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SULLA FORMAZIONE DELLE MONARCHIE NAZIONALI
I - II -
III -
IV
 Durante tutto il 1200 il declino dell'Impero e del papato (che aspiravano
all'egemonia universale) si era manifestato parallelamente al rafforzamento
delle monarchie accentrate e assolutistiche in Francia, Inghilterra e Spagna,
mentre la situazione politica in Italia, Germania, Europa settentrionale e
orientale, continuava a presentare i caratteri di una marcata frammentazione del
potere. Nel XIV sec. si rafforzò la Confederazione elvetica, affermandosi come
potenza militare di tutto rispetto.
Il consolidarsi delle grandi monarchie si manifestò attraverso il
ridimensionamento del potere della grande nobiltà, l'ascesa di nuovi ceti (borghesia e
piccola nobiltà), l'ampliamento della base territoriale della corona, la
centralizzazione amministrativa, il potenziamento dell'organizzazione fiscale,
la formazione di eserciti permanenti (non mercenari né dipendenti dalle
disponibilità dei feudatari) e l'aumento delle spese militari dovuto
all'impiego massiccio dell'artiglieria, la formazione infine di una lingua
nazionale. Le monarchie ottennero il controllo esclusivo del diritto di battere
moneta, poterono riscuotere imposte indirette (dazi doganali, tasse sui prodotti
di prima necessità), introdussero anche forme d'imposizione diretta (pratica
sconosciuta nel Medioevo. Si ricordi che secondo la tradizione medievale il re
poteva trarre i propri mezzi finanziari solo dalle terre di sua diretta
proprietà).
Il XVI sec. può dunque essere considerato il secolo in cui in Europa,
per la prima volta, il capitalismo può avvalersi di uno Stato nazionale
ed espandersi al di fuori dei propri confini. Principale protagonista di
questa espansione fu in quel momento la Francia.
FRANCIA. Dopo la deposizione di Carlo il Grosso (887) e la fine della
dinastia carolingia, i maggiori signori feudali elessero re di Francia Ugo
Capeto (987), il quale iniziò la nuova dinastia dei Capetingi. Ma con la fine
della dinastia carolingia si fa iniziare il processo europeo di formazione dei
regni nazionali, in quanto i feudatari francesi e tedeschi che deposero Carlo il
Grosso, stabilirono che ogni regione avrebbe dovuto provvedere a sé con
governanti propri. L'ideale del Sacro romano impero si spostò dalla Francia
alla Germania, coinvolgendo in parte anche l'Italia.
- La Francia si costituì in grande monarchia nazionale in seguito alla
guerra dei Cento anni (1337-1453), con cui scacciò gli inglesi dal suo
territorio. I re inglesi, in virtù di una politica matrimoniale, possedevano
vasti territori nella Francia occidentale. La guerra scoppiò appunto perché il
re inglese Edoardo III rivendicava una successione al trono francese, in seguito
all'estinzione del ramo diretto della dinastia dei Capetingi (Edoardo era nipote
dell'ultimo re capetingio). La guerra sarà vinta dalla monarchia francese, ma
solo dopo che questa riuscì a convincere il partito borgognone di Carlo il
Temerario (che mirava a costituire uno Stato indipendente nella Francia
nord-orientale) a rompere l'alleanza con gli inglesi. Eroina nazionale fu
Giovanna d'Arco.
- I territori da conquistare dopo la guerra dei Cent'anni erano: Ducato di
Savoia, Rossiglione (appartenente agli Aragonesi), Artois e Franca Contea
(appartenenti agli Asburgo), Alsazia e Lorena (appartenenti al Sacro romano
impero germanico), regno napoletano (già appartenuto agli Angioini e ora in
mano agli Aragonesi), il porto di Calais (appartenente ancora agli inglesi).
La Francia voleva anche controllare il Ducato di Milano, per l'appoggio
offerto agli Sforza, e, attraverso Milano, anche Genova, che disponeva
ancora di una enorme flotta navale
- Dopo la sottomissione alla monarchia dei territori del sud, del ducato
di Borgogna e della Bretagna, la Francia aspira a dominare l'intera Europa.
Di qui la lotta contro gli Asburgo spagnoli (imparentati con quelli
austriaci), l'alleanza coi turchi e il tentativo di consolidare la
frantumazione politica della Germania.
- Attorno a sé la Francia aveva Stati troppo piccoli per poterla
impensierire, come per esempio quelli italiani, benché economicamente forti
in quanto già borghesi (lo Stato della chiesa era un caso a parte, in
quanto, pur essendo feudale, era in grado di realizzare delle leghe tra
principati italiani e Stati esteri e lo farà anche, vittoriosamente, contro
la Francia); oppure aveva stati feudali che, sebbene geograficamente enormi,
come per esempio il Sacro romano impero germanico, non erano in grado di
impedirle di esercitare un ruolo egemonico nell'Europa continentale: essi vi
riusciranno solo perché unendosi alla Spagna controriformista e
colonialista, potevano avvalersi di un enorme apporto finanziario in oro e
argento proveniente dal continente americano. Quanto all'Inghilterra, benché
fosse divenuta borghese, era ancora troppo sconvolta dalla guerra dei
Cent'anni e dalla guerra civile delle Due Rose per poterla minacciare.
- Carlo VII, per abbattere il potere della nobiltà (Carlo il Temerario
era il più potente feudatario di Francia), aveva ripreso l'alleanza col Terzo Stato
(borghesia), e rafforzato l'esercito e la burocrazia. La monarchia francese era in
grado di riscuotere una serie di imposte senza l'autorizzazione degli Stati
Generali, disponeva di funzionari statali addetti alle amministrazioni
finanziarie e giudiziarie, poteva imporre una coerenza più stretta fra politica
ecclesiastica e interessi francesi, aveva costituito l'esercito più numeroso
d'Europa. Con Carlo VIII scese in Italia nel 1494 e cercò di
contenere la potenza asburgica (pace di Cateau-Cambresis nel 1559, con cui la
Francia, pur uscendo sostanzialmente sconfitta, ottenne che l'impero di Carlo V
fosse diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando).
- Dopo la Riforma protestante, il 20% dei francesi divenne calvinista
(specie nel Sud rurale). Dal 1562 al 1592 il Paese conobbe otto guerre di
religione. Il momento più tragico fu la strage di migliaia di ugonotti
(calvinisti) a Parigi nel 1572. Dopo questa strage cominciò a farsi strada
l'idea che alla base della legittimità del potere regio doveva esserci non solo
il diritto divino ma anche il consenso popolare, per cui non si escludeva il
regicidio. Tuttavia, Enrico IV di Borbone garantì agli ugonotti coll'Editto di
Nantes (1598) la libertà di culto, la possibilità di svolgere funzioni
pubbliche, ecc. Certamente questa dilaniante guerra di religione al proprio
interno favorirà lo spadroneggiare della Spagna in Europa e il rafforzarsi
dell'Inghilterra come potenza navale e coloniale.
INGHILTERRA. La storia dell'Inghilterra si può dividere in 3 periodi: 1)
normanno (1066-1135), iniziato con Guglielmo il Conquistatore; 2) Plantageneti
(1154-1399), che combatterono contro la nobiltà feudale, ma senza successo.
Anzi, con la Magna Charta Libertatum (1215), la nobiltà riesce ad ottenere il
regime monarchico costituzionale e con le Provvisioni di Oxford (1258) ottiene
il Parlamento, che si divide in Camera Alta (LORD = nobili e alto clero) e
Camera Bassa (COMUNI = borghesia e piccola nobiltà); 3) Lancaster (1399-1461),
che cercarono di trasformare l'Inghilterra da Stato agricolo a Stato
commerciale-industriale, ma la nobiltà vi si oppose con successo.
- L'Inghilterra si costituì in grande monarchia nazionale dopo la guerra
delle Due Rose (BIANCA = YORK e ROSSA = LANCASTER) che rifletteva la lotta tra
Corona e Parlamento (1455-85). La guerra fu causata da contese dinastiche, ma la
motivazione economica principale dipese dalla rivalità tra borghesia (che
appoggiava la Corona) e la nobiltà (che, rovinata dalla guerra dei Cento Anni,
cercava di ottenere dalla monarchia privilegi maggiori. Il Parlamento serviva
appunto alla nobiltà per controllare il re, il quale, per questa ragione,
cercava di convocarlo il meno possibile).
- La guerra si concluse con la vittoria dei Lancaster, che posero sul trono
Enrico VII (1485-1509), fondatore della dinastia dei TUDOR. L'anno dopo, in
segno di pacificazione, Enrico VII sposò Elisabetta, della casata di York. Il
re tolse al Parlamento molte funzioni, confiscò alla grande nobiltà molte
proprietà (vendendole alla piccola e media borghesia), fece alcune riforme
amministrative appoggiandosi alla piccola nobiltà. L'Inghilterra cominciò a
diventare una nazione commerciale e industriale.
- Con Enrico VIII (1509-1547) la corona inglese si allontana dalla chiesa di
Roma e istituisce una chiesa di stato (anglicana) con a capo lo stesso re (senza
toccare i dogmi cattolici). Buona parte dei redditi degli ecclesiastici passò
alla corona con la riscossione delle decime e la secolarizzazione dei latifondi.
L'Inghilterra, soprattutto con Elisabetta I (1558-1603), cercherà di essere
molto accorta in materia di politica religiosa, al fine di evitare inutili
guerre intestine: da un lato appoggerà apertamente i protestanti, dall'altro
eviterà di perseguitare i cattolici.
- L'Inghilterra inizia per prima lo sviluppo capitalistico industriale
sulla base dell'unificazione nazionale. La conseguenza principale di questo
fu la guerra contro Spagna e Olanda per avere il controllo delle rotte
commerciali verso i paesi meno sviluppati e per il dominio dei mari.
SPAGNA E PORTOGALLO. La storia della Spagna si può dividere in due
periodi: 1) dominazione araba (711-1212), che dopo il 1212 riuscì a conservare
solo il regno di Granata: il resto venne riconquistato dai cristiani di Spagna;
2) dominazione cristiana (1212-1494), in cui la Spagna presenta 4 regni: Navarra,
Portogallo, Castiglia e Aragona.
- Dei 4 regni, il Portogallo sarà impegnato in imprese marinare
sull'Atlantico: il suo obiettivo era quello di raggiungere le Indie navigando
lungo le coste africane; la Castiglia-Navarra rimasero aristocratico-militari,
soggette all'anarchia nobiliare; l'Aragona diventerà più borghese, interessata
al Mediterraneo (voleva togliere a Genova e Venezia il monopolio del commercio
con l'oriente). La monarchia aragonese infatti s'impadronì della Sicilia (inizi
'300, dopo 20 anni di guerra contro gli angioini francesi: guerra del Vespro),
Sardegna (metà '300) e regno di Napoli (metà '400), ma trascurò la politica
interna, per cui, a unificazione avvenuta, l'egemonia passerà alla Castiglia.
- L'evento decisivo per la formazione della monarchia nazionale spagnola fu
il matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia (1469). Questa
monarchia riuscì a reprimere l'anarchia feudale, ottenere l'appoggio della
borghesia, evitando di convocare le Cortes (Stati Generali, dove la nobiltà
poteva esercitare ampi poteri), riconquistare nel 1492 l'ultimo territorio rimasto in
mano araba (regno di Granata). Si avvalse anche dello strumento
dell'Inquisizione (1478) per punire il nemico della fede cristiana e il ribelle
politico. Tuttavia le persecuzioni contro gli arabi (ottimi agricoltori) e gli
ebrei (attivi commercianti) finì per danneggiare l'economia spagnola. Spagna e
Portogallo aprirono la strada alle conquiste coloniali oltreoceano.
- Nel XVI sec. la Spagna ha enormi possedimenti coloniali; in Europa,
sotto gli Asburgo, ha i Paesi Bassi e l'Italia meridionale. Verso la metà
del XVI sec. le province settentrionali dei Paesi Bassi insorgono e formano
uno Stato autonomo: l'Olanda.
- Fu proprio grazie alla conquista dell'America che la Spagna poté
conservare il Regno napoletano e anzi espandersi in tutta Italia grazie
all'appoggio della chiesa romana. Da notare che se nel corso
dell'unificazione spagnola l'Aragona, già fortemente commerciale industriosa
nel Mediterraneo, avesse prevalso sulla Castiglia, probabilmente la Spagna
sarebbe divenuta una potenza capitalistica e non avrebbe sfruttato le
conquiste coloniali per rimanere feudale.
CARATTERISTICHE DELLO STATO MODERNO NEL CINQUECENTO
Nel XVI sec. nasce lo Stato moderno con alcune caratteristiche
riscontrabili ancora oggi:
- una unificazione territoriale di tipo nazionale, con cui un
monarca assolutista pone fine alla resistenza autonomistica di
territori locali-regionali, ove regnava un signore feudale;
- un rapporto funzionale di reciproco interesse tra monarchia
centralizzata e classe borghese, nel senso che la borghesia accetta
di attribuire il potere politico a una componente ereditaria
dell'aristocrazia feudale, la quale però lo esercita negli interessi
della borghesia, che, per i suoi affari, necessita di un mercato
nazionale;
- una politica fiscale piuttosto onerosa, in quanto, per suo
mezzo, si deve provvedere al mantenimento di tre apparati di natura
permanente, cioè strutturale al sistema: la burocrazia, la
giustizia e l'esercito (in Francia molta della nobiltà
sopravvissuta alla guerra dei Cent'anni viene spesata dalla corona
presso la reggia di Versailles);
- una politica di debito pubblico, mediante la quale la corona
attinge a ingenti prestiti da parte di banchieri per far fronte alle
continue esigenze di cassa, dovute ai costi del nuovo apparato
istituzionale e delle guerre per l'affermazione della monarchia al
di fuori dei propri confini;
- una decisa politica colonialistica da parte dei sovrani a favore
della borghesia. Sarà proprio l'enorme arricchimento dovuto non solo
allo sviluppo del capitalismo in Europa, ma anche a quello del
colonialismo nei territori extra-europei che porterà la borghesia a
rivendicare una partecipazione diretta alla vita politica, la quale,
prima delle rivoluzioni vere e proprie, si esprimeva soltanto nella
resistenza da parte degli organi rappresentativi (i Parlamenti, dal
potere assai limitato) nei confronti delle pretese assolutistiche
della monarchia (generalmente usate per il prelievo fiscale) e che
condurrà all'istituzione di monarchie di tipo costituzionale;
- l'amministrazione nazionale della giustizia viene affidata a
funzionari statali, proprio come quella della burocrazia: elementi
del diritto romano (che fanno del sovrano la fonte di ogni legge)
tendono nettamente a sovrapporsi a norme di carattere
consuetudinario affermatesi nel corso dei secoli e gestite, durante
il feudalesimo, dalla classe aristocratica nel suo rapporto
personale coi sudditi locali;
- la tendenza, sempre più marcata, della corona a sottomettere
politicamente la chiesa, facendo della religione un proprio
strumento ideologico per la coesione nazionale: una tendenza che
però si scontra col fatto che buona parte dell'Europa settentrionale
vorrà staccarsi, a partire dal 1517, dalla chiesa romana, istituendo
nuove confessioni religiose, dette "protestanti". Di qui le
durissime "guerre di religione" che per alcuni secoli devasteranno
l'intera Europa occidentale e che contribuiranno, in virtù di una
forte emigrazione, allo sviluppo degli Stati Uniti;
- la tendenza, sempre più netta, a separare la sfera della
politica da quella della morale, al fine di conservare integra la
compagine istituzionale dello Stato: principali teorici di questa
separazione sono Machiavelli e Bodin, cui cercarono di contrapporsi
alcuni teorici ecclesiastici, come Bellarmino e Botero;
- a partire dal XVI sec. emergono le prime pubblicazioni di genere
utopistico, in cui si prospetta un tipo di società completamente
diversa da quella che si va formando in Europa occidentale:
L'Utopia di Tommaso Moro (1516), La città del Sole di
Tommaso Campanella (1623), La nuova Atlantide di Francesco
Bacone (1627), La repubblica di Oceana di James Harrington
(1656).
RIFLESSIONI A MARGINE
- Nella formazione delle monarchie europee si assiste a questo
fenomeno: i paesi dove la monarchia ha potuto contare sull'appoggio
della borghesia contro i feudatari (Inghilterra, Francia, Olanda),
hanno visto nascere gli Stati nazionali, ovvero le monarchie
assolutistiche. I paesi invece che non hanno potuto beneficiare di
questo connubio tra monarchia e borghesia, o sono rimasti divisi in
vari domini feudali regionali, separati tra loro in tutto: economia,
politica, lingua... (Italia e Germania, anche se qui Lutero darà la
lingua tedesca a tutti i lander), oppure hanno creato (come in
Spagna e Portogallo) una monarchia feudale grazie all'apporto
economico del colonialismo.
- In Italia la borghesia era forte, perché formatasi prima che
altrove (sin dal tempo dei Comuni intorno al Mille), eppure non è
mai stata così forte da ridimensionare il potere feudale della
chiesa e dei nobili (solo nella seconda metà del XIX sec. vi
riuscirà). La borghesia comunale seppe opporsi alle pretese dei
sovrani imperiali, ma lo fece con l'aiuto della chiesa, la quale
ovviamente ottenne in cambio di conservare il proprio Stato autonomo
nell'Italia centrale, dividendo così il nord dal sud della penisola.
La convinzione di non poter unificare la penisola indusse le
borghesie dei singoli Comuni Signorie Principati a non cercare
alleanze al loro interno (tra gruppi borghesi regionali), ma anzi a
combattersi come se fossero mortalmente nemici, sicché le lotte tra
Comuni Signorie Principati non hanno fatto che indebolire la
borghesia, rafforzando quello della chiesa, che restava il maggior
feudatario della penisola.
Le borghesie dei vari Principati autonomi andarono in fallimento
anche perché, invece di investire i loro capitali nelle imprese
della penisola, li concedevano ai grandi sovrani stranieri, per
finanziare le loro guerre, sperando di specularci sugli interessi,
ma quando un determinato sovrano perdeva la guerra e non era in
grado di restituire il prestito, la banca falliva.
Resta comunque significativo il fatto che i Principati italiani,
quando tra loro si alleavano, invece di distruggersi a vicenda,
erano in grado di sconfiggere una grande potenza come quella
francese (p.es. a Fornovo nel 1495 e con la Lega Santa nel 1511).
Tuttavia questo non sembrò mai sufficiente né per liberarsi degli
spagnoli, che anzi dilagarono in quasi tutta la penisola, né per
ridimensionare le pretese dello Stato della chiesa: anzi,
quest'ultimo riuscirà a espandersi sino a Bologna, Parma, Piacenza,
Ferrara, minacciando la stessa Venezia, senza dimenticare
l'occupazione militare di Firenze, con l'aiuto spagnolo, per
abbattere la Repubblica e ripristinare il casato dei Medici.
- In Germania la sconfitta degli imperatori nei confronti della
chiesa romana indebolì enormemente il loro prestigio e favorì la
frantumazione dell'impero in tanti enormi feudi gestiti
dall'aristocrazia terriera, che non vedeva nella borghesia alcun
vero concorrente. Anzi in Germania era l'aristocrazia
(particolarmente militarizzata) a esprimere l'idea del "buon
governo", mentre la borghesia veniva vista come una classe senza
scrupoli, da tenere sotto controllo. E questo nonostante che la
riforma protestante fosse stata compiuta qui prima che altrove.
- In Spagna si forma la monarchia non perché la borghesia fosse
forte, ma perché, nella lotta di liberazione anti-saracena, i due
maggiori regni feudali (Castiglia e Aragona) ebbero l'intelligenza
di unificarsi (1469), nella consapevolezza che, restando divisi,
avrebbero dovuto compiere sforzi immani per aver la meglio sui
musulmani.
La politica di questi due regni fu dettata da esigenze di dominio
assoluto dell'intera penisola (un dominio politico, economico e
persino ideologico), per cui vollero compiere una crociata interna
come non se ne vedevano dai tempi del feudalesimo, quando però erano
dirette all'esterno, verso il Vicino oriente o nei paesi Baltici.
Solo che, cacciando o sottomettendo tutti gli islamici (e gli
ebrei), la Spagna si privò dell'apporto economico della loro
borghesia: proprio quelli infatti erano i gruppi etnici con maggiori
capacità commerciali. Si trovò cioè ad avere una monarchia
centralizzata e un territorio unificato non su basi borghesi ma su
basi feudali, in netto contrasto rispetto ad altri paesi europei
(Olanda, Francia, Inghilterra). In una condizione del genere la
monarchia nazionale feudale aveva assolutamente bisogno di operare
delle rivendicazioni di territori altrui, per cui lo scontro col
Portogallo sarebbe stato fatale se non fosse stata conquistata
l'America.
Infatti il feudalesimo spagnolo non era più come quello vissuto in
epoca alto-medievale, in cui ci si accontentava dei prodotti
dell'autoconsumo. La nobiltà cattolica voleva vivere nel lusso,
avendo già visto l'alto tenore di vita della propria borghesia
islamica ed ebraica. Ma la grande guerra di liberazione nazionale
(se così si può chiamare dopo 700 anni di dominazione islamica), che
la vide impegnata per due secoli, aveva portato i feudatari spagnoli
ad aver bisogno di ingenti risorse per sopravvivere e per pagare i
propri debiti. E queste risorse, dopo averle sottratte ai nemici
interni, dovevano essere sottratte anche ai nemici esterni, per
renderle davvero sufficienti: di qui le forti rivalità coi
portoghesi e successivamente coi francesi.
Da notare comunque che la Spagna diventò una nazione dopo che nei
tre secoli precedenti aveva conosciuto una serie incredibile di
scontri dinastici, di conflitti sociali, di guerre civili. Una delle
battaglie più importanti fu quella di Las Navas de Tolosa (1212)
grazie alla quale il regno di Castiglia, vittorioso degli islamici,
divenne il più importante tra i regni cattolici, in grado di
assorbire i regni di Asturia, Leon e Navarra, finché poi riuscì a
imporsi su quello d'Aragona nel XIV secolo.
- Gli unici tre paesi in cui la borghesia era abbastanza forte per
realizzare con la monarchia un'intesa antifeudale erano Francia,
Inghilterra e Olanda. La Francia, liberandosi degli inglesi nella
battaglia di Bouvines (1214), permise alla corona capetingia di
triplicare il proprio feudo, che s'era già notevolmente ingrandito
in varie maniere, legali e illegali.
Quando Ugo Capeto, nel 987, era stato incoronato "re di Francia", il
suo feudo (limitato all'area parigina) era più piccolo della
Borgogna o dell'Aquitania o dell'Angiò o della Normandia. Tuttavia
grazie all'appoggio della borghesia aveva potuto progressivamente
ampliarsi, permettendosi anche il lusso di organizzare due crociate
(la settima e l'ottava), fallite entrambe miseramente.
- L'Inghilterra era stata occupata nel 1066 dai Normanni
provenienti dalla Danimarca (battaglia di Hastings). I Normanni
avevano già conquistato la Normandia e quando entrarono in
Inghilterra imposero il loro sistema feudale, analogo a quello
imposto in Italia meridionale. Essi pretendevano anche il giuramento
diretto di fedeltà al sovrano, creando così una sorta di struttura
feudale che andava oltre il semplice rapporto vassallatico tra
feudatario e suddito, nel senso che il sovrano era in grado di
controllare tutto lo Stato.
Il re inglese nel 1154 fu Enrico II Plantageneto, discendente dei
sovrani normanni e vassallo del re di Francia (era duca di
Normandia, Angiò, Maine e Aquitania). Questa doppia titolazione
politica porterà alla guerra dei Cento Anni tra Francia e
Inghilterra. Enrico II fece eliminare anche l'arcivescovo di
Canterbury, Thomas Beckett, che rivendicava antichi privilegi della
chiesa anglicana.
Tutti i territori inglesi in Francia (ad eccezione dell'Aquitania)
furono persi nella battaglia di Bouvines (1214), che fu così
disastrosa che, per continuare a governare, i sovrani inglesi furono
costretti a concedere non solo la Magna Charta Libertatum
(1215), con cui dovettero riconoscere ampi privilegi a chiesa,
nobiltà feudale e mercanti di Londra, ma anche un parlamento per
nobili ed ecclesiastici.
SPAGNA E PORTOGALLO: PERCHE' PROTAGONISTE DEL
MODERNO COLONIALISMO?
- Perché dai commerci del Mediterraneo erano state tagliate fuori
sin dai tempi delle crociate, soprattutto dopo l'egemonia veneziana
della quarta crociata (1204) e ancora di più dopo il 1453 (caduta di
Costantinopoli). Persino nella vittoriosa battaglia di Lepanto
(1571) contro i turchi, Venezia impedì alla Spagna di commerciare
con il Medio oriente.
- Spagna e Portogallo spostano il baricentro dei traffici
commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico. La Spagna è costretta ad
attraversare l'Atlantico perché il Portogallo aveva iniziato per
primo a circumnavigare l'Africa, creando un monopolio negli scali
commerciali. Spagna e Portogallo diventano due paesi colonialisti
dopo l'unificazione nazionale, cioè dopo essersi liberate degli
islamici e degli ebrei nei loro paesi, sottraendo loro tutte le
ricchezze per investirle nelle flotte navali, Le crociate
antislamiche in questo caso non furono esterne ma interne.
- Le due monarchie infatti non avevano mezzi finanziari
significativi, poiché la borghesia era poco sviluppata, e quella che
lo era, islamica ed ebraica, era stata o sterminata o espulsa dal
paese o, se convertita con la forza, costretta a ridimensionare la
propria autonomia economica. Va detto però che l'avversione per gli
ebrei era più degli spagnoli che dei portoghesi.
- Quando Spagna e Portogallo iniziano il colonialismo, sono ancora
due paesi feudali, anche se Lisbona è un grande porto commerciale,
in grado di permettere scambi con Inghilterra, Fiandre, Lega
anseatica e Africa del Nord. Per Spagna e Portogallo “colonialismo”
voleva soltanto dire rubare, saccheggiare, schiavizzare le
popolazioni africane (tratta dei negri) e americane, di religione
non cristiana, Solo quando queste popolazioni diventeranno
cristiane, il rapporto passerà da schiavile a servile.
- Spagna e Portogallo fanno in Africa e in America la stessa cosa
che alcuni secoli prima avevano fatto Francia, Germania e Italia nel
Medio oriente e nell'Europa del Nord. L'unica vera differenza è che
Spagna e Portogallo, avendo a che fare con popolazioni lontanissime
dal cristianesimo, non avevano alcuno scrupolo a schiavizzare e a
compiere genocidi, L'altra differenza è che in Medio oriente e in
Europa nord-orientale spesso s'incontravano popolazioni
economicamente sviluppate, non disposte a lasciarsi sottomettere
facilmente.
- Per Spagna e Portogallo il colonialismo è stata l'occasione
buona per riscattarsi, restando paesi feudali, agli occhi dei paesi
già divenuti borghesi, come Italia, Francia, Olanda e Inghilterra.
- Che Spagna e Portogallo fossero paesi ancora profondamente
feudali, è dimostrato dal fatto che le risorse ottenute dal
colonialismo non servirono per decollare come nazioni
capitalistiche. Generalmente l'oro depredato veniva depositato nelle
banche dei paesi borghesi, dove fruttava enormi interessi, ma sarà
anche con questo oro che i paesi borghesi del Nord Europa potranno
sviluppare la loro industria.
- Il Portogallo al massimo riuscii a mettere in piedi un
capitalismo commerciale mondiale, non in grado però di reggere il
confronto con Francia e Inghilterra. (D'altra parte anche l'Olanda,
paese piccolo come il Portogallo e prevalentemente commerciale, non
riuscirà a reggere il confronto con dei colossi come Francia e
Inghilterra, molto più industrializzati.) Inoltre il Portogallo
soffrì in Europa di continue pressioni politiche e militari da parte
della Spagna, sempre intenzionata ad annetterselo.
- L'unico paese feudale che, in virtù del colonialismo, riuscii a
imporsi in Europa fu la Spagna, che infatti fu il baluardo più forte
contro la riforma protestante e contro i tentativi espansionistici
europei della Francia.
- La Spagna però bloccò lo sviluppo capitalistico di intere
regioni europee: Italia, Austria, Ungheria, Boemia, Belgio (l'Olanda
però riuscì a liberarsi della sua egemonia nel 1648). Questo
tuttavia non le servì minimamente a fronteggiare il suo principale
nemico sugli oceani: l'Inghilterra, né a impedire che la Francia,
col tempo, diventasse anch'essa una grande potenza europea e
coloniale.
- Il Portogallo riuscì a impedire l'annessione da parte della
Spagna grazie al fatto che s'era dichiarato feudo del papato e aveva
chiesto aiuto militare agli inglesi, i quali sapranno approfittare
di questo, riducendo di molto l'importanza dei lusitani nei commerci
internazionali.
- In Spagna gli elementi borghesi prevalenti, dopo la riconquista
nazionale, erano quelli catalani e aragonesi, interessati ai
traffici del Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Corsica, Italia
meridionale), ma con l'unificazione e il trasferimento della
capitale a Madrid, sarà la Castiglia feudale a dominare.
- La fuga degli ebrei in Olanda (25.000) e in Turchia (90.000)
contribuì al grande successo di questi paesi.
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