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FRANCESCO D'ASSISI E IL SULTANO D'EGITTO

I - II

Francesco d’Assisi tentò più volte di andare nelle terre dell’Islam. Nel 1211 si era imbarcato ad Ancona per la Siria, ma i venti spinsero la nave in Dalmazia, da dove tornò ad Ancona. Nel 1212-13 si era recato in Spagna per passare in Marocco, ma una malattia lo fermò e lo costrinse a tornare alla Porziuncola. Le fonti francescane del Duecento dicono che voleva incontrare gli islamici “per sete di martirio”. Anche Dante lo scrive nella Commedia:

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Paradiso XI, 100-102).

Ci furono frati minori martirizzati nelle terre dell’Islam, i cinque protomartiri francescani uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220. Ma la data del loro martirio è successiva di qualche mese al viaggio di Francesco in Egitto ed è significativo che il capitolo della Regula non bullata (1221) sulla predicazione tra i musulmani consigli un atteggiamento molto prudente con gli islamici.

Nell’agosto del 1219 Francesco era a Damietta, dove da due anni era in corso la quinta crociata (che si svolse tra il 1217 e il 1221, per riprendere Gerusalemme riconquistata dal Saladino nel 1187).

La Palestina apparteneva al sultano egiziano ayyubide, di origine kurda, al-Malik al-Kāmil (successo al padre, fratello del Saladino, nel 1218, a crociata già iniziata), per cui le operazioni militari si diressero contro l’Egitto, concentrandosi attorno al porto strategico di Damietta: la flotta crociata aveva iniziato l’assedio il 29 maggio 1218.

I capi cristiani erano il re titolare di Gerusalemme Giovanni di Brienne (nato nel 1148, morto nel 1237), il re di Ungheria Andrea II (1205-1235), il duca d’Austria Leopoldo VI di Babenberg (1198-1230). Ma un grande peso decisionale aveva il legato papale, cardinale di Albano, Pelagio Galvao, benedettino portoghese.

In questo clima di guerra Francesco, insieme a frate Illuminato, ottenne dal legato pontificio il permesso di poter passare, durante la tregua tra la sconfitta del 29 agosto 1219 e la vittoria crociata del novembre, nel campo saraceno, per incontrare, disarmati, a loro rischio e pericolo, lo stesso sultano.

Scrive Jacques de Vitry, vescovo di S. Giovanni d’Acri, in una lettera della primavera del 1220 al papa Onorio III: “non ebbe timore di portarsi in mezzo all’esercito dei nostri nemici e per molti giorni predicò ai saraceni la parola di Dio, ma senza molto frutto”.

Francesco s’incontrò col direttore spirituale e consigliere di al-Kamil: il sapiente è Fakhr ad-din al Fârisî. Che cosa si siano detti non è dato sapere.

Scopo dell'incontro era quello di poter predicare il vangelo personalmente al sultano, al fine di convertire lui e i suoi soldati, o quanto meno di arrendersi, onde evitare inutili spargimenti di sangue. Il sultano per alcuni giorni l’ascoltò, poi, preso dal timore che qualcuno del suo esercito passasse all’esercito cristiano, comandò che fosse ricondotto nel campo crociato, con un salvacondotto da utilizzare per visitare la Palestina.

Che Francesco abbia subìto violenze dai soldati o ottenuto doni preziosi da parte del sultano, fa parte di leggende del tutto inattendibili, secondo l’agiografia del tempo (San Bonaventura, Tommaso da Celano…). Si sa soltanto ch’egli restò a Damietta fin quando la città fu presa, dopodiché, disgustato dalle violenze compiute dai crociati, se ne andò via e si fermò per qualche tempo in Siria; poi fece ritorno in Italia. Aveva capito, proprio a Damietta, che una guerra per motivi religiosi non avrebbe portato alcun positivo risultato.

Nel 1247 Tommaso da Celano, su incarico del Ministro generale dei Frati Minori, compose un’altra agiografia di san Francesco, sostenendo che questi aveva previsto la disfatta dei cristiani presso Damietta ed invitava i crociati a non attaccare battaglia in quel giorno; non venne ascoltato e l’esercito cristiano andò incontro ad una sanguinosa sconfitta (probabilmente quella del 29 agosto 1219). Damietta fu comunque conquistata il 5 novembre 1219 e nell'anno successivo si provvide a rafforzarne le difese.

Tuttavia il 27 agosto 1221 i crociati, che si accingevano a penetrare nel delta del Nilo, vennero sconfitti ad al-Mansūra da truppe fresche provenienti dalla Siria e dalla sagace strategia del sultano e di suo fratello al-Ashraf di Damasco, che minacciarono di rompere le dighe, impantanando di fatto il pesante esercito cristiano. Visti i crescenti problemi logistici, Damietta fu sgomberata in settembre, e i crociati si ritirarono senza aver raggiunto alcun risultato.

Gran parte della responsabilità di questa disfatta dipese dal fatto che il legato papale rifiutò qualunque tregua proposta dal sultano. Il legato voleva uno scontro armato a tutti i costi, urtandosi anche con il Gran Maestro del Tempio e con Giovanni di Brienne. Il 21 agosto 1221 questa posizione porterà alla disfatta dei crociati ed alla fine della crociata stessa.

Ufficialmente però sarà l’imperatore Federico II di Svevia, per via della sua mancata partecipazione, che si vedrà addossare la responsabilità del fallimento dell'impresa, sicché col trattato di San Germano, del 1225, dovrà impegnarsi, dopo essere stato scomunicato, a intraprendere una nuova crociata. La sesta crociata infatti avrà luogo tra il 1228 e il 1229, ma sarà del tutto pacifica, risolta per vie diplomatiche proprio col sultano Malik al-Kāmil e, nonostante ciò, sarà anche quella che otterrà le maggiori conquiste territoriali per lo schieramento crociato.

L'interpretazione del rapporto tra Francesco, l'Islam e le crociate è ancora oggi oggetto di discussione, in quanto c'è chi vede la sua azione come un sostegno alle crociate o, al contrario, come una loro sconfessione.

* * *

Il dialogo tra Francesco e il sultano, che qui vogliamo proporre, è naturalmente del tutto inventato.

- I posteri si ricorderanno di questo nostro incontro, mio caro sultano d’Egitto, ma nessuno potrà sapere esattamente che cosa ci siamo detti.

- Hai paura che, parlando bene di me, i tuoi superiori, che ci fan crociate da oltre un secolo, se la possano prendere?

- Io non sono un tuo portavoce: abbiamo credi diversi.

- E allora perché sei venuto qui? Per cercare di convertirmi? O per farti martirizzare?

- Son venuto qui per dimostrarti che non siamo tutti uguali: non tutti i cristiani vengono da voi con le armi in mano.

- Noi i cristiani li conosciamo bene e non riusciamo a capire perché vivano nel lusso proprio mentre predicano il valore della povertà.

- Sì, è stata la vostra fortuna l’incoerenza dei cristiani. Vi siete espansi velocemente più che per merito vostro, per colpa delle nostre ipocrisie.

- Noi non abbiamo una teologia sofisticata come la vostra, però siamo più coerenti tra il dire e il fare.

- Ecco, appunto, son venuto a dimostrarti che, volendo, anche noi cristiani potremmo essere più coerenti. Io sono un uomo di pace, armato di povertà.

- Quello che più mi stupisce di voi cristiani è che non fate le crociate solo contro di noi, ma anche contro voi stessi. Non erano forse cristiani quelli che nel 1204, secondo il vostro calendario, hanno occupato la cristianissima Costantinopoli? quelli che hanno fondato un impero latino dentro l’impero greco?

- Sì, anche quella volta vi abbiamo fatto un grande favore. Ci lamentiamo tanto di voi, che avete occupato i luoghi dell’antica cristianità, eppure alla fine ci ammazziamo tra di noi.

- Considera anche, mio caro Francesco, che la nostra è stata solo una guerra di conquista: noi non abbiamo imposto l’islam a nessuno. Al massimo vi abbiamo reso la vita un po’ più difficile: un nulla rispetto a quanto fate voi nei nostri territori.

- E’ la cupidigia la rovina dei nostri tempi. E voi, proprio mentre ci combattete, aspirate a seguire le nostre orme.

- Noi cerchiamo di star bene, di uscire dai deserti e dalle loro miserie. Voi invece volete strafare. Non è forse dalle vostre città lussuose che viene l’ordine di distruggerci? In fondo noi abbiamo occupato solo quei territori che si opponevano al basileus. Abbiamo approfittato delle vostre debolezze.

- Sì, ma non avete dimostrato di essere migliori di noi. Chi predica da voi il valore della pace? Chi sostiene il valore della povertà? Pochi lo fanno, proprio come da noi.

- Voi predicate la povertà perché siete ricchi, noi lo stiamo diventando adesso. Forse in futuro qualcuno farà quello che fai tu, ma la tua stessa vita, un tempo dissoluta, c’insegna che prima di giungere al bene bisogna passare attraverso il male.

- Io son venuto qui apposta per dirvi che il bene può essere vissuto col bene, senza passare per il male. Tu credi in questo?

- Vorrei, ma siete voi stessi che ce lo impedite.

Fonti

  • Franco Cardini, Francesco e il sultano. La storia e il messaggio, in Francesco d'Assisi, otto secoli di storia (1209-2009), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, 2009.
  • Franco Cardini, Europa e Islam. Storia di un malinteso, Roma-Bari, Laterza, 1999
  • La Via Francigena e l'idea di Crociata, di Francesco Saverio Barbato Romano, Gianandrea de Antonellis, Corrado Gnerre
  • Marco Meschini, San Francesco e l'islam in “Il timone”, marzo 2007
  • Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, Torino, SEI, 1989
  • Francesco Gabrieli, San Francesco e l’Oriente islamico, in Espansione del francescanesimo tra Occidente e Oriente nel secolo XIII. Atti del VI Convegno Internazionale (Assisi, 12-14 ottobre 1978), Assisi 1979

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015