






                       R O M E O    E    G I U L I E T T A

                              (Romeo and Juliet)
 


                             Di William Shakespeare







                  Digitalizzato da Roberto Zambrini nel 1996








                                ATTO PRIMO 


                                 Prologo 

Entra il Coro.

CORO
In questa bella Verona, due casate, di pari nobilta`, si scagliano,
per antico rancore, in sempre nuove contese che macchiano di sangue
veronese mani di veronesi.
Dalla tragica progenie di questi nemici sono nati sotto cattiva stella due 
amanti che con la loro pietosa morte mettono termine alla furia dei loro
parenti.
Lo sventurato corso del loro fatale amore e l'odio costante delle loro
famiglie, troncato soltanto dalla fine di queste creature, saran per due
ore l'argomento della nostra tragedia.
Ascoltate con orecchi pazienti e noi ci sforzeremo di rimediare ai nostri
difetti. (Esce.) 

                                Scena Prima 

A Verona, in una piazza. Entrano Sansone e Gregorio con spade e scudi.

SANSONE
Gregorio, ti giuro che a noi non ce la fanno.

GREGORIO 
No, se no si passa per buffoni.

SANSONE
Voglio dire che alla peggio gli si da` addosso.

GREGORIO
Certo, finche` sei vivo tieni su il collo.

SANSONE
Io, se mi smuovono, tiro lesto.

GREGORIO
E` che tu non sei tanto lesto a smuoverti.

SANSONE
Che ci provi un cane di quei Montecchi.

GREGORIO
A smuoversi c'e` da cadere.  Se si vuol essere forti bisogna star bene
sulle gambe; e cosi`, se ti smuovono, scappi.

SANSONE
Un cane dei Montecchi mi smuove a stare fermo; e io salterei il muro di
tutti i Montecchi, uomo o donna che fosse.

GREGORIO
Vuol dire che sei uno schiavo molto debole; perche` i piu` deboli sono
quelli che vanno al muro.

SANSONE
E` vero; ed e` proprio per questo che le donne, essendo le piu` deboli,
stanno sempre poggiate contro il muro; e cosi` gli uomini del Montecchio li
butto giu` dal muro; e le sue donne ce le poggio contro.

GREGORIO
Ma le donne non c'entrano.  La contesa e` fra i nostri padroni e noi loro
uomini.

SANSONE
E` la stessa cosa.  Lo vedono che sono un tiranno; prima combattero` gli
uomini e poi sgominero` le donne; rimarranno tutti senza testa.

GREGORIO
Anche le donne?

SANSONE
La testa o la virtu`, intendila come vuoi.

GREGORIO
La intenderanno loro, secondo come se la sentiranno.

SANSONE
A me mi sentiranno finche` sto ritto; e lo sanno tutte che sono un 
bel boccone di carne.

GREGORIO
Tanto meglio: se tu lo fossi di pesce, saresti uno stoccafisso.  Fuori
l'arma, Sansone; ecco due uomini dei Montecchi.

(Entrano Abramo e Baldassarre.)

SANSONE
La mia arma e` pronta. Attacca tu. Io ti spalleggio.

GREGORIO
Mi spalleggi? Vuoi dire che scappi?

SANSONE
Sta` tranquillo.

GREGORIO
Gia`, tranquillo con te!

SANSONE
E` meglio avere la legge dalla nostra parte.
Aspettiamo che comincino loro.

GREGORIO
Gli faro` gli occhiacci quando gli passero` vicino e loro la intendano come
vogliono.

SANSONE
La intenderanno come ne avranno il coraggio.  Io faccio schioccare la
lingua e se la prenderanno per un'offesa, tanto meglio.

ABRAMO
La fate schioccare per noi la lingua, messere?

SANSONE
Io faccio schioccare la lingua.

ABRAMO
La fate schioccare per noi la lingua, messere?

SANSONE (a Gregorio)
Se dico di si`, abbiamo sempre la legge dalla nostra parte?

GREGORIO (a Sansone)
No.

SANSONE
No, messere, non la faccio schioccare per voi la lingua.
Ma faccio schioccare la lingua.

GREGORIO
Volete attaccar briga, messere?

ABRAMO
Briga? No, messere.

SANSONE
Ma se volete, messere, io ci sto.  Io servo un padrone buono quanto il
vostro.

ABRAMO
Ma non di piu`.

SANSONE
Sta bene, messere.

GREGORIO (a Sansone) 
Di' "si`, di piu`". Ecco un parente del padrone.

SANSONE
Si`, di piu`, messere.

ABRAMO
Bugiardo.

SANSONE
Fuori le spade, se siete uomini.  Gregorio, rammentati la stoccata finale.

(Si battono. Entra Benvolio.)

BENVOLIO
Basta, scemi!  Mettete giu` codeste spade.  Non sapete quello che fate.

(Fa loro abbassare le spade. Entra Tebaldo.)

TEBALDO
Ma come?
Con la spada sguainata, fra questi miserabili servi?
Voltati, Benvolio, e guarda in faccia la tua morte.

BENVOLIO
Non faccio che metter pace.
Rinfodera la spada e aiutami a dividere questi uomini.

TEBALDO
Parli di pace con le spade sguainate?  Odio la pace come odio l'inferno e
tutti i Montecchi e te.  In guardia, vigliacco!

(Si battono. Entrano parecchie persone delle due casate e prendono parte 
alla rissa: sopraggiungono tre o quattro cittadini con mazze e partigiane.)

I CITTADINI
Mazze, partigiane, picche!  giu`!  abbbasso!  abbasso i Capuleti!  abbasso
i Montecchi!

(Entra il vecchio Capuleto in vestaglia con Madonna Capuleti.)

CAPULETO
Che cos'e` questo baccano?  Datemi la mia spada grande, ehi!

MADONNA CAPULETI
Una gruccia, una gruccia!  Che cosa vuoi fartene di una spada?

CAPULETO
La mia spada, dico.  Vedi il vecchio Montecchio che gia` brandisce la sua
per provocarmi?

(Entra il vecchio Montecchio con Madonna Montecchi.)

MONTECCHIO
Ci sei, Capuleto infame!  Non mi reggete, lasciatemi andare!

MADONNA MONTECCHI
Tu non farai un passo per andare incontro al nemico.

(Entra lo Scaligero con il suo seguito.)

PRINCIPE
Sudditi ribelli, nemici della pace, non volete, per codesto acciaio
macchiato dal sangue dei vostri fratelli, darmi ascolto?  Voi uomini, voi
belve, che spengete il fuoco dell'ira con gli zampilli delle vostre vene,
alla tortura vi danno, se non ascoltate la sentenza del vostro principe e
se non obbedite all'ordine di gittare in terra, con le vostre stesse mani
insanguinate, codeste armi criminali.  Per tre volte, tu vecchio Capuleto e
tu Montecchio, avete rotto la quiete delle nostre vie con tre risse nate da
una futile parola. E per separare chi era incallito nell'odio, i vecchi
veronesi han dovuto gittare le austere vesti che si addicevano alla loro
eta` e brandire, con vecchie mani, vecchie armi arrugginite dalla pace.  Se
turberete ancora una volta la pace delle voste contrade, pagherete con la
vita il vostro delitto.  Adesso, via tutti.  Tu, Capuleto, vieni subito con
me.  E tu, Montecchio, vieni oggi stesso al mio tribunale di Villafranca, e
saprai la mia volonta`.  E voi, ripeto, se non volete essere puniti con la
morte, andatevene.

(Escono tutti meno Montecchio, Madonna Montecchi e Benvolio.)

MONTECCHIO
Chi e` stato a riaprire questa vecchia contesa?  Dimmi, nipote, c'eri
quando e` cominciata?

BENVOLIO
I servi del vostro nemico e i vostri erano qui che si battevano quando sono
arrivato io.  Ho tentato di separarli ma e` giunto l'irruente Tebaldo che,
urlandomi parole di sfida, roteava la spada e fendeva l'aria che fischiava
come per schernirlo.  Mentre ci scambiavamo botte e stoccate, e la mischia
da una parte e dall'altra sempre cresceva, il Principe e` venuto a
dividerci.

MADONNA MONTECCHI
Ma dov'e` Romeo?  Oggi lo avete veduto?  Sono contenta che non sia entrato
in questa zuffa.

BENVOLIO
Madonna, un'ora prima che il sole si affacciasse alla dorata finestra del
levante, la mente turbata m'aveva spinto fuori dalle mura.  Sotto il bosco
degli aceri, a occidente della citta`, in quell'ora tanto mattutina, ho
veduto il vostro figliolo.  Gli sono andato incontro, ma egli, scorgendomi,
s'e` inoltrato nel folto degli alberi.  Misurando la sua tristezza dalla
mia, e stanco perfino della compagnia di me stesso, ho seguitato la mia
strada, lieto di allontanarmi da chi era stato lieto di evitarmi.

MONTECCHIO
Per molte mattine lo hanno veduto in quel bosco, gonfiare con le sue
lacrime la prima rugiada dell'alba, unire alle nuvole le nuvole dei suoi
sospiri.  Ma appena il sole, nel lontano levante, comincia lietamente a
schiudere le ombrose cortine del letto di Aurora, il mio triste figliolo,
schivando la luce, furtivo se ne torna a casa, si rintana nella sua stanza,
serra le finestre, esclude la viva luce del giorno e si crea una notte
fittizia.  Questo nero umore gli sara` fatale se non sapremo con savi
consigli allontanarne la causa.

BENVOLIO
Mio nobile zio, la conoscete questa causa?

MONTECCHIO
Non la conosco, e non e` da lui che potro` saperla.

BENVOLIO
Lo avete interrogato in ogni modo?

MONTECCHIO
Si`, e, come me, lo hanno interrogato molti amici.  Ma solo a se stesso
egli si confida, e non so neppure con quanta sincerita`.  E` tanto chiuso e
segreto e cosi` lontano dal lasciarci pur uno spiraglio alle nostre
ricerche da parere un boccio punto da un verme maligno prima di aver potuto
spiegare i suoi petali all'aria e offrire la sua bellezza al sole.
Potessimo sapere da dove gli viene questa pena, saremmo tanto felici di
conoscerla quanto di guarirla.

BENVOLIO
Eccolo che arriva.  Vi prego, appartatevi.  O m'illudo o sapro` la sua
pena.

MONTECCHIO
Dio volesse che a te egli si confessasse!  Venite, madonna, andiamo.

(Escono Montecchio e Madonna Montecchi. Entra Romeo.)

BENVOLIO
Buongiorno, cugino.

ROMEO
E` ancora presto?

BENVOLIO
Sono appena suonate le nove.

ROMEO
Ahime`, le ore tristi paiono cosi` lunghe!  Quello che si allontanava tanto
in fretta era mio padre?

BENVOLIO
Si`. Ma qual e` la tristezza che fa parer tanto lunghe le ore a Romeo?

ROMEO
Quella di non aver cio` che le farebbe parer brevi.

BENVOLIO
Innamorato?

ROMEO
Non...

BENVOLIO
Non sei innamorato?

ROMEO
Non ho l'amore di chi amo.

BENVOLIO
Perche` l'amore, che e` cosi` gentile da vedere, deve essere tanto tiranno
e duro da provare?

ROMEO
Ahime`! l'amore che e` pur sempre bendato sa trovare i sentieri della sua
volonta`.  Dove pranziamo?  Ma qui cos'e` successo?  Non mi stare a
raccontare la rissa: l'ho udita.  Qui l'odio ne ha tanta colpa, ma piu` ne
ha colpa l'amore.  O litigioso amore!  Odio amoroso!  Sempre creato dal
nulla!  O pesante leggerezza!  O seria vanita`!  Caotico inganno di
leggiadre forme!  Piuma di piombo, lucido fumo, gelido fuoco, inferma
salute, insonne dormire, non e` mai cio` che e`.  Ma l'amore che io provo
non vede amore in questa contesa.  Non ridi?

BENVOLIO
No, cugino, piuttosto piangerei.

ROMEO
Cuor tenero, e perche`?

BENVOLIO
Piangerei a veder cosi` oppresso il tuo cuore.

ROMEO
Ma cosi` mancheresti al tuo affetto.  Le mie pene gia` pesano qui sul
petto; se vi aggiungessi le tue, mi schiaccerebbero.  La benevolenza che
hai per me aumenta ancora il mio troppo dolore.  L'amore e` un fumo che
sorge dalla nebbia dei sospiri; se lo purifichi e` un fuoco che sfavilla
negli occhi degli amanti; se lo agiti e` un mare ingrossato dalle loro
lacrime.  E che altro puo` essere?  Una pazzia discreta, un'amarezza che
soffoca e una dolcezza che alla fine ti salva.  Addio, amico mio.

(Si avvia.)

BENVOLIO
Aspetta, vengo anch'io perche` a lasciarmi cosi` mi daresti una delusione.

ROMEO
Zitto, ho perduto me stesso.  Io non sono qui.  Questo non e` Romeo.  Romeo
e` altrove.

BENVOLIO
Sul serio, dimmi, chi e` che ami?

ROMEO
Sul serio?  Vuoi che te lo dica piangendo?

BENVOLIO
Piangendo?  Basta che me lo dici sul serio.  Chi e`?

ROMEO
Ordineresti a un povero malato di far testamento sul serio?  Tetra parola
per chi e` gia` tanto triste.  Sul serio, cugino mio, amo una donna.

BENVOLIO
Ci avevo quasi colto supponendoti innamorato.

ROMEO
Hai colto sul vero.  La donna che amo... e` bella.

BENVOLIO
Un bel bersaglio, bel cugino, e` presto colpito.

ROMEO
No, adesso non ci cogli piu`.  Seguace di Diana, ella non vuole esser
colpita dal dardo di Cupido; e, protetta dalla corazza della sua castita`,
e` sicura che la debole freccia del fanciullo Amore non la raggiungera`
mai.  Schiva l'assedio delle parole amorose, sfugge gli sguardi aggressivi
e resiste perfino all'oro che seduce anche i santi.  Ricca si puo` dire,
perche` e` bella, ma e` povera perche` la sua bellezza morra` con lei.

BENVOLIO
Ha dunque giurato di rimanere casta?

ROMEO
Si`, e a risparmiare con tanto rigore la propria bellezza la spreca perche`
nega ai posteri che tanto splendore continui.  Ella e` troppo bella, troppo
savia, troppo saviamente bella, per meritare d'essere felice facendomi
cosi` disperare.  Ha rinnegato l'amore e in questo voto io mi muoio e vivo
solo per narrartelo.

BENVOLIO
Dammi retta, dimenticati di pensarci.

ROMEO
Ma dimmi tu come posso dimenticare di pensare.

BENVOLIO
Liberando da lei gli occhi tuoi: guarda altre bellezze.

ROMEO
E` un modo per accorgersi che la sua bellezza e` anche piu` rara.  Le liete
maschere sul volto delle donne belle, essendo nere, ci fanno immaginare che
esse sieno bionde.  Chi e` stato colpito dalla cecita` non puo` dimenticare
il tesoro della vista perduta.  Mostrami la donna piu` bella e la sua
bellezza mi suggerira` l'immagine di quella che e` ancora piu` bella di
lei.  Addio, tu non puoi insegnarmi a dimenticare.

BENVOLIO
No, te lo insegnero`.  Non voglio morire con questo debito.

(Escono.)




                                Scena Seconda
                               
In strada. Entrano Capuleto, il conte Paride e un servo.

CAPULETO
A Montecchio e` toccata la stessa mia condanna e la stessa mia pena e non
dovrebbe essere difficile per due vecchi come siamo noi di serbare la pace.

PARIDE
I vostri nomi sono ugualmente onorati ed e` peccato che siate vissuti in
discordia per tanto tempo.  Ma adesso, mio signore, rispondete alla mia
domanda.

CAPULETO
Posso solo ripetere quanto vi ho gia` detto.  La mia bambina e` nuova al
mondo, non ha ancora compiuto quattordici anni.  Prima di considerarla
matura per le nozze lasciamo che svanisca il folgore di altre due estati.

PARIDE
Vi sono madri felici piu` giovani di lei.

CAPULETO
Ma chi prima fiorisce prima avvizzisce.  La terra ha inghiottito tutte le
mie speranze.  Questa sola mi resta, ed e` la padrona di tutto me.  Fatele
la corte, buon Paride, conquistatene il cuore.  Il mio volere e` solo una
parte del suo consenso.  Chi ella scegliera` avra`, insieme con il dolce
gradimento di lei, la mia contentezza.  Stasera, come e` nostro vecchio
uso, daro` una festa.  Avro` molti ospiti e dei piu` cari.  E voi, fra
questi, sarete uno dei piu` accetti.  Nella mia modesta casa osservate
stanotte le terrestri stelle che daranno chiarore alla notte.  Fra questi
freschi bocci sentirete stasera la stessa delizia che voi giovani lieti
provate quando il ben agghindato aprile s'avvicina alle calcagna del
claudicante inverno.  Guardateli tutti, e scegliete quello che piu` vi
parra` degno d'ammirazione.  Se sarete attento vedrete che fra questi fiori
sara` anche il mio, ma fara` solo numero, non risalto.  Venite con me.

(Al servo, dandogli un foglio.)

E tu da bravo, gira per tutta Verona, trova le persone i cui nomi stanno
scritti qua e di' che offro al loro piacere la mia casa e la mia
ospitalita`.

(Escono Capuleto e Paride.)

SERVO
Trovare le persone i cui nomi stanno scritti qui!  E` come dire che il
calzolaio deve trafficare con il metro, il sarto con la forma, il pescatore
con la matita e il pittore con le reti; e io devo trovare le persone i cui
nomi stanno scritti qui e non trovero` mai che nomi ha scritto quello che
li ha scritti.  Domandero` a un dotto.  Eccolo, al momento buono.

(Entrano Benvolio e Romeo.)

BENVOLIO
Il fatto e` che una fiamma investe l'altra; che una pena e` lenita dal
tormento d'un'altra; che d'un capogiro puoi rimetterti voltando il collo
dall'altra parte; che d'un disperato dolore puo` guarirti lo struggimento
d'un altro; fa` che una nuova ferita ti colpisca lo sguardo e il veleno del
vecchio male svanira`.

ROMEO
A questo giova molto anche una fronda di piantaggine.

BENVOLIO
A che giova, scusa?

ROMEO
Al tuo stinco rotto.

BENVOLIO
Ma via, Romeo, sei matto?

ROMEO
No, non sono matto, ma piu` legato che se fossi matto; e incarcerato e
affamato e frustato e torturato e...Buonasera, ragazzo mio.

SERVO
Riverisco, messere.  Scusate, messere, sapete leggere?

ROMEO
Si`, per mia fortuna e per mia disgrazia.

SERVO
Forse avrete imparato senza libri.  E, scusate, potete leggere tutto quello
che vedete?

ROMEO
Si`, se ne conosco i caratteri e la lingua.

SERVO
Parlate da galantuomo, Dio vi conservi.

(Si avvia.)

ROMEO
Aspetta, ragazzo.  So leggere.

(Legge il foglio.)

" Il signor Martino, sua moglie e le sue figliole; il conte Anselmo e le
sue belle sorelle; la signora vedova di Vitruvio; il signor Piacenzo e le
sue leggiadre nipoti; Mercuzio e suo fratello Valentino; mio zio Capuleto,
sua moglie e le sue figliole; la mia graziosa nipote Rosalina; Livia, il
signor Valenzio e suo cugino Tebaldo; Lucio e la vispa Elena." Una bella
comitiva!  E dove devono venire?

SERVO
Su.

ROMEO
Dove su?

SERVO
A cena, a casa nostra.

ROMEO
A casa nostra di chi?

SERVO
Del mio padrone.

ROMEO
Giusto, dovevo domandartelo prima.

SERVO
Gia`, ma ora ve lo dico senza che lo stiate a domandare: il mio padrone e`
quel riccone di Capuleto, e, se non siete uno della casata dei Montecchi,
venite, vi prego, a sturare una bottiglia di vin buono.  Dio vi conservi!

(Esce.)

BENVOLIO
A guesta festa annuale di Capuleto va a cena anche la bella Rosalina che
ami tanto, con tutte le piu` ammirate bellezze di Verona.  Vieni anche tu e
con occhio imparziale paragona il suo volto a quello che ti mostrero` io, e
ti persuaderai che il tuo cigno e` un corvo.

ROMEO
Se contro la fedele religione del mio sguardo commettessi un simile
sacrilegio, vorrei che le mie lacrime diventassero fiamme e che cosi`
questi occhi, tanto spesso inondati e mai annegati, fossero bruciati come
due eretici.  Una donna piu` bella del mio amore!  Da che mondo e` mondo,
perfino il sole, che tutto vede, mai ne vide l'uguale.

BENVOLIO
Oh!  Tu l'hai veduta bella perche` nessun'altra donna le stava accanto e
sulla bilancia dei tuoi occhi non pesava che lei.  Ma poni su codesti due
piatti cristallini la tua donna e un'altra fanciulla che io ti mostrero`
splendente nella festa e quella che adesso ti sembra impareggiabile ti
parra` appena degna d'attenzione.

ROMEO
Andiamo, non per godere la vista che mi proponi tu, ma per bearmi nel
fulgore di quella che so io.

(Escono.)





                                Scena Terza 

Una camera nel palazzo di Capuleto. Entrano Madonna Capuleti e la
Nutrice.

MADONNA CAPULETI
Balia, dov'e` mia figlia?  Mandamela qui.

NUTRICE
Le ho gia` detto di venire: e` vero quant'e` vero che a dodici anni ero
vergine.  Agnellino mio!  Libellula mia!  Dio mio, ma dov'e` questa
figliola!  Giulietta!

(Entra Giulietta.)

GIULIETTA
Che succede?  Chi mi chiama!

NUTRICE
Vostra madre.

GIULIETTA
Madonna, eccomi.  Che cosa desiderate?

MADONNA CAPULETI
Sta` a sentire.  Balia, lasciaci sole, dobbiamo parlare in segreto.  No,
balia, vieni qua, e` meglio che tu ascolti il nostro colloquio.  Conosci
mia figlia da un pezzo.

NUTRICE
Potrei dire la sua eta` senza sgarrare di un minuto.

MADONNA CAPULETI
Non ha ancora quattordici anni.

NUTRICE
Cosi` e` e ci scommetterei quattordici denti, ma per mia disgrazia devo
confessare che ne ho solo quattro.  Quanto ci manca al primo d'agosto?

MADONNA CAPULETI
Poco piu` di due settimane.

NUTRICE
Prima o dopo, fra tutti i giorni dell'anno, viene l'ultimo di luglio.  E in
quella notte Giulietta compie quattordici anni.  Susanna, Dio riposi tutte
le anime cristiane, aveva la stessa eta` di lei.  Susanna e` in cielo, era
troppo buona per me.  Dunque, dicevo, l'ultima notte di luglio Giulietta
compira` quattordici anni.  Proprio cosi`, lo giuro.  Me ne rammento bene.
Ora sono passati undici anni dal terremoto; e l'avevo svezzata, non me ne
dimentichero` mai, per l'appunto in quel giorno.  M'ero spalmate le poppe
con l'assenzio e m'ero seduta al sole sotto la colombaia.  Voi eravate a
Mantova con il mio signore.  Non e` vero che ho buona memoria? ...Dunque,
come dicevo, quando senti` che il capezzolo sapeva d'assenzio e che era
amaro, questa scemetta pianto` una bizza e se la prese con la povera poppa,
eccome se la prese!  Ed ecco la colombaia si mise a tremare e non ci fu
bisogno, v'assicuro, di dirmi d'andar via...E da allora son passati undici
anni.  E gia` stava ritta da sola e vi giuro sulla croce che avrebbe potuto
correre e zampettare dappertutto.  Anzi, il giorno avanti, s'era fatta male
alla fronte e mio marito che, Dio salvi l'anima sua, era un allegrone, se
la prese in collo.  "Brava," le disse "perche` caschi per davanti? Quando
sarai piu` furba, cascherai all'indietro, non e` vero, Giulia?" E, Gesu` la
vedeva, questa streghetta smise di piangere e disse: "Si`".  Guarda come
son buffe certe cose!  Vi garantisco che anche campassi mill'anni non me lo
dimenticherei: "Non e` vero, Giulia?" diceva lui; e quella scemetta si
cheto` e disse: "Si`".

MADONNA CAPULETI
Adesso basta, ti prego.  Sta` zitta.

NUTRICE
Sissignora, ma non posso fare a meno di ridere se penso che quella smise di
piangere e disse: "Si`".  E sulla fronte aveva, ve lo giuro, un corno
grosso come l'uovo d'una pollastrella.  Un brutto picchio, e piangeva a
dirotto. "Brava" le disse mio marito.  "Perche` caschi per davanti?
Cascherai all'indietro quando sarai piu` grande, non e` vero, Giulia?" E
quella si cheto` e disse: "Si`".

MADONNA CAPULETI
E adesso, dico io, chetati anche tu, balia.

NUTRICE
Ecco, mi sono chetata.  Che Dio ti benedica!  Eri la piu` bella pupa che
avessi allattata.  E vorrei campare tanto da vederti sposa.

MADONNA CAPULETI
Sposa: questa e` proprio la parola che devo dire io.  Su`, Giulietta,
figliola mia, te la sentiresti di andare sposa?

GIULIETTA
E` un onore che non sogno.

NUTRICE
Un onore!  Se non fossi la sola balia che hai avuto, direi che il giudizio
l'hai succhiato con il latte.

MADONNA CAPULETI
Dunque, adesso devi pensae al matrimonio.  Vi sono a Verona signore di
riguardo che, piu` giovani di te, hanno gia` figli.  Per conto mio, alla
tua eta` ero gia` madre.  Insomma, per farla breve, il giovane Paride ti
chiede in isposa.

NUTRICE
E che uomo e`!  Madonna, e` un uomo come in tutto il mondo... insomma, e`
un uomo bello come se fosse di cera.

MADONNA CAPULETI
L'estate a Verona non ha un fiore cosi` bello.

NUTRICE
Ecco, un fiore; davvero, e` pioprio un fiore.

MADONNA CAPULETI
Che ne dici?  Puoi amare questo gentiluomo?  Stasera, alla nostra festa, lo
vedrai.  Leggigli nel volto e vi troverai la gioia scritta con la penna
della bellezza; esamina l'armonia dei suoi lineamenti e vedrai come l'uno
dia pregio all'altro.  E se in quel volto trovi qualcosa che possa
lasciarti in dubbio, leggi il commento scritto in margine agli occhi suoi.
Per essere perfetto, questo prezioso libro d'amore chiede solo d'essere
legato.  Il pesce vive nel mare e il suo vanto e` di nascondersi cosi` in
una bellezza pari alla sua.  Adesso lo splendore di questo libro e` diviso
fra troppi occhi mentre la dorata storia dovrebbe essere chiusa fra borchie
d'oro.  Cosi` la sua ricchezza sarebbe anche tua e tu gli consentiresti di
rendere te pari a lui.

NUTRICE
Pari, anzi piu` grande.  L'uomo fa ingrossare la donna.

MADONNA CAPULETI
Insomma puoi accettare l'amore di Paride?

GIULIETTA
Vedro` di accettarlo, se mi basti vederlo per farmelo accettare.  Ma la
forza dei miei sguardi verra` solo dalla vostra volonta`.

(Entra un servo.)

SERVO
Madonna, gli ospiti sono giunti, la cena e` servita, voi siete desiderata,
madonna Giulietta e` ricercata, in dispensa si bestemmia contro la balia e
tutto va a rotta di collo.  Devo andare a servire e vi prego di seguirmi
senza indugio.

MADONNA CAPULETI
Ti seguiamo. 

(Esce il servo.)

MADONNA CAPULETI
Giulietta, c'e` il conte.

NUTRICE
Va`, figliola, e procura di aggiungere notti felici a giorni felici.

(Escono.)




                                 Scena Quarta

In strada. Entrano Romeo in veste di pellegrino, Mercuzio e Benvolio, con
cinque o sei altre maschere e portatori di torce.

ROMEO
Dunque, si fa questo discorsetto o si entra senza scusarci?

BENVOLIO
Non e` piu` di moda farla tanto lunga.  Non avremo nessun Cupido con gli
occhi bendati, con l'arco di legno dipinto alla tartara che allontani le
signore come lo spauracchio allontana i corvi; e faremo il nostro ingresso
senza il prologo che si usa recitare a memoria, timidamente, seguendo la
spinta del suggeritore.  Lascia che ci giudichino come vogliono, noi gli si
fa una ballatina e poi ci si squaglia.

ROMEO
Dammi da portare una torcia che` io non sono adatto a tante moine.  Buio
come sono, sara` meglio che porti un lume.

MERCUZIO
No, caro Romeo, tu devi ballare.

ROMEO
Proprio no.  Voi avete gli scarpini da ballo risuolati di cuoio leggero e
io invece ho il cuore di piombo che mi tiene attaccato alla terra.

MERCUZIO
Tu sei un innamorato; fatti prestare le ali da Cupido e con quelle sorvola
i tuoi spasimi.

ROMEO
Troppo sono dolorose le ferite del suo dardo perche` io possa volare con
quelle ali leggere e tanto stretto sono fasciato che m'e` impossibile
alzarmi d'una spanna sopra la mia tristezza senza che il peso dell'amore mi
faccia risprofondare.

MERCUZIO
Ma se ci caschi sopra lo schiacci, l'amore.  Sei troppo peso per una cosa
tanto tenera.

ROMEO
L'amore e` cosa tenera? e` ruvido, villano, rumoroso, e punge come se
avesse le spine.

MERCUZIO
Se l'amore e` villano con te, sii villano con lui.  Bucalo se ti buca e
buttalo giu`.  Dammi un astuccio per metterci la mia faccia.

(Si mette una maschera.)

MERCUZIO
Maschera su maschera!  Che m'importa se uno sguardo curioso vuole scoprire
che sono brutto?  Queste gran sopracciglia arrossiranno per me.

BENVOLIO
Avanti, bussa ed entra; e appena dentro, forza alle gambe!

ROMEO
Una torcia per me.  Gli spensierati burloni si mettano a solleticare con i
loro tacchetti gli insensibili tappeti.  Io ho un vecchio detto: reggo il
moccolo e sto a vedere.  Per me il gioco e` bello quando dura poco.

MERCUZIO
Eccolo in gabbia, direbbe un carceriere.  Ma anche se ti sei impegolato
fino agli orecchi in codesto fango, con rispetto parlando, d'amore, non
dubitare: a tirarti fuori ci si pensa noi.  Andiamo che`, se no, si fa lume
al giorno.  Via!

ROMEO
No, non e` vero.

MERCUZIO
Volevo dire, signore mio bello, che a indugiare tanto i nostri lumi si
consumano invano, come moccoli in pieno giorno.  Cerca di capire le nostre
buone intenzioni.  Sta in esse il senno che i nostri scherzi forse
nascondono.

ROMEO
Bene, ma andare alla festa pieni di buone intenzioni, non significa che sia
assennato andarvi.

MERCUZIO
E perche`, se e` lecito?

ROMEO
Stanotte ho fatto un sogno.

MERCUZIO
Anch'io.

ROMEO
E tu che cosa hai sognato?

MERCUZIO
Che chi sogna spesso s'inganna

ROMEO
Quando a letto, dormendo, si sognano cose vere.

MERCUZIO
Ho capito: da te c'e` stata la regina Mab.

BENVOLIO
E chi e` la regina Mab?

MERCUZIO
E` la fata che fa sognare e non e` piu` grande della figuretta del cammeo
che sta sull'indice del consultore municipale.  Viene sul naso di chi
dorme, tirata da una muta di piccoli atomi; il suo cocchio ha i raggi delle
ruote fatti con lunghe gambe di ragno, il mantice con ali di cavalletta, i
finimenti con umidi raggi di luna; la sua frusta e` un ossicino di grillo,
lo sverzino un filo d'erba; il suo cocchiere e` una zanzara con un mantello
grigio piu` piccolo della meta` di uno di quei bruchi tondi che si annidano
nelle dita delle ragazze oziose; il cocchio, poi, e` un guscio di nocciola
lavorato dallo scoiattolo legnaiolo o dal vecchio tarlo i quali da tempo
immemorabile sono i carrozzieri delle fate.  E cosi`, una notte dopo
l'altra, la regina Mab galoppa attraverso i cervelli degli amanti e li fa
sognare d'amore, sulle ginocchia dei cortigiani perche` sognino di
riverenze, sulle dita degli avvocati perche` sognino di parcelle o sulle
labbra delle dame perche` sognino di baci; e intanto Mab gliele guasta di
bolle, stizzita perche` i troppi dolciumi han fatto loro il fiato cattivo.
Alle volte galoppa sul naso di un uomo di corte che cosi` sogna di annusare
una supplica, oppure viene con una codina di porco a fate il solletico al
naso di un curato perche` sogni di riscuotere un'altra decima; talvolta
trotta sul collo d'un soldato, e questo sogna di nemici sgozzati, di
brecce, d'imboscate, di spade di Toledo, di botti fonde cinque braccia, e
poi gli fa rullare un tamburo negli orecchi, lo sveglia di soprassalto e
dopo avergli fatto tirare due o tre bestemmie per la paura lo lascia
riaddormentare.  Questa e` proprio quella Mab che di notte intreccia le
criniere dei cavalli e riduce i crini fatali in peli luridi e unti che
quando si strigano portano sciagura.  Questa e` quella strega che quando le
ragazze stanno supine, salta loro sulla pancia perche` imparino a saper
portare il loro peso.  Questa e` quella...

ROMEO
Basta, basta, Mercuzio, basta.  Parli di niente.

MERCUZIO
E` vero, parlo di sogni.  Sono creature della vana fantasia, sottile quanto
l'aria e piu` incostante della brezza che ora si diletta con i geli del
settentrione e ora stufa sorride al rugiadoso mezzogiorno.

BENVOLIO
La brezza di cui parlate ci rapisce a noi stessi.  La cena e` servita e noi
si rischia d'arrivare tardi.

ROMEO
Temo che invece sara` anche troppo presto.  Sento nel cuore come
l'oppressione di un destino che e` ancora sospeso fra le stelle ma che
scendera` spaventoso sulla festa di questa sera per troncarmi avanti tempo
la vita che tanto disprezzo.  Ma Colui che comanda conduca pur le mie vele!
Avanti, allegri signori!

BENVOLIO
Rulla, tamburo!

(Escono.)




                                 Scena Quinta

Una sala nel palazzo di Capuleto. I musici aspettano. Entrano i servi.

PRIMO SERVO
Dov'e` Pignatta?  Perche` non viene ad aiutarci?  Gia`! lui cambiare un
vassoio... lui lustrare un vassoio.. .

SECONDO SERVO
E` sempre un affaraccio quando la cortesia` e` nelle mani di un uomo o due,
e per di piu` mani poco pulite...

PRIMO SERVO
Porta via questi sgabelli, scosta questa credenza, bada a codesti piatti.
Sii buono, serbami una fetta di marzapane e, se sei un amico, di' al
portiere che lasci passare la Susanna e la Nella.  Antonio, Pignatta!

SECONDO SERVO
Eccoci, pronti!

PRIMO SERVO
Vi cercano e vi chiamano, vi desiderano e vi comandano nella sala grande.

TERZO SERVO
Se siamo di qua, non possiamo essere di la`.

SECONDO SERVO
Allegri, ragazzi!  Infischiatevene perche` ride bene chi ride l'ultimo.

(Si appartano. Entrano Capuleto e Giulietta con i familiari e si avviano 
incontro agli ospiti e alle maschere.)

CAPULETO
Benvenuti, messeri!  Le signore che hanno i piedi lisci faranno un giro con
voi.  Ah ah, signore belle, voglio vedere chi di voi adesso rifiutera` di
ballare.  Chi fa la preziosa ha, ne sono sicuro, qualche incomodo ai piedi;
l'ho indovinata, vero?  Benvenuti, messeri!  E` lontano il tempo in cui
portavo anch'io la mascherina e sussurravo madrigali all'orecchio delle
belle dame; e` lontano, lontano, lontano.  Siate i benvenuti, messeri!
Forza, musici, suonate!  Largo, largo, fate largo! ballate, figliole!

(I musici suonano, tutti ballano.)

CAPULETO
Fate luce, ragazzi!  Allontanate quei tavolini e spegnete il fuoco che`
adesso fa troppo caldo.  Bravi, questa festa improvvisata riesce bene.
Vieni, siediti, vieni, siediti, buon cugino Capuleti; per te e per me e`
passato il tempo del ballo.  Quando e` che non siamo piu` andati in
maschera?

CAPULETI
Oh, Madonna!, saran trent'anni.

CAPULETO
Ma no, via, non e` tanto, non e` tanto.  E` dalle nozze di Lucenzio.  Il
tempo corra quanto vuole, ma certo non sono piu` di venticinque anni.
Eravamo in maschera, ricordi?

CAPULETI
E` di piu`, e` di piu`; il figlio di Lucenzio ha passato i venticinque
anni, signor mio.  Ha almeno trent'anni.

CAPULETO
Che dici?  Due anni fa era sotto tutela.

ROMEO (a un servo)
Chi e` la dama che da` il tesoro della sua mano a quel cavaliere laggiu`?

SERVO
Non lo so, messere.

ROMEO
Essa insegna alle torce come si fa a splendere!  Pare pendere dalla guancia
della notte come una gemma dall'orecchio di una negra; bellezza troppo
grande per poterla possedere e troppo preziosa per questa terra; quella
dama sta fra le sue compagne come una nivea colomba in uno stormo di corvi.
Finita la danza, la avvicinero` e faro` benedetta la mia mano rozza
toccando la mano di lei.  Il mio cuore ha gia` conosciuto l'amore?  Sguardo
mio spergiuro!  Occhi miei, prima di adesso non avevate mai veduto una
bellezza vera.

TEBALDO
Questo, alla voce, mi pare un Montecchi.  Portami la mia spada, ragazzo.
Come puo` osare di venir qua, nascosto da quella strana maschera, a farsi
beffa della nostra festa?  Giuro sulla mia spada e sull'onore della mia
famiglia che ucciderlo non sara` un peccato.

CAPULETO
Che c'e` figliolo?  Che cosa ti agita cosi`?

TEBALDO
Zio, quello e` un Montecchi, un nostro nemico, un furfante, venuto per
dispetto a beffarsi della nostra festa.

CAPULETO
E` il giovane Romeo?

TEBALDO
Si`, e` proprio lui, quel furfante di Romeo.

CAPULETO
Moderati, figlio caro, lascialo in pace; egli si conduce come un degno
gentiluomo; e, a dir il vero, Verona vanta in lui un giovane virtuoso e
dabbene.  Non vorrei, per tutto lo splendore di questa citta`, che qui, in
casa mia, gli fosse fatto il minimo torto.  Dunque non badargli: questa e`
la mia volonta`, e tu la rispetterai; mostrati cortese e metti via codesto
cipiglio: non si addice a una festa.

TEBALDO
Si addice benissimo, quando fra gli ospiti e` una siffatta canaglia.  Io
non la sopporto.

CAPULETO
La sopporterai, eccome, giovanotto!  La sopponerai, ti dico.  Vattene.  Il
padrone, qui, sono io o sei tu?  Vattene.  Non lo vuoi sopportare...Dio mi
guardi dal vederti suscitare un tumulto fra i miei ospiti!  Vuoi attaccar
briga! vuoi fare il forte!

TEBALDO
Ma, zio, e` una vergogna.

CAPULETO
Vattene.  Vattene.  Sei un impertinente.  E` cosi`, hai capito?  Questa
faccenda me la pagherai cara.  Disobbedire a me!  Hai scelto il momento
buono.  Bene, bravi figlioli!  Sei un insolente, vattene.  Sta` buono,
o...Piu` luce, piu` luce!...  Vergognati!  Ti faro` star buono io!  Su,
allegri, figlioli miei!

TEBALDO
La pazienza e la collera, urtandosi, mi fanno tremare.  Me ne vado, ma
questa intrusione che adesso pare dolce poi si mutera` in fiele.

(Esce.)

ROMEO (a Giulietta)
Se la mano mia profanasse la santita` della vostra, ed e` un dolce peccato,
le mie labbra, come due pellegrini rossi di vergogna, sarebbero qui pronte
ad attenuare con un bacio la ruvidezza di questo contatto.

GIULIETTA
Buon pellegrino, per dimostrare la tua cortese devozione fai troppo torto
alla tua mano.  Le mani dei pellegrini possono toccare le mani delle sante
e il vero bacio del fedele e` quello della palma contro la palma.

ROMEO
Ma le sante non hanno labbra!  E i fedeli neppure?

GIULIETTA
Si`, pellegrino, hanno labbra per pregare.

ROMEO
Ma allora, cara santa, lascia che anche le labbra facciano quel che fanno
le mani.  Le mie labbra continueranno a pregare finche` la fede non si muti
in disperazione.

GIULIETTA
Le sante non si muovono anche se esaudiscono i voti di chi le prega.

ROMEO
Allora non ti muovere mentre mi esaudisci.  Dalle tue stesse labbra io sono
assolto dal peccato delle mie.

(La bacia.)

GIULIETTA
Ma allora resta sulle mie labbra il peccato di cui sei stato assolto.

ROMEO
O com'e` dolce riparare a cio`.  Rendimi il mio peccato.

(La bacia di nuovo.)

GIULIETTA
Tu baci secondo le regole.

NUTRICE
Madonna, vostra madre vuol dirvi una parola.

ROMEO
Chi e` sua madre?

NUTRICE
Perbacco, giovanotto, sua madre e` la padrona di casa, una buona signora, e
savia e virtuosa; e la damigella con cui avete parlato io l'ho allattata.
E ve lo dico io: chi se la prende, trova molti quattrini.

ROMEO
E` una Capuleti?  Mi costera` cara: il mio pegno sara` la mia vita.

BENVOLIO
Andiamo via.  Oramai il meglio s'e` avuto.

ROMEO
Ho paura che sia proprio vero.  Ora non v'e` piu` che il mio tormento.

CAPULETI
No, messeri, non ve ne andate.  Stiamo preparando una cena con buoni dolci.
Ve ne andate lo stesso?  Allora vi ringrazio tutti.  Grazie, onesti
gentiluomini.  Buonanotte.  Ci vogliono piu` torce qui!  Avanti, su,
andiamo a letto!  Davvero, figlioli, si fa tardi.  Io vado a riposare.

(Escono tutti salvo Giulietta e la Nutrice.)

GIULIETTA
Vieni qua, balia.  Chi e` quel gentiluomo laggiu`?

NUTRICE
E` il figlio e l'erede del vecchio Tiberio.

GIULIETTA
E quello che esce ora dalla porta?

NUTRICE
Ah, quello e`, credo, il giovane Petruccio.

GIULIETTA
E quello che li segue, quello che non voleva ballare?

NUTRICE
Non lo so.

GIULIETTA
Va` a domandargli il nome.  Se e` sposato, la mia tomba sara` il mio letto
di sposa.

NUTRICE
Si chiama Romeo, e` un Montecchi, l'unico figlio del vostro gran nemico.

GIULIETTA
Il mio unico amore, il mio unico odio!  Troppo presto veduto, troppo tardi
conosciuto!  Prodigio d'amore: amare un nemico.

NUTRICE
Come?  Che dici?

GIULIETTA
E` una canzone che m'ha insegnata uno che ballava con me.

(Una voce dall'interno chiama: "Giulietta!")

NUTRICE
Eccoci, eccoci.
Vieni.
Oramai sono andati via tutti.

(Escono.)




                                  Prologo
Entra il Coro.

CORO
Il vecchio rancore giace sul suo letto di morte, un giovane affetto
aspira a diventarne l'erede.
La bella per cui Amore gemeva e voleva morire, al confronto della dolce
Giulietta non par piu` bella.
Adesso Romeo ama ed e` riamato.
La stessa malia ha incantato gli sguardi dell'uno e dell'altra.
Considerato un nemico, egli non puo` avvicinarla e giurarle quel che
sogliono giurare gli amanti.
A lei, altrettanto innamorata, e` anche piu` difficile raggiungere il suo
bene.
Ma la passione offre loro il potere, e il tempo i mezzi di incontrarsi
mitigando estreme pene con estreme dolcezze.

(Esce.)


                                 Scena Prima

Un sentiero presso il muro del giardino di Capuleto. Entra Romeo, solo.

ROMEO
Come faccio a proseguire se il mio cuore e` la`? Sarebbe come se questa 
grigia terra sfuggisse il suo sole.

(Si arrampica sul muro e salta nel giardino. Entrano Benvolio e Mercuzio.)

BENVOLIO
Romeo! Cugino Romeo!

MERCUZIO
Quello e` furbo e, credi a me, e` scappato a casa per andarsene a letto.

BENVOLIO
E` corso di qua e deve aver scavalcato il muro.  Mercuzio, chiamalo tu.

MERCUZIO
Si`, e magari con gli esorcismi.  Romeo, capriccioso, pazzerello,
tenerissimo, innamorato!  Rivelati con un sospiro, di' un solo verso e io
saro` pago.  Grida un 'ahime`', sussurra appena 'amore' o 'dolore'; rivolgi
alla mia amica Venere una dolce paroletta, dalle un nomignolo per quel
ciechino del suo figliolo ed erede, il giovane Cupido che cosi` bene seppe
scoccate il dardo quando il re Cofetua amo` la piccola mendicante.  Non
risponde, non si muove, non viene.  Poverino, e` morto, bisogna
risuscitarlo.  Pei lucidi occhi di Rosalina, per la sua bianca fronte, per
le sue scarlatte labbra, pel suo sottile piedino, per la sua diritta gamba,
pei suoi fianchi frementi e per il regno che e` in quei paraggi, io ti
scongiuro di apparirci nel tuo vero sembiante.

BENVOLIO
Se ti sente, si arrabbia

MARCUZIO
Questo non puo` farlo arrabbiare: si arrabbierebbe se facessi sorgere nel
cerchio della sua bella uno spirito di estranea natura e glielo lasciassi
li`, impalato, finche` ella lo avesse abbattuto o scongiurato di
allontanarsi; questo si` che sarebbe un dispetto, ma la mia invocazione e`
bella e leale: nel nome della sua bella non invoco che la risurrezione di
lui.

BENVOLIO
Vieni, si dev'essere nascosto fra quegli alberi per unirsi all'umida notte:
il suo amore e` cieco e si addice a queste tenebre.

MERCUZIO
Se e` cieco, l'amore non puo` cogliere nel segno.  Adesso Romeo stara`
magari seduto sotto un sorbo ad augurarsi che la sua amante sia uno di quei
frutti che le ragazze, quando scherzano fra loro, chiamano proprio sorbi.
Oh Romeo, se fosse...Oh, se fosse ben aperta, eccetera...E tu fossi una
pera ben appuntita?...Romeo, buonanotte; vado alla mia cuccia; questo prato
e` un letto troppo freddo per me. Andiamo!

BENVOLIO
Si`, si`, andiamo.  E` inutile cercare chi non si lascia trovare.

(Escono.)



                                Scena Seconda

Nel giardino di Capuleto. Romeo viene avanti.

ROMEO
Chi non e` mai stato ferito, ride delle cicatrici altrui.

(Giulietta appare a una finestra.)

ROMEO
Oh, che luce viene da quella finestra?  Essa e` l'oriente e Giulietta e` il
sole.  Sorgi, bel sole, e uccidi l'invidiosa luna gia` malata e livida di
rabbia perche` tu sei tanto piu` luminosa di lei.  Non servirla se essa ti
invidia; la sua veste virginale e` d'un color verde scialbo che piace solo
agli sciocchi.  Gettala via!  Ma e` la mia dama!  il mio amore!  Se sapesse
di esserlo!  Parla, e nulla dice.  Come mai?  E` il suo sguardo a parlare
per lei e a lui rispondero`.  No, sono troppo audace, non si rivolge a me.
Due delle piu` belle stelle del cielo devono essere state attirate altrove
e hanno pregato gli occhi di lei di scintillare nelle loro orbite durante
la loro assenza. E se davvero gli occhi di lei, gli occhi del suo volto,
fossero stelle?  Tanto splendore farebbe scomparire le altre stelle come la
luce del giorno fa scomparire una lampada: in cielo i suoi occhi
brillerebbero tanto che gli uccelli si metterebbero a cantare credendo non
fosse piu` notte.  Guarda!  Guarda come poggia la sua gota alla mano; oh,
fossi il guanto di quella mano e potessi toccare quella gota!

GIULIETTA
Ahime`!

ROMEO
Parla, oh, parla ancora, angelo di luce!  Sei bella in questa notte e mi
sovrasti come un alato messaggero celeste, cavalcante su pigre e sbuffanti
nuvole per volare in seno all'aria, sorvola i mortali che, nel levare lo
stupido sguardo verso l'alto, si piegano all'indietro e fan biancheggiare
gli occhi.

GIULIETTA
O Romeo, Romeo, ma perche` sei tu Romeo?  Rinnega tuo padre, rinuncia al
tuo nome; e se non vuoi farlo, basta che tu giuri d'essere il mio amore
perche` io non sia piu` una Capuleti.

ROMEO (fra se`)
Devo ancora stare ad ascoltare o devo rispondere?

GIULIETTA
Solo il tuo nome mi e` nemico; tu sei te stesso, non un Montecchi.  Che
cos'e` Montecchi?  Non e` la mano, non e` il piede, non e` il braccio, non
e` il volto ne` qualsiasi altra parte d'un corpo umano.  Prendi un altro
nome.  Cosa v'e` in un nome?  Quella che noi chiamiamo rosa non perderebbe
il suo profumo se avesse un altro nome.  E cosi` Romeo, anche se non si
chiamasse Romeo, resterebbe perfetto.  Romeo, lascia andare il tuo nome; e
pel tuo nome che non e` parte di te, prendi tutta me stessa.

ROMEO
Ti prendo in paola: chiamami 'amore' e saro` ribattezzato.  Da questo
istante non saro` mai piu` Romeo.

GIULIETTA
Ma chi sei tu, che, cosi` protetto dalle tenebre, sorprendi i segreti miei?

ROMEO
Il mio nome non ti direbbe chi io sia; il mio nome, santa mia cara, e`
odioso a me perche` e` nemico a te.  Se lo avessi scritto strapperei il
foglio.

GIULIETTA
Nei miei orecchi non sono ancora entrate cento parole della tua voce che
gia` ne conosco il suono.  Non sei tu Romeo, e un Montecchi?

ROMEO
Nessuno dei due, creatura bella, se tutt'e due ti dispiacciono.

GIULIETTA
Ma come sei venuto, dimmi, e perche`?  I muri del giardino sono alti e
difficili da scalare e, dato chi sei, questo nome ti sarebbe mortale, se un
parente mio ti ci trovasse.

ROMEO
Sono volato sopra questi muri con le ali dell'amore, che` nessun limite di
pietra puo` chiudere la via della passione.  Tutto cio` che amore osa e`
lecito all'amore.  I tuoi parenti non sono un ostacolo per me.

GIULIETTA
Ma se ti vedono ti uccidono.

ROMEO
V'e` piu` pericolo negli occhi tuoi che in venti delle spade loro.
Guardami con dolcezza e io saro` al sicuro da ogni nemico.

GIULIETTA
Per niente al mondo vorrei ti vedessero qua.

ROMEO
La notte mi nasconde con il suo manto; ma se tu non mi ami, lascia pure che
essi mi scoprano.  Morire per il loro odio e` meglio che vivere implorando
il tuo amore.

GIULIETTA
Chi ti ha condotto fino a qui?

ROMEO
Per primo mi ci ha spinto l'amore.  In cambio del suo consiglio, gli ho
prestato i miei occhi.  Non sono un pilota, ma anche se tu fossi stata
distante quanto la spiaggia bagnata dal piu` lontano mare, io mi sarei
avventurato fin laggiu`.

GIULIETTA
Se la notte non celasse il mio volto, tu mi vedresti arrossire per cio` che
hai udito dire stasera.  Oh, Romeo, rispetterei volentieri le forme,
rinnegherei volentieri quel che ho detto; ma, oramai, addio vani rispetti!
Tu mi ami?  So che rispondi si`, e ti prendo in parola.  E` vero, con il
giuramento potresti provarmi il contrario; ma anche Giove si dice rida
degli spergiuri d'amore.  Dolce Romeo, se mi ami dimmelo con lealta`; e se
credi che io mi sia lasciata vincere troppo presto, mi faro` burbera e
cattiva e ti respingero` perche` tu ti metta a corteggiarmi.  Ma no, per
nulla al mondo lo farei.  Davvero, Montecchi mio caro, sono tanto
innamorata che non m'importa di vederti giudicare leggera la mia condotta.
Ma fidati di me, tu che sei un gentiluomo; e vedrai che sono piu` fedele di
chi ha piu` astuzia e piu` riserbo.  Sarei stata piu` riservata, lo
cofesso, se tu non avessi sentito, prima che io stessa me ne accorgessi, la
mia passione.  E allora perdonami, e non mi condannare se nel buio della
notte ho in un baleno ceduto al tuo amore.

ROMEO
Madonna, io vi giuro sulla benedetta luna che inargenta le cime di questi
melograni...

GIULIETTA
Oh no, non giurare sulla luna, sull'incostante luna che ogni mese si muta,
a meno che il tuo amore sia altrettanto mutevole.

ROMEO
Su che cosa devo giurare?

GIULIETTA
Non giurare affatto: o, se vuoi, giura su te stesso, divino signore della
mia idolatria, e subito ti credero`.

ROMEO
Se il caro bene del mio cuore...

GIULIETTA
No, non giurare: benche` tu sia la mia gioia io non riesco a gioire del
patto d'amore che ci lega stasera: e` troppo rapido, troppo improvviso,
troppo violento, troppo simile al fulmine che passa prima che si sia potuto
dire "Fulmina!" Dolcezza mia, buonanotte. Questo boccio d'amore si
maturera` nel soffio dell'estate e forse, quando ci ritroveremo, sara` uno
splendido fiore.  Buonanotte, buonanotte! il riposo e la pace che
scenderanno nel tuo cuore siano soavi come quelli che sono nel mio petto.

ROMEO
Vuoi lasciarmi insoddisfatto cosi`?

GIULIETTA
E quale soddisfazione potresti avere stasera?

ROMEO
Quella di udirti ricambiare il mio voto d'amore.

GIULIETTA
Il mio voto te l'ho dato prima che tu me l'abbia chiesto; eppure vorrei
avere ancora da pronunciarlo.

ROMEO
Vorresti rinnegarlo?  E perche`, amore?

GIULIETTA
Per essere generosa e potertelo ridare.  Ma io desidero solo quello che
gia` ho.  La mia generosita` e` come il mare e non ha confini, e il mio
amore e` altrettanto profondo: ambedue sono infiniti e cosi` piu` do a te e
piu` ho per me.

(La Nutrice chiama dall'interno.)

GIULIETTA
Odo voci in casa.  Addio, amore caro!  Vengo, balia.  Dolce Montecchi, sii
fedele.  Aspettami costi`, torno subito.

(Si ritira.)

ROMEO
Benedetta, benedetta notte!  Ho paura, poi che e` notte, che tutto questo
sia solo un sogno, troppo dolce e lusinghiero per essere vero.

(Giulietta si riaffaccia alla finestra.)

GIULIETTA
Tre parole, caro Romeo, e buonanotte per davvero.  Se sei disposto ad
amarmi con onore e se il tuo scopo e` di sposarmi, mandami a dire, domani,
da chi incarichero` di venire da te, dove e a che ora vuoi celebrare il
rito, e io mettero` ai tuoi piedi tutti i miei beni e ti seguiro`, mio
signore, per tutta la vita.

NUTRICE (da dentro)
Madonna!

GIULIETTA
Vengo subito...Ma se le tue intenzioni non sono buone, io ti scongiuro...

NUTRICE (da dentro)
Madonna!

GIULIETTA
Eccomi, vengo... di smettere la tua corte e di lasciarmi al mio dolore.
Domattina mandero` da te.

ROMEO
Dio salvi l'anima mia...

GIULIETTA
Mille volte buonanotte!

(Esce.)

ROMEO
Mille volte cattiva, nel desiderio della tua luce.  L'amore corre all'amore
con la gioia con cui gli scolari fuggono dai libri; e l'amore fugge
dall'amore con il mesto sguardo con cui lo scolaro corre alla scuola.

(Si allontana. Giulietta torna ad affacciarsi alla finestra.)

GIULIETTA
Senti, Romeo, senti!  Oh, se avessi la voce d'un falconiere per adescare
questo falchetto!  La voce di chi e` schiavo e` fioca e non puo` parlar
forte, se no squarcerei la caverna dove si cela l'eco e pel gran ripetere
il nome del mio Romeo renderei quell'aerea voce piu` roca della mia.
Romeo!

ROMEO
E` l'anima mia che pronuncia il mio nome cosi`: la voce degli amanti nella
notte e` argentea come la piu` dolce delle musiche.

GIULIETTA
Romeo!

ROMEO
Cara!

GIULIETTA
A che ora, domattina, posso mandare da te?

ROMEO
Alle nove.

GIULIETTA
Non manchero`: han da passare vent'anni per arrivare a quell'ora.  Non mi
ricordo piu` perche` t'ho richiamato.

ROMEO
Lasciami aspettare che tu te lo rammenti.

GIULIETTA
Lo dimentichero` per vederti ancora costa`, e ricordero` solo come io goda
la tua compagnia.

ROMEO
E io ci rimarro` perche` tu continui a dimenticare, dimenticando ogni luogo
che non sia questo.

GIULIETTA
E` quasi giorno; vorrei tu te ne fossi andato ma non piu` lontano d'un
fringuello che balzi via dalla mano di una lieta ragazzetta, come un povero
prigioniero fuori dalle sue catene, e che ella, gelosa di quella liberta`,
riconduca a se` con un filo di seta.

ROMEO
Vorrei essere io il tuo prigioniero.

GIULIETTA
E cosi` vorrei io, dolcezza mia, ma ti finirei per le molte carezze.
Buonanotte, buonanotte!  Lasciarti e` un dolore cosi` dolce che vorrei dir
buonanotte finche` fosse giorno.

ROMEO
Sonno agli occhi tuoi, pace al tuo cuore!  Vorrei essere io il tuo sonno e
la tua pace.  Adesso vado alla cella del mio confessore a chiedergli aiuto
e a confidargli la mia fortuna.

(Esce.)



                                 Scena Terza
La cella di Frate Lorenzo. Entra Frate Lorenzo, con un paniere.

FRATE LORENZO
Il mattino dagli occhi di perla sorride alla cupa notte e screzia di
bagliori le nuvole dell'oriente.  Il chiazzato buio si ritrae barcollante
come un ubriaco, dal sentiero del giorno e dalle infuocate ruote di Titano.
Adesso, prima che il fiammeggiante sole asciughi la rugiada della notte,
questo paniere deve essere riempito di radiche velenose e di fiori succosi.
La terra che e` culla della natura ne sia anche la tomba e cosi` il suo
sepolcro sia il ventre dal quale essa ha avuto vita.  Noi, creature di
diversa natura ma tutte sbocciate dallo stesso grembo, succhiamo il suo
materno petto.  Molti di noi sono ottimi di virtu`, e nessuno ne e` privo,
ma pure siamo tutti diversi.  Grandi e potenti sono le qualita` delle
piante, delle erbe, dei sassi e le loro qualita` sono reali.  Non v'e`
sulla terra malvagita`, per quanto trista, che non rechi un bene; e nulla
v'e` di buono che non dirazzi se cade nell'abuso.  La virtu`, male
applicata, si muta in vizio e il vizio puo` elevarsi fino alla bonta`.  Nei
petali di questo fiore sono insieme un veleno e una medicina. Se lo odori,
ti rallegri; se lo assaggi, tutto, anche il cuore, si spenge in te.
Nell'uomo, come nelle erbe, vivono due opposti sovrani: la grazia di Dio e
la volonta` del bruto: il baco rode subito la pianta in cui predomina il
peggiore dei due.

(Entra Romeo.)

ROMEO
Buongiorno, padre.

FRATE LORENZO
Dio ti benedica!  Di chi sara` questa voce mattutina?  Figliolo, perche`
hai cosi` presto detto addio al tuo letto?  Gli affanni tengono aperti gli
occhi dei vecchi; ma un'immacolata gioventu` e una mente spensierata
riposano in una aurea pace; questa tua sollecitudine mi prova, dunque, che
tu ti sei levato per via d'un qualche cruccio.  Se non e` cosi`, e ora
c'indovino, vuol dire che stanotte il nostro Romeo non e` andato a letto.

ROMEO
Cosi e`; ma il mio era un dolcissimo riposo.

FRATE LORENZO
Dio perdoni il peccato!  Eri con Rosalina?

ROMEO
Con Rosalina, padre mio?  No.  Ho dimenticato quel nome e quel desiderio.

FRATE LORENZO
O bravo figliolo! ma allora dove sei stato?

ROMEO
Ve lo dico prima che abbiate a ridomandarmelo.  Sono stato alla festa del
mio nemico e li` mi ha ferito chi io ferivo a mia volta: la nostra salvezza
dipende dal vostro aiuto e dalle vostre sante cure.  Parlo senza rancore,
padre benedetto, perche`, vedete, intercedo anche pel mio nemico.

FRATE LORENZO
Sii piu` preciso, figliolo, e spiegami qual e` la tua mira.  Chi si
confessa a indovinelli solo a indovinelli puo` essere assolto.

ROMEO
Allora sappiate chiaramente che mi sono innamorato della figlia del ricco
Capuleto e che ella s'e` innamotata di me.  E tutto e` concluso, salvo cio`
che dovrete concludere voi con il santo matrimonio.  Quando e come e dove
ci siamo incontrati, amati e scambiati i giuramenti, questo ve lo diro`
un'altra volta.  Ora vi prego di sposarci oggi stesso.

FRATE LORENZO
San Francesco benedetto, che cambiamento!  E quella Rosalina che amavi
tanto teneramente, gia` l'hai abbandonata?  Allora e` vero che l'amore dei
giovani non sta nel cuore ma negli occhi.  Gesummaria, quante lacrime hanno
lavato le tue guance smunte dall'amore per Rosalina!  Il sole non ha ancora
liberato il cielo dalla nebbia dei tuoi sospiri e i tuoi gemiti risuonano
ancora nei miei poveri orecchi; guarda, qui sulla tua guancia c'e` sempre
la macchia di una vecchia lacrima che ancora non hai asciugato e ora sei
mutato cosi`?  Si puo` proprio dire che quando gli uomini non hanno forza,
le donne cadono.

ROMEO
Voi mi avete spesso rimproverato di amare Rosalina.

FRATE LORENZO
D'essere sciocco, non d'essere innamorato, ti rimproveravo.

ROMEO
Anzi m'ordinavate di seppellire quell'amore.

FRATE LORENZO
Non pero` in una fossa dove ne avresti calato uno e tirato fuori un altro.

ROMEO
Vi prego, non mi sgridate.  Questa che amo acconsente a dare grazia per
grazia e amore per amore; l'altra, no.

FRATE LORENZO
L'altra sapeva bene che il tuo amore era da libro e non da cuore.  Ma
vieni, vaneggino, vieni con me che` ho le mie ragioni per aiutarti.  Possa
questo legame essere tanto felice da mutare in amore l'odio delle vostre
famiglie!

ROMEO
Si`, andiamo, ho tanta fretta!

FRATE LORENZO
Calma, calma, chi corre inciampa.

(Escono.)



                                 Scena quarta

In strada. Entrano Benvolio e Mercuzio.

MERCUZIO
Ma dove diavolo si sara` cacciato il nostro Romeo?  Non e` tornato a casa
stanotte!

BENVOLIO
Dal padre, no; ho parlato con il suo servo.

MERCUZIO
Quella pallida e spietata Rosalina, a furia di tormentarlo lo fara` impazzire.

BENVOLIO
Tebaldo, il parente del vecchio Capuleto, gli ha mandato una lettera a casa.

MERCUZIO
Una sfida, ti giuro.

BENVOLIO
Romeo gli sapra` rispondere.

MERCUZIO
Chi sa scrivere, sa rispondere a una lettera.

BENVOLIO
No, intendo che rispondera` a chi lo sfida come deve rispondere chi e` sfidato.

MERCUZIO
Ma, ahime`, il povero Romeo e` bell'e` morto, trafitto dal nero occhio di
una bianca fanciulla, colpito in un orecchio da un canto d'amore, colto nel
mezzo del cuore dalla freccia del ragazzino cieco.  Ti pare che sia uomo da
battersi con Tebaldo!

BENVOLIO
Perche`? Cos'e` Tebaldo?

MERCUZIO
Peggio di una volpe, te lo dico io.  E` il piu` coraggioso dei maestri di
cerimonia.  Si batte come tu leggeresti una romanza in tempo, a distanza,
con ritmo: si ferma sulle minime, uno, due e al tre t'infilza.  E` il vero
macellaio vestito di seta, uno spadaccino, uno spadaccino.  Un gentiluomo
di primo rango, pronto alle cause di primo e second'ordine.  Ah! che
immortale spaccata! che stupenda cavata! che imbroccata!

BENVOLIO
Ma che dici?

MERCUZIO
Quello e` il cocco di certe vecchie blese e preziose che parlano in punta
di lingua. " Davvero, una bella lama, un uomo di gran linea, un gran bel
portamento!". Ma non ti pare uno strazio, caro nonno, che noi si abbia da
essere afflitti da questi zanzaroni, da questi bellimbusti, da questi
'pardon, oh pardon' che a forza di star impettiti nel loro bustino non
riescono a sedersi comodi sulla vecchia panca.  Oh, quei loro 'bon, bon'!

(Entra Romeo.)

BENVOLIO
Ecco Romeo, ecco Romeo.

MERCUZIO
Si`, ma ce n'e` mezzo solo, che` e` piu` secco d'un'aringa.  O carne,
carne, come ti sei seccata. Ora discorre come un Petrarca, ma per lui
Laura, in confronto a Rosalina, era una sguattera... aveva pero` un amante
che la sapeva rendere poetica...Didone, una cialtrona; Cleopatra, una
zingara; Elena ed Ero, due sgualdrinelle da strapazzo; Tisbe aveva gli
occhi grigi...  ma questo non c'entra.  Signor Romeo, Bonjour! ecco un
saluto francese in onore delle vostre brache francesi. Ce l'avete fatta
bella, ieri sera.

ROMEO
Buongiorno a tutt'e due. Che cosa v'ho fatto?

MERCUZIO
Ci avete piantati in asso, signore. Non capite?

ROMEO
Scusami, Mercuzio, ma era un affare urgente e in certi casi ci si puo`
anche permettere di dimenticare la cortesia.

MERCUZIO
Vuoi dire, insomma, che in un caso come il tuo si levano i tacchi.

ROMEO
Si`, per la riverenza.

MERCUZIO
L'hai rivoltata con molta abilita`!

ROMEO
...E cortesia!

MERCUZIO
Ma il fior fiore della cortesia sono io.

ROMEO
Un fiore cortese?

MERCUZIO
Certo.

ROMEO
Bene, allora il mio scarpino che e` fiorito dev'essee molto cortese.

MERCUZIO
Spiritoso. Continua questo scherzo finche` ti sarai consumato lo scarpino
e, quando la suola sara` rovinata, la tua facezia, pur essa logora,
rimarra` unica e sola.

ROMEO
Ma il tuo logoro gioco non ha suola e sta campato in aria perche` manca di
spirito.

MERCUZIO
Vieni a dividerci, buon Benvolio, che` lo spirito mi fa cilecca.

ROMEO
Sferza e sprona, sferza e sprona, se no grido vittoria!

MERCUZIO
No, a meno che si faccia il gioco dell'oca; sono certo che sei piu` oca tu
in uno solo dei tuoi sensi che io in tutti e cinque i miei.  M'avevi preso
a fare da oca!

ROMEO
Non saresti con me per altro se non per far da oca.

MERCUZIO
Ti becchero` un orecchio per questo scherzo.

ROMEO
No, buona oca, non mi beccare.

MERCUZIO
Il tuo spirito e` come una meluccia aspra. Una specie di salsa agrodolce.

ROMEO
E non ci sta bene a condire una cosi` dolce oca?

MERCUZIO
Ma questo spirito e` un tira e molla e, da stretto che era, diventa largo.

ROMEO
E io tiro per arrivare a quel 'largo'.  Se lo dici dell'oca dimostri di
essere un'oca grande e larga.

MERCUZIO
Bravo, cosi` va bene. Non e` meglio di quando gemevi per amore?  Ora sei
socievole, ora sei Romeo, ora sei quello che eri, fosse arte o natura.
Questo scemo d'amore e` come un povero stolto che corre affannato su e giu`
per nascondere il suo balocco in un buco.

BENVOLIO
Fermati, fermati!

MERCUZIO
Vuoi che mi fermi cosi`, contropelo?

BENVOLIO
Si`, perche` al tuo gioco e` venuta la barba.

MERCUZIO
No, ti sbagli. L'avrei finito da solo perche` ero arrivato al nocciolo e
non volevo rimanere piu` a lungo sull'argomento.

ROMEO
Ora si` che ci son notizie in vista!

(Entra la Nutrice con il suo servo Pietro.)

MERCUZIO
Una vela, una vela!

BENVOLIO
Due, due: una camicia e un camiciotto!

NUTRICE
Pietro!

PIETRO
Eccomi!

NUTRICE
Il mio ventaglio, Pietro.

MERCUZIO
Buon Pietro, daglielo perche` ci nasconda dietro il viso.  Dei due il
meglio e` il ventaglio.

NUTRICE
Buongiorno a voi, messeri.

MERCUZIO
Buonasera a voi, madonna bella.

NUTRICE
Perche` buonasera?

MERCUZIO
Perche` il dito della meridiana sta adesso sul mezzogiorno.

NUTRICE
Via, via, che razza d'uomo siete?

ROMEO
Un uomo, madonna, che Dio ha fatto cosi` per rovinarlo.

NUTRICE
Detto bene, parola d'onore, 'per rovinarlo'.  Messeri, nessuno di voi sa
dirmi dove potrei trovare il giovane Romeo?

ROMEO
Potrei dirvelo io, ma il giovane Romeo sara` piu` vecchio quando lo avrete
trovato di quanto lo sia adesso che lo cercate. Io sono il piu` giovane di
quanti portano quel nome in mancanza di meglio.

MERCUZIO
Si`, il peggio e` il meglio, dunque? Molto ben trovata, davvero.  E saggia,
e saggia.

NUTRICE
Se siete Romeo, messere, desidero parlarvi da solo.

BENVOLIO
Ora se lo invita a cena.

MERCUZIO
Una ruffiana, una ruffiana, una ruffiana. Ehi!

ROMEO
Cos'hai trovato?

MERCUZIO
Niente di gustoso, messere.  Nemmeno una lepre, a meno che sia una lepe,
messere, in un pasticcio di quaresima, val a dire magra e rancida prima
d'essere gustata.

(Canta.)

Vedo spuntar l'orecchia
d'una lepraccia vecchia;
ma e` roba da scuoiar
e non da cucinar.

Per bocche senza un dente,
buona e` la lepre rancida;
ma un giovane rovente
vuole solidita`.

Romeo, vieni da tuo padre? Noi vi andiamo a colazione.

ROMEO
Ora vengo.

MERCUZIO
Addio, vecchia signora, addio.

(Canta.)

Vecchia signora, addio, addio!

(Escono Mercuzio e Benvolio.)

NUTRICE
Finalmente, addio. Ma, messere, che razza d'impertinente e` quello? 
Proprio un briccone.

ROMEO
E` un gentiluomo, balia, cui piace ascoltarsi e che dice piu` parole
in un minuto di quante ne starebbe a sentire in un mese.

NUTRICE
Se osasse dire qualcosa contro di me ci penserei io a metterlo a posto,
fosse anche piu` forte di quanto lo siano lui e venti manigoldi simili a
lui; e se non ce la facessi, troverei io chi ce la farebbe per me.
Furfante d'un ragazzaccio! Non sono mica una delle sue sgualdrine o nemmeno
uno dei suoi compari.

(Rivolgendosi al suo servo Pietro.)

E tu stai li` impalato e lasci che un ragazzaccio faccia di me quello che
gli pare e piace?

PIETRO
Non ho veduto nessuno che facesse di voi quello che gli pareva e piaceva; e
se lo avessi veduto avrei subito preso la spada in mano, ve lo garantisco.
Sono svelto quanto un altro a tirar fuori l'arma se ho occasione di fare
una buona leticata e se vedo che sto dalla parte della ragione.

NUTRICE
Adesso Dio sa come fremo a essere stata trattata cosi`!  Furfante d'un
ragazzaccio!  Vi prego, messere, una parola: come vi ho detto, la mia
giovane signora m'ha mandato a cercare di voi, non diro` a nessuno quello
che m'ha detto di dirvi.  Ma prima lasciate vi dica che se volete, come si
suol dire, condurla nel paradiso dei matti, fareste proprio, come si suol
dire, una mala azione.  Vedete, se mentite a questa gentildonna fate
proprio una brutta cosa, come la fareste con qualunque altra gentildonna, e
da vigliacco perche` questa e` molto giovane.

ROMEO
Balia, raccomandami alla tua signora e padrona. Ti prometto.. .

NUTRICE
Avete buon cuore e le raccontero` tutto, davvero.  Oh, Signore, Signore,
come sara` felice!

ROMEO
Ma se non stai attenta a quello che dico che cosa le racconterai, balia?

NUTRICE
Le diro`, messere, che avete promesso perche`, secondo me, questo e` agire
da gentiluomo.

ROMEO
Dille che trovi il modo di venirsi a confessare nel pomeriggio, e cosi`,
nella cella di Frate Lorenzo, sara` assolta e maritata.  Questo e` pel tuo
disturbo.

NUTRICE
No, davvero, messere: non voglio un soldo.

ROMEO
Via, prendi.

(Le da` il denaro.)

NUTRICE
Oggi nel pomeriggio, messere?  Sta bene: ci sara`.

ROMEO
E tu, buona balia, aspetta dietro al muro del convento; entro un'ora ti
raggiungera` il mio servo e ti portera` una scaletta di corda che, nel
segreto della notte, mi condurra` al sommo della gioia.  Addio, sii fedele
e io ricompensero` le tue fatiche. Addio.  Raccomandami alla tua padrona.

NUTRICE
E adesso Dio che e` in cielo ti benedica. Sentite, messere.

ROMEO
Che dici, mia cara balia?

NUTRICE
Il vostro servo e` persona sicura?  Avete mai udito dire che quando due si
mettono d'accordo, il terzo va messo da parte?

ROMEO
Ti garantisco che il mio uomo e` sicuro come l'acciaio.

NUTRICE
Allora va bene, messere.  La mia padrona e` la creatura piu` dolce...Oh,
signore! quando era una piccola chiacchierina...Oh! c'e` un nobiluomo in
citta`, un certo Paride, che si batterebbe volentieri per lei; ma lei,
anima d'oro, preferirebbe vedere un rospo, un rospo, vi dico, che vedere
lui.  Alle volte la faccio arrabbiare e le dico che Paride e` il piu` bello
degli uomini; ma vi assicuro che quando glielo dico diventa piu` bianca del
cencio piu` bianco.  Dite un po': rosmarino e Romeo non cominciano tutt'e
due con la stessa lettera?

ROMEO
Si`, balia; ma che c'entra? Cominciano tutt'e due con una erre.

NUTRICE
Oh, che burlone! E` il nome del cane rabbioso. Erre e`...No, no, e`
un'altra lettera e Giulietta ha certi giochetti su voi e il rosmarino che
vi divertirete un mondo a starli a sentire.

ROMEO
Raccomandami a madonna.

NUTRICE
si`, si`, mille volte.

(Esce Romeo.)

Pietro!

PIETRO
Eccomi.

NUTRICE
Pietro, prendimi il ventaglio, presto, e va` avanti.

(Escono.)

                                 Scena Quinta

Nel giardino di Capuleto. Entra Giulietta.

GIULIETTA
Erano appena suonate le nove quando ho mandato la balia.  M'aveva promesso
di tornare subito; che non l'abbia trovato?  No, non puo` essere.  Ah, e`
zoppa!  Messi d'amore dovrebbero essere i pensieri che corrono dieci volte
piu` rapidi dei raggi del sole, quando questo fa dileguare le ombre dalle
nuvolose colline.  E` per questo che Venere e` trascinata da colombe in
volo e che Cupido, veloce come il vento, ha le ali.  Adesso il sole ha
raggiunto la piu` alta cima del suo quotidiano viaggio e, benche` dalle
nove a mezzogiorno ci siano tre lunghe ore, quella non e` ancora venuta.
Se avesse nel sangue le passioni e i bollori della gioventu` volerebbe come
una palla e le nostre parole la farebbero rimbalzare dal mio dolce amore a
me e da me a lui.  Ma questi vecchi fanno come se gia` fossero morti,
stecchiti e pesanti, lividi come il piombo.

(Entrano la Nutvice e Pietro.)

GIULIETTA
O Dio! Eccola!  O baliotta, che notizie mi porti?  L'hai incontrato?  Manda
via il tuo uomo.

NUTRICE
Pietro, aspettami al cancello.

(Esce Pietro.)

GIULIETTA
E adesso, buona dolce balia...  O Signore!  perche` hai un'aria cosi`
triste?  Anche se le notizie sono tristi, dimmele allegramente.  E se sono
buone non sciupare la musica di una lieta notizia cantandomela con un viso
tanto nero.

NUTRICE
Sono stanca, lasciatemi stare un momentino.  Ohi, ohi, come mi fanno male
le ossa!  Che corsa ho fatto!

GIULIETTA
Vorrei che tu avessi le mie ossa e io le tue notizie.  Su, vieni, ti prego,
parla, buona, buona balia, parla.

NUTRICE
Gesu`, che fretta avete!  non potete aspettare un momento?  Non vedete che
son senza fiato?

GIULIETTA
Come puoi non aver fiato se hai il fiato di dirmi che non hai piu` fiato?
Le scuse che trovi per questo indugio sono piu` lunghe del racconto che ti
scusi di non fare.  Insomma, le notizie sono buone o cattive?  Rispondi
almeno a questo.  Dimmi l'uno o l'altro e poi io aspettero` che tu ti
spieghi.  Dammi questa soddisfazione, buone o cattive?

NUTRICE
Va bene, ma come scelta non e` un gran che.  Non mi pare che ancora
sappiate scegliere un uomo.  Romeo!  no, lui no; benche` abbia un viso piu`
bello di chiunque altro, ha le gambe senza uguali; e quanto alle mani, ai
piedi, al corpo, benche` non se ne debba parlare, sono senza confronti.
Non e` un modello di cortesia, ma vi garantisco che e` garbato come un
agnellino.  Andate per la vostra strada, figliola; e servite Dio.  Ma che
dite?  Siete stata in casa a desinare?

GIULIETTA
No, no; ma tutto questo lo sapevo da me.  Che cosa dice del nostro
matrimonio?  Come si fa?

NUTRICE
O Signore!  come mi fa male la testa!  che cervello ho io!  mi picchia come
se andasse in frantumi.  E la mia schiena...  Ahi, la mia schiena, la mia
schiena!  Oh, avete il cuore malvagio a mandarmi in giro in cerca della
morte facendomi correre su e giu`.

GIULIETTA
Davvero, mi dispiace che tu non stia bene.  Buona, buona, buona balia,
dimmi, cosa pensa il mio amore?

NUTRICE
Il vostro amore dice, da quell'onesto e cortese e buono e bello e, ve lo
garantisco, gentiluomo che e`...  Dov'e` vostra madre?

GIULIETTA
Dov'e` mia madre?  e` in casa, dove vuoi che sia?  Che buffo modo di
ragionare: "Il vostro amore dice, da quell'onesto gentiluomo che e`, dov'e`
vostra madre?

NUTRICE
O Madonnina santa, quante furie!  Ma via, insomma, e` possibile?  E` questo
l'impiastro per le mie povere ossa?  Un'altra volta le vostre ambasciate
fatevele da voi.

GIULIETTA
Ma quante storie! Dunque, che cosa dice Romeo?

NUTRICE
Avete il permesso di andarvi a confessare oggi?

GIULIETTA
Si`.

NUTRICE
Allora correte alla cella di Frate Lorenzo; li` troverete il marito che vi
fara` moglie.  Guarda, guarda come vi va il sangue alla testa, civettaccia!
Se vado avanti vi faccio diventare di fuoco.  Dunque, via in chiesa; io
intanto devo andare in un posto a cercare una scala che ha da servire al
vostro amore per arrampicarsi, appena si fara` buio, al nido della sposina.
Io sono il facchino e fatico pel vostro piacere; ma fra poco, stanotte, il
peso lo sentirete voi.  Avanti, io vado a mangiare e voi andate subito alla
cella.

GIULIETTA
Corro verso la mia fortuna.  Buona balia, addio!

(Escono. )


                                 Scena Sesta

La cella di Frate Lorenzo. Entrano il Frate e Romeo.

FRATE LORENZO
Il cielo arrida a questo santo atto e l'avvenire non abbia a farcelo
scontare con il dolore.

ROMEO
Amen, amen!
Ma, per quanto grande fosse, il dolore non potrebbe equivalere mai alla
gioia che mi da` un minuto solo di quella presenza.  Congiungete con le
sacre parole le nostre mani e poi la morte che divora i cuori osi quello
che vuole: basta che io abbia potuto dire che ella e` mia.

FRATE LORENZO
Queste gioie violente hanno fini violente, e muoiono nel loro trionfo come
fuoco e polvere che si consumino nel bacio; il piu` dolce miele e` odioso
pel suo aroma e con il suo sapore distrugge l'appetito.  Moderati
nell'amore se vuoi amare a lungo.  Chi va troppo lesto arriva tardi quanto
chi va troppo adagio.

(Entra Giulietta.)

FRATE LORENZO
Ecco madonna.  Un piede cosi` leggero non consumera` mai questa soglia; il
vano piacere e` cosi` lieve che un innamorato potrebbe navigare senza
cadere sopra uno dei fili di ragnatela sospesi nell'incostante zeffiro
dell'estate.

GIULIETTA
Buonasera, padre.

FRATE LORENZO
Romeo ti ringraziera`, figliola per se` e per me.

GIULIETTA
Lo stesso dico io a lui perche` i suoi ringraziamenti non abbiano a essere
troppi.

ROMEO
Giulietta, se la tua gioia e` al colmo come e` la mia, certo tu saprai
intonare meglio di me l'inno alla nostra felicita`.

GIULIETTA
La fantasia, quando e` piu` ricca di fatti che di parole, puo` vantarsi
della sua sostanza piu` che del suo ornamento.  I poveri possono contare
tutto quello che posseggono; ma il mio amore e` giunto a tanta ricchezza
che oramai non riuscirei a calcolate nemmeno la meta` dei miei beni.

FRATE LORENZO
Venite, venite con me, faremo presto perche` non vi lascero` soli finche`
la Chiesa non avra` riunito due in uno.

(Escono.)


                                ATTO TERZO

                                Scena Prima

In una piazza. Entrano Mercuzio, Benvolio e i loro uomini.

BENVOLIO
Ti prego, Mercuzio, andiamo via.  Fa caldo, i Capuleti sono in giro e, se
li incontriamo, certo ci si azzuffa.  Con questo caldo il sangue bolle.

MERCUZIO
Sei come uno che entrando in un'osteria sbatta la spada sul tavolino e
dica: " Dio mi aiuti a non aver bisogno di te" e che dopo due bicchieri
infilzi l'oste che non aveva fatto nulla di male.

BENVOLIO
Io sarei cosi`?

MERCUZIO
Vai; vai, che quando sei in collera sei il cervello piu` focoso di quanti
ce ne siano in Italia, e sei pronto a entrare in collera quanto la collera
e` pronta a entrare in te.

BENVOLIO
E poi?

MERCUZIO
Se foste in due a essere cosi`, scomparireste presto perche` l'uno avrebbe
ammazzato l'altro.  Tu, vedi, leticheresti con uno solo perche` ha nella
barba un pelo di piu` o un pelo di meno di quanti ne hai tu; leticheresti
con uno che schiacciasse le nocciole pel solo fatto che tu hai gli occhi
color nocciola.  Nessun occhio, meglio del tuo, saprebbe scoprire
l'occasione d'una baruffa.  La tua testa e` piena di baruffe quanto un uovo
e` pieno di carne eppure a forza di far baruffe la tua testa s'e` vuotata
proprio come la coccia d'un uovo.  Hai attaccato briga con uno che aveva
tossito per la strada, perche` aveva svegliato il tuo cane che dormiva al
sole.  Non sei tu che hai bisticciato con un sarto perche` portava una
giubba nuova prima di Pasqua?  e con un altro che s'era legato le scarpe
nuove con dei nastri vecchi!  e adesso vuoi insegnare a me come si fa per
non leticare!

BENVOLIO
Se fossi bravo nel litigio come lo sei tu, chiunque potrebbe aver diritto
alla mia testa in cambio di un'ora e un quarto di vita.

MERCUZIO
Diritto alla testa! Che testa!

BENVOLIO
Oila`, ecco i Capuleti.

MERCUZIO
Ohibo`, non me ne importa niente. 

(Entra Tebaldo con i suoi uomini.)

TEBALDO
Statemi vicini perche` ho da parlare con questa gente.  Messeri, buonasera.
Devo dire una parola a uno di voi.

MERCUZIO
Solo una parola? Accoppiatela a qualcos'altro, di piu` tagliente.

TEBALDO
Sono abbastanza preparato anche a questo, messeri, se me ne date
l'occasione.

MERCUZIO
E l'occasione non potreste prendervela senza che vi fosse data?

TEBALDO
Mercuzio, sei d'accordo con Romeo...

MERCUZIO
Accordo!  Credi che si sia musici?  Se ci prendi per musici, bada che non
avrai che armonie disaccordi.  Ecco l'arco della mia viola, ecco quel che
ti fara` ballare!  Vedrete che accordi!

BENVOLIO
Si sta parlando in pubblico.  Andiamo dove non ci sia gente e ragioniamo
con calma delle nostre faccende, oppure separiamoci.  Qua tutti gli occhi
ci sono addosso.

MERCUZIO
Gli occhi sono fatti per guardare.  Lascia che guardino.  Io non mi
muovero` per far piacere a nessuno.

(Entra Romeo.)

TEBALDO
La pace sia con voi, messere. Ecco il mio uomo.

MERCUZIO
Ma io mi farei impiccare, messere, se foste il suo padrone.  Avanti, andate
sul luogo della battaglia ed egli vi seguira`.  Vossignoria potra` dire che
quello e` il suo uomo soltanto in questo senso.

TEBALDO
Romeo, l'odio che ti porto non mi offre un termine migliore: sei un vile.

ROMEO
Tebaldo, le ragioni stesse per cui ti voglio bene mi spiegano l'ira del tuo
saluto.  Non sono un vile e ti lascio, perche` vedo che non mi conosci.

TEBALDO
Questo non cancella la ingiurie che ho avute da te.  Vieni qua, e in
guardia!

ROMEO
Protesto, io non ti ho mai ingiuriaro e ti voglio piu` bene di quanto tu
non possa creder prima di conoscere la ragione del mio affetto; e cosi`,
buon Capuleti, poiche` il tuo nome mi e` caro quanto il mio, sii
soddisfatto.

MERCUZIO
Che pacata, disonorevole, melliflua sottomissione!  Questa lama la
cancellera`.  Tebaldo, spavento dei topi, vi smuovete, si o no?

(Sguaina la spada.)

TEBALDO
Che cosa vuoi da me?

MERCUZIO
O re dei gatti, io voglio prendenti una sola delle vostre nove vite per
toglierla di mezzo.  Secondo come vi comporterete dopo con me, la faremo
finita con le altre otto.  Volete prendere per l'elsa la vostra spada e
tirarla fuori dal fodero?  Fate presto, se no la mia vi fischiera` negli
orecchi prima che abbiate in mano la vostra.

TEBALDO
Eccomi a voi. 

(Sguaina la spada.)

ROMEO
Mercuzio caro, metti giu` l'arma.

MERCUZIO
Su, messere, la vostra famosa cavata. 

(Si battono.)

ROMEO
Fuori la spada, Benvolio.  Picchia sulle loro armi.  Messeri, per carita`,
astenetevi da questo oltraggio!  Tebaldo, Mercuzio, il Principe ha proibito
queste risse nelle strade di Verona.  Fermo, Tebaldo!  Mercuzio mio!

(Tebaldo colpisce Mercuzio passando sotto il braccio di Romeo, e scappa.)

MERCUZIO
Son ferito!  Accidenti alle vostre famiglie!  Sono spacciato.  E quello e`
andato via, e non ha nulla?

BENVOLIO
Ma come, sei ferito?

MERCUZIO
Si`, si`, un graffio, un graffio, ma tanto quanto basta.  Dov'e` il mio
paggio?  Va`, scemo, a chiamare un chirurgo.

(Esce il paggio.)

ROMEO
Coraggio.  La ferita non deve essere grave.

MERCUZIO
No, non e` profonda come un pozzo ne` grande come la porta del duomo; ma
basta, bastera`.  Cercate di me domani e mi troverete muto come un morto.
Per questo mondo, te lo garantisco, sono bell'e condito!  Accidenti a
tutt'e due le vostre famiglie!  Perdio, anche un cane, una talpa, un topo,
un gatto, possono graffiare un uomo a morte!  uno spaccone, un birbante, un
vigliacco, uno due tre, che si batte facendo i conti!  Ma per che diavolo
ti sei messo fra noi due?  Sono stato ferito proprio sotto il braccio tuo.

ROMEO
Credevo di fare pel meglio.

MERCUZIO
Aiutami a entrare in una casa, Benvolio, che` mi sento svenire.  Accidenti
alle vostre famiglie.  M'hanno dato in pasto ai vermi; l'ho avuta e per
davvero.  Le vostre famiglie!

(Escono Mercuzio e Benvolio.)

ROMEO
Questo gentiluomo, parente prossimo del Principe, amico mio fedele, e`
stato ferito a morte e ne ho colpa io; il mio nome e` macchiato dalle
calunnie di Tebaldo, di quel Tebaldo che da un'ora era mio cugino.  Soave
Giulietta, la tua bellezza ha fatto di me una femminuccia che non conosce
piu` il valore dell'acciaio.

(Torna Benvolio.)

BENVOLIO
Romeo, Romeo, il coraggioso Mercuzio e` morto!  Quell'anima generosa che in
modo cosi` prematuro ha disprezzato la terra e` salita fra le nuvole.

ROMEO
Questo giorno lega molti altri giorni al suo nero destino.
Da esso nasce il dolore al quale altri giorni dovranno porre termine.

(Torna Tebaldo.)

BENVOLIO
Ecco che torna il furibondo Tebaldo.

ROMEO
Vivo!  Trionfante!  e Mercuzio assassinato!  Volate in cielo, indulgenti
scrupoli, e lasciate che adesso io sia guidato soltanto dall'infocato
occhio dell'ira.  Tebaldo, Tebaldo, ritira l'insulto che m'hai fatto
dianzi.  L'anima di Mercuzio aleggia sulle nostre teste e aspetta che la
tua la raggiunga.  O tu, o io, o tutt'e due, dobbiamo andare con lui.

TEBALDO
Tu, maledetto ragazzo, che lo seguivi prima, lo seguirai anche adesso.

ROMEO
La decisione sta a questa. 

(Si battono. Tebaldo cade.)

BENVOLIO
Romeo, via, scappa!  La citta` e` in subbuglio, anche Tebaldo e` morto.
Non mi guardare cosi` sbalordito; se ti pigliano, il Principe ti condanna a
morte.  Dunque, fuggi, via!

ROMEO
La fortuna si fa gioco di me.

BENVOLIO
Ma perche` stai ancora qui?

(Esce Romeo. Entrano parecchi cittadini.)

PRIMO CITTADINO
Dov'e` scappato quello che ha ucciso Mercuzio?  Tebaldo, l'assassino, da
che parte e` scappato?

BENVOLIO
Tebaldo e` li`, per terra.

PRIMO CITTADINO
Su, messere, venite con me.  Nel nome del Principe vi ordino di obbedire.

(Entrano il principe, il vecchio Montecchio, Capuleto, le loro mogli e i 
loro seguiti. )

PRINCIPE
Dove sono i vili promotori di questa rissa?

BENVOLIO
Nobile Principe, posso rivelartene tutto il disgraziato corso.  Ecco,
ucciso dal giovane Romeo, colui che uccise il tuo coraggioso parente,
Mercuzio.

MADONNA CAPULETI
Tebaldo, nipote mio!  Figlio del fratello mio!  O Principe!  o nipote!  o
marito!  Il sangue sprizzato dal mio amato parente!  Principe, sii giusto e
per il nostro sangue versa sangue di Montecchi!  O nipote!  nipote!

PRINCIPE
Benvolio, chi ha acceso questa zuffa mortale?

BENVOLIO
Tebaldo, ucciso qui dalle mani di Romeo.  Romeo gli aveva parlato con
riguardo, lo aveva pregato di considerare la vanita` del litigio e di
ricordare il vostro biasimo; ma tutto questo, sebbene detto con cortesia,
con sguardo pacato e con le ginocchia umilmente piegate, non e` riuscito a
dar tregua al focoso umore di Tebaldo che, sordo a ogni parola di pace,
s'e` avventato con la lama al petto del prode Mercuzio.  Questi, non meno
infocato, rendeva colpo a colpo e con fiero disprezzo si difendeva dalla
morte e la respingeva a Tebaldo il quale destramente gliela rimandava.
Romeo gridava forte: "Fermi, amici! amici, separatevi!", e piu` presto che
con la parola, abbatteva con il braccio stesso le loro armi e si scagliava
fra loro.  Ma, passando sotto il braccio di Romeo, un subdolo colpo di
Tebaldo trafiggeva Mercuzio, e Tebaldo scappava ma per tornare poco dopo ad
avventarsi contro Romeo risoluto oramai alla vendetta.  I due si sono
battuti rapidi come fulmini, e prima che io abbia potuto separarli con la
mia spada il gran Tebaldo e` stato ucciso.  Appena l'ha visto cadere, Romeo
e` fuggito.  Se questa non e` la verita`, fate che Benvolio muoia.

MADONNA CAPULETI
E` un parente dei Montecchi, l'affetto lo fa mentire.  Non dice la verita`.
In venti si sono messi per colpire uno solo.  Ti scongiuro, Principe, sii
giusto.  Romeo ha assassinato Tebaldo, Romeo non puo` vivere.

PRINCIPE
Romeo ha ucciso chi ha ucciso Mercuzio.  Chi deve pagare, adesso, il prezzo
di quel caro sangue?

MONTECCHI
Non Romeo, Principe, perche` egli era l'amico di Mercuzio.  La sua colpa e`
di essersi sostituito alla legge, nel punire Tebaldo.

PRINCIPE
E per quest'offesa egli sara` subito esiliato.  Anch'io sono preso nel
groviglio degli odi vostri: per le vostre liti anche il sangue dei miei e`
stato versato, ma la pena con la quale io vi puniro` sara` tanto forte che
vi dovrete tutti pentire della perdita che m'avete inflitta.  Saro` sordo
alle difese e alle scuse.  Ne` lacrime ne` preghiere mi ripagheranno delle
vostre malefatte.  Non insistete.  Che Romeo se ne vada al piu` presto, o
e` giunta per lui l'ultima ora.  Portate via questo corpo in attesa della
nostra volonta`.  La pieta` e` omicida quando perdona chi ha ucciso.

(Escono.)

                                Scena Seconda 

Nel giardino di Capuleto. Entra Giulietta, sola.

GIULIETTA
Galoppate lesti, focosi destrieri, verso la dimora di Febo.  Un cocchiere
come Fetonte saprebbe spronarvi verso occidente e darci subito la nuvolosa
notte.  Presto, o notte, tu che proteggi l'amore, serra bene le tue
cortine, perche` si chiudano finalmente gli occhi del giorno e Romeo,
silenzioso e furtivo, possa correre fra queste braccia.  Gli amanti possono
compiere i loro riti alla sola luce della loro stessa bellezza.  Se l'amore
e` cieco, meglio si addice alla notte.  Vieni, austera notte, matrona
sobriamente vestita tutta di nero, e insegnami a perdere una sicura partita
nella quale sono in gioco due intatte giovinezze.  Avvolgi con il tuo nero
mantello l'indomabile sangue che pulsa nelle mie guance affinche` il timido
amore, divenuto audace, capisca che il pudore e` un atto di passione
fedele.  Presto, notte, presto, o Romeo, giorno della mia notte.  Sulle
piume delle tenebre tu giacerai piu` bianco della neve sulle ali d'un
corvo.  Vieni, dolce notte; vieni, amorosa e accigliata notte, dammi il mio
Romeo; e quando morira` prendilo e ritaglialo in tante stelline perche`
allora il cielo diverra` cosi` lucente che tutti s'innamoreranno della
notte e non adoreranno piu` lo sfacciato sole.  Ho comperato la dimora
d'amore, ma non la possiedo; e benche` io sia venduta, non sono ancora
goduta.  Questa giornata e` tediosa per me come una notte che precede una
festa puo` essere tediosa per un bimbo impaziente di rinnovare i suoi
vestitini.  Ecco la mia balia; certo ha notizie per me.

(Entra la Nutrice, recando una scaletta di corda.)

GIULIETTA
Basta che un labbro pronunci il nome di Romeo, perche` la sua eloquenza mi
sembri divina.  Sicche`, balia, che notizie mi dai?  Che ti porti dietro?
La scala che Romeo ti ha ordinato di prendere?

NUTRICE
Si`, si`, la scala. 

(Butta in terra la scaletta di corda.)

GIULIETTA
Ahime`!  che notizie porti?  perche` ti torci le mani cosi`?

NUTRICE
Ahi, ahi, e` morto, e` morto, e` morto.  Siamo rovinati, madonna, siamo
rovinati.  Che giornata!  Se n'e` andato, e` stato ucciso, e` morto.

GIULIETTA
Ma puo` il cielo essere tanto malvagio?

NUTRICE
Romeo puo` esserlo anche se non lo e` il cielo.  O Romeo, Romeo, chi
avrebbe mai potuto pensarlo?  Romeo!

GIULIETTA
Ma che diavolo sei tu per straziarmi cosi`?  Questa tortura e` infernale:
Romeo si e` ucciso?  Di` soltanto "si`" e questa nuda sillaba sara` piu`
velenosa dello sguardo d'un basilisco.  Se puoi dire di si` e se proprio
quegli occhi son chiusi cosi` che tu debba rispondermi si`, io non saro`
piu` io.  Se e` stato ucciso di` "si`"; se no, di` "no": queste due sillabe
decidano della mia gioia o del mio spasimo.

NUTRICE
Ho veduto la ferita, l'ho veduta con gli occhi miei, Dio mi sente?  qui,
sul suo maschio petto.  Un povero cadavere, un povero cadavere
insanguinato, livido come la cenere, tutto coperto di sangue, di grumi di
sangue: sono svenuta a vederlo.

GIULIETTA
Spezzati, cuore mio.  Sciagurato cuore, spezzati subito!  E voi, occhi, in
prigione per sempre, che` non dovrete vedere piu` la liberta`.  Misero
corpo mio, cedi alla terra, cessa ogni moto, e tu e Romeo unitevi dentro
un'unica e pesante bara.

NUTRICE
O Tebaldo, Tebaldo!  il migliore amico che io avessi!  Cortese Tebaldo!
Gentiluomo onorato!  perche` ho dovuto vivere tanto da vederti morto?

GiULIETTA
Ma che bufera e` questa fra opposti venti?  Romeo ucciso, e Tebaldo morto!
Il mio cugino piu` caro, il mio ancor piu` caro signore!  che le trombe
degli angeli suonino pel giudizio universale, perche` chi puo` vivere se
quei due sono spenti?

NUTRICE
Tebaldo e` morto e Romeo e` esiliato; Romeo, che lo ha ucciso, e` esiliato.

GIULIETTA
O Dio!  La mano di Romeo ha versato il sangue di Tebaldo?

NUTRICE
Si`, si`, maledetto giorno!  Si`.

GIULIETTA
O cuore di serpente dietro il volto d'un fiore!  Mai drago dimoro` in una
caverna cosi` bella!  Dolce tiranno!  Demonio angelico!  Corvo dalle penne
di colomba!  Agnello piu` vorace d'un lupo!  Spregevole sostanza dal divino
aspetto!  Preciso opposto di quello che sembra!  Santo dannato, farabutto
d'onore!  O natura, perche` hai preso all'inferno uno spirito diabolico da
chiudere nel paradiso di un cosi` soave sembiante?  Perche` mai fu cosi`
stupendamente legato un libro che conteneva una cosi` vile materia?  Quale
inganno dimorava in un cosi` splendido palazzo!

NUTRICE
Negli uomini non v'e` ne` fede ne` lealta` ne` onesta`.  Tutti malvagi,
tutti perversi, tutti spergiuri, tutti simulatori.  Ah, dov'e` il mio
servo?  Dammi un po' di acquavite.  Tanti dispiaceri, tanti dolori, tanti
strazi m'invecchiano.  Vergogna a Romeo!

GIULIETTA
Ti si gonfi la lingua per un augurio siffatto!  No; non era nato per la
vergogna.  La vergogna si vergognerebbe di fermarsi su quella fronte.
Quella fronte e` un trono dove l'onore potrebbe essere incoronato sovrano
dell'universa terra.  Come ho potuto imbestialire cosi` da rimproverarlo?

NUTRICE
Direste bene di chi ha ucciso vostro cugino?

GIULIETTA
Dovrei dir male di chi e` il mio sposo?  Ah, mio povero signore, qual
labbro sara` mai tenero pel tuo nome se io, che da tre ore sono tua moglie,
l'ho gia` vilipeso?  Ma perche`, codardo, hai ucciso il cugino mio?
Perche` quel codardo di mio cugino voleva uccidermi il marito.  Indietro,
sciocche lacrime, voi non siete che un tributo al dolore, ed e` un errore
versarle per la gioia.  Mio marito vive, mio marito che Tebaldo voleva
uccidere.  E Tebaldo, che voleva uccidere mio marito, e` morto.  Non m'ho
da consolare per questo?  E allora perche` piango?  Una parola peggiore
della morte di Tebaldo m'ha come assassinata.  Vorrei dimenticarla, ma essa
m'opprime la memoria come la colpa opprime la mente del peccatore. "Tebaldo
e` morto, e Romeo e` esiliato!".  "Esiliato", questa sola parola "esiliato"
vale la morte di mille Tebaldi.  La morte di Tebaldo, per se` sola, sarebbe
stata una pena bastante.  Se un dolore deve per forza legarsi a un altro
dolore perche` quando ha detto "Tebaldo e` morto" non ha anche detto "e tuo
padre" e "tua madre" o "tutt'e due sono morti", per farmi piangere?  E
invece di dare cosi` un seguito alla morte di Tebaldo, ha detto che "Romeo
e` esiliato".  A udire questa parola e` come se padre, madre, Tebaldo,
Romeo, Giulietta, fossero tutti assassinati, tutti morti.  "Romeo e`
esiliato".  Non v'e` ne` limite ne` misura ne` confine a tutta la morte che
e` in quella parola, e nessuna parola puo` suonare piu` funerea.  Dove sono
mio padre e mia madre, balia?

NUTRICE
Piangono e si disperano sul cadavere di Tebaldo.  Vuoi andare da loro?  ti
ci conduco io.

GIULIETTA
Essi lavano le sue ferite con le loro lacrime.  Ma le mie scorreranno per
l'esilio di Romeo, quando le loro si saranno asciugate.  Raccogli quella
scala.  Povere corde, siete state ingannate anche voi, come me, perche`
Romeo e` in esilio.  Egli aveva costruito con voi la sua strada fino al mio
letto, ma io moriro` vedova e vergine.  Vieni, scaletta mia; vieni, balia,
vado al mio letto di sposa, e la morte mi colga, non Romeo.

NUTRICE
Correte in camera vostra.  Trovero` io Romeo perche` venga a consolarvi.
So dov'e`.  Datemi retta: il vostro Romeo sara` qui stanotte.  Vado da lui;
e` nascosto nella cella di Lorenzo.

GIULIETTA
Oh, trovalo!  da ` quest'anello al mio fedel cavaliere, e digli di venire
qui a prendere l'ultimo saluto.

(Escono.)

                                  Scena Terza

La cella di Frate Lorenzo. Entra il frate con Romeo.

FRATE LORENZO
Romeo, vieni avanti; vieni avanti, uomo timoroso, la tristezza s'e`
innamorata del tuo sembiante e tu hai sposato la disgrazia.

ROMEO
Padre, che notizie avete?  Qual e` la volonta` del Principe?  Quale dolore,
che ancora mi sia ignoto, brama di fare conoscenza con me?

FRATE LORENZO
Sei anche troppo uso, figlio caro, a questi amari compagni.  Ti porto
notizie della sentenza del Principe.

ROMEO
Il giudizio del Principe in che cosa e` piu` mite del giudizio universale?

FRATE LORENZO
Le sue labbra hanno pronunciato una sentenza piu` mite: non la morte, ma
l'esilio.

ROMEO
L'esilio? Siate misericordioso, parlate di morte, l'esilio e` tanto piu`
terribile della morte.  Non parlate di esilio.

FRATE LORENZO
Sei esiliato da Verona.  Abbi pazienza, il mondo e` grande e largo.

ROMEO
Non c'e` vita fuori delle mura di Verona.  C'e` solo il purgatorio, la
tortura, l'inferno.  L'esilio da Verona e` l'esilio, e l'esilio dal mondo
e` la morte: invece di esiliato e` meglio dire morto.  A chiamare esilio la
morte mi tagli la testa con un'accetta dorata e sorridi al colpo che mi
uccide.

FRATE LORENZO
O peccato mortale!  o vile ingratitudine!  La tua colpa merita, per legge,
la morte; eppure il Principe, generoso, ti difende e, schivando la legge,
muta la nera parola morte nell'esilio.  Questa e` vera misericordia, e tu
non te ne avvedi.

ROMEO
E` tortura, non e` misericordia; il paradiso e` qua, dove vive Giulietta.
Ogni gatto, ogni cane, ogni topolino, ogni piu` indegna cosa che viva in
questo paradiso puo` guardarla, ma Romeo no.  V'e` piu` valore, piu` onore,
piu` cortesia nelle mosche che assalgono una carogna che in Romeo: esse
potrebbero coprire la bianca meraviglia della mano di Giulietta cara e
rubare un'immortale benedizione da quelle labbra che, anche in pura e
vestale modestia, ancora arrossiscono dei loro baci considerandoli un
peccato.  Ma Romeo non puo`, Romeo e` esiliato.  Le mosche possono
rimanere, ma io debbo fuggire.  Vi sono uomini liberi, ma io sono esiliato.
E adesso puoi ancora dire che l'esilio non e` morte?  Non hai un rapido
veleno, una lama ben aguzza, un mezzo d'uccidermi che sia meno laido
dell'esilio?  Esiliato!  O frate, i dannati, quando pronunciano questa
parola all'inferno, la accompagnano con urli laceranti.  Come puoi, tu, mio
padre spirituale, tu che mi assolvi dai peccati, avere il cuore di
straziarmi con una simile parola: esiliato?

FRATE LORENZO
Stolto e pazzo che sei, ascolta una parola sola.

ROMEO
Oh, parlerai ancora d'esilio.

FRATE LORENZO
Ti daro` una corazza che ti difenda da quella parola, il dolce latte
dell'avversita`, la filosofia, per confortarti benche` tu sia esiliato.

ROMEO
Di nuovo "esiliato" ?  Impicca la filosofia!  A meno che la filosofia possa
fare si` che Giulietta trasporti una citta` o annulli una sentenza del
Principe, essa non mi serve, non mi aiuta in nulla.  Non dirmi altro.

FRATE LORENZO
Vedo cosi` che i matti non hanno orecchi.

ROMEO
E come potrebbero averli se i saggi non hanno occhi?

FRATE LORENZO
Lasciami discutere con te della tua situazione.

ROMEO
Non parlare di cio` che non senti: se tu fossi giovane come me, se
Giulietta fosse il tuo amore, se tu l'avessi sposata da un'ora, se tu
avessi ammazzato Tebaldo, se tu amassi come amo io, se tu fossi cacciato in
esilio, solo allora potresti parlare, potresti strapparti i capelli e
buttarti per terra come faccio quasi per prendere gia` la misura della mia
tomba.

(Battono alla porta.)

FRATE LORENZO
Alzati, stanno picchiando: Romeo, nasconditi.

ROMEO
No, a meno che i sospiri del mio povero cuore mi nascondano loro, come una
nebbia, agli sguardi degli uomini.

(Battono.)

FRATE LORENZO
Senti come bussano! Chi e`?  Romeo, alzati.  Ti pigliano.  Aspettate!
Alzati.

(Battono.)

FRATE LORENZO
Corrl nel mio scrittoio.  Eccomi, eccomi.  Dio mio, che pazzia!  Vengo,
vengo!

(Battono.)

FRATE LORENZO
Chi bussa in questo modo?  Da dove venite?  Che cosa volete?

NUTRICE
Lasciatemi entrare e lo saprete.  Vengo da parte di madonna Giulietta.

FRATE LORENZO
Se e` cosi`, siate la benvenuta. 

(Entra la Nutrice.)

NUTRICE
O Santo frate, ditemi, santo frate, dov'e` il signore della mia signora?
Dov'e` Romeo?

FRATE LORENZO
Li`, per terra, ubriacato dalle sue stesse lacrime.

NUTRICE
Oh!  anche lui nello stato della mia padrona, proprio nel suo stato!  Che
amorosa simpatia!  Che pietosa condizione!  Anche lei s'e` buttata giu`
cosi`, fra lamenti e lacrime, fra lacrime e lamenti!  Altatevi, alzatevi,
alzatevi e siate un uomo.  Per amore di Giulietta, per amore di lei,
alzatevi in piedi.  Perche` dovete cadere in un cosi` profondo dolore?

ROMEO
Balia!

NUTRICE
Ah messere! Ah messere! Solo la morte e` la fine di tutto.

ROMEO
Parli di Giulietta?  Come sta?  Non mi crede un assassino impenitente ora
che ho macchiato l'infanzia della nostra gioia con un sangue che e` un po'
anche quello delle sue vene?  Dov'e`?  Come sta?  Che cosa dice del nostro
amore spezzato?

NUTRICE
Oh, non dice niente, messere, ma piange e piange; e ora si butta sul letto,
ora chiama Tebaldo, ora piange Romeo, poi si ributta giu`.

ROMEO
Come se quel nome l'avesse mortalmente colpita e l'avesse assassinata, come
la maledetta mano di chi porta quel nome ha assassinato il suo parente.
Dimmi, frate, dimmi in quale parte del mio corpo e` custodito il mio nome
esecrato!  Dimmelo, perche` io possa distruggerla.

(Fa per uccidersi, ma la Nutrice gli fa cadere l'arma di mano.)

FRATE LORENZO
Trattieni la mano, disperato.  Sei o non sei un uomo?  Il tuo aspetto grida
che lo sei, ma le tue lacrime sono di donna e i tuoi atti selvaggi sono di
una belva.  Nascosta femmina in sembiante maschile!  Informe animale!  Tu
mi hai sbalordito; sul mio sacro ordine posso dire che credevo tu avessi
migliori qualita` di queste!  Hai ucciso Tebaldo?  e vuoi uccidere anche te
stesso?  e solo perche` ti hai in odio, uccidere la donna che vive della
tua vita?  vuoi bestemmiare la tua nascita, il cielo e la terra?  Poiche`
nascita e cielo e terra sono tutt'e tre riuniti in te, vorresti perderli
d'un colpo e solo.  Via, via, tu fai vergogna al tuo volto, al tuo amore,
al tuo spirito.  Tu che sei ricco di tutto, sei diventato un usuraio che
niente piu` sa adoperare nel vero modo che abbellirebbe l'aspetto, l'amore,
lo spirito.  Il tuo nobile aspetto e` come una forma di cera che nulla
abbia a che fare con il valore dell'uomo; il tuo giuramento d'amore non e`
che un vile spergiuro se uccidi l'amore che avevi fatto voto di tenere
caro; il tuo spirito, ornamento all'aspetto e all'amore, sprecato nella
condotta di questo e di quello come la polvere nell'arma di un soldato
inesperto, e` bruciato dalla tua ignoranza e da te disperso con le stesse
armi della tua difesa.  Via, figliolo, alzati!  La tua Giulietta, pel cui
amore poc'anzi morivi, e` viva e puoi esserne felice.  Tebaldo voleva
ucciderti, ma tu lo hai ucciso, e anche per questo puoi essere felice; la
legge che ti minacciava di morte ti e` stata amica e ha mutato la morte in
esilio; puoi essere felice.  Un cumulo di benedizioni viene addosso a te,
la felicita` ti fa la corte con i suoi ornamenti piu` belli.  Ma tu, come
una ragazzaccia sgarbata e ritrosa, porti il broncio alla tua fortuna e al
tuo amore.  Bada, bada, perche` a essere cosi` chiami la sciagura.  Va`,
va` a trovare il tuo amore come avevi fissato, sali da lei e confortala; ma
bada di venir via prima che passi la ronda: se no, non potrai piu` uscire
per andare a Mantova dove rimarrai finche` troveremo il momento opportuno
per annunciare il tuo matrimonio, riconciliarti con i tuoi nemici,
supplicare il Principe di perdonarti e richiamarti a Verona con una gioia
milioni di volte maggiore del dolore con il quale sei partito.  Va` avanti,
balia.  Raccomandami alla tua signora e fa` in modo che tutti quelli di
casa sua vadano a letto presto, come del resto saranno disposti dalla pena
che li opprime.  Romeo ti seguira`.

NUTRICE
O signore, sarei potuta rimanere qui tutta notte ad ascoltare i vostri
buoni consigli.  Che lezione e` stata!  Mio signore, diro` alla mia signora
che verrete.

ROMEO
Si`, e di` alla mia dolcezza che si prepari a rimproverarmi. 

(La Nutrice si avvia, ma torna indietro.)

NUTRICE
Tenete, messere, l'anello che vi manda Giulietta.  Correte, fate presto,
che si fa molto tardi.

(Esce.)

ROMEO
Si`, adesso mi sento rivivere!

FRATE LORENZO
Va`, va`.  Buonanotte; e bada che oramai tutto dipende da questo: o
andartene prima che passi la ronda o travestirti e andartene all'alba per
Mantova.  Io trovero` chi di tanto in tanto ti verra` a dire se qua e`
successo qualcosa di buono per voi.  Dammi la mano.  E` tardi.  Addio.
Buonanotte.

ROMEO
Se una gioia piu` alta di tutte le gioie non mi chiamasse, sarebbe un gran
dolore lasciarti cosi`.  Addio.

(Escono.)


                                   Scena Quarta

 Nel palazzo di Capuleto. Entra il vecchio Capuleto con sua moglie e con 
Paride.

CAPULETO
La sventura e` stata cosi` improvvisa che non s'e` avuto il tempo di
interrogare la nostra figliola.  Ella voleva molto bene a suo cugino
Tebaldo; e anch'io.  Ma siamo nati per morire.  E` molto tardi, stasera
Giulietta non scendera`.  Se non fosse stato per rimanere in vostra
compagnia, sarei andato a riposare da un'ora.

PARIDE
In momenti di tanto dolore non v'e` tempo per l'amore.  Madonna,
buonanotte, ricordatemi a vostra figlia.

MADONNA CAPULETI
Lo faro`, e domattina presto sapro` la sua volonta`.  Stasera e` tutta
chiusa nella sua pena.

(Paride si avvia, ma Capuleto lo richiama.)

CAPULETO
Messere, io vi offro addirittura l'amore della mia creatura.  Io non dubito
che ella si lascera` guidare da me.  Signora, andate da lei prima di
coricarvi, ditele dell'amore di Paride e ditele, state bene attenta, che
mercoledi` venturo...  Ma, adagio, che giorno e` oggi?

PARIDE
Lunedi`, mio signore.

CAPULETO
Lunedi`, ah!  ah!  Gia`, mercoledi` e` troppo presto; facciamo giovedi`.
Ditele che giovedi` andra` sposa a questo nobile giovane.  Sarete pronta?
Vi piace questa fretta?  Faremo le cose fra noi, con un amico o due,
perche`, se facessimo festa, si potrebbe credere, dato che Tebaldo era
nostro parente, che non lo avessimo avuto molto caro.  Dunque, una mezza
dozzina d'amici, e basta.  Ma voi cosa ne dite di giovedi`?

PARIDE
Vorrei che quel giovedi` fosse domani.

CAPULETO
Va bene.  Adesso andate, e sia per giovedi`.  Andate da Giulietta, prima di
coricarvi, e preparatela, signora, a queste nozze.  Addio, signora.  Fate
luce in camera mia, ohe`!  E` tanto tanto tardi che fra poco si potra` dire
che e` presto.  Buonanotte.

(Escono.)


                                  Scena Quinta

Nel giardino di Capuleto. Romeo e Giulietta si affacciano al davanzale della
finestra.

GIULIETTA
Te ne vuoi gia` andare?  Non e` ancora giorno: era il canto d'un usignolo e
non d'un'allodola a ferirti il trepido orecchio.  Di notte l'usignolo canta
su quel melograno; credi a me, amore, era l'usignolo.

ROMEO
No, era l'allodola, foriera del giorno; non era l'usignolo.  Guarda, amore,
come quelle striscie laggiu` a oriente tagliano invidiose le nuvole.  Le
faci della notte si sono oramai consumate e in punta di piedi il giocondo
mattino s'e` levato sulle cime nebbiose delle montagne.  Devo andarmene e
vivere, o rimanere e morire.

GIULIETTA
Quella luce non e` la luce del giorno, lo so; e` una meteora irraggiata dal
sole perche` ti faccia da torcia e ti rischiari la strada che farai fino a
Mantova.  Rimani dunque, non devi andartene.

ROMEO
Lascia che mi prendano, lascia che m'uccidano: se tu vuoi che sia cosi`, io
ne sono contento.  E dico anch'io che quel lucore laggiu` non e` l'occhio
del mattino, ma un pallido riflesso del volto di Diana, e che quelle note
che risuonano tanto alte, sopra noi, nel firmamento, non sono
dell'allodola.  Ho piu` desiderio di rimanere che voglia d'andarmene.
Vieni morte, e sii la benvenuta!  Giulietta stessa vuole cosi`.  Va bene,
anima mia?  Discorriamo, non e` ancora giorno.

GIULIETTA
Si`, si`, e` giorno; corri via, vattene, subito!  E` l'allodola a cantare
cosi` stonata, sforzando aspre dissonanze e sgradevoli acuti.  Dicono che
l'allodola canti dolci melodie, ma questa e` amara perche` divide te da me;
dicono che l'allodola e il ripugnante rospo si sieno scambiati gli occhi;
adesso mi sembra che si sieno scambiate anche le voci poiche` e` questa
voce a staccarci, spauriti, l'una dalle braccia dell'altro, allontanando te
e ridestando il giorno.  Vattene, vattene!  c'e` sempre piu` luce.

ROMEO
Piu` e piu` luce e` nel cielo, piu` e piu` buio e` dentro di noi.

(Entra la Nutrice.)

NUTRICE
Madonna!

GIULIETTA
Balia!

NUTRICE
Madonna, viene vostra madre: e` giorno, state attenta.

GIULIETTA
Allora, finestra mia, fa` entrare la luce e uscire la vita.

ROMEO
Addio, addio! Un bacio e scendo. 

(Scende.)

GIULIETTA
Sei andato via cosi`?  Amore, signore, si`, marito e amico!  Devo avere tue
notizie in tutti i giorni dell'ora perche` in ogni minuto vi saranno oramai
tanti giorni.  Ma con questo conto avro` molti anni quando rivedro` il mio
Romeo!

ROMEO
Addio!  non perdero` un'occasione per farti giungere, amore, il mio saluto.

GIULIETTA
Credi che ci rivedremo mai?

ROMEO
Ne sono sicuro e tutte queste angosce saranno argomento di dolci discorsi
nei tempi che verranno.

GIULIETTA
O Dio!  ho nell'anima un triste presagio.  Ora che sei giu`, mi pare di
vederti come se tu fossi morto in fondo a una tomba.  Se l'occhio non
m'inganna, sei pallido.

ROMEO
Credi a me, amore, anch'io ti vedo cosi`.  Questa cruda pena si beve il
nostro sangue.  Addio!  Addio!

(Esce.)

GIULIETTA
O fortuna, fortuna!  Dicono che sei incostante.  Se e` vero, perche` vuoi
mutar corso alla vita di chi e` da tutti ritenuto fedele?  Sii incostante,
fortuna, perche` cosi` spero non terrai per te il mio Romeo e me lo
renderai presto.

MADONNA CAPULETI (da dentro)
Figliola, sei alzata?

GIULIETTA
Chi mi chiama?  E` mia madre!  non e` ancora a letto in questa tarda ora, o
e` gia` alzata a un'ora tanto mattutina?  Quale insolita ragione la conduce
qui?

(Entra Madonna Capuleti.)

MADONNA CAPULETI
Ma come stai, Giulietta?

GIULIETTA
Madonna, non sto bene.

MADONNA CAPULETI
Sempre piu` disperata per la morte di tuo cugino!  Credi che il torrente
delle tue lacrime lo faccia uscire dalla tomba?  E se cosi` fosse, come
faresti a farlo tornare in vita?  Basta, dunque: un dolore moderato e`
indizio di molto affetto, ma un dolore esagerato e` indizio di poco senno.

GIULIETTA
Lasciatemi piangere per tanto dolore.

MADONNA CAPULETI
Cosi` sentirai il dolore ma non avrai l'amico che tanto piangi.

GIULIETTA
Se sento tanto il dolore, posso solo piangere per sempre quell'amico.

MADONNA CAPULETI
Ma tu, figliola, non piangi tanto la sua morte quanto la vita del vile che
l'ha assassinato.

GIULIETTA
Chi e`il vile, madonna?

MADONNA CAPULETI
Il vile e` Romeo.

GIULIETTA (fra se`)
Fra un vile e lui corrono molte miglia.  Dio lo perdoni!  Io gli perdono,
con tutto il cuore, benche` non vi sia uomo che il cuore me lo strazi
quanto lui.

MADONNA CAPULETI
Tu piangi perche` l'assassino e` ancora vivo.

GIULIETTA
Si`, madonna, e queste mie mani non possono raggiungerlo.  Vorrei essere io
sola a vendicare la morte di mio cugino.

MADONNA CAPULETI
Avremo la vendetta, non dubitare; smetti di piangere.  Da uno che sta a
Mantova, dove s'e` rintanato quel vagabondo, gli faro` dare una buona dose
di veleno perche` vada presto a tener compagnia a Tebaldo.  E cosi`, spero,
sarai soddisfatta.

GIULIETTA
Davvero, e il mio povero cuore e` tanto turbato per quel mio parente che
non saro` soddisfatta di Romeo finche` non lo avro` veduto, morto.
Madonna, se trovate l'uomo, fate dosare da me il veleno cosi` che Romeo,
ricevendolo, possa dormire in pace.  Oh, come al mio cuore ripugna di
udirlo nominare senza poterlo raggiungere e vendicare cosi` l'affetto che
portavo a mio cugino sul corpo di colui che l'ha assassinato.

MADONNA CAPULETI
Tu trova i mezzi e io trovero` l'uomo.  Ma ora ho da darti notizie liete,
bimba mia.

GIULIETTA
Ben venga la gioia in tempi cosi` tristi...  Vi supplico, madonna, ditemi
di che cosa si tratta.

MADONNA CAPULETI
Dunque, dunque, hai un padre molto affettuoso che per farti dimenticare
questo dolore t'ha all'improvviso preparato un giorno di gioia che tu non
ti aspettavi e che io stessa non avevo cercato.

GIULIETTA
Che giorno sara` mai questo?

MADONNA CAPULETI
Ecco, figlia mia: giovedi` mattina presto, il galante e giovane nobiluomo
conte Paride avra` la gioia di farti, nella Chiesa di San Pietro, sua sposa
felice.

GIULIETTA
Ah no, per la Chiesa di San Pietro e per San Pietro stesso egli non fara`
di me la sua sposa felice.  Non capisco questa fretta.  Farmi sposare da
chi non e` ancora venuto a farmi la corte.  Vi prego, madonna dite al mio
signore e padre che non mi sposero` per ora e che quando mi sposero` sara`,
lo giuro, con Romeo, che voi sapete quanto io odi, piuttosto che con
Paride.  Ecco la notizia.

MADONNA CAPULETI
Ecco tuo padre; diglielo tu stessa e vedrai come la prendera`.

(Entrano Capuleto e la Nutrice.)

CAPULETO
Quando tramonta il sole, l'aria stilla guazza, ma pel tramonto del figlio
di mio fratello sono veri acquazzoni.  E tu sei una grondaia, figliola mia!
Con il tuo piccolo corpo vuoi imitare una barca, un mare, un vento: i tuoi
occhi, che chiamero` il mare, pompano e spruzzano lacrime; il tuo corpo e`
una barca che naviga su questi salati flutti; i venti sono i tuoi sospiri
che infuriando agitano i tuoi occhi e, se non si calmano subito, finiranno
per sballottare il tuo corpo sballottato dalla tempesta.  Ma voi, non le
avete ancora rivelato il mio progetto?

MADONNA CAPULETI
Gliel'ho rivelato, signor mio, ma non ne vuol sapere e vi ringrazia.
Questa stolterella finira` per sposarsi con la sua tomba.

CAPULETO
Adagio.  Lasciatemi capire, madonna, lasciatemi capire.  Come?  Non ne vuol
sapere?  Non ci ringrazia?  Non ne va orgogliosa?  Non si stima felice,
indegna com'e`, che noi si sia indotto un cosi` degno gentiluomo a essere
il suo sposo?

GIULIETTA
Orgogliosa no, ma soltanto riconoscente.  Non saro` mai orgogliosa per cio`
che odio, ma potro` essere riconoscente anche per un atto odioso che m'e`
fatto per amore.

CAPULETO
Ma come?  ma come?  che sofisticherie sono queste?  "Orgogliosa" e "non
orgogliosa", "riconoscente" e "non riconoscente".  Siete una donnina
impertinente, non v'e` ringraziamento che possa ringraziarmi ne` orgoglio
che possa inorgoglirmi.  Voi avete soltanto da preparare per giovedi` i
vostri bei piedini perche` vi conducano al fianco di Paride nella Chiesa di
San Pietro.  Se no, vi ci trascinero` io con una carretta come si fa con i
condannati.  Via, mulaccia restia!  Via, sgualdrinella!  Via, faccia di
cera!

MADONNA CAPULETI
Ma come?  siete diventato matto?

GIULIETTA
Pade mio, vi scongiuro in ginocchio di ascoltare con pazienza una sola
parola.

CAPULETO
Impiccati, sgualdrinella!  disobbediente!  Te la dico io una parola: va` in
chiesa giovedi`, o non mi guardare piu` in faccia.  Non parlare, non
replicare, non rispondere.  Mi prudono le mani.  Moglie mia, non ci
credevamo del tutto felici perche` Dio ci aveva dato solo questa creatura.
Ma ora vedo che questa e` una di troppo e che con lei abbiamo avuto la
maledizione.  Via, sgualdrina!

NUTRICE
O Dio del cielo, beneditela!  Siete molto da biasimare, mio signore, a
sgridarla cosi`.

CAPULETO
E perche`, madonna Saggezza?  Reggetevi la lingua, madonna Prudenza!
Andate a chiacchierare con le vostre comari, andate!

NUTRICE
Non e` un delitto quello che dico.

CAPULETO
Buonanotte, buonanotte.

NUTRICE
Non si puo` parlare?

CAPULETO
Chetatevi, sciocca borbottona.  Fate sfoggio della vostra saggezza fra le
conocchie delle vostre comari.  Qui se ne fa a meno.

MADONNA CAPULETI
Vi siete troppo riscaldato.

CAPULETO
Ostia benedetta!  E` da impazzire: di giorno, di notte, a tutte l'ore, in
tutte le stagioni e in tutti i tempi, durante ogni lavoro e ogni gioco, da
solo e in compagnia, il mio unico pensiero era di saperla maritata.  E
adesso che le avevo procurato un gentiluomo di alto lignaggio, ricco,
giovane, nobilmente educato, pieno, mi dicono, di onorevoli qualita` e
bello come piu` si puo` pensar bello un uomo, ecco questa sciagurata
sciocchina, questa bambola piagnucolosa respinge l'offerta della fortuna e
mi risponde "non mi sposo, non posso amare, sono troppo giovane, vi prego,
perdonatemi".  Ma se non vi sposerete non vi perdonero`.  Andate a
pascolare dove volete, a casa mia non ci starete piu`.  Meditate, pensate
bene, io non son solito a scherzare.  Giovedi` e` vicino; mettetevi una
mano sul cuore, riflettete.  Se siete mia, siete del mio amico.  E se non
volete esserlo. potete impiccarvi, mendicare, morire di fame per la strada.
Sull'anima mia vi giuro che non vi riconosco piu` per figlia.

(Esce.)

GIULIETTA
Non v'e` lassu`, fra le nuvole, una misericordia che veda fino in fondo al
mio dolore!  O dolce madre mia, non mi respingete: ritardate questo
matrimonio di un mese, di una settimana; e, se no, fate il mio letto di
sposa nel buio monumento dove giace Tebaldo.

MADONNA CAPULETI
E` inutile che tu parli.  Fa` come vuoi che io non ho altro da dirti.

(Esce.)

GIULIETTA
O Dio!  balia, come si puo` impedirlo?  mio marito e` sulla terra, ma la
mia fedelta` l'ho giurata al cielo.  Come puo` quella fedelta` tornare in
terra prima che mio marito me la renda dal cielo lasciando lui la terra?
Confortami, consigliami.  Ahime`, ahime`, come puo` il cielo tendere questi
inganni a un piccolo essere come me?  Che ne dici tu?  Non hai una parola
di conforto, balia?

NUTRICE
Romeo e` esiliato e scommetto quanto vuoi che non osera` mai tornare
indietro a reclamarti; e, se lo fara`, dovra` farlo di nascosto.  Dunque,
siccome le cose stanno come stanno, mi pare che la meglio sia sposare il
conte.  E` un magnifico gentiluomo!  Romeo e` un cencio in confronto a lui.
Un'aquila, madonna, non ha gli occhi verdi, rapidi e lucidi come li ha
Paride.  Maleditemi se non e` vero che voi potete essere felice di questa
seconda unione perche` e` migliore della prima.  Anche se cosi` non fosse,
il primo marito e` morto, o e` come se fosse morto, perche` e` vivo ma non
vi puo` servire.

GIULIETTA
Parli con il cuore?

NUTRICE
E con l'anima.  Malediteli tutt'e due se non e` vero.

GIULIETTA
Amen.

NUTRICE
Come?

GIULIETTA
Benissimo, mi hai confortata ottimamente.  Va` a dire alla mia signora che
essendo dispiaciuta a mio padre sono andata alla cella di Frate Lorenzo a
confessarmi e a prendere l'assoluzione.

NUTRICE
Ci vado.  Ecco una cosa fatta a dovere.

(Esce.)

GIULIETTA (guardando la Nutrice che s'allontana)
Vecchia maledetta!  Scellerata nemica!  E` maggior peccato volermi
spergiura o disprezzare il mio signore con la stessa lingua con cui
migliaia di volte essa lo canto` superiore a tutti?  Va`, consigliera.  Tu
e il mio cuore sarete d'ora in poi due cose separate.  Vado dal frate per
conoscere il suo rimedio: se tutto fallira`, avro` pur sempre la forza di
morire.

(Esce.)




                               ATTO QUARTO

 
                               Scena Prima

La cella di Frate Lorenzo. Entrano il Frate e il conte Paride.

FRATE LORENZO
Giovedi`, messere? Il tempo e` breve.

PARIDE
Mio padre Capuleto ha voluto cosi`.  E non ho intenzione di rallentare la
sua fretta.

FRATE LORENZO
Ma mi dite di non sapere l'opinione di madonna.  Questo procedere non e`
sincero e non mi piace.

PARIDE
Ella piange disperata la morte di Tebaldo e non ho potuto parlarle d'amore.
In una casa di lacrime Venere non ha sorrisi.  Suo padre teme che questo
smisurato dolore sia pericoloso e per frenare quel gran diluvio di lacrime
ha pensato d'affrettare il nostro matrimonio.  La mia presenza forse
allontanera` la pena che e` adesso tutta la sua compagnia.  Ecco la ragione
della fretta.

FRATE LORENZO (da parte)
E io vorrei non sapere la ragione per cui invece bisognerebbe andare piano.
Ecco madonna che viene alla mia cella.

(Entra Giulietta.)

PARIDE
Benvenuta, mia signora e mia sposa!

GIULIETTA
Cosi` sarebbe, messere, se potessi essere sposa.

PARIDE
Giovedi`, amore mio, lo potrete e lo sarete.

GIULIETTA
Quel che ha da essere, sara`.

FRATE LORENZO
La massima e` sicura.

PARIDE
Venite a confessarvi da questo padre?

GIULIETTA
Se vi rispondessi, mi confesserei a voi.

PARIDE
Non gli nascondete il vostro amore per me.

GIULIETTA
Confessero` a voi che amo lui.

PARIDE
E a lui che amate me, ne son sicuro.

GIULIETTA
Se cosi` facessi avrebbe piu` valore, perche` detto in vostra assenza, di
quanto ne avrebbe se lo dicessi davanti a voi.

PARIDE
Povera creatura, il tuo volto e` sfigurato dalle lacrime.

GIULIETTA
Le lacrime non possono vantarsene che` gia` da prima, senza la loro opera,
il mio era un povero viso.

PARIDE
Il torto che gli fanno le tue parole e` maggiore di quello che gli fanno le
tue lacrime.

GIULIETTA
La verita` non e` mai un'offesa, messere; e io ho parlato del volto mio.

PARIDE
Il volto e` mio, e tu lo hai offeso.

GIULIETTA
Puo` darsi, messere, perche` non appartiene a me.  Vi e` comoda quest'ora,
padre santo, o devo venire piu` tardi per la messa?

FRATE LORENZO
No, quest'ora mi sta bene, pensosa figliola.  Mio signore, devo restar solo
con madonna.

PARIDE
Dio mi guardi dal disturbare le sue preghiere!  Giulietta, giovedi` mattina
verro` di buon'ora a destarti.  Intanto eccoti questo santo bacio.  Addio.

(Esce.)

GIULIETTA
Chiudi la porta e poi vieni a piangere con me.  Non v'e` speranza, non v'e`
rimedio, non v'e` aiuto!

FRATE LORENZO
Giulietta, io so il tuo dolore.  Esso mi strazia oltre le mie forze.  So
che giovedi` dovrai andare sposa a costui e che nessuna ragione potra`
concederti un ritardo.

GIULIETTA
Padre, non mi dire che sai il mio dolore se non mi dici come posso
evitarlo.  Se il tuo senno puo` essermi d'aiuto dimmi almeno che la mia
risoluzione e` giusta e questo pugnale subito mi soccorrera`.  Dio ha unito
il mio cuore a quello di Romeo, tu le mie mani alle sue; e quest'arma
sapra` uccidermi prima che la mano che tu donasti a Romeo sia suggello di
un altro atto e che un iniquo tradimento unisca il mio cuore fedele a un
altro cuore.  Che la tua lunga esperienza mi dia subito un consiglio!  Se
no, questo coltello insanguinato sara` arbitro fra le mie sofferenze
estreme e me stessa, e decidera` cio` che l'autorita` dei tuoi anni e della
tua scienza non seppero concludere con onore.  Parla, non indugiare: se non
mi darai tu un rimedio io moriro`!

FRATE LORENZO
Aspetta, figliola.  Intravvedo una speranza, ma essa richiede un atto
disperato quanto quello che esso ti impedira` di compiere.  Se hai la
volonta` e la forza di ucciderti pur di non sposarti al conte Paride,
forse, per allontanare quest'onta, ti sottometterai a una prova che e`
molto simile alla morte.  Infatti, proprio per sfuggire la morte, tu
verresti a conoscerla.  Dimmi se osi, e ti daro` io il rimedio.

GIULIETTA
Piuttosto di farmi sposare Paride, ordinami di saltare giu` da questa
torre, o di camminare per una via infestata dai briganti; nascondimi in un
covo di serpenti o incatenami fra leoni ruggenti; rinchiudimi di notte in
un sepolcro sotto scricchiolanti ossa di morti, sotto putride membra e
teschi sganasciati o fammi entrare viva in una tomba appena scavata accanto
al cadavere.  A udire queste cose avrei tremato, ma adesso io le faro`
senza esitare pur di rimanere la sposa immacolata del mio dolce amore.

FRATE LORENZO
Calmati, dunque; va` a casa, sii lieta, acconsenti a sposare Paride.
Domani e` mercoledi; domani notte bada di restare sola, non permettere che
la nutrice dorma nella tua camera; quando sarai a letto bevi cio` che
contiene questa fiala; sentirai nelle vene un freddo sopore, il polso
cessera` di battere, nessun calore ne` respiro rivelera`, la tua vita; le
rose delle tue labbra e delle tue guance diventeranno pallide come la
cenere e le cortine dei tuoi occhi cadranno come se la morte avesse chiuso
la tua vita.  Ogni tuo membro, privato del suo agile comando, sara` duro e
freddo come morto; per quarantadue ore tu vivrai rigida e appatentemente
morta, e alla fine ti desterai come da un lieto sonno.  Quando, all'alba,
lo sposo verra` a destarti, ti trovera` inanimata: quindi, come qui e` uso,
ti porteranno, vestita dei tuoi abiti piu` belli, in una bara scoperta
sotto l'antica volta dove giacciono tutti i Capuleti.  Intanto, prima che
tu ti sia svegliata, Romeo avra` saputo dalle mie lettere del nostro
disegno e sara` venuto qui.  Lui e io osserveremo il tuo risveglio e nella
notte egli ti condurra` a Mantova.  Se nessun sciocco capriccio o nessun
timore di donna abbattera` il tuo coraggio nell'esecuzione di questo piano,
tu sarai libera dalla vergogna che ti minaccia.

GIULIETTA
Dammi, dammi!  Oh, non parlarmi di paura!

FRATE LORENZO
Ecco, prendi, sii risoluta e felice.  Mandero` di corsa un frate a Mantova
con le mie lettere pel tuo signore.

GIULIETTA
Amore, dammi l'aiuto della tua forza.  Addio, padre caro.

(Escono.)


                                Scena Seconda

Una sala nel palazzo di Capuleto. Entrano Capuleto, Madonna Capuleti, la 
Nutrice e due o tre servi.

CAPULETO
Va a invitare gli ospiti che ho segnato qui.

(Esce il primo servo.)

CAPULETO
E tu cercami venti cuochi provetti.

SECONDO SERVO
Li avrete tutti eccellenti, messere, perche` prima vedro` se si leccano le
dita.

CAPULETO
Come farai a vederlo?

SECONDO SERVO
Messere, il cuoco che non si lecca le dita e` un povero cuoco; e quindi i
cuochi che non si leccano le dita non fanno per me.

CAPULETO
Bravo, va`. 

(Esce il secondo servo.)

CAPULETO
Non saremo mai pronti.  Mia figlia e` andata da Frate Lorenzo?

NUTRICE
Si`.

CAPULETO
Speriamo che le giovi.  E` una ragazza stolta e ostinata.

(Entra Giulietta.)

NUTRICE
Guarda come torna allegra dalla sua confessione!

CAPULETO
Ecco la figliola piu` testarda di Verona!  Dove sei stata a gironzolare?

GIULIETTA
Sono stata dove ho imparato a pentirmi del peccato di disobbedire a voi e
ai vostri ordini.  Frate Lorenzo mi ha ingiunto di gittarmi ai vostri piedi
per ottenere il vostro perdono.  Perdonatemi, vi scongiuro!  Da oggi in poi
mi lascero` sempre guidare da voi.

(Si inginocchia.)

CAPULETO
Manda a chiamare il conte e narragli tutto.  Voglio che questo nodo si
stringa domani stesso.

GIULIETTA
Ho incontrato il giovane signore nella cella di Frate Lorenzo e gli ho
dato, senza riserve di modestia, l'amore che si meritava.

CAPULETO
Va bene, ne son contento.  Alzati.  Cosi` ha da essere.  Adesso voglio
parlare al conte.  Andate, vi ripeto, a trovarmelo.  Dio solo sa quanto
tutta la citta` sia riconoscente a questo santo frate.

GIULIETTA
Balia, volete scegliere con me, nella mia camera, gli ornamenti necessari
al mio vestito di domani?

MADONNA CAPULETI
No, no, giovedi`.  Ci sono ancora due giorni.

CAPULETO
Va`, balia, va` con lei...Andiamo in chiesa proprio domani. 

(Escono Giulietta e la Nutrice.)

MADONNA CAPULETI
Non faranno in tempo.  Gia` e` quasi notte.

CAPULETO
Macche`!  Ci pensero` io e tutto sara` a posto, te lo assicuro.  Va` da
Giulietta e aiutala tu ad adornarsi.  Stanotte non andro` a letto.
Lasciami solo.  Per una volta faro` io da padrona di casa.  Ehi?  Sono
andati via tutti?  Va bene, andro` io dal conte Paride a prepararlo per
domani.  Il mio cuore e` sollevato da quando quella pazzerella s'e`
rinsavita.

(Escono.)



                                  Scena Terza

La camera di Giulietta. Entrano Giulietta e la Nutrice.

GIULIETTA
Si`, questo velo va meglio; ma, balia mia, ti prego, lasciami sola
stanotte; devo pregare molto perche` il cielo mi sia benigno in questa
condizione difficile e piena di peccato.

(Entra Madonna Capuleti.)

MADONNA CAPULETI
Avete molto da fare?  Volete che vi aiuti?

GIULIETTA
No, madonna; abbiamo scelto tutto quello che mi si addice in un giorno come
domani.  Adesso, quindi, vi prego, lasciatemi sola, e permettete che la
balia vegli con voi che avrete, di certo, le mani cariche di lavoro per
questo improvviso avvenimento.

MADONNA CAPULETI
Buonanotte; va` a letto e riposati che` ne hai bisogno.

(Escono Madonna Capuleti e la Nutrice.)

GIULIETTA
Addio!  Il cielo sa quando ci rivedremo!  Una leggera angoscia mi corre per
le vene e quasi mi ghiaccia il calore della vita; le richiamero` per avere
un po' di conforto.  Balia!  Ma cosa ci farebbe qua?  Devo recitarla da
sola, questa mia lugubre scena.  Vieni, rimedio.  E se la pozione non
facesse effetto?  Dovrei sposarmi domattina?  No, no, questo me lo
impedira`.  Tu sta` qui.

(Posa un pugnale vicino a se`.)

GIULIETTA
O se fosse un veleno che il frate mi somministra per avermi morta e non
essere disonorato da questo matrimonio, dato che prima mi aveva sposata a
Romeo?  Lo temo, ma pure so che non puo` essere perche` e` provato ch'egli
e` un santo uomo.  E se, quando saro` nella tomba, mi svegliassi prima che
Romeo venisse a salvarmi?  Ecco il mio spavento!  Non rimarro` soffocata
sotto quella volta, nella cui fetida bocca non alita un filo d'aria sana, e
non moriro` asfissiata prima che venga il mio Romeo?  E se vivro`, non e`
probabile che l'orrendo pensiero della morte e della notte, unito al
terrore di quel sotterraneo, antico ripostiglio nel quale per molti secoii
sono state ammucchiate le ossa di tutti i miei antenati, dove il focoso
Tebaldo, appena spirato, sta imputridendo nel suo sudario, dove pare che in
certe ore della notte appaiano gli spiriti, ahime`, ahime`, non e`
probabile che risvegliandomi tanto presto, fra quei disgustosi odori e
quelle grida che paiono di mandragole divelte dalla terra e che farebbero
impazzire i vivi... non e` probabile, dunque, che smarrisca la ragione,
circondata come saro` da orrende paure?  e non mi mettero` allora a giocare
con le ossa dei miei avi?  e non strappero` il vile Tebaldo dal suo
sudario?  e in questa furia non mi spezzero` il cranio, come con una mazza,
con un osso di qualche mio gran parente?  Oh, guarda!  E` questo il
fantasma di mio cugino dietro a Romeo che lo ha infilzato con la punta
della spada...  Fermo!  Tebaldo, fermo!  Eccomi a te, Romeo!  Questo lo
bevo a te.

(Cade sul letto, fra le cortine.)


                                  Scena Quarta

Una sala del palazzo di Capuleto. Entrano Madonna Capuleti e la Nutrice.

MADONNA CAPULETI
Tieni queste chiavi, balia, e va` a prendere delle altre spezie.

NUTRICE
I pasticceri vogliono datteri e mele cotogne. 

(Entra Capuleto.)

CAPULETO
Avanti, muovetevi, muovetevi, muovetevi.  Il secondo gallo ha cantato,
mattutino e` suonato; sono le tre.  Pensa alle torte, cara Angelica, e non
badare alla spesa.

NUTRICE
Andate, andate, caro signor maggiordomo, andate a letto; ve la ricorderete
domani la veglia di stanotte, ve lo dico io.

CAPULETO
Neppur per idea; ho vegliato notti e notti per ragioni meno importanti e
non mi sono mai stancato.

MADONNA CAPULETI
Si`, una volta vegliavate per dar la caccia alle talpe ma ora ci bado io a
non farvi fare certe veglie.

(Escono Madonna Capuleti e la Nutrice.)

CAPULETO
Gelosa, gelosissima!

(Entrano tre o quattro servi con spiedi, legna e canestri.)

CAPULETO
Ehi, voi, che cosa portate?

PRIMO SERVO
Roba pel cuoco, messere; ma non so che cosa sia.

CAPULETO
Svelti, svelti!

(Esce il primo servo.)

CAPULETO
Tu, brav'uomo, va` a prender legna piu` secca.
Chiama Pietro; ti fara` vedere dov'e`.

SECONDO SERVO
Ho una testa io cosi` dura, messere, che la legna ce la trovo senza
disturbare Pietro.

(Esce.)

CAPULETO
Ostia!  Come parli bene, cucciolo mio.  Lo sapevo che la tua e` una testa
di legno.  E` giorno, per davvero!  E fra poco il conte verra`, e m'ha
detto che si sarebbe fatto accompagnare dalla musica.

(Musica da dentro.)

CAPULETO
Eccolo.  Balia!  Moglie!  Ohe`, balia, dico!

(Entra la Nutrice.)

CAPULETO
Va` a svegliare Giulietta, va` ad agghindarla; e intanto io faccio due
chiacchiere con Paride.  Fa` presto, fa` presto, lo sposo e` gia` venuto.
Fa` presto, dico!

(Escono.)


                                 Scena quinta

La camera di Giulietta. Entra la Nutrice.

NUTRICE
Padrona!  Ma, padrona!  Giulietta!  Dorme sodo per davvero.  Su, agnellino
mio!  Su, signora bella!  Via, dormigliona!  Su, amore, dico!  Madonna!
Tesoro mio!  Su, sposina!  Ma perche` non rispondete?  Non volete perdere
neppure un minuto di sonno?  Dormite adesso per tutta una settimana
perche`, ve lo dico io, domani notte il conte Paride vi lascera` dormire
molto poco.  Dio mi perdoni certe idee ma come dorme peso.  Eppure bisogna
che io la svegli.  Signora, signora, signora!  Badate: faccio venire il
conte Paride e se vi fate trovare a letto, non la passate liscia.  Non
volete?  Ma come, tutta vestita?  E con i vostri vestiti!  E addormentata
cosi`!  Bisogna proprio che vi svegli.  Madonna!  Madonna!  Ahime`, ahime`!
Aiuto!  Aiuto!  La mia signora e` morta!  Giorno maledetto quello in cui
sono nata!  Dell'acquavite, ehi!  Signore mio!  Signora!

(Entra Madonna Capuleti.)

MADONNA CAPULETI
Ma che sono questi urli?

NUTRICE
O giorno di pianto!

MADONNA CAPULETI
Ma cos'e` successo?

NUTRICE
Guardate, guardate!  O giorno d'orrore!

MADONNA CAPULETI
O povera me; povera me!  Creatura mia, mia sola vita, rivivi, guardami o
morro` con te.  Aiuto!  Aiuto!  Chiama aiuto!

(Entra Capuleto.)

CAPULETO
Per carita`, conducetemi Giulietta; il suo signore e` venuto.

NUTRICE
E` morta, e` deceduta, capite?  E` morta.  O che giornata!

MADONNA CAPULETI
Che giornata!  E` morta, e` morta, e` morta!

CAPULETO
Ma lasciatemela vedere!  Via!  Ahime`, e` fredda; il sangue le si e`
diacciato, le membra sono gia` irrigidite.  La vita e` ormai disgiunta da
queste labbra.  La morte le pesa sopra come una brinata fuor di stagione
sul piu` soave fiore di tutto il campo.

NUTRICE
O giorno di pianto!

MADONNA CAPULETI
O giorno di dolore!

CAPULETO
La morte prima me l'ha portata via, e adesso mi lega la lingua e non mi
lascia parlare.

(Entrano Frate Lorenzo e Paride con i musici.)

FRATE LORENZO
Andiamo.  La sposa e` pronta per andare in chiesa?

CAPULETO
Pronta per andarvi e per non tornare mai piu`.  Figlio mio, la morte t'ha
preso la sposa la notte prima delle nozze.  Guardala, distesa.  Era un
fiore e la morte te l'ha avvizzito.  E la morte il mio genero, e` la morte
il mio erede, che` mia figlia ha sposato la morte.  Moriro` anche io per
lasciarle tutto: vita, viveri, oramai tutto e` della morte!

PARIDE
Ho tanto atteso l'aurora di questo giorno, ed ecco che cosa la sua luce mi
rivela!

MADONNA CAPULETI
Maledetto, sciagurato, esecrabile giorno!  Il piu` triste giorno di quanti
mai ne vide il tempo nell'eterna fatica del suo peregrinare.  Una sola
creatura avevo, una povera e amorosa creatura, in cui gioire e per cui
godere, e la morte me l'ha tolta.

NUTRICE
O doloroso, doloroso giorno!  Un giorno di tanto pianto, un giorno di tanto
strazio mai l'avevo veduto!  O giorno!  o giorno!  o giorno!  odiosissimo
giorno!  Mai s'era veduto un giorno nero cosi`!

PARIDE
Tradito, divorziato, contrastato, disprezzato, assassinato!  Tu mi hai
tradito, morte, tu, crudele, crudele, mi hai schiantato!  O amore!  o vita!
non vita piu`, ma amore nella morte!

CAPULETO
Disprezzato, angosciato, odiato, torturato, ucciso!  Ore senza gioia,
perche` siete venute adesso ad assassinare, ad assassinare la nostra festa?
O bimba, o bimba mia!  anima mia, non bambina mia!  sei morta, morta!  La
mia bambina e` morta e con la mia bambina seppellisco ogni mia gioia!

FRATE LORENZO
Pace, pace.  Per carita`, non e` con la confusione che si rimedia alla
rovina.  Questa bella creatura era vostra ed era del cielo: adesso e` tutta
del cielo, ed e` meglio per lei.  Voi non avete potuto salvarla dalla morte
ma il cielo la mantiene in vita eterna.  Avete cercato di darle un maggior
bene, perche` il suo bene era il vostro paradiso; e adesso piangete perche`
e` salita sopra alle nuvole ed e` in alto quanto il cielo!  In questo amore
non sapete amare la vostra bambina se impazzite vedendola felice.  Chi vive
maritata a lungo non e` ben maritata, ma e` ben maritata chi muore maritata
da poco.  Asciugate le vostre lacrime, coprite questa bella salma con le
spesse ghirlande nuziali e, come e` uso, portatela alla chiesa avvolta
nella sua veste piu` adorna perche` se la natura innamorata ci induce a
piangere, le lacrime della natura sono motivo di gioia.

CAPULETO
Tutto cio che avevamo preparato per le nozze sia pronto pel nero funerale;
i nostri strumenti siano melanconiche campane; la nostra gaia festa nuziale
sia triste cerimonia di sepoltura; i nostri inni solenni siano meste
trenodie; i nostri fiori di sposa ricoprano una sepoltura e tutte le cose
si mutino nel loro contrario.

FRATE LORENZO
Messere, ritiratevi; e voi, madonna, seguitelo.  Andate, messer Paride.
Preparatevi tutti a seguire questa bella salma fino alla tomba.  La
sventura e` su noi, obbedite al cielo se non volete che il cielo vi
condanni.

(Escono Capuleto, Madonna Capuleti, Paride e Frate Lorenzo.  La Nutrice e
i musici cospargono Giulietta di fiori e tirano le cortine.)

PRIMO MUSICO
Perbacco, vedo che bisogna riporre i pifferi e andarcene.

NUTRICE
Brava e buona gente, riponete tutto, che` qua, come sapete, e` un caso di
pieta`.

(Esce.)

PRIMO MUSICO
Gia`, ma io dico che il caso si potrebbe migliorare.

(Entra Pietro.)

PIETRO
Musici, o musici, "son tutto gioia", "son tutto gioia"; se volete che viva
suonatemi "son tutto gioia".

PRIMO MUSICO
E perche` "son tutto gioia"? 

PIETRO
O musici, perche` il cuore mi suona "son tutto duolo" e cosi` voglio 
essere consolato da una nenia piu` allegra.

PRIMO MUSICO
Niente nenie: ora non e` il momento di suonare.

PIETRO
Allora non volete?

PRIMO MUSICO
No.

PIETRO
E allora ve lo suonero` io.

PRIMO MUSICO
Che cosa ci suonerete?

PIETRO
Soldi no, davvero.  Ma botte.  Vi daro` di menestrelli.

PRIMO MUSICO
E noi di servo.

PIETRO
E io vi mettero` sulla crapa la mia spatola di servo.  Non voglio capricci,
vi daro` il "re" e il "fa". Mi notate?

PRIMO MUSICO
E tu nota per noi; dandoci il "re" e il "fa".

SECONDO MUSICO
Riponi la tua spatola, ti prego, e tira fuori un po' di spirito.

PIETRO
Allora, poveri voi, se tiro fuori il mio spirito.  Riporro` la mia ferrea
spatola ma vi stuzzichero` con il mio ferreo spirito.  Rispondete da
uomini: "Quando il cuor ferito e` da cocente duol e dolorose nenie
opprimono la mente, d'argenteo suono il trillo..." Perche` "argenteo
suono"?  Perche` "d'argenteo suono il trillo"?  Che ne dici, Simon Cantino?

PRIMO MUSICO
Dico, messere, che la musica ha un suono d'argento.

PIETRO
Bravo, e tu, Ugo Ribeca?

SECONDO MUSICO
Dico che ha un suono d'argento perche` i musici suonano per l'argento.

PIETRO
Bravo anche tu!  E Giacomo dell'Anima che ne dice?

TERZO MUSICO
Dico che non so che cosa dire.

PIETRO
Vi chiedo scusa, siete cantanti e io parlero` per voi.  E` musica dal suono
d'argento perche` i musici non hanno oro per suonare.  Ecco che d'argenteo
suono il trillo... con lesto aiuto ci offre ristoro.

(Esce.)

PRIMO MUSICO
Che impiastro di servo e` quello!

SECONDO MUSICO
Impiccalo!  Andiamo di la`, aspettiamo i piagnoni e rimaniamo a cena.

(Escono.)


                                   ATTO QUINTO

                                   Scena Prima 

A Mantova, in strada. Entra Romeo. 
ROMEO
Se potessi credere nelle lusinghiere illusioni del sonno i miei sogni
sarebbero presagio di una prossima gioia; il cuore siede leggero e sovrano
sul suo trono; e` tutto il giorno che un insolito umore mi tiene sospeso in
lieti pensieri.  Ho sognato che era venuto il mio amore, che m'aveva
trovato morto, strano sogno dove un morto si permette di pensare!  Con i
suoi baci il mio amore aveva dato alle mie labbra un soffio di vita che
m'aveva risuscitato ed ero diventato imperatore.  Ah!  Come dev'esser dolce
possedere proprio l'amore se perfino il suo fantasma da` gia` tanta gioia!

(Entra Baldassarre, il servo di Romeo.)

ROMEO
Notizie da Veona!  Baldassarre, mi porti lettere del frate?  Che fa mia
moglie?  Sta bene mio padre?  Come sta la mia Giulietta?  E` questo che ti
torno a domandare, perche` niente andra` male se lei sta bene.

BALDASSARRE
Allora lei sta bene e nulla andra` male: il suo corpo dorme nel monumento
dei Capuleti, e la sua immortalita` vive con gli angeli.  L'ho veduta
deporre sotto la volta della sua famiglia e sono partito subito per
venirtelo a dire.  Scusate, messere, se vi do` notizie tanto brutte ma
questo era l'incarico che mi avevate affidato.

ROMEO
Che dici?  Stelle vi sfido!  Tu conosci la mia abitazione: portami carta e
inchiostro e cercami dei cavalli perche` stasera devo partire.

BALDASSARRE
Vi scongiuro, messere, calmatevi.  Il vostro aspetto stravolto mi fa temere
una sventura.

ROMEO
Taci.  Ti sei sbagliato.  Lasciami stare e fa` quello che t'ho ordinato.
Non hai lettere del frate per me?

BALDASSARRE
No, mio buon signore.

ROMEO
Vattene e trovami i cavalli, ti raggiungo subito. 

(Esce Baldassarre.)

ROMEO
Giulietta, stanotte ti saro` vicino.  Cerchiamone il mezzo.  O sciagura,
come sei pronta a entrare nella mente di un uomo disperato.  Ricordo uno
speziale che deve stare da queste parti.  Portava abiti laceri, aveva gli
occhi aggrondati e cercava erbe medicinali; era allampanato, la miseria lo
aveva consunto fino alle ossa, e nella sua squallida bottega teneva appesi
una tartaruga, un coccodrillo imbalsamato e altre pelli di brutti pesci; e
sopra ai suoi scaffali era ben allineata una raccoita di povere scatole
vuote, di cocci verdi, di vesciche e di semi ammuffiti, di resti di spago e
di vecchie pasticche rosa.  Vedendo tanta miseria dissi fra me che, se ci
fosse stato bisogno d'un veleno, la cui vendita a Mantova e` punita con la
morte, quel povero diavolo lo avrebbe procurato.  Quel pensiero precorse il
mio bisogno e quell'uomo bisognoso mi vendera` quello che voglio.  Se ben
rammento, questa e` la sua casa.  Ma e` festa e la bottega e` chiusa.  Ehi,
oh, speziale!

(Entra lo speziale.)

SPEZIALE
Chi grida?

ROMEO
Vieni qua, brav'uomo.  Vedo che sei povero; tieni, questi sono quaranta
ducati; dammi una boccetta di veleno; una roba lesta che si spanda per
tutte le vene e faccia subito cadere morto chi e` stanco della vita, e che
tolga il fiato dal corpo con la stessa violenza con cui la veloce polvere
infocata esce dalla bocca del cannone assassino.

SPEZIALE
Ho di queste droghe mortali ma la legge di Mantova punisce con la morte
chiunque le dispensi.

ROMEO
Hai paura di morire, tu, cosi` magro e cosi` misero?  Le tue guance son di
fame, gli occhi ti si spengono pel bisogno e l'oppressione, il disprezzo ti
sta alle spalle, il mondo non ti e` amico e neppure la legge.  Il mondo non
ha leggi per arricchirti; lascialo dunque, e per non essere povero prendi
questo.

SPEZIALE
E` la mia poverta`, non la mia volonta`, ad acconsentire.

ROMEO
Sta bene.  Pago la tua poverta`, non la tua volonta`.

SPEZIALE
Mettete questo nel liquido che volete, e bevetelo; anche se aveste la forza
di venti uomini esso la distruggerebbe subito.

ROMEO
Ecco il tuo oro, peggior veleno all'anima degli uomini; piu` assassino in
questo ripugnante mondo delle povere misture che tu non puoi vendere.  Io
ti vendo il veleno, tu non me ne hai venduto.  Addio: comperati da mangiare
e metti su` un po' di carne.  Vieni, aiuto e non veleno, vieni con me nella
tomba di Giulietta; e` li` che mi servirai.

(Escono.)


                                Scena Seconda

A Verona, nella cella di Frate Lorenzo. Entra Frate Giovanni.

FRATE GIOVANNI
Santo frate francescano! Salve, fratello!

(Entra Frate Lorenzo.)

FRATE LORENZO
Questa e` la voce di Frate Giovanni!  Bentornato da Mantova; dimmi che
cos'ha detto Romeo o, se ha scritto, dammi la sua lettera.

FRATE GIOVANNI
Andavo a cercare un fratello scalzo del nostro ordine perche` mi
accompagnasse; l'ho trovato qui, in citta`, che visitava gli infermi e le
guardie sanitarie, sospettando che si fosse stati tutt'e due in una casa
infestata dalla peste, ci hanno chiuso le porte e non ci hanno lasciati
uscire; e cosi` il mio viaggio e` stato interrotto.

FRATE LORENZO
E allora chi ha portato la mia lettera a Romeo?

FRATE GIOVANNI 
Non l'ho potuta mandare e te l'ho riportata perche` non c'era da trovare un
messo che non avesse paura dell'infezione.

FRATE LORENZO
O sciagura!  Sul mio Ordine ti giuro che la lettera non era di cortesia ma
piena di importanti incarichi e che l'averla trascurata puo` portare a
gravi pericoli.  Frate Giovanni, vammi a cercare un pie` di porco e
portamelo subito qui nella cella.

FRATE GIOVANNI 
Fratello, vado e te lo porto. 

(Esce.)

FRATE LORENZO
Adesso devo andare solo al monumento; fra tre ore si svegliera` la bella
Giulietta e mi maledira` perche` non ho avvertito Romeo di questi
avvenimenti; ma scrivero` di nuovo a Mantova e terro` lei nascosta nella
mia cella finche` non sara` arrivato Romeo; povera salma vivente, rinchiusa
nella tomba di un uomo morto.

(Esce.)


                                  Scena Terza 

ll camposanto dov'e` la tomba dei Capuleti. Entra Paride con il suo Paggio,
recando fiori e acque profumate.

PARIDE
Dammi la torcia, figliolo, e aspettami laggiu`; spengila perche` non vorrei
esser veduto.  Sdraiati sotto quei tassi, metti l'orecchio sulla terra e
bada a sentire tutti i passi che risuoneranno sul terreno smosso e
instabile per lo scavare delle fosse; se mai, fammi un fischio perche` io
sappia che qualcuno si avvicina.  Dammi codesti fiori.  Fa` come t'ho
detto.  Va`.

PAGGIO (fra se`)
Ho quasi paura a rimanere solo, qui in un cimitero; ma mi faro` coraggio.

(Si allontana.)

PARIDE 
Dolce fiore, cospargo di fiori il tuo letto di sposa; o sciagura!  Il tuo
baldacchino e` di polvere e di sassi, ma io lo bagnero` ogni notte con
questi aromi o, se occorrera`, con le mie lacrime, e celebrero` sempre le
tue esequie infiorando la tua tomba e piangendo.

(Il paggio fischia.)

PARIDE
Il ragazzo m'averte che qualcuno s'avvicina.  Di chi sara` il maledetto
passo che stanotte viene a interrompere il funebre rito del mio amore
fedele?  Con una torcia?  Come?  Per ora, notte, nascondimi.

(Si trae in disparte.  Entra Romeo con il suo servo Baldassarre, recando
una torcia, un piccone e un pie` di porco.)

ROMEO
Dammi il piccone e codesto ferro ritorto.  Tieni, prendi questa lettera.
Domattina presto consegnala al mio signore e padre.  Dammi il lume.  Ti
ordino sulla tua vita di rimanere discosto e di non interrompermi,
qualsiasi cosa tu oda o veda.  Quando scendero` in questo letto di morte,
sara` per contemplare il viso della mia donna e, soprattutto, per toglierle
dal dito un anello prezioso, un anello che devo adoperare in un modo che mi
e` caro: vattene, dunque, lesto; ma se tu, sospettoso, tornerai a spiare
quello che faro`, perdio, ti rompero` un osso dopo l'altro e spargero` le
tue membra per tutto questo affamato camposanto: il tempo e i miei desideri
sono feroci, molto piu` crudeli e inesorabili delle fameliche tigri e del
ruggente mare.

BALDASSARRE
Me ne vado, messere, e non vi disturbero`.

ROMEO 
Solo cosi` mi proverai la tua fedelta`.  Prendi questo; vivi e prospera.  E
addio, figliolo.

BALDASSARRE (fra se`)
Il suo sguardo mi spaventa e i suoi ordini mi fanno sospettare il peggio.
Io mi nascondero` da queste parti.

(Si mette in disparte.)

ROMEO 
Tu, odioso abisso, grembo di morte, saziato dal piu` dolce frutto della
terra, costringero` le tue putride fauci a spalancarsi e, per sfida, le
ingozzero` con la mia polpa.

(Apre la tomba.)

PARIDE (da parte)
Questo e` quel Montecchi, esiliato e superbo, che ha assassinato il cugino
del mio amore e che, cosi`, pare abbia fatto morire di pena quella bella
creatura.  Ecco che viene a recar vile offesa a questi cadaveri: glielo
impediro`.

(Viene avanti.)

PARIDE
Arresta la tua empia fatica, vile Montecchi!  Ti mostrero`, vigliacco
condannato, che la vendetta puo` vivere oltre la morte; obbedisci e vieni
con me, che` devi morire.

ROMEO
Devo morire e per questo sono venuto qua.  Sii umano, non tentare un
disperato.  Va` via, lasciami solo; pensa a questi morti, e abbine paura.
Ti scongiuto di non aumentare i miei peccati costringendomi all'ira.
Vattene!  Sul cielo, ti giuro che mi sei piu` caro di me stesso perche`
sono venuto qua armato proprio contro me stesso.  Non rimanere, va` via.
Vivi, e potrai dire che la misericordia di un pazzo ti ha ordinato di
fuggire.

PARIDE
Disdegno le tue ingiunzioni e ti considero, qua, il vile che sei.

ROMEO 
Vuoi provocarmi? Allora in guardia, ragazzo!

(Si battono.)

PAGGIO
O Dio! Si battono: vado a chiamare le guardie. 

(Esce.)

PARIDE (cedendo)
Ahi, son ferito!  Se sei pietoso, apri la tomba e distendimi vicino a
Giulietta.

(Muore.)

ROMEO
Certo, lo faro`.  Lascia che guardi questo volto: il parente di Mercuzio,
il nobile conte Paride!  Che m'aveva detto il mio servo mentre venivamo
verso Verona e la mia mente sconvolta non poteva dargli ascolto?  Mi pare
m'abbia detto che Paride doveva sposare Giulietta?  M'ha detto cosi`, o me
lo sono sognato?  O sono impazzito e udendo questo giovane nominare
Giulietta ho avuto questo pensiero?  Dammi la mano, tu, segnato accanto a
me nel libro della sventura!  Ti seppelliro` in una splendida tomba.  In
una tomba?  No!  In un faro, giovane vittima, perche` qui giace Giulietta e
la sua bellezza fa di questa tomba una sala da festa inondata di luce.
Morte, giaci costi`, sepolta da un uomo morto.

(Sdraia Paride nella tomba.)

ROMEO
Quanti uomini in punto di morte sono apparsi giulivi!  Chi li veglia chiama
questa allegria bagliore della morte, ma come posso chiamarlo bagliore?
Amore mio, sposa mia!  La morte che ha aspirato il tuo dolce fiato, nessun
potere ha avuto sulla tua bellezza: non ti ha conquistata.  La morte non ha
ancora issato su di te la sua pallida bandiera e l'insegna della tua
bellezza e` ancora vermiglia sulle tue labbra e sulle tue guance.  Tebaldo,
giaci costi` nel tuo lezuolo insanguinato?  Che cosa posso farti di piu`
gradito che uccidere, con la mano che spezzo` la tua gioventu`, quello che
fu il tuo nemico?  Perdonami, cugino!  Giulietta mia, perche` sei ancora
tanto bella?  Devo credere che la spettrale morte possa essere innamorata
di te e che ti custodisca qui, al buio, per farti la sua amante.  Per tema
di questo, rimango qui con te.  Non lascero` mai piu` la buia dotte di
questo palazzo: rimarro` qui dove i vermi sono le tue ancelle; qui trovero`
riposo e potro` scrollare da questo stanco corpo il giogo delle avverse
stelle.  Occhi, guardatela per l'ultima volta!  Braccia, godetevi il vostro
ultimo amplesso!  E voi, labbra, custodi del respiro, suggellate con un
bacio il vostro contratto senza fine con la padrona morte.  Vieni, amaro
tutore; vieni, disgustosa guida.  Tu, pilota disperato, scagliati subito
contro le rocce che manderanno in frantumi la tua stanca e afflitta barca.
Offro questo al mio amore!

(Beve.)

ROMEO
O fidato speziale!  Le tue droghe van leste.  Ecco, in un bacio, muoio.

(Muore. Entra, dall'altro lato del camposanto, Frate Lorenzo con una
lanterna, una leva e un badile.)

FRATE LORENZO
San Francesco, proteggimi!  Quante volte, stanotte, i miei vecchi piedi
hanno inciampato nelle tombe!  Chi sei?

BALDASSARRE
Un amico, che ti conosce bene.

FRATE LORENZO
Salute a voi!  Ditemi, che e` quella torcia che invano fa lume ai vermi e
ai ciechi teschi?  Se vedo bene, arde nel monumento dei Capuleti.

BALDASSARRE
Si`, buon padre.  E c'e` il mio padrone, che vi e` caro.

FRATE LORENZO
Chi e`?

BALDASSARRE
Romeo.

FRATE LORENZO
Da quanto tempo e` arrivato? 

BALDASSARRE
Da piu` di mezz'ora.

FRATE LORENZO
Accompagnami.

BALDASSARRE
Non oso, messere.  Il mio padrone crede che io me ne sia andato e ha
minacciato di uccidermi se fossi rimasto a guardare.

FRATE LORENZO
Aspettami allora.  Ci vado da solo.  Temo una grande sciagura.

BALDASSARRE
Mentre dormivo sotto questo tasso ho sognato che il mio padrone si era
battuto e che aveva ammazzato l'avversario.

FRATE LORENZO (andando avanti)
Romeo!  Ahime`, di chi e` il sangue che macchia questa soglia di pietra?
Perche` queste spade insanguinate, abbandonate in luogo di pace?

(Entra nella tomba.)

FRATE LORENZO
Romeo!  Com'e` pallido!  E chi altro?  Come, anche Paride!  E intriso di
sangue?  Atroce momento!  Atrocissimo caso!  Madonna si muove.

GIULIETTA (svegliandosi)
O padre, conforto mio!  Dov'e` il mio signore?  Ricordo bene dove dovevo
essere, e ci sono.  Ma dov'e` il mio Romeo?

(Si ode un rumore, da dentro.)

FRATE LORENZO
Che rumore e` questo?  Giulietta, esci da questo nido di morte e di
contagio.  Un ostacolo piu` forte di noi ha spezzato il nostro progetto.
Vieni, vieni via: tuo marito giace costi`, morto, sul tuo petto; e anche
Paride.  Vieni, ti affidero` a pie sorelle; non stare a discutere perche`
viene la guardia; vieni, andiamo; Giulietta mia, non oso restare piu` a
lungo.

GIULIETTA
Va`, va` via, io non vengo.

(Esce Frate Lorenzo.)

GIULIETTA
Che c'e`, una fiala, nella mano del mio fedele amore?  Il veleno e` stato
la sua fine.  Avaro!  L'hai bevuto tutto e non ne hai lasciata una sola
goccia che mi aiutasse!  Bacero` le tue labbra; forse v'e` ancora tanto
veleno che mi ristori e mi faccia morire.

(Lo bacia.)

GIULIETTA
Le tue labbra son calde.

PRIMA GUARDIA (da dentro)
Guidaci, ragazzo: da che parte si va?

GIULIETTA
Una voce?  Ho da far presto.  O pugnale benedetto!

(Afferra il pugnale di Romeo.)

GIULIETTA
Ecco il tuo fodero.

(Si ferisce.)

GIULIETTA
Questa sia la tua ruggine e la mia morte. 

(Cade sul corpo di Romeo e muore. Entrano le guardie con il paggio di
Paride.)

PAGGIO
Ecco, guardate la`, dove arde la torcia.

PRIMA GUARDIA
V'e` sangue in terra; cercate nel camposanto; andate e arrestate chi
trovate.

(Escono alcune guardie.)

PRIMA GUARDIA
Pietoso spettacolo!  Qui c'e` il conte assassinato, e Giulietta, sepolta
qui da due giorni, e` insanguinata, calda e appena morta.  Andate, ditelo
al Principe, correte dai Capuleti, destate i Montecchi, cercate altra
gente.

(Escono altre guardie.)

PRIMA GUARDIA
Vediamo il luogo dove giacciono questi sventurati ma non potremo scoprire
la vera ragione di queste sventure se non conosceremo le circostanze.

(Entra una guardia con Baldassarre.)

SECONDA GUARDIA
Ecco il servo di Romeo.  Lo abbiamo trovato all'ingresso del camposanto.

PRIMA GUARDIA
Tenetelo al sicuro, finche` non viene il Principe.

(Entra Frate Lorenzo, con un'altra guardia.)

TERZA GUARDIA
Ecco un frate che trema, sospira e piange.  Usciva dal camposanto con
questo piccone e questa vanga.

PRIMA GUARDIA
Trattenete anche il frate.  E` molto sospetto.

(Entra il Principe con il seguito.)

PRINCIPE
Per quale sventura dobbiamo abbandonare tanto presto il nostro riposo?

(Entrano Capuleto e Madonna Capuleti.)

CAPULETO
Che cos'e` che fa urlare tutti cosi`?

MADONNA CAPULETI
Per la strada la gente grida; chi urla "Romeo!", chi "Giulietta!", chi
"Paride!" e tutti corrono urlando verso questa cripta.

PRINCIPE
Che cos'e` lo spavento che mi fa trasalire? 

PRIMA GUARDIA
Principe, qui giace, assassinato, il conte Paride; e Romeo e` morto; e
Giulietta, che gia` era morta, e` appena uccisa.

PRINCIPE
Cercate, scovate e scoprite com'e` avvenuto questo orrendo massacro.

PRIMA GUARDIA
Qui c'e` un frate e il servo dell'ucciso Romeo.  Hanno gli strumenti
necessari ad aprire queste tombe.

CAPULETO
O cielo!  O moglie, guarda come sanguina la nostra figliola!  Questo
pugnale ha colpito male perche` il suo fodero e` vuoto, la`, addosso al
Montecchi, ed esso s'e` ficcato nel seno di mia figlia.

MADONNA CAPULETI
Ahime`!  Questo spettacolo di morte e` come una campana che convoca la mia
vecchiaia al suo sepolcro.

(Entra Montecchio.)

PRINCIPE
Vieni, Montecchio; se tu sei stato sollecito nel levarti, il tuo figliolo e
erede lo e` stato anche piu` nel cadere.

MONTECCHIO
Ahime`, la mia compagna, mia moglie e` spirata stanotte; il dolore per
l'esilio del nostro figliolo le ha fermato il cuore.  Quale nuova sciagura
attenta alla mia tarda eta`?

PRINCIPE
Vieni e guarda.

MONTECCHIO
O figliol mio senza creanza!  Che maniera e` questa di passare avanti a tuo
padre per raggiungere la tomba?

PRINCIPE
Fermate per un istante la violenza delle parole, e aspettate che si
chiarisca ogni dubbio, che se ne conosca il movente, il capo e la
provenienza; allora io stesso comandero` al vostro dolore e vi condurro`
magari alla morte.  Ma adesso fermatevi e lasciate che la sventura sia
schiava della pazienza.  Fate venire avanti i capi sospetti.

FRATE LORENZO
Io ne sono il maggiore, sebbene il piu` inabile, perche` il luogo e l'ora
mi fanno essere sospetto di questo crudele delitto; eccomi qua, condannato
e assolto, ad accusare e ad assolvere me stesso.

PRINCIPE
Allora dicci subito quello che sai.

FRATE LORENZO
Saro` breve perche` il mio povero fiato non e` lungo quanto un racconto
tedioso.  Romeo, che giace qui morto, era marito a Giulietta; e lei, che
vedete li`, morta, era la fedele moglie di Romeo: li ho sposati io; e il
giorno del loro matrimonio clandestino e` stato il funesto giorno di
Tebaldo, la cui immatura morte ha esiliato il novello sposo da Verona.
Giulietta piangeva Romeo, non Tebaldo.  Voi, per toglierle quella pena,
l'avete fidanzata e volevate sposarla, per forza, al conte Paride.  Allora
e` venuta da me e, tutta sconvolta, mi ha ordinato di trovare il mezzo di
liberarla da questo secondo matrimonio se non volevo che si uccidesse, li`,
nella mia stessa cella.  Con il soccorso della scienza le ho dato un
sonnifero che ha avuto l'effetto desiderato, dandole, cioe`, l'apparenza
della morte.  Intanto ho scritto a Romeo che, in questa orrenda notte,
venisse a toglierla dalla sua provvisoria tomba appena fosse cessato
l'effetto della pozione.  Ma il mio messo, Frate Giovanni, e` stato fermato
da un incidente e stanotte mi ha riportato la lettera.  E cosi`, da solo,
all'ora prefissa pel risveglio di Giulietta sono venuto a prenderla sotto
la volta del suo monumento, per custodirla segretamente nella mia cella
finche` non fossi riuscito a far tornare Romeo.  Ma quando sono arrivato,
pochi minuti prima del risveglio di Giulietta, ho trovato stesi per terra,
morti avanti tempo, il nobile Paride e il fedele Romeo.  Quando lei s'e`
svegliata l'ho pregata di seguirmi e di sopportare con pazienta la volonta`
del cielo; ma un rumore mi ha spaventato e mi ha fatto uscire dalla tomba
che essa, troppo disperata, non voleva abbandonare.  Adesso, come vedo, ha
fatto violenza contro se stessa.  Ecco quanto io so; anche la Nutrice sa
del matrimonio: ma se v'e` qualcosa di cui io sia colpevole, lasciate che
la mia vecchia vita sia sacrificata qualche ora prima del suo tempo dal
rigore della legge piu` severa.

PRINCIPE
Noi ti abbiamo sempre considerato un sant'uomo.  Dov'e` il servo di Romeo?
Che cosa dice?

BALDASSARRE
Ho portato al mio padrone la notizia della morte di Giulietta ed egli, di
volo, e` corso da Mantova a qui.  Mi ha ordinato di dare questa lettera a
suo padre e, entrando nella tomba, m'ha minacciato di morte se non me ne
fossi andato e non lo avessi lasciato qui solo.

PRINCIPE
Dammi la lettera.  Voglio vederla.  Dov'e` il paggio del conte, quello che
ha avvertito la guardia?  Ragazzo, che cosa faceva il tuo padrone?

PAGGIO
Era venuto a cospargere di fiori la tomba di madonna Giulietta e m'aveva
ordinato di stare discosto.  Cosi` ho fatto.  Poco dopo e` venuto un uomo
con un lume e ha aperto il sepolcro.  Il mio padrone gli si e` fatto vicino
e lo ha sfidato; allora sono scappato a chiamare la guardia.

PRINCIPE 
Questa lettera conferma le parole del frate, il corso del loro amore e le
notizie della morte di lei.  Romeo scrive che ha comperato il veleno da un
povero speziale e che se l'e` portato in questa tomba per berlo qui e per
morire vicino a Giulietta.  Dove sono questi nemici?  Capuleto!
Montecchio!  Guardate quale punizione colpisce il vostro odio.  Il cielo
trova il mezzo di uccidere la vostra gioia con l'amore e io, per troppa
indulgenza verso la vostra discordia, ho perso due parenti.  Siamo puniti
tutti.

CAPULETO
Fratello Montecchio, stringi questa mano.  In questa stretta e` la dote di
mia figlia, che` io non ho piu` niente da chiedere.

MONTECCHIO
Ma io posso darti di piu`: le erigero` una statua d'oro puro perche`, fino
a quando durera` Verona, nessun'altra memoria sia tenuta in tanto pregio
quanto la leale e fedele Giulietta.

CAPULETO
In veste altrettanto ricca Romeo giacera` vicino alla sua sposa; povere
vittime dell'odio nostro.

PRINCIPE
Questa mattina ci reca una buia pace, e il sole, in segno di lutto, non si
affaccera`.  Alcuni saranno perdonati, altri puniti.  Mai una storia e`
stata di tanto dolore quanto questa di Giulietta e del suo Romeo.

(Escono.)







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