Biografia di Giuseppe Pellizza da Volpedo


1868: Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo, in provincia di Alessandria, il 28 luglio, da una coppia di piccoli proprietari terrieri, dediti soprattutto alla viticoltura; la commercializzazione dei loro prodotti interessava l'area dell'alessandrino, ma anche Milano. Fu proprio grazie a questa attività che i Pellizza, che non avevano esperienze specifiche in ambiti culturali o artistici, entrarono in contatto con personaggi di primo piano della cultura milanese dell'Ottocento, come i fratelli Grubicy, mercanti d'arte che sostenevano l'arte contemporanea e in particolare la pittura della Scapigliatura. Alberto Grubicy, soprattutto, giocò un ruolo fondamentale nella vita di Giuseppe; i Pellizza lo conobbero tramite i Della Beffa, una famiglia di collezionisti di pittura di origine vogherese che acquistava il vino da loro e che, avendo saputo che Giuseppe amava copiare le illustrazioni dalle riviste e che avrebbe desiderato coltivare la sua naturale disposizione al disegno, chiese ed ottenne l'interessamento di Alberto Grubicy per l'iscrizione del giovane in un'accademia d'arte.

1880-83: Frequenta la scuola tecnica di Castelnuovo Scrivia: qui apprende i primi rudimenti del disegno. 

1884-86: Frequenta l'Accademia di Brera a Milano, dove iniziò a studiare il disegno, la copia dal modello, la copia dall'incisione e la tecnica del chiaroscuro. Nello stesso tempo egli frequentava lo studio del pittore Giuseppe Puricelli, attento alla pittura di verità e di natura, che insegnava ai giovani allievi i primi rudimenti della tecnica a olio, e successivamente quello di Cesare Tallone alla Carrara di Bergamo. 

1885: Espone per la prima volta a Brera, alla mostra annuale dell'Accademia. 

1886-87: Quando Puricelli parte per la Russia Pellizza frequenta lo studio di Pio Sanquirico, altro pittore importante nella Milano degli anni Settanta. Egli si iscrisse inoltre alla "Famiglia Artistica", un'associazione culturale che accompagnava l'iter accademico di formazione degli artisti e che forniva loro la possibilità di dipingere l'uno a fianco dell'altro e di confrontare gli esiti, in vista di un arricchimento di esperienze. 
Terminato il tirocinio milanese sotto la guida di illustri maestri (a Brera c'erano professori come Francesco Hayez e Giuseppe Bertini) con ottimi risultati, Pellizza decise di proseguire altrove i suoi studi e scelse di andare a Roma.

1887: Pellizza è a Roma, dove si iscrive all'Accademia di San Luca e segue la scuola libera di nudo all'Accademia di Francia, presso Villa Medici. Tuttavia, ben presto si accorse che lì, contrariamente a quanto accadeva a Brera, gli studenti non erano ben seguiti dagli insegnanti.
L'Accademia di Francia era stata nel corso del Settecento e per tutto l'Ottocento meta degli artisti francesi che avevano raggiunto Roma.
Questa seconda esperienza fu senz'altro più positiva, ma nel complesso il soggiorno romano fu un po' deludente per l'artista diciannovenne, che infatti lo interruppe prima del previsto.
Roma fu per lui importante perché vi poté visitare i Musei Vaticani e studiare dal vero le opere di Raffaello, di Michelangelo e di altri grandi artisti del passato.

1888: Pellizza si trasferisce all'Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida di Giovanni Fattori. In seguito frequenta l'Accademia Carrara di Bergamo come allievo di Cesare Tallone. Firenze, dopo la breve stagione da capitale d'Italia, era rimasta un'indiscussa capitale artistica di dimensione internazionale, meta di molti artisti, soprattutto inglesi, e sede di importanti istituzioni culturali, come il Gabinetto Vieusseux.
Pellizza poté visitare molti grandi musei e si procurò le riproduzioni artistiche che lo studio Alinari di Firenze cominciava allora a mettere in commercio, quale sussidio per meglio ricordare quanto aveva visto.
Alla fine dell'anno accademico, tuttavia, egli lasciò Firenze per tornare a Volpedo, pronto ormai, secondo il giudizio dello stesso Fattori, ad affrontare la pittura dal vero attraverso lo studio della natura.
Una volta a casa, però, dopo essersi dedicato agli studi di testa e alla pittura di paesaggi, accingendosi a dipingere la figura umana di grandi dimensioni, scoprì di non avere raggiunto l'abilità che avrebbe desiderato, perciò volle perfezionarsi ulteriormente e si recò a Bergamo.

1888-89: All'Accademia Carrara di Bergamo insegnava pittura un ritrattista bravissimo, il famoso Cesare Tallone, che seguiva con passione i propri allievi. Pellizza frequentò per due anni i suoi corsi accolto come allievo particolare del maestro, non come allievo di accademia, avendo superato i limiti di età, e acquisì la sicurezza che gli mancava nel disegno dal vero della figura umana completa e del nudo.
Nell'ambiente bergamasco egli poté stringere amicizia con giovani pittori come lui ed ebbe l'opportunità di vivere un'esperienza molto formativa, simile a quella che i pittori di un tempo vivevano nelle botteghe d'arte.

1889: Con gli amici bergamaschi Pellizza intraprende il suo primo viaggio a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale.
Fu un viaggio assai importante per lui, in quanto arricchì il suo bagaglio artistico e culturale con esperienze internazionali, ma fu segnato da una tragedia, perché a Parigi egli fu raggiunto dalla notizia della morte della sorella Antonietta e tornò rapidamente a casa.

1890: Non ancora del tutto soddisfatto della sua preparazione, Pellizza volle frequentare l'Accademia Ligustica a Genova per perfezionarsi nello studio del paesaggio, ma vi rimase ben poco, forse perché si accorse di non avere più nulla da apprendere dalle scuole.
Lì tuttavia rivide l'amico livornese Plinio Nomellini, conosciuto a Firenze, mentre continuava a coltivare l'abitudine, assunta fin dagli anni giovanili, di intrattenere relazioni epistolari con i compagni di studio, come testimoniano le numerose lettere scambiate con il ticinese Eugenio Berta, o con lo stesso Nomellini e il suo concittadino Guglielmo Micheli, o con il bergamasco Romeo Bonomelli.

1891-92: Partecipa alla prima Triennale dell'Accademia di Brera a Milano. Decide di fermarsi a vivere e a lavorare nel proprio paese natale. Tale decisione fu consolidata dal matrimonio contratto nel 1892 con la diciassettenne Teresa Bidone, una ragazza di umili origini di Volpedo, che gli sarà compagna insostituibile, non solo collaborando con i suoi genitori nella conduzione delle terre di famiglia, ma anche imparando a leggere, a scrivere e a far di conto, per poter condividere tutti i suoi problemi. Sarà inoltre la sua musa ispiratrice, oltre che sua modella in molte tele. 

1892: Espone alla Promotrice di Torino. Col quadro esposto all'Esposizione Italo-Colombiana di Genova, Mammine, ottiene la medaglia d'oro. Dal 1892 inoltre egli cominciò ad aggiungere al suo cognome quel "da Volpedo" che (forse in partenza usato come un vezzo desunto dai quattrocentisti, che aveva imparato ad amare frequentando i musei a Roma e a Firenze) finì poi per connotare costantemente la sua firma.

1893-95: Completa gli studi presso l'Accademia di Firenze. Le opere realizzate nel 1892-93 testimoniano il passaggio da una pittura di impasto al puntinismo. Nel 1894 espone alla seconda Triennale di Brera-Milano. Dal 1894 inizia uno stretto contatto e uno scambio epistolare con Segantini, adottando il divisionismo; viaggiando poteva confrontarsi con altri pittori che usavano questa tecnica, non solo Segantini, ma anche Morbelli e Longoni, e in parte anche Previati.
Convinto che l'ormai raggiunta perizia tecnica dovesse accompagnarsi ad una altrettanto approfondita preparazione intellettuale, tra il 1893 e il 1894 Pellizza stette per alcuni mesi a Firenze per frequentare l'Istituto di Studi Superiori ed ampliare così la sua cultura storica ed umanistica.
Il viaggio a Firenze fu un'occasione anche per visitare città non ancora a lui note come Pisa, e per rivedere amici e musei.

1895:  Aderisce al socialismo e sviluppa dei soggetti sociali nelle sue opere. In questi anni partecipa alle più importanti esposizioni nazionali di Venezia, Torino e Firenze. La capitale piemontese viene scelta per l'esposizione di un'opera fondamentale del percorso simbolista di Pellizza, "Lo specchio della vita".

1896: Fa un viaggio a Roma e a Napoli, mentre tra il 1892 e il 1897 si reca costantemente a Torino, Milano e Venezia in occasione delle più importanti rassegne pittoriche nazionali, stringendo nuove amicizie, ad esempio con i piemontesi Leonardo Bistolfi e Giovanni Cena, con cui Pellizza condivideva aspirazioni ed inclinazioni artistiche.
Nello stesso tempo Volpedo cominciava a diventare una meta per i suoi amici: Morbelli, innanzi tutto, Bistolfi e Vittore Grubicy.
In questi anni Pellizza, abbandonando la semplice ripresa dal vero, cominciava ad orientarsi verso un'arte di tipo simbolista.

1900: E' a Parigi per l'Esposizione Universale e partecipa alla quarta Triennale di Milano. Dopo undici anni torna a Parigi per l'Esposizione Internazionale cui partecipava anche il suo "Specchio della vita", già esposto a Torino nel 1848, che si impose come un'opera cardine nelle discussioni sul simbolismo.

1901: Porta a termine il "Quarto Stato", a cui aveva dedicato dieci anni di studi e fatica, espone nelle maggiori città europee e in America. 

1902: Partecipa alla Quadriennale torinese con "Quarto Stato", che però non viene premiato. Ciò non costituì un motivo di grave sconforto per Pellizza, che piuttosto rimase profondamente colpito dal mutamento, in questa circostanza, dei rapporti che aveva instaurato con molti dei suoi amici. I grandi temi della giustizia sociale, dell'uguaglianza e della libertà che il quadro rappresentava innescarono infatti una serie di polemiche e crearono un certo sconcerto tra di loro. Il "Quarto Stato", pur volendo dar conto di una determinata realtà, non si prestava certo a facili strumentalizzazioni, cosicché deluse sia chi pensava che sarebbe stata un'opera assolutamente idealistica, sia chi l'avrebbe invece voluta più esplicitamente schierata. Pellizza dunque, interrottosi il confronto che lo aveva arricchito finora con alcuni letterati e artisti del tempo, si ritrovò più solo.
Per di più nel frattempo era morto Segantini, a lungo suo punto di riferimento ideale; l'unico a rimanergli vicino fu Morbelli, che era un grande pittore, ma non aveva la stessa ampiezza di interessi di Pellizza.

1903-04: Si ritrova con una vita di relazioni da ricostruire, rinsaldando i rapporti con qualche piemontese, in particolare Matteo Olivero e Giovanni Cena. Cena era corrispondente di vari giornali italiani da Londra, dove aveva vissuto tra 1902 e 1904, e aveva interessi affini a quelli di Pellizza: era vicino alle classi popolari, aveva una cultura umanistica di grande respiro e mostrava interesse anche per il simbolismo.
In questi anni Pellizza non viaggiò molto, fino al 1904, quando decise di intraprendere un viaggio nei luoghi segantiniani, in Engadina. Dedicandosi alla pittura di paesaggio, infatti, aveva sentito il bisogno di riflettere maggiormente sull'opera di Segantini, perciò volle andare a visitare le alte vette che avevano spesso ispirato l'artista ormai scomparso.
Nel frattempo aveva dipinto ottimi quadri che avevano iniziato a circolare nuovamente per le esposizioni italiane e internazionali.

1906: Si reca a Roma dove incontra Balla, Severini e Boccioni. Giovanni Cena sperava di fare di lui il pittore della campagna romana. Il soggiorno romano fu importante, poiché gli permise di vendere due opere: infatti, anche se egli aveva esposto con continuità i suoi quadri nei primi anni del '900, non aveva venduto quasi nulla, tranne qualche ritratto eseguito su commissione.
Sempre nel corso del 1906, in occasione dell'esposizione di Milano, vendette altre due opere, di cui una allo Stato, sorta di risarcimento tardivo del mancato acquisto del "Quarto Stato". Si trattava del "Sole", che ebbe quale ambita motivazione di acquisto la destinazione alla istituenda Galleria d'Arte Moderna: ancora oggi il quadro è a Roma, patrimonio della Galleria Nazionale.
Questo sembrava per Pellizza l'inizio di un periodo nuovamente fortunato, coronato dal riconoscimento della validità delle scelte di arte e di vita da lui perseguite con tenacia e rigore.

1907: Provato dall'assiduo lavoro, dalle premature perdite dell'ultimogenito e della moglie, in conseguenza di un parto sfortunato, si toglie la vita, impiccandosi nel suo studio. Era il 14 giugno.