IL LABIRINTO DI CAMPANA
In margine alla seconda raccolta di un nuovo poeta romagnolo
Il soggetto è lui, il poeta, lo si capisce. Ma qual è l'oggetto di questa nuova raccolta? Quello del titolo? Non pare proprio. Il labirinto rappresenta piuttosto la metafora di una situazione psicologica bloccata, anzi ondivaga ("ondeggio tra il sublime e l'infimo..."), a mezze tinte. Si vuole che la "sedia a dondolo" (uno dei simboli del ménage familiare) si trasformi, col suo movimento, in "eccitazione", come fosse un "treno" dal "percorso tormentato duro con molti scambi".
Questa volta infatti l'oggetto è l'amore, mentre nella precedente raccolta era la politica. Ma è un amore alla ricerca di conferme, di suggestioni, perché nostalgico di passione. "L'amore osceno aumenta la capacità / di desiderare. / Desidero una stimolazione dolce / continua. Ritornare alle cose insieme".
Più di così il poeta non dice e non può dire. Convenzioni, ruolo, responsabilità, o meglio: "il sangue", "il legame di un contratto" lo autolimitano, come un "vecchio confine".
L'amore vuole mescolarsi (o ri-mescolarsi, giacché nostalgia e desiderio qui si toccano) con la passione, con la trasgressione di una cadenza rituale. Si vuole spezzare uno schema logoratosi col tempo: ecco il sogno, la fuga virtuale dalla realtà. Uno sciare fuori pista, per mettersi alla prova tra possibili slavine.
Le parole scorrono come pagine di diario: s'intrecciano, s'incastrano con delicata armonia. Ogni poesia pare il prosieguo della precedente. Il tema infatti è univoco e il poeta sa perfettamente come trattarlo.
Poiché è anche ambiguo, sottile come la lama di un rasoio, destinato a rimanere in un clair-obscur esistenziale, il tema è soggetto anche alle tortuosità di una matassa che non vuole dipanarsi. Alcune liriche infatti sono tele di valore, altre semplici cornici. Il timore di dover fare delle scelte troppo rischiose impedisce di tenere alta la tensione.
Come in un ipertesto si assiste a svariati percorsi e il rischio è quello di perdersi. La raccolta è un vero e proprio labirinto di specchi bugiardi. Sotto questo aspetto il titolo è indovinatissimo. Occorre trovare il file "index", il filo di Arianna.
Il procedere contorto del registro linguistico è strettamente correlato alla trattazione difficoltosa dell'argomento. "Porterà conseguenze drammatiche / non toccarti il seno e non berne il fluido".
I sentimenti contrastati dell'amore amaro e della pazza passione possono svelarsi solo fino a un certo punto: ecco perché il pathos li traveste, li camuffa, li riempie d'inutili orpelli, e -bisogna dirlo- con ricercata e sorprendente maestria. Infatti, è proprio da questi attriti, da questi scompensi che nasce la vera lirica.
Il poeta non ha soltanto timore di rivelarsi nel suo sentire, ma anche il coraggio di dirlo. Il labirinto è una maschera, ma assunta consapevolmente. "Pagai cara l'immagine di maschera eccitata". Tuttavia "la scelta era stata fatta". Ora il dilemma è diventato se ripeterla con rinnovato vigore o se percorrere il labirinto sino in fondo, anche a costo di trovarvi un precipizio.
In questo stress emotivo il poeta si nasconde e allo stesso tempo chiede di essere capito, anzi giustificato. In fondo la sua poesia esiste proprio perché il dramma la sostiene, la sofferenza la rende sublime.
E in fondo, non dimentichiamolo, il poeta dice di sognare: "il sogno è sogno la realtà è realtà". Nella trasgressione non si vorrebbe valicare il confine. "Nel mio sogno controllo il sangue impazzito". "Rispetto la legge dunque / concedimi il sonno".
Si fanno bilanci, la vita sfugge, le chances si riducono, emergono rimpianti, l'antico e umanissimo dilemma dell'essere e dover essere. Più di così, in questa raccolta, non si può. "Io novello conduttore di carri allegorici. / Costruisco i miei carri / veloci nel sonno che mi concedi".
Non siamo fatti per essere eroi ma uomini. L'eroismo è vanità, essendo vero solo se apofatico. La passione infatti è forte ma debole. E l'ostentato eroismo non la regge che per poco. L'amore invece sembra debole ma è forte: è il solo che con sicurezza e tranquillità sa distinguere l'oasi dal miraggio.
p.s. Suggerimento: perché non fare dell'ultima poesia l'anello di una terza raccolta?
- Stampa pagina Aggiornamento: 25/11/2012 |