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| La presentazione di Gesù al Tempio | |
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La scena è dominata dall'incontro tra Maria e Simeone, il vecchio sacerdote del Tempio che riconobbe nel Bambino il Messia. Attorno alle due figure, poste al centro dell'equilibratissima composizione, ruota tutta la sacra rappresentazione ritmata sulla sinistra dalle figure di san Giuseppe che porta al Tempio due tortore, e della profetessa Anna e a destra da un anonimo personaggio, forse uno scriba, dietro cui potrebbe celarsi un personaggio reale a noi sconosciuto. La composizione ha per sfondo la nicchia rinascimentale decorata da eleganti fregi. Sulla parete di fondo una scritta in ebraico tratta dal salmo 89. Sul paliotto dell'altare è dipinto un bassorilievo con il sacrificio di Abramo. Su uno dei gradini dell'altare è apposta la firma del pittore: Francia Aurifex Bon F. La tavola del Francia è inserita in un'ancona coeva che racchiude, in basso, in un piccolo tondo, un Ecce Homo, probabilmente opera dello stesso Francia. La lunetta invece apparteneva all'altare di san Mauro ove, in origine era posta una tavola di Girolamo Marchesi. La critica ha sempre considerato l'opera degli ultimi anni dell'artista anche se i documenti ad essa collegati farebbero presupporre un'esecuzione entro il primo decennio del XVI secolo. Probabilmente non molto tempo dopo il trasferimento del committente Giovambattista Bertuzzolli a Fano. Il committente dell'opera fu nominato vescovo di Fano nel 1505 e pertanto l'opera dovrebbe essere stata ordinata al pittore bolognese entro quell'anno e magari eseguita qualche tempo dopo. La figura della Vergine potrebbe far pensare ad un'opera vicina agli affreschi dell'oratorio di Santa Cecilia a Bologna. La pacata e perfetta simmetria dell'abside, l'appiombo centrale della lampada, la perfetta simmetria delle paraste laterali con la loro particolare luminosità che si affievolisce lungo i lati, sembrano ricordare anche esperienze venete Antonelliane contrapposte alle solarità di Perugino. Il confronto con un'altra Presentazione al Tempio, sempre custodita nell'Abbazia e ed eseguita da Francesco Menzocchi, consente di osservare il passaggio, in pittura, dal "classicismo" alla "maniera". La pala venne sequestrata all'Abbazia a seguito delle soppressioni napoleoniche. |
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