Da: Nigra Piero PNigra@libero.it
Inviato: venerdì 28 marzo 2003
Posso solo risponderti su ciò che è il tempo per me in rapporto allo spazio e all'energia-materia. Tranquillizzati! Anche se devo scomodare la teoria della relatività di Einstein, non ti farò venire il mal di testa. Proviamo ad applicare questo concetto ai livelli sistemici nei quali la natura è organizzata e tende a organizzarsi. Per semplificare, rappresentiamo ogni livello sistemico con una linea verticale, in questo modo:
|
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
|
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
1) quark 2) particelle 3) atomi 4) molecole 5) macromolecole 6) microrganismi 7) cellule 8) persone 9) gruppi sociali 10) federazioni 11) pianeta 12) galassia 13) universo
lo spazio tra una linea e l'altra rappresenterebbe il tempo necessario alla realizzazione del livello sistemico. In realtà il tempo non è lineare e identico tra un livello e l'altro, ma, secondo la teoria del "big bang" e delle teorie evoluzionistiche, questa successione dovrebbe essere, schematicamente, più o meno questa:
|
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
Possiamo osservare che il tempo si contrae più andiamo a ritroso, fino al punto iniziale, ma si dilata nel percorso inverso, per tornare a contrarsi più l'evoluzione è proiettata al futuro. Il fatto è che la dimensione del tempo è relativa al momento della sua osservazione. Se potessimo osservare il percorso evolutivo partendo da un punto più vicino allo stadio iniziale, la rappresentazione schematica potrebbe essere questa:
|
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
|| |
Viceversa, se lo spostamento fosse più vicino allo stadio finale, lo schema sarebbe questo:
|
|| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
| |
Ti ho parlato di stadio iniziale e finale come se fossimo certi che ci sia un inizio o una fine, ma non sappiamo affatto se ci sono più universi, oltre al nostro, come non è certo se i quark sono effettivamente le particelle elementari della materia. Tempo, spazio, energia e materia erano una singolarità, un unico punto infinitesimo al momento del grande scoppio. In poche frazioni di secondo si sono formati i quark e le particelle sub-atomiche, pochi secondi dopo, i primi atomi. La dimensione del tempo era proporzionata alle dimensioni dello spazio.Via via che lo spazio si dilatava occorreva più tempo per trasformare energia in materia, quindi parrebbe logico pensare che l'universo avrebbe rallentato la sua corsa per inerzia e forza gravitazionale. Sappiamo invece che i corpi celesti si allontanano tra loro con velocità crescente. In realtà possiamo affermare che il tempo è una dimensione apparente relativa a un certo spazio e a un singolo punto d'osservazione.
Ti faccio un altro esempio. Se fossimo fermi vicino a una ferrovia a osservare un treno che arriva verso di noi, noteremmo che il suo rumore cambia mentre si avvicina (non solo nel volume del suono, ma anche nella frequenza delle onde sonore), e cambia ancora quando si allontana, dopo averci sorpassato. Questo fenomeno è dovuto alla compressione delle onde sonore, secondo la direzione del mezzo, dando l'impressione che la sua velocità aumenti man mano si avvicina e ancora aumenti nel momento che ci sorpassa, per poi rallentare mentre si allontana. Eppure, se fossimo su quel treno, giureremmo che la sua velocità è costante e il suono che produce è sempre lo stesso.
Se gli eventi storici e i cambiamenti che l'uomo imprime all'ambiente si susseguono a ritmi esponenziali, è perché lo spazio d'azione dell'uomo si dilata in misura proporzionale. Sono certo che in piccoli mondi autosufficienti come le "cellule sociali" non solo il tempo avrebbe un altro significato, ma avrebbe anche una diversa dimensione rispetto al mondo globalizzato.
Che dirti dunque del tempo riguardo al rapporto uomo-natura? Semplicemente dobbiamo osservare questo rapporto con "relatività". Come si potrebbe, però, rispondere alle tue domande :"Che senso ha il tempo? Perché è irreversibile?"
Forse nessuno potrà mai spiegare perché la freccia del tempo è unidirezionale e ci consente di vivere invecchiando, senza poter ringiovanire. La natura deve "faticare" per organizzarsi in sistemi stabili e vincere così la seconda legge della termodinamica, che vuole che dall'ordine si passi al caos e non dal caos all'ordine. Questo processo è possibile solamente rallentarlo in misura limitata e con l'impiego massiccio di energia, ma non sarà mai possibile invertirlo. Il perché non sono in grado di spiegartelo.
D'altra parte, come te stesso ti domandi: "E' davvero indispensabile sapere tutto? La conoscenza ci fa davvero progredire? Aver consapevolezza di poter fare con la scienza e la tecnica cose inimmaginabili fino a qualche decennio fa, è davvero un segno di progresso, un indice di sicurezza?"
La risposta che hai dato alla tua domanda sarebbe stata anche la mia, perché sapere che "non il sole gira attorno alla terra ,ma il contrario, non è di alcuna utilità ai fini della comprensione dell'identità umana e non incide in alcun modo sul compito che dobbiamo porci di un'esistenza diversa". Inoltre è provato che la tecnologia garantisce un adattamento provvisorio, perché nello stesso tempo produce cambiamenti ambientali e sociali con relativi disagi, che solo l'uso di tecnologia più evoluta può superare. Un cacciatore-raccoglitore può avere più soddisfazioni morali di un individuo che vive nel più grande lusso tecnologico.
Il problema è che questo sistema fondato sulla competizione non ci consente di essere ignoranti, pena la sofferenza. Solamente per non soffrire cerchiamo di adattarci con la conoscenza dell'ambiente che ci circonda, utilizzando tutti gli strumenti tecnologici che ci è consentito utilizzare. Credo anch'io che "noi siamo destinati a esistere", ma è anche vero che siamo costretti a adattarci all'esistente. Tu stesso confermi "in quale guazzabuglio di contraddizioni noi, con tutta la nostra scienza, siamo precipitati". Questo dovrebbe dirla lunga sulle nostre effettive possibilità di scelte libere, ma anche se fosse parzialmente possibile andare controcorrente (il che purtroppo non è), è la somma delle singole scelte che produce la spinta alla corsa tecnologica e alla disgregazione sociale. So perfettamente che "la scienza non serve a nulla ai fini dell'umanità dell'uomo", ma anche un contadino del medio evo, se poteva, preferiva usare un carro a ruote piuttosto che una slitta, per trasportare il fieno. Potremmo senz'altro fare a meno dell'automobile o del telefonino o degli elettrodomestici, ma solo in un sistema dove non esista competizione economica e sociale: in pratica solo in una società senza classi. Sarà il comunismo che porterà all'affrancamento dalla tecnologia, non sarà l'affrancamento dalla tecnologia che ci porterà al comunismo.
Una struttura sociale senza classi non potrebbe nascere e affermarsi senza una ristrutturazione ambientale. Praticamente tutto l'ambiente terrestre è stato manipolato e plasmato, durante la storia, in funzione della competizione economica e sociale. La ristrutturazione ambientale, però, non può realisticamente fare a meno della tecnologia, perché è la soluzione meno dispendiosa di energia. Purtroppo non sarà sufficiente cambiare l'assetto politico ed economico del sistema capitalistico per arrivare a una società senza classi, ma è necessaria la progressiva ristrutturazione dell'ambiente terrestre. Le "megalopoli" e gli insediamenti urbani, industriali, commerciali, militari, stanno erodendo terreno fertile; i deserti avanzano e le foreste si riducono; la biodiversità sta scemando e l'inquinamento sta modificando il clima terrestre. Nemmeno uno di questi problemi potrà essere risolto in tempi ragionevoli senza l'uso di tecnologia complessa.
Il punto, però, è che tipo di tecnologia utilizzare. E' chiaro che il capitalismo produce una tecnologia individualista, che incita e permette di fare a meno dell'aiuto materiale del prossimo, annullando così la naturale socialità degli individui. Qualsiasi tipo di sistema politico, che non prendesse atto di questo dato di fatto, sarebbe destinato al fallimento di ogni tentativo di ripristinare la struttura sociale dell'"uomo del lontano passato cui ci riferiamo". La soluzione non sta nel proibire alle persone l'uso di autovetture private o degli elettrodomestici, ma nel creare strutture ambientali che annullino il desiderio di tali mezzi, perché assolutamente inutili. Una tecnologia "sociale", aggregante, ecologica, non dispendiosa, potrà effettivamente garantire l'auspicata inversione di tendenza. La struttura del corpo umano ci dice che è necessario questo tipo di tecnologia per la corretta funzionalità di un sistema comunistico. La postura eretta, la visione a colori, le corde vocali....si possono definire tecnologia sociale molto complessa. La natura tutta, a qualsiasi livello, adotta soluzioni tecniche per l'adattamento, perciò non è la tecnologia a dover essere considerata innaturale, ma lo è il suo uso che sostiene la competizione umana, questa sì innaturale.
Sapere "tutto" non è perciò indispensabile, ma è necessario sapere bene ciò che occorre per ripristinare la condizione umana naturale, che, solamente, è il comunismo. Impegnarsi a fondo per contribuire alla caduta del sistema economico capitalista, e poi non saper gestire il cambiamento in direzione del comunismo, significherebbe intraprendere percorsi alla cieca, inutili e deleteri. Tu ad esempio, per tornare a casa dal luogo dove insegni potresti certamente passare da Roma-Tokio-Berlino, ma è scontato che preferisci prendere la via più breve e meno difficoltosa. E' normale pensare questo, perché destiniamo tempo ed energia alle cose che facciamo, in base al valore che attribuiamo loro.
Io non nego la bontà di un socialismo democratico che affonda le sue radici sui valori del passato, perché credo anch'io che più tecnicamente si va all'indietro, più umanamente si va avanti, ma proprio perché la direzione del tempo è irreversibile, cercare di andare controcorrente comporterebbe un'enorme dispendio di energia che è infinitamente sproporzionata ai vantaggi che si potrebbero ottenere. Purtroppo è vero ciò che affermi: "Noi siamo destinati a riscoprire il valore del passato, in cui si era ignoranti ma innocenti, seguendo la strada della scienza ma anche della colpevolezza: arriveremo all'innocenza consapevole di sé passando attraverso immani tragedie, quando secondo me avremmo potuto fare un percorso analogo senza alcuna tragedia". Non è possibile andare controcorrente, soprattutto adesso che la corrente è impetuosa, ma è possibile uscire dalla corrente e attraccare a riva. Non resistere al sistema economico capitalistico, quindi, ma uscire da esso, dalla sua economia e dalla sua influenza culturale con l'istituzione di microsocietà comuniste.
Ricordi qual era il comando originale che Dio ha dato all'uomo? Era quello di estendere il "giardino" su tutta la terra. Indipendentemente dai motivi che hanno spinto l'uomo alla "disubbidienza", egli ha innescato un meccanismo irreversibile che non consente ripensamenti. "L'uomo si sta costruendo un destino che non era quello preventivato", semplicemente perché il preventivo non l'ha fatto lui. Detto questo, credo pure che "nonostante la deviazione dallo standard, l'uomo sarà comunque in grado di giungere allo scopo per cui è nato, recuperando ciò che ha perduto". Se lo scopo per il quale l'uomo è nato è ripristinare ed estendere il "giardino" su tutta la terra, si possono già cominciare i lavori da adesso, seguendo la direzione della freccia del tempo, senza cercare inutilmente di contrastarla.