DAL 1848 AL 1859: PANORAMA EUROPEO
I dieci anni che separano la prima dalla seconda guerra per l'indipendenza italiana furono anni d'intensa attività per tutte le forze politiche impegnate nella causa dell'unificazione nazionale. L'azione dei mazziniani che si continuavano a muovere secondo un'ipotesi democratico - insurrezionale, l'attività politico - diplomatica dello statista piemontese Camillo Benso di Cavour, i fermenti e le battaglie culturali, offrono un quadro della vita intellettuale e politica degli Italiani caratterizzata principalmente dalla crescita di uno spirito collettivo unitario.
La situazione europea in cui si inserivano le vicende italiane era anch'essa in una fase di mutamento e progresso economico. Il sistema produttivo capitalistico, in piena fase espansiva, compì un ulteriore salto in avanti con la costruzione delle ferrovie e con lo sviluppo delle industrie metallurgiche. Le ferrovie, nel periodo che va dal 1850 al 1870, passarono da 38.568 chilometri a 190.000 chilometri, la produzione di carbone e ferro risultò triplicata.
Nel clima politico di generale restaurazione seguito alle rivoluzioni del 1848, lo sviluppo degli avvenimenti francesi mutò gli equilibri tra gli Stati provocando nuovi conflitti. All'interno di questa fase di instabilità del quadro politico europeo, si inserivano le esigenze di indipendenza di Tedeschi e Italiani. Questi popoli riuscirono a portare a compimento il processo di unificazione nazionale grazie anche ad un'accorta politica di alleanze con altri Stati interessati a mettere fine all'egemonia austriaca.
Come l'Italia, la Germania si trovava ancora frazionata in una serie di piccoli Stati indipendenti sotto la soggezione politica dell'Impero austriaco. Il regno di Prussia, il più forte militarmente ed economicamente tra gli Stati tedeschi, aveva assunto una posizione di rilievo già nel 1848. I liberali tedeschi videro nel sovrano di Prussia il possibile artefice dell'unità nazionale, così come i liberali italiani avevano fatto con il re di Sardegna.
Ma, più autoritario e legato alla carica di sovrano che portava, Federico Guglielmo non accettò le pressioni liberali e non volle correre i rischi di una rivoluzione popolare che invece Carlo Alberto aveva corso. Il fallimento dell'ondata rivoluzionaria democratica del 1848 ridiede spazio sia in Germania che in Italia ad una possibilità di rivoluzione dall'alto che doveva riuscire, come vedremo, vincente.
L'Italia e la Germania finirono per costituirsi in nazione rispettivamente intorno al Piemonte ed alla Prussia: l'impronta antidemocratica di questo processo di unificazione non fu priva di conseguenze e contraddizioni sia durante la fase politica di attuazione sia, soprattutto, nella fase successiva di sviluppo dei due nuovi Stati. Cavour e Bismarck, due statisti di notevole capacità politica, furono gli artefici dell'unificazione italiana e tedesca.
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