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CUSANO E L'UMANESIMO NEO-PLATONICO (I - II)

Il neo-platonismo dell'Umanesimo si differenzia da quello di Plotino in un aspetto molto preciso: esso riscopre Platone a partire dalla teologia cristiana per rivalutare questa teologia. La riscoperta era iniziata nel mondo bizantino in dissoluzione e fu proseguita nell'Europa occidentale dopo la caduta di Costantinopoli e in aperta polemica con i neo-aristotelici, al punto che l'Umanesimo della prima metà del '400 costituì un regresso rispetto al tomismo e al neo-aristotelismo in genere.

Viceversa, Plotino si servì di alcuni aspetti della teologia cristiana, all'interno di un impianto filosofico platonico, per togliere al cristianesimo dei motivi di critica nei confronti del paganesimo.

Il neo-platonismo di Cusano, Ficino, Pico della Mirandola ecc., non porta alle logiche conseguenze l'aristotelismo tomistico, ma si serve del platonismo per salvare in extremis una teologia cattolica in decadenza, rendendola più accettabile alla mentalità umanistica.

Gli umanisti neo-platonici tendevano a rivalutare la religione separandola dalla politica, ma non facevano a livello politico un discorso veramente laico, né sapevano fare, a livello religioso, un discorso "democratico", egualitario, capace di demolire le fondamenta assolutistiche del cattolicesimo medievale. Gli umanisti neo-platonici riscoprono la teologia ortodossa usandola per giustificare quella cattolica. Sono un movimento accademico e aristocratico.

La sbocco finale dell'Umanesimo neo-platonico è il misticismo. Qual è la differenza fra questo misticismo e quello russo dello stesso periodo? Il misticismo occidentale è frutto di una mera riflessione intellettuale ed è per così dire "contaminato" da considerazioni di carattere laico, scientifico e naturalistico. Viceversa, il misticismo russo è allo stato di "pura religiosità", essendo la società priva di forti elementi borghesi, ed è un fenomeno che coinvolge ampi strati popolari.

CUSANO

Cusano rappresenta l'inizio più significativo della filosofia moderna, semplicemente perché è stato il primo a distruggere, seppure solo dal punto di vista metafisico, la cosmologia aristotelica (affermando, p.es., che l'universo è infinito e non possiede un centro e che la terra non è immobile).

Probabilmente egli non è stato capito a motivo del fatto ch'era cardinale e vescovo di Bressanone. Non dobbiamo infatti dimenticare che l'Umanesimo e il Rinascimento volevano porsi in alternativa al MeDioevo e alla Scolastica. Per poter apprezzare adeguatamente Cusano occorreva esser privi di pregiudizi.

Significativo è il fatto ch'egli, aiutato dallo spirito laico e umanistico, riscopre la concezione apofatica della divinità, ma andrebbe anche verificato se Cusano cerca di mediare la teologia ortodossa con le teorie umanistiche. L'ortodossia è senz'altro vicina a una concezione umanistica e democratica della vita religiosa e civile, più di quanto non lo sia il cattolicesimo romano, che con la sua teologia catafatica pretende di modellare la divinità a proprio uso e consumo.

Cusano, tuttavia, soffriva di un certo dualismo esistenziale, tipico di quei teologi che, sul piano teorico, capiscono la verità delle cose, ma che, sul piano pratico, per quieto vivere, accettano compromessi poco dignitosi. Cusano infatti era tendenzialmente favorevole alle tesi "conciliariste" (che negavano -sulla scia della teologia ortodossa- il primato del papa), ma poi, ottenuto un incarico prestigioso, appoggiò le tesi opposte, quelle appunto "papiste" (in ciò fu influenzato anche dai risultati del concilio di Ferrara-Firenze).

Così facendo potè assumere, senza difficoltà, posizioni nettamente antiaristoteliche e antiscolastiche - cosa che Telesio, Bruno e Campanella non potranno fare, anche perché con la Riforma in atto, tutto era diventato più difficile. Probabilmente la chiesa cattolica tollerò l'antiaristotelismo di Cusano solo perché questi rinunciò alle proprie convinzioni ortodosse.

Molto interessante, in tal senso, è la sua teoria della coincidentia oppositorum, secondo cui aldilà di certi limiti una posizione si converte sempre nel suo opposto. Come dire: gli opposti estremi si toccano. Cusano non fa che anticipare la necessaria "mediazione" hegeliana.

Naturalmente la sua teoria, considerata astrattamente, poteva anche essere usata per conservare l'esistente, cioè per impedire che si formasse un'opposizione. Col pretesto che gli estremi si toccano, il potere può anche vietare ogni contestazione. A Cusano, in effetti, premeva di più sottolineare l'unità che non la distinzione. E la vera unità, per lui, era solo in Dio, non nella storia degli uomini. L'unità in Dio doveva essere affermata a tutti i costi, anche negando la verità.

Il Dio di Cusano inghiotte ogni differenza e opposizione. All'uomo non resta che contemplare passivamente l'incomprensibile lotta che avviene nel mondo; nel migliore dei casi può contemplare la riunificazione delle cose in Dio, senza però capirla, perché in Dio le opposizioni spariscono. Gli uomini non sono in grado di risolvere le loro proprie contraddizioni.

Paradossalmente, il Dio cristiano che dovrebbe spiegare tutto (o la realtà ultima delle cose, la quiddità), è proprio l'ente che toglie all'uomo questa soddisfazione, condannandolo all'ignoranza. Il Dio di Cusano non aiuta l'uomo a ritrovarsi ma a perdersi.

Cusano però non arriva lucidamente a questi estremi. Era un uomo del compromesso non del dramma (come lo sarà invece Bruno). Tant'è vero ch'egli s'adatta facilmente a valorizzare la matematica, da lui considerata come quella che meglio s'avvicina alla verità delle cose, in quanto permette di fare le congetture più attendibili. In questo Cusano era moderno: non lo era nel modo in cui aveva cercato di risolvere i suoi problemi filosofici.

Certo è che, partendo dalla teologia negativa, Cusano non avrebbe potuto valorizzare la matematica se non fosse vissuto nel '400, in Europa occidentale e nell'ambito della chiesa cattolica.


Testi di N. Cusano

Testi su N. Cusano


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-08-2006