IDEE PER UN SOCIALISMO DEMOCRATICO
L'autogestione di una democrazia diretta


SONO ANDATO IN TURCHIA A SCUOLA DI DEMOCRAZIA

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A - B - C

I

Essendo, peraltro immeritatamente, un tipico figlio dell’Europa, perennemente insoddisfatto, non pago di tutto ciò che l’Occidente mi aveva insegnato in tema di Democrazia, dal 17 al 24 Marzo sono andato in Turchia.
Più precisamente, sono stato nel Kurdistan turco, ove si festeggiava il Newroz , ovvero il Capodanno kurdo.

1) I KURDI. CHI SONO COSTORO? [1]

Sono Indoeuropei, come testimonia, tra l’altro, la loro lingua, che appartiene al gruppo nord-occidentale delle lingue iraniche.
Una delle leggende più belle sull’origine di questo popolo narra che:
“… Kawa il Fabbro ebbe nove figli sacrificati (dal feroce  tiranno Zahhak; NdA) ma, quando arrivò il turno dell’ultimogenito, attaccò il grembiule di cuoio a un bastone, e incitò la popolazione a ribellarsi contro il re.
Il popolo lo seguì, corse al palazzo di Zahhak e distrusse la fortezza con l’aiuto del principe Fereidun.
… Da allora Kawa è considerato il padre dei curdi e la tradizione colloca l’evento al 21 marzo 612 a.C. che viene festeggiato con fuochi sulle montagne.
La celebrazione del Nauruz, il capodanno persiano e curdo, e gli echi del mito di Kawa hanno un riferimento storico: il 612 corrisponde all’anno della caduta di Ninive, la capitale dell’Assiria, ad opera dei medi, gli antenati più autentici dei curdi, in alleanza con la rinascente potenza babilonese.
La vittoria sull’impero assiro è il primo anno dell’era curda, secondo un computo tuttora in vigore: così l’anno 2004 corrisponde all’anno 2616” [2].
I Kurdi, quindi, sono, sul piano storico, i discendenti degli antichi Medi, il cui  re più famoso fu Ciassare, che sconfisse  gli Sciti ed i Cimmeri, annientò gli Assiri, distruggendo Assur (614) e Ninive (612 a.C.), ed ebbe i Persiani quali vassalli.

2) DAL LONTANO PASSATO AL PRESENTE

Venerdì, 18 Marzo 2011, la Delegazione italiana, composta da una trentina di uomini e donne, ha incontrato a Van l’Associazione Tuyad-Der, composta da familiari dei detenuti.
Trattandosi di storie di ordinaria repressione nella Turchia “democratica”, le/i Kurde/i presenti ne  hanno parlato con una calma che farebbe morire d’invidia i Britannici.

A) Dopo le elezioni del 14 Aprile 2009, è scattata l’operazione “KCK”, che ha portato all’arresto di 2500 persone, 35 delle quali sono state condannate a pene detentive oscillanti tra i 6 e gli 11 anni, per di più con un processo brevissimo (dovrebbe trattarsi della versione turca del berlusconiano processo breve) [3].
Nell’ultimo anno, gli arresti sono ulteriormente aumentati (forse perché la Turchia voleva dimostrare di essere idonea per l’ingresso nella UE).
A Van, nei carceri tipo “F”, che sono i più duri, sono rinchiusi anche giovani la cui età va dai 17 ai 23 anni.
Le torture fisiche sono state sostituite da quelle psicologiche, (forse per essere in sintonia con l’Unione Europea, nota aralda degli umani diritti); così, gli psicologi cercano di convincere i ragazzi a star lontani dalle varie organizzazioni kurde, nonché di trasformarli in persuasori dei rispettivi familiari.
I giovani, anche se minorenni, vengono messi in cella con i delinquenti comuni e con i ”pentiti”.
Viene attuato un trattamento differenziato: le celle dei “nuovi arrivati” sono più riscaldate di quelle dei “vecchi” ed irriducibili.

B) Le lettere dei detenuti non vengono consegnate ai familiari; i prigionieri, di norma, non possono ricevere né posta, né stampa; in ogni caso, un giornale curdo, introdotto in carcere, deve essere tradotto in lingua turca ed a spese dei prigionieri.
In questi ultimi tempi, i detenuti kurdi sono stati trasferiti nell’Ovest della Turchia, mentre il Kurdistan costituisce l’Est della penisola anatolica (il Ministero del Turismo, artefice di questa molto democratica innovazione, ha pure coniato un avvincente e convincente slogan:
“Entra nelle prigioni, girerai la Turchia!”).
I familiari sono stati senz’altro contenti di questo cambiamento, sia perché gli autobus costano molto, sia perché arrivano sfiniti al colloquio, cosicché possono dimostrare concretamente al proprio congiunto quanto gli siano affezionati.
Alcuni detenuti, usufruendo di particolari raccomandazioni, (tutto il mondo è paese), sono stati trasferiti nelle isole del Mar Nero, cosicché i loro familiari possono provare pure l’emozione del viaggio per nave (bisogna ammettere che  il Governo turco si fa in quattro per dirozzare quelli che, bontà Sua, chiama Turchi delle montagne).

C) Dopo il 2000, i detenuti malati di cancro sono aumentati; attualmente, sono 60; il Governo turco, (perfettamente in linea con i parametri della UE, che chiede di tagliare le spese sanitarie), li fa curare da medici generici, che prescrivono antidepressivi e non ravvisano quasi mai la necessità del ricovero in ospedale.
Se, poi, qualche malato viene mandato in ospedale, non viene messo nel reparto apposito insieme agli altri, bensì è isolato in un seminterrato (lì, infatti, concentrandosi al massimo, può chiamare a raccolta tutte le sue energie, contribuendo molto alla propria guarigione).

Infine, i familiari ci hanno detto che è difficile stabilire con esattezza il numero delle/dei detenute/i in Turchia, perché per molte/i Kurde/i il carcere costituisce una specie di attrazione fatale, cosicché vi rientrano anche poco dopo esserne uscite/i.
Per onestà intellettuale, bisogna ammettere che il Governo turco non solo non frappone ostacoli, ma si mostra addirittura sollecito nel soddisfare tali richieste.

NOTE
[1] Manzoni Alessandro: “Carneade! Chi era costui?”, I promessi sposi, Capitolo VIII.
[2] Galletti Mirella, Storia dei Curdi, p.64, JOUVENCE Editoriale, Roma, 2004.
[3] Le frasi tra parentesi tonde sono commenti dell’autore.

II

1) Venerdì, 18 Marzo 2001, verso le 23,00, a Van, le strade si sono improvvisamente popolate di persone, soprattutto giovani, che, a piedi ed in auto, hanno dato vita ad un lungo e vivace corteo, per festeggiare la sconfitta del Galatasaray, squadra simbolo dell’”amata” Turchia, ad opera del Fenerbahçe.
I giovani, irridendo la squadra sconfitta e gridando slogan, sono sfilati davanti alle auto ed alle autoblindo, che la Polizia turca, onnipresente e preveggente, aveva premurosamente e “democraticamente” piazzato all’incrocio delle strade principali del centro, (naturalmente per regolare il traffico) [1].
In questa occasione non è accaduto nulla, ma siamo rimasti colpiti sia dal fatto che i Kurdi non perdono occasione, per manifestare il loro profondo attaccamento a tutto ciò che “sa” di Turchia, sia dallo spiegamento di forze deciso dalle Autorità.

2) Sabato mattina, in quindici siamo partiti con un pulmino per Semdinli ed abbiamo percorso qualche centinaio di chilometri tra montagne innevate in un paesaggio da fiaba.
Un paio di volte, comunque, siamo stati riportati alla realtà dai posti di blocco, che l’Esercito turco ha istituito in tutto il Kurdistan, (per offrire indicazioni a coloro che attraversano queste zone scarsamente popolate e che in, caso di bisogno, non sempre troverebbero qualcuno a cui chiedere aiuto).
Per trasmettere maggiormente il senso di protezione ai viaggiatori, indigeni e stranieri, in ogni posto di blocco c’è, come minimo, un carro armato, talvolta due; queste postazioni militari sono protette da mucchi di sacchi di sabbia, (sia per proteggere i soldati dal freddo, sia per renderle pittoresche agli occhi dei turisti).
La guida, una donna kurda, che, per assolvere meglio il suo compito, ha visitato pure le galere turche, (onde offrire informazioni di prima mano ai turisti), ci ha spiegato che, da alcuni anni a questa parte, il Governo turco non spedisce più i Kurdi a fare il servizio di leva a migliaia di chilometri da casa, bensì li utilizza proprio nel loro territorio natio, (affinché non perdano il contatto con i luoghi  tanto amati )[2].

3) Arrivati a Semdinli, abbiamo partecipato al Newroz, svoltosi fuori dalla città in una spianata strapiena di donne ed uomini di tutte le età; ciò che ci ha colpito, comunque, è stato l’elevato numero di bambine/i e di ragazze/i, come, del resto, è avvenuto in ogni località visitata.
Questo dimostra, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la consustanziale democraticità dello Stato turco, che non è ricorso alla sterilizzazione forzata di questa popolazione, pur se essa si ostina a non amarlo tanto quanto Lui meriterebbe.
Le/i partecipanti al Newroz ci hanno accolto con un calore umano difficilmente descrivibile ed hanno molto applaudito il discorso di Antonio Olivieri, il responsabile dell’Associazione Verso il Kurdistan, che organizza viaggi sia in occasione del Capodanno kurdo, sia quando vi sono elezioni, per vigilare sulla regolarità delle stesse, sia, infine, quando vengono processate/i le/i Kurde/i, cioè spesso.
Come avrebbe detto il Compagno Paolino Vinti, recentemente scomparso, io e le altre persone, partecipanti per la prima volta al Newroz, abbiamo vissuto queste ore:
“Con emozione, con gioia, con emozione altissima!”.

4) Pure in questa occasione, l’Esercito e la Polizia della “democratica” Turchia hanno voluto essere della partita: tre blindati erano sapientemente posizionati vicino all’ingresso, decine di militari, alcuni dei quali ci hanno perquisito, vegliavano sulla nostra sicurezza, anche perché il Governo turco voleva evitare di essere redarguito da Maroni, l’immancabile carro armato svettava sull’altura più vicina, dei fotografi delle Forze di Sicurezza riprendevano accuratamente tutta la manifestazione, per poi inviare a casa le foto ricordo dell’evento sia agli indigeni, sia agli stranieri (foto e spedizione sono a cura del Ministero del Turismo e  degli Spettacoli, che attinge ad un fondo appositamente istituito per la promozione del territorio e … la bocciatura/bastonatura degli abitanti).
Nonostante tutto, il Newroz di Semdinli si è svolto in allegria e si è concluso pacificamente, cosicché, nel primo pomeriggio, siamo ripartiti alla volta di Yüksekova.
Dopo qualche decina di chilometri, siamo stati fermati dai militari, che, per l’ennesima volta, ci hanno chiesto e controllato i documenti.
Ad una ventina di chilometri da Yüksekova, invece, siamo stati fermati da una decina di uomini in borghese, ostentanti mitra e pistole, appartenenti alle Forze di Sicurezza, che hanno ripetuto il controllo; alcuni di loro avevano delle facce ancora meno simpatiche della mia, il che è tutto dire.
Comunque, “bomba o non bomba”, intorno alle 17,15, siamo arrivati a Yüksekova.

NOTE
[1] Le frasi tra parentesi costituiscono il commento dell’autore.
[2] Sembra che i Kurdi, parafrasando il Poeta, canticchino:
“Tanto gentile e tanto onesto pare questo Governo,
che, dandomi un mitra contro la mia gente,
mi fa sentire un Padreterno!”.

III

1) Alle 10,00 di Domenica, 20 Marzo 2011, siamo stati ricevuti dal Vicesindaco di Yüksekova, Erdal Aydin, che sostituisce la Sindaca, Ruken Jetiskin, in carcere da 4 mesi; quando è stata arrestata, c’è stata una sollevazione popolare.
Questa donna è stata processata e condannata, perché aveva organizzato un convegno su un leader della Sinistra turca del ‘68, Deniz Gezmis, “democraticamente” impiccato il 6 Maggio 1972, insieme ad altri due Compagni di lotta: Yusuf Aslan ed Hüseyin Inan.
In verità, la Sindaca era stata inizialmente condannata a 10 mesi, ma il Governo turco, ormai infettato dal virus della Democrazia, ha ridotto la condanna a 7 mesi e 10 giorni.
Da parte Sua, il Ministero dell’Interno sta lavorando, per così dire, per impedire alla Sindaca, quando uscirà dal carcere, di tornare a ricoprire la carica; naturalmente, per evitare che si cacci nuovamente nei guai.
Le Forze di sicurezza, infine, l’11 Marzo del 2011, hanno arrestato 13 persone nell’ambito dell’operazione “KCK”: 4 Assessore/i, il Presidente del BDP ed altri dirigenti dello stesso Partito; comunque, lo hanno fatto solo per tenersi in allenamento.

2) Poi, il Vicesindaco ci ha illustrato la situazione socioeconomica della città.
Yüksekova è passata, in pochi anni, da 60.000 a 120.000 abitanti, grazie all’operato dell’Esercito turco, che ha fatto terra bruciata di molti villaggi del circondario, distruggendo le abitazioni e costringendo i contadini ad abbandonare campi e pascoli ed a rifugiarsi in città.
Secondo coloro che sono animati dal pregiudizio antiturco, l’Esercito ha adottato in tutto il Kurdistan questa tecnica della terra bruciata, per togliere completamente l’acqua ai pesci, cioè ai guerriglieri del PKK [1], che, dal 1984, combattevano per liberare il territorio.
In realtà, i militari desideravano sia che i contadini, e soprattutto le giovani generazioni, non fossero più costrette a sporcarsi le mani con la terra ed a correre dietro alle pecore, sia che potessero godere delle comodità della vita urbana, ricreandosi, inoltre, lo spirito nei centri commerciali, nei bar, nei cinema e nei teatri.
Non a caso l’operazione aveva il nome in codice: “Kurdo cocciuto, cosa non si fa per te!”.
Comunque, il Governo turco, avendo  da tempo introiettato la razionalità occidentale, dà ai Comuni i finanziamenti in rapporto a coloro che sono iscritti  all’anagrafe.
Tra questi non possono esservi i profughi, perché essi risultano ancora residenti nel villaggio natio; il Governo, infatti, desidera che gli ex contadini conservino il legame ideale con il suolo natale, onde non subiscano i traumi dello sradicamento e della perdita di identità, che, solitamente, affliggono coloro che
si inurbano.
Così, il Comune di Yüksekova ottiene i finanziamenti non per i 120.000 abitanti effettivi, ma solo per i 60.000 “regolari”; inoltre, avendo dei debiti pregressi, riceve soltanto il 50%, poiché il Tremonti turco trattiene la parte restante, onde permettere al Comune stesso di estinguere i debiti suddetti; insomma: Paese che vai, Tremonti che trovi.
In compenso, gli abitanti di Yüksekova usufruiscono di condizioni di sicurezza che neanche  Maroni e La Russa insieme saprebbero garantire, poiché ben 12.000 soldati vegliano su di loro: un soldato ogni 10 cittadini, compresi anziani e bambini.
Inoltre, essendo i militari turchi schivi, fors’anche introversi, hanno case e supermercati costruite/i solo per loro, così né importunano i Kurdi, né sono turbati dalla loro vista.
Complessivamente, il Governo turco si prende talmente cura dei Kurdi che essi godono di una salute di ferro, come è concretamente dimostrato dal fatto che l’unico ospedale presente in città ha solo 100 posti letto: uno ogni 1200 abitanti.
Talvolta accade che gli abitanti di Yüksekova, pur di fare un dispetto ai Turchi, si mettano d’accordo tra loro e si ammalino in numero superiore a cento; in questo caso, gli “eccedenti” vengono trasportati a Van, che è sì piuttosto lontana, ma ha un lago talmente incantevole da attrarre frotte di turisti; parafrasando il celebre detto [1] di Enrico IV di Francia, si può tranquillamente affermare:
“Il Lago di Van val bene un ricovero!”.

3) Non essendo più praticate l’agricoltura e la pastorizia, non solo molte persone sono disoccupate, ma gli ex contadini e pastori devono, ora, acquistare quei beni, che prima producevano.
Ciò nonostante, il commercio è tutt’altro che florido, anche perché i militari, gli insegnanti e gli impiegati statali turchi, presenti in città, fanno acquisti solo nei supermercati a loro riservati.
Essendo Yüksekova una città  vicina al confine con Iraq ed Iran, fino a qualche anno fa veniva praticato un contrabbando per così dire di sussistenza, incentrato su benzina, gasolio e sigarette.
Ora, pure questa fonte di reddito si è disseccata, poiché gli Eserciti turco ed iraniano hanno fatto delle operazioni congiunte per stroncare il contrabbando; queste azioni militari e le mine antiuomo hanno causato un migliaio di morti e moltissimi mutilati, ma la “terribile piaga” del contrabbando è stata eliminata.

4) Nelle scuole di Yüksekova, così come in tutto il Kurdistan, sono presenti sia insegnanti kurdi che turchi; comprensibilmente, i rapporti non sono idilliaci, anche perché se i primi citano un intellettuale kurdo, ad esempio il Filosofo Êhmedê Xanê, come minimo rischiano di finire sotto processo; da notare che lo stesso Filosofo è citato, a volte, dal Ministro  turco della Cultura.
Inoltre, ogni mattina, tutte/i le/gli allieve/i devono leggere un testo, in cui, tra l’altro, è scritto:
“Io sono turca/o …tutta la mia vita per la Turchia”.
Infine, per descrivere l’atmosfera che regna nelle scuole, è illuminante il seguente episodio.
Circa due mesi fa, alcuni docenti kurdi hanno scoperto che, nel loro istituto, la Vicepreside faceva la spia al Ministero ed hanno sollevato il problema sulla stampa; così, un Deputato dei Lupi Grigi, ( si badi bene che trattasi del Partito ultranazionalista turco) ha fatto un’interpellanza parlamentare.
Il Ministro dell’Istruzione ha risposto non solo che quanto denunciato dagli insegnanti era vero, ma anche che è giusto che, in ogni scuola, vi sia, appunto, una spia.
Così è se vi pare ed anche se non vi pare.

NOTE
[1] Enrico di Navarra, Calvinista, per salire al trono, si convertì al Cattolicesimo, pronunciando la celebre frase:
“Parigi val bene una Messa!”.

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Politica - Socialismo democratico
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Aggiornamento: 23/04/2015