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DIONIGI L'AREOPAGITA

I - II

La teologia negativa dell'Areopagita è così interessante che viene da chiedersi come mai dopo di essa non si sia sviluppato l'ateismo.

Dionigi infatti pone un Dio talmente al di là dell'umana comprensione che se la sua teologia non restasse ferma alla contemplazione mistica, ma procedesse oltre, anche di poco, col ragionamento logico (beninteso), alla fine la conclusione non potrebbe essere che una: Dio non esiste per l'uomo e, se esiste, gli è del tutto indifferente.

Una teologia di questo tipo non poteva che nascere in un'epoca di decadenza, cioè in un'epoca in cui la comunità cristiana era consapevole di non aver realizzato i propri ideali. L'apofatismo di Dionigi, che è diverso da quello della Patristica orientale, in quanto di tipo filosofico-religioso più che teologico, è servito, o meglio, è stato usato per giustificare il fallimento della rivoluzione cristiana, rimandandone l'esito a un futuro escatologico, e contribuendo ad approfondire la separazione tra uomo e Dio.

E' probabile però che le intenzioni di Dionigi fossero semplicemente quelle di testimoniare un fallimento in atto. La strumentalizzazione è avvenuta in un secondo momento.

La sua teologia, tuttavia, è molto più tollerante di quella cattolico-romana, che ha sempre avuto la pretesa di realizzare adeguatamente la volontà di Dio. Da notare che quando il cattolicesimo ha smesso d'avere questa pretesa, s'è trasformato, nel nord Europa, in protestantesimo, il quale, non a caso, ha ribadito subito l'assoluta differenza o alterità tra uomo e Dio.

La differenza tra ortodossia e protestantesimo, in questo senso, sta nel fatto che la prima affermò l'apofatismo in un contesto sociale ancora dominato, nonostante tutto, dai valori pre-borghesi; il secondo invece ha allontanato Dio dall'uomo per poter legittimare (quanto consapevolmente non importa) il modo di produzione capitalistico.

Tornando a Dionigi, si può affermare che la mistica può diventare intollerante solo nel caso in cui -come in Heidegger- si pretende di dire l'ultima parola sull'essere, cioè nel caso in cui la contemplazione è "forzata" e l'attesa di un "avvento illuminante-proteggente" è in realtà l'attesa da parte di un "metafisico" (un filosofo di professione) che vuole essere confermato e non smentito nelle proprie convinzioni.

Viceversa, la teologia negativa di Dionigi era "aperta", poiché consapevole del "declino" ideale (non storico) del cristianesimo (il declino storico, in Oriente, avverrà dopo il Mille, in concomitanza con le crociate occidentali). Non era una teologia conservatrice, anche se evitava di affrontare temi di carattere sociale. Era piuttosto una teologia aristocratica, senza essere decadente. Denunciava un limite senza offrire una soluzione per superarlo.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015