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Mercoledì 1° marzo 2000 pistone@mclink.it strenua nos exercet inertia Hor.
XIII. SERMONEL'uomo siede da tutta la notte, e piange: il piccolo abituro la mattina era crollato: poco prima era una casa, da gran tempo è un sepolcro, ché vi giacciono sotterrati la madre, il padre, la moglie. Qual suono fa la ghiaia triturata dalle ruote d'un carro (suono che a un tratto atterrisce e leva il respiro al malato che dormiva), con tale mugghio un tremore sospinse l'una dopo l'altra le città. In un attimo l'Uomo si trovò senza nessuno de' suoi cari; ora alza gli occhi alle stelle. Ecco, gli è avanti il sapiente: egli lo vede al chiarore ceruleo della notte. Dice: « Vedi, o Uomo, che strage hai fatta or ora con uno de' tuoi calzari? » Come trasognato, quello guarda e vede che alle scarpe sono attaccate formiche con le membra smozzicate: ché col piede aveva abbattuta una casa alle formiche e aveva spianato i loro collicelli di sabbia. « Or via, » esclama il sapiente « or puoi di nuovo volgere gli occhi al cielo! » Allora egli vede stelle sfilare, vede d'ogni parte scintillare il cielo, come quando, in un solenne funerale, gli accompagnatori capovolgono le fiaccole per levarne la nera moccolaia. E il sapiente: « Di morte improvvisa, a lor volta, sotto i piedi ti muore un popolo, sopra la terra ti muore un astro. Che dici tu? tu dici che a te non fa nulla, se in alto un astro schizza e va in polvere, se in terra una formica è calpestata. Ebbene a nessuno importa se l'Uomo viva o non viva, ché ogni genere è morso da un suo proprio dolore, e tutti gli esseri, presto o tardi, si troveranno all'ombra delle ali della morte: della morte che vola sul nostro capo. « Cosí è: vi è un solo rifugio per il nostro dolore: il cuore dei fratelli. E tu perché te lo impedisci da te? Perché rechi dolore a quello che di lí a poco potrebbe consolare il tuo? Perché la grande Nazione Umana è ancora in preda alla discordia e combatte tra sé? Non altrimenti la mamma sorprende i bimbi in mezzo a una rissa, e affrena i loro pugni, le loro unghie pronte all'offesa. Quando un letto solo ha accolto i due bimbi, mandati a nanna, i due bambini che ancora piangono gonfi d'ira, ecco le tenebre attorno, sebbene vuote li empiono di paura, ecco, non singhiozzano piú, frenano le lagrime e l'ira; di lí a poco si circondano pacificati il collo con le braccia pugnaci e accostano l'uno all'altro il cuore dimentichi della furia ». Trad. Giovanni Pascoli v.518. est da edo. |