MARIO GUIDO DAL MONTE

E' nato a Imola il 23 dicembre 1906. Sostanzialmente autodidatta come pittore, ha tuttavia seguito una scuola di disegno, dedicandosi subito dopo alla decorazione pittorica a Bologna. Ricorda nel 1929 Giuseppe Fabbri: "A Bologna, nella città più antifuturista d'Italia, è trascinato dal suo primo maestro, il prof. Montevecchi, nella Chiesa della Mascarella. Eccolo inseguire, negli effimeri cieli delle cupole, piccole stelle dorate o imbeccare le colombe sacre con il pennello tinto d'azzurro, oppure atteggiare gli angioletti barocchi in pose sdolcinate, regalando loro minuscole ghirlande di fiori e scordati liuti".
Da quell'esperienza la rottura, e l'interesse per il Futurismo. Ha cominciato ad esporre neanche ventenne nel maggio 1926, partecipando con due dipinti, secondo lo stesso Fabbri fra i suoi "primi lavori futuristi" e "unico seguace di Marinetti presente a quell'esposizione", nella IV Mostra d'Arte del Sindacato Artisti Italiani, Sezione di Imola. Si aggrega subito al movimento futurista, prendendo parte con quattro dipinti, nel gennaio-febbraio 1927, alla Grande Mostra di Pittura Futurista, alla Casa del Fascio, a Bologna. In rapporto naturalmente con Marinetti (quindi con Balla), dà vita a Imola, nell'aprile 1927, al "Gruppo futurista Boccioni", del quale facevano parte i pittori Pietro Sassi, Walter Giustiniani e Pasini.
Nel luglio seguente partecipa al Raduno futurista come esponente del "Gruppo futurista imolese". Sempre nel 1927 prende già parte stabilmente alle esposizioni futuriste a livello nazionale, in giugno alla Mostra d'Arte Futurista Nazionale, promossa dal Gruppo Futurista Siciliano, per iniziativa di Pippo Rizzo, a Il Convegno a Palermo, con due opere, in ottobre alla Prima mostra d'Arte de il Novatore, a Torino, e nel novembre-dicembre, a Trantaquattro Pittori Futuristi, alla Galleria Pesaro, a Milano. Nel gennaio-febbraio 1928 organizza la Grande Mostra d'Arte Futurista a Imola, nell'ambito della quale è una sua esposizione personale di 16 opere. Tiene quindi nel lugio-agosto una personale con Alberti (Alberto Vincenzi) al Kursaal di Rimini, e nell'ottobre novembre a Faenza, nell'ambito della Mostra Futurista alla Società Musicale "G.Sarti", ove espone, assieme a 26 opere, anche ceramiche realizzate su suoi disegni (assieme ad altre su disegni di Balla) nella fornace Riccardo Gatti, a Faenza stessa. Quest'attività di ceramista l'ha intrapresa quello stesso anno, nella primavera-estate, su sollecitazione dello scrittore futurista Giuseppe Fabbri, di Pieve di Cento, che si fa imprenditore di una produzione faentina di ceramiche futuriste. Nel 1928 stesso avvia ad Imola un'attività di Casa d'Arte Futurista, per la produzione di oggetti d'arredamento, scenografie e bozzetti di moda femminile, e pubblicità. In relazione a questa attività pubblica alla fine del 1928 uno sorta di manifesto, La nuova estetica e l'arredamento negli uffici, in "Il Popolo Toscano", a Firenze, del 9 novembre.
La sua pertecipazione alle esposizioni futuriste o con i futuristi è ormai costante.Nel marzo 1929 tiene la sua ampia esposizione personale (di 61 opere) al Cenacolo Imolese, appunto a Imola, composta oltre che da dipinti, da costumi teatrali e da ceramiche. Nel 1929 realizza costumi e scene per il Ballo degli Immortali, a Viareggio, dove nell'estate di quell'anno si avvicina per breve tempo, con Lorenzo Viani, alla cosidetta "Scuola di Motrone", della quale facevano parte Mario Sironi, Carlo Carrà, Domenico Rambelli e Pizzigoni, che si ritrovano nelle vacanze estive in Versilia.
La personale a Imola, alla fine del 1929, rende esplicito l'allontanamento linguistico in atto della ricerca pittorica di Dal Monte dell'ambito futurista. Le differenze di Marinetti si manifestano già dopo la personale fiorentina di giugno, in un susseguirsi di raccomandazioni ad accettare nuove partecipazioni soltanto con quadri "assolutamente futuristi".
L'offerta si rinnova quando a metà febbraio del 1930 Marinetti gli propone l'invito nella sala futurista della XVII Biennale veneziana. Ma la risposta del pittore è negativa. Marinetti lo accusa allora di sciupare il suo ingegno e lo esclude da altre iniziative futuriste.Dal Monte, incamminato ormai verso un personale "realismo magico", si duole delle esclusioni, ma non cambia linea. Il suo rapporto con Marinetti e i futuristi si conclude anche formalmente nel 1930, ache se tenterà un riavvicinamento a Marinetti in nome di nuove ricerche non-figurative nel 1935; ma invano.
La ricerca pittorica di Dal Monte si sviluppa attraverso esperienze diverse fino ai nostri giorni, attivo sempre ad Imola, nella casa da lui progettata, in stile razionalista, all'inizio degli anni Cinquanta.