenue luce. Ogni tanto doveva fermarsi un poco, vinta dalla stanchezza. Via , via che si avvicinava al lume sempre pi nitida, tra il fitto fogliame, si delineava la forma di una piccola casa. La principessa si fece coraggio, allung il passo, e poco dopo si trov davanti a una casetta di legno, in mezzo agli alberi, con una lanterna accesa sulla soglia. La fanciulla buss leggermente, ma nessuno venne ad aprire. Allora si fece coraggio, spinse luscio ed entr. Nessuno le si fece incontro. La casa era immersa nel silenzio. Un raggio di luna illuminava una grande stufa di cotto decorata con complicati fregi e una lunga tavola di quercia apparecchiata per sette persone.
 Che cosa debbo fare?  pens la fanciulla.  Se ritorno nel bosco i lupi mi divoreranno in un attimo! Mi conviene fermarmi qui.
Si sedette su una panca e si guard attorno.  I padroni della casetta hanno apparecchiato la tavola: certamente hanno intenzione di ritornare per la cena. Ma che disordine! Forse, invece di star qui a far niente potrei cercare di rendermi utile in qualche modo.
Cos pensando la principessa si alz, riassett la stanza, attizz le braci sopite nel caminetto, accese i lumini sotto le immagini sacre, poi sal una scaletta di legno e si trov in una piccola stanza sotto il tetto, con un giaciglio di paglia per terra. Si sdrai sulla paglia ed era cos stanca che saddorment immediatamente.
Era trascorso poco tempo quando uno scalpitio e un suono confuso di voci la fecero balzare in piedi, spaventata. Chi mai si stava avvicinando alla casa? Doveva fuggire! E in tutta fretta anche! Si lanci verso la porta, laperse e  sette giovani gagliardi e vigorosi le stavano davanti, ai piedi della scala, e la guardavano con occhi spalancati per la meraviglia! Dovevano essere i padroni della cassetta e adesso, che avrebbero detto vedendola l? La principessa fece una riverenza e disse: 
- Buona sera, signori. Mi sono persa nel bosco e, vedendo da lontano la luce della vostra casetta, vi sono entrata in cerca di rifugio. Ma ora vi tolgo il disturbo; scusatemi me ne torno subito nella foresta.
E la fanciulla fece per scivolare via. Ma un mormorio di protesta la ferm sulla soglia.
- Non andartene, fanciulla; resta con noi  le disse il pi alto dei sette.  sarai la nostra amata sorellina. Ci terrai in ordine la casa mentre saremo a caccia e noi ti difenderemo da ogni pericolo.
- Grazie, signori  rispose la fanciulla con gioia.  Sono felice di diventare la vostra sorellina e di accudire alla vostra casa e vi ringrazio di cuore.
E cos, da quel giorno, tutte le mattine la principessa salutava dalla soglia i sette cavalieri che partivano per la caccia e poi si occupava gaiamente delle faccende domestiche: scopava, spolverava, lavava, accendeva il fuoco. Si recava quindi nel bosco a cogliere fragole e roselline selvatiche per adornare la tavola. Gli uccellini e gli scoiattoli le tenevano compagnia e venivano a prendere il cibo dalle sue mani. La fanciulla amava la vita del bosco. Ma, a volte, il suo pensiero correva al castello lontano, al padre, al fidanzato che lattendevano, e il suo viso diventava triste e malinconico.
Nel castello lontano, intanto, la zarina viveva sicura della vittoria e orgogliosa della sua bellezza. Ma un giorno, desiderosa di sentir lodare il suo aspetto, ella decise di interrogare ancora una volta lo specchio magico. Si allontan in tutta fretta in punta di piedi, camminando leggiera sui morbidi tappeti e sal rapida i mille gradini che conducevano alla stanza della torre. Lo specchio era sempre l, coperto dal drappo nero. Con un certo timore la regina si avvicin e lo scoperse, stappando la tela con un colpo deciso. La stanza parve percorsa da un freddo alito di vento. La regina cominci a rabbrividire e trov appena il coraggio di balbettare la solita formula:
- Dimmi specchio fatato: al mondo c qualcuno che sia bello al par di me?
Lo specchio magico ebbe un rapido balenio, come una risata trattenuta a stento, poi rispose con voce chiara e distinta: 
- Bella tu sei, zarina, bella come una rosa, ma nel folto bosco i sette cavalieri con le spade difendono, sempre gagliardi e fieri, la dolce principessa, che  ancora la pi graziosa. 
Ahhh!!! Per la gran rabbia la zarina si torse le mani, gemendo e lamentandosi. Imprecazioni di rabbia le salivano alle labbra; ormai non aveva pi laspetto di una regina e il suo volto sembrava quello di una malefica strega.  Quella disgraziata la sa pi lunga di me!  sospirava.  Certo qualcuno l ha iniziata allarte della magia, oppure una strega pi potente di me laiuta a sventare le mie insidie. Ma questa volta non riuscir pi a evitare la morte .
Poi corse in camera sua a meditare la vendetta e  e, poche ore dopo, una connetta decrepita, con il viso nascosto da unenorme cuffia, si presentava al cancello dalla casetta dei sette cavalieri. Non appena la scorse, il cane di guardia le si avvent contro, abbaiando furiosamente. 
- Sokolka, Sokolka, vieni subito qua!  lo richiam la principessa, che stava cucendo vicino alla finestra.
Ma il cane continu ad abbaiare, ringhiando e digrignando i denti contro la vecchietta impaurita. Sembrava che presentisse un pericolo e che volesse difendere la principessa.
- Sokolka, ma che cosa ti succede? Vieni qua, dunque!  grid ancora una volta la fanciulla, uscendo sulla soglia.
Il cane le corse incontro abbaiando, come se volesse avvisarla di un pericolo. Solo allora la principessa si accorse della vecchietta.
- Che volete, nonnina?  le chiese gentilmente.  Certamente venite da lontano: avete bisogno di qualcosa? 
- Di nulla, graziosa fanciulla  rispose la donnina.  Volevo regalarti questa mela bella mela succosa. Ecco, prendila! 
E la vecchietta le gett la mela. Il cane fece subito un balzo in alto per afferrarla, ma non vi riusc, cos la fanciulla la ricevette tra le mani.
- Grazie mille, nonnina. Volete entrare a riposarvi? Nonnina, ascoltate, nonnina!
Ma la vecchietta aveva gi preso la strada del ritorno. La fanciulla rientr in casa e riprese a cucire. Comera bella, lucida, trasparente quella mela! E che buon profumo aveva! Era stata proprio gentile la vecchietta. Ora lavrebbe mangiata a piccoli morsi. Ma, ahim, al primo morso la principessa divenne bianca come la brina e cadde senza vita sul pavimento. Quando, a sera, tornarono e sette cavalieri, Sokolka guaiolava tristemente sulla soglia di casa. 
- Che hai, Sokolka, da guaiolare cosi pietosamente? Che sia successo qualcosa alla nostra sorellina?
I cavalieri si precipitarono dentro la casetta di legno e con orrore videro la fanciulla senza vita sul pavimento. 
- Sorellina, sorellina, rispondi! Cosa ti  successo? 
Ma la principessa non rispondeva. Allora uno prov a scuoterla per un braccio, un altro le tast il polso, un altro le diede dei buffetti sulle guance. Ma ahim, tutti gli sforzi per rianimarla riuscirono vani. Sokolka allora si accost ai cavalieri e poi si getto abbaiando sulla mela che era rotolata sul pavimento, la divor rabbiosamente e giacque morto allistante.
- Ecco! La nostra sorellina  morta perch ha mangiato quella mela avvelenata!  grid allora uno dei sette cavalieri.
- Fratelli, abbiamo perso per sempre la nostra cara sorellina!  gemette un altro.
I sette cavalieri singinocchiarono attorno alla fanciulla e la vegliarono tutta la notte, senza lasciarla un istante. Appena giunse il mattino costruirono per lei una bella bara di cristallo terso come lacqua, ve la deposero delicatamente, e la portarono a spalla fino a una caverna lontana. Nellinterno fresco e oscuro appesero la bara a quattro catene che pendevano dalla parete, poi chiusero lentrata con un grosso sasso, perch nessuno venisse a disturbare il sonno eterno della fanciulla, e tornarono a casa in silenzio, a testa china. 
Il principe Elisseo era giunto lontano dal castello, in luoghi a lui sconosciuti. Si era perso in un bosco fitto e intricato che non gli lasciava vedere neppure un pezzettino di cielo. Ma infine, ecco dal folto del bosco usc in una raduna luminosa e, volgendo in alto lo sguardo, rivide il sole in tutto il suo splendore.
- Ascoltami, o sole!  grid, levando in alto le braccia. Tu che cammini splendente nel cielo e scorgi tutto il mondo sotto di te, tu che rischiari anche gli angoli pi nascosti e remoti della terra, dimmi: non hai visto per caso la figlia dello zar, una fanciulla bellissima, dal volto luminoso come uno dei tuoi raggi? 
- No, mio giovane principe, non l ho vista  rispose lardente sole.  Attendi per loscurit e chiedilo a mia sorella luna. Pu darsi che ella labbia vista errare nella notte o che, almeno, ne abbia scorto le tracce.
Il principe attese. Tutto il giorno attese nella radura. Scese la sera e la luna scintillante sinnalz nel cielo.
- Luna, amica luna, ascoltami!  implor Elisseo, tendendo le braccia verso di lei.  Tu che inargenti le sabbie del deserto e fai brillare lacqua del mare, non hai visto per caso, piangente e sperduta in qualche luogo lontano, una fanciulla dagli occhi dolci come il tuo chiarore?
- No, mio prode Elisseo, non ho visto la fanciulla. Eppure io veglio sul mondo tutte le notti  ma non perderti danimo, chiedilo a mio fratello vento. Forse potr aiutarti. 
Il principe corse al galoppo sul suo cavallo. Arriv su una cima battuta dai venti. Gli alberi si scuotevano da ogni parte come in una danza selvaggia, il vento passava fischiando e ruggendo nelle grotte, tra i rami, tra le felci e i picchi rocciosi, e tutto sradicava, sconvolgeva, distruggeva. 
- Vento, vento ascoltami dunque!  grid il principe Elisseo, cercando di superare con la voce il clamore della tempesta.  Tu che addensi le nubi, tu che fai fremere il mare e corri ovunque libero e indomito, non mi sapresti dire se hai visto in qualche remota contrada la giovane figlia dello zar, la mia fidanzata?
Il vento si avvolse attorno al principe in un vortice ruggente.
 - La figlia dello zar? Si, l ho vista, Elisseo. Laggi in fondo, al di l di quella montagna, vi  una grotta fredda e oscura e dentro quella grotta c una bara di cristallo che ondeggia tintinnando a ogni mio soffio  e dentro quella bara vi  la tua fidanzata, Elisseo!
Il principe Elisseo divenne pi pallido della cima del monte incappucciata di neve, diede un colpo di sprone al cavallo e corse via in fretta, sempre pi in fretta verso quella grotta che imprigionava per sempre la sua principessina. Lalta montagna fu superata in un attimo; una radura deserta si stendeva ai suoi piedi, una grotta tenebrosa si apriva sul fianco della montagna Il principe smont da cavallo, spost la pietra che chiudeva l ingresso ed entr correndo nella caverna. Ecco, in mezzo alla grotta , come aveva detto il vento, una bara di cristallo ondeggiava dolcemente e, nellinterno, dormiva il suo lunghissimo sonno la principessa. 
- Perch, cristallo crudele, la tieni prigioniera? Chi l ha chiusa l dentro? Oh, ridammela, ridammela,!  E, in un impeto di dolore, Elisseo spezzo la sua spada sulla bara.
Con un gaio tintinnio il cristallo and in frantumi e nella bara spezzata la fanciulla torn in vita. Si guard attorno con occhi pieni di stupore, poi, scorgendo Elisseo davanti a s, gli sorrise mormorando: 
- Che lungo sonno ho fatto, Elisseo! Ho sognato di essere in un letto di cristallo. La pioggia mi cantava una dolce ninnananna e il vento mi cullava e mi raccontava le sue storie meravigliose. Ma dove sono? E che  mai questa caverna scura e tu come hai fatto a giungere fin qui? 
- Ti ho cercata a lungo, principessa. Ho interrogato il sole, la luna e il vento. Ho galoppato per radure deserte e per foreste cos fitte che non vi giungeva la luce, e infine ti ho trovata. Ora torneremo insieme al castello, dove tuo padre ti aspetta, e diverrai subito mia sposa.
Poi il principe, raggiante, prese tra le braccia la principessa e la port fuori dalla grotta, alla luce splendente del sole. La fece salire sul suo cavallo e torn al gran galoppo verso il castello. Lungo la strada fecero una sosta davanti alla casetta del bosco e invitarono alle nozze i sette cavalieri che avevano ospitato e protetto la sua fidanzata. Quando i due principi giunsero nei pressi del castello, la malvagia zarina era affacciata a una finestra.
Ella li scorse da lontano e, nel vedere la principessa viva, felice e pi bella di prima, prov un tale accesso di rabbia e di paura che corse a rifugiarsi nella foresta e nessuno la rivede mai pi.
Lo zar abbracci teneramente la figlia e benedisse i due giovani, felice di averli ancora accanto a s. Il mattino dopo si celebrarono le nozze e si fecero un grande banchetto. Vi furono pi di mille invitati, si bevve birra e idromele a ruscelli e i sette cavalieri fecero il brindisi ai due sposi augurando loro molti anni di felicit, mentre i grandi girasoli volgevano il capo ridendo verso il sole destate e le spighe sagitavano tremule al vento.
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LO ZAR SALTAN

In una graziosa casetta dalle finestre fiorite vivevano una volta tre sorelle. Un giorno esse stavano filando nel giardino davanti alla casa e chiacchieravano tra loro.
- Se fossi zarina, - disse la prima  cucinerei con le mie mani un banchetto squisito per tutte le genti del reame.
- Se fossi zarina, - disse la seconda  tesserei un abito meraviglioso per ogni abitante della terra.
- Se fossi zarina, - disse la terza dolcemente  regalerei allo zar un figlio eroe.
In quel momento un giovane apr il cancello di ferro battuto ed entr nel giardino.
- Sono lo zar Saltan  egli annunci.  Passavo da queste parti e mi  capitato di sentire i vostri discorsi. Vuoi essere mia sposa, graziosa fanciulla?  soggiunse rivolgendosi alla terza sorella.  E voi, damigelle, volete essere la cuoca e la tessitrice di corte?
Lo zar fece salire la sua futura sposa su un bianco cavallo e la condusse a palazzo. Quando vi giunsero, si celebrarono subito le nozze e, in onore degli sposi fu indetto un grandioso banchetto. Le stanze del castello risuonavano di allegre grida e di risate; ma nella grande cucina e nella stanza degli arcolai le due sorelle, si rodevano per linvidia e non riuscivano in nessun modo a darsi pace.
Era trascorso poco tempo quando lo zar dovette balzare sul suo cavallo e partire per la guerra. Per lunghi mesi egli rimase lontano, occupato a combattere i nemici del suo regno, e nel frattempo Dio don alla zarina un bimbo bellissimo, alto quasi un metro. La zarina lo guard con amore orgoglioso, come unaquila guarda il suo aquilotto. Subito fu inviato un messo allo zar con la bella notizia.
Ma le due invidiose sorelle e la vecchia comare Barbarica fermarono per strada il messaggero, lo distrassero con una scusa e gli infilarono nella bisaccia un altro messaggio che diceva:  La nostra zarina ha donato allo zar un essere mostruoso, un animale sconosciuto. Che dobbiamo fare?"
Non appena lo zar ebbe letto questorribile notizia, sent una pena acuta stringergli il cuore. Poi prese uno stilo e scrisse:  Si attenda il mio ritorno.
Il messaggero ritorn al castello, ma non aveva ancora varcato il ponte levatoio quando le due invidiose sorelle, che avevano spiato ansiosamente il suo arrivo, gli afferrarono le briglie, lo fecero scendere da cavallo e lo condussero in cucina. Qui con mille chiacchiere e qualche bicchiere di vino, riuscirono di nuovo a sostituire il messaggio con un altro che diceva:  Che la zarina e la sua creatura siamo chiusi in una botte e gettati immediatamente in fondo al mare. Ordine dello zar.
Il nunzio port il messaggio ai nobili del palazzo ed essi, bench inorriditi e sconvolti, dovettero eseguire lordine del loro sovrano. Presero la zarina e il suo bellissimo bimbo, li chiusero in una botte e li gettarono nel nero mare, in balia delle onde. Poi tornarono al castello e, assaliti dal rimorso, si coprirono il capo di cenere.
Scese la notte: le stelle si accesero, la luna mand i suoi raggi a inargentare le onde del mare.
Laggi, tra onda e onda, cullata dal vento, una botticella continuava il suo viaggio. Piangeva nellinterno la zarina e cercava invano, battendo i piccoli pugni sul legno, di spezzarlo; il principino cresceva di ora in ora, diventava grande, bello e forte, e implorava londa ad alta voce:
- Onda gentile, onda inargentata, tu che accarezzi le rive del mare, tu che levighi i sassi dei fiumi, tu che vai cantando, libera e felice, la tua canzone, ti prego, non farci morire, abbi piet di noi, salvaci! Facci approdare su una riva amica! Fa che troviamo gente ospitale che ci accolga nella sua terra! 
Londa ubbid. Prese la botticella e la depose sulla spiaggia, poi si ritir quietamente. Il principino si drizzo in piedi, punto il capo contro il coperchio e questo si spezz, lasciando uscire la zarina e suo figlio. Si ritrovarono in un isola deserta, coperta di verdissimi prati e dominata da una collina, su cui sinnalzava, ben salda, una quercia. La zarina rivolse lo sguardo al cielo e singinocchi sulla spiaggia per ringraziare Dio di averli tratti in salvo. Il fanciullo si guard attorno, poi si diresse subito verso la grande quercia e ne spezzo un ramo. Ne stacc le foglie, e lo mise da parte. Poi sfil il cordone di seta della croce che portava al collo, prese il ramo, curv ad arco e allestremit leg il cordone; stacc un ramoscello e lo appunt per farne una freccia, e con il nuovo arco sincammin lungo la spiaggia per procurare la cena per s e per sua madre.
A un tratto gli giunsero allorecchio dei gemiti.  Chi pu essere?  pens il principino, allarmato.  Chi mai si lamenta su questisola deserta?  ma ecco, i gemiti si facevamo sempre pi vicini, si udiva un ronzio, un batter dali e laggi, tra le alghe, il fanciullo scorse un cigno meraviglioso, con le ali di un candore abbagliante, nellatto di difendersi dagli assalti di un orribile sparviero dal becco spalancato. Lo sparviero aveva gi sfoderato gli artigli e protendeva il becco adunco  quando la freccia del principino trafisse laria sibilando e gli penetr nel collo. Subito luccellaccio piomb a picco nel mare lanciando un urlo lacerante, e il suo sangue tinse lacqua di rosso. Allora il cigno lev verso il fanciullo il suo lungo collo flessuoso e cominci a parlare con voce dolcissima: 
- Grazie, figlio dello zar, per avermi salvata. Io non sono un cigno, ma una fanciulla vittima di un incantesimo, e quello che tu hai trafitto non era uno sparviero, bens il mago crudele che mi teneva prigioniera. Io ti sar grata per sempre di ci che hai fatto e ti sar al fianco quando avrai bisogno di me. Ora torna da tua madre e v a riposare. Addio!  E il cigno si lev in volo.
Il principino guard a lungo il cigno che si allontanava e poi torn da sua madre e tutti e due si addormentarono sulla riva del mare  e il mattino dopo, non appena i sogni della notte fuggirono via, una meravigliosa sorpresa attendeva il principino! Lisola non era pi deserta, ma vi sinnalzava una grande citt, circondata da bianche mura merlate; le torri dei palazzi e le cupole dei monasteri risplendevano al sole e un gioioso scampanio annunciava una grande festa.
- Mamma, mamma guarda!  grid il fanciullo, destando la zarina. 
- Oh!  mormor la zarina.  Chi mai avr fatto sorgere, stanotte, questa citt?
E insieme si avviarono verso i cancelli. 
- Senti questo scampanio?  disse ad un tratto la zarina.  Sembra che ci sia una grande festa. Chi sar il festeggiato? 
- Guarda, mamma, le carrozze dorate che vengono da questa parte, con dentro tante dame e tanti cavalieri! E guarda che magnifici cavalli! E quanta gente viene verso di noi! Che cosa vorr? 
- Vogliamo incoronarti nostro principe, fanciullo  gli disse un vegliardo dalla lunga barba bianca. 
Poi gli pos sul capo biondo una corona e soggiunse:
- Che dora innanzi tu sai il nostro amato sovrano, con il nome di principe Guidone.
Grandi acclamazioni si levarono. La folla si strinse festante attorno al fanciullo sovrano mentre la zarina piangeva di gioia. Poi la zarina e il fanciullo furono accompagnati nello splendido palazzo reale, dove ebbero luogo grandi festeggiamenti.
Una nave correva veloce sulle onde, le grandi vele spiegate. Il nocchiero, dallalto, scrutava lorizzonte. A un tratto, un grido: 
- Terra in vista! 
I marinai si affollarono sul ponte. 
- E lisola deserta! Lisola della quercia!  grid uno. 
- E ora vi sorge una citt, con torri e le mura merlate! Che strano prodigio  mai questo?
- Sentite? I cannoni sparano a salve per invitarci ad approdare. Presto, accostate! Gettare lancora! 
I marinai scesero a terra e il principe Guidone mand ambasciatori per invitarli a palazzo e fece preparare un banchetto. 
- In cosa commerciate, ospiti?  chiese il principe. 
- In pellicce e pietre preziose. Abbiamo viaggiato in lontane contrade, e ora stiamo tornando in patria, nella terra del glorioso zar Saltan. 
A queste parole il principe Guidone trasal.
- Che il mare vi trasporti quietamente e il vento vi possa sospingere fino in patria, naviganti  disse  E, l giunti recate il mio saluto allo zar Saltan. 
I marinai risalirono sulla nave e ripartirono, mentre sulla riva il principe Guidone guardava sospirando le bianche vele che si allontanavano veloci sul mare. Un guizzo sullacqua, uno scintillio di bollicine dargento, una cascatella di candida spuma, ed ecco che la dolce principessa Cigno apparve sulla cresta dellonda.
- Salute a te, mio principe  ella disse.  Perch mai sei cos triste e malinconico?
- La nostalgia della mia terra e il desiderio di rivedere mio padre mi opprimono, cigno gentile.
- Io sono in grado di alleviare il tuo dolore, principe. Non vorresti volare dietro alla nave fino alla tua terra e a tuo padre? Ebbene, far in modo che il tuo desiderio venga esaudito: che tu sia trasformato in una zanzara! 
Il cigno scosse le ali e spruzzo il principe di mille goccioline dargento. Egli divenne fin quasi a scomparire  e si trasform in uno zanzarino, che vol ronzando dietro la nave.
La nave correva veloce su un mare tranquillo, sospinta da un allegro venticello. Il principe zanzarino la seguiva, volando sulla scia, con gli occhi rivolti alla sua patria. Ecco la terra! Ecco le bianche torri! I naviganti approdarono felicemente e una gran folla venne loro incontro per salutarli. Ad accoglierli cerano anche i messaggeri dello zar che li invitarono a palazzo.
Nella sala delle udienze lo zar Saltan sedeva sul trono con il volto malinconico e assente come se il suo pensiero vagasse lontano. Le due invidiose cognate e la comare Barbarica gli sedevano accanto in silenzio. Lo zanzarino fece un voletto affettuoso attorno al capo dello zar, poi si pos sulla sua manica sinistra. 
- Da quali paesi venite?  chiese lo zar.  Avete viaggiato a lungo? Quali meraviglie avete visto nel grande mondo? 
- Molte cose straordinarie abbiamo viste. Strane usanze e incantevoli paesaggi. Ma la cosa pi strana e meravigliosa  stata questa: dove un tempo sorgeva unisola deserta,  sbocciata dun tratto una bellissima citt, con le cupole doro risplendenti al sole, i giardini profumati e una reggia grande e imponente. Vi regna il principe Guidone, che ti manda i suoi saluti.
- Ma  un fatto veramente prodigioso!  esclam lo zar Saltan.  Questa strana isola mi incuriosisce molto. Voglio proprio andare a vederla e a rendere visita al principe Guidone.
Le tre donne si guardarono. Chi era mai questo principe Guidone? Nessuno ne aveva sentito parlare.
- Ma che cosa c di tanto straordinario in quello che avete raccontato?  salt su allora la sorella cuoca.  Io s che conosco un posto dove succedono cose stupefacenti .
E dopo una pausa, prosegu:
- In un bosco di mia conoscenza c un abete, sotto labete c uno scoiattolo, lo scoiattolo canta canzoncine e sgranocchia continuamente noccioline. Le noccioline hanno il guscio doro e la mandorla di smeraldo.
Lo zar, pieno di stupore, aveva gi dimenticato la strana isola con le cupole splendenti. Allora lo zanzarino and ronzando a pungere la cuoca sopra locchio destro. Potete immaginarvi il parapiglia che si scaten! Tutti correvano, urlando, si sbracciavano per afferrare limpudente zanzarino, ma questi fugg via dalla finestra spalancata e se ne torn alla sua terra.
Alcune sere dopo, il principe, che aveva ripreso il suo aspetto umano, passeggiava sulle rive del mare, sospirando. La luna mandava i suoi raggi sullacqua. Ma ecco, i raggi sintrecciano in modo bizzarro, disegnando unala, lungo collo, un cigno! 
- Salve, mio principe!  mormor dolcemente la principessa Cigno  Perch passeggi triste e pensieroso sulle rive del mare?
- Un desiderio irrealizzabile mi tormenta, cigno gentile. Laggi, nella reggia di mio padre, ho udito parlare di un bosco dove vive uno scoiattolo che, cantando una canzoncina, sgranocchia noccioline doro purissimo che hanno linterno di smeraldo. Io vorrei possedere questo scoiattolo, ma purtroppo ci non pu avverarsi. 
- Non rattristarti, mio principe. Ci che desideri non  impossibile. Sono felice di poterti aiutare e di provarti la mia riconoscenza. Torna a casa e vedrai 
Rasserenato, il principe Guidone ritorn a casa e  vi immaginate che cosa vide non appena ebbe varcato il cancello del suo giardino? Lo scoiattolo fatato che sgranocchiava allegramente noccioline e faceva tanti mucchietti dei gusci doro e dei frutti di smeraldo! I dignitari e le dame di corte lo guardavano con gli occhi spalancati per la meraviglia. 
Il principe batt le mani per la contentezza; ringrazi dentro di s il cigno amico e fece costruire per lo scoiattolo una bellissima casetta di cristallo, con la vaschetta per fare il bagno, la spazzolina per pettinarsi la lunga coda e unaltalena per cullare i suoi sogni.
La nave correva veloce sullonda, sospinta dal vento. Il sole giocava con le sue vele e con il ponte, bruciate sotto i suoi raggi. Poi lisola della quercia si deline allorizzonte e i cannoni a salve per invitare i naviganti a entrare nel porto. Ammessi nella reggia, i marinai chinarono la testa davanti al principe la testa davanti al principe Guidone.
- Che nuove mi portate, ospiti?  chiese il principe.  Da quale terra venite e dove state andando? 
- Siamo andati in lontani paesi e abbiamo commerciato in cavalli; ora stiamo navigando verso la terra di Saltan, nostro zar.
- Vi auguro che la vostra nave giunga felicemente in porto, naviganti. E, non appena sarete in patria, vi prego, non dimenticate di dire allo zar Saltan che il principe Guidone gli manda il suo saluto.
Gli ospiti si accomiatarono da lui e ripartirono sulla loro nave. Guidone and a passeggiare sulla riva del mare, fissando lo sguardo sulle bianche vele che si allontanavano. Il cigno si avvicin silenziosamente al giovane e gli disse: 
- Che hai, mio principe? Perch te ne stai qui solo soletto e sospiri? Che cosa ti affligge questa volta?
- Una grande nostalgia mi punge il cuore. Vorrei volare via come quella nave, sulla cresta dellonda, verso la mia patria e mio padre, ma non ho ali che mi trasportino. 
Il principe non aveva ancora finito di parlare che gi la principessa Cigno aveva scosso le ali ed egli si era trasformato in un ronzante moscone. 
- Addio, cigno gentile! E grazie!  e il principe moscone and a posarsi sullalbero maestro.
 La nave correva veloce sullonda e gi entrava nel porto. I naviganti furono invitati a reggia dallo zar Saltan e il nostro audace moscone vol dentro con loro. Lo zar era seduto su un trono tutto doro, aveva in capo una corona risplendente di pietre preziose, ma il suo sguardo era triste. Accanto a lui, come sempre, erano sedute le due cognate e la comare Barbarica.
- Da dove venite, naviganti?  chiese lo zar Saltan.  Avete fatto buon viaggio? Che novit vi sono nel mondo?
- Abbiamo visto cose meravigliose, sire, ma la pi meravigliosa di tutte  stata questa: in mezzo al mare vi  unisola in cui  sorta allimprovviso una citt dalle cupole risplendenti. Nel giardino della reggia cresce un abete: sotto labete c uno scoiattolo che canta una canzoncina e sgranocchia noccioline i cui gusci sono doro e i cui frutti sono di smeraldo. Lo scoiattolo vive in una casetta di cristallo. Con i gusci gli isolani coniano monete e gli smeraldi vengono distribuiti agli abitanti. Signore di questisola  il principe Guidone, che ti manda il suo saluto e ti invita nella sua terra. 
Lanimo dello zar si riemp di stupore ed egli esclam:
- Allestitemi una flotta. Voglio andare a vedere questisola incantata e a far visita al principe Guidone.
Ma le due sorelle e la comare Barbarica si guardarono sospettose. Chi era mai questo principe Guidone?
- Che gran cose raccontate!  esclam con voce rauca la tessitrice.  Ma che cosa c di tanto strano nel fatto che uno scoiattolo sgranocchi noccioline doro? Vi racconter io un fatto molto strano pi strabiliante. 
Nella sala si fece improvvisamente un gran silenzio. La tessitrice prosegu cantilenando:
- Sulle rive di un mare lontano, agli estremi confini della terra, si dice succeda questo strano fenomeno; percorso da un vento di tempesta, il mare ribolle, schiumeggia, si gonfia; dalle sue acque sorgono infine trentatre guerrieri alti e forti e armati fino ai denti, ricoperti di squame lucenti. E alla loro testa c lantico eroe Tcernomor. Questo si che  un prodigio unico al mondo! 
Tutti ammutolirono per la meraviglia e lo zar Saltan era gi dimenticato dellisola della quercia. Il moscone allora sinfuri e, ronzando sul capo della tessitrice, la punse sotto locchio sinistro.
- Uccidetelo!  urlavano tutti.  Presto, acchiappatelo! Non lasciatelo scappare ! di qua! No, di l!
Ma il principe moscone fugg via veloce attraverso la finestra e se ne torn alla sua terra. La sera, dopo il tramonto, il principe Guidone andava sulle rive del mare. Nuotando silenziosamente, gli saccost ancora una volta la dolce principessa Cigno. 
- Che hai, mio principe?  mormor.  Perch passeggi triste e pensieroso sulla riva del mare? Perch guardi lorizzonte e sospiri? Che cosa c che non va? 
- Un grande desiderio mi riempie il cuore gentile. Ho sentito dire che vi  un luogo nel mondo in cui il mare, percosso da un vento di tempesta, ribolle, schiumeggia e infine lascia uscire dalle sue acque trentatr guerrieri alti e forti armati fino ai denti, ricoperti di squame lucenti. E alla loro testa c lantico eroe Tcernomor. Oh, come vorrei poter vedere con i miei occhi questo strano prodigio! Ma purtroppo non potr mai realizzare questo desiderio 
- Non rattristarti, mio principe. Io posso aiutarti a realizzare il tuo desiderio. Quei guerrieri del mare sono miei fratelli. Torna a casa tranquillo e attendi 
Il principe torn a casa rasserenato e sal in cima alla pi alta torre, fissando lo sguardo sul mare. A un tratto un soffio di tempesta sconvolse il mare, che ribolle, schiumeggia, si gonfia, poi lascia sulla sabbia trentatr fortissimi guerrieri, rivestiti di squame lucenti. I guerrieri avanzano in fila, le armi in pugno, e innanzi a tutti va lantico eroe Tcernomor. 
Guidone si precipit gi dalle scale e corse incontro agli ospiti. Le guardie spalancarono i cancelli della citt per fare entrare i trentatr guerrieri. I guerrieri entrarono con il capo fieramente eretto, e le loro squame mandavano bagliori sinistri. Il capo, Tcernomor, si present al principe Guidone. 
- La principessa Cigno, nostra sorella, ci ha mandato da te, affinch sorvegliamo la tua gloriosa citt. Tutti i giorni, alla stessa ora, noi emergeremo dalle acque e monteremo la guardia alle mura. Cos voi potete riposare tranquilli. A domani, dunque!
E i guerrieri scomparvero nuovamente nel fondo marino. 
La nave correva veloce sul mare, un vento leggiero increspava le onde. Ecco apparire lisola dalle cupole splendenti! I cannoni spararono a salve, invitando il veliero a entrare nel porto. Ecco i naviganti davanti al principe Guidone.
- Da dove venite. Ospiti, e dove state andando? In cosa avete commerciato? In pellicce, in cavalli o in pietre preziose?
- In corazze, principe, e in oro zecchino. E ora stiamo tornando nella nostra patria, dove regna lo zar Saltan. 
- Che un vento amico sospinga la vostra nave e che possiate giungere in patria sani e salvi. Porgete, vi prego, i miei saluti allo zar Saltan.
I marinai tornarono sulla nave e ripartirono e il principe Guidone rimase sul lido, con lo sguardo fisso alle bianche vele che sallontanavano. Un guizzo sullacqua, uno scintillio di piume bianche e ancora una volta il cigno apparve sulla cresta dellonda. 
- Che hai, mio principe, che te ne stai qui tutto solo soletto a sospirare, e guardi la nave che si allontana in fretta sul mare? 
- Una pena infinita mi opprime, cigno gentile. La mia anima vorrebbe volar via 
Un breve sbatter dali, uno spruzzo di argentee goccioline e il principe, trasformato in calabrone, vol via ronzando sulla scia della nave. Scese la notte punteggiata di stelle, poi sorse un nuovo giorno. Il calabrone continuava a volar dietro la nave e i grandi uccelli del mare lo guardavano stupiti.
Laggi, il porto sicuro attendeva la nave che si avvicinava a vele spiegate. Ecco, la nave entra in porto, i cancelli della reggia si spalancano, giungono i naviganti scortati dalle guardie donore, e dietro di loro vola il calabrone. Lo zar Saltan sedeva sul trono doro lucente, ma un pensiero tormentoso gli oscurava il volto. Egli ricevette con tutti gli onori i naviganti, li invit alla sua tavola, poi prese a interrogarli: 
- Ditemi, ospiti, quali terre avete visitate? Quali nuove meraviglie avete visto nel vasto mondo?
- Siamo andati in lontane contrade, sire, e abbiamo visto molte meraviglie, ma la meraviglia pi grande  stata questa: su unisola un tempo deserta sorge ora una citt in cui ogni giorno accede uno strano prodigio. Il mare ribolle e schiumeggia, scagliando le sue onde sul lido, e dalla spuma delle onde emergono trentatr guerrieri alti, forti e ben armati, guidati dallantico eroe Tcernomor. Essi avanzano verso le mura della citt e montano la guardia allisola, rimanendo dritti e immobili fino al calare del sole. Solo allora rientrano ne mare. Signore di questisola  il principe Guidone, che ti manda il suo saluto pi affettuoso.
Lo zar Saltan si sent preso da grande meraviglia ed esclam: 
- Presto allestitemi una flotta! Voglio recarmi nellisola misteriosa a fare visita al principe Guidone. Ma le due invidiose sorelle e la comare Barbarica si guardarono bieche in volto. Chi era dunque questo misterioso principe Guidone? E se fosse stato?  No, lo zar non doveva assolutamente andare a fargli visita! 
- Non stare ad ascoltare questa gente, mio zar!  esclam allora la vecchia comare Barbarica.  che cosa c di tanto strano se i guerrieri escono dal mare e montano la guardia a una citt? Ora ti racconter io un fatto molto pi straordinario. Al di l dei mari, in una terra sconosciuta, dicono che viva una principessa bellissima. Di giorno ella offusca col suo splendore la luce del sole e di notte illumina la terra. Nelle sue trecce nerissime splende una falce di luna e sulla sua candida fronte brilla una stella. Tanta  la sua grazia nel camminare che pare un cigno che scivoli sullacqua, e la sua voce sembra il canto della sorgente.
Tutti ascoltavano incantati. Ma a un tratto si ud un grido: il calabrone aveva punto il naso della comare Barbarica, poi era volato via in gran fretta.
La sera era scesa sul mare e sulla terra. I raggi della luna giocavano con le onde increspate dal vento. Pensieroso, il principe Guidone saggirava sulla spiaggia. 
- Che hai, mio principe, per aggirarti cos triste e malinconico?  mormorava il cigno avvicinandosi.  Quale altro desiderio ti accora?
- Un desiderio ancora pi grande degli altri, mio cigno, ma ancora pi difficile da realizzare. Laggi, nella reggia di mio padre, ho sentito parlare di una fanciulla di meraviglia bellezza, che di giorno offusca col suo splendore la luce del sole e di notte illumina la terra. Una falce di luna le splende nelle nere trecce e una stella le brilla in fronte. Quandella cammina sembra che scivoli sullacqua e la sua voce sembra il canto della sorgente. Vorrei che quella fanciulla diventasse mia sposa  ma questo non  che un sogno.
Un lungo silenzio segu queste parole. Non si sentiva che il mormorio delle onde e il fruscio del vento. Infine la dolce principessa Cigno rispose esitante. 
- La fanciulla che cerchi esiste veramente, mio principe, ma sei proprio sicuro di volerla sposare? Pensaci bene, per non doverti pentire in seguito. 
- Ci ho pensato abbastanza e ormai ho deciso. Stanotte stessa partir per andare alla ricerca della fanciulla dalla stella in fronte. 
- Non c bisogno che tu parta, mio principe  sussurr allora il cigno.  Attendi e vedrai 
E davanti agli occhi del principe accadde un fatto straordinario. Il cigno apr le ali come per volare via, tese verso lalto il lungo collo; una nube di spuma lo nascose agli occhi del principe, poi  una fanciulla di meravigliosa bellezza apparve al suo posto: una falce di luna le splendeva nelle nere trecce e una stella le brillava in fronte; ella camminava sullacqua lieve come un cigno che scivoli sulle onde e quando parlava la sua voce era armoniosa come il canto della sorgente. 
- Sono io la fanciulla che cercavi  ella disse.  E, se tu vuoi, sar la tua sposa. 
Il principe la prese per mano e la condusse davanti a sua madre. I due giovani singinocchiarono davanti a lei e Guidone preg:
- Questa  la sposa che ho scelto, mamma. Dacci il tuo consenso e la tua benedizione, perch i tuoi figli possano vivere nella gioia e nellamore. 
Felice, la zarina benedisse i due giovani e, la sera stessa si celebrarono le nozze.
A vele spiegate, la nave correva sulle onde, sospinta dal vento. Pass davanti lisola dalle torri spendenti, i cannoni sparano a salve e la nave entr in porto. I naviganti sono introdotti nella sala del trono dal principe Guidone. Accanto a lui siede la principessa Cigno e un dolce chiarore la circonda.
- In che cosa commerciate, miei ospiti?  sinforma il principe.  Verso quale terra siete diretti?
- Ci siamo recati in terre lontane, principe, e abbiamo commerciato in spezie. Ora stiamo facendo ritorno in patria, la terra del glorioso zar Saltan.
- Che il mare vi sia propizio, miei ospiti, e le onde non vi travolgono. Quando giungerete in patria, recate il mio saluto allo zar Saltan e ricordategli la sua promessa di venirmi a trovare.
I naviganti ripartirono, ma questa volta il principe Guidone non li segu pensieroso sulla riva del mare, con lo sguardo rivolto alle vele fuggenti. Questa volta il principe rest felice nella reggia, accanto alla sua sposa luminosa. Nulla pi lo spingeva ad andare sullampio mare. 
Il veliero giunse nel porto, le bianche vele spiegate; i naviganti furono invitati a corte dallo zar. Egli sedeva sul suo trono doro lucente e un pensiero tormentoso gli oscurava il volto. Le tre donne gli sedevano accanto sospettose. Saltan invit gli ospiti a banchetto e poi prese a interrogarli:
- Ditemi, naviganti, quali terre avete visitato? Quali nuove meraviglie avete visto? 
 - Abbiamo visitato lontane contrade e abbiamo visto molte meraviglie, sire. Ma la meraviglia pi grande  stata questa: in unisola una volta deserta  sorta una grande citt dalle cupole risplendenti al sole. Nel giardino della reggia c uno scoiattolo che sgranocchia noccioline doro con la mandorla di smeraldo. Attorno alle mura ci sono trentatr guerrieri che escono ogni giorno dal mare schiumeggiante per venire a custodire la citt. E nella sala delle udienze c una fanciulla di straordinaria bellezza, con una falce di luna nei capelli e una stella in fronte. Quandella cammina pare un cigno che scivoli sullacqua e quando parla sembra una sorgente che mormori il suo canto. Ella  la sposa del principe Guidone, che ti saluta e ti rinnova il suo invito.
Allora lo zar prese la grande decisione: fece allestire la flotta e si prepar al lungo viaggio. Invano, questa volta, le due invidiose sorelle e la vecchia comare Barbarica tentarono di trattenerlo. 
- Lasciatemi!  egli grid sdegnosamente.  Sono o non sono lo zar?  E se ne usc a grandi passi.
Su una torre del castello il principe Guidone scrutava il mare in lontananza. Alcuni gabbiani roteavano pigramente sullacqua, lanciando ogni tanto il loro stridulo grido. Ma nullaltro, n uomo n animale, rompeva il silenzio e la solitudine del luogo. Eppure  cera qualcosa laggi, un puntino che singrandiva via via che savvicinava  s, era una grande vela bianca, era il veliero dello zar Saltan!
Quando la nave approd nel porto, i cannoni spararono a salve e le campane sonarono gioiosamente. Guidone stesso si rec incontro al padre, si prostr ai suoi piedi, poi, in silenzio, lo precedette verso la reggia. Schierati ai cancelli della reggia, cerano i trentatr guerrieri e lantico eroe Tcernomor, che presentarono le armi allo zar. Nel giardino, lo scoiattolo fatato sgranocchiava noccioline doro e cantava la sua gaia canzoncina. E sulla soglia della sala del trono una bellissima fanciulla attendeva lo zar: aveva una falce di luna nei capelli e una stella rilucente in fronte. Teneva per mano la zarina e sorrideva.
Lo zar guard la zarina e trasal.  La mia dolce sposa perduta da anni  pens e , scoppiando a piangere come un bambino, abbracci la moglie, il figlio e la giovane principessa.
Le due malvagie sorelle e la comare Barbarica, che avevano seguito lo zar, si nascosero negli angoli pi bui del castello. Ma Guidone mand i servi a cercarle e le invit al grande banchetto, e la zarina perdon le sue invidiose sorelle. Una grande gioia scese nel cuore di tutti.
I trentatr guerrieri intanto montavano la guardia perch nessuno disturbasse il banchetto regale, mentre lo scoiattolo sgranocchiava noccioline vere sulla tavola del principe Guidone. 

Aleksandr Puskin