LA GUERRA SOTTERRANEA
Le ragioni del matriarcato


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LE RAGIONI

Donne che festeggiano l'arrivo dei primi poliziotti palestinesi a Jerico nel maggio 1994
Donne che festeggiano l'arrivo dei primi poliziotti palestinesi a Jerico nel maggio 1994

La documentazione scritta ed orale disponibile, secondo quanto recentemente sostenuto, pare offrire materiale sufficiente ad ipotizzare ed impostare interpretazioni diverse da quelle classiche in ordine alle società, per così dire, pre-storiche.

Alcune motivazioni alla base di questa ipotesi o interpretazione difforme da quella classica sono di carattere biologico (vedasi il rilevante margine di sopravvivenza, le superiori qualità immunitarie e le straordinarie capacità adattive che le donne sembrano presentare, anche se non con continuità ed in tutte le circostanze, rispetto agli uomini) altre sono di carattere sperimentale e pratico (vedasi come, in una popolazione essenzialmente nomade, anche se non necessariamente non stanziale, gli elementi cosiddetti "parzialmente raccoglitori" (le femmine della specie, necessariamente obbligate ad una maggiore stanzialità dalla filiazione e dall'allevamento della prole) sopravvivano (escludendo la mostruosa mortalità da parto, probabilmente compensata da una maggiore fecondità) più a lungo e meglio dei soggetti "cacciatori/raccoglitori".

Altre motivazioni sono legate alla cruda questione della sopravvivenza della specie (è ben noto che, sia pure scherzando, parte significativa dei genetisti ritiene che la "specie" sia costituita dal cosiddetto "pool" genetico ed in situazioni di spietato stress, quali quelle ipotizzabili in un contesto durissimo ed altamente selettivo quale quello proprio dell'età in discorso, i soggetti che assolutamente meritano e ricevono maggior protezione, a volte anche prima dei piccoli, sono coloro che tali piccoli producono) e le ultime, ma non le meno significative (vedi l'imponente documentazione storica e antropologica relativa ai miti della Dea madre nelle culture primitive ed ai suoi riflessi in epoca storica) rimangono quelle legate alla battaglia sotterranea, non per il potere strutturato, di per se stesso, non significante per le donne, ma per una libera, cosciente ed autonoma sopravvivenza condotta nel corso degli ultimi diecimila anni da movimenti "sovversivi", che cercavano di recuperare un possibile precedente sistema di valori sociali, andato perso con la stanzialità definita e l'agricoltura o sopraffatto da un nuovo sistema di potere direttamente controllato dai maschi della specie.

Occorre tenere presente che società nelle quali le donne agiscono come agenti autonomi (prescindendo dal contesto giuridico in oggi costituito dal mondo occidentale) o addirittura come soggetti prevalenti (sempre, nemmeno troppo curiosamente, in maniera scarsamente autoritativa) sono conosciute sia in epoca storica (sciti, minoici, rasna [etruschi], egizi. hausa. p.e.) sia in epoca moderna, tra i cacciatori/raccoglitori (Hedza [Tanzania], Kush, Huadrani e Cuiva [Sud America], Chukchi [Siberia], Nayak e Paliyan [India], Agta e Batak [Filippine], Batek [Malesia], Pintupi e Warlpiri [Australia], e tra le popolazioni parzialmente stanziali come i Berberi e i Tuareg [Nord Africa], Bijagos e Tobo [Africa Occ.], Beduini arabi, Vandinoi [Mar dei coralli], gli isolani delle Tonga e delle Samoa [pacifico], delle Marquisas, gli abitanti di Malabar [India], i tibetani ed i Mosuo [Cina].

Persino diverse popolazioni nordamericane erano matrilineari e possedevano conseguenti strutture sociali (Cherokee, Irochesi, Uroni, Navajo, Mohawk) così come alcune popolazioni messicane. Di norma trattasi di società ospitali e pacifiche che adottano, da un punto di vista relazionale, uno strano miscuglio tra il comportamento definito da Maynard-Smith della "colomba" e del "vendicatore", privilegiando il primo. Alcune di esse, quando hanno affrontato la questione di autodefinire la loro struttura sociale in un linguaggio moderno (termine usato malamente. Intendo un linguaggio delle società moderne) hanno optato con sicurezza per il termine "matriarcato", pur precisando che la distribuzione del potere non aveva carattere assoluto.

a cura di Marco Capurro


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sez. Storia - Storia antica
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