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EPICURO

Epicuro pone un fondamentale problema di metodo, che però -proprio per come è stato posto- è assolutamente irrisolvibile. Egli cioè si chiede quale utilità vi sia nel sapere tanta scienza (vedi il caso di Aristotele) quando, sul piano pratico, l'uomo necessità, per vivere sano e felice, di poche elementari cognizioni.

Epicuro non può risolvere tale problema -posto in questi termini- proprio perché se lo pone in un contesto storico-culturale contrassegnato da un'elevata capacità di speculazione astratta. Il che -dal punto di vista metodologico- rappresenta una contraddizione in termini.

L'indios dell'Amazzonia può accontentarsi di cognizioni elementari per sopravvivere alla meglio, senza porsi tanti problemi. Ma la strada aperta dal filosofo greco ormai non permette più un affronto semplicistico del problema gnoseologico.

Epicuro aveva davanti a sé due strade: o approfondire il lato speculativo sfrondando il materialismo naturalistico di Aristotele da tutti gli elementi metafisici che ne impedivano uno sviluppo coerente sul piano scientifico; oppure concentrare l'attenzione su quegli aspetti pratici (come ad es. l'attività politico-sociale) le cui esigenze di precisione e di professionalità già allora diventavano così elevate da indurre il soggetto a considerare meno importanti le speculazioni astratte di tipo metafisico o le stesse indagini di tipo scientifico.

Purtroppo Epicuro non ha fatto né l'una né l'altra cosa: proprio per la semplice ragione ch'egli s'è contrapposto alla logica del suo tempo senza modificarla in un punto fondamentale, che era prettamente metodologico: e cioè la separazione della filosofia dalla vita sociale. Epicuro è rimasto "filosofo" sino all'ultimo. Non solo, ma, nel riflettere la decadenza della polis, egli è stato anche un filosofo individualista.

Il suo grande merito non va quindi ricercato nella filosofia: ad es. il primato ch'egli ha concesso ai sensi, ai fini del riconoscimento della verità delle cose, è quanto mai discutibile. Epicuro ha evidentemente sbagliato nel ritenere possibile l'esistenza della divinità appunto perché gli uomini ne hanno in qualche modo la "sensazione". Un uomo può anche avere la sensazione d'essere di vetro e comportarsi in modo tale da non "rompersi", ma un uomo del genere o è pazzo o finge.

Il grande merito di Epicuro va ricercato nel tentativo di liberare la ricerca filosofica o etica da ogni orpello metafisico e religioso. Se gli dèi esistono -diceva- sono certamente separati dalla vita degli uomini. In questo senso Epicuro è superiore sia a Platone che ad Aristotele. Il suo contributo all'ateismo naturalistico è stato rilevante. E se la sua filosofia non fosse stata viziata dall'aristocraticismo di chi disprezza la vita sociale, forse il cristianesimo non avrebbe potuto superarla con così grande facilità.

Certo, l'ateismo di Epicuro non è fondato sull'analisi storico-sociale, ma solo su quella naturalistica, e tuttavia egli ha saputo dare al materialismo pre-socratico quella ragion d'essere utile ad uno sviluppo più coerente della filosofia. In tal senso va apprezzata la sua teoria del clinamen, che toglie alla fisica democritea -come ha sottolineato Marx- quel carattere deterministico inapplicabile alla sfera dei rapporti umani.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015