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DUNS SCOTO
Scienza e Fede

I - II - III - IV

Giuseppe Bailone

Duns Scoto

Duns Scoto nasce nel 1266 a Duns, vicino ad Edimburgo, entra molto presto nell’ordine francescano, insegna nelle università di Oxford, di Cambridge e di Parigi, muore poco più che quarantenne a Colonia, in Germania, nel 1308.

I contemporanei lo chiamano Dottor sottile per la finezza e la profondità del pensiero e per il rigore delle distinzioni concettuali.

Nel Duecento il secolare problema del rapporto tra fede e ragione è segnato dallo scontro sul nuovo Aristotele.[1] In quella battaglia Duns Scoto, a cavallo di due secoli, si distingue per la fedeltà a Francesco d’Assisi e ad Aristotele. Non si schiera né con chi si batte per l’egemonia della ragione né con chi lotta per l’egemonia della fede. Respinge l’averroismo che porta la filosofia a dilagare indebitamente nei campi della fede. Non accetta il fideismo di chi si oppone all’aristotelismo. Non si riconosce, neppure, nella mediazione tomista. Pensa, infatti, che essa, reggendosi su distinzioni poco rigorose, comprometta l’autonomia della ragione e la purezza della fede. Il suo aristotelismo esige l’autonomia totale della ragione e la sua fede francescana lo colloca tra i difensori più convinti del volontarismo. Assegna alla ragione e alla fede campi e finalità diverse: la ragione si occupi di scienza, di ciò che può essere conosciuto con mezzi naturali e rigorosamente dimostrato, e la fede si occupi del soprannaturale, pensi alla salvezza dell’anima, praticando l’amore cristiano e seguendo le indicazioni della rivelazione divina.

“Per la prima volta, Duns Scoto ha fatto valere l’aristotelismo come norma di una rigorosa scienza dimostrativa e quindi come criterio limitativo e negativo della ricerca scolastica. Per la prima volta, egli ha affermata l’eterogeneità della teologia rispetto alla scienza speculativa e ha riconosciuto il carattere pratico, cioè arbitrario, di ogni affermazione dogmatica. Una scissione si profilava così tra i due domini che la Scolastica[2] aveva sempre cercato di avvicinare e di fondere armonicamente. Questa scissione si va sempre di più approfondendo, dopo Duns Scoto”.[3]

La fede non ha nulla a che fare con la scienza.[4]

“La fede non è un abito speculativo, né il credere è un atto speculativo, né la visione che segue al credere è una visione speculativa, ma pratica”.[5]

La fede riguarda verità che la ragione naturale non può raggiungere e che Dio ha liberamente rivelato all’uomo per la sua salvezza, per indicargli la strada che porta alla beatitudine eterna, fine decisamente soprannaturale.

Il sapere della fede è pratico, educativo, non teoretico: anche verità come quella della Trinità non sono soluzioni teoriche a problemi teorici, ma indicazioni pratiche: insegnano come praticare l’amore verso Dio, dirigendolo a tutte tre le persone divine e non a una sola, come fanno gli infedeli (ebrei e islamici). La teologia non è quindi propriamente una scienza: i suoi principi non dipendono dall’evidenza del suo oggetto, come avviene per la metafisica e le altre scienze che da essa dipendono.

La teologia non dipende da nessuna scienza, neppure dalla metafisica che si occupa dell’essere. Nessuna proposizione teologica è, infatti, dimostrabile mediante i principi dell’essere in quanto tale.

La scienza, fondata su principi evidenti e costruita con rigorose dimostrazioni deduttive, produce un sapere valido universalmente; la fede, invece, produce sì certezze solidissime, ma solo per i credenti.

La scienza non porta alla fede e la fede non produce scienza.

Il soprannaturale non si ricava dal naturale. C’è di mezzo l’assoluta libertà dell’azione divina, un abisso. Manca un ponte su cui la scienza possa fare i suoi passi: il fine soprannaturale che Dio ha voluto liberamente assegnare all’uomo non si può ricavare con rigore dimostrativo dall’analisi della natura umana, né dall’idea metafisica di Dio. Che l’uomo sia destinato alla visione e al godimento di Dio è cosa ch’egli può sapere solo dalla rivelazione.[6]

La scienza, col suo rigore dimostrativo, fa solo passi necessari, che non possono spiegare la libera azione divina. La somma degli angoli interni di un triangolo non può non essere di 180 gradi e la scienza dimostrativa coglie questo necessario rapporto tra il triangolo e i suoi angoli interni. Dio, però, non è definitivamente fissato nella sua identità come il triangolo: non si possono ricavare deduttivamente le decisioni della sua volontà, libera e onnipotente, dall’idea filosofica della sua essenza, così come si ricavano dalla definizione di triangolo tutte le sue proprietà.

Della libertà non si dà scienza deduttiva e dimostrativa.

Di Dio la ragione naturale ci dice solo che è ed è un ente infinito. Tutto il resto ce lo dice la rivelazione, ma la rivelazione è il fondamento della fede e della teologia, non della filosofia.

La teologia, basata sulla rivelazione, è scienza pratica: il suo scopo è quello di convincere l’uomo ad agire per la propria salvezza; la sua natura è educativa, persuasiva, non dimostrativa né contemplativa.

La separazione di filosofia e teologia, di ragione e volontà, porta alla coesistenza, in piena autonomia reciproca, del razionalismo più rigoroso della filosofia e del volontarismo più netto della fede.

Francesco d’Assisi e Aristotele coesistono mirabilmente in Duns Scoto.

Il frate e il filosofo convivono in lui, ma ben distinti, separati.


[1] Sullo scompiglio provocato dall’arrivo del “nuovo” Aristotele si può vedere il n. 3 dei “Quaderni della Fondazione Università Popolare di Torino”,  Viaggio nelle filosofia. Da Plotino a Tommaso d’Aquino, Torino 2010, pagg. 107-09.

[2] Abbagnano, come molti storici della filosofia, chiama “Scolastica” la filosofia del Medioevo cristiano.

[3] Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia, Torino Utet 1963, vol. 1, pag. 611.

[4] E’ superfluo precisare che quella di Duns Scoto non è la scienza galileiana, ancora lontana dal suo orizzonte. 

[5] Opus oxoniense, prol., q. 3.

[6] Op. ox., prol., q. 1, n. 7.


Fonte: ANNO ACCADEMICO 2010-11 - UNIVERSITA’ POPOLARE DI TORINO

Giuseppe Bailone ha pubblicato Il Facchiotami, CRT Pistoia 1999.

Nel 2006 ha pubblicato Viaggio nella filosofia europea, ed. Alpina, Torino.

Nel 2009 ha pubblicato, nei Quaderni della Fondazione Università Popolare di Torino, Viaggio nella filosofia, La Filosofia greca.

Due dialoghi. I panni di Dio – Socrate e il filosofo della caverna (pdf)

Plotino (pdf)

L'altare della Vittoria e il crocifisso (pdf)

Testi di Duns Scoto Giovanni

Testi su Duns Scoto


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015