LE MONARCHIE NAZIONALI


SULLA FORMAZIONE DELLE MONARCHIE NAZIONALI

I - II - III - IV

Caterina de' Medici (Museo Mediceo di Firenze)

Durante tutto il 1200 il declino dell'Impero e del papato (che aspiravano all'egemonia universale) si era manifestato parallelamente al rafforzamento delle monarchie accentrate e assolutistiche in Francia, Inghilterra e Spagna, mentre la situazione politica in Italia, Germania, Europa settentrionale e orientale, continuava a presentare i caratteri di una marcata frammentazione del potere.

Il consolidarsi delle grandi monarchie si manifestò attraverso il ridimensionamento del potere della grande nobiltà, l'ascesa di nuovi ceti (borghesia e piccola nobiltà), l'ampliamento della base territoriale della corona, la centralizzazione amministrativa, il potenziamento dell'organizzazione fiscale, la formazione di eserciti permanenti (non mercenari né dipendenti dalle disponibilità dei feudatari) e l'aumento delle spese militari dovuto all'impiego massiccio dell'artiglieria, la formazione infine di una lingua nazionale. Le monarchie ottennero il controllo esclusivo del diritto di battere moneta, poterono riscuotere imposte indirette (dazi doganali, tasse sui prodotti di prima necessità), introdussero anche forme d'imposizione diretta (pratica sconosciuta nel Medioevo. Si ricordi che secondo la tradizione medievale il re poteva trarre i propri mezzi finanziari solo dalle terre di sua diretta proprietà).

Il XVI sec. può dunque essere considerato il secolo in cui in Europa, per la prima volta, il capitalismo può avvalersi di uno Stato nazionale ed espandersi al di fuori dei propri confini. Principale protagonista di questa espansione fu in quel momento la Francia.

FRANCIA. Dopo la deposizione di Carlo il Grosso (887) e la fine della dinastia carolingia, i maggiori signori feudali elessero re di Francia Ugo Capeto (987), il quale iniziò la nuova dinastia dei Capetingi in un territorio compreso tra Parigi e Orléans. Ma con la fine della dinastia carolingia si fa iniziare il processo europeo di formazione dei regni nazionali, in quanto i feudatari francesi e tedeschi che deposero Carlo il Grosso, stabilirono che ogni regione avrebbe dovuto provvedere a sé con governanti propri. L'ideale del Sacro romano impero si spostò dalla Francia alla Germania, coinvolgendo in parte anche l'Italia.

  1. La Francia ha iniziato a porsi seriamente il problema dell'unificazione nazionale con Filippo II Augusto (1180-1223), che con la battaglia di Bouvines (1214), la prima in Europa tra monarchie cattoliche, ebbe la meglio sugli inglesi di Giovanni Senza Terra, sui sassoni di Ottone IV di Brunswick e sul conte Ferdinando di Fiandra: col trattato di Chinon riuscì ad avere il controllo sui territori di Angiò, Bretagna, Maine, Normandia e Turenna. Non dimentichiamo che i territori rivendicati dagli inglesi andavano dalla Normandia sino ai Pirenei, nella parte occidentale della Francia.
  2. Con Filippo IV il Bello (1285-1314) ha inizio la cattività avignonese della chiesa romana (1309-77), con cui la Francia s'impone nettamente sulle pretese teocratiche del papato.
  3. Coi figli di Filippo IV si estingue la dinastia capetingia e, a causa della successione dinastica, contesa dagli inglesi, scoppia la guerra dei Cento anni (1337-1453), con cui la Francia cacciò gli inglesi dal suo territorio, diventando una grande nazione. La contesa dinastica era dovuta al fatto che il re inglese Edoardo III era nipote dell'ultimo re capetingio. La guerra sarà vinta dalla monarchia francese solo dopo che questa riuscì a convincere il partito borgognone di Carlo il Temerario (che mirava a costituire uno Stato indipendente nella Francia nord-orientale) a rompere l'alleanza con gli inglesi. Eroina nazionale fu Giovanna d'Arco.
  4. I territori rimasti da conquistare dopo la guerra dei Cent'anni erano: Ducato di Savoia, Rossiglione (appartenente agli Aragonesi), Artois e Franca Contea (appartenenti agli Asburgo), Alsazia e Lorena (appartenenti al Sacro romano impero germanico), regno napoletano (già appartenuto agli Angioini e ora in mano agli Aragonesi), il porto di Calais (appartenente ancora agli inglesi). La Francia voleva anche controllare il Ducato di Milano, per l'appoggio offerto agli Sforza, e, attraverso Milano, anche Genova, che disponeva ancora di una enorme flotta navale.
  5. Dopo la sottomissione alla monarchia dei territori del sud, del ducato di Borgogna e della Bretagna, la Francia aspira a dominare l'intera Europa. Di qui la lotta contro gli Asburgo spagnoli (imparentati con quelli austriaci), l'alleanza coi turchi e il tentativo di consolidare la frantumazione politica della Germania.
  6. Attorno a sé la Francia aveva Stati troppo piccoli per poterla impensierire, come per esempio quelli italiani, benché economicamente forti in quanto già borghesi (lo Stato della chiesa era un caso a parte, in quanto, pur essendo feudale, era in grado di realizzare delle leghe tra principati italiani e Stati esteri e lo farà anche, vittoriosamente, contro la Francia); oppure aveva stati feudali che, sebbene geograficamente enormi, come per esempio il Sacro romano impero germanico, non erano in grado di impedirle di esercitare un ruolo egemonico nell'Europa continentale: essi vi riusciranno solo perché unendosi alla Spagna controriformista e colonialista, potevano avvalersi di un enorme apporto finanziario in oro e argento proveniente dal continente americano. Quanto all'Inghilterra, benché fosse divenuta borghese, era ancora troppo sconvolta dalla guerra dei Cent'anni (1337-1453) e dalla guerra civile delle Due Rose (1455-85) per poterla minacciare.
  7. Carlo VII, per abbattere il potere della nobiltà (Carlo il Temerario era il più potente feudatario di Francia), aveva ripreso l'alleanza col Terzo Stato (borghesia), e rafforzato l'esercito e la burocrazia. La monarchia francese era in grado di riscuotere una serie di imposte senza l'autorizzazione degli Stati Generali, disponeva di funzionari statali addetti alle amministrazioni finanziarie e giudiziarie, poteva imporre una coerenza più stretta fra politica ecclesiastica e interessi francesi, aveva costituito l'esercito più numeroso d'Europa. Carlo VII emana la Prammatica Sanzione nel 1438 con cui il re interferisce nella scelta dei vescovi e abati e nell'assegnazione dei benefici ecclesiastici e fa così nascere la chiesa gallicana cattolica.
  8. Con Carlo VIII la Francia scese in Italia nel 1494 per cercare di riprendersi il Mezzogiorno, che il papato aveva concesso agli Angioini in lotta contro i successori di Federico II di Svevia, prima che se ne impadronissero gli Aragonesi (1302-1442), ma contro la potenza asburgico-spagnola, enormemente arricchitasi dopo la conquista del continente americano non vi fu nulla da fare e, con la pace di Cateau-Cambresis (1559), la Francia esce sconfitta dall’Italia, anche se ottiene che l'impero di Carlo V venga diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando.
  9. Dopo la Riforma protestante (1517), il 20% dei francesi divenne calvinista (specie nel Sud rurale). Dal 1562 al 1592 il Paese conobbe otto guerre di religione. Il momento più tragico fu la strage di migliaia di ugonotti (calvinisti) a Parigi nel 1572. Dopo questa strage cominciò a farsi strada l'idea che alla base della legittimità del potere regio doveva esserci non solo il diritto divino ma anche il consenso popolare, per cui non si escludeva il regicidio. Tuttavia, Enrico IV di Borbone garantì agli ugonotti coll'Editto di Nantes (1598) la libertà di culto, la possibilità di svolgere funzioni pubbliche, ecc. Certamente questa dilaniante guerra di religione al proprio interno favorirà lo spadroneggiare della Spagna in Europa e il rafforzarsi dell'Inghilterra come potenza navale e coloniale.
  10. Dopo la sottomissione alla monarchia dei territori del sud, del ducato di Borgogna e della Bretagna, la Francia aspira a dominare l'intera Europa. Di qui la lotta contro gli Asburgo spagnoli (imparentati con quelli austriaci), l'alleanza coi turchi e il tentativo di consolidare la frantumazione politica della Germania. Questo progetto porterà alla guerra dei Trent’anni (1618-48), con cui la Francia imporrà un proprio ramo, i Borbone, sul trono spagnolo, impedendo alla Spagna l’alleanza con l’impero asburgico.

INGHILTERRA. La storia dell'Inghilterra si può dividere nei seguenti periodi:

  1. normanno (1066-1135), iniziato con Guglielmo il Conquistatore;
  2. Plantageneti (1154-1399), imparentati non solo coi Normanni ma anche con gli Angioini, che combatterono contro la nobiltà feudale inglese, ma senza successo. Anzi, con la Magna Charta Libertatum (1215), dopo la sconfitta del re Giovanni Senza Terra nella battaglia di Bouvines (1214) contro la Francia e il papato, la nobiltà inglese riesce ad ottenere il regime monarchico costituzionale e con le Provvisioni di Oxford (1258) ottiene il Parlamento, che si divide in Camera Alta (LORD = nobili e alto clero) e Camera Bassa (COMUNI = borghesia e piccola nobiltà);
  3. Lancaster (1399-1461), che cercarono di trasformare l'Inghilterra da Stato agricolo a Stato commerciale-industriale, ma la nobiltà vi si oppose con successo, anche perché sotto i Lancaster l'Inghilterra volle affrontare la guerra contro la Francia, dopo la fine della dinastia capetingia, e siccome la guerra, durata un secolo (1337-1453), venne persa, i Lancaster dovettero fronteggiare una guerra civile interna contro la dinastia York. Dopo questa guerra gli inglesi rinunceranno definitivamente ad avere ambizioni territoriali nel continente europeo.
  4. L'Inghilterra si costituì in grande monarchia nazionale dopo la guerra delle Due Rose (Bianca = York e Rossa = Lancaster) che rifletteva la lotta tra Corona e Parlamento (1455-85). La guerra fu causata da contese dinastiche, ma la motivazione economica principale dipese dalla rivalità tra borghesia (che appoggiava la Corona) e la nobiltà (che, rovinata dalla guerra dei Cent'anni, cercava di ottenere dalla monarchia privilegi maggiori. Il Parlamento serviva appunto alla nobiltà per controllare il re, il quale, per questa ragione, cercava di convocarlo il meno possibile).
  5. La guerra si concluse con la vittoria dei Lancaster, che posero sul trono Enrico VII (1485-1509), fondatore della dinastia dei Tudor. L'anno dopo, in segno di pacificazione, Enrico VII sposò Elisabetta, della casata di York. Il re tolse al Parlamento molte funzioni, confiscò alla grande nobiltà molte proprietà (vendendole alla piccola e media borghesia), fece alcune riforme amministrative appoggiandosi alla piccola nobiltà. L'Inghilterra cominciò a diventare una nazione commerciale e industriale.
  6. Con Enrico VIII (1509-1547) la corona inglese si allontana dalla chiesa di Roma e istituisce una chiesa anglicana di stato con a capo lo stesso re (senza toccare i dogmi cattolici). Buona parte dei redditi degli ecclesiastici passò alla corona con la riscossione delle decime e la secolarizzazione dei latifondi. L'Inghilterra, soprattutto con Elisabetta I (1558-1603), cercherà di essere molto accorta in materia di politica religiosa, al fine di evitare inutili guerre intestine: da un lato appoggerà apertamente i protestanti, dall'altro eviterà di perseguitare i cattolici. Sotto questa regina si ha la distruzione della flotta navale spagnola (1588), che segna l'inizio del declino della Spagna sui mari.
  7. Con la morte della regina Elisabetta l'Inghilterra piomba in una lunga guerra civile, causata dalla dinastia Stuart, che la porterà alla rivoluzione del 1688.
  8. L'Inghilterra inizia per prima lo sviluppo capitalistico industriale sulla base dell'unificazione nazionale. La conseguenza principale di questo fu la guerra contro Spagna e Olanda per avere il controllo delle rotte commerciali verso i paesi meno sviluppati e per il dominio dei mari.

SPAGNA. La storia della Spagna si può dividere in due periodi: 1) dominazione araba (711-1212), che dopo il 1212 riuscì a conservare solo il regno di Granata: il resto venne riconquistato dai cristiani di Spagna; 2) dominazione cristiana (1212-1492), in cui la Spagna presenta quattro regni: Navarra, Portogallo, Castiglia e Aragona.

  1. Dei quattro regni, il Portogallo del sovrano Enrico il Navigatore (1394-1460) sarà impegnato in imprese marinare sull'Atlantico (1): il suo obiettivo era quello di raggiungere le Indie navigando lungo le coste africane; la Castiglia-Navarra rimasero aristocratico-militari, soggette all'anarchia nobiliare; l'Aragona diventerà più borghese, interessata al Mediterraneo (voleva togliere a Genova e Venezia il monopolio del commercio con l'oriente). La monarchia aragonese infatti s'impadronì della Sicilia dopo 20 anni di guerra contro gli Angioini francesi (guerra del Vespro: 1282-1302), Sardegna (metà '300) e regno di Napoli (1442), ma trascurò la politica interna, per cui, a unificazione avvenuta, l'egemonia passerà alla Castiglia.
  2. L'evento decisivo per la formazione della monarchia nazionale spagnola fu il matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia (1469). Questa monarchia riuscì a reprimere l'anarchia feudale, ottenere l'appoggio della borghesia, evitando di convocare le Cortes (Stati Generali, dove la nobiltà poteva esercitare ampi poteri), riconquistare nel 1492 l'ultimo territorio rimasto in mano araba (regno di Granata). Si avvalse anche dello strumento dell'Inquisizione (1478) per punire il nemico della fede cristiana e il ribelle politico. Tuttavia le persecuzioni contro gli arabi (ottimi agricoltori) e gli ebrei (attivi commercianti) finì per danneggiare l'economia spagnola. Spagna e Portogallo aprirono la strada alle conquiste coloniali oltreoceano.
  3. Nel XVI sec. la Spagna ha enormi possedimenti coloniali; in Europa, sotto gli Asburgo, ha i Paesi Bassi e l'Italia meridionale. Verso la metà del XVI sec. le province settentrionali dei Paesi Bassi insorgono e formano uno Stato autonomo: l'Olanda, che viene definitivamente riconosciuto come Stato indipendente coi trattati di pace della guerra dei Trent’anni.
  4. Fu proprio grazie ai proventi dovuti alla conquista dell'America che la Spagna poté conservare il Regno napoletano e anzi espandersi in tutta Italia grazie all'appoggio della chiesa romana, che si servì proprio della Spagna e degli Asburgo per portare avanti la propria Controriforma (antiluterana e anticalvinista). Ma se fino al 1559 la Spagna poteva considerarsi una grande potenza europea (era governata da Carlo V che, per motivi di parentela, deteneva anche l’impero asburgico, che aveva ereditato la corona imperiale del sacro romano-germanico impero), dopo la morte di Carlo V (1558), che separa la Spagna (data al figlio Filippo II) dall’impero asburgico (dato al fratello Ferdinando), la Spagna inizia il suo declino, non in Italia, ma nei confronti dell’Olanda (che si libera della Spagna nel 1581), della Francia (con cui perde la guerra dei Trent’anni 1618-48) e dell’Inghilterra (che le distrugge l’intera flotta navale nel 1588).

Nota

(1) I primi esploratori e navigatori in terre lontane furono probabilmente italiani: dal francescano Giovanni da Pian del Carmine in Mongolia nel 1244, ai mercanti veneziani Polo, che raggiunsero la Cina nel periodo (1254-71), sino ai mercanti genovesi Vivaldi che, dopo aver attraversato lo stretto di Gibilterra (1291), costeggiarono l'Africa, senza però far più ritorno in patria.

PORTOGALLO

  1. Fino all'XI secolo la storia del Portogallo è identica a quella della Spagna. Solo alla fine di questo secolo il re Alfonso VI di Castiglia e di León affida il governo del regno di León (Portucale) a due parenti, Raimondo ed Enrico di Borgogna, che restano a lui sottoposti.
  2. Alla morte di Enrico, la vedova Teresa si appoggiò ai Templari per staccarsi dalla Castiglia, ma Alfonso VII di León e Castiglia la costrinse nel 1126 a riconoscerlo come sovrano.
  3. Il figlio di Teresa si rivoltò contro Alfonso VII e invase la Galizia e riuscì ottenere il titolo di re del Portogallo (Alfonso I), ma poté farlo solo perché Alfonso VII era impegnato in Spagna a combattere gli islamici.
  4. I due però si allearono contro gli islamici, conquistando Lisbona nel 1147 e molte altre città portoghesi, finché, alla morte di Alfonso I (1185), il Portogallo diventò indipendente, anche se la lotta contro gli islamici proseguì fino al 1279.
  5. L'ultimo re lusitano della dinastia borgognone fu Ferdinando I (1367-83), sempre in lotta contro la Castiglia.
  6. La nuova dinastia fu quella degli Aviz, nata con Giovanni nel 1385.
  7. I continui scontri armati con la Castiglia indussero i sovrani portoghesi a cercare un'alleanza con gli inglesi: Giovanni di Aviz (1385-1433) sposò la figlia del duca di Lancaster.
  8. Fu proprio con Giovanni d'Aviz e soprattutto col figlio Enrico (detto il Navigatore) che il Portogallo inizia i viaggi oltremare e le conquiste coloniali (Ceuta, nel 1415, che apparteneva al Marocco islamico, fu la prima).
  9. Il successore di Enrico, Edoardo, pensò addirittura di occupare Tangeri, un porto del Marocco, ma fu sconfitto nettamente.
  10. Temendo che la Castiglia potesse approfittarne, un re portoghese, Giovanni II, fece sposare il figlio Manuele I con la figlia Isabella di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia.
  11. Queste parentele tra sovrani lusitani e iberici andarono aumentando col tempo, come d'altra parte aumentò il colonialismo portoghese, al punto che nel 1494 un sovrano lusitano stipulò con gli spagnoli il trattato di Tordesillas, per dividere equamente le conquiste coloniali tra i due paesi.
  12. Un altro tentativo portoghese di occupare il Marocco si rivelò disastroso (1578).
  13. Quando la dinastia Aviz si distinse (1580), ne approfittò la Spagna che, con Filippo II, figlio di Carlo V, occupò il Portogallo, ma, poiché le tasse aumentarono notevolmente per sostenere le guerre della Spagna in Europa, i portoghesi, aiutati da francesi e inglesi, si ribellarono cacciando definitivamente gli spagnoli (1641-68).

IMPERO D'ASBURGO

  1. Gli imperatori tedeschi che, dopo la morte di Corrado IV (figlio di Federico II di Svevia), passato il periodo ventennale di anarchia (1254-73), cercarono di imporsi in Germania, senza scendere in Italia, furono tre: due austriaci (Rodolfo e Alberto) e uno tedesco di Nassau (Adolfo).
  2. Altri tre imperatori cercarono invece di scendere in Italia, ma senza alcun successo: Arrigo VII di Lussemburgo (1308-13), Ludovico IV il Bavaro (1314-47) e Carlo IV di Lussemburgo e di Boemia (1347-78); dopodiché vi rinunciarono definitivamente, emanando la Bolla d'oro nel 1356, con cui l'imperatore veniva eletto da sette principi (tre ecclesiastici di Treviri, Magonza e Colonia, e quattro laici: il re di Boemia, il duca di Sassonia, il marchese di Brandeburgo, il conte Palatino della Reno), senza più chiedere la conferma del titolo al papa, anche se in realtà l'ultimo imperatore a chiederla e a ottenerla fu Federico III d'Asburgo nel 1453.
  3. L'impero d'Asburgo nasce con Rodolfo I (1273-91), che era conte su territori sparsi tra l'Alsazia e l'attuale Svizzera nord-occidentale, e che dichiarò guerra al re di Boemia e duca d'Austria, Ottocaro II, con l'appoggio dei principi elettori e del papato, perché si era rifiutato di riconoscerlo come imperatore, essendosi lui stesso candidato al titolo. In una sola battaglia (Marchfeld 1278) Rodolfo riuscì a portargli via l'Austria, la Stiria e la Carinzia. Fu quello il momento in cui gli Asburgo assunsero anche il nome di Casa d'Austria.
  4. Gli Asburgo cercarono, con successo, di espandersi in Baviera, in Boemia e Ungheria, nel Tirolo, togliendo anche l'Istria e Trieste alla Repubblica veneta (1382). Nulla invece poterono contro la Svizzera, che pur era un feudo Asburgo e che fu attaccata dagli austriaci nel 1315, 1386, 1389, 1476, 1477, ma senza alcun risultato, finché il trattato di Westfalia, che poneva fine alla guerra dei Trent'anni (1618-48), la riconobbe indipendente.
  5. Con l'imperatore Carlo IV di Boemia, della Casa di Lussemburgo, strinsero un patto basato sulla seguente condizione: il primo casato che si fosse estinto avrebbe fatto ereditare all'altro tutti i propri beni. Siccome il primo Casato che si estinse fu quello del Lussemburgo, gli Asburgo divennero inevitabilmente una grande monarchia, comprendente appunto il Lussemburgo, la Boemia, l'Austria e l'Ungheria. Poi, con una politica matrimoniale, Massimiliano I d'Asburgo (1493-1519), poté annettersi anche le Fiandre (Belgio e Olanda), Franca contea e Artois.
  6. In epoca moderna il maggior sovrano d'Asburgo fu Carlo V (1500-58), che, in veste di re di Spagna, erediterà un impero vastissimo, essendo i suoi nonni paterni Maria di Borgogna, i cui regni (Paesi Bassi, Fiandre, Franca contea e Artois) erano stati ereditati dagli Asburgo, in seguito al suo matrimonio con Massimiliano d'Asburgo, che già aveva potere su Austria, Tirolo, Stiria e Carinzia; dal matrimonio era nato Filippo d'Asburgo, il padre di Carlo V; i nonni materni invece erano Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, i fautori dell'unificazione nazionale spagnola, padroni anche del regno napoletano, inclusa la Sicilia e la Sardegna, e naturalmente di vastissime colonie nel continente americano. Dal loro matrimonio era nata una figlia mentalmente squilibrata, passata alla storia col nome di Giovanna la Pazza: fu proprio dal matrimonio di questa con Filippo d'Asburgo che nacque Carlo V, il principale sostenitore della guerra vittoriosa contro i francesi in Italia e della Controriforma cattolica in tutta Europa.

PAESI BASSI

  1. Le Fiandre (Belgio e Olanda), dopo essersi liberate dalle gravi incursioni normanne (820-91) grazie all'aiuto dei Sassoni, ebbero dei principi locali che divennero agenti del potere regio germanico.
  2. Ma nell'XI secolo questi principi territoriali, con l'appoggio della chiesa, si staccarono completamente dalla sudditanza imperiale tedesca. Si svilupparono così varie contee, tutte dedite ai commerci e alle industrie tessili sfruttando il Mare del Nord e i rapporti con l'Italia.
  3. La Francia di Filippo I Augusto, vedendo questa grande ricchezza, riuscì, dopo quarant'anni di guerra, a sottomettere l'Olanda (trattato di Melun 1226). La prima rivolta olandese contro la Francia avvenne nel 1302 a Bruges e fu un successo. Vi furono anche molte rivolte contadine contro la borghesia olandese (1323-28).
  4. Durante la guerra dei Cent'anni (1337-1453) le Fiandre si misero dalla parte dei francesi. Il re inglese, per ritorsione, impedì di esportare in Olanda la lana grezza delle pecore del suo paese. Di fronte a ciò l'Olanda dichiarò la propria neutralità, anzi arrivò ad accettare la possibilità che il re inglese potesse diventare re di Francia.
  5. Dal 1384 al 1441 i duchi di Borgogna, favorevoli agli inglesi, riunirono tutte le Fiandre sotto la loro autorità, per impedire che i sovrani francesi occupassero quei territori, ma dopo la morte di Giovanna d'Arco si convinsero ad allearsi col re francese.
  6. Tuttavia, a guerra finita, nel 1477 il re di Francia, Luigi XI, quando vide che il duca di Borgogna (ultimo duca capetingio), Carlo il Temerario, era morto (1477), cercò di occupare sia la Borgogna che le Fiandre: con la prima vi riuscì, ma non con le seconde, che passarono sotto l'impero asburgico, avendo Massimiliano I (1493-1519) sposato Maria di Borgogna, figlia di Carlo il Temerario, nel 1477. Anche la Franca Contea passò sotto gli Asburgo. Per capire qualcosa di questa spartizione occorre esaminare le due mappe: Ducato di Borgogna nel 1477 - La spartizione degli stati borgognoni nel 1477 tra Francia ed Austria.
  7. Le Fiandre nel 1515 passano sotto l'imperatore Carlo V (1519-56), che istituisce 17 Province, aventi larga autonomia nei confronti dell'impero. Da notare che Carlo V, dopo aver vinto il sovrano Francesco I, pretenderà d'avere la Borgogna proprio a motivo del matrimonio del suo predecessore.
  8. Dopo lo scoppio della riforma protestante (1517), in queste province si diffonde il calvinismo, contro cui combatte aspramente Filippo II, figlio di Carlo V. I decreti persecutori contro i protestanti fanno scoppiare gravi tumulti (1566).
  9. Nel 1572 si forma un governo provvisorio antispagnolo guidato da Guglielmo d'Orange. Gli spagnoli in Olanda erano così esosi e autoritari che ai protestanti si unirono persino i cattolici pur di cacciarli dal paese.
  10. Nel 1579 si forma l'Unione di Utrecht, che vede molti cattolici e protestanti intenzionati a creare un solo Stato. La reazione della Spagna fu durissima: Guglielmo d'Orange fu assassinato nel 1584.
  11. Tuttavia si formò nel 1588 la repubblica delle Province Unite, formate da sette territori alleati, tra cui Olanda, Zelanda, Utrecht ecc. e nel 1596 queste province si alleano con Francia e Inghilterra contro la Spagna, con la promessa che in caso di vittoria esse avrebbero riconosciuto l'indipendenza delle Province. I paesi meridionali invece, corrispondenti all'attuale Belgio, dichiararono di non volersi staccare dalla Spagna.
  12. La guerra contro la Spagna durò fino al 1648, cioè con la fine della guerra dei Trent'anni. L'Olanda divenne una grande potenza coloniale, in grado di contrastare il Portogallo, ma non i francesi e soprattutto non gli inglesi, che verso la prima metà del Settecento determinarono il suo declino.

CARATTERISTICHE DELLO STATO MODERNO NEL CINQUECENTO

Nel XVI sec. nasce lo Stato moderno con alcune caratteristiche riscontrabili ancora oggi:

  1. una unificazione territoriale di tipo nazionale, con cui un monarca assolutista pone fine alla resistenza autonomistica di territori locali-regionali, ove regnava un signore feudale;
  2. un rapporto funzionale di reciproco interesse tra monarchia centralizzata e classe borghese, nel senso che la borghesia accetta di attribuire il potere politico a una componente ereditaria dell'aristocrazia feudale, la quale però lo esercita negli interessi della borghesia, che, per i suoi affari, necessita di un mercato nazionale;
  3. una politica fiscale piuttosto onerosa, in quanto, per suo mezzo, si deve provvedere al mantenimento di tre apparati di natura permanente, cioè strutturale al sistema: la burocrazia, la giustizia e l'esercito (in Francia molta della nobiltà sopravvissuta alla guerra dei Cent'anni viene spesata dalla corona presso la reggia di Versailles);
  4. una politica di debito pubblico, mediante la quale la corona attinge a ingenti prestiti da parte di banchieri per far fronte alle continue esigenze di cassa, dovute ai costi del nuovo apparato istituzionale e delle guerre per l'affermazione della monarchia al di fuori dei propri confini;
  5. una decisa politica colonialistica da parte dei sovrani a favore della borghesia. Sarà proprio l'enorme arricchimento dovuto non solo allo sviluppo del capitalismo in Europa, ma anche a quello del colonialismo nei territori extra-europei che porterà la borghesia a rivendicare una partecipazione diretta alla vita politica, la quale, prima delle rivoluzioni vere e proprie, si esprimeva soltanto nella resistenza da parte degli organi rappresentativi (i Parlamenti, dal potere assai limitato) nei confronti delle pretese assolutistiche della monarchia (generalmente usate per il prelievo fiscale) e che condurrà all'istituzione di monarchie di tipo costituzionale;
  6. l'amministrazione nazionale della giustizia viene affidata a funzionari statali, proprio come quella della burocrazia: elementi del diritto romano (che fanno del sovrano la fonte di ogni legge) tendono nettamente a sovrapporsi a norme di carattere consuetudinario affermatesi nel corso dei secoli e gestite, durante il feudalesimo, dalla classe aristocratica nel suo rapporto personale coi sudditi locali;
  7. la tendenza, sempre più marcata, della corona a sottomettere politicamente la chiesa, facendo della religione un proprio strumento ideologico per la coesione nazionale: una tendenza che però si scontra col fatto che buona parte dell'Europa settentrionale vorrà staccarsi, a partire dal 1517, dalla chiesa romana, istituendo nuove confessioni religiose, dette "protestanti". Di qui le durissime "guerre di religione" che per alcuni secoli devasteranno l'intera Europa occidentale e che contribuiranno, in virtù di una forte emigrazione, allo sviluppo degli Stati Uniti;
  8. la tendenza, sempre più netta, a separare la sfera della politica da quella della morale, al fine di conservare integra la compagine istituzionale dello Stato: principali teorici di questa separazione sono Machiavelli e Bodin, cui cercarono di contrapporsi alcuni teorici ecclesiastici, come Bellarmino e Botero;
  9. a partire dal XVI sec. emergono le prime pubblicazioni di genere utopistico, in cui si prospetta un tipo di società completamente diversa da quella che si va formando in Europa occidentale: L'Utopia di Tommaso Moro (1516), La città del Sole di Tommaso Campanella (1623), La nuova Atlantide di Francesco Bacone (1627), La repubblica di Oceana di James Harrington (1656).

RIFLESSIONI A MARGINE

  1. Nella formazione delle monarchie europee si assiste a questo fenomeno: i paesi dove la monarchia ha potuto contare sull'appoggio della borghesia contro i feudatari (Inghilterra, Francia, Olanda), hanno visto nascere gli Stati nazionali, ovvero le monarchie assolutistiche. I paesi invece che non hanno potuto beneficiare di questo connubio tra monarchia e borghesia, o sono rimasti divisi in vari domini feudali regionali, separati tra loro in tutto: economia, politica, lingua... (Italia e Germania, anche se qui Lutero darà la lingua tedesca a tutti i lander), oppure hanno creato (come in Spagna e Portogallo) una monarchia feudale grazie all'apporto economico del colonialismo.
  2. In Italia la borghesia era forte, perché formatasi prima che altrove (sin dal tempo dei Comuni intorno al Mille), eppure non è mai stata così forte da ridimensionare il potere feudale della chiesa e dei nobili (solo nella seconda metà del XIX sec. vi riuscirà). La borghesia comunale seppe opporsi alle pretese dei sovrani imperiali, ma lo fece con l'aiuto della chiesa, la quale ovviamente ottenne in cambio di conservare il proprio Stato autonomo nell'Italia centrale, dividendo così il nord dal sud della penisola.
    La convinzione di non poter unificare la penisola indusse le borghesie dei singoli Comuni Signorie Principati a non cercare alleanze al loro interno (tra gruppi borghesi regionali), ma anzi a combattersi come se fossero mortalmente nemici, sicché le lotte tra Comuni Signorie Principati non hanno fatto che indebolire la borghesia, rafforzando quello della chiesa, che restava il maggior feudatario della penisola.
    Le borghesie dei vari Principati autonomi andarono in fallimento anche perché, invece di investire i loro capitali nelle imprese della penisola, li concedevano ai grandi sovrani stranieri, per finanziare le loro guerre, sperando di specularci sugli interessi, ma quando un determinato sovrano perdeva la guerra e non era in grado di restituire il prestito, la banca falliva.
    Resta comunque significativo il fatto che i Principati italiani, quando tra loro si alleavano, invece di distruggersi a vicenda, erano in grado di sconfiggere una grande potenza come quella francese (p.es. a Fornovo nel 1495 e con la Lega Santa nel 1511). Tuttavia questo non sembrò mai sufficiente né per liberarsi degli spagnoli, che anzi dilagarono in quasi tutta la penisola, né per ridimensionare le pretese dello Stato della chiesa: anzi, quest'ultimo riuscirà a espandersi sino a Bologna, Parma, Piacenza, Ferrara, minacciando la stessa Venezia, senza dimenticare l'occupazione militare di Firenze, con l'aiuto spagnolo, per abbattere la Repubblica e ripristinare il casato dei Medici.
  3. In Germania la sconfitta degli imperatori nei confronti della chiesa romana indebolì enormemente il loro prestigio e favorì la frantumazione dell'impero in tanti enormi feudi gestiti dall'aristocrazia terriera, che non vedeva nella borghesia alcun vero concorrente. Anzi in Germania era l'aristocrazia (particolarmente militarizzata) a esprimere l'idea del "buon governo", mentre la borghesia veniva vista come una classe senza scrupoli, da tenere sotto controllo. E questo nonostante che la riforma protestante fosse stata compiuta qui prima che altrove.
  4. In Spagna si forma la monarchia non perché la borghesia fosse forte, ma perché, nella lotta di liberazione anti-saracena, i due maggiori regni feudali (Castiglia e Aragona) ebbero l'intelligenza di unificarsi (1469), nella consapevolezza che, restando divisi, avrebbero dovuto compiere sforzi immani per aver la meglio sui musulmani.
    La politica di questi due regni fu dettata da esigenze di dominio assoluto dell'intera penisola (un dominio politico, economico e persino ideologico), per cui vollero compiere una crociata interna come non se ne vedevano dai tempi del feudalesimo, quando però erano dirette all'esterno, verso il Vicino oriente o nei paesi Baltici.
    Solo che, cacciando o sottomettendo tutti gli islamici (e gli ebrei), la Spagna si privò dell'apporto economico della loro borghesia: proprio quelli infatti erano i gruppi etnici con maggiori capacità commerciali. Si trovò cioè ad avere una monarchia centralizzata e un territorio unificato non su basi borghesi ma su basi feudali, in netto contrasto rispetto ad altri paesi europei (Olanda, Francia, Inghilterra). In una condizione del genere la monarchia nazionale feudale aveva assolutamente bisogno di operare delle rivendicazioni di territori altrui, per cui lo scontro col Portogallo sarebbe stato fatale se non fosse stata conquistata l'America.
    Infatti il feudalesimo spagnolo non era più come quello vissuto in epoca alto-medievale, in cui ci si accontentava dei prodotti dell'autoconsumo. La nobiltà cattolica voleva vivere nel lusso, avendo già visto l'alto tenore di vita della propria borghesia islamica ed ebraica. Ma la grande guerra di liberazione nazionale (se così si può chiamare dopo 700 anni di dominazione islamica), che la vide impegnata per due secoli, aveva portato i feudatari spagnoli ad aver bisogno di ingenti risorse per sopravvivere e per pagare i propri debiti. E queste risorse, dopo averle sottratte ai nemici interni, dovevano essere sottratte anche ai nemici esterni, per renderle davvero sufficienti: di qui le forti rivalità coi portoghesi e successivamente coi francesi.
    Da notare comunque che la Spagna diventò una nazione dopo che nei tre secoli precedenti aveva conosciuto una serie incredibile di scontri dinastici, di conflitti sociali, di guerre civili. Una delle battaglie più importanti fu quella di Las Navas de Tolosa (1212) grazie alla quale il regno di Castiglia, vittorioso degli islamici, divenne il più importante tra i regni cattolici, in grado di assorbire i regni di Asturia, Leon e Navarra, finché poi riuscì a imporsi su quello d'Aragona nel XIV secolo.
  5. Gli unici tre paesi in cui la borghesia era abbastanza forte per realizzare con la monarchia un'intesa antifeudale erano Francia, Inghilterra e Olanda. La Francia, liberandosi degli inglesi nella battaglia di Bouvines (1214), permise alla corona capetingia di triplicare il proprio feudo, che s'era già notevolmente ingrandito in varie maniere, legali e illegali.
    Quando Ugo Capeto, nel 987, era stato incoronato "re di Francia", il suo feudo (limitato all'area parigina) era più piccolo della Borgogna o dell'Aquitania o dell'Angiò o della Normandia. Tuttavia grazie all'appoggio della borghesia aveva potuto progressivamente ampliarsi, permettendosi anche il lusso di organizzare due crociate (la settima e l'ottava), fallite entrambe miseramente.
  6. L'Inghilterra era stata occupata nel 1066 dai Normanni provenienti dalla Danimarca (battaglia di Hastings). I Normanni avevano già conquistato la Normandia e quando entrarono in Inghilterra imposero il loro sistema feudale, analogo a quello imposto in Italia meridionale. Essi pretendevano anche il giuramento diretto di fedeltà al sovrano, creando così una sorta di struttura feudale che andava oltre il semplice rapporto vassallatico tra feudatario e suddito, nel senso che il sovrano era in grado di controllare tutto lo Stato.
    Il re inglese nel 1154 fu Enrico II Plantageneto, discendente dei sovrani normanni e vassallo del re di Francia (era duca di Normandia, Angiò, Maine e Aquitania). Questa doppia titolazione politica porterà alla guerra dei Cento Anni tra Francia e Inghilterra. Enrico II fece eliminare anche l'arcivescovo di Canterbury, Thomas Beckett, che rivendicava antichi privilegi della chiesa anglicana.
    Tutti i territori inglesi in Francia (ad eccezione dell'Aquitania) furono persi nella battaglia di Bouvines (1214), che fu così disastrosa che, per continuare a governare, i sovrani inglesi furono costretti a concedere non solo la Magna Charta Libertatum (1215), con cui dovettero riconoscere ampi privilegi a chiesa, nobiltà feudale e mercanti di Londra, ma anche un parlamento per nobili ed ecclesiastici.

SPAGNA E PORTOGALLO: PERCHE' PROTAGONISTE DEL MODERNO COLONIALISMO?

  1. Perché dai commerci del Mediterraneo erano state tagliate fuori sin dai tempi delle crociate, soprattutto dopo l'egemonia veneziana della quarta crociata (1204) e ancora di più dopo il 1453 (caduta di Costantinopoli). Persino nella vittoriosa battaglia di Lepanto (1571) contro i turchi, Venezia impedì alla Spagna di commerciare con il Medio oriente.
  2. Spagna e Portogallo spostano il baricentro dei traffici commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico. La Spagna è costretta ad attraversare l'Atlantico perché il Portogallo aveva iniziato per primo a circumnavigare l'Africa, creando un monopolio negli scali commerciali. Spagna e Portogallo diventano due paesi colonialisti dopo l'unificazione nazionale, cioè dopo essersi liberate degli islamici e degli ebrei nei loro paesi, sottraendo loro tutte le ricchezze per investirle nelle flotte navali, Le crociate antislamiche in questo caso non furono esterne ma interne.
  3. Le due monarchie infatti non avevano mezzi finanziari significativi, poiché la borghesia era poco sviluppata, e quella che lo era, islamica ed ebraica, era stata o sterminata o espulsa dal paese o, se convertita con la forza, costretta a ridimensionare la propria autonomia economica. Va detto però che l'avversione per gli ebrei era più degli spagnoli che dei portoghesi.
  4. Quando Spagna e Portogallo iniziano il colonialismo, sono ancora due paesi feudali, anche se Lisbona è un grande porto commerciale, in grado di permettere scambi con Inghilterra, Fiandre, Lega anseatica e Africa del Nord. Per Spagna e Portogallo “colonialismo” voleva soltanto dire rubare, saccheggiare, schiavizzare le popolazioni africane (tratta dei negri) e americane, di religione non cristiana, Solo quando queste popolazioni diventeranno cristiane, il rapporto passerà da schiavile a servile.
  5. Spagna e Portogallo fanno in Africa e in America la stessa cosa che alcuni secoli prima avevano fatto Francia, Germania e Italia nel Medio oriente e nell'Europa del Nord. L'unica vera differenza è che Spagna e Portogallo, avendo a che fare con popolazioni lontanissime dal cristianesimo, non avevano alcuno scrupolo a schiavizzare e a compiere genocidi, L'altra differenza è che in Medio oriente e in Europa nord-orientale spesso s'incontravano popolazioni economicamente sviluppate, non disposte a lasciarsi sottomettere facilmente.
  6. Per Spagna e Portogallo il colonialismo è stata l'occasione buona per riscattarsi, restando paesi feudali, agli occhi dei paesi già divenuti borghesi, come Italia, Francia, Olanda e Inghilterra.
  7. Che Spagna e Portogallo fossero paesi ancora profondamente feudali, è dimostrato dal fatto che le risorse ottenute dal colonialismo non servirono per decollare come nazioni capitalistiche. Generalmente l'oro depredato veniva depositato nelle banche dei paesi borghesi, dove fruttava enormi interessi, ma sarà anche con questo oro che i paesi borghesi del Nord Europa potranno sviluppare la loro industria.
  8. Il Portogallo al massimo riuscii a mettere in piedi un capitalismo commerciale mondiale, non in grado però di reggere il confronto con Francia e Inghilterra. (D'altra parte anche l'Olanda, paese piccolo come il Portogallo e prevalentemente commerciale, non riuscirà a reggere il confronto con dei colossi come Francia e Inghilterra, molto più industrializzati.) Inoltre il Portogallo soffrì in Europa di continue pressioni politiche e militari da parte della Spagna, sempre intenzionata ad annetterselo.
  9. L'unico paese feudale che, in virtù del colonialismo, riuscii a imporsi in Europa fu la Spagna, che infatti fu il baluardo più forte contro la riforma protestante e contro i tentativi espansionistici europei della Francia.
  10. La Spagna però bloccò lo sviluppo capitalistico di intere regioni europee: Italia, Austria, Ungheria, Boemia, Belgio (l'Olanda però riuscì a liberarsi della sua egemonia nel 1648). Questo tuttavia non le servì minimamente a fronteggiare il suo principale nemico sugli oceani: l'Inghilterra, né a impedire che la Francia, col tempo, diventasse anch'essa una grande potenza europea e coloniale.
  11. Il Portogallo riuscì a impedire l'annessione da parte della Spagna grazie al fatto che s'era dichiarato feudo del papato e aveva chiesto aiuto militare agli inglesi, i quali sapranno approfittare di questo, riducendo di molto l'importanza dei lusitani nei commerci internazionali.
  12. In Spagna gli elementi borghesi prevalenti, dopo la riconquista nazionale, erano quelli catalani e aragonesi, interessati ai traffici del Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Corsica, Italia meridionale), ma con l'unificazione e il trasferimento della capitale a Madrid, sarà la Castiglia feudale a dominare.
  13. La fuga degli ebrei in Olanda (25.000) e in Turchia (90.000) contribuì al grande successo di questi paesi.

LA RICONQUISTA CATTOLICA DELLA SPAGNA FEUDALE

Sarebbe stata impossibile la riconquista "cattolica" della Spagna islamica se ai contadini non fossero state promesse in proprietà le terre tolte al nemico. L'esercito arabo-berbero era entrato per la prima volta nella penisola iberica nel 711, e da allora la presenza islamica non aveva fatto altro che ingrandirsi, occupando però un territorio gestito politicamente dai Vandali, che erano cristiani ariani, come la stragrande maggioranza dei barbari entrati in Europa occidentale.

La cosa strana è che la riconquista avvenne in nome di una forte intolleranza religiosa, quando in realtà i mori non furono mai particolarmente fanatici. In genere l'islam rispetta le "religioni del Libro", cioè ebraismo e cristianesimo. In Spagna vi era p. es. la più grande concentrazione di ebrei di tutta Europa: circa 250.000. Non si può neanche paragonare la violenza che usarono gli islamici contro ebrei e cristiani, con quella, ben più terribile, che usarono i cristiani contro ebrei e islamici. Una volta fatta l'unificazione, i cristiani pretesero conversioni forzate ed espulsioni di massa, per non parlare del fatto che praticarono ampiamente torture ed esecuzioni capitali nell'ambito dell'inquisizione, che comportavano sempre le requisizioni integrali dei beni dei condannati (da notare peraltro che l'inquisizione era stata istituita per impedire gli eccidi e i pogrom).

Ma la cosa più sconcertante è che i cristiani spagnoli inventarono sostanzialmente il razzismo, poiché dalla discriminazione antigiudaica ("popolo deicida") passarono, attraverso i cosiddetti "statuti della limpidezza del sangue", alla discriminazione di tipo biologico vera e propria. Le violenze contro gli ebrei furono superiori a quelle contro gli stessi islamici: gli ultimi 50.000 rimasti dovettero abiurare pubblicamente la loro fede, accettando di farsi battezzare, e con questa conversione forzata non potevano neppure sperare d'essere lasciati in pace, in quanto i cristiani sapevano bene che l'ebraismo, in caso di persecuzione, prevede la dissimulazione della fede.

Una violenza antisemita del genere non può essere spiegata come reazione a una violenza subìta nel passato. Semmai i cristiani avrebbero dovuto essere violenti contro le due dinastie islamiche degli Almoravidi (1055-1147) e degli Almohadi (1147-1269), che istituirono un clima religioso abbastanza fondamentalista, benché anche sotto queste dinastie venne sviluppandosi il meglio della cultura islamica dell'Europa occidentale: non solo per le opere di Maimonide, Averroè ecc., ma anche per le traduzioni dal greco al latino, passando per la lingua araba, dei grandi testi della filosofia, della medicina e della scienza della Grecia classica. Questi testi venivano ampiamente consultati dai teologi della Scolastica e nelle scuole superiori di Cordova andavano a studiare studenti provenienti da ogni dove.

Quindi l'acceso fanatismo cattolico con cui si operò l'unificazione nazionale resta poco spiegabile sul piano ideologico. Si può anzi pensare ch'esso venne usato soltanto come pretesto per risolvere altri problemi, di natura tutt'altro che religiosa.

Certamente i califfi e gli emiri avevano impiantato in Spagna un sistema economico feudale oppressivo, ma non lo era molto di più di quello visigoto o dei feudatari cattolici. Anzi, possiamo tranquillamente dire che i nobili arabi e berberi avevano sviluppato notevolmente la penisola, introducendo nuove colture agricole (riso, datteri, canna da zucchero, melograno...), diffondendo ampiamente l'irrigazione, la sericoltura (baco da seta), la viticoltura e l'allevamento degli ovini, migliorando di molto anche la tessitura e la metallurgia. Grande importanza economica e culturale avevano città come Siviglia, Cordova, Valencia, Granada e Toledo (nel X sec. Cordova aveva mezzo milione di abitanti: nessuna città europea era al suo livello).

La stessa composizione etnica della penisola era alquanto eterogenea: vi convivevano ispano-romani, Visigoti, arabi, berberi, ebrei... E poi l'emirato degli Omayyadi, che governò la Spagna dal 756 al 1031, aveva saputo approfittare della fine della dinastia Omayyade in Siria per rendersi indipendente, evitando di farsi sottomettere dalla nuova dinastia degli Abbassidi (la terza dinastia araba a reggere il mondo islamico).

Gli arabi di Spagna non prendevano ordini da nessuno. Anzi, quando crollò anche il califfato degli Omayyadi di Cordova (1031), non fu sostituito da un altro, ma da alcune decine di emirati e principati in competizione tra loro (Siviglia, Granada, Valencia, Malaga...). La centralizzazione dei poteri, nella Spagna islamica, non ha mai funzionato. Quando provò a realizzarla il califfato di Cordova (dal 929, dopo che dal 756 era stato soltanto un emirato), unendo all'intensificazione dei rapporti feudali un certo fanatismo religioso, il risultato fu letale per quella dinastia.

La riconquista cristiana seppe approfittare di queste divisioni interne ai vari gruppi islamici, e il primo territorio a muoversi fu proprio quell'ultimo regno visigoto che gli arabi non erano mai riusciti a occupare: le Asturie, che nel nord della Spagna si era unito a un piccolo territorio fondato da Carlo Magno durante la lotta contro gli arabi. Col tempo, in questa parte della penisola si unirono alle Asturie piccoli Stati feudali: Galizia, León, Portogallo, Castiglia, Aragona, Barcellona, Navarra..., i cui feudatari trovarono facilmente dalla loro parte migliaia di contadini desiderosi di strappare le terre ai musulmani, liberandosi così della dipendenza feudale nei confronti dei nobili cristiani.

Non è importante qui ripercorrere le tappe dell'unificazione nazionale. Si può solo far notare che dopo la fine degli Omayyadi (1031), le successive dinastie (Almoravidi e Almohadi), vedendo espandersi il movimento di riconquista nel nord della penisola, diventarono più fanatiche e intolleranti, contribuendo a esasperare anche in senso ideologico la guerra di liberazione nazionale. Qui si può semplicemente ricordare che la sconfitta subìta dagli Almohadi nel 1212 a Las Navas de Tolosa fu decisiva per le sorti dell'unificazione, la quale avvenne anche per il processo di centralizzazione dei poteri che si stava delineando tra le forze cattoliche, mentre quelle islamiche restavano alquanto divise (si pensi solo al fatto che fu la dinastia degli Almohadi a eliminare quella degli Almoravidi, all'inizio del XII sec., dapprima in Africa e in seguito nella stessa Spagna).

Tuttavia, dopo le spettacolari vittorie cristiane, che si conclusero con la conquista di Granada nel 1492, ai contadini non furono sempre concesse in proprietà le terre che sin dall'inizio erano state promesse. I feudatari cristiani (laici ed ecclesiastici) volevano semplicemente sostituirsi ai feudatari islamici. I contadini dovevano continuamente lottare per sottrarsi al servaggio. Questo atteggiamento contribuiva a rendere la feudalità spagnola sempre più militarizzata e a far sì che quella laica trovasse in quella ecclesiastica un alleato sempre molto forte, in quanto entrambe erano grandi latifondisti e allevatori di ovini. Enormi estensioni di terre appartenevano persino agli ordini monastico-cavallereschi, come i Templari, i Giovanniti, gli Alcantara, i Calatrava e i cavalieri di Santiago.

Di tutte le truppe militari spagnole sicuramente quelle castigliane erano le più numerose e le meglio organizzate. Saranno infatti loro che si impadroniranno del potere nella Spagna unificata. Queste truppe erano così forti che i feudatari non si sentivano affatto inferiori ai sovrani dei due regni di León e Castiglia da una parte (di cui la principale sarà Isabella) e di Aragona e Catalogna dall'altra (di cui il principale sarà Federico II). Peraltro durante la riconquista i nobili avevano ampliato notevolmente i loro possedimenti e avevano riportato i contadini al servaggio. Le stesse aziende dei piccoli coltivatori venivano rovinate dal passaggio delle immense mandrie di pecore, i cui grandi proprietari (riuniti nella società detta "Mesta") avevano il privilegio di farle pascolare ovunque. Le rivolte contadine nei secoli XIV-XV furono molto dure, ma non conseguirono risultati significativi, nel senso che al miglioramento della loro condizione giuridica non seguì affatto quello della condizione economica.

Alle città invece andò meglio, almeno in un primo momento, in quanto, durante la loro opposizione ai grandi feudatari, favorirono la centralizzazione dei poteri politici nelle mani di due sovrani, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, che si unirono in matrimonio nel 1469. Essi poterono avvalersi della forza militare delle città, con cui non solo riuscirono a occupare l'ultima roccaforte araba a Granada (1492), ma anche a limitare il potere dei nobili, benché, una volta sottomessi quest'ultimi, furono ridotte anche le autonomie urbane.

Per affermare il proprio potere centrale e autoritario, la corona si servì enormemente della potente chiesa cattolica spagnola, che favorì l'introduzione dell'Inquisizione nel 1480. Con essa furono spogliati dei loro beni sia gli arabi che gli ebrei: decine di migliaia di artigiani e di commercianti appartenenti a queste due religioni furono costretti a lasciare il paese. Gli ebrei troveranno ampia ospitalità sia nell'impero ottomano, dove contribuirono a rendere questo impero uno dei più forti militarmente in Europa, e in Olanda, dove contribuirono a rendere indipendente il paese dalla Spagna e a farlo diventare culturalmente pluralista ed economicamente molto ricco.

Durante i processi inquisitori la stessa opposizione politica al re veniva equiparata a un'eresia religiosa, sicché potevano essere perseguitati anche gli spagnoli cristiani. Il solo domenicano Torquemada, principale inquisitore spagnolo, mandò al rogo più di 8000 eretici cristiani e infedeli ebrei e islamici. Inquisitori e delatori ricevevano un terzo dei beni dei condannati, mentre il resto andava alla corona. In questo modo il sovrano si arricchiva molto velocemente, senza però rendersi conto che stava drasticamente impoverendo l'intera nazione, che non riuscirà a riprendersi neppure quando, colonizzata l'America centro-meridionale, poté incamerare ingentissime ricchezze.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 13/01/2014