<B>L'Italiano che parliamo</B>
Prefazione  di Guglielmo Cinque
<I>Contributi di:</I>
F. Casadei,
G. Fiorentino,
V. Samek-Lodovici

<B>PREFAZIONE</B>


Se ognuno di noi  in grado di dire con una certa sicurezza se una particolare sequenza di parole  una frase possibile della sua lingua, se pu avere un certo significato, se pu essere detta con una certa intonazione, ecc., non  tuttavia in grado di dire nulla di attendibile sulle caratteristiche del comportamento linguistico proprio o degli altri parlanti (ad esempio, se usa di pi l'indicativo o il congiuntivo, o se, in generale, vengono usate pi frasi subordinate quando si scrive o quando si parla).

Questo secondo tipo di dati lo si pu solo ricavare da un esame (statistico) della effettiva produzione dei parlanti.

Possiamo avere delle "impressioni" (qualche volta, magari, delle convinzioni) su come, ad esempio, la gente usa il congiuntivo (cos come possiamo avere delle impressioni su come la gente si comporta quando sa di essere osservata rispetto a quando crede di non esserlo). Ma nessuno ci garantisce che siano impressioni corrette.
Cos  per le differenze tra il parlato e lo scritto.
L'unico modo di procedere  quello di confrontare le due diverse produzioni.

I contributi di questo volumetto, sulla scia dei precedenti lavori di Rosanna Sornicola, Gaetano Berruto e Miriam Voghera, affrontano il tema del parlato, tentandone una caratterizzazione, rispetto alla produzione scritta.

Lo studio di Federica Casadei, che si incentra sulla grammatica delle forme idiomatiche, confrontando la produzione orale e scritta arriva alla conclusione che queste non mostrano affatto una maggiore flessibilit nel parlato, come forse saremmo portati ad attenderci.

Contrariamente a molti studi sintattici sull'argomento, che le caratterizzano come unit inanalizzabili al loro interno, le forme idiomatiche mostrano una alta composizionalit e autonomia sintattica e semantica delle parti, ma questa non  una peculiarit della produzione orale. Semmai,  lo scritto che utilizza pi sistematicamente tale composizionalit.

Lo studio di Giuliana Fiorentino contribuisce a sfatare  un'altra convinzione radicata (ed erronea), cio, che l'uso della subordinazione sia caratteristica pi dello scritto che del parlato.
Confrontando, infatti, la produzione scritta con quella del parlato sorvegliato, ma non formale, della lezione, osserva che il corpus parlato mostra un grado di subordinazione pi alto di quello di molta produzione scritta.

Il terzo studio, di Vieri Samek-Lodovici,  dei tre quello pi formale. Qui, piuttosto che un confronto tra produzione orale e scritta, si analizza un fenomeno tipico del parlato, la focalizzazione, o contrasto esplicito o implicito di un elemento rispetto ad altri, per tentarne una caratterizzazione precisa all'interno del quadro grammaticale generativo. L'autore individua una specifica posizione strutturale per la focalizzazione all'interno della frase, mostrando come questa possa contribuire ad una migliore comprensione dell'effetto di definitezza dei soggetti posposti e dell'estrazione dei sintagmi interrogativi in italiano.

Lungi dall'essere pertinenti alla sola analisi del parlato, i lavori qui raccolti rappresentano contributi da cui anche gli studi di teoria grammaticale possono trarre interessanti spunti di riflessione.

<I>Guglielmo Cinque</I>


	
Flessibilit lessico-sintattica e produttivit semantica delle espressioni idiomatiche: un'indagine sull'italiano parlato
<I>Federica Casadei </I>
<I>(III Universit di Roma)</I>
<I>Perdo sempre la tramontana</I>
<I>l'ho perduta e la perder</I>
(Antoine, Festival di Sanremo 1968)

<B>1.	 FISSIT E FLESSIBILIT DELLE ESPRESSIONI IDIOMATICHE</B>
Negli studi sulle espressioni idiomatiche (d'ora in poi: e.i.) la fissit lessicale e sintattica  assunta accanto alla non composizionalit semantica come tratto definitorio di queste locuzioni1. Molte e.i. infatti non consentono sostituzione sinonimica dei lessemi componenti e resistono a varie trasformazioni sintattiche: <I>tirare le cuoia</I> non ammette, pena la perdita del senso idiomatico, n sostituzione di componenti (*<I>tirare la pelle</I>) n operazioni, possibili per frasi libere di analoga struttura, come modificazione del determinante (*<I>Mario ha tirato delle cuoia</I>), passivizzazione (*<I>Le cuoia sono state tirate da Mario</I>), relativizzazione (*<I>Le cuoia che Mario ha tirato erano vecchie</I>). 
D'altra parte le e.i. non si comportano tutte allo stesso modo rispetto alle possibili modificazioni. Alcune ammettono varie modifiche, e trasformazioni inaccettabili per un'e.i. non lo sono per altre: ad esempio sono accettabili varianti come <I>togliere</I>/<I>levare</I>/<I>mozzare</I> <I>il fiato</I> o<I> abbandonare</I> <I>l'abito</I>/<I>la tonaca</I>/<I>il saio</I>, modificazioni del determinante<I> </I>come<I> avere</I> <I>un</I>/<I>qualche</I>/<I>molti</I> <I>santo</I>/<I>i in paradiso</I>, passivi come<I> il ghiaccio  stato rotto</I>.
Sono state avanzate varie ipotesi per spiegare la fissit lessico-sintattica e le idiosincrasie trasformazionali delle e.i. Studi di ambito generativista (v. specie Fraser [1970]) hanno sostenuto che, poich <I>per definizione</I> nessun componente di un'e.i. conserva in essa un peso semantico autonomo, risulteranno bloccate le modifiche che implicano autonomia semantica dei componenti interessati (topicalizzazioni, <I>cleft sentences</I>, relativizzazioni, modificazioni aggettivali)2.  Nelle parole di Chafe (1968)

we cannot inflect parts of the literalization of this idiom [=<I> kick the bucket</I>], for those parts are not present at the semantic stage where sentences are generated. (...) For the same reason we cannot modify a <I>nonexistent </I>"bucket" with an adjective (p.122, c.vo mio).

Tali modifiche "definitoriamente impossibili" sono per attestate e giudicate accettabili dai parlanti (v. McCawley, 1971; Michiels, 1977; Grciano, 1983; Reagan, 1987); spesso anzi, in casi come <I>togliersi un GROSSO peso dalla coscienza</I> o <I>prendere TRE piccioni con una fava</I>, sembrano rafforzare la lettura idiomatica anzich indebolirla o distruggerla (v. Ernst, 1980). Esse attestano la presenza e l'attivazione, accanto al complessivo significato idiomatico, dei valori semantici dei singoli componenti dell'e.i., il significato dei quali non  azzerato dall'alto grado di convenzionalit e coesione interna della locuzione. Ci mostra che le e.i. non si comportano semanticamente come un tutto e che sono a un qualche grado semanticamente analizzabili, donde la tesi della decomponibilit semantica delle e.i. avanzata fra i linguisti da Nunberg (1978) e Ruwet (1983) (v. anche Wasow, Sag & Nunberg, 1983) e sviluppata in ambito psicolinguistico da Gibbs e collaboratori (Gibbs, 1980, 1985, 1986; Gibbs & Gonzales, 1985; Mueller & Gibbs, 1987; Gibbs & Nayak, 1989; Gibbs, Nayak & Cutting, 1989) e da Cacciari (Cacciari & Tabossi, 1988; Cacciari, 1989; Cacciari & Glucksberg, 1991).
Nonostante l'indubbia validit della tesi, resta poco chiaro in essa il nesso tra analizzabilit semantica e flessibilit lessico-sintattica. L'ipotesi di Gibbs che flessibilit lessicale e produttivit sintattica di un'e.i. dipendano direttamente dal suo grado di analizzabilit semantica (cio: tanto pi un'e.i.  semanticamente decomponibile tanto pi mantiene il significato idiomatico in una gran variet di forme), risulta infatti carente3. 
Altri studi hanno sottolineato il ruolo di altri fattori sulla flessibilit lessico-sintattica di un'e.i., come la sua et (Cutler, 1982) o la sua frequenza e familiarit (Schweigert, 1986; Schweigert & Moates; 1988; Schraw et al., 1988), e soprattutto il ruolo di fattori pragmatici. Cacciari & Glucksberg (1991) sostengono infatti che la produttivit lessico-sintattica di un'e.i. dipende non solo dalla semantica della locuzione ma dalla funzione per cui tale semantica  modificata dal parlante per assolvere certe finalit comunicative; dunque una modifica di un'e.i.  accettabile se ne produce una comprensibile differenza di interpretazione, cio se risulta significativa sia semanticamente che per gli scopi del discorso. Su questa base Cacciari e Glucksberg distinguono tra (i) produttivit semantica, data dall'uso da parte del parlante di operazioni lessicali e sintattiche per creare nuovi sensi di un'e.i. contestualmente motivati, e (ii) produttivit di discorso, dovuta al fatto che una volta introdotta un'e.i. nel discorso la semantica dei suoi elementi pu essere base di ulteriori elaborazioni e scambi fra parlanti.
Le ipotesi sul nesso tra aspetti lessico-sintattici e semantici delle e.i. non sono mai state verificate per l'italiano n, in generale, su campioni significativi di testi reali4. Obiettivo di questo lavoro  un'analisi del comportamento delle e.i. nel concreto dell'uso linguistico, per vedere a quali variazioni lessicali e sintattiche siano soggette, e una prima verifica delle ipotesi avanzate per spiegarne le peculiarit lessico-sintattiche. L'ipotesi che guida l'indagine  che la tesi dell'inanalizzabilit semantica delle e.i. sia inadeguata, e sia valida quella che correla la flessibilit delle e.i. a fattori semantici e pragmatici.


<B>2. 	ANALISI DI UN CORPUS DI ESPRESSIONI IDIOMATICHE</B>
<B>2.1	 IL CORPUS  </B>
Il campione di testi usato per l'indagine  un sottoinsieme del corpus del Lessico di frequenza dell'Italiano Parlato (LIP)5. La scelta di usare testi di parlato  collegata all'ipotesi che nel parlato possano essere pi frequenti e libere le variazioni delle e.i., e al fatto che solo nel parlato  possibile individuare esempi della produttivit di discorso di Cacciari e Glucksberg. In una prima fase ho considerato 28 testi romani (42.538 parole) rappresentativi delle categorie testuali considerate dal LIP6; a questi ho aggiunto 11 testi fiorentini, 12 milanesi e 11 napoletani, soprattutto unidirezionali (49.885 parole). Il campione complessivo  quindi costituito da 62 testi per un totale di 92.423 parole7. Dallo spoglio del campione ho individuato 400 occorrenze di e.i., riconducibili a 302 espressioni. Sono per lo pi e.i. presenti nei dizionari generali e nei repertori di modi di dire <I>(abbassare la testa, mettere le mani avanti, toccare con mano);</I> alcune non compaiono in dizionari e repertori, ma fanno senz'altro parte dell'uso comune <I>(farsi un culo cos, mettere qcs. nell'armadio della roba vecchia)</I>. A queste ho aggiunto alcune locuzioni senza sovrappi semantico ma fortemente convenzionali <I>(darsi da fare</I>, <I>assumersi oneri e onori di)</I> e alcune metafore convenzionali di tipo "X  un/una Y" <I>(essere il frutto di, essere il nocciolo di).</I> Sono presenti nel corpus alcune espressioni, che discuter in seguito, che nella forma in cui occorrono nei testi sono da ritenere creazioni dei singoli parlanti.
<B>2.2	VARIANTI LESSICALI E VARIABILIT SINONIMICA</B>
Il maggior problema che si pone a ogni lavoro che comporti la registrazione di un corpus di e.i.  dato dalla variabilit della forma di citazione delle espressioni. Da un lato le e.i. possono comparire nell'uso in una "veste lessicale" diversa da quella standard (<I>battere SUL marciapiede</I> anzich <I>IL marciapiede</I>); d'altra parte non  sempre agevole stabilire qual  la forma standard rispetto a cui valutare le variazioni, sia perch spesso le fonti lessicografiche non concordano nella forma di citazione di un'e.i. sia, soprattutto, perch comunque molte e.i. ammettono varianti di citazione, costituite, oltre che da oscillazioni semplici come <I>allevare la</I>/<I>una serpe in seno</I> o <I>alzare la vela</I>/<I>le vele</I>, da sinonimie e varianti quali <I>ammainare</I>/<I>calare le vele</I>, <I>portare</I>/<I>condurre la nave</I>/<I>la barca in porto</I>, <I>avere qualcosa che pesa sulla coscienza</I>/<I>un peso sulla coscienza</I>. 
Nelle e.i. registrate ho distinto tre tipi di variazioni, lungo una scala di originalit che va dalle varianti pi convenzionali a quelle idiosincratiche e del tutto inedite:

(A) <I>varianti di citazione</I>, cio forme diverse in cui un'e.i. pu essere attestata e che non costituiscono modifiche significative dell'e.i. da parte del parlante. Sono per lo pi varianti del verbo, aspettuali o di sinonimia stretta, quali (indico in maiuscolo la forma trovata, seguita da quella "di citazione"):

<I>RIMETTERE</I>/<I>mettere in campo</I>
<I>RIPRENDERE</I>/<I>prendere piede</I>
<I>DIMOSTRARSI</I>/<I>essere</I> <I>all'altezza</I>
<I>TROVARSI</I>/<I>essere</I> <I>d'accordo</I>
<I>STARE</I>/<I>essere</I> <I>scolpito nella memoria</I>
<I>PORRE</I>/m<I>ettere</I> <I>in primo piano</I>
<I>INSISTERE</I>/<I>battere</I> <I>sul tasto.
</I>
Raramente sono varianti di componenti nominali: il solo caso trovato <I> dare UNA BOTTA</I>/<I>un colpo</I> <I>al cerchio e uno alla botte</I>; si hanno poi varianti del determinativo (<I>avere I</I>/dei <I>santi in paradiso</I>) e della preposizione: 

<I>andare in mezzo ALLA</I>/<I>a una</I> <I>strada</I> 
<I>battere SUL</I>/<I>il marciapiede</I> 
<I>passare NELLA</I>/<I>per la testa</I>
<I>essere A/ punto e daccapo;</I>
(B) <I>varianti d'uso</I>, cio introdotte in modo pi originale dal parlante. Varianti sinonimiche di questo tipo sono poco usate, i due soli casi registrati sono:

<I>IMBROCCARE</I>/<I>prendere</I>/<I>imboccare</I> <I>una strada Agg</I>
<I>PROPORRE</I>/<I>dare voce a chi non ne ha.
</I>
Si possono considerare varianti d'uso i cambi di numero di N:

<I>chiudersi L'ORECCHIO</I>/<I>le orecchie</I> 
<I>dare GLI ESEMPI</I>/<I>l'esempio</I>
<I>lasciarsi sfuggire DI MANI</I>/<I>di mano</I> <I>i ribelli,
</I>
e un caso di intensificazione come <I>essere d'accordissimo</I>.
Bench gli studi sulla flessibilit lessicale delle e.i. si siano concentrati soprattutto sulla sostituzione sinonimica, questa appare poco usata; ci conferma l'idea di Cacciari & Glucksberg (1991: 223) che le simple and unmotivated synonym substitutions, al contrario di altre modifiche, non assolvono particolari funzioni comunicative e non sono semanticamente produttive;

(C) <I>riformulazioni</I>, cio manipolazioni non solo sinonimiche che danno luogo a un senso nuovo o a un uso inedito dell'e.i.; alcuni ess., a vario grado di originalit, sono i seguenti (le glosse sono ricavate dal contesto):

(1) <I>  sentire la campana di qcn.</I>
(2) <I>  scivolare su un andazzo Agg.</I>
(3) <I>  non dire confidenza</I> ("non dare confidenza")
(4) <I>  presentarsi con un libro dei sogni</I> ("proporre qcs. irrealizzabile")
(5) <I>  tirarsi avanti da solo</I> ("fare tutto con i propri mezzi")
(6) <I>  cadere la faccia per terra a qcn</I>. ("vergognarsi")
(7) <I>  fare perdere la poesia</I> ("spoetizzare, demoralizzare")
(8) <I>  sorgere in capo a qcn.</I> ("venire in mente, concepire")
(9)   ?<I>fare la bella</I>
(10) ?<I>fare viaggiare.
</I>
Queste espressioni sono esempi di <I>creazione</I> occasionale di e.i., meno originale in casi come (1), (5) e (8) che rappresentano manipolazioni semplici di e.i. esistenti (rispettivamente <I>sentire tutte</I> (<I>e due</I>) <I>le campane</I>, <I>tirare avanti, venire in mente</I>), pi  originale in casi come (2), (3) e soprattutto (6) che costituiscono probabilmente sincretismi di altre e.i.8, e originale fino al limite dell'indecifrabilit in (11) e (12)9. Questa creazione di nuovi modi di dire a partire da e.i. in uso  in effetti contraddittoria, dato che l'idiomatico si definisce anche per essere convenzionale e fissato nell'uso; sicch queste espressioni, propriamente, non andrebbero neanche dette "idiomatiche". Il fatto che siano possibili indica per che l'uso dell'idiomatico nel discorso non si limita alla ripetizione della forma standard di locuzioni codificate, e che  soprattutto l'adeguatezza e la comprensibilit nello specifico contesto a rendere possibile l'elaborazione di varianti o di forme del tutto inedite.

<B>2.3	FLESSIBILIT SINTATTICA E PRODUTTIVIT SEMANTICA</B>
Al contrario delle sostituzioni sinonimiche le modificazioni sintattiche si rivelano frequenti; le principali sono raggruppabili nei nove casi presentati nel seguito. 

(A) <I>Anteposizione del PP.</I>  discussa da Fraser (1970) in relazione a PP che siano componenti idiomatici; ho trovato per solo ess. di anteposizione di PP non idiomatico quali:

<I>con le quali tu non vai d'accordo</I> (da <I>andare d'accordo CON</I>)
<I>non ne potete fare a meno</I> (da <I>fare a meno DI</I>)
<I>al quale fa pendant</I> (da <I>fare pendant A</I>).

(B) <I>Modificazione del tempo/modo del verbo.</I>  una modifica ritenuta sempre possibile per le e.i. (v. Vietri, 1990) e che per Cacciari & Glucksberg (1990)  semanticamente produttiva. Delle 400 occorrenze di e.i. individuate, 333 presentano variazioni del tempo e modo verbale; le altre 67 hanno il verbo all'infinito specie in dipendenza da perifrasi con <I>potere, dovere</I> e sim.; l'unico caso di nominalizzazione  <I>devastata dall'avere alle spalle</I>.

(C) <I>Modificazione della reggenza.</I> Indico cos i casi in cui l'e.i.  usata con una reggenza o una struttura di PP diversa da quella standard (indicata nel seguito fra parentesi tonde):

(1)<I> essere all'altezza</I> <I>PER</I> <I>(di/)</I> 
	[non siamo pi noi all'altezza per dare delle risposte alla gente]

(2)<I> mettere alla prova  (</I>qcn./qcs.) 
	[una serie di strutture pubbliche che... mettono alla prova penso alla sanit 		penso alla scuola] 

(3)<I> andare a letto</I> <I>LOC</I> (con qcn.) 
	[le coppie moderne... quelli che si sposano dopo tre mesi 'n sanno pi 'ndo 		vanno a letto se uno va di qua l'altro va di l]

(4)<I> avere un sesto senso</I> <I>DI () </I>
	[i pazienti... che hanno sempre un sesto senso di preoccupazione o di paura]

(5)<I> nascondere dietro a un dito</I> <I>QCS</I>. (<I>nascondersi dietro a un dito</I>)
	[non dobbiamo nascondere dietro un dito che...].

Specie nei casi (3)-(5) la variazione ha nette ricadute semantiche, dando luogo a un senso dell'e.i. diverso da quello convenzionale anche se a esso affine; particolarmente efficace, rispetto alla pi neutra <I>avere il</I>/<I>un sesto senso</I>, l'espressione <I>avere un sesto senso di paura</I>, perfetta nel contesto ( un medico che parla dei pazienti cui deve comunicare i risultati di analisi per la diagnosi del tumore) per significare "presagire e temere qualcosa negativo"

(D) <I>Inserzione di componenti non idiomatici</I>. Si possono considerare qui vari casi in ordine di crescente distruttivit della coesione interna dell'e.i.10:

(Da) <I>inserzione del soggetto
</I>
<I>ci si trova</I> <I><B>tutti quanti</B></I> <I>d'accordo</I>;

(Db) <I>inserzione pronominale</I>, dovuta soprattutto a focalizzazione del soggetto: 

<I>ce vado</I> <I><B>io</B></I> <I>in mezzo aa strada</I> (dial.rom.)
<I>mi domando se sto perdendo</I> <I><B>io</B></I> <I>tempo</I>
<I>non siamo pi</I> <I><B>noi</B></I> <I>all'altezza</I>;

(Dc) <I>inserzione del PP
</I>
<I>girar<B>gli</B></I> <I>intorno</I> (da <I>girare intorno A</I>)
<I>dar<B>gli</B></I> <I>una mano</I> (da <I>dare una mano A</I>)
<I>dobbiamo dar<B>ne</B></I> <I>atto</I> (da <I>dare atto DI</I>);
(Dd) <I>inserzione dell'oggetto diretto
</I>
<I>togliamoce<B>lo</B></I> <I>dalla testa</I> 
<I>abbiamo</I> <I><B>tutti i ricambi</B></I> <I>a portata di mano</I>
<I>ho ancora</I> <I><B>una carriera</B></I> <I>davanti;
</I>
(De) <I>inserzione di Avv</I> (35 casi). Si tratta soprattutto di avverbi di tempo:

<I>ha ORA la parola</I>; <I>do ORA la parola</I>; <I>non si batte PIU' moneta</I>;<I> non siamo PIU' noi all'altezza</I>;<I> num me da' PIU' er pilotto </I>(dial.rom.);<I> non offrono PIU' alcuna sponda</I>;<I> ho ANCORA una carriera davanti</I>;<I> l'Inghilterra  GIA' in giro</I>;<I>  GIA' in corso</I>;<I> non gli dico MAI confidenza</I>;<I> dico SEMPRE in faccia le cose</I>;<I> lo mette SEMPRE in mezzo 'sto ragazzino</I>;<I> lo avremo SEMPRE a portata di mano</I>;<I> prendere UN MOMENTINO anche atto di
</I>
e avverbi di modo, specialmente con valore rafforzativo:

<I>se non c'ho PROPRIO iella</I>;<I> abbiamo fatto PROPRIO un macello</I>;<I> inseguire PROPRIO il miraggio di</I>;<I> l'ho vista PROPRIO nasce</I>;<I> siamo BEN lontani da</I>;<I>  BEN lontana da</I>;<I> che entri FINALMENTE aria pulita</I>;<I> mi passano CON INSISTENZA nella testa
</I>
<I>o con funzione di quantificatori:
</I>
<I>sono ANCOR PIU' in luce</I>;<I> noi siamo COSI' indietro</I>;<I> siamo PERFETTAMENTE d'accordo</I>;<I> sono COMPLETAMENTE lasciati a loro stessi</I>;<I> finire COMPLETAMENTE fuori tema</I>;<I> non lasciarsi sfuggire TROPPO di mani i ribelli.
</I>
<I>Si vedano inoltre:
</I>
<I>alzi PURE la mano </I>(pleonastico);<I> un tempo era SOLTANTO in mano ai sacerdoti</I>;<I> non c'ho MICA fantasia da litiga' </I>(dial.rom.);<I> riprende INVECE piede</I>;<I> se apriamo QUINDI il capitolo</I>;

(Df) <I>inserzione di Agg</I>11. La modificazione aggettivale di componenti idiomatici  pi frequente di quanto faccia pensare la tradizione, che l'ha spesso ritenuta impossibile:

<I>dare una NUOVA linfa</I>;<I> apro una PICCOLISSIMA parentesi</I>;<I> far i miei BUONI esami di coscienza</I>;<I> d i suoi MIGLIORI frutti</I>;<I> scivoli su QUESTO VECCHIO andazzo</I>.

Per la modificazione con possessivo v.:

<I>alzare la PROPRIA voce</I>;<I> trovano la PROPRIA fonte</I>;<I> far i MIEI buoni esami di coscienza</I>;<I> d i SUOI migliori frutti</I>;<I> vivere sulle NOSTRE spalle</I>;<I> sentire anche la SUA campana</I>;<I> un prodotto che sia il VOSTRO braccio destro.
</I>
Ci sono infine quantificazioni:
<I>abbiamo TANTE frecce da poter sparare</I>;<I> fare TUTTI gli scongiuri</I>;<I> non offrono pi ALCUNA sponda</I>;

(Dg)<I> inserzione di sintagmi
</I>
<I>sta girando</I> <I><B>per il parlamento</B></I> <I>la voce che</I>.

Interessanti le inserzioni a carattere metalinguistico12:

<I>essere</I> <I><B>una specie di</B></I> <I>circolo vizioso </I>
<I>l'aver preso</I> <I><B>per esempio</B></I> <I>in mano</I>
<I>sentire anche</I> <I><B>come dire?</B></I> <I>la sua campana</I>
<I>non sorge</I> <I><B>per cos dire</B></I> <I>come un fiore nel deserto</I>.

I casi (4e)-(4f) sono particolarmente rilevanti, dato che la modifica di componenti idiomatici con avverbi o aggettivi  per Cacciari & Glucksberg (1990) un'operazione semanticamente produttiva e lo stesso si pu dire delle inserzioni metalinguistiche in (4g).
Al contrario di altre modifiche, che attestano solo la possibilit di interrompere la stringa idiomatica senza distruggerne il significato, queste hanno anche un peso semantico, perch cambiano il senso complessivo dell'e.i. Esse, cio, sono informative, in relazione a motivazioni contestuali e comunicative che portano il parlante a rafforzare o specificare il significato convenzionale dell'espressione;

(Dh) <I>inserzione di frase</I>, cio di materiale non idiomatico complesso; v. i casi:

(1)<I> compiere un passo</I>/<I>i passi Agg</I>
	[purtroppo l'Italia non ha compiuto in questi anni soprattutto in questi ultimi 		anni n sul piano della politica interna n ancor meno sul piano della politica 		economica i passi necessari]

(2)<I> andare</I>/<I>mettersi</I>/<I>entrare su una via Agg</I>/<I>sulla via di</I>
	[non appena la controparte fosse entrata come poi  entrata con Gorbaciov 		sulla via della ragionevolezza]

(3)<I> percorrere una strada Agg</I>
	[l'unica strada che noi possiamo intanto come sindacato possiamo percorrere]

(4)<I> levare la voce</I>/<I>levarsi la voce di</I>
	[non si  levata forte come avrebbe dovuto la voce della CGIL].

(Ea) <I>Cancellazione di componente idiomatico</I>. L'ellissi citazionale, per cui si usa parte di una locuzione per richiamarla tutta, riguarda pi detti e proverbi che le e.i., per le quali infatti non  frequente; un es.  dato da <I>avere tante frecce</I> invece di <I>avere molte frecce al proprio arco</I>, nel contesto:

[abbiamo tante frecce da poter sparare nei confronti del nostro elettorato].

Si possono registrare qui anche i casi in cui  omessa la testa verbale <I>essere</I> o <I>avere</I> e l'e.i.  usata come locuzione aggettivale o avverbiale, quali: 

(1) [cagnacci che si azzannavano <I>con la bava alla bocca</I>]
(2) [ho fatto la presentazione sempre <I>con N al mio fianco</I>]  
(3) [ veramente un qualcosa <I>con una marcia in pi</I>]
(4) [una classe politica <I>allo sbando</I>]
(5) [non posso scrivere una cosa cos <I>campata per aria</I>]
(6) [la democrazia non  una parola d'ordine <I>fuori del tempo</I>]
(7) [una cosa insopportabile, <I>roba da scaricatori di porto</I>]
(8) [io dimostro una cosa <I>vecchia come il cucco</I>].

(Eb) <I>Congiunzione di e.i.</I> Fraser (1970) ritiene impossibile la congiunzione di parti di e.i. simili, come in *<I>He gave no credence to Johnson's proposal but complete support to McCarthy's suggestion</I>:

for conjunction to apply correctly, the semantic interpretation (not just the phonetic or syntactic shape) of the deleted parts must be identical. But since there is no semantic information associated with any component part of the idiom, conjunction reduction will never be applicable (p. 33).

Casi simili a quello indicato da Fraser sono per:
 
(1) [quello che rimane strano comprendere  come ci si possa <I>trovare d'accordo</I> su una cosa in tribuna e completamente <I>in contraddizione</I> il giorno dopo]
(2) [<I>a monte e dietro</I> la norma giuridica <I>c'</I> un'organizzazione]13.

(F) <I>Manipolazioni di spostamento</I>. Riunisco qui i casi di cambiamento dell'ordine dei costituenti idiomatici, che comprendono alcune delle trasformazioni pi indagate negli studi sulle e.i. (permutazione, dislocazione, estrazione):

(1) [vedete <I>dietro</I> a questi partiti cosa <I>si muove</I>]     (perm)
(2) [<I>allo sbando sono</I> anche i sindacati] (perm + inserz Cong)
(3) [non  che <I>l'orecchio</I> te lo puoi <I>chiudere</I>] 
      ((pron + mov clitico) + disl + perm)
(4) [<I>i frutti</I> alla fine li <I>avete visti</I>]
      ((pron + mov clitico) + disl + perm + inserz Avv)
(5) [<I>una mano</I> gliela <I>diamo</I>]
      (mov clitico + (pron + mov cl) + disl + perm)
(6) [<I>alla base</I> di tutto c'<I></I> il divertimento] 
      (perm + <I>ci</I> anaforico)
(7) [vi <I>sono</I> delle cose molto strane <I>dietro</I> queste accuse] (idem)
(8) [ci sono due <I>fantasmi</I> che <I>aleggiano</I>] (c' N che V).

(G)<I> Relativizzazione. </I> una trasformazione spesso ritenuta bloccata per le e.i., ma v. i seguenti casi:

(1) [<I>i pericoli</I> che essa <I>corre</I> non sono quelli... ma quelli...]
(2) [<I>il gioco</I> che i partiti di Roma <I>stanno facendo</I>]
(3) [<I>l'aria pesante</I> che si <I>respira</I> nei palazzi del governo]
(4) [ questione del<I>l'occhio</I> che c'<I>ha</I>].

(H) <I>Passivizzazione</I>. I casi trovati di trasformazione al passivo (una delle trasformazioni pi indagate soprattutto negli studi generativisti, v. Katz & Postal, 1963; Chafe, 1968; Weinreich, 1969; Fraser, 1970; McCawley, 1971; Newmeyer, 1972, 1974; Chomsky, 1980) sono:

<I>viene dato luogo</I>
<I>fu scritta una pagina indimenticabile</I>
<I>sono state scritte pagine importanti</I>
<I>la partita sar vinta</I>
<I>?non si  levata forte... la voce della CGIL,</I>
quest'ultimo dubbio perch forse la forma di citazione, o comunque quella pi usata, dell'e.i.  proprio quella passiva. 
 da notare che i passivi trovati, come molti di quelli registrabili in testi scritti, sono a agente inespresso; spesso infatti l'omissione dell'agente, anche con l'uso del <I>si</I> passivo, migliora il grado di accettabilit della passivizzazione di un'e.i.; v.  

<I>Mario ha alzato un polverone</I>
<I>*Un polverone  stato alzato da Mario</I>
<I>*Un polverone  stato alzato</I>
<I> stato alzato un polverone inutile</I>
<I>Mario ha passato la misura </I>
<I>*La misura  stata passata da Mario </I>
<I>*La misura  stata passata</I>
<I>?Questa volta  stata passata la misura</I>
<I>Questa volta si  passata la misura</I>
<I>La misura si pu passare facilmente in certe occasioni.
</I>
Il passivo con agente espresso  accettabile quando sia in sostanza una focalizzazione dell'agente stesso, cfr. 

*<I>Un contegno  stato assunto da Mario</I>   
<I>Il presidente si  lasciato andare. Un contegno pi decoroso  stato assunto invece dal ministro</I>,

o quando  contesto richiede focalizzazione dell'oggetto specie in relazione a una precedente topicalizzazione; cfr.

<I>*Un polverone  stato alzato da Mario </I>
<I>Un polverone istituzionale  stato sollevato ieri dalle opposizioni</I>
<I>Questa volta il/*un polverone  stato sollevato dal governo
</I>
(dove l'articolo determinativo indica che  o sar specificato nel contesto di quale polverone si tratti). 
Inoltre il passivo con agente inespresso e permutazione  spesso la forma passiva pi accettabile, cfr.

*<I>Un polverone  stato sollevato</I>
<I> stato sollevato un polverone</I>
<I> stato sollevato un inutile</I>/<I>un gran polverone</I>.

In generale la modificazione aggettivale migliora l'accettabilit del passivo, probabilmente perch converge con la passivizzazione nel focalizzare il componente idiomatico.
I casi qui discussi sono certo troppo pochi per ricavarne regolarit, anche se suggeriscono una prima "istruzione sul passivo delle e.i." del tipo: se non usi la forma attiva, usa il passivo con agente inespresso e permutazione, cos ometti l'Agente senza focalizzare un altro componente; focalizza un componente idiomatico solo quando il contesto lo richiede. 
In generale, comunque, gli esempi suggeriscono che il comportamento di un'e.i. rispetto al passivo dipende in primo luogo dal gioco, valido e visibile <I>solo in contesto,</I> fra tematizzazioni dei diversi componenti; di conseguenza il passivo sar ammesso o bloccato, tralasciando eventuali ragioni generali ancora da formulare14; principalmente per motivi pragmatici.

(I) <I>Ripresa di un costituente idiomatico</I>. Riunisco qui i casi di pronominalizzazione e altri tipi di riprese; sono casi piuttosto frequenti, come mostrano gli ess. seguenti:

(Ia) <I>riprese pronominali/anaforiche:
</I>
(1)<I> farsi i fatti propri </I>[fatti i fatti tuoi che <I>ti</I> stanno bene]

(2)<I> fare venire i capelli bianchi </I>[un'attivit che ci fa venire i capelli bianchi come a   		me forse molto prima di quando <I>li</I> dovrei avere]

(3)<I> fare gli scongiuri</I>
	[A: ma se in caso malaugurato lei faccia tutti gli scongiuri
 	B: gi <I>l'</I>ho fatti
 	A: ecco
 	B: gi <I>l'</I>ho fatti <I>l'</I>ho fatti <I>l'</I>ho fatti subito <I>l'</I>ho fatti   prima]

(4)<I> fare un contratto col padreterno</I>
	[per io non credo che io abbia fatto un contratto col padreterno o <I>l'</I>hai fatto 		te o <I>l'</I>ha fatto chicchessia... <I>i</I> <I>contratti</I> qua non si fanno si sa quando si nasce 		non si sa quando si muore]

(5)<I> essere</I>/<I>restare</I>/<I>rimanere sulla carta</I>
	[se sono diritti sulla<I> </I>carta <I>tali</I> rimangono poi in effetti nel reale]

(6)<I> invertire la rotta</I>
	[invertire una rotta <I>che</I> ci aveva visto arrivare a delle sconfitte];

(Ib)<I> ripetizione di N:
</I>
(1)<I> affiorare all'orizzonte </I>[affiora all'orizzonte e che <I>orizzonte</I>]

(2)<I> avere l'orecchio fino </I>[c'ha l'orecchio fino non l'occhio <I>l'orecchio</I>]

(3)<I> essere assalito da un dubbio </I>[sono stato assalito da un dubbio <I>un dubbio</I> forte]

(4)<I> fare sentire la propria voce</I>/<I>la voce di</I>
	[far sentire la voce di un'altra Italia <I>la voce</I> dell'Italia che  stanca]

(Ic)<I> altro:
</I>
(1)<I> aprire</I>/<I>imboccare una strada Agg</I>
	[chi ha aperto queste stra<de> <I>questa strada</I> <I>questa strada</I> evidentemente 			!eh!  <I>una strada</I> dell'immigrazione senza controlli <I>una strada</I> imbo<cca> ha 		imboccato una strada <I>che</I> io direi senza ritorno]

(2)<I> essere una suocera</I>
	[ragazze io vi vedo gi crescere qui gi da adesso delle suocere siete gi <I>		suocere</I> prima ancora di essere <I>mogli e</I> <I>nuore e madri</I> effettivamente... dico <I>		suocere</I> per dire la figura emblematica e simbolica]

(3)<I> scrivere una pagina</I>/<I>pagine Agg</I>
	[qui a Porta San Paolo sono state scritte pagine importanti della storia della 		democrazia italiana <I>pagine che</I> nessuno potr mai <I>cancellare</I> non c' attacco che 		possa far sparire dal <I>libro</I> della storia di questo nostro paese <I>quelle pagine</I>].

In questi ultimi casi la ripresa  pi articolata e si protrae pi a lungo nel discorso, organizzato intorno al termine-chiave introdotto con l'e.i. (<I>strada</I>, <I>suocera</I>, <I>pagina</I>). Un caso di ripresa ancora pi complesso :

<I>non dire ba</I>
[A: io penso che Gaetano... abbia ragione senz'altro che nessuno ha detto ba quando l si stava per scatenare la bagarre... quando poi han visto come <I>dal ba  venuto fuori bu</I> <I>bu</I> e cio dei <I>cagnacci</I> l che si <I>azzannavano</I> a distanza... <I>con la bava alla bocca</I> poi si son preoccupati il giorno dopo han fatto una marcia indietro secondo me sostanzialmente ipocrita... perch  vero che <I>il cane sciolto  andato fuori</I> <I>da da da da dai pa<scoli> dai pascoli</I> di di di propriet de<l> de<l> <I>padrone</I> proprio volevo dire cos fare questo paragone ma  anche vero che chi <I>teneva in mano la catena</I> non ha fa<tto> ha fatto ben poco per <I>tenerla pi vicino al podere di casa</I> ecco va bene?
B: con questa parabola andiamo avanti se no
A: ecco questa parabola bucolica agreste e di <I>accalappiacani</I> dietro l'angolo
B: diciamo in verit vi dico andiamo avanti chi parla].

Questo testo  un buon esempio della produttivit semantica e di discorso delle e.i. Il parlante A introduce un'e.i. che non pare offrire alcuno spunto creativo (non si pu infatti immaginare un elemento semanticamente pi vuoto di <I>ba</I>), ma a partire da una variazione semplice sull'e.i., cio dall'associazione fonetica fra <I>ba</I> e <I>bu</I>, crea una metafora complessa con cui struttura l'intero discorso: le persone che hanno scatenato la bagarre sono ormai fuori controllo perch chi doveva tenerle a freno non l'ha fatto (in questo senso anche l'affermazione che dal ba  venuto fuori il bu ha una sua logica: il fatto che nessuno ha detto nulla ha causato il comportamento dei cagnacci); il tutto con l'uso di altre e.i. pi o meno originali e "sincretiche" (<I>scatenarsi la bagarre</I>, <I>fare marcia indietro</I>, <I>il cane sciolto va fuori dai pascoli</I>, <I>tenere in mano la catena, tenere qcs. vicino al podere di casa</I>). 
Il parlante  del resto consapevole di ci che fa, tanto che a met del discorso afferma volevo dire cos, fare questo paragone con un intervento metalinguistico che condiziona il seguito del dialogo: B qualifica il discorso di A come parabola pi che come paragone, cui A aggiunge le qualifiche bucolica e agreste (per il riferimento a pascoli e poderi) e di accalappiacani (termine che ha un senso del tutto relativo allo specifico contesto metaforico: gli accalappiacani sono metaforicamente le persone che avrebbero dovuto intervenire per fermare i cani metaforici); la frase conclusiva di B riprende il riferimento alla parabola introducendo un'ultima espressione convenzionale (l'evangelico in verit vi dico) che chiude ironicamente l'intervento di A.
Con questo testo si  oltre la semplice modifica lessico-sintattica di un'e.i.; esso esce dalla questione della produttivit semantica delle e.i. per entrare in quella pi complessa del ricorso alla metafora come strumento di costruzione concettuale. 
Su ci non mi soffermo: per l'oggetto di questo lavoro basta osservare che il punto di partenza della costruzione  un gioco di associazioni su <I>ba</I>, a riprova che i componenti di un'e.i. possono essere basi per "variazioni sul tema" non solo quando sono semanticamente pieni ma anche quando sono semanticamente poveri se non del tutto vuoti.


<B>3. 	CONCLUSIONI</B>
L'ipotesi di partenza (cfr. 2.1) che nel parlato le e.i. mostrino una maggiore flessibilit lessico-sintattica che nello scritto non  confermata. Da analisi di testi scritti compiute in parallelo a questa ricerca concluderei che, al contrario, le variazioni sono pi frequenti nello scritto specie alto o comunque piuttosto pianificato, probabilmente perch alcune di esse costituiscono veri e propri giochi di parole (in  casi come <I>Il vecchio non ha ancora tirato le cuoia, ma le ha almeno strattonate</I>) che richiedono attenta progettazione del discorso o parlanti di alta competenza linguistica. Da ci dipende a mio avviso anche l'assenza, nel parlato, di variazioni dialogiche. Non ho trovato infatti casi di rielaborazione, da parte di un parlante, di un'e.i. introdotta da un altro; la produttivit delle e.i. si manifesta sempre nell'ambito del discorso del singolo parlante e mai su un piano dialogico,  e ci non conferma l'idea della produttivit di discorso delle e.i. come formulata da Cacciari e Glucksberg. 
Allo stesso motivo si pu ricondurre la scarsa occorrenza di sostituzioni sinonimiche: mancando quelle che producono significativi giochi di parole, per cui valgono le considerazioni fatte sopra, le sostituzioni ritrovate sono per lo pi varianti di citazione o semplici varianti stilistiche (<I>porre</I> invece di <I>mettere</I>), poco informative e prive di ricadute semantiche e pragmatiche, e alle quali dunque non c' ragione di ricorrere.
Si sono rivelate invece frequenti le modificazioni sintattiche. Da un lato ci smentisce l'ipotesi della natura lessicale delle e.i., per cui esse, per la loro alta convenzionalit e coesione, si comporterebbero come singole voci lessicali, come parole semplici15. 
Per la quantit e il tipo di modifiche che ammettono, le e.i. si configurano chiaramente come frasi, non come "parole lunghe"; ci conferma l'implausibilit sia linguistica che psicolinguistica dello<I> unit treatment</I>, e va nella direzione di quelle ricerche che sostengono l'esistenza di un continuum sul piano sintattico tra frasi fisse e frasi libere (v. Gross, 1984; Vietri, 1985). 
D'altra parte le modificazioni sintattiche dimostrano che le e.i. non sono unit semplici neanche dal punto di vista semantico. Trasformazioni ritenute definitoriamente impossibili (dato l'assunto dell'unitariet semantica delle e.i.) si rivelano possibili e sfruttate dai parlanti. Alcune modifiche (inserzione di avverbi e aggettivi, manipolazioni di spostamento, passivizzazione, riprese) hanno anzi l'effetto di mettere in rilievo i componenti idiomatici, i quali dunque conservano nell'e.i. un'individualit semantica; in particolare, un componente idiomatico pu essere antecedente di una ripresa anaforica, ci che indica che l'e.i. non costituisce un'isola anaforica e dunque che i suoi componenti sono percepiti come semanticamente autonomi16.
Nel complesso ci indica che i parlanti percepiscono le e.i. come dotate di una struttura sia lessico-sintattica che semantica, come formate da componenti semanticamente consistenti, in sostanza come semanticamente analizzabili. Solo ipotizzando che il parlante compia una forma di analisi semantica delle e.i. si possono spiegare gli esempi visti di manipolazione (in alcuni casi radicale) del significato delle espressioni. La produttivit semantica delle e.i.  infatti alta, poich i parlanti intervengono a molti livelli per modificarne il significato convenzionale: dal livello pi basso, della modifica del tempo/modo verbale, al livello pi alto, consistente nella produzione di e.i. inedite e apparentemente paradossali.
Dai dati esaminati emerge quindi una correlazione tra aspetti sintattici e aspetti semantici, e soprattutto tra questi e aspetti pragmatici e funzionali. Come suggerito da Cacciari & Glucksberg [1990], si deve guardare al rapporto fra struttura, significato e uso di un'e.i., poich  lo specifico contesto comunicativo a spingere il parlante a focalizzare questo o quell'elemento, a modificare il significato di un'e.i. in un senso o nell'altro, a ricorrere a una trasformazione o a un'altra, in un modo non prevedibile a partire dalla sola analisi strutturale dell'espressione.

<B>NOTE
</B>
1  	Con e.i. s'intendono espressioni polirematiche (plurilessicali), a significante fisso, e soprattutto (secondo la definizione pi diffusa in letteratura) il cui significato non  composizionale, cio non  funzione dei significati dei componenti. La definizione  applicabile a vari tipi di locuzioni - avverbiali (<I>alla bell'e meglio</I>), aggettivali (<I>all'acqua di rose</I>), nominali (<I>testa di cuoio</I>) ecc. - ma in questo lavoro considerer solo e.i. verbali, le pi indagate negli studi sull'idiomatico (in gran parte dei quali  di fatto assunta l'equivalenza di e.i. e e.i. verbali).
2  	Pi precisamente Fraser (1970) distingue le trasformazioni impedite dalla definizione stessa di e.i., che implicano autonomia semantica dei componenti, da quelle in teoria possibili per un'e.i. ma che in pratica risultano bloccate. Raggruppando in classi le trasformazioni Fraser elabora una <I>Frozeness Hierarchy</I> tale che se un'e.i. accetta una trasformazione a un livello accetter anche quelle di livello inferiore (v. n. 10).
3  	L'ipotesi  confermata solo in parte dai risultati sperimentali, che indicano, come Gibbs ammette, che il grado di analizzabilit semantica (per altro arduo da stabilire) non  l'unico fattore responsabile della flessibilit.
4  	Sono rari gli studi basati su ampi <I>corpora</I> di e.i. (un'eccezione  Grciano [1983]), limitati per l'italiano a quelli intrapresi nell'ambito del progetto Lessico Grammatica della Lingua Italiana da Elia e collaboratori, Vietri in particolare (Elia, D'Agostino & Martinelli, 1985; Vietri, 1985, 1990).
5 	Il LIP  una lista di frequenza basata su 500.000 occorrenze di parole riconducibili a oltre 15.000 lemmi, ricavata dallo spoglio di 60 ore di registrazioni effettuate a Milano, Firenze, Roma e Napoli. Quando ho iniziato questo lavoro il LIP era in via di completamento; ringrazio Tullio De Mauro per avermi consentito l'uso dei testi del LIP prima dell'uscita dell'opera, e Miriam Voghera per l'aiuto nella scelta e trattamento dei materiali.
6  	Le categorie sono: scambio bidirezionale, presa di parola libera, faccia a faccia; scambio bidirezionale, presa di parola libera, non faccia a faccia; scambio bidirezionale, presa di parola non libera, faccia a faccia; scambio unidirezionale in presenza del destinatario; scambio unidirezionale a distanza su testo non scritto.
7  	Poich non  negli obiettivi del lavoro un'analisi dell'occorrenza delle e.i. nelle varie aree del parlato do solo qualche dato generale: delle 400 occorrenze di e.i. registrate il 43.2%  a RM, il 14.5% a FI, il 26% a MI e il 16.2 a NA; inoltre il 32.5%  in testi bidirezionali e il 67.2% in unidirezionali. I dati sono solo indicativi, perch il campione non  omogeneo per citt e per categorie testuali; la maggior presenza di e.i. in testi unidirezionali  per confermata dal sottocampione romano, omogeneo al suo interno, dove il 33.5% delle e.i.  in testi bidirezionali e il 66.4% in unidirezionali.
8  	La (2) sembra data da <I>scivolare su una china Agg</I> + <I>prendere un andazzo Agg</I>; la (3) sembra data dal sovrapporsi di <I>non dire niente</I>, <I>dire buongiorno e buonasera</I> e <I>dare confidenza</I> (il contesto in cui compare : [io non gli dico mai confidenza cio buongiorno buonasera e basta]); il contesto di (6), che mi pare da ricondurre a <I>perdere la faccia</I> "fare una brutta figura" e a <I>abbassare</I>/<I>chinare gli occhi</I>/<I>la fronte</I> ecc. "in segno di vergogna" : [mi sarebbe gi caduta la faccia per terra soltanto a parlarne].
9  	Il contesto di (11) : [io mi son trovato in un'infinit di trasmissioni cos con dei colleghi vigliacconi e infamoni che facevano la bella ma non dicevano nulla]; quello di (12): [quel comitato centrale che  stato fatto viaggiare molto compagni quando ci non era decisivo... e ha viaggiato molto poco quando passaggi delicatissimi lo avrebbero richesto].
10  	Mi baso sulla gerarchia di Fraser (1970) (cfr. n. 2):
	L0 <I>Completely frozen</I>
	L1 <I>Adjunction</I> (<I>gerundive nominalization</I>)
	L2 <I>Insertion</I> (inserzione di PP non idiomatico o di Avv)
	L3 <I>Permutation</I> (spostamento di PP o NP idiomatici, es. <I>particle movement</I> 		o <I>indirect object movement</I>)
	L4 <I>Extraction</I> (spostamento di NP non idiomatico, passivo)
	L5 <I>Reconstitution</I> (<I>action nominalization</I>)
	L6 <I>Unrestricted</I> (che propriamente non sono e.i.).
I casi (Da), (Db) sono di livello L4; i casi (Dd) sono e.i. discontinue che Fraser accosta al <I>particle movement</I> (<I>bring something to light</I> sta a <I>bring to light something</I> come <I>look the information up</I> sta a <I>look up the information</I>), quindi di livello L3; per analogia tratterei anche i (Dc) come permutazioni; l'inserzione vera e propria si ha quindi da (De) in poi.
11  	Tengo fuori ovviamente le e.i. in cui l'aggettivo  parte della forma di citazione, come <I>prendere la</I>/<I>una strada Agg</I> (<I>giusta</I>/<I>sbagliata</I>/<I>pericolosa</I> ecc.).
12  	La coscienza metalinguistica dei parlanti si mostra in altre occasioni con riformulazioni o commenti dell'e.i. introdotta, v. ad es.:
	(1) [conosco delle donne... che parlano come lei parlano fanno cio <I>con 		rispetto parlando</I> fanno due palle ragazzi];
	(2) [quella donna...quando torna a casa <I>diciamocela alla</I> <I>fiorentina</I> se fa 		un culo cos];
	(3) [A:  un po' de tempo che me sta a da' er pilotto... er pilotto <I>a Roma 		se dice</I> che
   	 B: er pilotto
   	 A: <I>a Roma se dice</I> <?>
    	C: a rompere le scatole].
13  	I casi di congiunzione sono pi frequenti nello scritto; v. ad es. [Il divario fra franco e marco si  accentuato. Il primo <I>era al tappeto</I>, il secondo <I>alle stelle</I>] (Repubblica 7-1-87:2) e [Marta Marzotto <I>ha passato la mano</I>, <I>la bandiera</I>] (Repubblica 31-12-86:18).
14 	 Per Vietri [1990] una "ragione generale" , nel caso del passivo, il fatto che esso  bloccato dalla coreferenza obbligatoria fra soggetto e complemento oggetto, come in <I>La sua testa  stata girata da Max</I> dove <I>sua</I> non pu riferirsi a <I>Max</I> (Vietri [1990:138]); ma a parte che il blocco riguarda la coereferenza non di soggetto e oggetto bens di soggetto e possessivo (come mostra l'es. di Vietri e come riporta Gross [1984]) resta da spiegare l'inaccettabilit di passivi dove non  in gioco coreferenza, come *<I>Il secolo  stato abbandonato da Lia</I> o *<I>La birra  stata data da Lia a Luca</I>.
15  	L'ipotesi lessicalista  stata sostenuta da linguisti (ad es. Greimas [1960], Katz & Postal [1963]) e psicolinguisti (Swinney & Cutler [1979]), e riferirsi alle e.i. come "parole lunghe"  una sorta di luogo comune nella letteratura sull'argomento. 
16  	Un'isola anaforica  una parola semanticamente complessa i cui componenti semantici non possono costituire l'antecedente di un'anafora, es. *<I>Mario  un orfano </I>[cio, privo di uno o di entrambi i genitori] <I>e anche Maria li ha persi</I> [i genitori]; un'isola pu per essere violata, e succede spesso, se il componente  percepito come semanticamente autonomo.

<B>BIBLIOGRAFIA
</B>
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<B>ASPETTI DELLA COMPLESSIT SINTATTICA</B> <B>NEL PARLATO. </B>
<B>Analisi di una variet: il parlato argomentato in contesto didattico-espositivo.</B>

Giuliana Fiorentino
III Universit di Roma

1. Introduzione 
Con questo lavoro si intende offrire un contributo agli studi che si occupano del parlato per ribadire da un lato l'infondatezza dell'ipotesi secondo cui il parlato  una mera variet semplificata di lingua, e dall'altro per mettere in evidenza che talvolta le peculiarit linguistiche del parlato possono consistere nella maggiore attenzione posta alla tessitura del discorso e quindi nella produzione di marche e indicatori testuali (collocati su un piano diverso, metatestuale) che rendono compatta l'esecuzione1.
Il parlato  una variet funzionale della lingua (Halliday 1985a, 1985b) che si realizza in molte tipologie testuali: per poter avvalorare la tesi della complessit sintattica del parlato si  scelto un testo marcato da questo punto di vista e cio il parlato argomentato. Il poter scegliere un testo marcato implica gi una risposta alla infondatezza dell'ipotesi della semplicit del parlato:  evidente quindi che i limiti invocati per giustificare la presunta semplicit del parlato (come la memoria a breve termine) non sono necessariamente vincolanti e non impediscono a certi livelli di formalit testuale di gestire una notevole complessit sintattica.
Accettando la nozione di <I>cornice</I> formulata da Lo Cascio (1991), e cio l'idea che esista un insieme di elementi concernente "le situazioni pragmatiche in cui si svolge l'argomentazione" (1991:57), si possono prevedere le caratteristiche di un discorso argomentato rispetto ad altri, si pu riconoscere l'autonomia della cornice "interazione didattica" e dunque inquadrare il testo che si analizza nel sottotipo didattico-espositivo.  
Il testo didattico generalmente si caratterizza per essere realizzato con una pianificazione sia degli argomenti, sia delle giustificazioni espresse in loro favore: per realizzare lo scopo dimostrativo-argomentativo il testo didattico ricorre sia ad indicatori lessicali che ad indicatori soprasegmentali (Lo Cascio 1991:108). 
Halliday (1978) riconosce sul piano linguistico una individualit al parlato argomentato in contesto didattico e ritiene che la lingua dell'interazione scolastica rappresenti un Registro a s2. Infatti se si considerano le variabili che definiscono un registro, e cio <I>campo (azione sociale), tenore (strutture di ruolo), modo (organizzazione simbolica) </I>(Halliday 1978), si deve riconoscere che nell'interazione didattica esistono un campo definito (spiegare una lezione); un ruolo sociale e dei rapporti tra i partecipanti sempre identici (rapporto asimmetrico docente/allievi) ed infine un modo, quello didattico, anch'esso peculiare e che si serve del canale retorico. Mentre il carattere argomentato di un testo sembra essere predicibile soprattutto a partire dalla variabile <I>modo</I> (che comporta delle spiegazioni e dunque delle argomentazioni a sostegno di quanto asserito), il fatto che le relazioni di ruolo della lezione siano istituzionalizzate ha delle implicazioni rispetto alla variabile <I>tenore</I>, che risulta avere delle configurazioni stabili. Alla variabile <I>tenore</I>  legata la selezione del ruolo linguistico: ad esempio fare affermazioni, porre domande; o anche la chiave delle affermazioni (forte, esitante, gnomica, competente)3. 

2. Materiali e metodi
La presente ricerca si basa su un testo di circa 2800 parole grafiche corrispondente a 20 minuti di registrazione della parte finale di una lezione di diritto amministrativo tenuta da un giudice4 e facente parte di un ciclo di lezioni. La tipologia in cui si pu iscrivere questo testo  dunque quella di una lezione universitaria, monologica perlopi (salvo qualche intervento di richiesta di chiarimento da parte di quello che si pu considerare un pubblico poco attivo). 
Il testo  stato trascritto secondo l'ortografia italiana senza indicazioni di accento; la punteggiatura segnala almeno le pause maggiori. Sulla base del contenuto si possono individuare 4 sezioni o paragrafi all'interno del testo.

3. Aspetti sintattici
L'analisi sintattica  stata condotta in base a vari parametri stabilendo un confronto puntuale col lavoro di Voghera (1992) che analizza gli aspetti sintattici di un <I>corpus</I> di 5 testi di parlato identificanti 5 tipologie ordinate per grado di crescente formalit5. L'ipotesi da cui si  partiti, non sempre confermata,  che il parlato didattico-espositivo per ragioni testuali dovrebbe collocarsi in una posizione intermedia nel <I>continuum</I> costruito da Voghera (1992), e cio tra la lezione universitaria e la conferenza.
Nell'analisi di Voghera risulta che alcuni parametri sintattici si applicano in modo progressivo da un estremo all'altro del <I>continuum</I>, e sono dunque correlati al grado di formalit dei testi, mentre rispetto ad altri, che non manifestano una progressione regolare, ogni testo si configura in maniera indipendente.
Questa distinzione tra parametri legati alla formalit e parametri non legati ad essa consente di rilevare le peculiarit del parlato didattico-espositivo: da un lato si nota che rispetto ai primi parametri il testo di parlato argomentato si adatta al <I>continuum</I> collocandosi non nella posizione intermedia ipotizzata bens all'estremo pi formale (cio oltre il quinto testo di Voghera, la conferenza, e all'estremo opposto a quello del parlato colloquiale) - e quindi bisogna spiegare come mai risulta pi formale della conferenza - e dall'altro si nota che, rispetto ai parametri non legati alla formalit del testo, il parlato didattico-espositivo risulta pi vicino al parlato colloquiale (ed anche questo dato va spiegato).

4. I parametri sintattici legati al grado di formalit di un testo sono costituiti da fatti correlati globalmente alla complessit della frase e che sono stati analizzati stabilendo un confronto puntuale con i 5 testi di Voghera:

- lunghezza delle frasi (media del numero di parole per frase)6:

I	II	III	IV	V	VI
5.9	10.4	13.4	15.9	21.6	22.7	
- pochi turni vs. molti turni (numero di turni per testo)7:

I	II	III	IV	V	VI	299
95	67	17	-	7	  
- struttura delle frasi (percentuali di frasi costituite da pi clausole o da una sola e media del numero di clausole per frase)8:

	I	II	III	IV	V	VI	
MONOCL.	75.5%	63.2%	55.1%	43.6%	42.7%	36.8%	
PLURICL.	24.5%	36.8%	44.9%	56.4%	57.3%	63.2%
MEDIA	1.3	1.9	2.1	2.2	2.7	3.1	
- struttura delle frasi (percentuale di principali e subordinate e rapporto tra di esse)9:

	I	II	III	IV	V	VI	
principali	76.5%	55.5%	56.0%	53.0%	46.2%	43.7%
subordinate	23.5%	44.5%	44.0%	47.0%	53.8%	67.3%
rapporto	3.3:1	1.3:1	1.3:1	1.1:1	1:1.2	1:1.2

- preferenza per strutture verbali vs. nominali (percentuali di frasi principali nominali/verbali)10:

	I	II	III	IV	V	VI
verbali	78.6%	80.2%	81.7%	82.9%	88.8%	91.6%
nominali	21.4%	19.8%	18.3%	17.1%	11.2%	8.4%

- profondit del grado di subordinazione (percentuale di subordinate per ogni grado di subordinazione)11:

	I	II	III	IV	V	VI
I   GRADO	80.0%	53.3%	55.8%	65.4%	50.0%	40.8%
II  GRADO	13.3%	33.3%	30.0%	25.0%	20.8%	26.3%
III  GRADO	5.5%	10.7%	5.7%	5.5%	17.2%	22.3%
IV  GRADO	1.2%	2.7%	4.3%	2.7%	10.3%	6.6%
V   GRADO	-	-	1.4%	-	1.7%	2.6%
VI  GRADO	-	-	-	1.4%	-	-
VII   GRADO	-	-	2.8%	-	-	1.4%

Dai parametri fin qui visti, esprimenti il livello di complessit sintattica di un testo, emerge, come anticipato, che il parlato didattico-espositivo si colloca sempre come pi estremo nella scala di formalit (e quindi di complessit) e lontano dal parlato colloquiale.

5. Per quanto riguarda i parametri sintattici non legati alla formalit dei testi sono da considerare fattori come l'uso dei tempi e modi verbali. La distribuzione dei modi verbali usati nelle clausole principali  abbastanza uniforme nei sei testi e vede al primo posto l'indicativo (91.3 %  il valore medio del <I>corpus</I> di Voghera; 96,1%  la percentuale del VI testo), seguono il condizionale, l'imperativo (non presente nei testi III, V e VI) e il congiuntivo (assente in II e IV).
Qualche differenza in funzione delle differenze testuali si registra nell'uso dei tempi dell'indicativo nelle clausole principali. In particolare, nel parlato didattico-espositivo c' una distribuzione pi simile a quella del testo di parlato colloquiale: in entrambi i tipi (I e VI) si registra un'alta percentuale di imperfetti (in VI  il secondo tempo per frequenza), che supera quella del passato prossimo (il secondo tempo pi frequente invece nei 5 testi di Voghera) e questo si spiega in parte per il contenuto narrativo contenuto in alcune parti del testo didattico-espositivo.
Inoltre consentono di misurare le peculiarit di una variet testuale e di far collocare il VI testo in posizioni di volta in volta diverse nel <I>continuum</I> i seguenti fattori:

- rapporto tra frasi verbali vs. frasi nominali. In genere le frasi del primo tipo sono sempre pi frequenti delle altre, anche se la percentuale di frasi nominali tende ad essere pi alta nei primi testi (quindi ancora in parte  legata al grado di formalit del discorso). I dati per il VI testo sono: 87.2% vs. 9.6% e sono molto vicini alle percentuali del testo di conferenza. Non sono frequenti le frasi miste (composte da clausole sia verbali che nominali) che invece sarebbero caratteristiche, nel <I>corpus</I> di Voghera, dei testi IV e V (Cfr. TAB. 5.1 in Voghera 1992:175).

- Il rapporto tra frasi monoclausali verbali/nominali pure non presenta un andamento progressivo ma ogni testo ha una sua configurazione. In questo caso le percentuali di VI, IV e I sono abbastanza simili, pur trattandosi di generi testuali diversi12:

	I	II	III	IV	V	VI
monoclausali VERBALI	73.6%	69.5%	68.9%	75.4%	85.1%	73.9%
monoclausali NOMINALI	26.4%	30.5%	31.1%	24.6%	14.9%	26.1%

- Un altro parametro in cui ogni testo  autonomo  quello della percentuale di frasi pluriclausali con solo coordinate e frasi pluriclausali con almeno una principale e una subordinata13:

		I	II	III	IV	V	VI
pr+subord	93.7%	91.5%	83.3%	85.7%	92.1%	96.2%
coord		6.3%	8.5%	16.7%	14.3%	7.9%	3.8%

I parametri che sono stati fin qui analizzati mostrano, gi ad una prima lettura, che la complessit sintattica in termini di subordinazione non  un tratto che separa nettamente lo scritto dal parlato, quindi non  funzione della variabile diamesica ma  invece funzione di quella diafasica, ossia della formalit del testo14. Anzi, se la presenza di un'articolata organizzazione ipotattica viene considerata un tratto tipico dello scritto (cfr. la citazione da Serianni, in nota 1), i testi di Voghera e il VI che qui si  analizzato - avendo una maggiore percentuale di frasi composte da principali e subordinate rispetto a quelle formate da sole coordinate (queste ultime restano attestate perlopi sotto il 10%) - verrebbero a collocarsi, paradossalmente, sul versante scritto. La conclusione che si deve trarre  che la questione ipotassi/paratassi come criterio discriminante tra scritto e parlato  mal posta.
Se quindi la complessit sintattica pu essere una caratteristica sia dello scritto sia del parlato occorre evidenziare meglio quali sono i fattori che possono influire su di essa. Oltre al livello di formalit del testo ci sono delle peculiarit testuali che vanno analizzate. Per questo conviene ritornare sul testo didattico espositivo che si  scelto come punto di verifica di questa indagine e approfondirne l'analisi.
Si pu appurare che esistono dei parametri rispetto ai quali il VI testo segue una configurazione autonoma rispetto al <I>corpus</I> di Voghera, e cio:
a) nella scelta tra modi finiti vs. modi infiniti (tratto che risulta collegato alla dicotomia parlato/scritto); 
b) nella lista di frequenza dei subordinatori (sia per le implicite che per le esplicite).
Si veda il rapporto tra frasi esplicite ed implicite15:

		I	II	III	IV	V	VI
ESPLICITE	75.6%	56.3%	65.1%	75.5%	73.7%	78.8%
IMPLICITE	24.4%	43.7%	34.9%	24.5%	26.3%	21.2%

e poi la distribuzione dei modi verbali16:

			I	II	III	IV	V	VI
INDICATIVO		73.2%	48.0%	61.0%	74.8%	67.0%	64.0%
INFINITO		19.6%	28.9%	25.0%	13.9%	23.5%	12.4%
PARTICIPIO		1.6%	9.0%	4.3%	7.3%	1.9%	7.4%
CONGIUNTIVO	2.4%	8.3%	3.6%	0.7%	6.3%	12.0%
GERUNDIO		3.2%	5.8%	5.5%	1.3%	1.3%	1.4%
CONDIZIONALE	-	-	0.6%	2.0%	-	2.8%	

Si pu notare che il parlato didattico-espositivo si differenzia dagli altri tipi per la percentuale elevatissima di congiuntivi, superiore a quella dei participi, e che questo rientra coerentemente nella preferenza (pi accentuata che negli altri 5 testi) per i modi espliciti rispetto a quelli impliciti (anche i condizionali sono pi frequenti dei gerundi: quindi il rango di frequenza dei modi verbali per il VI testo sar: indicativo > infinito > congiuntivo > participio > condizionale > gerundio).
Infine altre peculiarit si registrano nell'analisi dei nessi subordinanti usati poich la quasi totalit delle subordinate si concentra su 15 forme che si elencano in ordine di decrescente frequenza:

1 CHE (23.5%)				9 COME (3.2%)
2 REL (21.4%)				10 PER+inf (2.8%)
3 SE (10.7%)				11 INF (2.1%)
4 PERCH (10.7%)			12 GER (1.6%)
5 PART. PASS (7.0%)			13 PART PRES (1.6%)
6 QUANDO (5.3%)			14 DA+inf (1.6%)
7 A+inf (4.3%)				15 DOVE (0.5%)
8 DI+inf (3.7%)				

Rispetto a questa scala di frequenza i punti da segnalare sono due:
a) il primo subordinatore implicito si trova solo al quinto posto nella lista di frequenza (mentre nel <I>corpus</I> di Voghera  al terzo posto, dopo CHE e REL, e si tratta di DI+inf) ed  rappresentato dal participio passato e non dall'infinito; 
b) la percentuale di CHE supera, anche se di poco, quella dei REL (mentre nel <I>corpus</I> di Voghera il REL  al primo posto nella lista di frequenza e con una percentuale abbastanza alta, 32%). 
L'ordine dei subordinatori nella lista di frequenza del VI testo  uguale, nei primi quattro posti, a quella del I testo di Voghera (il parlato colloquiale). Invece il IV e il V testo hanno rispettivamente REL: 47.0% e 37.0%; CHE: 11.9 e 19.1; DI+inf: 4.0% e 12.7%.
Grosso modo comunque questa analisi non aggiunge dati nuovi rispetto alle conclusioni di Voghera (1992). Se per la sintassi del testo di parlato didattico-espositivo  abbastanza complessa e strutturata e l'unico dato registrato finora e qualificabile come tratto sintattico marcato del parlato  dato dalla preferenza per le subordinate esplicite, l'impressione generale che si ricava leggendo la trascrizione scritta del testo (cos come per qualunque altro testo orale)  che resta un'innegabile impronta di informalit e di oralit che evidentemente non si spiega in base a caratteristiche sintattiche ma di altro genere. 
Si cercher quindi di illustrare cosa differenzi un testo orale pur formale (e quindi complesso a livello sintattico) da uno scritto e quanto influisca sull'organizzazione testuale il contenuto.

7. Il punto di vista testuale dovrebbe costituire l'ambito di verifica per capire in che misura gli scarti rilevati tra i  dati sintattici di Voghera, specie rispetto a quelli relativi al testo di conferenza, e quelli del parlato didattico-espositivo siano imputabili alla specificit testuale del VI testo e nella fattispecie al fatto di trovarsi di fronte un testo parlato di lezione, quindi argomentato, con marcato scopo didattico e che pu essere influenzato dal contenuto (giuridico) e da una lingua che costituisce un linguaggio speciale. Inoltre si cercher di trovare una spiegazione anche per quegli aspetti del testo didattico-espositivo che lo avvicinano al tipo pi "colloquiale".
Si sono individuati quattro fatti che in diverso modo interagiscono con la struttura linguistica: argomentazione, proiezione, interrogativa didascalica ed esemplficazione (i primi due spingono il testo verso il polo formale e della complessit sintattica, gli ultimi due verso il polo colloquiale).  

7.1 Il primo fattore da analizzare  la struttura dell'argomentazione in un contesto orale. L'ipotesi che esistano delle differenze tra argomentazione orale e scritta, formale e colloquiale, dimostrativa e persuasiva  sostenuta e verificata deduttivamente da Lo Cascio (1991: 71). Partendo dal fatto che una componente necessaria dell'argomentazione  la cornice (cfr. 1991: 57), ossia il contesto entro cui si svolge l'argomentazione stessa, si dimostra che l'argomentazione giuridica ha la forma persuasiva quando  utilizzata in ambito giudiziario e dimostrativa quando invece  applicata nei manuali di diritto. L'argomentazione giuridica scritta dei manuali fonda il suo ragionamento su regole presentate come universali (le leggi), dalle quali si deducono conclusioni necessarie o possibili (Lo Cascio 1991: 386-387). Il testo analizzato si collega ovviamente alla seconda tipologia, ossia l'argomentazione dei manuali di diritto, e non differisce da quella scritta n per il tono, che  formale in entrambi i casi; n per lo scopo, che  dimostrativo. Pertanto le differenze che pure si registrano riguardano la pianificazione del discorso argomentativo nella oralit.
Nel discorso argomentato inserito nel contesto della lezione il parlante pu scegliere tra due ruoli: quello di protagonista della discussione, presentando solo teorie personali o quello di mediatore tra il dibattito scientifico e gli allievi. Il testo che qui si analizza si conforma alla tipologia del docente-regista. Questa attivit di regia esplicata dal docente si realizza su due piani: quello della discussione presentata e quello delle didascalie che commentano e accompagnano il testo della discussione e che si collocano su un piano diverso, del metatesto. Queste ultime sono didatticamente assai rilevanti in quanto contribuiscono ad introdurre l'allievo nel dibattito specialistico e gli forniscono spesso la chiave di lettura o le indicazioni sul modo di collegare tali conoscenze a quelle gi possedute.
Da questa scelta di carattere didattico scaturiscono gli elementi di differenziazione tra il parlato argomentato e l'argomentazione scritta. Fermo restando che la struttura argomentativa  la stessa (Opinione o Tesi, Argomento o Dato, Regola Generale, eventualmente Conclusione che pu differire dalla Opinione perch aggiunge altri elementi, Fonte), il ragionamento risulta intervallato da commenti che, spezzando il flusso del discorso, richiedono frequenti riprese, sotto forma di riformulazioni o ripetizioni, dei concetti gi espressi e queste, ovviamente, rendono pi ridondante il testo nel suo complesso. Argomentazione meno serrata (diluita), ridondanza, interruzioni, deviazioni dal piano principale della argomentazione, andamento a spirale o con argomentazioni incassate, sono le caratteristiche della pianificazione dell'argomentazione orale.  ovvio che per compensare questo tipo di organizzazione occorrono strategie specifiche: una di queste  l'uso diffuso degli indicatori di forza (Lo Cascio 1991:245 sgg.): in particolare vengono lessicalizzati l'inizio del ragionamento (con il ricorso ai termini: <I>problema, discussione</I>) e viene usato spesso il <I>quindi</I> conclusivo.

Delle tre macrostrutture argomentative che occupano il testo didattico-espositivo si analizza nei dettagli solo la prima,  da <I>(35)</I> a<I> (177),</I> [le altre due sono <I>(238)-(295) </I>e<I> (298)-(371)</I>], la cui struttura testuale si pu riassumere come segue:
1) segnale lessicalizzato dell'avvio della discussione <I>(35)</I>;
2) definizione del tema della discussione <I>(36)-(44)</I>;
3) deviazione: <I>excursus</I> e segnale di fine <I>excursus (57)-(77)</I>;
4) ritorno a 2) con ripetizione del tema della discussione: tesi 1, commento, esemplificazione e tesi 2, ripetizione del commento, tesi 3, excursus da tesi 3 <I>(78)-(118)</I>; 
5) conclusione della discussione: esemplificazione e fonte <I>(119)-(162)</I>;
6) deviazione in appendice su  un altro tema <I>(163)-(177)</I>;
7) segnale di conclusione della discussione <I>(178)</I>.

<I>(35)-(44)</I> segnalano l'avvio di una discussione e la definiscono illustrando un dato:

<I>(35)Perch, qual era il problema? (36)Il problema era (37)che la possibilit (38)di emanare ordinanze contingibili ed urgenti in materia di igiene, sanit, edilizia e polizia locale, un po' tutte le materie (39)interessanti la qualit della vita in generale del cittadino (40)queste materie di legge era previsto dal testo unico del 1915 (41)poi raccolto dal testo unico del 1934 la legge comunale e provinciale (42)e autorit competente doveva essere (43)avevano detto (44) il sindaco</I>
 
<I>(45)-(46)</I> pongono il problema:

<I>(45)In dottrina si  discusso fin dal 1915 e fino a qualche anno fa (46)se questo potere era conferito al sindaco come capo dell'amministrazione comunale o come organo dello stato oppure come ufficiale di governo</I>

<I>(48)-(56)</I> creano una digressione su un altro problema:

<I>(48)perch il sindaco (49)come vi dicevo nell'altro schema (52)perch con il sindaco si ha quel fenomeno (53)cosiddetto dell'amministrazione indiretta (54)per cui certi compiti, possono essere curati a mezzo di organi (55)che fanno capo a una certa amministrazione</I>

<I>(57)-(77)</I> rappresentano un lungo <I>excursus</I> argomentativo che ha la struttura classica della argomentazione: regola generale <I>(61)-(64)</I> (definizione); dato <I>(65)-(68)</I>; conclusione <I>(69). </I>A partire poi dal dato della precedente argomentazione se ne apre un'altra, cio si giustifica l'asserzione data in <I>(68)</I> e l'argomento  espresso in <I>(71)-(73)</I>. La conclusione di questa seconda argomentazione ribadisce la precedente <I>(69)</I> e la riformula <I>(74)-(77):</I>

<I>(57)Per per il sindaco c' (58)chi contesta, forse a ragione (59)che si tratti del caso di amministrazione indiretta (60)e si dice (61)"si ha amministrazione indiretta (62)questo sta nel contenuto dello schema seguente (63)si ha amministrazione indiretta (64)quando io mi avvalgo di un organo di un altro ente (65)ma nel caso del sindaco si sdoppia il sindaco (66)si dice (67)perch da una parte agisce come organo dell'amministrazione comunale (68)e per altri settori, per altri aspetti, per altri compiti, agisce come vero e proprio organo dello Stato" (69)quindi non  un caso di amministrazione indiretta (70)Perch pu agire come organo dello Stato? (71)Perch il Comune esercita una serie di funzioni statali: l'anagrafe, lo stato civile, la leva militare, la pubblica sicurezza (72)In tutti questi casi, la sua  una veste di organo dello  Stato (73)quando il sindaco esercita queste funzioni (74)Quindi non amministrazione indiretta (75)ma un organo (76)che  organo di pi enti a seconda delle funzioni (77)che svolge</I>

<I>(78)-(80)</I> segnalano la conclusione della dimostrazione di <I>(46)</I> che conteneva una asserzione data come conoscenza presupposta:

<I>(78)Ed  pacifico quindi (79)che il sindaco possa avere la qualit di ufficiale di governo (80)questo  pacifico</I>

<I>(81)-(83)</I> riformulano il problema di <I>(46):</I>

<I>(81)quando il sindaco utilizzava il potere di ordinanza  contingibile ed urgente (82)nasceva il problema (83)questo potere lo esercita come organo dell'amministrazione comunale o come ufficiale di governo?</I>

<I>(84)-(90)</I> offrono una prima risposta al problema (tesi 1):
 
<I>(84)La risposta pi piana, pi semplice sarebbe stata (85)"bisogna (86)distinguere le materie (87)se le materie sono di competenza del Comune (88)il sindaco agisce come organo dell'amministrazione comunale (89)se le materie sono di competenza dello Stato (90)agisce come ufficiale di governo"</I>

<I>(91)-(92)</I> asseriscono e giustificano il rifiuto della tesi 1 da parte degli autori del passato, che opponevano ad essa una tesi 2: 

<I>(91)Sennonch il potere di ordinanza sembrava cos importante, cos penetrante, cos lesivo delle libert e dei diritti dei cittadini, soprattutto per una visione molto pi autoritaria e accentratrice rispetto a quella attuale (92)che non dovesse essere affidato alla competenza del Comune</I>

<I>(93) </I>costituisce un commento esplicativo: 

<I>(93)Questa era la ragione esplicitata</I>

<I>(94)-(101)</I> esemplificano la tesi 2 identificandola con quella di un autore: 

<I>(94)per esempio basta (95)leggere le pagine di Zanobini (96)per cui si sosteneva (97)che il sindaco ne poteva usare come organo statale, come ufficiale di governo, non come organo dell'amministrazione comunale (98)se usava di un potere cos penetrante (99)La conseguenza pratica era (100)di ritenerlo gerarchicamente (101)subordinato al prefetto, per questo aspetto </I>

<I>(102)</I> ripete <I>(93):</I> 

<I>(102)Le ragioni giuridiche erano soltanto queste, in effetti</I>

<I>(103)-(106)</I> ripetono <I>(94)-(98):</I> 

<I>(103)Scriveva lo Zanobini (104)che il potere di ordinanza  un potere (105)che non pu non spettare allo Stato (106)non pu spettare alle amministrazioni locali</I>

<I>(107)-(118)</I> illustrano la posizione moderna (tesi 3): 

<I>(107) chiaro (108)che Sandulli facilmente ha potuto osservare, per i tempi pi recenti (109)che la posizione di autonomia, di indipendenza, il nuovo clima culturale, il nuovo rapporto giuridico non consente di sostenere questo (110)che c' tra amministrazione locale e amministrazione centrale (111)e che appunto quindi chiaramente il sindaco lo fa come organo dell'amministrazione comunale (112)che emana l'ordinanza contingibile ed urgente a tutela della salute (113)se si tratta di materie (114)su cui c' competenza del Comune (115)ad esempio la sanit, prima del '78 era di competenza soltanto dello Stato (116)diceva Sandulli (117)ma ora  di competenza degli enti locali (118)Perch questo discorso  praticamente rilevante?</I>

<I>(119)-(145)</I> formano un altro <I>excursus</I> sulla rilevanza pratica della discussione che si sta illustrando (tutto l'<I>excursus</I> giustifica l'atto linguistico della discussione fin qui presentata): 

<I>(119)Una ragione l'ho gi detta (120)A seconda della soluzione il sindaco si trova gerarchicamente (121)data a questo problema (122)sottoordinato o meno al prefetto (123)Seconda questione pratica  quella della delegabilit della funzione (124)perch le funzioni del sindaco come ufficiale di governo non possono essere delegate (125)se non nei limiti e nei modi previsti dalla legge (126)che prevede la funzione (127)mentre per le funzioni comunali ci sono le deleghe agli assessori, per esempio, no? (128)La terza questione pratica molto rilevante era (129)chi dovesse (130)quale ente dovesse rispondere dei danni (131)subiti per l'illegittimo uso del potere (132) chiaro (133)che questo potere di ordinanza pu incidere su diritti soggettivi, no? (134)li pu sacrificare (135)Ma vi  il diritto al risarcimento del danno (136)se viene annullato dal giudice amministrativo (137)Il caso classico, l'ordinanza (138)che sottrae beni ai privati per ragioni di sanit, per ragioni...  per altre ragioni (139)Il giudice amministrativo annulla (140)Vi  stata la lesione del diritto di propriet (141)Chi ne dovr rispondere? (142) il Comune, il patrimonio del Comune o lo Stato? (143)Altro problema importante (144)Tutti questi problemi ormai sono stati definitivamente risolti dalla legge sulle autonomie locali (145)la quale da un lato, l'articolo</I>

<I>(155)-(162)</I> esemplificano e giustificano <I>(146)</I> riportando gli articoli di legge che rappresentano la fonte, la garanzia della verit di <I>(146)</I>, ossia la soluzione: 

<I>(155)poi l'articolo 38 le richiama (156)per disciplinarle per certi aspetti (157)e testualmente, specificamente dice (158)che il sindaco nella veste di ufficiale di governo emana ordinanze contingibili ed urgenti (159)aggiunge anche (160)"rispettati, rispettati i principi generali dell'ordinamento e con ordinanza motivata" (161)Due affermazioni (162)che risentono di quello che</I>

<I>(163)-(177)</I> rappresentano una sorta di appendice in cui si sfiora un ulteriore problema: 

<I>(163)c' stata l'evoluzione giurisprudenziale anche nella giurisprudenza costituzionale (164)come vi ho detto, no? (165)quindi non hanno valore normativo effettivo (166)quindi anche se avesse omesso di dirlo (167)Ma comunque siccome la corte costituzionale ha detto (168)che il potere di ordinanza si deve intendere attribuito (169)sempre rispettando i principi generali (170)l'articolo 38 di questa legge lo dice esplicitamente (171)che dica poi (172)che deve essere motivato (173)questo non mette (174)e non leva (175)perch certamente avrebbe dovuto essere motivato (176)Quindi questi problemi sono ormai stati risolti per colpa ... </I>[domanda dall'uditorio incomprensibile nella registrazione] <I>(177)e che domanda </I>

<I>(178)</I> ripete quasi alla lettera <I>(146)</I> e conclude la macrostruttura con un indicatore di forza esplicito:

<I>178) quindi questi problemi sono ormai stati risolti per colpa </I>[il parlante viene interrotto da una domanda dal pubblico].
  
L'argomentazione procede a spirale con dei ritorni al tema principale e delle deviazioni necessarie che servono a colmare lacune impreviste o che nascono dal discorso ma vengono abbandonate velocemente (come l'appendice in <I>(163)-(177)</I>). Il ritorno al tema principale  segnalato talvolta da una ripresa letterale del punto in cui tale filo era stato abbandonato (il caso di <I>(178)</I> e <I>(146)</I>). Nel caso della argomentazione scritta invece  possibile evitare le deviazioni facendo dei rimandi ad altre parti del testo che il lettore pu rileggere. Gli indicatori di forza pi frequenti sono quelli che chiudono le argomentazioni, in particolare  usato <I>quindi</I>: in <I>(69), (74), (78), (112), (167), (168), (178)</I>.
Le altre due macrostrutture presentano le stesse caratteristiche: i segnali di ritorno al tema principale sono anche in questo caso la ripetizione letterale o quasi letterale (effetto copia ed effetto quasi-copia: cfr. Simone 1990) della clausola in cui ci si era interrotti.

7.2 Proiezione17
Un altro aspetto testuale di notevole rilievo  la struttura di proiezione, molto frequente nel discorso didattico e argomentato perch permette di inserire le teorie altrui segnalando l'operazione che si sta facendo. La strategia di proiezione ha un duplice valore: consente di far identificare la fonte dell'asserzione e contemporaneamente di prendere le distanze da quanto asserito. Tale strategia  frequente nel nostro testo (45 esempi) perch costituisce quel riferimento alla fonte (come autorit, garante) che  uno degli elementi tipici dell'argomentazione, specie quella giuridica (il riferimento alle fonti del diritto). La proiezione inoltre si inserisce coerentemente in quell'impostazione della attivit didattica definita come attivit di regia perch aiuta a separare il piano di ci che si dice nell'ambito della pi ampia comunit scientifica e che va storicizzato, dal piano di ci che si pu aggiungere a commento di esso nel contesto didattico.
In letteratura si distinguono le proiezioni di locuzioni e di idee. Qui si tratteranno insieme facendo attenzione agli aspetti formali che esse assumono. L'uso della proiezione  collegato a due contesti: 1) la citazione o il resoconto del contenuto di leggi e 2) il resoconto dell'opinione di autori in merito a questioni specifiche. Nel primo contesto i predicati usati per introdurre la clausola proiettata sono <I>dire, prevedere, disporre</I>, il pi frequente  il primo, anche se  il pi generico e sarebbe certamente sanzionato nello scritto. Questo tratto si configura come tipico del parlato, che sembra ricorrere a termini pi generici(18). Per il secondo contesto si trovano vari predicati come <I>ritenere, sostenere, contestare,</I> e anche il generico <I>dire</I>, usato per per introdurre un'opinione.
Da un punto di vista linguistico si individuano vari gruppi di esempi di proiezioni: un primo gruppo (6 casi)  rappresentato dall'occorrenza di un primo predicato proiettante specifico, seguito a breve distanza dal generico <I>dire</I> pronunciato in un inciso e con un abbassamento del volume della voce e tono discendente, come se fosse una ripresa del primo. Questo meccanismo di ripetizione sembra avere due funzioni: a) uso del termine generico come marca della riformulazione (meno formale); b) uso del termine generico, meno denso, per segnalare la continuit (un equivalente delle virgolette grafiche che marcano un testo riportato).
Per il tipo a) si veda:

<I>(1) ora la legge prevede che</I>

e a breve distanza 

<I>(14) qui si dice che</I>

Per il tipo b) si veda:

<I>(40) era previsto dal testo unico...</I>
<I>(43) avevano detto</I>

Analizzando i casi di proiezioni isolate si individuano altri due gruppi: uno compatto (12 casi) in cui la proiezione  introdotta sistematicamente da <I>dire</I> e in cui gli agenti della proiezione sono le fonti del diritto (leggi, norme, sentenze) o fonti non canoniche del diritto ma presentate come tali.  il contesto tipico della proiezione del testo di legge (contesto 1):

<I>(225) in particolare l'articolo 7 con riferimento alla propriet dice</I>

Il secondo gruppo compatto (13 casi)  quello del resoconto (contesto 2). Occorre spesso nella presentazione delle varie opinioni in una discussione: 
<I>(299) in realt solo Sandulli sostiene</I>

7.3 Interrogative didascaliche - 
Le interrogative dirette sono uno dei fenomeni pi evidenti e rappresentativi del registro didattico19. Esse interrompendo il flusso normale del discorso attirano l'attenzione su di un punto e realizzano varie funzioni:
a) introdurre un punto problematico:

<I>(35) perch qual era il problema?</I>

b) introdurre parti argomentative dopo un blocco assertivo:

<I>(196)Certamente per l'amministrazione  molto pi comodo (197)utilizzare il potere di ordinanza per le materie e per l'autorit (198)che possiede questo potere (199)anzich ricorrere al potere provvedimentale, sia pure d'urgenza </I>
<I>(200)Perch? </I>
<I>(201)perch ovviamente proprio per il potere di ordinanza le possibilit sono enormemente pi ampie (202)non c' il vincolo del contenuto (203)che invece vi  (204)quando si usa un potere provvedimentale</I>

c) domande vere e proprie per introdurre parti nuove:

<I>(70) perch pu agire come organo dello stato?</I>

Il tipo pi interessante  b) perch in questa funzione di spezzare il flusso di asserzioni e di aprire il blocco di argomentazioni  realizzata da un vero e proprio connettivo testuale (il semplice avverbio con funzione pragmatica giustificativa e non con valore semantico causale cfr. Berretta 1981:249-250). Inoltre si pu ravvisare in questa struttura una messa in atto di una strategia di rallentamento non rara nel parlato(20). 

7.4 Esemplificazioni
Le esemplificazioni costituiscono un altro fenomeno tipico del testo argomentato nel contesto didattico. In correlazione con queste parti del testo si registrano casi di giustapposizione, una sintassi e una prosodia che introducono il discorso diretto, fenomeni di allocuzione all'uditorio (ad esempio l'uso dell'interiezione secondaria <I>no?</I>); il passaggio al discorso in prima o seconda persona singolare. 
Le esemplificazioni, che generalmente si trovano alla fine del paragrafo, sono o 1) esempi di applicazione delle leggi, tipici del discorso giuridico; oppure 2) riformulazioni semplificate di una precedente asserzione (specie se essa  il testo di legge).
Alcuni caratteri delle parti esemplificative sono spiccatamente legati al canale orale:

1) lessico generico

<I>(14) qui si dice che; </I>
<I>(16) quando si indirizza a Tizio o a Caio;</I>

2) nominalizzazioni:

<I>(137) il caso classico l'ordinanza</I>

3) esitazioni:

<I>(138) che sottrae beni ai privati per ragioni di sanit, per ragioni ... per altre ragioni</I>

4) passaggio, dalla terza alla prima o seconda persona, con la realizzazione di una sorta di drammatizzazione della situazione giuridica descritta dalla legge:

<I>-(216) il potere di ordinanza ovviamente  indeterminato nel contenuto (217) quando si adopera un (218) certamente col potere di ordinanza io mi posso procurare gli stessi beni (219) che mi potrei procurare con una requisizione (220) per potrei anche distruggere questi beni;</I>
<I>-(228) che puoi fare una serie di cose con la propriet (229) puoi anche acquistarne la propriet per le cose mobili, o l'uso per le cose immobili;</I>

5) glosse: 

<I>(347) volevo dire semplicemente questo;</I>

6) allocuzioni all'interlocutore: 

<I>-(129) mentre per le funzioni comunali ci sono le deleghe agli assessori, no?; </I>
<I>-(166) come vi ho detto, no?;</I>

e) Metatesto didascalico

All'interno del discorso didattico si producono vari microtesti che si collocano sul piano metatestuale e che contribuiscono fortemente alla coesione del discorso. Esistono, ad esempio, alcune microstrutture che si possono definire di richiamo o rimando (a loro volta divise in tre sottotipi) le quali stabiliscono relazioni tra le informazioni che vengono presentate e le altre informazioni o conoscenze possedute dall'uditorio; si trovano poi dei microtesti di istruzioni (suggerimenti per il lavoro personale che gli allievi dovranno svolgere).
Per la prima funzione si possono distinguere tre tipi di rimando: 

a) ad informazioni fornite nello stesso testo:

<I>(246) che abbiamo gi detto;</I>

b) ad informazioni fornite in altre lezioni dello stesso ciclo:

<I>(49) come vi dicevo nell'altro schema (50) e spero (51) che lo abbiate studiato;</I>
<I>(27) poi vi ho citato altre volte ...; </I>
<I>(309) ricorderete;  </I>

c) ad informazioni giuridiche (potremmo definirle conoscenze enciclopediche, anche se limitate al contesto giuridico) che il parlante presuppone come note al suo pubblico e che si limita a richiamare. Un esempio  dato dalle allocuzioni all'interlocutore che si sono viste al paragrafo precedente e che sono pi generiche nella collocazione del rimando o richiamo.
Si trovano infine dei microtesti di istruzioni la cui caratteristica  quella di incunearsi tra le altre frasi o come frasi semplici incidentali, o come frasi complesse. In genere i testi di istruzione sono marcati dall'abbassamento del volume della voce e dal tono discendente.
   
<I>-(191)  se vi viene dato un tema sulla requisizione (192) sulla requisizione non c' molto (193) da dire (194) tutto si gioca su questa distinzione tra ... (195) ve ne ho gi parlato (196) quindi ci sta poco (197) da dire.</I>

8. Conclusioni

Riprendendo i vari aspetti dell'analisi e ritornando sulle differenze tra sintassi dello scritto vs. sintassi del parlato si pu asserire che a livello di studio della subordinazione il testo di parlato didattico-espositivo ha confermato i dati di Voghera (1992) consentendo di condividere l'affermazione della studiosa secondo la quale
 
solitamente si ritiene che il parlato faccia un uso minore di subordinate rispetto allo scritto ... I testi parlati non presentano n una quantit inferiore di subordinate n un grado minore di incassatura delle subordinate nelle frasi. Anzi il corpus di parlato contiene frasi che presentano un livello di subordinazione pi alto. (1992:219) 

L'unica differenza a livello di subordinazione che si pu rilevare, anche in questo caso concordemente con Voghera,  la preferenza per i modi espliciti (in realt anche nello scritto il rapporto tra modi espliciti e impliciti  sempre favorevole ai primi, solo che nel parlato  molto pi ampio lo scarto). 
Riguardo alla collocazione del testo didattico-espositivo nel <I>continuum</I> costruito da Voghera (1992) si  visto che esso manifesta delle idiosincrasie rispetto al <I>corpus</I> di Voghera e in particolare rispetto ai 3 generi testuali con cui avrebbe dovuto manifestare maggiore somiglianza (III, IV e V). 
I tratti pi formali che fanno collocare il testo didattico-espositivo ad un estremo del <I>continuum</I> superando il testo di conferenza studiato da Voghera e che esercitano un'influenza diretta sul livello linguistico sembrano potersi attribuire alla struttura argomentativa e al contenuto giuridico del testo in esame. 
La notevole frequenza della strategia di proiezione, ad esempio, che seleziona l'ipotassi (specialmente clausole oggettive), potrebbe spiegare la maggioranza assoluta del <I>che</I> subordinatore e le percentuali pi alte di <I>se, perch</I> (nuove rispetto al <I>corpus</I> di Voghera);
Il tessuto argomentativo che pu comportare una forte gerarchizzazione del discorso spiega la profondit dei gradi di subordinazione raggiunta nel testo didattico-espositivo (delle 8 frasi che raggiungono il IV e VI grado di subordinazione 7 sono incluse nelle macrostrutture argomentative del testo).
Infine i tratti legati all'interferenza con la lingua giuridica sono:
- percentuale maggiore di participi rispetto al <I>corpus</I> di Voghera e minore di gerundi21. Presenza di 3 participi presenti rispetto all'unico caso di Voghera (in un <I>corpus</I> circa 5 volte maggiore del nostro);
- l'uso del subordinatore <I>quando</I> con valore condizionale (9 casi su 10);
- la frequenza dell'imperfetto indicativo in percentuale superiore a quella del passato prossimo (in Voghera invece  il passato prossimo a precedere l'imperfetto), dovuta alla presenza di parti narrative, come quelle in cui la presentazione di una discussione viene storicizzata, es. <I>(36) il problema era; (103) scriveva lo Zanobini</I>.
Gli aspetti per cui il testo qui analizzato si presenta invece lontano dai testi pi formali e risulta vicino ai testi pi informali (al parlato colloquiale del I testo o a quello radiofonico, o, tra i tre testi di lezione a quello del seminario pi informale)22 sono stati attribuiti, nel corso del lavoro, al contesto didattico.23
Infatti gli elementi che qualificano come meno formale la lezione rispetto alla conferenza sono attribuibili al doppio registro (testo e metatesto) e al ruolo del docente-regista: allocuzioni dirette agli interlocutori, esemplificazioni in prima e seconda persona, interrogative didascaliche, interiezioni secondarie (<I>no?</I>). Si tratta di fenomeni che sarebbero sanzionati nell'argomentazione scritta, cio in un manuale o saggio giuridico (o che vi apparirebbero in forma diversa) e che invece risultano tipici e necessari nel contesto didattico che consente, se non addirittura richiede, la presenza di un doppio registro: oltre al caso che qui si rileva in cui il doppio registro  rappresentato da due livelli della stessa lingua ( +/- formale) in qualche caso lo sdoppiamento pu anche essere rappresentato dall'alternare di due variet linguistiche.24
In maniera molto schematica si  cercato di mostrare che l'analisi del parlato richiede che vengano utilizzati e messi a punto strumenti d'indagine anche molto vari e che si ricorra alla valutazione di fenomeni linguistici in senso stretto (morfo-sintattici, lessicali, prosodici) ma integrati da riflessioni pi ampie legate al contesto d'uso della lingua e alle interazioni.

<B>Bibliografia</B>

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Note

(1) Semplificando un po' si pu affermare che il panorama di studi sul parlato si  mosso per un certo tempo soprattutto alla ricerca delle specificit del parlato in contrasto con quelle dello scritto (si vedano, tra gli altri, Sornicola (1981a), Berruto (1985), Voghera (1992)) e col termine parlato si  fatto riferimento a una tipologia testuale specifica, cio al parlato informale delle conversazioni faccia a faccia. Nonostante questo genere si possa considerare in qualche modo prototipico, in quanto forma primaria di accesso al linguaggio per qualunque essere umano e di maggiore frequenza d'uso, esso non deve essere identificato col parlato <I>tout court</I>. Di conseguenza alcune delle asserzioni che si fanno sul parlato, specie quelle generiche fondate su un confronto impressionistico con lo scritto vanno attenuate. Un esempio di giudizio che accorda allo scritto maggiore complessit sintattica  quello di Serianni (1988): "<I>In linea di massima, la presenza di un periodo ampio, ricco di subordinate,  caratteristica del linguaggio scritto e in particolare della prosa argomentativa, di tipo letterario, artistico, storico, filosofico, giuridico.</I>" (1988:449).
(2) Per la storia della nozione di registro si veda Halliday (1978:47-51) che ha definito pi volte l'uso del termine registro. Si  considerata la definizione pi ampia: "<I>La nozione di registro  insieme molto semplice e molto potente: si riferisce al fatto che il linguaggio che parliamo o scriviamo varia secondo il tipo di situazione</I>" (1978:47) si tratta di una "<I>variet relativa all'uso</I>" (1978:127) in contrasto con le variet sociogeografiche, che sono i dialetti.
(3) A questo proposito  interessante notare che mentre nella situazione didattica scolastica il ruolo linguistico del porre domande  in genere ricoperto dal docente, nell'interazione didattica di livello accademico (in cui non esistono verifiche durante la lezione ma solo in sede di esame), questo ruolo spetta agli allievi (nei termini di richieste di chiarimento, perlopi).
(4) La registrazione  stata effettuata a Napoli (nel maggio '91) con un comune registratore portatile posto su un tavolo.
(5) Il <I>corpus</I> di Voghera  organizzato in base alla variabile "<I>grado di formalit della situazione comunicativa</I>" (1992:80). Il I testo  di parlato colloquiale, trattandosi della registrazione di una conversazione fra amici in casa; il II  costituito da un seminario universitario di aggiornamento rivolto a persone che collaborano in ambito professionale; il III testo  un dibattito radiofonico con pi interlocutori, il IV  una lezione universitaria, il V una conferenza. Gli ultimi due esempi sono testi di parlato espositivo monologico, come quello che si analizza in questa sede.
(6) Cfr. Voghera (1992:189 TAB. 5.5).
(7) Cfr. Voghera (1992:185 TAB. 5.3).
(8) Cfr. Voghera (1992:192 TAB. 5.6).
(9) Cfr. Voghera (1992:201 TAB. 5.15).
(10) Cfr. Voghera (1992:205 TAB. 5.17).
(11) Cfr. Voghera (1992:216 TAB. 5.22).
(12) Cfr. Voghera (1992:195 TAB. 5.9).
(13) Cfr. Voghera (1992:195 TAB. 5.10).
(14) Per la definizione della variabilit in termini di dimensioni di variazione e per la costruzione di uno schema che riassume la situazione dell'italiano si rimanda a Berruto (1993:12). 
(15) Cfr. Voghera (1992:219 TAB. 5.25).
(16) Cfr. Voghera (1992:236 TAB. 5.34).
(17) Per la nozione di proiezione si fa riferimento ad Halliday (1985: 227-251) e per alcune riflessioni  sul suo valore pragmatico a Lombardi (1992).
(18) Per la nozione di densit lessicale nello scritto e nel parlato si veda Halliday (1985b: 125).
(19) Serianni (1988:438) chiama didascaliche "<I>le interrogative ... con le quali chi sta trattando un certo argomento davanti a un uditorio, reale o immaginario, rivolge a se stesso una domanda per vivacizzare l'esposizione, quasi fingendo che l'interrogazione proceda dal pubblico</I>." Secondo Serianni esse hanno qualche affinit con le interrogative retoriche.
(20) Si veda Sornicola (1981a) che introduce la tematica del rallentamento come esigenza della pianificazione <I>on-line</I> tipica del parlato.
(21) I modi delle implicite pi frequenti nello scritto sarebbero infinito e participio (Voghera 1992:238). In questo senso allora il parlato argomentato manifesterebbe maggiore vicinanza allo scritto.
(22) Caratteristiche che fanno apparire i testi "<I>informali o poco pianificati a livello superficiale</I>" (Berretta 1981:239) sono registrate anche da Berretta che analizza un <I>corpus</I> di parlato monologico espositivo e sono collegate al "<I>parlato informale descritto per esempio da Sornicola 1981</I>" (Berretta 1981:239).
(23) Il contesto didattico varia in funzione del numero dei partecipanti, per cui il testo che qui si analizza  diverso dal II di Voghera, in cui c' un solo allievo; differente  anche il contesto della conferenza in cui spesso ci si rivolge a persone con cui si stabilisce un rapporto simmetrico (altri esperti).
(24) Un esempio si trova nello studio di De Mejia (1992), la quale ha analizzato l'interazione insegnante-allievi in contesto bilingue registrando delle significative commutazioni di codice in funzione del contesto di spiegazione e di quello di scambio esplicativo.

SUL FOCUS STRUTTURALE
<I>Vieri Samek-Lodovici</I>
<I>(Rutgers University)</I>

<B>1. 	INTRODUZIONE</B>
Scopo di questo lavoro  mostrare che in Italiano  possibile focalizzare contrastivamente un sintagma in termini esclusivamente strutturali. In particolare, un costituente interno al sintagma verbale pu acquisire un'interpretazione focalizzata salendo in posizione aggiunta a destra del VP. Quando il costituente focalizzato  il soggetto, si ottiene un soggetto invertito.

Un sintagma focalizzato contrastivamente viene contrastato con un insieme di denotazioni dello stesso tipo semantico. In Inglese e in molte altre lingue la focalizzazione contrastiva  espressa tramite accentuazione (Chomsky 1971, Selkirk 1984, Culicover and Rochemont 1983, Rooth 1985, Rochemont and Culicover 1990). Per esempio, (1a) e (1b) hanno due interpretazioni diverse a seconda che il soggetto sia enfatizzato o meno (l'accentuazione  rappresentata tramite maiuscole).

(1) 	a.	If John didn't come, we would be sorry.
		Se Gianni non venisse, ci spiacerebbe.

	b.	If JOHN didn't come, we would be sorry.
		Se GIANNI non venisse, ci spiacerebbe.

Riguardo (1a), l'unico evento presupposto  un'eventuale arrivo di Gianni, che desidereremmo si concretizzasse. Nel caso di (1b), si presuppone che almeno una persona di un gruppo di invitati in arrivo non arriver, e ci dispiaceremmo se questa persona fosse proprio Gianni. 
In altre lingue, come per esempio l'Ungherese o le lingue Ciadiche, la focalizzazione contrastiva  espressa strutturalmente: la salita in una determinata posizione sintattica determina automaticamente un'interpretazione contrastiva (Horvath 1986, Kiss 1981, Shuh 1982, Tuller 1992).
L'Italiano ammette entrambe le possibilit. La focalizzazione contrastiva pu essere espressa tramite accentuazione o strutturalmente. L'effetto focalizzante dell'accentuazione  gi visibile nella traduzione Italiana delle precedenti (1a) e (1b). La focalizzazione strutturale  invece mostrata in (2).  Si noti che il soggetto postverbale viene interpretato contrastivamente anche in assenza di enfatizzazione. In analogia con (1a), l'interpretazione di (2) presuppone che una delle persone in arrivo non arriver, esprimendo dispiacere nel caso che questa fosse Gianni.

(2) 	Se non venisse Gianni, ci spiacerebbe.

Come vedremo in seguito, l'esame delle propriet sintattiche dei costituenti focalizzati contrastivamente rivela che essi occupano una posizione aggiunta a destra del VP con statuto non argomentale. La figura in (3) mostra la posizione per il soggetto invertito di una semplice dichiarativa.

(3)	Ha gridato Gianni. 
				

Che l'interpretazione dei soggetti invertiti comportasse effetti di focalizzazione  stato suggerito o esplicitamente riconosciuto in diversi lavori, come per esempio Belletti 1988, Delfitto 1993, Bonet 1990 e Calabrese 1990. In particolare, Bonet ha identificato un'interpretazione contrastiva per i soggetti invertiti in Catalano, e Calabrese ha attribuito ai soggetti invertiti un'interpretazione focalizzata non-contrastiva, in veste di informazione <I>nuova</I> in contrapposizione a informazione gi disponibile.
L'analisi che sar qui presentata generalizza e precisa questi risultati, mostrando come la focalizzazione strutturale sia disponibile per qualsiasi sintagma, senza essere ristretta ai sintagmi soggetto. Inoltre, diversamente da Bonet e Calabrese, per i quali i soggetti invertiti si trovano o possono trovarsi nella posizione argomentale SpecVP in cui sono stati generati a struttura D, si mostrer che tutti i sintagmi focalizzati strutturalmente, inclusi i soggetti invertiti, sono in posizione aggiunta a VP e hanno statuto non-argomentale, e dunque non possono essere stati generati direttamente in tale posizione.

In quanto segue, per prima cosa viene distinta la posizione di focalizzazione strutturale da un'altra posizione a fine frase che ha propriet sintattiche radicalmente diverse e che pu facilmente confondere i giudizi di grammaticalit. Quindi vengono discusse le prove empiriche a favore del carattere strutturale della focalizzazione postverbale. In terzo luogo, vengono esaminate le propriet strutturali di tale posizione ed il suo stato non-argomentale. Infine, vengono discusse alcune conseguenze di questa analisi. L'appendice contiene una derivazione dettagliata dell'interpretazione di una frase contenente un soggetto invertito focalizzato secondo il sistema semantico proposto da Rooth (1985). 


<B>2. 	POSIZIONE DI FOCALIZZAZIONE STRUTTURALE E POSIZIONE 					DI DISLOCAZIONE A DESTRA</B>
Vi sono due posizioni distinte, accessibili ai soggetti invertiti come ad altri sintagmi: la pi esterna c-comanda la testa inflessionale I, mentre la pi interna, la posizione di focalizzazione strutturale o 'PFS',  c-comandata da I. Le due posizioni sono mostrate nella sottostante figura (4).

(4) 
                          
Le due posizioni si distinguono per una serie di propriet (Antinucci and Cinque 1977, Calabrese 1990, Bonet 1990, Samek-Lodovici 1993).

(i) I costituenti in PFS sono interpretati come focalizzati contrastivamente, quelli dislocati no.

(ii) I costituenti in PFS sono all'interno del sintagma intonazionale principale, mentre quelli dislocati sono preceduti da una chiara caduta d'intonazione e, facoltativamente, da una pausa.

(iii) Un argomento in PFS non pu coesistere con un clitico coindicizzato con esso, mentre ci  possibile quando l'argomento  dislocato a destra.

(iv) Sintagmi quantificati come <I>ciascun ragazzo</I> possono salire in PFS, ma non essere dislocati a destra.

(v) Un marcatore di negazione come <I>non</I> pu legittimare elementi a polarit negativa quali <I>nessuno</I> o <I>alcuno</I> in PFS, ma non in posizione dislocata a destra.

Le propriet (i), (ii) e (iii) sono illustrate dall'esempio in (5). In (5a), l'oggetto  salito in PFS, alla destra dell'oggetto indiretto. In (5b), l'oggetto  stato dislocato a destra, ed  preceduto da una pausa, rappresentata da una doppia virgola.

(5)	a.	Non ho presentato a nessuno CARLO.
		Non ho presentato ti a nessuno CARLOi.

	b.	Non ho presentato a nessuno,, Carlo.
		Non ho presentato ti a nessuno,, Carloi.

In (5a) l'oggetto  focalizzato contrastivamente, come nella parafrasi " Carlo che non ho presentato a nessuno".
Lo stesso non  vero per (5b), che  parafrasabile come "Carlo, non l'ho presentato a nessuno". Inoltre, l'oggetto in (5a)  tutt'uno con la frase intonazionale dell'intera proposizione, mentre in (5b) l'intonazione cala bruscamente subito prima dell'oggetto dislocato. Infine, l'introduzione di un clitico  incompatibile col soggetto in PFS, ma non col soggetto dislocato a destra, come mostra il confronto fra (6a) e (6b).

(6)	a.	*Non l'ho presentato a nessuno CARLO.
	  	Non loi ho [VP [VP presentato ti a nessuno] CARLOi].

	b.	Non l'ho presentato a nessuno,, Carlo.
		[IP Non loi ho presentato ti a nessuno] Carloi.

La diversa collocazione sintattica delle due posizioni  rivelata dai casi in cui sono utlizzate entrambe simultaneamente. In tali casi, la posizione di focalizzazione  alla sinistra della posizione di dislocazione destra. Si veda l'esempio in (7), parafrasabile come " Carlo che Gianni non mi ha presentato". La parafrasi inversa, " Gianni che Carlo non mi ha presentato", non  possibile. Questo mostra che le due posizioni non sono invertibili.

(7)	Non mi ha presentato CARLO ,, Gianni.
	[IP  Non mi ha [VP  [VP  ti presentato tk ] CARLOk ] Giannii.

Ulteriori esempi che distinguono le due posizioni possono essere trovati in Antinucci and Cinque (1977), Calabrese (1990), Bonet (1990) e Samek-Lodovici (1993). 
Riassumendo, le due posizioni sono distinte dal punto di vista semantico, fonologico e sintattico. Perci possiamo concentrare la nostra attenzione sulla posizione di focalizzazione e studiarla in isolamento. 


<B>3. 	EVIDENZA PER LA PRESENZA DI FOCALIZZAZIONE STRUTTURALE</B>
L'esistenza di una posizione focalizzata strutturalmente  sostenuta da due argomenti indipendenti concernenti l'appropriatezza delle coppie domanda-risposta e l'interpretazione di frasi contenenti avverbi a focalizzazione quali <I>soltanto</I>.

<B>3.1 	APPROPRIATEZZA DELLE COPPIE DOMANDA-RISPOSTA</B>
L'esistenza di una focalizzazione strutturale emerge in modo chiaro dall'esame delle coppie domanda-risposta quando siano analizzate secondo la semantica di Rooth per la focalizzazione contrastiva (Rooth 1985). Sviluppando l'analisi classica delle coppie domanda-risposta (Chomsky 1971, Jackendoff 1972, Hamblin 1973, Karttunen 1977), Rooth assume che il costituente interrogativo nella domanda (<I>wh-phrase</I>) e il corrispettivo costituente nella risposta (<I>answ-phrase</I>) sono entrambi focalizzati contrastivamente.

(8) 	Assunto: in una coppia domanda-risposta, il costituente interrogativo 
	e il suo corrispettivo nella risposta sono entrambi focalizzati contrastiva-		mente.

Nel sistema di Rooth, la focalizzazione di un costituente consente di associare l'intera frase con uno specifico insieme di proposizioni. Tale associazione viene utilizzata per predire quali coppie domanda-risposta sono appropriate e quali inappropriate. In generale, una coppia risulta appropriata quando domanda e risposta identificano il medesimo insieme di proposizioni. Ci accade se e solo se i costituenti focalizzati nella domanda e nella risposta sono la <I>wh-phrase</I> e la corrispettiva <I>answ-phrase</I>. 
Il risultato complessivo  un test diagnostico molto affidabile: ogniqualvolta una coppia domanda-risposta  appropriata, la relativa <I>wh-phrase</I> e, soprattutto, la relativa <I>answ-phrase</I> sono focalizzate contrastivamente. 

L'applicazione di questo test a semplici coppie domanda-risposta rivela fin da subito la possibilit di focalizzazione strutturale in PFS. Si confrontino le due risposte (9b) e (9c) alla domanda (9a), facendo attenzione, in entrambi i casi, a non enfatizzare in alcun modo il soggetto (un soggetto enfatizzato  sempre focalizzato, indipendentemente dalla sua posizione). 

(9)	a.	Q: Chi ha gridato?
	b.	A: Ha gridato Gianni.
	c.	A: *Gianni ha gridato.

L'appropriatezza di (9b) e l'inappropriatezza di (9c) mostrano che la presenza del soggetto in PFS in (9b)  sufficiente a determinare la sua focalizzazione, che  dunque strutturale.

Un paradigma analogo emerge per le coppie domanda-risposta riguardanti l'oggetto di verbi a doppio oggetto. Anche in questo caso, in assenza di enfatizzazione, la salita dell'oggetto in PFS  sufficiente a determinarne la focalizzazione, che risulta invece assente se l'oggetto rimane <I>in situ</I>. Si consideri la domanda (10a) e le risposte (10b) e (10c). La risposta (10b), con l'oggetto in PFS e perci a destra dell'oggetto indiretto, costituisce una risposta appropriata, mentre la risposta (10c), con l'oggetto <I>in situ</I> e perci a sinistra dell'oggetto indiretto, risulta inappropriata.

(10)	a.	Q: Chi non hai presentato a nessuno?
(10)	b.	A: Non ho presentato ti a nessuno Giannii.
(10)	c.	A: * Non ho presentato Gianni a nessuno.

Anche in questo caso, l'analisi delle coppie domanda-risposta rivela la possibilit di focalizzazione strutturale, ma solo per il costituente salito in PFS.

<B>3.2 	AVVERBI A FOCALIZZAZIONE</B>
Gli avverbi a focalizzazione, quali <I>soltanto</I> e <I>anche</I>, richiedono la presenza di almeno un costituente focalizzato e al tempo stesso sono sensibili alla presenza di costituenti focalizzati all'interno del proprio dominio di c-comando. Questa loro caratteristica viene qui sfruttata per esplicitare la prevista assimmetria fra costituenti focalizzati strutturalmente in PFS e costituenti non focalizzati perch <I>in situ</I>.
Si confrontino (11) e (12), avendo cura di non enfatizzare nessun costituente. In (11), l'oggetto  salito in PFS, a destra dell'oggetto indiretto, dove viene focalizzato strutturalmente. L'avverbio  sensibile a tale focalizzazione e la frase  interpretata secondo la parafrasi "Ho presentato a Maria soltanto Gianni". L'indice dell'avverbio segnala il costituente focalizzato.

(11)	Ho soltanto presentato a Maria Gianni.
	Ho soltantoi [VP [VP presentato  ti a Maria ] Giannii]
	"x [ presentato'(io, x, maria) => x=gianni ]

In (12), l'oggetto  <I>in situ</I>, alla sinistra dell'oggetto indiretto. La mancata focalizzazione  rivelata dall'interpretazione della frase, che non  pi parafrasabile come "Ho presentato a Maria soltanto Gianni". 

(12)	Ho soltanto presentato Gianni a Maria.
	Ho soltantoi [VP [VP presentato Gianni ti]  [a Maria]i ] 
	"x [ presentato'(io, gianni, x) => x=maria ]

La parafrasi corretta  ora: "ho presentato Gianni soltanto a Maria". L'elemento focalizzato  dunque l'oggetto indiretto. Questo risultato  esattamente quello previsto nel caso che sia l'oggetto indiretto a salire in PFS, come mostrato nell'analisi sintattica inclusa in (12). Dunque, l'esistenza della PFS permette di predire esattamente l'assimetria nell'interpretazione di (11) e (12).
Si potrebbe obiettare che l'elemento focalizzato in (11) e (12)  pi semplicemente definibile come "L'elemento al margine destro della frase".
 L'obiezione  erronea. Infatti, la dislocazione a destra dell'oggetto indiretto rende nuovamente disponibile PFS per l'oggetto diretto, che risulta focalizzato sebbene preceda linearmente l'oggetto indiretto. Si consideri (13), qui sotto.
 L'oggetto indiretto  dislocato a destra, come mostra il calo di intonazione, la pausa immediatamente precedente, e la presenza del clitico corrispettivo. L'oggetto giace in PFS ed  perci interpretato contrastivamente, come mostra la parafrasi di (13): "a Maria, le ho presentato soltanto Gianni".

(13) 	Le ho soltanto presentato GIANNI,, a Maria 
	[ lek-ho soltantoi [VP [VP presentato ti  tk  ]  GIANNIi ] ]  [a Maria]k
	"x [ presentato'(io, x, maria) => x=gianni ]

Un'ulteriore previsione confermata  che l'intero VP possa salire in PFS e venire cos focalizzato, come in (14). In tal caso  focalizzata l'azione espressa dall'intera proiezione verbale, come nella parafrasi "la sola azione che ho fatto  stata quella di presentare Gianni a Maria". Questa interpretazione  facilitata dall'inserimento di una breve pausa dopo l'avverbio (senza per cambiare l'intonazione).

(14)	Ho soltanto presentato Gianni a Maria.
	Ho soltantoi [VP  ti    [VP presentato Gianni a Maria]i ] . 
	"P [ P(io) => P=lx[presentato'(x,gianni,maria)]  ] 

In sintesi, la disponibilit di una posizione per la focalizzazione strutturale permette di predire quali interpretazioni sono associate a quale ordine lineare in una frase ditransitiva contenente un avverbio a focalizzazione.

Un'analisi analoga pu essere svolta per i soggetti invertiti. Un soggetto preverbale  all'esterno della portata dell'avverbio, e quindi non pu venire focalizzato. In questo caso, il costituente focalizzato  l'intero VP, come mostrato in (15).
(15)	Gianni ha soltanto camminato.	
	Giannii ha soltantok   [vp [vp tk ]  [vp ti camminato]k ]	
	"P [ P(gianni) => P=camminato' ]

Se per il soggetto  invertito, l'interpretazione pi naturale focalizza quest'ultimo, secondo l'interpretazione "soltanto Gianni ha camminato". Vedi (16).

(16) 	ha soltanto camminato Gianni.
	ha soltantoi   [vp  [vp ti  camminato]  Giannii ]		
	"x [ camminato'(x) => x=gianni ]

Infine, l'intero VP, soggetto incluso, pu salire in PFS ed essere focalizzato, producendo l'interpretazione "il solo evento accaduto  che Gianni ha camminato". Vedi (17).

(17)	ha soltanto camminato Gianni.
	ha soltantoi   [vp  [vp ti  [camminato Gianni ]i ]
	"p [ p => p=camminato'(gianni) ]

L'ordine lineare in (17) sembra confermare l'intuizione di Calabrese e Bonet circa la generazione del soggetto tematico a destra del verbo, sebbene il soggetto non venga focalizzato in questa posizione come da essi proposto. 
Nel resto di questo articolo si  preferito mantenere la generazione a sinistra dello specificatore di VP, ma questa scelta non ha alcuna conseguenza diretta per l'analisi di PFS. L'analisi in (17) conferma anche l'ipotesi che i soggetti tematici siano generati internamente alla proiezione verbale, come proposto in Kitagawa (1986), Kuroda (1986) e Koopman e Sportiche (1988).

Riassumendo, nell'intera sezione 3. abbiamo visto come l'esistenza di una posizione di focalizzazione strutturale permetta di predire sia quali risposte formino coppie domanda-risposta appropriate, sia le possibili interpretazioni associate ai distinti ordinamenti lineari degli argomenti interni di una frase contenente avverbi di focalizzazione.

<B>4.	COLLOCAZIONE SINTATTICA E STATUTO ARGOMENTALE DELLA POSIZIONE 			DI FOCALIZZAZIONE</B>
Questo capitolo esamina le propriet sintattiche della posizione di focalizzazione strutturale che risulta essere una posizione non-argomentale aggiunta a VP. 

<B>4.1 	COLLOCAZIONE SINTATTICA</B>
Consideriamo una partizione della proiezione sintattica della frase in tre regioni: (i) la proiezione verbale o regione interna, che consiste nei nodi dominati dalla minima proiezione VP; (ii) la regione intermedia, che consiste in tutti i nodi c-comandati da I e non appartenenti alla regione interna; questa regione comprende ogni nodo aggiunto a VP; (iii) la regione esterna, che consiste in tutti i nodi dominati dalla radice IP ma esterni alle altre due regioni.

A priori, PFS potrebbe risiedere in ciascuna di queste tre regioni, come mostrato in figura (18).

(18)



Questa sezione mostra come PFS non possa essere n nella regione esterna, n in quella interna, e debba di conseguenza risiedere necessariamente nella regione intermedia. Vi sono tre argomenti per escludere una collocazione nella regione esterna. In primo luogo, lo studio degli avverbi a focalizzazione mostra che PFS  interna allo scope dell'avverbio e dunque c-comandata da esso. Per esempio, il soggetto focalizzato in (19)  c-comandato dall'avverbio <I>soltanto</I>.

(19)	Ha soltanto cantato Gianni, ieri.

Assumendo l'analisi di Belletti (1990), l'avverbio  a sua volta c-comandato dall'ausiliare in I. Ne consegue, per la propriet transitiva, che la posizione di focalizzazione  essa stessa c-comandata da I, e dunque non appartenente alla regione esterna.
Un secondo argomento proviene dallo studio della distribuzione di elementi a polarit negativa come <I>nessuno</I>, <I>niente</I> e <I>mai</I> (Rizzi 1982, Longobardi 1987, Laka 1990, Zanuttini 1991). Questi elementi non richiedono legittimazione quando collocati nella regione esterna, come mostrato in (20a), (20b) e  (20c). 

(20)	a.	Nessuno ha cantato.
	b.	[A nessuno]i consentir ti di darmi lezioni!
	c.	Mai Luca si era sentito cos felice.

Se collocati nella regione intermedia, come in (20d), o nella regione interna, come in (20e) e (20f), questi elementi hanno bisogno di un legittimatore, come per esempio una negazione aggiunta alla testa I, sempre secondo l'analisi di Belletti (1990).

(20)	d.	Non ho mai ballato il tango.		* Ho mai ballato il tango.
	e. 	Non ho comprato niente.		* Ho comprato niente.
	f.	Non ho regalato fiori a nessuno.	* Ho regalato fiori a nessuno.

Usiamo ora questa distribuzione per determinare la posizione di PFS. Come mostrano le risposte in (21) e (22), in una frase negativa un elemento in PFS deve essere legittimato. Poich esso pu essere legittimato da una negazione in I che lo c-comandi, l'elemento in PFS non pu appartenere alla regione esterna, come si voleva dimostrare.

(21)	a.	Q: Chi ha parlato?
	b.	A: Non ha parlato nessuno.		  A: * Ha parlato nessuno.

(22)	a.	Q: Cosa hai regalato a Maria?
	b.	A: Non ho regalato niente,, a Maria.	  A: * Ho regalato niente,, a Maria 

Infine, l'impossibilit di focalizzazione strutturale nella regione esterna predice un'assimetria tra la focalizzazione di avverbi di livello verbale e avverbi di livello frasale. Quest'ultimi, essendo strutturalmente confinati alla regione esterna, non dovrebbero poter venire focalizzati strutturalmente. 
Le coppie domanda-risposta in (22) e (23) confermano questa previsione. Mentre entrambi i tipi di avverbi possono essere focalizzati in isolamento, o a inizio di frase, soltanto l'avverbio di livello verbale <I>sempre</I> pu essere focalizzato strutturalmente in PFS in (22c), mentre ci non  possibile all'avverbio di livello frasale <I>probabilmente</I> in (23c), che risulta agrammaticale.

(22)	a.	Q: Quanto spesso pensi che verr,, Gianni? 
	b.	A: Sempre.
	c.	A: SEMPRE,, verr,, Gianni.
	d.	A: Gianni verr sempre.

(23)	a.	Q: Credi che Gianni verr,, Domenica?
	b.	A: Probabilmente.
	c.	A: Probabilmente,, verr,, Gianni.
	d.	A: * Gianni verr probabilmente.

Questi tre argomenti dimostrano che la focalizzazione strutturale non pu collocarsi nella regione esterna, ovvero in una posizione che c-comanda I. A questo vincolo va aggiunta l'impossibilit di collocarsi nella regione interna. Se ci fosse possibile, gli argomenti interni dovrebbero poter essere focalizzati strutturalmente anche se <I>in situ</I>, ma come abbiamo gi visto nel paragrafo 3 questo non  possibile. 
L'esempio in (24), mostra nuovamente come un oggetto diretto non possa essere focalizzato <I>in situ</I> (si veda anche la discussione relativa agli avverbi di focalizzazione, esempi (11) e (12)). 

(24)	a.	Q: Cosa hai regalato a Maria?
	b.	A: Ho regalato ti a Maria [una casa]i.
	c.	A: * Ho regalato una casa a Maria.

Un'ulteriore prova empirica viene dall'analisi di frasi contenenti un modificatore locativo. Assumendo che tali modificatori siano aggiunti a VP, esaminiamone la distribuzione in relazione ad un oggetto focalizzato. 
Consideriamo la coppia (25) qui sotto. Se l'oggetto focalizzato in PFS fosse nella regione interna, esso dovrebbe poter rimanere alla sinistra del modificatore in una coppia domanda-risposta che ne richieda la focalizzazione. In altre parole, la  risposta (25b) dovrebbe risultare appropriata, ma non lo . 
Nell'eseguire il test si abbia cura di evitare la dislocazione a destra del modificatore: la risposta (25b) va letta con la stessa intonazione riservata alla semplice dichiarativa in (26).

(25)	a.	Q: Cosa hai cucinato in giardino?
	b.	A: * Ho cucinato le salsicce in giardino.
	        	        Ho [VP  [V'   [V' cucinato ti  ] le salsicce]  in giardino].

(26)	Ho cucinato la polenta in giardino.

Le due risposte appropriate sono (25c) e (25d) qui sotto. In (25c), il modificatore  dislocato a destra, come mostrano l'intonazione e la presenza del clitico. In questo caso, l'oggetto pu salire in posizione aggiunta a VP rimanendo alla sinistra del modificatore. 

(25)	c.	A: Vi ho cucinato le salsicce,, in giardino.
	           	     Vik   ho [VP  [VP cucinato ti ]  [le salsicce]i  ]  in giardinok.
	d.	A: Ho cucinato in giardino le salsicce.
	         	     Ho [VP  [VP   [VP cucinato ti ]  [in giardino]  ] [le salsicce]i  ].

In (25d) il modificatore rimane nella sua posizione aggiunta a VP. In tal caso, la risposta  appropriata solo se l'oggetto sale in posizione aggiunta a VP alla destra del modificatore. 
Il confronto fra (25b) e (25d) mostra chiaramente come la focalizzazione strutturale all'interno della regione interna non sia possibile. Al tempo stesso mostra come la focalizzazione strutturale sia possibile in posizione aggiunta a VP, poich l'oggetto in (25d) deve necessariamente c-comandare la posizione aggiunta a VP del modificatore locativo<I> in giardino</I>.

Riassumendo, in 4.1 abbiamo mostrato come la focalizzazione strutturale non pu aver luogo n nella regione esterna, n nella regione interna della proiezione frasale, mentre pu avvenire nella regione intermedia. Ne consegue che essa avviene sempre in tale regione, ovvero in posizione aggiunta a VP.

<B>4.2 	STATUS NON-ARGOMENTALE DEI COSTITUENTI FOCALIZZATI 				STRUTTURALMENTE</B>
Un primo argomento per lo status non-argomentale dei costituenti in PFS deriva dall'esame delle loro propriet di legamento. Si consideri la struttura in (26).

(26)

 

Se la PFS fosse una posizione argomentale, un soggetto in SpecIP e un soggetto in PFS dovrebbero mostrare la stessa capacit di legamento di un'anafora. Il confronto fra (27a) e (27b) mostra che ci non accade. 
Mentre il soggetto in SpecIP pu legare l'anafora, il soggetto in PFS non pu fare altrettanto. In entrambi i casi, l'anafora  stata topicalizzata per rendere pi naturali gli esempi. 
L'anafora viene legata al livello di Forma Logica, dopo che la regola di Ricostruzione ha riportato l'anafora nella sua posizione originale.

(27)	a.	In se-stessoi, Giannii sembrava credere fin troppo.
		In se-stessok,  [IP  Giannii sembrava  [IP ti credere tk  fin troppo]].
	b.	*In se-stessoi, sembrava credere fin troppo Giannii.
		In se-stessok,   [VP  [VP  sembrava  [IP ti credere  tk fin troppo]] Giannii ].

Poich la PFS c-comanda l'anafora, il fallimento  necessariamente dovuto al carattere non-argomentale di questa posizione aggiunta a VP, ci che impedisce il buon esito del legamento. 
Quest'argomento assume che il soggetto nella sua salita alla PFS non possa fare una fermata intermedia in SpecVP. Per una discussione di questo assunto si veda Samek-Lodovici 1993.
Un'altra prova empirica del carattere non-argomentale della PFS viene dall'esame della relazione fra un soggetto quantificato e un pronome all'interno di un PP. Si consideri (28a). Il soggetto quantificato salito in SpecIP pu legare il pronome in PP. Si ottiene un'interpretazione di tipo operatore-variabile, con la costruzione di coppie 'bambino-genitori' dove il genitore si preoccupa che il bambino non mangi a sufficienza.

(28) 	a.	Ai suoi genitori, ogni bambino  sembrato mangiar poco.
		[ai suoi genitori]k  [IP  [ogni bambino]i  [vp sembrato tk [ ti mangiar poco] ]  ]

Quando il soggetto sale in PFS, l'interpretazione di tipo operatore-variabile non  pi disponibile. Si confronti (28b) qui sotto con (28a).


(28)	b.	?? Ai suoi genitori,  sembrato mangiar poco ogni bambino.
		[ai suoi genitori]k  [IP    [vp  [vp sembrato tk  [ ti mangiar 				poco]]  [ogni bambino]i ]]

La agrammaticalit di (28b)  spiegata dallo status della PFS. Essendo in posizione non-argomentale, il soggetto <I>ogni bambino</I> non pu legare il pronome. Al livello di FL, il soggetto quantificato viene prima ricostruito nello SpecIP della subordinata, per poi salire in qualit di espressione quantificata in posizione aggiunta a IP, ma tale movimento produce una violazione di WCO, dato che tale movimento comporta l'<I>incrocio</I> fra il soggetto quantificato e il pronome coindicizzato in PP.
Lo studio delle propriet di legamento della PFS  rivela dunque il carattere non argomentale di questa posizione.


<B>5. 	CONCLUSIONI</B>
Abbiamo visto che in Italiano un costituente pu essere focalizzato strutturalmente tramite salita in una posizione aggiunta a VP, una posizione non-argomentale. Le prove empiriche principali provengono dall'esame delle coppie domanda-risposta, dal comportamento degli avverbi a focalizzazione, dalla legittimazione di elementi a polarit negativa ed infine dalle propriet di legamento della PFS in costruzioni a sollevamento. Inoltre, la focalizzazione strutturale in posizione aggiunta a VP risulta disponibile a qualsiasi costituente che possa accedervi, e non soltanto al soggetto grammaticale. Ci che non  disponibile  la focalizzazione strutturale <I>in situ</I>.
La presenza di una focalizzazione strutturale in Italiano e le sue caratteristiche aprono tre interessanti aree di ricerca. 
La prima riguarda una migliore comprensione dell'analisi di Belletti (1988) sull'effetto di definitezza nei soggetti <I>in situ</I> di costruzione passive ed ergative in Italiano. Belletti mostra come l'effetto sia pi chiaro quando il soggetto precede un PP argomentale. Questo vincolo  ora spiegabile: il PP separa i soggetti <I>in situ</I> dai soggetti in PFS, dove l'effetto di definitezza non ha luogo.
La seconda riguarda l'estrazione dei sintagmi <I>wh</I> soggetto in Italiano, che Rizzi (1982) ha mostrato originarsi in posizione postverbale, correlando tale fenomeno alla mancanza di reggenza in SpecIP. Questo studio suggerisce una possibile alternativa, divisa in due fasi. In un primo tempo il sintagma <I>wh</I> sale in posizione aggiunta a VP per acquisire lo statuto di sintagma focalizzato, spiegando cos l'origine postverbale dell'estrazione. In un secondo tempo, il sintagma <I>wh</I> sale in SpecCP in virt del suo statuto di operatore. Durante questa seconda salita non  possibile una fermata intermedia in SpecIP, perch ci costituirebbe un caso di movimento improprio da posizione A' a posizione A. Questo vincolo spiegherebbe l'assenza di estrazione da SpecIP in quanto posizione argomentale. L'eliminazione di riferimenti alla reggenza suggerisce la possibilit che essa non sia in fondo correlata  agli effetti di estrazione (ci che importa  la non argomentalit degli elementi estratti). 
Infine, questo studio apre un'interessante prospettiva di tipologia linguistica. La coesistenza in italiano di focalizzazione strutturale e focalizzazione tramite enfatizzazione mostra che le due modalit non sono complementari. Dobbiamo perci domandarci come mai in diverse lingue (ad es. l'ungherese, cfr. Horvath, 1986) osserviamo l'una senza l'altra, e, visto che l'una o l'altra possono risultare assenti, come mai non si troviamo lingue dove entrambe risultino assenti.

<B>BIBLIOGRAFIA</B>

 

Antinucci, F. and G. Cinque (1977), "Sull'ordine delle parole in Italiano: l'emarginazione", in <I>Studi di Grammatica Italiana</I> 6: 121-146.
Belletti, A.(1988), "The Case of Unaccusatives", <I>Linguistic Inquiry</I> 19: 1-34.
Belletti, A. (1990),<I> Generalized Verb Movement</I>, Torino: Rosenberg & Sellier.
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