POESIE IN LIBERTA'


RENO BROMURO

Reno Bromuro scrittore, regista, attore e giornalista nato a Paduli (provincia di Benevento) nel 1932, debutta in teatro con un atto unico "Pascalino 'o piscatore", nel 1953, in cui affronta il problema degli invalidi permanenti di guerra e, per la prima volta, l'esperienza del teatro che amalgami parola - gesto - suono in contrapposizione alla tradizionalità del teatro italiano. Nel 1957 fonda a Napoli il "Centro Sperimentale di Ricerca per un Teatro Neorealista", manifestandola nel dramma "Il vaso dei sogni perduti" rappresentato dal 13 dicembre dello stesso anno al Teatro Bracco. Nel 1970, fonda a Roma la Compagnia di Prosa "I Corinti" con la quale, rappresenta nei teatri De' Satiri, delle Muse, de' Servi un dramma sui pericoli della droga dal titolo "...Quella Maledetta..." in cui i segni fondamentali parola-suono-gesto-illuminazione sono tutt'uno con l'azione teatrale, che tende a sviluppare nello spettatore l'immaginazione della scenografia e del luogo di azione. Per la prima volta, lo spettatore Ë chiamato anche a "scrivere" ogni sera, il finale dell'opera. Nasceva il "Teatro dell'Immagine o dell'Immaginazione". Attualmente (dal 1986) continua la sua ricerca teatrale, con i giovanissimi della Scuola Media Statale San Giorgio di Fregene, fondata sulla teoria del Teatro povero grotowskiano.

Bibliografia analitica

La seguente bibliografia è integrale per gli anni della maturità in cui l'attività dello scrittore È più intensa 1971-1995, escludendo le polemiche intorno alle conferenze sul tema: "Il Racket dell'Arte e il valore umano della Poesia".
L'esperienza con gli alunni della scuola media statale continua. Con essi sono stati allestiti e realizzati (negli anni 1988/'89 - 1989/'90 - 1990/'91 - 1991/92 - 1992/93 - 1993/94 - 1994/95 - 1995/96), spettacoli ideati e scritti dagli stessi alunni, eccetto "... Quella maledetta..." - un dramma sui pericoli della droga - "L'imperatore... ore" - una commedia sul problema dell'incomprensione coniugale - "Sulla spiaggia" - una pièce che abbracciando e sviluppando l'A. B. C. dell'Educazione Teatrale mette in luce la comprensione effettiva della disciplina teatrale - "Peplomania" un dramma in cui il profano si divinizza attraverso "la fede" - "Ricorrenza" come una favola, nel gioco di ragazzi, si può tramutare in tragedia se la conoscenza è male amministrata - "Atti in tre minuti" la problematica quotidiana, nei suoi molteplici aspetti, si manifesta attraverso il gioco del teatro - "Il gioco della vita" come una favola realista può far capire che cosa è veramente vivere.

Quanto riguarda le recensioni per gli spettacoli teatrali, le pochissime ricevute fanno onore allo scrittore perché non si è mai piegato alla volontà di certi critici, i quali, pretendono che queste vengano stilate dallo stesso autore e attore-regista.

CHI SONO?

Nacqui in un bel paese del Sud

in un lontano giorno di luglio

da madre che ricamava lenzuola

per fanciulle ancora bambine

ragazze vedove prima di sposare

e da un padre che per non morire di fame

smise di fare il calzolaio e partì

volontario lasciandomi solo troppo presto.

C'era nel cielo un grosso mantello nero

popolavano le strade di Paduli passi marziali

ed ogni sabato mia nonna piangeva

per le riunioni obbligate.

Era bello vedere mio nonno impettito

e fiero rifiutare quel nero

ed ogni ordine che non fosse dettato

dalla sua coscienza libera.

Più tardi vissi con questa visione!

Oggi è qui nella realtà concreta di ogni giorno

per redarguirmi, guidarmi, consigliarmi

e quando sorride per la mia coerenza, godo.

Sono un ribelle!

Mi ribello alla schiavitù, all’ingiustizia,

all’ipocrisia, alla cattiveria.

Ho tantissimi difetti ma il pregio

di essere costante e coerente con i sentimenti.

Primo di cinque fratelli

troppo presto fui padre.

Per questo o forse per amore

ho dato sempre tutto me stesso

per vedere finalmente l’Uomo

libero come un Gabbiano.

2/7/1980

CANTAVI L'INNO ALLA VITA

Cantavi l'inno alla vita nel seno di mamma

t'ho visto, cucciolo d'uomo e ho pianto.

Gridavi "Osanna" e non lo capivo

perché amare quando è sofferenza?

Ma tu amavi!

Inutilmente ho sperato al tuo ripensamento.

Oggi ti vedo festante, occhi neri e profondi

come la vita, il destino, la bocca di un lupo.

Sorridi felice! Piango, non so perché.

Aiutami a capire, cucciolo d'uomo.

La vita non è male?

Dimmi, perché sorridi?

19/10/1983

E STIAMO LI’ IMPALATI

… e stiamo lì impalati

come bidoni dell’immondizia

sotto un cielo che non vediamo

per riempirci di fuliggine

imputridirci all’acqua radioattiva

aspettando di intravedere una stella

per ricordarci come è fatta.

22/7/1976

QUANDO PARLA UN POETA

Silenzio! Quando parla un poeta

bisogna ascoltarlo in silenzio,

Tutto ciò che dice un poeta

è sempre cosa seria e meditata.

Silenzio!

Voglio un mondo che parli

la lingua universale dell’amore.

Voglio scrivere per le strade

Sui muri delle case screpolate

Sui vetri degli alti grattacieli

Sui parabrezza delle auto

Sui banchi di scuola

Sul volano del tornio

I miei versi che vogliono

Esaltare la volontà del poeta

Il desiderio di un mondo

Che parli la lingua universale dell’amore.

Voglio affiggere i miei quadri

Alle aste delle bandiere abbrunate

Per questa inesausta e svogliata società

Affinché l’Uomo impari a vestire

Una camicia bianca immacolata

Per non contaminare il prato

Quando rotola per bagnarsi di rugiada.

Voglio che i quadri e i versi sventolino

Al sole caldo dell’amore

E tu passando impari a far silenzio

Quando parla un poeta.

Silenzio!… Quando parla un poeta

Bisogna ascoltarlo in silenzio.

Roma 2/3/1976

NON DITELO AI BAMBINI

Non ditelo ai bambini

che quell'albero è destinato a morire

per far posto a un grattacielo.

Per piacere, non fateglielo sapere.

Non dite al bambino che il grattacielo

è rifugio - non - per non essere inghiottito

dalla polvere dopo il Neutrone.

Per favore, non ditelo al bambino!

Ma se il bimbo gioca con arnesi di guerra

diteglielo che è solo l'inizio della fine.

Narrategli la storia di Martino il "King",

di Roberto e di Giovanni due fratelli

saliti sull'altare dell'amore.

Non dite mai loro, vi scongiuro,

che quell'albero deve far posto

ad alti giocattoli di cemento,

affinché possa guardare speranzoso

verso Oriente, gli Arcobaleni

che dovrebbero avvolgere il mondo,

e difendere la libertà agognata.

Roma 3/11/1983


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 27/11/2012