PROFILO DEL GUICCIARDINI

I - II - III

FRANCESCO GUICCIARDINI


BATTAGLIA (Da Mitografia): "Agli idoli esclusivi dello stato e del principe, in cui il Machiavelli impegnava tutto il reale, il Guicciardini sostituisce il ritmo stesso della storia e della vita e, insieme, dilata la prospettiva all'intera società umana. Il mondo storico e psicologico del Machiavelli, alla fine, può risultare molto semplice e quasi elementare; mentre la realtà del Guicciardini si rivela quanto mai complessa e problematica. Il suo realismo è più autentico, anche se meno generoso.

Leopardi ha detto: "Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni che abbia e conosciuto molto gli uomini e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo e per lo più chimerica."

S'introduce, nel sistema del Guicciardini, il principio della vita e dell'esperienza che sono fatte di compromessi, di espedienti, di controlli lenti e guardinghi, d'infinite circospezioni e simulazioni. E' questa nuova scienza dell'uomo ad amareggiare il lettore, che vuol sentirsi illuso, e a fare invece del Guicciardini uno dei più grandi scrittori di realismo, senza dubbio il più responsabile rivelatore del disinganno moderno."

"Mentre il Machiavelli sente la vita e la realtà come una perenne sfida, per il Guicciardini si tratta di una logorante resistenza, che assai spesso mozza il fiato e concede scarse e ingrate soddisfazioni."

"Forse la maggiore suggestione che ispira la pagina di Guicciardini è che la sua analisi non si limita al campo della politica, ma investe tutta la dimora umana."

LA "SOSPENSIONE"

"... nessuna cosa è sì trista che non abbia del buono; nessuna sì buona che non abbia del tristo: donde nasce che molti stanno sospesi." Questa sospensione è il destino dell'uomo e della storia, è l'anima dell'esperienza.

BATTAGLIA (da Le Epoche):

1. Relazione fra Guicciardini e la scuola del realismo toscano. Come Machiavelli.

2. Le "Osservazioni" al Machiavelli: Il Machiavelli non vede le persone, ma i tipi, non considera i fatti ma i loro schemi. Al contrario Guicciardini si immerge nelle cose, le saggia ad una ad una nel loro spessore, le rispetta per se stesse.

Il fatto è che Machiavelli s'interessa di storia per verificare il suo sistema, mentre Guicciardini ha la disponibilità del vero storico (cioè quella apertura e rispetto verso gli eventi, che non vanno forzati o mutilati o gonfiati).

Machiavelli aveva lo stato e il Principe come idoli esclusivi della sua meditazione e alla fine può apparire perfino semplice ed elementare rispetto alla stima complessa e problematica che del reale fa il Guicciardini.

Rifiutandosi di schematizzare bene e male, coscienza e interesse, utile e dannoso (rifiutandosi di dire per regola che tutti gli uomini sono così o così, che chi si comporta così necessariamente otterrà il tale risultato), egli cerca di liberare la dottrina del Machiavelli da quello che di meccanico e automatico essa ha.

PASQUINI (Da Introduzione ai Ricordi): "Frutto del crollo di ogni illusione politica e di una coatta rinuncia alla milizia politica, i Ricordi del 1530 rivelano davanti alla realtà lo sguardo disincantato e lucido del moralista di razza. Non è un caso che nei momenti in cui la storia si richiamerà a certi eterni princìpi della psicologia e del comportamento umano ritorneranno i temi e le parole stesse dei Ricordi..."

"un laborioso itinerario ha condotto Guicciardini a fondare, nei Ricordi, un nuovo genere letterario, quasi senza precedenti nella letteratura occidentale. In Italia purtroppo i Ricordi non faranno scuola... diversamente in Francia: Montaigne, La Rochefoucauld, Pascal, la Bruyère e B. Graciàn in Spagna e Francis Bacon in Inghilterra."

"la vera differenza tra Machiavelli e Guicciardini sta fra il senso della misura, connaturato in Guicciardini e gli estremismi ideologici del Machiavelli."

<Il che significa che Machiavelli procede sempre con orgogliosa sicurezza di sé, senza mai tentennamenti né pentimenti, mentre Guicciardini è frequentemente disposto a rivedere un suo pensiero, a correggerlo, ad attenuarlo, a svilupparlo; ed è perpetuamente, si direbbe, insoddisfatto della verità trovata, per cui vi ritorna su e la riconsidera e aggiunge o toglie o "varia" qualcosa: ciò che Pasquini chiama il "variantismo", ed è, mi sembra, la discrezione>

"Pare, insomma, che si rinnovi tra i due l'antinomia Dante - Petrarca. Machiavelli è della specie di Dante... che giunge senza correggersi alla stesura definitiva <e, direi, a un pensiero e un giudizio categorici>; Guicciardini di quella del Petrarca, la razza degli incontentabili, alla ricerca dell'espressione suprema, insostituibile <e del pensiero ancora sempre più aderente alla realtà>.

"Proprio dal Machiavelli può prendere le mosse uno studio dei motivi conduttori dei Ricordi."

<Ci sono momenti di generica affinità, poi subito soverchiati dall'antimachiavellismo del 'particulare' e della 'discrezione' e dalla vegetazione dei 'distinguo'>. Allo sporadico relativismo del Machiavelli qui si oppone un relativismo integrale, per finire col senso di una fatalità dell'errore umano o dell'imperfezione terrena, che approda a una percezione intrepida del "limite" esistenziale. Con ciò giungiamo all'immagine più autentica del Guicciardini, che pure convive con altre (addirittura col desanctisiano uomo del Guicciardini)"... "Ma il Guicciardini più grande è quello che scuote da sé il 'particulare', la diplomazia, il senso del limite per affisarsi con sguardo incommosso sui grandi temi dell'esistenza, ormai "pervenuto a rendersi conto del complesso gioco delle vicende e delle passioni umane" (Fubini). Allora denuncia ogni mistificazione di libertà (66) o boria di cultura (47), sviluppa antichi temi cristiani sulla violenza del tempo e la lenta consunzione delle cose terrene (34, 71, 139), tesse un elogio non erasmiano della pazzia (136, 138) o scruta, precorrendo Leopardi, l'angoscia esistenziale dell'intelligenza (60). Infine attinge il sublime con tre ricordi (160, 161, 189) che interrogano il mistero della morte vicina, che gli uomini non avvertono quasi, per un'energia di conservazione intrinseca alla vita, a garantirne i ritmi eterni."

SAPEGNO: "Questo rinchiudersi del Guicciardini nel solitario culto del suo 'particulare' con tutti gli accomodamenti e i compromessi morali che esso comporta, spiega il senso di antipatia che... doveva suscitare... Ma occorre riconoscere che c'è qualcosa di grande in questa affermazione assoluta e consequenziaria... dell'utile individuale, perseguito ... non per desiderio di guadagno e ambizione di onori, ma per una sorte di fermissima convinzione e col tormento di chi talvolta amerebbe illudersi...".

"La sua norma è di non cozzare mai contro il muro della realtà e di non andare in cerca dell'impossibile... L'atteggiamento del ribelle, del profeta, dell'eroico difensore delle cause perdute... non fa per lui. Dietro questa amara saggezza sta un fondo di dura esperienza personale, di fatica, di sfiducia, di malinconia."

"L'elogio del particulare è stato troppo spesso frainteso...: è certo che molti uomini non cognoscono bene quale sia l'interesse suo... Non si deve arbitrariamente separare la dottrina del particulare da questo alto senso dell'onore, che ne costituisce il fondamento supremo e la ragione intima."

Andrea de Lisio a.delisio@aliseo.it direttore@altromolise.it

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015